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  • in risposta a: Creazione di una nuova classe #100485
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    Più che una classe, quel che hai in mente è un pacchetto. Ma non ho capito bene in cosa consisterebbe il problema. Forse riuscirei a caprie meglio se tu fornissi un esempio che illustrasse quale dovrebbe essere, secondo la tua idea, l’aspetto tipico di un file sorgente. Vorresti, che ne so, definire un ambiente “ECGSample” che predisponga la carta millimetrata rossa e all’interno del quale fosse possibile usare dei comandi per costruire delle onde componendo vari “spezzoni”?

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Tabelle centrate #100464
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    Non c’è niente da fare: più passa il tempo, più mi rendo conto di essere vecchio… Ai miei tempi, un problema del genere l’avremmo risolto per le vie brevi:
    `
    Testo che precede la tabella: lo faccio bello lungo, cos\`{\i} si riesce a
    capire qual \`{e} la larghezza delle righe.

    % E` importante usare \centerline{…} _tra_ i capoversi

    \medskip % o \bigskip, o \medbreak…
    \centerline{%
    \begin{tabular}{|c|c|}
    \hline % (;-)
    Contro tutte le raccomandazioni, usiamo filetti verticali!
    &
    (Cos\`{\i} si visualizzano bene le celle.) \\
    \hline
    \end{tabular}%
    }
    \medbreak % o \medskip, ecc.; qui forse \medbreak e` meglio

    Testo che segue la tabella.
    `
    La vecchia “\centerline” del plain TeX, con “\hss” a entrambe le estremità! Ma oggi, per qualsiasi cosa si cita un pacchetto… 🙂 Però, in fondo, è giusto così: i mezzi artigianali ormai appartengono al passato, ci sono un sacco di interazioni e di problemi di compatibilità che artigianalmente non si riescono più a controllare. Per esempio, è sempre la stessa cosa dire “\hsize” o “\columnwidth”? E poi, anche la velocità di compilazione, rispetto ai miei tempi, è centuplicata, per non parlare della capacità di memoria. Provo ancora un vago senso di vertigine quando vedo documenti che, come se niente fosse, iniziano caricando venti pacchetti, ciascuno dei quali Richiede Altri Pacchetti, e così via. Mi torna in mente il mio Macintosh Classic II del ‘92, con processore 68030, 4 MiB di RAM (espansi a otto), OzTeX 1.qualcosa, che ci metteva una mezz’oretta a compilare la mia tesi di dottorato, caricando 5 o 6 pacchetti compreso il mio gustutilities.sty…

    Perdonate lo sdilinquimento nostalgico. 😥 Sono andato fuori tema, non ne parlerò più. 🙂

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: inserire immagine .eps in letteracdp #100333
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    Solo una piccola osservazione: perché dici`\raggedleft \tiny`invece che`\centering \tiny`nell’ambiente customletterfoot? Non che faccia alcuna differenza, in pratica, visto che poi segue un tabularx di larghezza pari a \textwidth, ma è una questione di logica… 🙂

    Vedo anche che continui a insistere con i filetti verticali nel piedino: io li trovo sconsigliabili, ma dopo tutto è la tua carta intestata e deve piacere a te, non a me.

    renareto” post=100078[…] e ora passo al modulo fattura […]

    Spiacente, il Coordinamento dei Dottorandi di Padova non emetteva fatture… 😉

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Impostazione residuale di \do: quale politica condivisa? #100377
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    OldClaudio” post=100082[…] non è coerente con il nucleo di LaTeX stesso, perché non usa un nome riservato, come per esempio \d@ o \do@ o \@do.

    È esattamente quel che penso anch’io: “\do” avrebbe dovuto seguire lo stesso destino di “\empty”, divenuto”\@empty” (e di “\undefined”, divenuto “\@undefined”; ma con e-TeX, questo è meno importante).

    OldClaudio” post=100082[…]Donque non toccare \do per nessun motivo; usare invece un’altra macro, possibilmente con un nome più esplicito, che una volta usata si può tranquillamente rendere \@undefined, magari usando un namespace personale.

    Metto in lista per le correzioni da apportare alla prossima versione del C.D.P. Bundle… 🙂

    OldClaudio” post=100082Ti ringrazio davvero: hai sollevato la pietra sotto cui sta una popolazione veminosa di macro identiche che lasciano tracce del loro passaggio… […]

    Sei stato tu a sollevare la pietra: sono state le tue osservazioni a farmi venire in mente il «problema di Dario Orsini». 🙂

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: inserire immagine .eps in letteracdp #100329
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    Sembra il solito, ben noto problema. Immagino che compilerai con pdflatex, che si aspetta file in formato PDF, JPEG, PNG, …, ma non EPS. Converti il file EPS in un PDF e dovresti essere a posto. Mi chiedo però come mai non parta la conversione automatica, che c’è ormai da anni…


    Gustavo

    in risposta a: cambiare fonrt in \maketitle e in \chapter #100265
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    Guarda che non devi andare oltre l’ultima riga del paragrafo Quick Reference della guida di titlesec. 😉

    Esempio che dà l’idea generale (poi si può raffinare finché si vuole):
    `
    \documentclass[a4paper]{article}
    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage{titlesec}

    \title{Gli gnu}
    \author{B. L. User}
    \date{18~febbraio 2015}

    \titleformat*{\section}{%
    \fontsize{12}{14.4}\usefont{\encodingdefault}{ptm}{bx}{n}%
    }

    \begin{document}

    \maketitle

    \section{Gli gnu}
    Gli gnu sono grossi animali.

    \end{document}
    `
    Qui ho caricato brevi manu il carattere times, selezionando il grassetto, ma, come dicevo, poi si può raffinare…

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: cambiare fonrt in \maketitle e in \chapter #100262
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    Pacchetto titlesec?


    Gustavo

    in risposta a: Grandi spazi bianchi #100310
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    OldClaudio” post=100013[…]
    Ne avrete notizia da uno degli autori, forse il principale dopo Lamport stesso, Frank Mittelbach, in un articolo che ci ha permesso di tradurre e che apparirà nel prossimo numero di ArsTeXnica.

    Immagino, dunque, che ci sarà un articolo in lingua originale, presumo in inglese. Potresti darne i riferimenti? Così comincio subito a rimettermi a studiare… 🙂

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Grandi spazi bianchi #100308
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    Secondo me, \raggedbottom rischia di diventare una toppa peggiore del buco, proprio perché di solito lo si dà a livello globale per tutto il documento, nel qual caso (come pure ti avverte samiel) il LaTeX rinuncia ad allineare i margini inferiori di tutte le pagine, e non solo di quella che produce il problema. Piuttosto, è meglio usare un \newpage in quell’unica pagina, come ti suggerisce OldClaudio, il quale però ti indica anche quella che, sempre per me, è la via maestra: rimaneggiare il testo, periodando diversamente. Vedi anche la citazione in fondo a pag. 107 del TeXbook, che però si riferisce alla divisione in righe.:smile:


    @samiel
    : a me sembra che l’opzione heighrounded non c’entri…


    @OldClaudio
    :

    […] modo asincrono con il quale il programma di composizione produce el pagine da appendere al file di uscita […]

    Quindi, è definito il concetto di «comando che si trova a inizio pagina»? 😉

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: posizionare immagine in cima ad un foglio bianco #100300
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    Scusa, ma perché vuoi mettere la figura in cima alla pagina? Se la figura va a finire su una pagina per conto suo, perché il testo principale è finito prima che finissero le figure, le consuetudini tipografiche impongono che essa sia centrata verticalmente; di solito, è completamente sbagliato allinearla al margine superiore. Si lasciano “galleggiare” in alto (posizione t) le figure quando esse vanno a finire su una pagina dove c’è anche del testo e, di solito, solo in questo caso.


    Gustavo

    in risposta a: Elenchi numerati personalizzati #99858
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    Ciao, Lorenzo! Non capisco cosa vuoi dire quando dici «standard»: che vuoi ridefinire l’ambiente enumerate del nucleo? O la sua versione modificata da qualche pacchetto? Comunque, non ti basterebbe fare
    `
    \makeatletter
    \@ifdefinable\EnumerateBackUp{% la pudenza non e` mai troppa!
    \let \EnumerateBackUp = \enumerate
    \let \endEnumerateBackUp = \endenumerate
    }
    \makeatother
    \renewenvironment*{enumerate}{%
    \EnumerateBackUp

    }{\endEnumerateBackUp}
    `
    (e qui finisce la domanda)?

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Logo personalizzato in CDP package #100232
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    Mi sono accorto di una mia distrazione / ingenuità: nel file letteratarta.cls, ovviamente, invece di
    `
    \NeedsTeXFormat{LaTeX2e}\relax % LaTeX2e is required!
    \ProvidesClass{letteratarta}
    [2015/02/12 v0.01 (development)]
    \DeclareOption*{\PassOptionsToClass{\CurrentOption}{letteracdp}}
    \ProcessOptions\relax
    \LoadClass{letteracdp}[2015/02/08]
    \input{tartarughe.def}
    \endinput
    `
    è più semplice, e quindi meglio, scrivere
    `
    \NeedsTeXFormat{LaTeX2e}\relax % LaTeX2e is required!
    \ProvidesClass{letteratarta}
    [2015/02/15 v0.02 (development)]
    \LoadClassWithOptions{letteracdp}[2015/02/08]
    \input{tartarughe.def}
    \endinput
    `
    Analogamente per il file articoletteratarta.cls.

    Scusate la svista. Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Logo personalizzato in CDP package #100231
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    OldClaudio” post=99960[…]
    Io se qualcuno mi facesse notare un errore che io ho fatto ma che non mi ha mai prodotto inconvenienti, sarei molto contento, non risentito, come mi pare di capire dalle tue parole. Se sono io che ho equivocato, ti chiedo scusa in anticipo.

    Ma no, ma no, Claudio, assolutamente nessun risentimento e nemmeno l’ombra dello stesso, te lo giuro! Ora rileggo la mia risposta, ed effettivamente mi accorgo che può anche apparire brusca; ma ti assicuro che il fatto che tu in persona ti interessi delle mie bagatelle e vada a esaminarne il codice è per me un grandissimo onore che mi fa non contento, ma arcicontento (ed è ancora dir poco). Sia chiaro che ciò che intendo dire è che qualunque segnalazione di errore, da chiunque provenga, è, ovviamente, graditissima, ma che se poi proviene addirittura da te, è persino un onore. Spero di essere riuscito a spiegarmi.

    Il fatto è che se qualcuno vuol mettersi alla ricerca di codice deprecabile nel C.D.P. Bundle, non ha che l’imbarazzo della scelta: come dico nella sezione introduttiva della documentazione, si tratta di codice “fossile” che andrebbe completamente riscritto da cima a fondo, cosa che non riesco mai a trovare il tempo di fare. Questa consapevolezza mi rende ansioso di rassicurare circa il fatto che, almeno, è codice collaudato e…, be’, che non contiene ridefinizioni di \hbox, ecco! 🙂

    Ci tengo però a scusarmi espressamente per la ruvidità della risposta che ho dato: si sa che in un Internet forum questo non va fatto, perché può generare malintesi, e chi lo fa, come ho fatto io, è per ciò stesso in errore, indipendentemente dall’innocenza delle sue intenzioni.

    OldClaudio” post=99960[…]
    Può darsi che l’aver ridefinito \do non ti abbia mai prodotto nessun problema fino ad oggi; a a me risulta che serva attraverso \dospecials per cambiare il codice di categoria ai 10 caratteri speciali in modo da poter comporre verbatim. Se nelle lettere non usi mai i due ambienti verbatim e non usi mai i due comandi \verb( due perché sono con e senza asterisco) non succede niente.
    […]

    No, per la verità l’ambiente verbatim e i comandi \verb si possono utilizzare con assoluta tranquillità, così come, secondo le mie conoscenze, tutto il resto. Ripeto: non è che il nucleo del LaTeX definisca \do (al contrario, come spiegherò meglio appena ne avrò il tempo, il nucleo del LaTeX lascia \do indefinito nel preambolo, salvo porlo uguale a \noexpand come parte del \begin{document}, vedi ltfiles.dtx alla linea di codice 59 e relativo commento esplicativo); il nucleo del LaTeX, e un sacco di altri componenti, usano \do come comando nel quale memorizzare una “azione temporanea” da eseguire sugli elementi di una «\do-list», un concetto generale del quale la lista \dospecials è il principale, ma non unico, esempio.

    Comunque, la tua osservazione sul mio uso/abuso di \do è stata in realtà utilissima, perché mi ha fatto riflettere su alcuni aspetti sui quali non mi ero mai soffermato con la dovuta attenzione. Ora, mi pare di accorgermi che, forse, su questo specificissimo argomento (sia chiaro: su questo specificissimo argomento) so un paio di cose che, ripeto forse, potrei utilmente raccontare agli altri. Ma siamo già ufficialmente candidati al «premio off-topic» del mese di febbraio 2015 :smile:, e io ho tre pacchi di compiti che devono essere corretti, per cui direi di riparlarne con un po’ più di calma su un filone di discussione appositamente aperto allo scopo.

    Colgo l’occasione per rispondere anche @cfiandra: temo di non riuscire a cogliere il punto. Come spiego nella documentazione, gli ambienti customletterhead e customletterfoot (e in realtà c’è anche customletterlogo, che per ora ho tenuto nascosto :smile:) possono essere usati direttamente nel file .tex, sia in linea, sia leggendolo con un normale \input da un altro file .tex; in entrambi i casi, possono essere usati sia globalmente, sia localmente a un ambiente letterhead (o foldedletterhead) per cambiare la carta intestata di una singola lettera. Chiaramente, se uno si è creato n carte intestate, gli converrà salvarne la relativa definizione da qualche parte :smile:, ma non è affatto necessario creare una classe (anzi, una coppia di classi!) per ciascun modello di carta intestata: lo si fa se si ha voglia di farlo, altrimenti si fa a meno ed è assolutamente lo stesso.

    Mi spiego meglio: per restare all’esempio della carta con le tartarughe, tutto quello che ho detto di scrivere nel file tartarughe.def può invece essere collocato in un “normale” file tartarughe.tex, naturalmente cambiando i \RequirePackage in \usepackage ed eliminando eventuali @ dai nomi delle macro. Poi uno scrive:

    `
    \documentclass[]{letteracdp}
    \usepackage[T1]{fontenc}

    \usepackage[customletterhead]{cdpaddon}

    \input{tartarughe} % .tex

    \begin{document}
    \begin{letterhead}[…]{…}[…]
    \opening{Caro…}

    ecc. ecc.
    \end{letterhead}
    \end{document}
    `

    Scusami anche tu per la frecciatina su «à la page»: ma anche «negli ultimi vent’anni è successo qualcosa» era una frecciatina… 😉 Comunque, è pura verità che devo assolutamente rimettermi a studiare per riportarmi à la page, dopo uno iato durato parecchi anni.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Logo personalizzato in CDP package #100228
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    @IL_MAGO_GANDALF: ripeto, dimentica le macro interne di letteracdp una volta per tutte. Usa i normali mezzi che useresti normalmente per realizzare la composizione tipografica che hai in mente. Sui mezzi più recenti io, che rispetto a la page sono rimasto molto indietro, non mi sento affatto in grado di fare da maestro: cedo volentieri la parola a chi ne sa molto più di me.

    Ciao.

    Gustavo

    in risposta a: Logo personalizzato in CDP package #100227
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    Chiaramente 🙂 il mio scopo era solo quello di dare l’idea generale. Il problema posto da Alessandro era: «voglio includere nella carta intestata due immagini posizionate so io dove e due righe tracciate so io da dove a dove». Le coordinate dei \put le ho messe a casaccio, proprio per sottolineare questa arbitrarietà.

    Dicevo anche che «picture basta e avanza» se devo tracciare solo due linee; con ciò alludevo proprio al fatto che ciascuno, poi, nel proprio caso concreto, userà tutti i pacchetti che più ritiene adatti alle sue particolari esigenze (e avevo in mente proprio TikZ). Insomma, avete la vostra minipage: potete farci quello che volete! 🙂 (Però, non è che uno deve caricare pacchetti solo per dimostrare di essere à la page 😉 ; ogni pacchetto ha le sue specifiche ragioni per venire utilizzato. È ancora lecito usare il LaTeX puro e semplice, se basta per quello che si deve fare.)

    cfiandra” post=99943[…]

    Le cose importanti, quindi, sono le seguenti: 1) l’utente deve poter includere il nome dei loghi dal file .tex, non tramite un file apposito di definizione (altrimenti diventa troppo complicato)[…]

    Qui abbiamo detto che volevamo definire delle classi personalizzate per la nostra carta intestata: non è affatto necessario fare così. Leggi la documentazione.

    Ciao.


    Gustavo

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