pierfranco

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  • in risposta a: Modelli di tesi pronti per l’uso #36666
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    A proposito di pacchetti pronti per preparare tesi di laurea/dottorato, che pare essere uno dei più diffusi usi di LaTeX, almeno stando alle richieste di aiuto che appaiono nelle liste di discussione, segnalo un’ottima versione per LyX dello stile ClassicThesis. È stata realizzata dal ricercatore australiano Nick Mariette e funziona molto bene. Mariette la presenta ricreando con LyX tutti i file dell’originale di Miede e in un capitolo apposito commenta il lavoro e le soluzioni. Il risultato realizzato con LyX è identico a quello realizzato con un texteditor puro per LaTeX, salvo microdifferenze, per es. nella distanza verticale tra gli items di una lista.
    La cartella con tutti i file si scarica dalla sua pagina web: http://www.soundsorange.net/resources/classic-thesis-for-lyx/

    Volendo, si può modificare il file .sty per inserire le variazioni allo stile introdotte da Lorenzo Pantieri e chiamate con il nome arsclassica. Non è difficile.

    Consiglio l’uso di questo pacchetto perché è forse il migliore, quanto a completezza, qualità dello stile ecc, per scrivere una tesi con LyX.
    pierfranco

    in risposta a: “L’arte di gestire una bibliografia con biblatex” #36427
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    Il primo documento mi sembra un articolo rivolto agli utenti finali, come quello che ho scritto io. Il secondo articolo, invece, tratta come personalizzare biblatex e potrebbe valere la pena di tradurlo: vediamo se c’è qualcuno che può esaudire la tua richiesta.

    Mi sembra che già che ci siamo varrebbe la pena per completezza far pubblicare in traduzione tutti e due visto che uno si chiama Parte 1 e l’altro Parte 2 (Teil 1; Teil 2).
    pierfranco

    in risposta a: “L’arte di gestire una bibliografia con biblatex” #36425
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    Tornando in tema, togliere quelle scritte “p/pp…” e sostituirle con “(Citato a pag…)” rientra in quegli aspetti di blanda personalizzazione di LaTeX che dicevo. Meglio ancora, sarebbe avere degli altri stili/schemi già pronti, migliori di quelli predefiniti (non è difficile). Aspettiamo fiduciosi.

    Giusto per ritornare direttamente al topic di questo thread, segnalo che Dominik Wassenhoven, uno storico tedesco esperto di LaTeX, ha scritto due articoli dedicati a biblatex e ai modi per personalizzarlo. Sono i 2 articoli apparsi nel 2008 su Die TeXnische Komödie, il periodico del Gruppo Tedesco di Utenti TeX (DANTE e.V.) accesibili gratuitamente qui http://biblatex.dominik-wassenhoven.de/download/DTK-2_2008-biblatex-Teil1.pdf e qui http://biblatex.dominik-wassenhoven.de/download/DTK-4_2008-biblatex-Teil2.pdf
    Pare che questa doppia publbicazione sia l’unica del genere, sinora, e che quindi non ci siano altre pubblicazioni dedicate all’argomento (o se ci sono allora deve essere molto diffiicle trovarle).
    Peccato che i due articoli siano in tedesco! Possibile che in Italia non ci sia un utilizzatore di LaTeX che sappia il tedesco in modo da tradurli e pubblicarli su Ars TeXnica, chiedendogli il permesso? Data la loro originalità, ne varrebbe la pena. Wassenhoven dice sul suo sito http://biblatex.dominik-wassenhoven.de/index.shtml?en di non essere in grado di offrire una traduzione inglese.
    È il limite di Die TeXnische Komödie putroppo: tutti gli articoli sono in tedesco. Eppure è proprio dagli articoli di periodici su LaTeX che si imparano cose molto specifiche quasi mai riprese dai manuali.
    pierfranco

    in risposta a: “L’arte di gestire una bibliografia con biblatex” #36423
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    Divido (idealmente!), gli utenti di LaTeX in due categorie:
    1. gli utenti finali (per esempio, i laureandi che devono scrivere la tesi), compresi i principianti di LaTeX.
    2. i programmatori.
    Il mio pubblico sono gli appartenenti alla prima categoria, non alla seconda.

    Gli appartenenti alla prima categoria è bene che ci vadano pianino con le personalizzazioni, il rischio di combinare guai è alto: è la filosofia di LaTeX, no?

    Quello che intendo dire io è che secondo me c’è un pubblico che sta a metà strada: quello che non si accontenta (per varie ragioni) delle impostazioni di default, in particolare di quelle proprie delle classi più tradizionali di LaTeX e vuole arrivare a fare qualche scelta personale approfittando soprattutto delle opzioni fornite da pacchetti aggiuntivi, ma difficilmente ha intenzione di programmare LaTeX e qundi non cerca quel tipo di istruzione per programmatori.
    Fortunatamente a questa aspettativa vengono incontro i tanti pacchetti che si sono aggiunti nel tempo e che sempre più spesso sono molto ricchi di opzioni che favoriscono le scelte personali.
    Quello che serve quindi è innanzitutto conoscere i pacchetti a disposizione: molto utile da questo punto di vista è The TeX Catalogue by Graham Williams soprattuto nella versione Topic Index by Jürgen Fen: http://www.tex.ac.uk/tex-archive/help/Catalogue/bytopic.html
    Per es. voglio personalizzare l’Indice delle materie? Allora cerco per argomento e clicco su Table of Contents: arrivo alla pagina http://www.tex.ac.uk/tex-archive/help/Catalogue/bytopic.html#toc che mi elenca tra gli altri i packages tocloft e titletoc: questi mi aiutano a personalizzare l’indice: sono fatti apposta.
    Quindi non è che devo saper programmare per utilizzare pacchetti aggiuntivi e sfruttare le loro opzioni. Devo solo conoscerli.
    Un’altra risorsa molto utile è il Main Index del TeXnik web site http://www.texnik.de/cgi-bin/mainFAQ.cgi?file=index perché anche lì posso cercare per argomento
    Altre cose si trovano in rete: per es. si scopre che basta inserire \makeatletter \renewcommand{\@dotsep}{10000} \makeatother per rimuovere i puntini dagli indici Basta copiare: non occorre programmare.
    Per quanto riguarda biblatex invece questo non basta e il discorso va fatto a un altro livello: faccio osservare che i V. p. al posto di Citato a p. non va bene: al di là delle preferenze per l’uno o l’altro il V. p. è ambiguo: fa pensare che mi si segnalino pagine da consultare all’interno delle pubblicazioni citate, non che ci si riferisca a pagine del mio documento. Ciato a p. è sotto questo profilo molto più chiaro. Ma se ne siamo convinti allora dobbiamo sapere come fare la sostituzione, no? A me pare che basta spiegarlo: non ci vogliono abilità particolari. E secondo me è anche questo un modo per far crescere l’uso del LaTeX: cioè farne capire le potenzialità.
    Per concludere: il problema che trovo io nelle pubblicazioni sul LaTeX è non spiegano mai tante cose che uno vorrebbe sapere e questo forse succede perché c’è una visione troppo rigida delle supposte categorie di utenti, divise solo in 2: gli inesperti (che devono accontenarsi delle a volte deludenti impostazioni di default) e gli avanzati. La realtà non è così rigida e bipolare, per cui mi pare che ci vorrebbero pubblicazioni a metà strada: non per programmatori, ma neppure che si limitano a dirti che per ottenere l’Indice metti \tableofcontents e via.
    I nuovi pacchetti a disposizione pieni di opzioni mi pare tengano conto di questo. Si tratta di sfruttare la cosa rendendola più nota.
    Con tutti ciò ti rinnovo i complimenti per le tue pubblicazioni: semplicemente penso che c’è motivo per andare oltre e costruire su quella esperienza. Di fatto lo fai già: per es. nel capitolo sulle Tabelle. Si può fare anche in altre sezioni. Ho imparato che nel LaTeX c’è molto di non reso abbastanza esplicito e noto, ma in realtà fattibilissimo, solo un po’ nascosto. A volte basta un suggerimento in più.
    pierfranco

    in risposta a: “L’arte di gestire una bibliografia con biblatex” #36421
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    Ciao,
    scusa, ma non avevi scritto che volevi un aiuto per sostituire il V. di Vedi e il p. di pagine e che non si era ancora capito come fare? Ho preso la mail troppo sul serio?

    nel mio articolo non ho intenzione di scrivere come fare a modificare gli stili predefiniti o come crearne di nuovi. Il mio pubblico sono gli utenti finali, non i programmatori.

    non vorrei sembrare criico o altro ma solo esporre un punto di vista, poi è logico che uno si dà gli obiettivi che ritiene utili e fattibili. Quindi a parte il sacrosanto diritto a fare le proprie scelte, a livello generale non sono molto d’accordo con quello che dici perché sia la mia esperienza personale che quella di lettore di mail spedite da varie persone sia questa lista italiana sia liste internazionali dice che è proprio questo il problema contro cui molti si scontrano: la scarsa documentazione sulla personalizzazione di LaTeX, in particolare pensata per utenti non programmatori, non avanzati.
    Bisogna infatti notare che tantissimi (la maggior parte) sono abituati ai WordProcessor, che dal punto di vista della resa sostantialmente ti lasciano fare quello che ti pare, o perlomeno non è difficile cambiare un titolo lì, il grassetto delIl’Indice, la didascalia, ecc. ecc. Cioè le persone sono abituate ad avere un’impressione (perché forse è soprattutto questo) di controllo sull’aspetto finale. Invece con LaTeX, che si basa su macro preimpostate, questa sensazione di controllo sulll’aspetto, se non si è utenti particolarmente avanzati, non ci può essere e bisogna accontentarsi delle impostazioni predefinite. Di qui la richiesta, che in sostanza si desume da tante mai di richiesta aiuto, di poter imparare a personalizzare i risultati che si ottengono con le impostazioni di default. Anche perché diciamocelo: se siamo d’accordo che sotto tanti profili le impostazioni di default proprie delle classi tradizionali di LaTeX sono molto meglio di quelle di Word, in particolare per l’impaginazione, la facilità di fare indici ecc. a me sembra che non sempre tutti i dettagli siano realmente soddisfacenti (vedi per es. il caso degli Indici delle materie nel loro aspetto di default non particolarmente belli esteticamente, con tutti quei puntini). Queste soluzioni a volte rispecchiano gusti grafici superati, che difficilmente una casa editrice oggi adotterebbe. Si può capire quindi la sensazione di insoddisfazione dell’utente e la volontà di pesonalizzare l’aspetto del suo documento.
    Quando gli utenti non avanzati riescono ad andare al di là dell’uso più meccanico di LaTeX e a personalizzare la soluzione provano in genere molta soddisfazione: non solo perché hanno fatto qualcosa di personale e imparato una cosa nuova, ma perché si rendono conto meglio della potenza dello strumento nel fare quello che loro vogliono, non nell’offrire soluzioni preimpostate uguali per tutti.
    Vale anche per biblatex: perché gli utenti dovrebbero farsi piacere per vorza le traduzioni italiane scelte da Lehman? perché non dovrebbero voler imparare come si fa a cambiarle? Qui si tratta di contenuti, non di grafica, ed è del tutto ovvio aspettarsi che tali contenuti non piacciano a tutti. Infine la lettura delle liste discussione, particolarmente quelle estere, insegna che a causa degli stili di citazione imposti dai periodici, gli utenti, soprattutto nel senso di docenti e ricercatori che pubblicano, hanno la necessità di adattare gli stili di LaTeX a queste convenzioni e non sempre esistono soluzioni predefinite adeguate, in particolare nell’ambito umanistico a causa della dismissione del supporto a jurabib usato per gestire le citazioni nelle note a fondo pagina. Questo problema si sta manifestando in particolare con biblatex perché sono stati creati finora pochi stili. L’esigenza di imparare a personalizzarlo si fa sentire.
    pierfranco

    in risposta a: “L’arte di gestire una bibliografia con biblatex” #36419
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    Carissimi, il labor limae continua.
    A questo punto, mi permetto di ricordarvi i maggiori problemi che ancora mi restano da risolvere per mettere a punto l’articolo.
    1. Spiegare come si fa per avere, nei riferimenti bibliografici finali (opzione backref di biblatex), l’indicazione completa (“Citato a pagina..”).

    Dopo la soluzione da inesperto proposta qualche giorno fa, funzionante ma scorretta e possibile fonte di problemi, questa che propongo qui di seguito è la soluzione dell’esperto (scusate! saranno gli altri a giudicare) per quello che chiede Lorenzo.
    La procedura per modificare gli stili di default di biblatex è la stessa che deve essere usata per creare nuovi stili.

    Innanzitutto è necessario creare una nuova cartella (per es. nell’albero privato della propria installazione di LaTeX) che a sua volta conterrà 3 cartelle. La nuova cartella cioè dovrà avere la stessa struttura della cartella biblatex originaria e contenere quindi le seguenti 3 cartelle chiamate rispettivamente:
    bbx
    cbx
    lbx
    La cartella bbx conterrà i file con le istruzioni di stile per compilare la bibliografia; la cartella cbx conterrà i file con le istruzioni di stile per compilare le citazioni nel testo; la cartella lbx conterrà i file per gestire le localizzazioni nelle varie lingue.

    Immaginiamo quindi di creare questa nuova cartella nell’albero privato diella nostra installazione di LaTeX. Chiamiamo questa cartella stilepersonale (o qualsiasi altro nome convenzionale preferiamo). Dentro a questa cartella creeremo le 3 cartelle bbx, cbx, lbx
    Dentro ad ognuna di queste cartelle inseriremo una copia dei file che ci interessano e che si trovano nelle corrispondenti cartelle di biblatex.
    A questo punto per fare un esempio concreto, immaginiamo di voler modificare lo stile authoryear e di voler modificare alcuni termini che biblatex di default usa nel caso della lingua italiana.
    Per usare lo stile authoryear dovremo copiare dalla cartella bbx originale di biblatex 2 file: non solo il file specifico authoryear.bbx ma anche il file standard.bbx, a cui anche gli altri file per gestire gli altri stili si appoggiano per le impostazioni generali. Secondariamente, nella nostra cartella cbx copieremo il file authoryear dalla corrispondente cartella cbx di biblatex. Infine nella nostra cartella lbx copieremo il file italian.lbx. A questo punto dovremo rinominare i file bbx e cbx: il file specifico .bbx e quello .cbx dovranno avere lo stesso nome che abbiamo dato alla nostra cartella, quindi nel nostro esempio dovranno chiamarsi stilepersonale.bbx e stilepersonale.cbx In questo modo nelle opzioni di biblatex scriveremo style=stilepersonale
    Il file standard.bbx potrà essere rinominato come standard-pers.bbx.
    Infine, il file italian.lbx potrà essere rinominato come italian-pers.lbx o in altro modo.

    A questo punto possiamo procedere con 3 gruppi di modifiche da inserire nei nostri 4 file:

    1. Modifiche per il file italian-pers.lbx: il file dovrà contenere solo le seguenti righe (quindi di fatto non sarà una copia dle file originale italian.lbx):

    `
    % $Id: italian.lbx,v 0.8e 2009/07/04 15:02:31 lehman beta $

    \ProvidesFile{italian-pers.lbx}
    [\abx@lbxid $Id: italian-pers.lbx,v 0.8e 2009/07/04 15:02:31 lehman beta $]

    \InheritBibliographyExtras{italian}

    \DeclareBibliographyStrings{%
    inherit = {italian},
    page = {{pagina}{pagina}},
    pages = {{pagine}{pagine}},
    see = {{citato a}{citato a}},
    }

    \endinput
    `

    2. Il file standard-pers.bbx dovrà contenere in testa le seguenti righe:

    `
    % $Id: standard.bbx,v 0.8e 2009/07/04 15:02:31 lehman beta $

    \ProvidesFile{standard-pers.bbx}
    [\abx@bbxid $Id: standard-pers.bbx,v 0.8e 2009/07/04 15:02:31 lehman beta $]

    \DeclareLanguageMapping{italian}{italian-pers}
    `

    tutto il resto che segue rimane invariato.

    3. Il file specifico dello stile, in questo caso quello authoryear.bbx rinominato come stilepersonale.bbx dovrà contenere le seguenti righe all’inizio:

    `
    % $Id: authoryear.bbx,v 0.8e 2009/07/04 15:02:31 lehman beta $

    \ProvidesFile{stilepersonale.bbx}
    [\abx@bbxid $Id: stilepersonale.bbx,v 0.8e 2009/07/04 15:02:31 lehman beta $]

    \RequireBibliographyStyle{standard-pers}
    `

    tutto il resto rimane invariato.

    4. Infine il file .cbx non viene toccato se non per modificare le righe:
    `
    % $Id: authoryear.cbx,v 0.8e 2009/07/04 15:02:31 lehman beta $

    \ProvidesFile{personale-authoryear.cbx}
    [\abx@cbxid $Id: personale-authoryear.cbx,v 0.8e 2009/07/04 15:02:31 lehman beta $]
    `

    Questa modifica è richiesta a causa del nuovo nome che gli abbiamo dato.

    Una volta finito avremo ottenuto che quando usiamo la lingua italiana (e per ottenerla basta che nel preamble del documento inseriamo \usagepackage[italian]{babel} in modo che biblatex attivi questa lingua), la bibliografia finale conterrà le seguenti espressioni modificate rispetto a quelle di default di biblatex:
    al posto di V. (abbreviazione di Vedi) ci sarà: Citato a
    al posto di p. e pp. ci saranno pagina e pagine.
    Potremo inserire poi altre modifiche nel nostro file italian-pers.lbx seguendo la stessa logica.

    Se poi vorremo fare modifiche simili anche per la lingua inglese basterà lavorare in maniera analoga sul file english.lbx, salvandolo nella nostra cartella lbx e rinominandolo english-pers.lbx e inserendo solo le righe utili come visto sopra, mentre nel file standard-pers.bbx aggiungeremo questa riga:

    `
    \DeclareLanguageMapping{english}{english-pers}
    `

    ciao

    pierfranco

    in risposta a: biblatex, croce e delizia #36163
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    Segnalerei questo problema di compilazione per biblatex.
    Premetto che l’ho riscontrato in 2 diverse situazioni: sia usando un MAC PowerPc con MAC OS 10.3.9, TeXLive 2007 e naturalmente biblatex ultima versione; sia con un MAC Intel, MAC OS X 10.5.8 e TeXLive 2008.
    Apro la folder examples di biblatex e provo a compilare il file di esempio chiamato:
    10-references-per-section.tex
    le citazioni non vengono compilate e la bibliografia è vuota, nonostante abbia seguito precisamente le istruzioni

    Ho aperto i vari file prodotti dalla complazione, fatto prove ecc.e ho scoperto che l’unico modo per far funzionare la compilazione è il seguente:
    1° passo:
    aprire i 3 file prodotti dalla prima compilazione, cioè i file 10-references-per-section1-blx.aux 10-references-per-section2-blx.aux e 10-references-per-section3-blx.aux
    modificare in ognuno di essi la riga \bibdata{10-references-per-section-prova-blx,examples} in \bibdata{examples}
    e salvare.
    2° passo:
    Copiare il file .bib cioè examples.bib nella folder bib del proprio albero locale

    3° passo:
    Rifare tutte le compilazioni.
    A questo punto funziona.
    Qualcun’altro (Lorenzo?) ha fatto queste prove e ha voglia di dire che cosa gli succede? Se non si usa il MAC e TeXShop non ci sono problemi?

    pierfranco

    in risposta a: Bibliografia per sezioni #36523
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    tuttavia continuo ad avere dei problemi nell’istallazione: mi dà l’errore “outdated csquotes package”, ho cercato in rete ma non ho trovato soluzione.

    Anch’io avevo questo problema perché avevo fatto l’update della versione di biblatex, scaricando e installando l’ultima (agosto 2009) mentre la versione che avevo di csquotes era ancora quella inserita nell’albero centrale di tex perché era nella distribuzione standard (la mia: del 2007). Il problema si risolve cancellando la versione del package csquotes vecchia e scaricando quella nuova (csquotes.sty,v 4.4a 2009/07/04 14:49:23 lehman stable $) installandola nella directory personale: cioè /Users/pierfranco/Library/texmf/tex/latex/csquotes
    ciao
    pierfranco

    in risposta a: “L’arte di gestire una bibliografia con biblatex” #36416
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    Carissimi, il labor limae continua.

    A questo punto, mi permetto di ricordarvi i maggiori problemi che ancora mi restano da risolvere per mettere a punto l’articolo.

    1. Spiegare come si fa per avere, nei riferimenti bibliografici finali (opzione backref di biblatex), l’indicazione completa (“Citato a pagina..”).

    Soluzione del neofita.
    Magari qualcuno mi dice che cosa si può fare di meglio; in ongi caso funziona e per passare da uno all’altro, in caso di bisongo basta usare \usepackage[english]{babel} \usepackage[italian]{babel}:

    in biblatex.sty aggiungere la riga:

    `
    \do{seep}% aggiunto da me per poter aggiungere {\bibstring{seep}\space in biblatex.def e quindi seep = {{cited on}{cited on}}, in english.lbx; seep = {{citato a}{citato a}} in italian.lbx
    `

    in biblatex.def modificare:

    `
    \newbibmacro*{pageref}{%
    \iflistundef{pageref}
    {}
    {\bibstring{seep}\space %aggiunto da me per poter aggiungere seep = {{cited on}{cited on}}, in english.lbx
    % era:
    %{\bibstring{see}\space
    \ifnum\value{pageref}>1\relax
    \bibstring{pages}\ppspace
    \else
    \bibstring{page}\ppspace
    \fi
    \printlist[pageref][-\value{listtotal}]{pageref}}}
    `

    in english.lbx aggiungere la riga:

    `
    seep = {{cited on}{cited on}}, %aggiunto da me dopo aver aggiunto \do{seep} in biblatex.sty e {\bibstring{seep}\space in biblatex.def
    `

    in italian.lbx aggiungere la riga:

    `
    seep = {{citato a}{citato a}}, %aggiunto da me dopo aver aggiunto \do{seep} in biblatex.sty e {\bibstring{seep}\space in biblatex.def
    `

    Ciao
    pierfranco

    in risposta a: “L’arte di gestire una bibliografia con biblatex” #36409
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    [OT]
    capisco il tuo amore per LyX,

    Amore? Non esageriamo. Parlo solo di efficienza e di usabilità, due questioni oggettive. E non è per insistere in un’opera di evangelizzazione che ne parlo, semmai è per confrontarmi in relazione all’uso di biblatex, e i forum servono anche a confrontare le esperienze.
    Prima di testare biblatex con LyX l’ho usato con TeXShop e ho trovato tremendo (seccante? noioso? inutile? perditempo?) il numero di compilazioni che richiede perché su questo si comporta in maniera diversa. Tanto è vero che c’è anche chi scrive ai forum per chiedere come mai non gli funziona la compilazione e gli viene fatto notare che per l’appunto: il numero di compilazioni è diverso e segue certe modalità. Quindi sottolineo un problema di usabilità di biblatex in relazione al suo uso con TeXShop. Tutto qui, poi è chiaro che ognuno fa come gli pare, ma se se conosce le alternative possibili può fare una scelta consapevole.
    (con lo script Perl bitexall LyX fa tutto in una volta: questo è il segreto, spiegato nel suo wiki).
    pierfranco

    in risposta a: “L’arte di gestire una bibliografia con biblatex” #36407
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    La figura 5 a pagina 23 credo contenga degli errori.
    È come se mancasse una compilazione.

    Effettivamente la prima riga, cioè il ttitolo della section con Riferimenti bibliografici del paragrafo : manca il numero del paragrafo; e nel secondo titolo di sezione: Riferimenti bibliografici del paragrafo 1 il numero è sbagliato peché dovrebbe essere 2 e non 1.
    Non so se manchi una complazione: ma dato che la bibliography è compilata sembra che siano state fatte tutte.
    Comunque c’è un problema generale nell’uso di biblatex: con tutte le compilazioni che richiede in questi casi (vedi pag. 24 dell’articolo) ci si può sbagliare.
    Con LyX basta un clic e fa tutto lui in un’operazione unica.
    Siamo sicuri che non è meglio usare quello?
    pierfranco

    in risposta a: “L’arte di gestire una bibliografia con biblatex” #36405
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    http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Bibliografia.pdf

    Ciao a tutti.

    “L’arte di gestire una bibliografia con biblatex” è un articolo

    Ciao,

    finalmente un articolo che spiega in maniera semplice ed esaustiva come fare cose molto richieste e finora complicate.
    Di seguito alcune prime impressioni:
    1) : nell’esempio di Stile authoryear (a pagina 10) la terza citazione inizia con l’anno, cosa che se non sbaglio non dovrebbe mai avvenire perché nei casi in cui manca l’autore si usa il titolo come elemento per l’ordinamento, che quindi deve anche visivamente venire per primo, come succede per questo stesso record nel 4° esempio (Stile authortitle).
    2) a pag. 7, par. 2.5: sulla questione minuscole/maiuscole: veramente per quello che ne so io è lo stile (quindi il file .bst) che governa la questione. E se si usano le {} si può sempre forzare e così ottenere il maiuscolo. Ma non è BibTeX che mette in minuscolo automaticamente. Tanto è vero che con il custombib package di Patrick W. Daly puoi crearti un tuo stile, cioè un file .bst decidendo tu come si comporterà lo stile sull’uso di minuscole/maiuscole.
    3) lo stile: creare nuovi stili è il problema, o meglio: creare con biblatex stili che riproducono le convenzioni più utilizzate. Nelle liste di discussione si sottolinea questa mancanza. Abbiamo tanti file .bst frutto di lavoro fatto nel tempo, ma ben poco per biblatex (vedi i contributi a http://www.ctan.org/tex-archive/macros/latex/exptl/biblatex-contrib/)
    Per es.: il dash per non ripetere il nome di un atuore in una lista e che compare anche nella tua lista alla fine dell’articolo (seconda citazione per Gregorio e per Mori) , come lo fa biblatex se paragonato a come lo fannno gli stili come Chicago appare corto (2 — invece di 3 —-) Come fare ad allungarlo?
    Altra questione che noto: se si usa hyperref con gli altri stili, non con biblatex, nel testo tutto ciò che segue \cite, quindi sia il nome/nomi che l’anno è un hyperlink, con biblatex solo l’anno: come si fa ad avere cliccabile anche il nome, cosa che personalmente preferisco perché rende la cosa più evidente all’interno del testo?
    Ti attendo quindi alla seocnda puntata (attesissima, credo): come si personalizza biblatex e come si creano nuovi stili con biblatex.
    ciao
    pierfranco

    in risposta a: LyX #35641
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    una questione importante (e cioè l’importanza della tanto bistrattata rappresentazione “grafica”), Francesco ha fatto notare come l’arrivo di gente meno “d’elite” rappresenti un rischio necessario.

    Piero

    Ecco le impressioni di un neofita che mette in discussione cose date per scontate: per es. questa: è divertente scrivere 6 righe di codice per inserire un’immagine, tanto per fare un esempio?
    `
    \begin{figure}[htbp] % figure placement: here, top, bottom, or page
    \centering
    \includegraphics[width=2in]{example.jpg}
    \caption{example caption}
    \label{fig:example}
    \end{figure}
    `

    Oppure è più rapido fare un clic come in LyX? Perché perdere tempo a scrivere 6 righe di codice per comandi standardizzati? O scrivere \textbf{}? Non è meglio che lo faccia una macchina? Non sono nate per questo? Non è una perdita di tempo scrivere quelle righe? Non distrae dal processo ideativo della riflessione/scrittura?
    A me sembra di sì.
    La marcatura LaTeX si può usare quando bisogna fare cose molto specifiche che un editor non può immaginare in tutte le sue varianti. In questi casi ti serve sapere LaTeX (le cose complicate): inserisci il codice dentro LyX e sei a posto. Ma questo avviene solo in casi particolari, e soprattutto dovrebbe avvenire (quasi) solo a livello di preamble o di personalizzazione del file .sty che usi.
    In LyX il preamble sta nascosto in una sua finestra così visivamente il mio testo è pulito. Non è nato per questo il LaTeX: per concentrarsi sulla scrittura? Questo è quello che si legge ma NON è quello che permettono di fare gli editor testuali. LyX avvera la promessa del LaTeX.
    pierfranco

    in risposta a: References e Bibliography separatamente #36201
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    Ciao Lorenzo,

    grazie per le tue indicazioni pratiche sull’utilizzo del box per il codice:

    Ciao, il tuo codice ha lo svantaggio di non essere minimale, vengono caricati pacchetti e scelte opzioni che non c’entrano con il problema, così la soluzione è meno trasparente.

    L.

    Aggiungo per precisione che se, a differenza di quanto proposto, si vuole che la Bibliography comprenda tutto, anche le references citate nel testo, basta rimuovere l’opzione filter=notcited dal comando \printbibliography[heading=bibliography,filter=notcited].
    Forse quando si vogliono liste separate per References e Bibliography la cosa più logica è quella di stampare le references alla fine di ogni capitolo usando questa sequenza di comandi:
    \chapter{Title of first chapter}
    \begin{refsegment}

    \printbibliography[heading=references]
    \end{refsegment}
    \chapter{Title of second chapter}
    \begin{refsegment}

    \printbibliography[heading=references]
    \end{refsegment}
    ecc. per tutti i capitoli.
    Saluti
    Pierfranco

    in risposta a: LyX #35638
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    Grazie Piero,

    LyX non è un editor LaTeX, è molto di più. E’ un sistema per la creazione di un documento assimilabile al LaTeX, e che utilizza LaTeX per l’output.

    Piero

    certo, sono assolutamente d’accordo con quello che hai aggiunto.
    Quello che mi stupisce molto è questo: noto che c’è un divario notevole da una parte tra l’esperienza positiva che hanno gli utenti di LyX (e tutti i motivi con cui si può dimostrare che è una buona esperienza) e dall’altra la scarsa attenzione (sufficienza?) del mondo LaTeX ufficiale. Anche la (bellissima) L’arte di scrivere con LaTeX non cita LyX. E d’altronde manca qualcosa di analogo, cioè L’arte di scrivere con LyX. Quel poco che c’è non è all’altezza. Per cui invece di un’”arte” c’è al momento un’”esperienza”. Ma sempre più diffusa. Io non riuscirei mai a scrivere un lungo testo con TeXShop perché la rappresentazione a video della scrittura da parte degli editor testuali non aiuta la riflessione essendo troppo povera graficamente (intendo grafica=espressione visiva di un’articolazione logica, non puri effetti visivi). La superiorità di LyX, una delle tante, è quella di venire incontro molto bene a questo problema.
    pierfranco

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