pierfranco

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  • in risposta a: BiBLaTeX per l’italiano: traduzione dei campi #40650
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    Qualche considerazione a ruota libera.
    a) Il mio articolo su biblatex, rivolto agli utenti che già conoscono BibTeX, risponde già, anche se in piccolissima parte, a queste esigenze (tolto il punto 2).

    Caro Lorenzo, stiamo parlando di cose diverse.
    Io parlo dell’utilità/interesse di descrivere l’intera cassetta degli attrezzi di lavoro di chi scrive nell’ambito della ricerca e ha bisogno di strumenti adeguati e di alto livello per fare citazioni. I tuoi contributi questo non lo fanno, quindi non rispondono, naturalmente senza alcun demerito, a questa esigenza. Credo che se pensi al reale, intero flusso di lavoro, dalla ricerca e l’archiviazione dei dati alla loro integrazione nel testo fino alla bibliografia finale lo riconoscerai. 😉

    Inoltre parlo dell’utilità di adottare uno stile didascalico. Davvero non si può fare una Idiots guide, una guide for dummies su questi argomenti? È fatica sprecata oppure è una opportunità persa? Varrebbe la pena capirlo meglio.

    Il tuo articolo su biblatex è ovviamente specialistico e utile. Ma proprio per questo non esclude un manuale che arriva per gradi a dire più o meno quelle stesse cose, adottando però un taglio più didascalico e accompagnandole con altri elementi.

    Tutto dipende dal pubblico a cui ci si vuole rivolgere e dall’intento che ci si propone. Quindi l’argomento di riflessione che propongo è questo: se voglio promuovere tra neofiti l’uso di uno strumento, non è meglio se gli illustro tutto il flusso di lavoro e lo accompagno per gradi? Un articolo su biblatex descrive solo una parte dell’intero flusso di lavoro. Questo è il pregio/difetto dei tanti articoli su LaTeX. Sono molto specifici e questo è utile per chi già sa perché si concentrano su un aspetto particolare. Ma proprio per questo non rispondono all’esigenza di chi cerca testi con una prospettiva integrale che illustri l’intero flusso di lavoro e gli strumenti che questo richiede. Per i neofiti (ma in realtà non solo loro) è questa la cosa che conta. Neppure i manuali generali su latex sono la risposta a quello che dico perché anche loro si concentrano quasi al 99% sul codice e dedicano troppo poco spazio a parlare per es. degli editor e nessuno spazio a parlare del ersto del parco software che serve. Chiaro che magari non sempre uno può avere il tempo di concentrarsi su tante cose. Ma questo non significa che avere l’opportunità di incastonare un discorso specialistico in un quadro più ampio non sia utile e anzi non potrebbe finire per valorizzare la parte specialistica dandole il giusto peso all’interno di un discorso più generale.
    Mi rendo conto che questo discorso può apparire OT o perlomeno fonte di equivoci perché propone di ribaltare la prospettiva corrente diffusa nel mondo dei testi sul LaTeX che sono quasi interamente concentrati sul codice. Ma mi chiedo: davvero non è interessante parlare di latex per una volta all’interno di un manuale dedicato a svelare/raccomandare l’intera cassetta di lavoro? È consentito parlare di latex solo se ci si limita a parlare di codice? Personalmente la trovo una prospettiva piuttosto rigida.

    h) Un manuale che volesse affrontare tutti i principali problemi legati alla gestione della bibliografia (con particolare riguardo alle pubblicazioni italiani) sarebbe assai utile, ma molto impegnativo da scrivere (e forse anche da leggere).

    Infatti non sembra esistere in Italia un manuale che parli di bibliografie e di software. Forse è perché bisognerebbe scriverlo a più mani.

    pierfranco

    in risposta a: BiBLaTeX per l’italiano: traduzione dei campi #40647
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    Ciao,

    Per il tuo Manuale, avanzo una osservazione: stiamo comunque parlando della comunità studentesca scientifica. Per gli studenti umanisti, tale manuale potrebbe essere puro arabo.

    No: il manuale a cui penso io non sarebbe puro arabo per gli umanisti. Ci si riuscirebbe facendo attenzione allo stile, usando esempi visivi e con la struttura del discorso. Io propongo un manuale a strati: come una cipolla. I primi due strati sarebbero interessanti per tutti, perché dedicati a questione teoriche sui modelli/stili di bibliografie.
    Il terzo strato parlerebbe di software per la gestione di bibliografie, come Zotero. Quindi saremmo ancora a un livello che interessa tutti e che riguarda non più il piano teorico ma il piano pratico: da dove inizia il flusso di lavoro di gestione dei dati bibliografici: recupero da sistemi online e archiviazione.
    Solo il 4° e 5° strato sarebbero più tecnico-specialistici trattando di come si usano i dati bibliografici archiviati nel nostro database e si integrano nel testo che scriviamo. A questo punto, invece di parlare delle altre due soluzioni più diffuse, cioè EndNote, oppure RefWorks, e i loro rispettivo plugin per MS Word, l’originalità del manuale consisterebbe nel fatto di affrontare questi argomenti parlando di LaTeX e BibLateX (e certo in mezzo ci starebbe bene anche LyX: 😉 ). In questo modo queste parti conterrebbero un messaggio che promuoverebbe l’uso di questi strumenti.

    Adottando questo taglio, le parti 4 e 5 conterrebbero un discorso molto specifico e in questo senso si allontanerebbero dall’impostazione iniziale di livello generale che se fosse seguita anche in questa parti richiederebbe di mantenersi sulle generali predendo per es. in considerazione anche software come EndNote e RefWorks. La scelta specifica potrebbe essere motivata in base alla decisione preventiva di voler raccomandare l’uso di strumenti open source di alto profilo, raccomandando quindi l’uso di una suite operativa basata su: Zotero+BibDesk/JabRef+LaTeX+BibLaTeX. Se la dimostrazione della superiorità di LaTeX su MS Word non è un problema, non lo è neppure la dimostrazione della superiorità di Zotero su EndNote. Entrambi, MS Word e EndNote, sono basati su formati proprietari e hanno costi elevati. Inoltre EndNote non è affatto bravo come Zotero a usare la tecnica dell’html scraping e COINS per catturare dati bibliografici dalle pagine web tramite il browser Firefox importandoli correttamenete nel proprio database insieme ai relativi file html e/o PDF. Il web è il canale che usiamo più frequentemente per fare ricerche in banche dati e cataloghi, mentre l’inserimento manuale di dati nel database bibliografico è ormai un’attività ridotta. Per questo Zotero è superiore a EndNote ed esporta più facilmente in formato bibtex.

    Quindi, sostanzialmente la penso come te, cioè prevedo la necessità di rivolgersi a un pubblico differenziato e credo anzi che un manuale che partisse dalle istruzioni su citazioni/bibliografia e quindi passasse a illustrare i vantaggi di LaTeX+BibLaTeX sarebbe uno dei mezzi forse più adatti per propagare l’uso di LaTeX, anche tra umanisti 😀

    pierfranco

    in risposta a: BiBLaTeX per l’italiano: traduzione dei campi #40644
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    Ciao,

    leggendo i contributi di Ivan, Lorenzo e Piero penso che alla fine sono d’accordo con tutti, perché esprimono esigenze diverse che stanno su piani distinti.
    Secondo me le varie posizioni espresse sottolineano diversi aspetti del problema generale di fondo, cioè che nel campo della redazione delle bibliografie non si è mai arrivati alla definizione di veri standard internazionali, come è invece avvenuto nel caso della redazione dei record catalografici, a partire dai Principi di Parigi (1961) in poi. Nel campo delle bibliografie, le norme ISO o UNI non sono realmente decollate. Invece, negli anni ’60-’70 la comunità professionale dei bibliotecari catalogatori ha partecipato compatta ai convegni e successive azioni che hanno portato alla redazione di standard catalografici internazionali, realmente applicati. Questo non è successo per le bibliografie e i motivi sono abbastanza chiari. Proprio il confronto con il caso della nascita degli standards catalografici internazionali serve, perché è un esempio molto vicino, a capire che cosa non è finora successo e forse non potrà mai succedere nel caso delle bibliografie, per cui conviene rifletterci sopra. La comunità dei catalogatori fa riferimento a una sola associazione professionale internazionale: l’IFLA, responsabile anche della redazione di standard internazionali, della loro revisione ecc.. Invece le bibliografie le fanno gli autori, che sono distinti in tante comunità professionali. Di qui l’inevitabile moltiplicazione degli stili perché le comunità sono distinte dall’ovvia natura specifica degli ambiti di studio e dei metodi applicati. Inoltre la professione dei bibliotecari è basata non solo sul possesso e la condivisione di regole tecniche ma anche, e per alcuni soprattutto, sulla condivisione di valori ideologici che comprendono tra l’altro anche la cooperazione basata sullo scambio di records bibliografici. Invece la comunità scientifica dei ricercatori è sì internazionale: ma servendosi degli editori deve sempre fare i conti con un quadro operativo non aperto. La professione degli editori è regolata dai meccanismi dell’iniziativa privata: quindi è anche sottoposta alle leggi della concorrenza e non prevede cooperazione.
    Risultato: non esistono né veri standard nazionali, né tantomeno internazionali. Invece esistono:
    1) per la gestione dei riferimenti bibliografici nel testo due “stili” generali: a) riferimenti nel testo (del tipo autore-anno; oppure del tipo numero o sigla alfanumerica) e b) riferimenti fuori dal testo perché messi in nota
    2) per la gestione delle bibliografie molti “stili” specifici definiti in genere da editori di libri e testate scientifiche.

    La scelta dello “stile” usato per la gestione dei riferimenti bibliografici nel testo, in genere segue le tradizioni sviluppatesi nei vari campi disciplinari. Invece lo stile delle bibliografie è definito da chi pubblica.

    Per cui mi trovo d’accordo con Lorenzo quando ricorda che un autore ricercatore non può mai usare lo stile che vuole, ma sia per abitudine, sia per costrizione si uniforma allo stile dell’editore di libri/periodici con cui pubblica, per cui non si pone problemi.
    Per questo una definizione razionalistica/prescrittiva di quale stile sia meglio rischia di rimanere una discussione teorica. Non dico che sia una discussione inutile: ha senso dal punto di vista di una riflessione/esplcitazione delle distinte esigenze delle discipline (giusto quindi quello che scrive Piero sull’adeguatezza dell’uso delle note per i testi umanistici) e può avere un senso anche sul piano personale di una riflessione/giustificazione delle proprie preferenze, ma tutto questo rimane in astrattato perché non può avere conseguenze sul piano pratico della concreta pubblicazione perché a quel punto l’autore non ha più facoltà di scelta. Prendiamo per es. i libri italiani di editori come Einaudi, Bollati Boringhieri o Il Saggiatore: nel caso delle citazioni da articoli, tutti usano mettere il titolo dell’articolo in corsivo, mentre il titolo del periodico è tra virgolette. Che è esattamente il contrario di quello che prevede il Chicago Manual of Style e di quello che effettivamente si vede nei libri/articoli pubblicati da editori in USA e Inghilterra. Ora è chiaro che se un ricercatore italiano pubblica in Italia si adegua, se pubblica all’estero idem, qualsiasi siano le sue preferenze. Sotto questo profilo stabilire delle regole prescrittive è sia impossibile (=senza conseguenze pratiche), sia privo di interesse per il ricercatore che pubblica.

    Però allo stesso tempo anche il punto di vista di Ivan è giusto: effettivamente la presenza nella cultura angloamericana di manuali come il Chicago Manual of Style è stata importante per ispirare editori e università nell’uso di regole definite che alla fine sono piuttosto omogenee e non basate sulla improvvisazione.
    Il secondo uso più importante del Chicago Manual of Style è consistito nell’ispirare agli atenei angloamericani nella redazione di istruzioni precise da fornire agli studenti al momento della preparazione della tesi. Sotto questo profilo anche il Turabian Manual dedicato espressamente agli studenti, è stato importante. Inoltre nelle università angloamericane si crea prima del momento di scrivere la tesi la sensibilità adatta insegnando l’importanza di citare sia per dimostrare su che fonti (primarie o secondarie) si basa il proprio ragionamento, sia per riconoscere la paternità intellettuale e non infrangere la normativa sul diritto d’autore. Ma questo tipo di insegnamento, che in USA/Inghilterra è ricompreso insieme ad altre cose in quella che si chiama Information literacy, nelle università italiane è molto poco diffuso. Direi quindi che in Italia ci sarebbe innanzitutto da lavorare per far capire l’importanza della citazione e di qui l’importanza di come trattarla.

    A questo punto farei una lista di quello che manca oggi in Italia che va oltre al discorso sul manuale ideale:
    1) le Università (credo tutte, almeno per quanto mi risulta) non redigono istruzioni generali per la redazione delle tesi. Al massimo esistono regolette iimpartite dai singoli docenti (il che è una riconferma anche da questo punto di vista dello stato un po’ anarchico e un po’ fai da te delle università italiane, dove tutto viene deciso/imposto dal singolo docente, rispetto a quelle angloamericane: neppure in campo scientifico siamo sempre in grado di capire il rispetto di regole generali).
    2) le Università non insegnano che cos’è la citazione e perché è importante impartendo agli studenti corsi generali dove si insegnano a tutti le stesse cose (conseguenza dell’assenza del punto 1)
    3) non esiste un manuale generale come il Chicago Manual of Style che faccia da base per le istruzioni specifiche definite da editori e università e neppure un manuale come il Turabian Manual espressamente dedicato alla gestione delle bibliografie per le tesi;
    4) più vicino ai Topic del forum: a causa dei problemi da 1 a 3 gli studenti (e gli autori) sono poco inclini a capire l’enorme importanza della gestione dei riferimenti bibliografici e dello stile bibliografico tramite software appositi e pacchetti come LaTeX, e questo perlomeno al di fuori del ristretto ambito delle discipline legate alla matematica; ma neppure esistono istruzioni più generali: per es. non credo che in Italia nessun opuscoletto insegni la grande utilità dell’uso di Zotero in primis per crearsi un proprio database di riferimenti. È vero che alcune università hanno acquistato RefWorks: ma Zotero è gratuito e comunque diverso (e a mio parere molto più efficace sotto tanti profili).
    5) in italiano non esistono al momento una serie di istruzioni semplici per personalizzare biblatex, almeno per imparare a effettuare le modifiche di base (tipo: come si fa a togliere la preposizione in:, come avere in corsivo anche i titoli degli articoli ecc.). L’unico esempio che conosco di una pubblicazione dedicata alla personalizzazione di biblatex è l’articolo (in tedesco) “Bibliographien erstellen mit biblatex (part 2)” di Dominik Waßenhoven del 2008, raggiungibile da qui: http://biblatex.dominik-wassenhoven.de/download/DTK-4_2008-biblatex-Teil2.pdf

    Io quindi direi che quello che sarebbe più utile sarebbe cominciare per gradi. Per es. da un manuale che non sia tutto basato sulla definizione di una norma, ma piuttosto sia composto da varie parti:
    1. sugli stili di citazione (al plurale) che faccia capire che cosa sono, perché sono tanti, in che ambiti disciplinari sono diffusi e quali sono i vantaggi/svantaggi che hanno i due stili fondamentali per la gestione dei riferimenti bibliografici: nel testo e fuori dal testo. Far riflettere gli dtudenti (i ricercatori di domani) sulle diverse consuetudini sviluppate nelle disciplòine screntifiche mi pare molto importante perché la ricerca e la comunicazione scientifica sono anche attività sociali.
    2. dopo l’excursus sugli stili si possono anche fornire alcune raccomandazioni su soluzioni che appaiono più logiche, o che sono più diffuse (in una certa disciplina), o che consentono di aggiungere utili elementi (come per es. le note previste dagli stili di Ivan)
    3. i software: dare indicazioni sui software come Zotero con cui crearsi il database dei riferimenti bibliografici.
    4. il testo: dimostrare l’utilità del LaTeX e quindi di biblatex per gestire facilmente la gestione dei riferimenti in un testo. Questa quarta parte potrebbe essere:
    4.1: una specie di apologia/dimostrazione dei vantaggi di LaTeX per la gestione delle bibliografie, sulla falsariga di quello che ha fatto Dario Taraborelli con il suo The Beauty of LaTeX dedicato ai font: http://nitens.org/taraborelli/latex
    4.2: una dimostrazione dei vantaggi specifici di biblatex
    5. Appendice: istruzioni generali sulle personalizzazioni più semplici degli stili di default forniti con il pacchetto biblatex.

    Però per scrivere un manuale bisogna anche capire a chi è diretto: secondo me il ricercatore non ne ha bisogno perché deve uniformarsi allo stile dell’editore; invece ne ha bisogno lo studente universitario perché non esistono regole di Ateneo e perché deve capire l’importanza di tutto il discorso, che va oltre la questione degli stili e riguarda anche le differenze tra le singole comunità scientifiche.
    Questa è una proposta diversa da quella iniziale di Ivan. Meno ambiziosa ma più specifica e che vorrebbe rispondere ad alcuni problemi immediati.
    Che ne dite?
    pierfranco

    in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37558
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    Anche se per voci di quel tipo si potrebbe usare @collection è bene porre rimedio.

    Ciao Ivan,

    ho riflettuto sul perché i miei records che causavano il problema con il tuo stile erano del tipo book e non del tipo collection: il fatto è che tutti i miei records bibtex sono il frutto di importazioni periodiche da Zotero, che rimane il mio primo e più importante tool per gestire le fonti bibliografiche dato che è insuperabile nella capacità di catturare i dati dal web, da banche dati e cataloghi, insieme a riproduzioni delle pagine web e ai PDF.
    Ora in Zotero non esiste il tipo record collection (cioè miscellanea di saggi) ma solo il tipo book. Pertanto, quando nei casi di volumi che raccolgono saggi scritti da vari autori e con uno o più curatori i records bibliografici vengono esportati da Zotero in BibDesk, anche con un semplice drag and drop, continuano a mantenere come tipo record book.
    Non mi sono mai preoccupato di correggere questi casi uno a uno (e d’altronde sarebbe oneroso), nonostante le convenzioni specifiche del formato bibtex prevedano l’uso del tipo collection, perché condivido l’opinione di chi pensa che i sistemi per la gestione di bibliografie devono prevedere tipi di record diversi solo quando ciò è richiesto dallo stile bibliografico, altrimenti sono distinzioni superflue.
    Il tipo record collection di bibtex in effetti mi sembra, almeno per i casi che ho gestito finora, del tutto sovrapponibile al tipo book e quindi mi pare inessenziale mantenere questo tipo specifico di record.
    Il problema che ho segnalato quindi in effetti non è solo relativo al tuo stile ma rientra in un problema di ordine superiore: la compatibilità del formato record bibtex con altri formati bibliografici (per es. RIS, Zotero, ecc.) molto usati: nel passaggio da un formato all’altro possono scaturire problemi.
    Però se riesci a risolvere questo specifico problema senz’altro sarà più comodo perché ci si risparmierà una revisione dei record bibtex.
    Ciao
    pierfranco

    in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37556
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    Ciao Ivan,

    ho scoperto la causa del problema che ho segnalato poco fa:

    vorrei segnalare […] con un mio file .bib viene fuori un difetto nella bibliografia finale: nei casi dove c’è un curatore (quindi un record con il campo Editor), tra l’espressione (a cura di) e il titolo che segue manca del tutto uno spazio di separazione (se si usa la ligua inglese il difetto è identico).

    facendo un confronto tra i records bibtex che tu inserisci nel tuo file di prova e i miei, ho visto che nei casi di curatore (e in assenza di autore) lo stile si comporta diversamente a seconda del tipo di record: con i record book capita il problema che ho segnalato; con i record del tipo collection invece non capita.
    La verifica l’ho fatta introducendo le tuo file questi due record, di cui il secondo è una variante del primo, fatta su imitazione dei tuoi:

    `
    @book{2004Evidence-based-1,
    Address = {London},
    Date-Added = {2008-11-23 10:30:43 +0100},
    Date-Modified = {2009-11-22 22:45:18 +0100},
    Editor = {Booth, Andrew and Brice, Anne},
    Isbn = {978-1-85604-471-4},
    Publisher = {Facet},
    Title = {Evidence-based Practice for Information Professionals-1},
    Year = {2004}}

    @collection{2004Evidence-based-2,
    Address = {London},
    Date-Added = {2008-11-23 10:30:43 +0100},
    Date-Modified = {2009-11-22 22:45:18 +0100},
    Editor = {Dooth, Andrew and Brice, Anne},
    Isbn = {978-1-85604-471-4},
    Publisher = {Facet},
    Title = {Evidence-based Practice for Information Professionals-2},
    Year = {2004}}

    `

    Non so se questa scoperta può esserti utile oppure no: cioè se l’effetto è giusto oppure se designa un’anomalia. Se si usa uno stile bibtex non esiste un comportamento diverso nei due casi, cioè nei casi in quei tipi di record siano della categoria book o della categoria collection. Quindi mi verrebbe da concludere che è un problema, oppure al limite è una cosa da tenere presente se si usa il tuo stile perché la differenza nel tipo di record provoca un comportamento errato nello stile bibliografico.
    Buon Natale
    ciao
    pierfranco

    in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37555
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    È disponibile la nuova versione degli stili philosophy.

    Ciao Ivan,

    vorrei segnalare un effetto strano: il tuo file di prova nella cartella insieme agli stili funziona bene.
    Ma se uso quegli stili (e a dire il vero anche le versioni precedenti) con un mio file .bib viene fuori un difetto nella bibliografia finale: nei casi dove c’è un curatore (quindi un record con il campo Editor), tra l’espressione (a cura di) e il titolo che segue manca del tutto uno spazio di separazione (se si usa la ligua inglese il difetto è identico).
    Come ho detto, nel tuo file di test, questo difetto non succede. Se inserisco dei miei records con l’editor nel tuo file .bib di prova il problema ritorna.

    Inserisco qui di seguito alcuni miei record dal file .bib Potresti fare una prova tu e dirmi qualcosa? Grazie mille:

    `
    @book{2004Evidence-based,
    Address = {London},
    Date-Added = {2008-11-23 10:30:43 +0100},
    Date-Modified = {2009-11-22 22:45:18 +0100},
    Editor = {Booth, Andrew and Brice, Anne},
    Isbn = {978-1-85604-471-4},
    Publisher = {Facet},
    Title = {Evidence-based Practice for Information Professionals},
    Year = {2004}}

    @book{1997Social,
    Address = {Mahwah (NJ)},
    Booktitle = {Social Science, Technical Systems, and Cooperative Work: Beyond the Great Divide},
    Date-Added = {2008-09-12 17:11:53 +0200},
    Date-Modified = {2009-11-22 22:45:18 +0100},
    Editor = {Bowker, Geoffrey C. and Star, Susan Leigh and Turner, William and Gasser, Les},
    Publisher = {Lawrence Erlbaum Associates},
    Title = {Social Science, Technical Systems, and Cooperative Work: Beyond the Great Divide},
    Year = {1997}}

    @book{Federated2007,
    Date-Added = {2008-08-09 22:16:00 +0200},
    Date-Modified = {2009-11-23 19:46:23 +0100},
    Editor = {Cox, Christopher N.},
    Ep = {484},
    Id = {4376},
    Isbn = {978-0-7890-3660-5},
    Keywords = {metasearch},
    Note = {Published simultaneously as \emph{Internet Reference Services Quarterly}, Volume 12, Nos. 1/2 and 3/4, special issues on federated search.},
    Publisher = {The Haworth Press},
    Second_Url = {http://www.haworthpress.com/store/product.asp?sid=P7MVQF1DGQML8KN4384DHUL98PBCE9L7&sku=6057},
    Title = {Federated Search: Solution or Setback for Online Library Services},
    Ty = {BOOK},
    Year = {2007}}

    @book{2005Portals,
    Booktitle = {Portals and Libraries},
    Date-Added = {2008-10-03 17:53:59 +0200},
    Date-Modified = {2009-11-22 22:45:18 +0100},
    Editor = {Michalak, Sarah C.},
    Ep = {228},
    Id = {5468},
    Isbn = {0789029324},
    Note = {Published Simultaneously as the Journal of Library Administration, vol. 43, 1/2 2005},
    Publisher = {Routledge},
    Title = {Portals and Libraries},
    Ty = {BOOK},
    Year = {2005}}

    @book{2005Libraries,
    Address = {Binghamton (NY)},
    Booktitle = {Libraries and Google},
    Date-Added = {2008-09-05 11:23:45 +0200},
    Date-Modified = {2009-11-22 22:45:18 +0100},
    Editor = {Miller, William and Pellen, Rita M.},
    Ep = {240},
    Id = {13163},
    Isbn = {0789031256},
    Note = {(Previously published as Internet Reference Services Quarterly, vol. 10 (2005), n. 3/4)},
    Publisher = {Haworth Information Press},
    Title = {Libraries and Google},
    Ty = {BOOK},
    Year = {2005},
    Annote = {Previously published as Internet Reference Services Quarterly, vol. 10 (2005), n. 3/4.}}

    `

    pierfranco

    in risposta a: biblatex, msb, ClassicTesis e testatina in minuscolo #40244
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    occorre una versione migliore di arsclassicabiblatex.sty:
    `\ProvidesPackage{arsclassicabiblatex.sty}

    Il pacchetto andrà chiamato con
    [code]\usepackage[italian]{arsclassicabiblatex}`
    e la chiamata di biblatex deve venire dopo.

    Ho provato a compilare il file di prova seguendo fedelmente le istruzioni e correggendo in base ai ripensamenti.
    Con la mia installazione di TeXLive2007 funziona tutto anche le testatine (ho provato con un file bib lungo e vengono stampate corrette, in maiuscoletto spazieggiato, sia in pagine pari che dispari).
    Grazie per le indicazioni
    pierfranco

    in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37545
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    Però, attenzione! Qualcosa mi dice che questo trucco e quello del precedente precendere post per rendere cliccabili i nomi non mi convincono, sebbene funzionino. Forse c’è un modo più pulito e magari più semplice per fare ciò, ma non lo conosco. Come sapete ci sono molte soluzioni per ogni problema; alcune funzionano e basta, altre funzionano ma potrebbero creare problemi (più o meno (im)prevedibili), quelle migliori funzionano e ci assicurano che non creeranno problemi. Sono le soluzioni “eleganti”. È queste ultime che bisognerebbe sempre ricercare. Ho cercato di farlo quando ho potuto; in questi ultimi casi, purtroppo, non ne sono sicuro.
    Ivan

    A mio avviso la soluzione più corretta dovrebbe essere anche responsabilità di Lehman trovarla. Magari sarebbe utile fargli capire che la sua scelta di rendere cliccabile solo l’anno non ha molto senso. Oppure sarei curioso di sentire come la giustifica.
    pierfranco

    in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37541
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    Ho fatto dei tentativi per risolvere questo singolare problema. Il codice seguente (inserito nel preambolo) dovrebbe bastare:

    Ottimo! Provato e funziona. Grazie mille Ivan.
    Ma perché Lehman non lo ha fatto così? Boh. Comunque un’altra delle moltissime dimostrazioni che c’è sempre chi può migliorare le cose, o comunque modificarle per adattarle ad altre preferenze. Potenza del codice aperto.

    A proposito: per riagganciarmi a un altro messaggio inviato oggi: anche questa modifica io l’ho testata adesso con LyX.

    pierfranco

    in risposta a: “trasformare” bbx e cbx in stili bst (uso Lyx) #39807
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    Ciao a tutti,

    bella questa discussione su LyX: finalmente anche su una mailing list italiana si descrivono e ammettono i vantaggi di LyX.

    Ma prima di proseguire scrivo la soluzione per il problema di partenza di daricomp:
    il suo problema è che confonde le modalità con cui LyX gestisce gli stili bibliografici bibtex con le modalità che bisogna adottare quando si vuole usare biblatex in LyX. In LyX, per ora, il comando per la selezione dello stile bibliografico è ancora pensato per bibtex, non per biblatex. Per cui se si usa biblatex con LyX (e funziona benissimo) bisogna specificare lo stile bibliografico NON usando le finestre di selezione di LyX ma usando esattamente le stesse modalità che userebbero se si trattasse di un file LaTeX trattato con un editor tradizionale: cioè si inseriscono nel preamble le specifiche di stile. Le istruzioni generali per usare biblatex con LyX si trovano nel wiki di LyX alla pagina http://wiki.lyx.org/BibTeX/Biblatex
    In LyX nella finestra di selezione dello stile si seleziona plainnat: ma non è fondamentale, perché comunque quando si chiderà a LyX di produrre il file PDF LyX esporterà il suo file a LaTeX che userà le specifiche dello stile biblatex specificate nel preamble del file LyX.
    Per quanto riguarda nello specifico l’uso dello stile di Ivan garantisco che funziona benissimo con LyX, del resto come funzionano altri stili di biblatex.

    Sulla questione della superiorità/vantaggi di LyX si potrebbero dire moltissime cose. Né sono d’accordo con chi lo trova limitato: mi piace sperimentare e non ho mai avuto problemi nel far fare a LyX cose nuove: per es. a usarlo per biblatex. Non ha affatto limitazioni: semplicemente non si può pretendere che possa offfire comandi preconfezionati per tutte le infinite possibilità che danno i pacchetti di LaTeX. Le cose che non offre con i suoi comandi si fanno inserendo direttamente il codice LaTeX. Non c’è alcun problema. Basta quindi solo un poco di sforzo per imparare a fargli fare le cose non standard.
    Giustamente si è scritto che rende la lettura dei file molto più agevole. È vero che già AUCTeX ha aiutato in questo senso: ma rimane molto indietro comunque: per es. bisogna dare in continuazione il comando M-x TeX-fold-buffer per “nascondere” parte del codice (quindi neanche tutto il codice LaTeX come fa invece LyX). Avendo provato AUCTeX direi che per certi aspetti, LyX è una versione migliorata. Ma molte più cose si potrebbero aggiungere. Giusto per farsi un’idea invito solo a leggere che cosa bolle in pentola per la versione 2 di LyX (che ora è alla versione 1.6.5) a http://wiki.lyx.org/LyX/NewInLyX20#toc2: cose come un thesaurus multilingue, tanto per dire… È fantastico. È un altro mondo: imparagonabile ai tradizionali editor LaTeX, perché semplicemente è di più, molto di più. È uno strumento concepito sempre più per aiutare a 360° gradi chi scrive nel mondo accademico e della ricerca e ha bisogno di uno strumento specifico e non solo di un tool per il typesetting.

    pierfranco

    in risposta a: lyx – il pdf non stampa corsivi e maiuscoletti! #39819
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    oggi ho fatto il primo tentativo di stampare con Lyx. Allora ho esportato in pdf, ma… con i caratteri di default ogni parola in corsivo o maiuscoletto esce stampata in modo indescrivibile. Ho impostato degli altri caratteri, e adesso le parole in corsivo e maiuscoletto non le stampa affatto!

    Ciao,

    uso da molto tempo LyX per Mac, e non ho mai avuto problemi di questo genere, né problemi di altro genere che non dipendessero da miei errori con LaTeX e quindi non fossero risolvibili.
    Dato che sono abbonato alla mailing list di LyX, vedo che c’è molta attenzione da parte degli sviluppatori e che per eventuali problemi come quello che descrivi, che certo sarebbero gravi, indagano sulla cosa chiedendo anche un file di prova. Anche perché alcuni problemi di LyX sono legati alla versione, altri alla piattaforma ecc. Quindi risolverli richiede, in questi casi, competenze multiple, e non è come risolvere probeli legati solo a LaTeX.
    Quindi ti consiglio di iscriverti alla mailing list lyx-users@lists.lyx.org (le istruzioni si trovano qui http://www.lyx.org/MailingLists#toc4) e inviare un messaggio (in inglese) descrivendo con la maggiore precisione possibile (meglio di quanto tu abbia fatto qui) il problema cominciando con lo specificare quale versione di LyX usi, su quale piattaforma, se il problema è per te nuovo, ma usi LyX da tempo ecc.

    Spero di essere stato utile.

    pierfranco

    in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37539
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    Hai avuto risposta da parte di Lehman sul problema di rendere cliccabile, nelle citazioni, anche il nome e non solo l’anno?

    Sì: decisamente anch’io vorrei proprio vedere anche il nome autore cliccabile, come succede con l’uso di BiBTeX.
    Anche perché se si imposta l’uso del colore per i link, adesso nel file PDF letto dallo schermo del computer appare evidenziato (colorato) solo l’anno, il che non ha molto senso, anche dal punto di vista logico: il link serve per puntare ai dati bibliografici completi nella bibliografia e quindi non si capisce perché Lehman abbia deciso di rendere cliccabile solo un pezzo della “reference”, cioè l’anno della pubblicazione, invece che tutta la “reference” che nel suo insieme svolge la funzione di puntatore ai dati completi.

    pierfranco

    in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37487
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    Se devi fare dei cambiamenti non agire direttamente sui file .bbx. Puoi usare \DefineBibliographyStrings{} (NB. senza specificare la lingua) direttamente nel documento.

    Se produco un testo il inglese, aggiungendo nel documento:
    `\DefineBibliographyStrings{english}{typeeditor=(edited by)}
    `
    ottengo un output corretto.

    Grazie,

    inserendo le modifiche nel preamble con \DefineBibliographyStrings{english} ecc. come dici tu funziona tutto ok in qualsiasi caso.
    Suggerirei di aggiungere un paragrafo nella documentazione contenuta nel file biblatex-philosophy-doc che spiega come adattare il pacchetto a file scritti in altre lingue, specificando che per es. rispetto ai file di esempio bisogna fare le modifiche a queste 2 righe:
    `
    \usepackage[english]{babel}
    \usepackage[babel]{csquotes}
    `
    e per farne altre bisogna usare \DefineBibliographyStrings{english}
    pierfranco

    in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37485
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    ti devo dire che io non ottengo quegli errori. Mi sarebbe però molto utile sapere con che tipo di record bibliografico nasce il problema. Nella mia bibliografia di circa settanta titoli non ottengo l’errore al punto 1).
    Anche per quanto riguarda il punto 2), io ottengo sempre (a cura di) e non “cur.”.

    Ciao Ivan,

    per quanto riguarda il problema 1 da quello che mi è sembrato credo che l’errore di compilazione che ti ho segnalato capiti in quei casi in cui c’è una bibliografica che include anche record bibliografici che hanno solo il titolo e non l’autore: per es. nel caso di una pagina web senza autore.
    Ho provato a usare i tuoi file di esmepio su unaltro computer MAC, ho inserito nel file philosophy-examples.bib un record nuovo di tipo webpage con GUIT. Ho riscontrato che su quest’altro MAC il file viene compilato senza dare errori, ma il risultato nel PDF non è corerente perché viene così:

    GUIT: Gruppo Utilizzatori Italiani di TeX 2009 (edited by), http : / /
    http://www.guit.sssup.it/.

    Quindi l’anno non va capo nella sconda riga; la URL viene spezzata ecc. mentre per coerenza con gli altri records dovrebbe essere:

    GUIT: Gruppo Utilizzatori Italiani di TeX
    2009 (edited by), http : / / http://www.guit.sssup.it/.

    Per il problema n. 2 che ti ho segnalato: ho riprovato a scaricare la tua cartella su un altro computer con biblatex intatto (cioè senza miei contributi) ed in effetti tutto fila giusto come mi scrivi. Quindi ottengo l’espressione (a cura di) o (edited by) con spazio, titolo ecc.
    Non capisco quindi perché nel caso dell’altro computer succede quello che ti ho segnalato. Farò delle altre prove.

    pierfranco

    in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37481
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    Sto testando lo sitle philosophy-modern con diversi testi e ho riscontrato sinora 2 problemi:

    1) \usebibmacro{labeltitle}

    se usato per una bibliografia lunga, con diversi tipi di records bibliografici, l’uso dello stile philosophy-modern adesso mi dà errore per \usebibmacro{labeltitle}
    `
    ! Undefined control sequence.
    \abx@macro@labeltitle ->\iffieldundef
    {label}{\iffieldundef {shorttitle} {\p…
    l.168 \usebibmacro{labeltitle}
    %
    ?
    ! Emergency stop.
    \abx@macro@labeltitle ->\iffieldundef
    {label}{\iffieldundef {shorttitle} {\p…
    l.168 \usebibmacro{labeltitle}
    %
    End of file on the terminal!
    `

    2) typeeditor in DeclareBibStrings nel file philosophy-classic

    se usato con testi italiani nei casi di volumi con curatore l’effetto non è di avere (a cura di) come si legge nella sezione \DeclareBibStrings del file philosophy-classic, bensì cur. che è proprio ciò che si trova nella impostazione del file italian.lbx del pacchetto biblatex standard
    Se invece si usa philosophy-modern con testi inglesi, avendo cura di modificare la riga \DeclareBibStrings{italian% nel file philosophy-classic con il comando \DeclareBibStrings{english% e si fanno altri cambiamenti di seguito.
    ma l’effetto che ottengo è (edited by) appiccicato al titolo e senza spazio di separazione.

    pierfranco

    c’è qualcosa da correggere nel file .bbx?
    pierfranco

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