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  • in risposta a: babel latino e date romane #101726
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    claudio” post=101583primo passo per ad urbe condita […]

    come trovare la parte frazionaria della divisione fra due contatori?
    […]

    Torno a leggere la discussione con qualche giorno di ritardo. Non è che, per caso, quello che ti serve realmente è trovare il resto della divisione tra due contatori?

    Supponi di avere tre contatori (definiti con il [tt]\newcount[/tt] del plain TeX) chiamati, diciamo, [tt]\@temp@ctr@a[/tt], [tt]\@temp@ctr@b[/tt] e [tt]\@temp@ctr@r[/tt]: per memorizzare in [tt]\@temp@ctr@r[/tt] il resto della divisone di [tt]\@temp@ctr@a[/tt] per [tt]\@temp@ctr@b[/tt] puoi fare così:
    `
    \@temp@ctr@r \@temp@ctr@a
    \count@ \@temp@ctr@a
    \divide \count@ \@temp@ctr@b % must not divide by zero!
    \multiply \count@ \@temp@ctr@b
    \advance \@temp@ctr@r -\count@
    `
    Questo codice preserva i valori contenuti in [tt]\@temp@ctr@a[/tt] e [tt]\@temp@ctr@b[/tt]; è possibile risparmiare qualcosina se ciò non è necessario.

    Una dozzina di anni fa o giù di lì mi scrissi un pacchettino per trovare il giorno della settimana corrispondente a una certa data (per esempio, il 7 novembre 1628, giorno in cui i bravi minacciano Don Abbondio, dando inizio alla vicenda dei Promessi sposi, era un martedì); ovviamente, esso conteneva anche un comando [tt]\IfLeapYear[/tt] per fare una cosa oppure un’altra a seconda che un certo anno fosse o no bisestile. Si assumeva il calendario gregoriano e una data non anteriore al 1 gennaio 1601. Se ti interessa, devo ancora avere il codice da qualche parte.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: babel latino e date romane #101709
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    OldClaudio” post=101524[…] a me piace specialmente quella in cui i mesi sono aboliti in favore di quattro periodi di 13 settimane ciascuno […] se cerco bene trovo anche il nome di questa proposta.

    Credo si chiami INPS: è il calendario che si usa per pagare i contributi. 😆 😆 😆

    Sto scherzando, naturalmente. Trovo entusiasmante l’idea dei “due Claudi” per un pacchetto che gestisca la data ab urbe condita e con le indicazioni dei giorni date in idi, none e calende, e non vedo l’ora di ammirare il lavoro finito.

    Colgo l’occasione per infilare una domanda del tutto off-topic, che però mi assilla ormai da decenni senza che sia mai riuscito a trovare la risposta. Gli antichi Romani hanno fatto uso, almeno a partire da un certo periodo, della scansione settimanale del tempo, tant’è vero che i nostri nomi lunedì, martedì ecc. sono di origine latina e derivano da nomi di dei pagani. Ma quando, e da quale popolo, è stata fissata l’ “origine” di questa scansione? Cioè, chi un bel giorno ha deciso, e quando, di dire «oggi è domenica» (o, forse meglio, «il primo giorno»), senza che si sia mai più perso il conto da allora?

    È da notare che la scansione settimanale ha attraversato indenne la riforma gregoriana del calendario, e che a oggi tutte le nazioni del mondo (dai Paesi occidentali ai Paesi arabi, dal Giappone a Israele) concordano sulla definizione di «sabato». D’altra parte, si può star certi che gli Ebrei non hanno mai “perso il conto” fin dai tempi più antichi: dunque l’ “origine” della scansione settimanale, che noi ancora oggi adottiamo, è stata fissata dal popolo ebraico? E quando? E d’altra parte ancora, gli Ebrei antichi non erano certo l’unico popolo che usava scansioni temporali basate su (il quarto de) la lunazione: queste scansioni antiche saranno state in accordo tra loro? Forse no, e allora la tradizione ebraica ha prevalso per essere passata nel cristianesimo?

    E se è così, ripeto, il primo «primo giorno» a quando risale? Su Wikipedia ho letto che «l’osservanza del sabato (il settimo giorno) e la cadenza settimanale sono accertate solo dopo l’esilio da Gerusalemme cui gli ebrei furono costretti dalla conquista babilonese del 586 a.C., ma probabilmente l’uso preesisteva da molto». Ecco, io sono affascinato dall’idea di questo contatore modulo 7 che non ha mai perso uno scatto, e mi piacerebbe sapere da quanti millenni va avanti così.

    Perdonatemi, e ciao.


    Gustavo

    in risposta a: sottotitoli aggiuntivi per i titoli dei capitoli #101651
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    Sembra questa stessa domanda fatta su TeX.SX: ho risposto lì.

    Ciao.


    Gustavo

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    È un mistero, di nuovo non posso far altro che dire che, a me, i file di esempio che hai inviato non causano alcun errore, e l’output prodotto è impeccabile.

    Proviamo a vedere cosa contiene il tuo file [tt]tesi.bbl[/tt], quello che ti produce biber.

    Ciao.


    Gustavo

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    Non so che dire: a me, con i file che hai inviato (compreso il [tt].bib[/tt], nel quale, tuttavia, sarebbe bastato includere l’unica opera citata nell’esempio 😉 ), tutto funziona perfettamente.

    Tu sei sicuro che esattamente il sorgente [tt].tex[/tt] che ci hai inviato a te produce l’errore che hai detto?

    E se provi a premere invio e a far continuare la compilazione dopo il primo errore, che succede? Vengono riportati altri errori? Quali? Si riesce, di riffa o di raffa, ad arrivare a compilare il documento fino in fondo? Se sì, cosa si vede nel file PDF prodotto?

    Avrai notato che nel tuo ultimo messaggio l’allegato manca ancora… 🙁

    Ciao.


    Gustavo

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    pescemarcio” post=101405[…] Per il .blg come si fa? Non me lo accetta come allegato […]

    Cambia l’estensione in [tt].tex[/tt]; io poi so che è un [tt].blg[/tt].

    MacTeX è una distribuzione per il Mac che comprende una TeXLive completa, i front-end TeXShop e TeXworks, e diverse altre cosette. Se hai il Mac e usi TeXworks, ci sono buone probabilità che tu abbia a suo tempo installato MacTeX, magari senza sapere che si chiamava così. 🙂

    Verso sera potrò provare il tuo file [tt].bib[/tt].

    Ciao.


    Gustavo

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    A me il tuo codice non produce alcun errore. Possiamo vedere il tuo file [tt]databasebibliografico.bib[/tt]? Non dovrebbe influire sull’errore, ma quando si cerca di capire che cosa va storto è meglio non trascurare nulla.

    Modifica: E magari anche il file [tt].blg[/tt].

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Interpretazione di codice da TeX in practice #101597
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    IL_MAGO_GANDALF” post=101396Signor gustavo,

    No, per carità: non comiciamo con i «signor», proprio qui, poi… 🙂 «Gustavo» o «@letteracdp» vanno benissimo!

    IL_MAGO_GANDALF” post=101396ci sono arrivato!
    Praticamente l'[tt]\if@In…[/tt] alla fine della \def farà in modo che si segua uno dei rami “esterni” dell’\if “esterno” appunto…ossia quello prima dell’\InRangeConditional.Corretto?
    Speriamo di si 🙂

    No. 😉 L’[tt]\if[/tt] che precede [tt]\InRangeConditional[/tt] sparisce, perché viene chiuso da [tt]TT\fi[/tt]. Quello che succede è che un costrutto come
    `\if\InRangeConditional{1}{2}{3}
    Testo se in range.
    \else
    Testo se fuori range.
    \fi`
    diventa
    `\if@InRange
    Testo se in range.
    \else
    Testo se fuori range.
    \fi`
    solo che nel frattempo [tt]\if@InRange[/tt] è stato reso uguale o a [tt]\iftrue[/tt], o a [tt]\iffalse[/tt], a seconda del fatto che il primo numero sia o no nell’intervallo definito dagli altri due. Per esempio, nel nostro caso è stato eseguito il corpo del condizionale
    `\ifnum #1<#2\relax \@InRangefalse \fi ` perché [tt]#1[/tt] valeva uno e [tt]#2[/tt] valeva due; la macro [tt]\@InRangefalse[/tt] si espande in`\let \if@InRange \iffalse`che rende appunto [tt]\if@InRange[/tt] equivalente a [tt]\iffalse[/tt].

    IL_MAGO_GANDALF” post=101396Ed adesso cerco di capire il loop…che mi pare molto molto complesso 🙂
    […]

    Buono studio! 🙂

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Interpretazione di codice da TeX in practice #101594
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    Mi dispiace, ma proprio non ho voglia di mettermi a studiare il ciclo. Invece la domanda sul condizionale è più facile:`\if\InRangeConditional{}{}{}`
    dà come risultato, se eseguito (non solo espanso), un condizionale che sarà [tt]\iftrue[/tt] o [tt]\iffalse[/tt] a seconda del fatto che il primo numero sia oppure no nell’intervallo definito dagli altri due. Pensaci bene… 🙂

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Trucco usato per annidamento IF #101555
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    IL_MAGO_GANDALF” post=101348[…]
    Una sola precisazione a quello che credo sia un refuso nel messaggio di spiegazione:
    “Supponiamo, per esempio, che tale condizionale esterno risulti falso: ebbene, in tal caso il «ramo non seguito da un altro condizionale» è quello etichettato % Ramo 1 e l’\if che viene accoppiato con \fi è quello all’inzio della linea”
    Se il condizionale esterno risulta falso il ramo da seguire non è il ramo 2 quello con l’else?(se appunto \if di partenza risulta falso)
    […]

    …E quindi il ramo non seguito è il ramo 1. 🙂

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Stralci di Testo nell’indice #101539
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    Per farmi perdonare la fretta dell’altra volta, ecco una soluzione automatizzata che in più, come richiesto, numera anche i brani man mano che vengono riportati nell’indice.

    MODIFICA: avevo dimenticato di impostare il livello dei segnalibri corrispondenti alle voci di tipo [tt]textintoc[/tt]. Ora ho corretto il codice.

    `
    \documentclass[a4paper]{article}
    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage[italian]{babel}
    % Si puo` anche usare hyperref:
    \usepackage[bookmarksnumbered]{hyperref}

    \makeatletter

    % Contatore che numera i brani di testo, all'interno di ciascuna sezione:
    \newcounter{textintoc}[section]
    \def\thetextintoc{\thesection.\arabic{textintoc}}
    \@ifdefinable\l@textintoc{\let\l@textintoc\l@subsection}
    \@ifpackageloaded{hyperref}{%
    \def\toclevel@textintoc{2}%
    }{}
    % % Definizioni alternative: numerazione per capitoli…
    % \newcounter{textintoc}[chapter]
    % \def\thetextintoc{\thechapter.\arabic{textintoc}}
    % \@ifdefinable\l@textintoc{\let\l@text\l@section}
    % \@ifpackageloaded{hyperref}{%
    % \def\toclevel@textintoc{1}%
    % }{}
    % % … numerazione per sottosezioni…
    % \newcounter{textintoc}[subsection]
    % \def\thetextintoc{\thesubsection.\arabic{textintoc}}
    % \@ifdefinable\l@textintoc{\let\l@text\l@subsubsection}
    % \@ifpackageloaded{hyperref}{%
    % \def\toclevel@textintoc{3}%
    % }{}
    % % … cosi` via.

    % Contempliamo anche l'uso di un argomento opzionale
    \newcommand*\textintoc{\@dblarg\@textintoc}
    \@ifdefinable\@textintoc{\def\@textintoc[#1]#2{%
    \textbf{#2}%
    \refstepcounter{textintoc}%
    \addcontentsline{toc}{textintoc}% gli spazi consumano memoria!
    {\protect\numberline{\thetextintoc}#1}%
    }}

    \makeatother

    \title{Un orribile documento\\con un orribile indice}
    \author{P.~A.~Sticcione\thanks{Universit\`{a} degli Studi di Pasticciopoli.}}

    \begin{document}

    \maketitle

    \begin{abstract}
    Ecco un esempio di come \emph{non} si deve compilare un indice!
    \end{abstract}

    \tableofcontents

    \section{Alcuni brani di testo}
    \label{S:Alcuni}

    In questa sezione citiamo alcuni brani di testo. Altri brani seguiranno nella
    sezione~\ref{S:Altri},

    \textintoc{Il primo brano di testo} non \`{e} particolarmente significativo.

    \textintoc{Neanche il secondo}, a dire il vero. \textintoc{Notiamo un difetto}:
    poich\'{e} non vogliamo che i segni di interpunzione compaiano nell'indice,
    \textintoc{siamo costretti a lasciarli fuori}\label{txt:siamo} dall'argomento
    del comando \verb|\textintoc|; per\`{o}, cos\`{\i} facendo, \textintoc{essi non
    vengono stampati in grassetto}\label{txt:essi} (oh, che brutto!). Una possibile
    soluzione verr\`{a} additata nella sezione~\ref{S:Altri}.

    \textintoc{Notiamo alcune altre cosette}:
    \begin{itemize}
    \item
    il testo “catturato'' dal comando \verb|\textintoc| non deve
    necessariamente trovarsi a inizio capoverso: \textintoc{esso pu\`{o}
    cadere in un punto qualsiasi}\ldots

    \item
    \ldots~\textintoc{anche entro un elenco puntato};

    \item
    \`{e} possibile usare i riferimenti incrociati: per esempio al
    brano~\ref{txt:siamo} o al brano~\ref{txt:essi}.
    \end{itemize}

    \section{Altri brani di testo}
    \label{S:Altri}

    In questa sezione citiamo altri brani di testo, oltre a quelli gi\`{a} citati
    nella sezione~\ref{S:Alcuni}.

    \textintoc{Quel ramo del lago di Como} che volge a mezzogiorno\ldots

    \textintoc{Si pu\`{o} anche usare l'argomento opzionale} del comando
    \verb|\textintoc| per specificare \textintoc[Due forme diverse del testo]{due
    forme diverse del testo:} una da mandare nell'indice (quella indicata
    nell'argomento opzionale) e l'altra da includere nel testo (quella indicata
    nell'argomento obbligatorio), esattamente come si fa con i comandi di
    sezionamento. \textintoc{In questo modo si risolve} il problema dei segni
    d'interpunzione menzionato nella sezione~\ref{S:Alcuni}, e si pu\`{o} anche
    ovviare alla presenza di brani che non iniziano con una maiuscola (vedi, per
    es., i brani \ref{txt:siamo} e~\ref{txt:essi}).

    \end{document}
    `

    Nei tre/quattro mesi dacché ho ripreso a frequentare questo forum ho imparato una piccola lezione, che può riassumersi nella massima di seguito “incorniciata”: 🙂

    Ascoltare sempre quel che dice OldClaudio.

    Più precisamente: se OldClaudio dice che una cosa non va fatta, non farla: una meditazione più approfondita della questione ti porterà invariabilmente a convincerti che ha ragione lui.

    La massima si applica anche ai relatori… 😛

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Trucco usato per annidamento IF #101552
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    IL_MAGO_GANDALF” post=101339[…]
    Quello che non capisco sono le ultime due righe:
    “a cosa ci si riferisce per “ramo non seguito da altro condizionale”?
    Quale è l’\if che viene accoppiato con \fi?
    […]

    Semplicemente, ci si riferisce a quello che succede se il codice
    `\if\iseven{}\else\fi`
    compare annidato in un altro candizionale esterno, così:
    `\if … % condizionale esterno
    % Ramo 1

    \if\iseven{}\else\fi

    \else
    % Ramo 2

    \fi`
    L’«altro condizionale» è quello marcato con il commento [tt]% condizionale esterno[/tt]. Supponiamo, per esempio, che tale condizionale esterno risulti falso: ebbene, in tal caso il «ramo non seguito da un altro condizionale» è quello etichettato [tt]% Ramo 1[/tt] e l’[tt]\if[/tt] che viene accoppiato con [tt]\fi[/tt] è quello all’inzio della linea` \if\iseven{}\else\fi`(e il [tt]\fi[/tt] è quello alla fine della stessa linea).

    Piuttosto, non capisco: Enrico ti avrebbe detto che la macro definita da
    `\def\ifiseven#1#2#3{\ifodd #1\relax #3\else #2\fi}`
    non può essere usata all’interno di altri condizionali?

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Stralci di Testo nell’indice #101534
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    Più precisamente, come dovrebbe essere numerato il testo riportato nell’indice? Per esempio, in

    2.3 Testo riportato

    cosa dovrebbe essere il “2”? Il numero del capitolo? Del paragrafo? O cos’altro?

    Ora non ho tempo di darti una risposta completa, posso solo metterti sulla strada: definisci un comando con un argomento che, oltre a stampare l’argomento in grassetto nel testo, emetta un comando [tt]\addcontentsline[/tt] con lo stesso testo formattato come vuoi tu e “adornato” del numero che vuoi tu; ricordati che per specificare il numero bisogna usare [tt]\numberline[/tt].

    Spero che la “dritta” ti basti: ora come ora non posso fare di più. 🙁

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Come inserire 3 immagini senza ruotarle di 90 gradi #101515
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    Si può anche evitare di creare tre immagini separate (una per ciascun diagramma), sfruttando le opzoni del comando [tt]\includegraphics[/tt] che consentono di includere solo un certo rettangolo dell’immagine (descritte nella documentazione del pacchetto graphicx), tuttavia direi di passare a questa soluzione solo se non sei assolutamente in grado di ritagliare i tre diagrammi mettendoli ciascuno in un’immagine a sé stante. Perché ti risulta così difficile? È una semplice operazione di “copia e incolla”…

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Come inserire 3 immagini senza ruotarle di 90 gradi #101513
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    Non discutiamo adesso l’uso dello specificatore di posizione [tt]H[/tt]. 😉

    Continuo a non capire: vuoi ruotare l’intera immagine facendola diventare più piccola in modo che non debordi dai margini del testo? Non può che essere così, visto che non hai tre immagini separate (da ruotare separatamente). Forse`\includegraphics[width=\textwidth]{Figures/graphic5}`potrebbe andare (l’estensione [tt].png[/tt] può essere omessa)?

    Poi affrontiamo anche il problema di come è scritta la didascalia… 🙂

    Ciao.


    Gustavo

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