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  • in risposta a: Cambiare il sommario #73305
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      logos” post=72403Grazie mille Enrico, e grazie anche della segnalazione sulla differenza sussistente tra “sommario” ed “indice”. Probabilmente andrebbe lasciato scritto “Indice”, ma io sono così salame da non riuscire a capire quando si parla genericamente di indice!

      Credo che la colpa sia di MS Word. Se non erro, lì si distingue tra “indice”, “sommario” e “indice delle figure”, con il significato attribuito da @logos. Del resto il Sabatini Coletti che si può consultare in rete (non ho sotto mano un dizionario cartaceo) recita: “2. Breve riassunto o indice degli argomenti trattati in un libro, in una rivista e sim.”

      in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72693
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        lorenzo.pantieri” post=72290Ti chiedo di far presente la cosa all’autore del pacchetto

        Ho contattato l’autore del pacchetto. Appena so qualcosa di utile, vi informo.

        illinguista1972″ post=72274Ma non mi dire che il più irriducibile nemico del disegno programmato in LaTeX ora ne sta diventando un virtuoso sopraffino! 😀

        C’è chi giurerebbe di averlo visto cimentarsi con Wenlock e Mandeville interamente realizzati con TikZ in tre dimensioni con risultati sorprendenti 😀

        in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72691
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          Liverpool” post=72291Venendo alla frase sulla quale ci chiedi pareri, questa è vera solo se per entrambi gli assi è stato impostato un valore diverso da [tt]box[/tt] (default) o da [tt]none[/tt], altrimenti l’asse viene tracciato secondo un metodo per me incomprensibile (non è il minimo o massimo e può anche non coincidere con un trattino).

          Svelato l’arcano (per me). Nel pgfplots.code.tex la proprietà enlarge <...> limits è impostata su false per “every non boxed <...> axis“; perciò, se si vuole che bottom coincida con y=ymin, bisogna prima impostare [tt]enlarge y limits=false[/tt] o equivalentemente scegliere uno stile diverso da [tt]box[/tt] e [tt]none[/tt] per l’asse verticale, altrimenti viene aggiunto un margine di spazio ad ymin.


          @Lorenzo
          : hai letto le osservazioni sulla differenza tra asse orizzontale e asse delle ascisse? C’è qualcun altro che vuole commentare?


          @OldClaudio
          : grazie.


          @claudio
          : in breve l’autore dell’articolo mi ha risposto che non ci può essere di aiuto. Non te l’ho comunicato perché non aggiungeva niente di nuovo.

          in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72689
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            Liverpool” post=72295

            Mi sono accorto di non sapere bene che signfica “origine” di un sistema di riferimento! Io l’avevo sempre interpretato come “punto d’intersezione degli assi”, ma se è così è ovvio che entrambi gli assi passano sempre per l’origine. Tu invece, mi pare, intendi origine come “punto dell’asse verticale di ordinata y=0”

            Ho cancellato tutto perché forse ho capito l’equivoco. Per me asse delle ascisse e asse orizzontale sono generalmente due enti diversi. L’asse delle ascisse è la retta di equazione y=0 e passa sempre per l’origine O(0,0). L’asse orizzontale è la retta orientata che pgfplots assume come asse di riferimento ed ha equazione y=h con h \in {ymin, ymax, 0} nei casi già citati, quindi l’asse orizzontale può non coincidere con l’asse delle ascisse e può non passare per l’origine. Almeno questo era quello che volevo dire, poi non so se c’è un modo migliore di dirlo, ma chiamare asse delle ascisse la retta y=3 mi sembra strano e credo che porterebbe ad un assurdo rispetto a cosa intendiamo noi per ascissa e ordinata.
            Orizzontale e verticale sono termini riferiti alla figura, non al foglio. Se è per questo si usa anche “limite a sinistra/destra”, “estremo superiore/inferiore”, “rotazione oraria/antioraria”.

            Quando tu dici valori bottom e top impongono il passaggio dell’asse delle ascisse per y=ymin e y=ymax rispettivamente per me già non ci siamo, perché per come la vedo io l’asse delle ascisse ha sempre equazione y=0.

            in risposta a: Grafico matlab e qualità di stampa #72431
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              Number22″ post=71952il problema sta nel fatto che sono obbligato a tracciare vari grafici con matlab quindi non psso mettermi a farli a mano con i vari sistemi tipo gnuplot o pgfplot.

              Peccato. Comunque, come ti hanno già detto @OldClaudio e @robitex, i calcoli puoi farli fare a Matlab ed importarli in pgfplots. Il pdf che ho allegato è stato realizzato interamente con pgfplots con una procedura praticamente automatica. Non ti sembra migliore della griglia di Matlab? Lo stesso risultato si può ottenere importando i valori delle coordinate da Matlab, ma il codice .m per farlo è di una quarantina di righe solo per la griglia.

              [attachment=255]grigliapgf.pdf[/attachment]

              Ciao

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              in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72687
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                lorenzo.pantieri” post=72294Mi sono accorto di non sapere bene che signfica “origine” di un sistema di riferimento! Io l’avevo sempre interpretato come “punto d’intersezione degli assi”, ma se è così è ovvio che entrambi gli assi passano sempre per l’origine. Tu invece, mi pare, intendi origine come “punto dell’asse verticale di ordinata y=0”

                Ho cancellato tutto perché forse ho capito l’equivoco. Per me asse delle ascisse e asse orizzontale sono generalmente due enti diversi. L’asse delle ascisse è la retta di equazione y=0 e passa sempre per l’origine O(0,0). L’asse orizzontale è la retta orientata che pgfplots assume come asse di riferimento ed ha equazione y=h con h \in {ymin, ymax, 0} nei casi già citati, quindi l’asse orizzontale può non coincidere con l’asse delle ascisse e può non passare per l’origine. Almeno questo era quello che volevo dire, poi non so se c’è un modo migliore di dirlo, ma chiamare asse delle ascisse la retta y=3 mi sembra strano e credo che porterebbe ad un assurdo rispetto a cosa intendiamo noi per ascissa e ordinata.
                Orizzontale e verticale sono termini riferiti alla figura, non al foglio. Se è per questo si usa anche “limite a sinistra/destra”, “estremo superiore/inferiore”, “rotazione oraria/antioraria”.

                Quando tu dici valori bottom e top impongono il passaggio dell’asse delle ascisse per y=ymin e y=ymax rispettivamente per me già non ci siamo, perché per come la vedo io l’asse delle ascisse ha sempre equazione y=0.

                in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72685
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                  Riguardo agli assi, credo che lì sia stato fatto un vero pasticcio con termini ambigui e opzioni illogiche e dal comportamento astruso. E’ vero che [tt]middle[/tt]=[tt]center[/tt], ma io l’avrei chiamato piuttosto [tt]origin[/tt] che mi sembra più appropriato. Per la chiave [tt]axis lines[/tt] avrei lasciato solo i valori [tt]box[/tt], [tt]origin[/tt] e [tt]none[/tt], visto che sinistra e destra non c’entrano niente con l’asse delle ascisse, come è stato già notato. Dal momento che ci sono anche i valori [tt]top[/tt] e [tt]bottom[/tt], avrei fatto in modo che [tt]origin[/tt] significasse solo “passante per l’origine”, anche se quest’ultima si trova chissaddove nel grafico.

                  Venendo alla frase sulla quale ci chiedi pareri, questa è vera solo se per entrambi gli assi è stato impostato un valore diverso da [tt]box[/tt] (default) o da [tt]none[/tt], altrimenti l’asse viene tracciato secondo un metodo per me incomprensibile (non è il minimo o massimo e può anche non coincidere con un trattino). Esempio:
                  `\begin{tikzpicture}
                  \begin{axis}[axis x line=bottom]
                  \addplot [samples=50] {x^2+12};
                  \end{axis}
                  \end{tikzpicture}`
                  In quel caso direi che i valori bottom e top impongono il passaggio dell’asse orizzontale [nota: non lo chiamerei né asse x, né asse delle ascisse] per y=ymin e y=ymax rispettivamente; il valore center o middle ne impone il passaggio per l’origine se il grafico taglia l’asse delle ascisse, altrimenti coincide con il valore bottom o top a seconda che il grafico sia interamente al di sopra o al di sotto di esso rispettivamente.

                  Insomma… una frase del genere.

                  Ciao


                  @OldClaudio
                  : non hai risposto alle mie osservazioni sull’interpolazione. Ho detto troppe fesserie? Non ti convince?

                  in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72683
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                    lorenzo.pantieri” post=72273Una piccola considerazione: si tratta di un bug abbastanza grave, che mostra come il pacchetto (splendido, peraltro) soffra ancora di qualche (inevitabile) difetto di gioventù.

                    Secondo me si tratta di un vero e proprio errore di programmazione molto grave, che mostra come il disegno in tre dimensioni non sia attendibile. Prendiamo ad esempio l’assonometria isometrica. Per realizzarla dobbiamo porre l’azimut e l’elevazione rispettivamente pari a 135° e atan(sqrt(2)/2)*180°/pi, cioè [tt]view={135}{35.26}[/tt]. In che modo possiamo verificare ad occhio che la proiezione sia realizzata correttamente? Semplice: un cubo deve apparire come un esagono regolare. Eppure questo codice non dà il risultato corretto
                    `\begin{tikzpicture}
                    \begin{axis} [axis equal=true, axis lines=none, view={135}{35.26}]
                    \addplot3 [mark=cube, mark size=2cm] coordinates {(0,0,0)};
                    \end{axis}
                    \end{tikzpicture}`Ho verificato che per avere l’isometria bisogna porre l’elevazione pari a circa 58,5°. Non chiedetemi perché. In tal caso anche la sfera appare come un cerchio.

                    Un altro aspetto che è stato totalmente ignorato dall’autore del pacchetto è la possibilità di produrre proiezioni prospettiche, opzione disponibile sia in Mathematica sia in Matlab, che sono i due software che stiamo usando maggiormente per il confronto. Spero che la lacuna venga colmata al più presto.

                    P.S.: scusate la scarsa partecipazione, ma in questi giorni ho un po’ d’impegni.

                    in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72665
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                      lorenzo.pantieri” post=72162Allora, vediamo di metterci d’accordo sulla terminologia. In questo codice
                      `\addplot`”color” è la chiave, “blu” è il valore, “color=blue” è l’opzione. Di solito quando il valore di una chiave è “true”, questo si può sottointendere e scrivere soltanto la chiave. Nel comando \addplot, se do semplicemente “blue” questo equivale a “draw=blue”, “fill=blue” o a “color=blue”? E se “thick” e “smooth” sono chiavi, quali sono i loro valori?

                      Vedi che faccio confusione? Comunque [tt]blue[/tt] equivale a [tt]color=blue[/tt] e [tt]smooth[/tt] e [tt]thick[/tt] sono chiavi senza valore (è scritto nel manuale).

                      in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72661
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                        lorenzo.pantieri” post=721381. Mi confermate che l’opzione “shader=interp” è l’equivalente di “smooth” nel caso di superfici tridimensionali?
                        2. Qual è la chiave corrispondente al valore “thick”? In altre parole: “blue” è come dire “color=blue”; “thick” a che cosa è equivalente?
                        3. Qual è la chiave corrispondente di “smooth”?
                        4. Riguardo al procedimento per ottenere la Gamma di Eulero partendo da Mathematica, ho seguito per filo e per segno le istruzioni di Liverpool, ma ottengo qualcosa di inaspettato

                        1) No. [tt]shader=interp[/tt] riguarda l’algoritmo di colorazione delle facce, non la forma e la quantità delle stesse. In altre parole, se ho solo 10 campioni per lato per il sombrero, con [tt]shader=interp[/tt] la cororazione la vedrò linearmente proporzionale alla quota, ma la forma la vedrò sempre piuttosto squadrata perché le facce sono poche. Tra l’altro l’interpolazione è lineare e non cubica. Però a volte l’effetto che dà il colore è maggiore di quello che dà la forma, perciò l’occhio si illude di vedere una superficie omogenea anche quando non lo è, solo perché se la aspetta. Penso che quello che ti serve sia [tt]patch refines[/tt], ma sinceramente non l’ho mai usato quindi non posso garantire.

                        2) e 3) [tt]thick[/tt] e [tt]smooth[/tt] sono entrambe chiavi, non opzioni (probabilmente le ho chiamate così perché di solito non faccio differenza). Se vedi nell’indice analitico trovi l’apposizione “key”. [tt]blue[/tt] è un’opzione che puoi dare alle chiavi [tt]draw[/tt], [tt]fill[/tt] o [tt]color[/tt], se vuoi colorare rispettivamente solo il tratto, solo il riempimento o entrambi.

                        4) Non hai seguito per filo e per segno le mie istruzioni 😡 , perché io ho parlato di [tt]unbounded coords[/tt] e ti ho anche spiegato la differenza tra le due opzioni. 😛
                        Perché dici che il grafico è più piccolo? A me sembra uguale. Forse perché una parte dello spazio la occupa il titolo…
                        Ciao

                        in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72657
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                          OldClaudio” post=72123Detto in altri termini: l’interpolazione lineare (curve di Bézier del primo ordine: segmenti) richiede un mucchio di punti; [omissis] . Le curve di Bézier del terzo ordine sono raccordate in modo da mantenere la continuità della tangente sia quella della concavità. Fidatevi di Bézier: le quadratiche vanno già bene; le cubiche vanno ottimamente. Sia tikz sia pgfplots possono usare tranquillamente le curve di Bézier; con grossi vantaggi sul disegno e sull’impiego modesto della memoria.

                          Su questo punto non sono d’accordo ad occhi chiusi. Ci sono dei grafici per i quali le curve di Bézier vanno benissimo e sono quelli in cui, come hai detto tu, tra le proprietà della curva c’è la continuità della tangente e della concavità. Ci sono però delle curve che non hanno questa proprietà e tracciarle con l’interpolazione cubica può dare problemi se i punti non sono scelti bene. Prendi ad esempio il grafico di una rampa o una qualunque curva con un punto angoloso. Se i nodi sono scelti uniformemente nel dominio e sono radi, rischi di prendere fischi per fiaschi. Se invece i nodi sono uniformemente distribuiti e densi va tutto bene, ma a questo punto a che ti serve l’interpolazione non lineare? Per mantenere basso il numero dei nodi, la soluzione è addensarli in prossimità del punto angoloso e diradarli altrove, che è ciò che fanno Matlab e Mathematica quando determinano il luogo delle radici, ad esempio. Ma se non usiamo un algoritmo del genere? Pensa ad un campionamento uniforme con acquisizione dati. Affideresti alla cieca la tua analisi alle curve di Bézier? La figura che segue mostra la differenza di comportamento della rampa nel caso di interpolazione lineare e cubica su nodi equispaziati, ottenuto con questo codice:
                          `\documentclass{standalone}
                          \usepackage{pgfplots}

                          \begin{document}
                          \begin{tikzpicture}
                          \begin{axis} [legend pos=north west, no marks]
                          \addplot+[thick, dashed] coordinates {(-3,0) (-2,0) (-1,0) (0,0) (1,1) (2,2) (3,3)};
                          \addplot+[smooth, thick] coordinates {(-3,0) (-2,0) (-1,0) (0,0) (1,1) (2,2) (3,3)};
                          \legend{lineare,cubica}
                          \end{axis}
                          \end{tikzpicture}
                          \end{document}`

                          [attachment=246]rampa.png[/attachment]

                          Altro aspetto è quello del risparmio di memoria. Perché pensi che l’interpolazione di ordine superiore faccia risparmiare memoria? Secondo te dove vengono memorizzati i punti inermedi tra i nodi (*)? Quei punti che non ci metti tu nella definizione della curva se li deve calcolare e memorizzare lui per tracciare il grafico: non è che i punti sul pdf se li può inventare. Quindi non solo non risparmi memoria, ma rallenti anche la compilazione(**). Fa una prova. Io ho provato a tracciare una retta con un numero di campioni spinto quasi al limite. Ho aggiunto l’opzione [tt]smooth[/tt] e la compilazione si è arrestata per sforamento della capacità. L’interpolazione cubica serve solo a rendere più dolci i grafici quando i punti a disposizione sono pochi e ad ottenere risultati decenti non rallentando troppo la compilazione(**) con un numero sproporzionato di campioni. La soluzione sta semplicemente nel non esagerare con i nodi, ma io preferisco (quasi) sempre campioni veri a campioni inventati.

                          O sbaglio? Ciao

                          *************************************
                          Edit: forse ho capito ora che con “impiego modesto della memoria” volevi dire che con le curve di Bézier servono meno punti in più che con l’interpolazione lineare per ottenere generalmente buoni risultati con un modesto incremento della memoria. Se è così siamo d’accordo (con le obiezioni sollevate all’inizio), ma è bene chiarire che l’interpolazione cubica ha bisogno di ulteriore spazio di memoria per definire le curve rispetto a quella riservata ai campioni.
                          *************************************

                          (*) non intendo i punti che costituiscono la linea, ma quelli necessari a determinare univocamente l’equazione della curva.
                          (**) rallenti la compilazione rispetto al caso in cui non aumenti tu i nodi, ma se per evitare le curve di Bézier aumenti i campioni, il discorso è vero fintantoché la funzione della quale vuoi disegnare il grafico è più “semplice” di un polinomio di terzo grado e quindi quasi mai.

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                          in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72656
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                            OldClaudio” post=72123Liverpool: quando dici che per il sombrero hai suato 300+300 campioni ti sei espresso male e di fatto hai perso di vista la realtà del problem

                            Mi sono solo espresso male. Dicendo che “ho utilizzato un numero totale di campioni superiore al limite (300+300)”, volevo dire in un documento ho ripetuto due volte la figura del sombrero, ogni volta con [tt]samples=300[/tt], perciò il conto è 2x300x300.

                            Comunque, Claudio, qui il problema non era esagerare con il numero di punti. Lorenzo ha affermato che in un documento con molti grafici la compilazione si blocca quando si sale con il numero di campioni. Matteo ha addirittura individuato in 54 il numero di campioni che sforano la memoria (e 54 non mi sembrano tanti). Allora io, per evitare di creare un documento con molti grafici e pochi campioni, ne ho generato uno con due soli grafici e molti campioni, in modo da ottenere lo stesso effetto con poche istruzioni. Non avrei mai pensato ad un sombrero di 90000 punti, tant’è vero che il codice originale del sombrero ne conteneva soltanto 2500.

                            Ciao

                            in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72654
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                              matteo.l” post=72113Il numero di disegni non è ininfluente sulla quantità totale di memoria utilizzata. Dopo aver trovato il numero massimo di campioni con cui il grafico del sombrero compila senza errori (54 sulla mia macchina) ho inserito una copia identica del grafico e la compilazione è fallita, usando external va tutto bene, anche con copie multiple del grafico più pesante.

                              In diversi minuti di “frittura di computer” ho provato anch’io. Ho fatto due tentativi:

                              1) ripetizione del grafico di una retta con un numero totale di campioni superiore al limite. Non ho avuto nessun problema, anche ripetendolo tre volte.

                              2) ripetizione del grafico del sombrero con un numero totale di campioni superiore al limite (300+300). La compilazione si è bloccata.

                              A questo punto, come dice Matteo, bisognerebbe conoscere i meccanismi interni di pgfplots per tentare una spiegazione.

                              in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72651
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                                matteo.l” post=72113Il numero di disegni non è ininfluente sulla quantità totale di memoria utilizzata.

                                Grazie per il tuo intervento. Come ho già detto, a suo tempo ho incrementato la memoria, perciò realizzare un esempio che sfori mi richiede un sacco di punti e quindi un’attesa non inferiore alla decina di minuti. La cosa strana è che ho notato che se un grafico dà problemi, spezzando il dominio in più intervalli disgiunti può risolverli, quindi avevo dedotto che una volta tracciato un grafico la memoria veniva liberata. Ad esempio, se dà problemi
                                `\addplot [samples=10000, domain=-1:1] {0};`probabilmente non li dà
                                `\addplot [samples=5000, domain=-1:0] {0};
                                \addplot [samples=5000, domain=0:1] {0};`
                                Tu hai provato (eventualmente con numeri diversi che sforino la memoria)? Lo puoi confermare? Se sì, come te lo spieghi?

                                Ciao

                                in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72649
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                                  lorenzo.pantieri” post=72107ci si può scontrare con messaggi di sforamento della memoria, e questo anche per un lavoro di dimensioni relativamente contenute come il mio articolo (non parliamo di una tesi o di un libro, magari pieni zeppi di grafici). Certo, le soluzioni ci sono, ma sono cose da esperti. Sbaglio?

                                  Sbagli quando sostieni implicitamente che i problemi di memoria dipendono dal numero di diagrammi nel documento. Come ti ho detto, da quello che ho capito io (potrei sbagliare perché non ho trovato conferma da nessuna parte) la memoria viene svuotata ogni volta che un comando di tracciamento è completato. Questo vuol dire che in uno stesso ambiente in cui ci sono due comandi [tt]\addplot[/tt] la memoria viene liberata dopo aver tracciato il primo grafico e dopo aver tracciato il secondo. Quindi a maggior ragione è ininfluente il numero di diagrammi nel documento. Per quanto riguarda la complessità delle operazioni per aumentare la memoria, l’ho fatto io che non sono uno “smanettone” su Windows, quindi sono sicuro che qualunque tesista tecnico/scientifico lo sappia fare.

                                  Per quanto riguarda l’Arte neanche io ho le idee ben precise su TikZ. Secondo me lo scopo della citazione dovrebbe essere incuriosire il lettore e informarlo sull’esistenza di un pacchetto per il grafico vettoriale. Un capitolo è troppo, ma un paragrafo glielo dedicherei, probabilmente mostrando anche il codice di un esempio elementare per illustrare con che tipo di linguaggio di programmazione si avrà a che fare, altrimenti dire semplicemente che è complicato sortisce l’effetto opposto. Sai che in pgfplots puoi usare anche i comandi di TikZ? In questo modo, per esempio, puoi sovrapporre delle annotazioni di testo in un punto assegnato o tracciare delle frecce. Basta conoscere i comandi [tt]\draw[/tt] e [tt]node[/tt] o al massimo [tt]coordinate[/tt].

                                  P.S.: ho risposto anche alla prima domanda nel mio intervento precedente.
                                  P.S.: Le affermazioni contenute nelle frasi barrate non sono corrette.

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