jhetfield

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    So che non è una risposta esauriente alla tua richiesta, ma usando TeXify dovresti liberarti dalle magagne.

    Il problema che, forse, si applica al tuo caso è che TeXify è disponibile solo in MiKTeX… o mi sbaglio? 🙄

    in risposta a: simbolo di Angstrom e modifica interlinea #14626
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    a)`\newcommand{\angs}{\ensuremath{\smash{\mathrm{\ring A}}}}`
    b) argomento già trattato moltissime volte sul forum (pacchetto setspace).

    PS: meglio una domanda per topic…

    in risposta a: Pacchetti e consigli per la redazione di un business plan #14478
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    Se può essere d’aiuto per avere un’idea più precisa di come è strutturato (a grandi linee) un business plan, potete guardare qui.

    Questo è uno schema più dettagliato.

    in risposta a: Un “progetto” di indice analitico #14484
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    Condivido pienamente quanto dice Gus.

    Invece, in merito alla “progettazione” di un indice analitico, vi pongo una domanda forse un po’ banale: come si scelgono le voci da inserire? Scusate la domanda “stupida”, ma è il motivo per cui ho sempre desistito nella creazione di un indice analitico (che invece, secondo me, ogni buon libro dovrebbe avere): ho sempre temuto di crearlo incompleto o inconsistente, in somma, poco professionale.

    Per Lorenzo: veramente complimenti! Ho scaricato la versione provvisoria del tuo libro e hai fatto un ottimo lavoro con Classic Thesis 😮 (naturalmente, ora posso solo riferirmi alla composizione tipografica, non certo ai contenuti). Il tuo struggimento nei tanti post di quest ultimo periodo sono certamente ben ripagati. A questo punto, spero solo che quando sarà disponibile il motore wiki, troverai il tempo e la pazienza di fare un piccolo how-to di Classic Thesis con almeno un subset delle “dritte” più importanti per l’uso della classe.

    in risposta a: frecce “negate” e \nrightarrow – bassa priorità #14467
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    Hai provato con il pacchetto cancel? Attento, non l’ho mai usato e non so che effetto si può ottenere, potrebbe essere anche molto brutto. Però è sempre una possibilità da provare…

    in risposta a: [RISOLTO] Errore in chiusura di Acrobat reader #14405
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    Concordo con quanto dice Andrea: anch’io sono passato (con grande soddisfazione) a GSView, usando inizialmente SumatraPDF.

    Tuttavia, ti propongo un lungo topic sull’argomento (proprio degli utenti di Texniccenter) che a me, inizialmente, ha tolto qualche grana: http://www.latex-community.org/viewtopic.php?f=31&t=14&start=0. Alla fine però, come ho detto, ho risolto alla radice.

    (L’unico problema è che non riesco ad attivare la ricerca diretta e inversa con GSView da Texniccenter…)

    in risposta a: unità di misura #14379
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    Premetto che non sono un esperto, che non ho pensato molto alla risposta, e che non fornisco un punto di vista obiettivo (per via del mio lavoro…) però non mi sembra proprio che l’unità di misura, in questo caso, sia utile concettualmente.

    Supponi che tu stia descrivendo la traiettoria di un oggetto: il passaggio concettuale che si sottindende secondo me è il seguente: la funzione s(t) è un oggetto matematico, che mappa un sottoinsieme dei reali (D) in un altro sottoinsieme dei reali (R).

    A partire da questo concetto, il dominio D e il codominio R della funzione, vengono mappati a loro volta verso altri insiemi che ne rappresentano la grandezza fisica: D verso un insieme di numeri che rappresenta una grandezza temporale, R verso uno che rappresenta una grandezza spaziale.

    Il passaggio al limiti è definito per la funzione, e la dicitura “s tende a 3 quando t tende a 5” è perfettamente rigorosa, perché riflette il comportamento della funzione s(t), non delle unità di misura che le si affibbiano. Ecco infatti perché quel “limite per t che tende all’infinito” ha senso, al contrario di “infiniti secondi”: Il limite si sottindende di successioni in D ed in R.

    Spero di essermi spiegato e aspetto risposte e commenti.

    Ciao

    Daniele

    Il tuo ragionamento fila, tant’è che nella maggioranza dei casi l’unità di misura non viene indicata (almeno sui libri su cui studio o ho studiato). Tuttavia, per dare una risposta più soddisfacente, oltre al buon senso (che resta la cosa più importante), ci vuole anche un po’ di “sensibilità tipografica” che deriva da un vero e proprio studio della materia. Infatti, a mio parere, anche l’osservazione di Lapo è perfettamente condivisibile.

    Penso che Claudio Beccari abbia certamente un’ottima sensibilità tipografica, per cui, prima, mi sono fatto guidare da un suo articolo e, in particolare, dall’indicazione che qualunque costante fisica non indicata con un simbolo deve contenere anche l’unità di misura. Per fare un esempio, prendo quello tratto dallo stesso articolo e ne scrivo il codice:`You write $Z_0=377\unit{\mathrm{\Omega}}/\sqrt{\epsilon}$, not $Z_0=377/\sqrt{\epsilon}$.`Resta il fatto che ho cercato di interpretare quanto lui scrive e, dunque, potrei anche aver dedotto male.

    in risposta a: unità di misura #14376
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    Domanda interessante!

    A me non è ancora capitato, ma effettivamente è un caso frequente quello di calcolare il limite di quantità fisiche.

    Ti segnalo questo ottimo articolo di ordine generale sulla corretta composizione di espressioni matematiche in scritti scientifici e tecnologici.

    Sarò onesto: non ho guardato con attenzione perché in questo momento non posso dedicarci molto tempo, ma “estrapolando” i concetti lì espressi ritengo che rigorosamente bisognerebbe indicare l’unita di misura

    f -> 0 Hz

    per quanto sia piuttosto inconsueto. Ho “estrapolato” quanto presente, nell’articolo citato, in questo passaggio:

    If a physical equation contains a physical constant not represented by a symbol, this constant must contain both elements: measure and unit of measure.

    Naturalmente con il simbolo di infinito non va alcuna unità di misura: è evidentemente una quantità puramente matematica.

    in risposta a: Linea orizzontale con \hrule #14308
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    Penso che ti sia stato utile per imparare quale sia lo spessore usuale delle linee: “qualche punto tipografico” è vago e una linea spessa 2pt è, come minimo, orrida, se non in contesti ben precisi (un frontespizio o una pagina di inizio capitolo, con spaziature adeguate). È bene essere molto parsimoniosi con le linee orizzontali o verticali, si rischia sempre l’effetto “annuncio funebre”.

    Grazie per le dritte. Per il “qualche punto tipografico” era solamente un’indicazione di massima per Tipper, non ho mai provato ad usare nulla del genere…

    in risposta a: Linea orizzontale con \hrule #14305
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    Comando

    \rule[sollevamento]{larghezza}{altezza}

    Il parametro opzionale [sollevamento] non penso sia utile alla tua richiesta. Imposti l’altezza pari a qualche punto tipografico (per ottenere lo “spessore” di linea richiesto, simile il più possibile a quello di \hrule) e la larghezza pari alla porzione di linewidth che vuoi coprire.

    Sicuramente ci saranno dei metodi molto più eleganti, ma questo funziona.

    MODIFICA: chiedo scusa ad Enrico. E’ già la seconda volta che gli “pesto i piedi” a causa di una risposta quasi contemporanea.

    in risposta a: come deve essere un riferimento a “qualcosa?” #14083
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    Sostituiisci ogni \whatref{\theref#1} con`\textup{\whatref{\theref#1}}`

    Ringrazio Enrico per la pronta risposta. Oggi ho messo alla prova il codice modificato con \textup e (per chi fosse interessato) funziona perfettamente (come al solito ho fatto numerose “prove su strada”).

    Per quanto sia concettualmente coerente avere tutti i numeri dei riferimenti in tondo, quando ho visto realizzato nel mio documento il risultato, non mi è sembrato un granché bello… Ritornerò alla vecchia versione pur consapevole dell’ “eccezione” \eqref (che magari ha un impatto migliore sempre in tondo).

    in risposta a: Eccetera #14136
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    La penso in maniera ancora diversa: la dicitura “eccetera” è francamente piuttosto logora e abusata; moltissime volte è adoperata impropriamente e quasi in maniera “automatica”.

    Preferisco non usarla praticamente mai, e al suo posto impiego i puntini di sospensione che alleggeriscono lo scritto rendendolo decisamente più concreto e sobrio. Nella quasi totalità dei casi è sufficiente sostituire “eccetera” o abbreviazioni varie con “…” — secondo me — anche se all’inizio sembra un po’ “innaturale”…

    In merito all’obiezione

    Eviterei senz’altro i punti di sospensione, che hanno un altro significato e altri usi canonici (per esempio l’omissione, anche senza quadre in alcuni testi).

    ritengo che il contesto chiarisca quasi sempre e “oltre ogni ragionevole dubbio” l’impiego di \ldots; diversamente, mi orienterei in favore di un’altra locuzione che sarebbe anche un distintivo di personalità nello stile.

    in risposta a: come deve essere un riferimento a “qualcosa?” #14081
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    È una scelta precisa dello stile AMS, che vuole tutti i riferimenti in tondo.

    😮 Caspita! Non si smette mai d’imparare: adesso capisco meglio la tua risposta (in un altro topic) dove dicevi che in testi con la matematica tutti i numeri vanno scritti in tondo.

    La condivido.

    Se la condividi tu, figuriamoci io… 😀 . Il problema per me, ora, è ridefinire \defineabbrev in modo che scriva sempre il riferimento in tondo… Purtroppo, per me, il codice che lo definisce se fosse scritto in egiziano sarebbe più chiaro che in TeX: mi puoi aiutare?

    Meglio “si veda~[11], capitolo~2”, secondo me.

    Grazie per il consiglio.

    in risposta a: come deve essere un riferimento a “qualcosa?” #14079
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    Ciao a tutti.

    Ho provato il codice in “diverse salse” e funziona molto bene. Ho inserito citazioni sia multiple (fino a un massimo di 5 contemporaneamente: test molto conservativo!) che singole, oltre che nel corpo del testo, anche nelle didascalie, nelle note al piede e nelle intestazioni: non ho mai avuto problemi; non so se da questo si possa già concludere che il comando è robusto.

    L’unica annotazione da fare (che penso non dipenda dal comando \defineabbrev ma da \eqref) è che i riferimenti alle formule vegono ugualmente scritti in tondo anche in ambienti formattati diversamente (per esempio in un ambiente tutto in corsivo). Diversamente, i riferimenti a figure, pagine, tabelle,… si adattano correttamente al contesto.

    Per la precedente richiesta

    sarebbe possibile far raggruppare automaticamente per intervalli i riferimenti consecutivi

    speravo che si potesse riadattare il codice del pacchetto cite (come m’indicava Enrico). Mi sfuggiva un aspetto importante: i riferimenti bibliografici sono già noti all’inizio della compilazione, mentre in questo caso i riferimenti sarebbero noti solo alla fine della stessa, il che complica parecchio le cose (penso). Adesso la palla passa allo staff del GuIT, sull’opportunità o meno di trasformare le precedenti istruzioni in un pacchetto (così com’è o “potenziato”).

    Cambiando argomento (ma restando sempre sul topic) chiedo un consiglio: nei riferimenti bibliografici ad una parte in particolare di un testo (dove la brevità è importante) è opportuno usare le abbreviazioni? Meglio

    [11, cap. 2]

    o

    [11, capitolo 2]

    ?

    in risposta a: come deve essere un riferimento a “qualcosa?” #14077
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    Ciao Enrico,

    prima di tutto grazie e complimenti per li codice: è fantastico, va addirittura oltre quello che immaginavo!

    Purtroppo sinora non ho avuto molto tempo per testarlo, ma mi sono già imbattuto in un problema: LaTeX inserisce uno spazio aggiuntivo prima della dicitura “pagina”, “figura”, “equazione”,… Per essere più chiaro`\dots la rigenerazione (\fig{icr}).`fornisce

    …la rigenerazione ( figura 1).

    Inoltre una piccola precisazione sulla precedente definizione dei miei comandi:`\defineabbrev{fig}{fig:}{figur}{a}{e}
    \defineabbrev[\eqref]{eq}{eq:}{equazion}{e}{i}
    \defineabbrev{tab}{tab:}{tabell}{a}{e}
    \defineabbrev[\pageref]{pag}{}{pagin}{a}{e}`(mancava la parte in rosso).

    Come dicevo all’inizio, mi sarei accontentato di molto meno ma, visto che hai prodotto un codice così potente, penso che (terminata la fase di debugging) sia proprio il caso di farlo diventare un pacchetto (gli altri dello staff che ne pensano?). Secondo me sarebbe tutt’altro che un pacchetto “di nicchia”.

    Mi permetto di chiederti un ulteriore miglioramento (troppo sfacciato?): sarebbe possibile far raggruppare automaticamente per intervalli i riferimenti consecutivi, alla stregua di un altro pacchetto che riguarda riferimenti bibliografici (purtroppo non ricordo il nome)? Del tipo: invece di

    come si vede nelle equazioni (1), (2), (3), (4) e (5)

    avere

    come si vede nelle equazioni (1)-(5)

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