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AutoreRisposte
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lolamai” post=85342Funziona! Grazie mille!
Scusa se ne approfitto, ma sapresti indicarmi qualche testo
che spieghi come funziona la gestione di caratteri?Argomento sterminato.
Potresti partire dall’eccellente guida di Claudio Beccari.Ad esempio in questo caso cosa non andava?
Lilypond può utilizzare altri caratteri solo se riconosciuti dal sistema.
E come faccio a sapere come si chiamano i caratteri
che ho a disposizione sul mio PC?Ad esempio, se sono font .otf potresti usare otfinfo.
E infine, con LaTeX c’è il comando \fontfamily{…} che prende
come argomento un codice che spesso è molto diverso dal
nome dei font, come viene assegnato questo codice, e io
dove mi trovo le corrispondenze?V. la guida di Beccari
In ogni caso, cerca di essere più preciso/a quando rimandi alla gestione dei font, ovvero se ti riferisci ad Ubuntu, a TeX & friends, a Lilypond.
Claudio
PS: comunque non sono mai ironico, al massimo spiritoso o umoristico, nell’accezione di Schopenhauer.
Dunque, se ti va ci proviamo. Che ne dici, Liverpool? 😉
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In Ubuntu…Nella Home digitare Ctrl+h (così si visualizzano i file nascosti).
Qualora non fosse già presente, creare una cartella denominata “.fonts” (con il punto davanti!)
Posizionarvi all’interno la collezione di caratteri, in questo caso Minion Pro…
Aggiornare la cache. Da terminale “sudo fc-cache -f -v”.
Riprovare con Lilypond.Claudio
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Per cambiare il font di default di Lilypond dovresti aggiungere questo, sempre che il carattere sia allocato tra i font di sistema…`
\paper {
#(set-paper-size “a4”)
myStaffSize = #16
#(define fonts
(make-pango-font-tree “Minion Pro”
“”
“”
(/ myStaffSize 16)))
}
`Ma alla fine la musica appartiene agli angeli oppure al demonio, come si chiedeva qualche anno fa Vittorio Mathieu? [Chissà poi perché ho avuto il coraggio di leggere un suo libro]
👿
ClaudioPS: mi domando inoltre, per quale motivo nessuno chiede come realizzare con Lilypond qualcosa come Refrain di Stockhausen o La passion selon Sade di Bussotti? Bah…
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Mi spiace che tu abbia fatto un uso esclusivo della Mela.
Ti consiglio una maggiore flessibilità e larghezza di vedute…Di recente ho utilizzato con profitto pandoc, per un progetto che prevedeva ad un tempo una coppia di file: un .pdf destinato alla stampa, realizzato con LaTeX, ed un .epub (dialetto di XML), per la fruizione su ebook reader.
Al fine di ottenere risultati più soddisfacenti, è necessario correggere quanto prodotto da pandoc, alla luce degli standard IDPF, seguendo un gusto prettamente personale.Spiacente ma il supporto cartaceo non morirà.
Oggi molti ascoltano musica in formato digitale attraverso svariati dispositivi multimediali. Nulla di paragonabile all’ascolto dal vivo di un concerto sinfonico.
Ci sono in fondo due tipi di editoria: quella che mira al profitto e quella che ha rispetto del lettore.
Decidi tu a quale mondo vuoi appartenere.Claudio
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Condivido tutto quanto asserito da Tommaso, con una precisazione sugli editor.Direi che Frescobaldi offre molte opportunità e semplificazioni, anche se generalmente uso jEdit con estensione. Quest’ultimo consente un’interazione con la tastiera MIDI molto simile a quella di Sibelius, probabilmente incontrando il favore dei musicisti che hanno fretta e poca pazienza nell’apprenderne le sfumature del codice (proprio per questo non ho inserito Emacs nel gruppo, anche se è in grado di fare esattamente la stessa cosa).
Per quel che concerne Lilypond in sé, non conosco altri programmi in grado di generare partiture in modo così sofisticato (tralascio MusicTeX perché ha una sintassi molto più complicata) e di riprodurre repertori che vanno dalla musica antica alla contemporanea. È anche possibile sostituire i font musicali, così come quelli del testo, per adattare la resa alle proprie esigenze.
Il lato “integrazione con TeX” non è immediato e devo ammettere di essermi parecchio complicato la vita pure io.
Un saluto a tutti
Claudio
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Se ho capito bene il tuo problema, potresti risolverlo ritoccando il font con il solito FontForge.In Elemento / Informazione Font posizionarsi su Lookups.
Individuare ‘salt’ Alternative stilistiche lookup 21 subtable ed aprirlo (Edit Data).Qui troverai le modifiche che vengono effettuate quando si impostano le alternative ai glifi.
Elimina la prima voce (beta -> uni03D0).Potresti altrimenti scegliere un altro carattere sostitutivo ed adattare la tabella a tuo piacimento.
Esporta il font corretto (in .otf, naturalmente), magari con un altro nome.
Dovrebbe funzionare…
Claudio
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Probabilmente hai ragione per il politonico. Si tratta di una mia svista…Ed è del resto molto caro per poi doverlo ritoccare con FontForge. Non merita.
Cerca di convincere l’editore a non rispettare la corporate identity.
Oppure, siccome sono fiducioso della bontà della tua opera, considera anche l’idea di cambiare editore… 🙂Claudio (il giovane?)
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Concordo con tutto quanto affermato da Old Claudio.Ribadisco comunque quanto detto, forse in modo poco chiaro, tanto da generare un qui pro quo.
L’editore vuole ITC New Baskerville con greco.
Non credo che la soluzione migliore sia ITC New Baskerville (romano) + Linux Libertine O (greco).
Difatti avevo proposto una prospettiva commerciale, visto che non sono a mia conoscenza altre opportunità.Se l’editore si adegua a Linux Libertine, questa mi sembra un’ottima scelta.
Proprio in questi giorni discutevo in privato della grande somiglianza tra Computer Modern e Baskerville. Ho provato ad apportare qualche ritocco e MetaFont restituisce risultati promettenti.
Purtroppo attualmente sto effettuando un lavoro analogo, ma basato sul Bodoni, ed intendo terminare quello. Tutto pane per MFlua…Per inciso, anche a me non piace il GFS Baskerville… 🙂
Claudio
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Malgrado le ottime soluzioni che ti sono state presentate, riguardo alle dimensioni del carattere, ti sconsiglio vivamente di usare il Linux Libertine (che per altro è uno splendido font).Le ragioni sono di ordine estetico.
Il Baskerville possiede notoriamente un asse verticale, mentre quello del Libertine è obliquo.
Nessun tipografo competente si lancerebbe in questo pastiche di dubbio gusto.A te la scelta.
Claudio
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Una soluzione economica… Potresti lavorare con FontForge.Aprire il GFS Baskerville e riconfigurare i parametri essenziali per farlo combaciare con l’ITC New Baskerville.
Vai in Elemento / Informazioni sul font / Generale
Quindi modificare i valori di ascendente come 682 e discendente come 318.Continua in Modifica / Seleziona / Seleziona tutto
(Tutti i glifi diventano gialli…)In Elemento / Style / Oblique
Impostare il valore 10 (positivo).Prosegui con Elemento / Style / Condense-Extend
Configurare Scale by… (sia Counters che Side Bearings) con il valore 106.Esportare l’alfabeto come OTF
Ci sarebbero ancora molti particolari, ma forse per l’editore spilorcio questo può bastare.
Dalle mie parti si dice: “Piuttosto che niente, meglio piuttosto…”Claudio
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Purtroppo il progetto Open Baskerville è ancora troppo acerbo, e poi deriva dai modelli di Joseph Fry.Se puoi acquistare alfabeti commerciali, ti consiglierei una versione a mio avviso eccellente…
http://www.stormtype.com/family-baskerville-original-pro.html
Claudio
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Potresti usare il pacchetto Lettrine, consultandone la relativa documentazione.Per l’uso direi all’inizio di una parte o, al massimo, di un capitolo.
Da escludersi per opere di natura scientifica, poiché si tratta di un vezzo grafico che deriva da una tradizione medievale.
La sua funzione è quella di evidenziare e rendere spettacolare l’entrata, appunto, di una nuova parte dello scritto.Claudio
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