jhetfield

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  • in risposta a: Definizione dell’operatore derivata #13740
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    puoi scrivere`\int_{a}^{b}f(x)\,\diff x`

    Ok, grazie. Onestamente pensavo che dichiarare un operatore matematico imponesse qualcosa di un po’ più complicato della semplice equivalenza con`\,\mathrm{operatore}\,`

    Non voglio abusare della tua pazienza, ma se scrivo`\newcommand{\diff}{\mathrm{d}}`come mi suggerisci tu, e c’aggiungo le definizioni`\newcommand*{\deriv}[3][]{%
    \frac{\diff^{#1}#2}{\diff #3^{#1}}}

    \newcommand*{\pderiv}[3][]{%
    \frac{\partial^{#1}#2}%
    {\partial #3^{#1}}}
    `è tutto ok anche per l’altezza degli esponenti delle derivate n-esime?

    Perdonami, ma è difficile (almeno per me) apprezzare le frazioni di punto tipografico.

    Grazie.

    in risposta a: Definizione dell’operatore derivata #13738
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    Ah, dimenticavo, però papà le paga sempre le tasse! 😆

    in risposta a: Definizione dell’operatore derivata #13737
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    Enrico, perdonami, ma non ti seguo:

    Lascia perdere la vecchia definizione. Se la provi con differenziali di ordine superiore vedrai subito che l’esponente va troppo in alto.

    L’uso di differenziali di ordine superiore non è da imputare al comando \deriv, non \diff, o mi sbaglio? Inoltre nell’articolo citato (pag. 46, colonna destra) c’è proprio un esempio di derivata seconda ottenuta con il comando \deriv
    `a\deriv[2]{y}{x}+…` e a me non sembra sbagliata la posizione dell’esponente. Forse non ho capito quello che mi dicevi?

    confronta le due formule
    `\int\biggl(\frac{1}{x}+\frac{1}{1-x}\biggr)\diff x
    \int\biggl(\frac{1}{x}+\frac{1}{1-x}\biggr)\mathrm{d} x`

    (in un display, naturalmente) e scoprirai che nella prima c’è una spaziatura di troppo.

    D’accordo, la tua pars destruens ha fatto breccia. La pars costruens? Non posso mica usare sempre \mathrm{d} e ricavarmi ogni volta gli spazi a mano?

    Un consiglio: non usare \providecommand. Se per caso uno dei pacchetti che carichi definisse il comando \deriv, ti gratteresti la testa a lungo per capire dove stai sbagliando.

    Grazie, lo terrò a mente.

    E, come Catone tanto tempo fa diceva Ceterum censeo Carthaginem esse delendam alla fine di ogni suo discorso, io dico: Il simbolo d di differenziale non è un operatore.

    Di fronte ai tuoi forbiti apoftegmata, io posso solo replicare con una più umile e modesta citazione (terra-terra, come si dice dalle mie parti) di quello che sento dire spesso da mio papà. Anche lui è d’accordo con te: lamenta sempre che in Italia ci siano leggi proprio ingiuste e il sistema fiscale sia altrettanto iniquo. Gli sento spesso dire: ti sembra giusto che debba pagare tante tasse per quello che guadagno? 😀

    in risposta a: Problemi con la matematica #13684
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    Oppure si può ridefinire la virgola in ambiente matematico in modo da non “appesantire” la scrittura del sorgente.

    Vero, il sorgente è più leggibile. L’unico “inconveniente”-come sottolinea l’autore- è che così facendo viene a cadere la regola secondo cui in modo matematico è LaTeX stesso ad accuparsi della spaziatura:
    `$f(x,y) \ne f(x, y)$`
    Bisogna tenerlo presente e prestare (un po’ di) attenzione!

    Ciao,
    L.

    Grazie per la giusta precisazione! Mi sfugge sempre qualche particolare…

    Buona giornata.

    in risposta a: Problemi con la matematica #13679
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    C’è la possibilità di allineare le equazioni a sinistra e non solamente al centro?

    `\documentclass{article}
    \usepackage[fleqn]{amsmath}
    \usepackage{lipsum}
    \usepackage[italian,squaren]{SIunits}
    \begin{document}
    \lipsum[1]
    \begin{align*}
    0{,}75\cdot M_\mathrm{max} &= \unita{42763}\newton\meter \\
    M_\mathrm{medio} = \frac{M_\mathrm{max}}{2} &= \unita{28509}\newton\meter \\
    1{,}3\cdot M_\mathrm{medio} &= \unita{37062}\newton\meter \\
    M_\mathrm{eq}=1{,}3\cdot M_\mathrm{max} &= \unita{74123}\newton\meter \\
    \unita{28509}\newton\meter\leq M_\mathrm{eq} &\leq\unita{37062}\newton\meter\\
    \end{align*}
    \lipsum[2]
    \end{document} `
    […]

    Nota la parentesi graffa in 0{,}75: se non la usi, LaTeX interpreta la virgola come segno di interpunzione e lascia un po’ di spazio alla sua destra.

    Ciao,
    L.

    Oppure si può ridefinire la virgola in ambiente matematico in modo da non “appesantire” la scrittura del sorgente: `\DeclareMathSymbol{\virgola}{\mathpunct}{letters}{“3B}
    \DeclareMathSymbol{\decimalcomma}{\mathord}{letters}{“3B}
    \AtBeginDocument{\mathcode‘\,=”8000}
    {\catcode ‘,=\active \gdef,{\futurelet\let@token\m@thcomma}}
    \def\m@thcomma{%
    \ifx\let@token\@sptoken
    \virgola
    \else
    \decimalcomma
    \fi}`
    Fonte: Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX di C. Beccari.

    in risposta a: I titoli “elettivi” vanno sempre in minuscolo? #13729
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    Ringrazio Lorenzo per i link (non ho ancora avuto tempo di leggere i documenti) e trovo che i suggerimenti di Lapo siano corretti, per cui adotterò quelli.

    Grazie ragazzi!

    in risposta a: Font per apici e pedici #13053
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    Prima di tutto ringrazio Claudio per la risposta e per il lavoro splendido che ha fatto (per il file di descrizione di babel, per l’Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX, …).

    Qui vorrei aggiungere un articolo (che io non ho trovato per nulla risibile, anzi preziosissimo), scritto da lui nel “lontano” 1997, che riassume quasi alla perfezione tutto quello che avrei voluto sapere sulla composizione tipografica di testi matematici, facendo riferimento alle norme ISO. S’intitola Typesetting mathematics for science and technology according to ISO 31/XI e riassume in meno di dieci pagine quanto promesso dal titolo (comprensivo di esempi!). Il link da cui l’ho scaricato è:
    http://www.ices.utexas.edu/~organism/latex-stuff/beccari-math-typesetting-1997.pdf.

    A beneficio di utenti posteri, aggiungo che la maggior parte delle indicazioni presenti nell’articolo citato, sono anche presenti nella già citata Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX (disponibile nell’area download del GuIT). Questa non gode, però, del pregio di sinteticità dell’articolo che, immagino, chi fa una ricerca in un forum desidererebbe maggiormente.

    Per concludere, a mio parere, chiunque abbia a che fare con la composizione matematica dovrebbe conoscere la normativa, e non solo (come giustamente fa osservare Claudio in un altro topic) perché

    la norma ha il valore di legge della Repubblica Italiana,

    ma anche perché è un riferimento autorevole e univoco in base al quale orientarsi (anche dissentendo).

    Grazie a tutti gli intervenuti, almeno per me (per i motivi appena esposti), il topic è chiuso con il riferimento alla ISO 31/XI.

    in risposta a: Non voglio le mmagini a fine capitolo! [Risolto] #13733
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    Ti sconsiglio l’uso ripetuto dei `\begin{figure}[!ht]` proprio perché generano gli errori che lamenti in questo post.

    Condivido quanto ti è stato detto nelle precedenti risposte. Ti suggerisco, in aggiunta, di dare una rapida lettura all’utile articolo di Lapo Mori, Scrivere la tesi di laurea con LaTeX2e, presente sul sito del GuIT.

    Fra le altre cose, mi è stato utile anche per risolvere problemi come il tuo: è denso di informazioni, ha un taglio molto pratico e non è “indigesto” come alcune guide utili, ma molto lunghe.

    Se comunque hai poco tempo, ti consiglio di guardare il paragrafo 4.3 (solo tre pagine) che ti farà risparmiare certamente un bel po’ di tempo.

    in risposta a: I titoli “elettivi” vanno sempre in minuscolo? #13723
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    oggi sono proprio rimbambito 👿 (o è stata la fretta con cui ho dovuto scrivere la richiesta 😕 ): naturalmente “\” è inutile in
    `prof.\ ing.\` dunque `prof. ing. ` è sufficiente.

    Comunque tutto questo non ha nulla a che fare con la mia domanda (riesco a venderla come scusa?)…

    Chiedo venia di nuovo a tutti.

    in risposta a: I titoli “elettivi” vanno sempre in minuscolo? #13722
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    Scusate,

    ho dimenticato di prevenire eventuali “correzioni” del tipo (secondo i gusti):
    `
    prof.~ing.~
    `
    oppure
    `
    prof.\thinspace ing.\thinspace
    `
    che sono legittime e di cui sono consapevole.

    Chiedo scusa per il post doppiato.

    in risposta a: Font per apici e pedici #13049
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    “Motori endotermici” di Dante Giacosa, che tratta circa lo stesso argomeno, è molto più curato sul fronte tipografico.

    Anche qui sono d’accordo con te: il Giacosa è ben curato tipograficamente e (visto che ci sono) ci affianco il glorioso Motori termici del prof. Capetti: peccato che entrambi siano (il Giacosa un pochino, il Capetti del tutto) datati…che dire…sono sempre i migliori quelli che se ne vanno. 😆

    Comunque ci tengo a chiarire: quello del Ferrari era appunto un esempio-limite, di quelli che ti danno un pugno nell’occhio mentre studi. Non volevo mica dire che tutti i libri di ingegneria sono tipograficamente scadenti: il libro che ho sotto il naso da parecchie settimane – Tubine a gas e cicli combinati di Giovanni Lozza – IMHO di semplice appassionato di composizione tipografica, è ben curato.

    Chiarito ciò, posso tediarvi ancora con una “variante sul tema”?

    Proprio rispolverando il vecchio Motori termici (editore UTET), ho notato che è un autorevole esempio di “integralismo del corsivo” (di apici e pedici, s’intende). A prescindere dal numero di lettere e da ciò che rappresentano, tutti i termini al piede sono sempre in corsivo, e lo sono persino i numeri.

    Effettivamente, sto notando un dettaglio che su alcuni libri mi è spesso sfuggito: anche i numeri al piede possono essere in corsivo. Allora mi viene il dubbio che ci si debba interrogare anche se usare qualcosa del tipo:
    `$V_{i+\mathit{1}}$ oppure $V_{i+\mathsl{1}}$`
    Che ne pensate (qui, magari, gli amici matematici possono essere più interessati) ?

    Abbiate pazienza, sono un pignolone nato…

    in risposta a: Font per apici e pedici #13047
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    Cito dalla Mica tanto breve intro a LaTeX:

    In modo matematico TeX seleziona la dimensione del font in accordo col contesto. Gli apici, per esempio, vengono scritti in un font più piccolo. Se si vuole scrivere una parte di una formula in roman non si deve usare il comando \textrm, perché il meccanismo di cambio di dimensione non funziona, dato che \textrm temporaneamente entra in modo testo. Si usa invece \mathrm per mantere attivo il meccanismo di cambio di dimensione. Ma si faccia attenzione, \mathrm funzionerà bene solo su brevi parti.

    Sul perché
    `{\rm …}`

    sia obsoleto, cito dall’Elenco dei “peccati” degli utenti di LaTeX (p. 9)

    Perchè non si dovrebbero usare i comandi obsoleti? I comandi obsoleti non supportano le funzionalità del nuovo sistema di selezione dei font (NFSS) di LaTeX. {\bf foo}, per esempio, annulla tutte le impostazioni relative al carattere che erano state settate prima di stampare foo in stile grassetto. Questo è il motivo per cui non potete definire uno stile grassettocorsivo semplicemente con le istruzioni {\it \bf Test}. (Quest’ultima definizione produrrà: Test.) I nuovi comandi \textbf{\textit{Test}} si comporteranno invece come ci si aspettava, realizzando: Test. Infine per i vecchi comandi non era presente una “correzione del corsivo”, vedi ad esempio la differenza tra ({\it Raf}fermo) e (\textit{Raf}fermo).

    A questo proposito, vedi anche le UK TeX FAQ (domanda 363 – What’s wrong with \bf, \it, etc.?).

    Ciao Jhetfield e… benvenuto sul forum!

    Grazie, Lorenzo! Preciso, puntuale e rapido. Come al solito.

    Purtroppo il comando \rm era una delle tipiche cattive abitudini che si assumono agli inizi dell’apprendimento… e dire che l’avevo presa da una bella guida del TUG indiano… vabbè!

    Purtroppo, da quello che ho visto, i libri di ingegneria sono meno attenti agli aspetti tipografici di quelli di matematica e fisica.

    Lapo ha proprio ragione, un libro validissimo e fondamentale come Motori a combustione interna del Ferrari, presenta aberrazioni tipografiche come le formule chimiche scritte in corsivo e un font sans serif per il corpo del testo.

    Ringrazio e saluto tutti.

    in risposta a: Font per apici e pedici #13044
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    Rieccomi.

    In primis devo scusarmi con tutti per la freddezza del primo post (non è stato un granché di presentazione), ma sono piuttosto preso per la consegna a giorni di una relazione ed ero preoccupato dall’esprimere bene la mia richiesta.

    Approfitto ora per ringraziarvi più “esplicitamente” per il grande aiuto che ho ricevuto grazie alle risposte e complimentarmi per l’inesauribile miniera di conoscenza e pazienza che avete.

    In merito alle risposte a questo topic: di nuovo, grazie a tutti dei suggerimenti.

    In particolare:

    Bella domanda!

    Ti do una risposta “d’istinto”. Quello che va assolutamente evitato, secondo me, è di usare i caratteri matematici per un pedice che indica una parola o un’abbreviazione (formata da più lettere) di una parola. Per esempio ho visto -anche su testi “seri”- il seguente:

    `V_{eff}`

    che produce una spaziatura sbagliata in “eff” -orrendo.

    […]

    I fisici e gli ingegneri hanno la tendenza ad usare il tondo per le “costanti” e il corsivo per le “variabili”. Personalmente, preferisco indicare tutte le grandezze fisiche in corsivo, logicamente anche quando si trovano al pedice.

    Quanto al pedice che “contestualizza” la grandezza fisica cui fa riferimento, è probabilmente anche una questione di gusti. Posto che cercherei di usarne il meno possibile (li trovo pesantucci), forse il tondo è più adeguato, proprio per distiguere dal caso precedente.

    Mi fa piacere abbia apprezzato la richiesta. Concordo con te praticamente in tutto: tondo per parole o abbreviazioni di più lettere e corsivo per indicare tutte le grandezze fisiche.

    Anche a riguardo della parsimonia nell’uso dei pedici concordo, ma trovo piuttosto difficile evitarne l’utilizzo per distinguere fra loro i rendimenti idraulico, pneumatico, volumetrico, meccanico, organico, utile, globale (tanto per fare un esempio), no? E se poi devo distinguere il rendimento idraulico di un turbocompressore da quello di una turbina? Ahimè, studio ingegneria, forse i matematici sono più “fortunati”…

    Tuttavia, caro Lorenzo, puoi fregiarti del sostegno di un illustre decano di nome Donald E. Knuth (mai sentito nominare?) come potrai leggere nel suo trattato dal titolo Mathematical Writing, qui, dove anche lui invita alla parsimonia.

    Scherzi a parte, spero di non essere finito OT con il link, ma (per chi non lo conoscesse già) oltre a contenere informazioni che trovo molto utili, tratta anche apici e pedici. Delusione: non ho trovato neanche lì la risposta al mio dilemma.

    Naturalmente la scomodità del codice può essere alleviata definendosi comandi personali: qualcosa come

    `\newcommand{\1}{\mathrm}`

    Grazie per la dritta Enrico, non sapevo che i comandi potessero iniziare con un numero. Inoltre, se col mio vecchio {\rm} avrei risparmiato solo un carattere sostituendolo con un comando personalizzato, nel caso di \mathrm il gioco vale la candela.

    Perdonate la sconcezza 😳 , ma la differenza tra \rm e \mathrm è solo nel fatto che nel primo caso LaTeX usa il font per il testo normale, mentre nel secondo quello matematico? Lo ammetto, è una domanda da principianti ma non ricordo più se è esattamente così…

    Infine vorrei chiedere a Lapo – che, se non vado errato, è anche lui del settore ingegneristico ed è già intervenuto nel topic – cosa pensa sull’argomento (l’analisi dei miei testi, come ho detto, sembra contraddittoria).

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