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17 Ottobre 2009 alle 10:44 in risposta a: Bibliografia, formato autore-anno, edizione originale #6372::
Si possono usare molti stili di citazione, questo è pacifico. Ma se si può usare uno qualsiasi di questi stili si può usare sicuramente anche lo stile autore-anno. Se non pensate che sia così mandatemi un esempio che renderebbe impossibile usare tale stile come stile di base del proprio documento. Impossibile, ho detto 😉
Secondo me nei confronti della bibliografia, intesa come insieme di regole da seguire per citare correttamente (perché la bibliografia come disciplina è molto di più) si possono avere due approcci:
1) l’approccio pragmatico che consiste nel chiedersi: come devo citare in questo documento specifico? quale è la panoramica dei metodi che ho a disposizione se mi colloco in questo specifico settore disciplinare? Questo approccio finisce per individuare le tradizioni che si sono sedimentate in una certa macroarea disciplinare. In genere si parla di tradizioni distinte sviluppate dalle due macroaree umanistica e scientifica, che hanno un fondamento logico, ma anche motivazioni convenzionali.2) l’approccio teorico/astratto: consiste nel chiedersi: indipendentemente dalle tradizioni che si sono sviluppate, quale è il modo migliore per citare?
Inevitabilmente l’approccio 2 deve anche confrontarsi con i dati raccolti dall’appproccio 1 su cui poi magari finisce per fare delle scelte.
Tuttavia, ed è un mio personale parere, l’approccio 2 rischia di essere sbagliato. Infatti si può anche scrivere un trattato teorico-critico sugli stili di citazione, come in parte a fatto Revelli nel contributo che ho citato, ma la questione bibliografia non può essere sganciata da finalità pratiche e dalla questione dello stile della pubblicazione nel suo complesso. Questo lo dico perché a parte i compilatori di bibliografie (e lì è tutto un altro paio di maniche), per tutti gli altri la bibliografia non esiste mai isolatamente ma sempre solo come appendice a un testo. Quindi è a partire dal tipo di testo, dallo stile, e soprattutto dalla disciplina in cui si colloca che si prendono le decisioni sul testo da scrivere e sulle sue appendici, tra cui c’è la bibliografia.
In caso conrario si rischia di scrivere un contributo che è anomalo rispetto alle tradizioni di una certa disciplina.
Certo esisteranno anche convenzioni in parte flessibili, ma in ogni caso chi scrive un contributo scientifico vuole parlare a una comunità di studiosi e aspira a essere riconosciuto come parte di quella comunità. Per questo le tradizioni sono molto importanti.
Quindi sono d’accordo con Ivan quando scrive:Lo stile dipende anche dal tipo di documento.
Ma non sono d’accordo quando scrive:
Molti testi di filosofia analitica, che citano per la maggior parte articoli contemporanei, usano il formato autore anno perché è il migliore (io non ho dubbi). E se poi capita di citare Aristotele, pazienza… si fa il possibile.
cioè non sono d’accordo sull’ipotetica esistenza di uno stile citazionale “migliore”: le tradizioni, come gli usi, costumi ecc. richiedono un esame antropologico. Altrimenti rischiamo un approccio troppo “razionalistico” che rischia di falsare la questione.
La filosofia è un caso piuttosto particolare perché le sue varie correnti si pongono all’interno di uno spettro molto ampio di relazioni con le macroaree disicplinari: la storia della filosofia sarà più vicina alla macroarea umanistica, ma la filosofia analitica è vicina, in un certo senso, alla macroarea scientifica. Immagino che sia questo il motivo per cui è emersa come tradizione bibliografica specifica di questa discplina l’uso di uno stile citazionale molto diffuso nelle scienze esatte: lo stile autore anno. Anche perché non esistono i problemi filologici di testo e varianti che esistono soprattutto con gli autori classici.
Ciao
pierfranco
17 Ottobre 2009 alle 9:50 in risposta a: Bibliografia, formato autore-anno, edizione originale #6371::L’argomento “bibliografia” è davvero interessante (indipendente dallo strumento usato per comporla: BibTeX, biblatex o anche altri software). Credo che il mio prossimo articolo sarà su questo. Se avete link e suggerimenti da darmi, sono qui.
In italiano forse la cosa più recente è questo libro:
Carlo Revelli, Citazione bibliografica
2002, 16°, pp. 112, € 8,00
(Associazione Italiana Biblioteche – ET, 21)
ISBN 978-88-7812-110-2Ha un approccio critico ai diversi stili citazionali, quindi è utile per riflettere.
pierfranco
15 Ottobre 2009 alle 16:13 in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37474::Però ho scoperto un problema. Se uso il campo month esce qualcosa come ArsTeXnica 6 (ott. 2008). In questo caso l’anno è duplicato, è grave o si può accettare? E poi, usando il campo month, anche eliminando il secondo 2008, si avrebbe: ArsTeXnica (6) (ott.), che non mi sembra un gran che.
Breve suggerimento su una questione piccola: l’informazione sul mese è del tutto superflua dal momento che una bibliografia deve anche essere sintetica: cioè avere i dati minimi essenziali che consentono l’identificazione di una fonte. In questo caso specifico il dato essenziale è il numero del fascicolo (se non c’è una numerazione del volume: altrimenti ci vuole anche quello). Questo è l’essenziale. Il riferimento al mese non aggiunge nulla, non serve (almeno: qui). E togliendo l’indicazione del mese si toglie anche l’anno. In ogni caso l’anno andrebbe tolto perché è una ripetizione.
Per sciogliere simili dubbi che ne dite di consultare una delle bibbie (perlomeno all’estero è considerata tale) della citazione bibliografica: cioè il Chicago manual of style? In Italia un testo a cui viene riconosciuta la stessa autorevolezza in questo campo che ha il Chicago manual of style non è mai nato e forse bisognerebbe anche capire perché: o non esiste una tradizione pubblicistica forte in materie scientifiche, o predomina la preferenza per l’improvvisazione e il tedio nei confronti delle regole, per cui ognuno fa da sé, vedete voi che spiegazione preferite. Di qui i dubbi attuali. Comunque esiste anche la versione elettronica del Chicago manual of style, accessibile da qui http://www.chicagomanualofstyle.org/home.html a pagamento. Ma ci si può fare un account di prova di 30 giorni e consultare/stampare tutto quello serve.
pierfranco
::http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
Qui c’è un brevissimo paragrafo (“la codifica di input”) che dovrebbe chiarirti un po’ le idee.Lorenzo, la URL che indichi nella nota 2 di p. 44 dell’Arte, cioè http://www.marblesoftware.com/Charco.html e che dovrebbe puntare al sito web del software Charco non è corretta. Perlomeno, se lo era, ora non lo è più.
La URL giusta ora e:
http://www.marblesoftware.com/Marble_Software/Charco.html
Pierfranco
14 Ottobre 2009 alle 19:47 in risposta a: Bibliografia, formato autore-anno, edizione originale #6367::Naturalmente, tutto questo in assenza di soluzioni migliori (se qualcuno le ha, è il benvenuto!).
La questione si risolve in base alle abitudini delle discipline storico-umansitiche. Del resto gli stili bibliografici sono frutto di tradizioni legate a campi disciplinari
(oppure sono imposti da editori o giornali scientifici).Un’opera storica, o filologica o di storia della scienza rientra in quel campo di tradizioni che usa:
1. schema autore titolo
oppure
2. le sigle
È una questione di filologia delle varianti. Riguarda qualsiasi opera, non solo Platone o Aristotele. Lo si capisce meglio proprio con il caso di opere del Novecento: l’Ulisse di Joyce o La Recherche du Temps Perdu di Proust hanno delle edizioni originali. Ma a meno di ragioni particolari, nessun critico di Proust cita l’edizione originale di Du Coté de chez Swann uscita nel 1913, bensì l’edizione ritenuta più filologicamente corretta apparsa nella collana Pléiade di Gallimard negli anni ’80. Questo perché le edizioni filologicamente corrette sono ritenute superiori, in quanto correggono, emendano, ricostruiscono il testo originale che poteva essere errato, non corrispondere al manoscritto dell’autore, censurato ecc. Un’opera filologica di ricostruzione del testo ovviamente deve motivare tali scelte.
Per questo chi cita deve sempre dire da dove cita e l’anno di pubblicazione della sua edizione di riferimento è fondamentale! non va nascosto! ed è importante tanto quanto tutti gli altri dati di quella edizione presa come testo migliore da cui citare: quindi bisogna mettere in evidenza il critico che ha curato l’edizione ecc. Tutto ciò va spiegato in una avvertenza al etsto: perché bisogna dichiarere che cosa si usa come base del proprio discorso, esattamente come uno scienziato deve fornire tutti gli elementi per consentire la verifica tramite la ripetibilità del suo esperimento.
Anche perché non esiste “il” testo perfetto, ma edizioni perfezionabili. Pensate alla Divina Commedia, un esempio classico di questo discorso quando si parla di lavoro del filologo e di varianti.
Per tutte queste ragioni, l’uso dello schema autore anno non ha senso e infatti non viene usato in questi ambiti dove si usa la tradizione tipicamente umanistica (per es. stile MLA) dell’autore titolo.
L’unica alternativa è l’uso combinato di 2 distinte modalità a seconda di ciò che si cita seguendo quella che in bibliografia (intendo: la bibliografia come disciplina specifica) è la distinzione fondamentale tra:
a) letteratura primaria
b) letteratura secondaria.
Quindi:
1. se è letteratura secondaria, cioè il corpus di saggi critci, o storici su un argomento in genere apparsi a partire dal novecento, e per la quale non esiste una tradizione di testi con le loro varianti, si può usare lo schema autore anno
2. ma quando si citano le opere della letteratura primaria: per es. Galileo, ma anche Proust o Platone, si usano in genere le sigle, per 2 motivi:
a) la loro comodità (soprattutto una monografia critica su un autore, così è più pratico e non si fanno ripetizioni)
b) per mettere in rilievo che ci riferiamo a un testo assunto per convenzione come il testo migliore, più corretto. Quindi in un’avvertenza all’inizio del testo metteremo la legenda delle sigle.pierfranco
::
lorenzo.pantieri\nintanto vorrei sapere come ripristinare il maiuscoletto (mi pare che sia usato anche da ArsTeXnica, fra l’altro), poi farò le mie scelte.
/quote]Basta inserire nel preamble questi due comandi:
\renewcommand*{\mkbibnamefirst}[1]{\textsc{#1}}
\renewcommand*{\mkbibnamelast}[1]{\textsc{#1}}
pierfranco
13 Ottobre 2009 alle 19:21 in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37466::Che ne dite di questi nomi?
– philosophy-classic
– philosophy-modernPersonalmente mi piacerebbe vedere attribuito allo stile un nome che metta in evidenza che è un contributo italiano: perché mi pare che fino ad ora sarebbe l’unico, perlomeno sicuramente l’unico nell’ambito di biblatex. Allora perché non farlo notare? Per questo mi sembrerebbe bello che lo stile avesse un nome significativo da questo punto di vista. Ma certo mi rendo conto che è un particolare secondario. Però perché non sforzarsi in questo senso visto che lo stile è originale? In fondo potrebbe anche chiamarsi Verona se è nato lì 😉
Ciao
pierfranco
12 Ottobre 2009 alle 17:43 in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37459::Mi chiedo se però non sia fattibile (perlomeno a me piacerebbe) creare un altro stile biblatex simile a msb-modern ma con queste modifiche:
a) usare come nome etichetta solo il nome del primo autore, mai accompagnato dal nome degli altri autori
b) nella riga sotto, dopo l’anno, ripetere i nomi autori, questa volta completi, seguiti da titolo ecc.In questo momento non saprei come fare, ma credo che si possa fare.
Però non mi convince molto come idea…Qual è il motivo di questa scelta?
IvanIl motivo della proposta è duplice ma innanzitutto come ho scritto nel messaggio è stato influenzato dallo stile per bibtex creato dai francesi che si chiama these che a sua volta si basa sullo stile alpha. A parte l’ispirazione dello stile alpha, ora mi spiego meglio.
il motivo che mi spinge a suggerire la proposta che ho avanzato riguarda la situazione di chi scrive in campi disciplinari diversi da quello umanistico: cioè nei campi scientifico o degli studi sociali.
Lo stile che hai realizzato tu e che si vede nel libro di Eco è efficace nel caso si citino soprattutto monografie o comunque pubblicazioni firmate da pochi autori, e sia utile evidenziare lo sviluppo storico del discorso perché le date sono messe in evidenza.
Invece nel caso dei campi disciplinari non umanistici ci sono queste importanti differenze:
1. si citano soprattutto articoli di periodici invece che monografie
2. gli articoli di periodici sono spesso firmati da più mani
3. le date di pubblicazioni sono in genere vicine
Per questi motivi, usare lo stile msb-modern, come adesso è impostato, e se si scrive in questi ambiti disciplinari, comporta un effetto finale diverso rispetto a quello ottenuto da un ricercatore in ambito umanistico che si riassume in:1. le etichette autori in prima riga rischiano di essere anche molto lunghe quando compaiono molti nomi e l’effetto è antiestetico (antiestetico in termini relativi: cioè in confronto al caso di pubbllicazione con un solo autore).
2. non si sfrutta l’effetto di raggruppamento di diverse pubblicazioni sotto un’unica etichetta autore e anzi ci sono scarsi raggruppamenti perché anche se ci possono essere vari casi di pubblicazioni citate che hanno gli stessi autori, questi possono aver cofirmato in occasioni diverse con altri collaboratori: quindi si ottiene un grosso spezzettamento invece che raggruppamenti per autore. Le etichette autori in prima riga riporterebbero infatti tutti gli autori e quindi si genererebbero etichette diverse per ogni singola combinazione: per es. caso 1: l’autore A+ l’autore B; caso 2: autore C + autore A ecc. ecc. A questo punto sarebbe un po’ inutile usare questo stile che ha senso se si vogliono creare raggruppamenti, anche perché si finirebbe per sprecare spazio in verticale producendo molte righe.
Per questo proponevo di prendere esempio dal trattamento delle label nel caso dello stile alpha, soprattutto nella sua variante francese: lo stile these che mi ha ispirato, e quindi usare una label costituita solo dal nome del primo autore, a cui farebbe seguito in seocnda riga la data (come per te) e poi il nome completo dell’autore, quello degli eventuali altri autori, il titolo ecc. Lo stile alpha funziona così.
Naturalmente una modifica di questo genere allo stile della bibliografia dovrebbe comportare per coerenza una modifica simile nello stile delle citazioni, sulla falsariga di quanto succede nello stile alpha. Quindi la label della citazione dovrebbe contenere solo il primo nome autore citato + l’anno. Nella bibliografia si ritroverebbe questa convenzione.
Certo mi rendo conto che questa impostazione può non interessare chi lavora in ambito umanistico e cita soprattutto pubblicazioni che hanno un solo autore. In questo campo può sembrare un sacrificio dover rinunciare, nei casi in cui compaiono, al nome del 2° o 3° autore nella label, dato che numericamente questi casi non sono molto rilevanti. In altri ambiti invece la modifica ha senso perché rende lo stile delle pagine con la bibliografia molto più elegante grazie alla concisione della label, che rispetto allo stile alpha rimane comunque “parlante”, significativa, perché è un nome e non una sigla. Inoltre uno stile di tal genere facilita la creazione di raggruppamenti per autore che si creerebbero nella bibliografia (quando il primo nome è identico), anche nei casi di pubblicazioni con molti autori.
Il mio esperimento con lo stile these modificato (cioè senza parentesi quadre che derivavano dallo stile alpha, cognome autore in maiuscoletto, anno completo di 4 cifre separato dal nome autore da uno spazio bianco) mi convince della buona riuscita estetica della proposta.
pierfranco
12 Ottobre 2009 alle 8:50 in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37456::
Per il mio ultimo suggerimento, rispetto a quanto ha scritto Lorenzo:Sì, è inevitabile. Nella bibliografia potrei avere più opere scritte da “Mori”, un’opera scritta da “Mori e Himmelmann”, un’altra opera scritta da “Guiggiani e Mori”. Attenzione, non è la stessa cosa: mi pare che l’ordine degli autori conti, non si tratta solo di seguire l’ordine alfabetico. Quindi è normale (e giusto, alla fine) che si abbiano tre raggruppamenti diversi.
aggiungo, per chiarire alcune osservazioni e innanzitutto il ragionamento da cui sono partito.
Mi ha influenzato uno stile per bibtex creato dai francesi che si chiama these: these.bst che si trova per es. qui http://zoonek.free.fr/LaTeX/inputs/These/these.bst
Lo stile these è una versione modificata dello stile alpha e più specificamente dello stile amsalpha.bst. Lo stile alpha ha l’etichetta del bibitem composta da una sigla fatta dalle prime lettere del cognome del 1° autore + le ultime due cifre dell’anno di pubblicazione. Segue ovviamente il nome completo degli autori in forma diretta (nome cognome. Titolo ecc.) e non inversa (cognome, nome. Titolo ecc.).
Rispetto allo stile alpha, lo stile these modifica l’etichetta: compare intero il primo nome dell’autore+ultime due cifre dell’anno.
Io ho ulteriormente modificato lo stile these.bst per avere l’anno intero di 4 cifre e staccato con uno spazio di separazione dal nome del 1° autore.
L’effetto è questo:Brophy 2004>>>>Peter Brophy, S. Fischer and Jillian R. Griffiths. “Edner: Formative evaluation of the distributed national electronic
ecc.Griffiths 2005>>>>>>Jillian R. Griffiths and Peter Brophy. “Student searching behavior and the web: use of academic resources and
ecc.Fate finta che al posto dei >>>>>>> ci siano degli spazi bianchi e che l’etichetta nome+anno sia isolata e allineata a sinistra e tutte le righe del record bibliografico siano allienate sotto al nome completo e non vanno sotto all’etichetta, cioè immaginatevi l’effetto dello stile alpha.
In questo esempio abbiamo 2 pubblicazioni firmate da vari autori; tra di loro compaiono anche sempre Bropy e Griffithts, ma nei due casi cambia l’ordine dei nomi. L’etichetta, che riproduce solo il primo nome autore, cambia, riflettendo l’ordine diverso dei nomi che firmano le pubblicazioni.
Quindi questo sistema rispetta la necessità di avere un’etichetta che a sua volta rispetti l’ordine dei nomi mettendo in evidenza questi cambiamenti, ma allo stesso tempo dà la possibilità di creare raggruppamenti perché l’etichetta contiene un solo nome autore.
Lo stesso ragionamento lo applicherei allo stile msb-modern con la differenza che l’etichetta in quel caso è sulla prima riga isolata (come nell’esempio di Eco da cui si è partiti) e non accanto al record, come succede nello sitle alpha.
pierfranco
11 Ottobre 2009 alle 13:08 in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37454::
Ho provato a usare lo stile msb-modern con ClassicThesis (per la verità: un classicthesis integrato/modificato con le impostazioni prese da arsclassica di Lorenzo + altre modifiche mie: comunque questo non credo che incida).
Scrivo alcune considerazioni.2. Nello stile msb-modern scriverei per intero il nome dell’autore. Quindi, non “Pantieri, L.”, ma “Pantieri, Lorenzo”. Così consiglia Umberto Eco, per ragioni che trovo convincenti.
Sono d’accordo.
6. Lo stile è compatibile con ClassicThesis? Io, modificando il tuo sorgente caricando i pacchetti di ClassicThesis, ricevo un erorre fatale
You can’t use `\/’ in vertical mode.
`\MT@restore@catcodes …t \relax \kern .16667em \/
\unhbox \voidb@x \bgroup \…`
ma può darsi che sia colpa della mi a distribuzione (una MacTeX 2007 non aggiornata).Nel caso della mia prova con classicthesis invece compila benissimo (MAC OS X + MacTex 2007 + biblatex aggiornato).
7. Il nome non mi piace molto: “msb-modern”, oltre a essere criptico, non mi pare troppo indovinato. In fin dei conti, lo stile che propone U. Eco è forse più classico che moderno. Per esempio (butto là un’idea) potresti chiamarlo semplicemente Eco.
Penso anch’io che un riferimento al nome di Eco non sarebbe male. Anche perché penso sempre che sarebbe proprio una buona cosa se con l’aiuto della comunità LaTeX italiana si potesse far pubblicare questo stile cu CTAN perché se non sbaglio non c’è nessuno stile bibtex contribuito da un italiano e meno che mai uno stile biblatex. Invece sarebbe ora e per i risultati che hai raggiunto nello stile che hai creato personalmente penso che ne valga la pena.
Su CTAN sarebbe forse più in vista se fosse chiamato con un nome tipo: ecostyle, spiegando il motivo nella documentazione allegata. Penso che sarebbe significativo per gli stranieri.
Tuttavia attenzione: dopo una verifica che ho fatto tra i miei libri (quindi solo un campione di editoria italiana e straniera), non si può dire che quello stile sia esclusivo di Eco o di libri Bompiani perché ho trovato un altro libro (certo dire un altro ha un significato limitato alla mia biblioteca casalinga) che ha quello stile: si tratta della bibliografia finale contenuta nel libro di Wolfgang Liebenwein, Studiolo: storia a tipologia di uno spazio culturale, ed. orig, 1977, trad. it Ferrara: Panini, 2005. Unica variante: i cognomi e nomi autori sono in maiuscoletto (sta anche molto bene).8. Terrei separati i due stili in due file .zip diversi. Un utente potrebbe essere interessato a uno stile, ma non all’altro.
Già: ma adesso il file msb-modern.bbx contiene la riga \RequireBibliographyStyle{msb-classic} e quindi devono andare assieme. Effettivamente sarebbe utile separarli. Forse per questo bisognerebbe creare il file msb-standard.bbx con le impostazioni comuni, duplicato nelle due cartelle separate.
Osservo ancora queste 2 cose:
1. il test che ho fatto del funzionamento dello stile msb-modern con ClassicThesis riguardava un file contenente un testo in inglese. Ho scoperto che in tal caso, a causa delle impostazioni contenute nel file msb-classic.bbx e pensate per la lingua italiana, nel mio PDF compariva l’espressione in grassetto backcit al posto di cited on. Per risolvere il problema nel file msb-classic.bbx ho corretto il comando \DefineBibliographyStrings{italian}{% con \DefineBibliographyStrings{english}{% e ho modificato la traduzione riferita alla stringa backcit.
Però nel caso di una pubblicazione definitiva dello stile bisognerebbe risolvere la cosa magari includendo nella cartella i file delle diverse lingue.2. l’effetto estetico dello stile msb-modern è migliore nel caso di monografie o anche articoli che hanno un autore solo. Invece nel caso di articoli con molti autori (caso tipico nel campo delle discipline scientifiche o anche sociali) una riga con molti nomi può risultare lunga e non è bella come nel caso di un autore solo, che fa da etichetta. Inoltre viene meno la logica del raggruppamento delle pubblicazioni con sotto un nome che fa da etichetta: basta che un autore pubblichi un libro da solo e un altro in collaborazione con un secondo autore e le due cose finiscono separate sotto etichette nomi diverse (nel primo caso etichetta=nome A isolato); nel secondo caso etichetta= nome A + nome B).
Questo lo si vede anche nella bibliografia del testo di Liebenwein citato sopra.
Si può dire che è inevitabile, e questo è anche vero, oppure che non è un vero problema, semmai una questione molto soggettiva di gusti personali. D’accordo anche su questo. Mi chiedo se però non sia fattibile (perlomeno a me piacerebbe) creare un altro stile biblatex simile a msb-modern ma con queste modifiche:
a) usare come nome etichetta solo il nome del primo autore, mai accompagnato dal nome degli altri autori
b) nella riga sotto, dopo l’anno, ripetere i nomi autori, questa volta completi, seguiti da titolo ecc.
Un mese fa circa avevo fatto una prova di stile con biblatex per raggiungere questo effetto: la prova è riuscita tranne per il fatto che non sono riuscito a ottenere che l’anno di pubblicazione funzionasse da label del bibitem come hai fatto tu e come appare nel libro di Eco. Quindi l’anno compariva all’inizio della prima riga sotto al nome autore che fa da etichetta, ma come parte della riga e quindi la seconda riga appariva allineata a sinistra sotto alla prima cifra dell’anno. A parte questo, l’effetto era come ho detto e non mi dispiaceva.
Chissà cosa pensi di questo stile? Hai provato l’effetto dello stile msb-modern nel caso di pubblicazioni con molti autori o anche solo di una bibliografia in cui compare il caso di un volume con autore A e un volume con autore A + B?pierfranco
8 Ottobre 2009 alle 19:57 in risposta a: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern #37449::Tempo fa, stimolato dalla richiesta di Lorenzo …
mi sono messo al lavoro per produrre uno stile bibliografico da usare con biblatex e che rispondesse a quei requisiti. …
Sebbene abbia creato questi stili innanzitutto per le mie esigenze personali, sarei molto felice se fossero utili anche ad altri. 🙂Trovo molto interessante e bello lo stile msb-modern. Grazie di averlo creato e messo a disposizione. Anche perché è originale rispetto a tanti stili disponibili per bibtex (qualcosa di simile eisteva, ma solo parzialmente simile e questo è meglio e più originale).
Effettivamente è proprio quello usato da Eco nel suo manuale su come si fa una tesi di laurea ed. Bompiani a cui si riferiva Lorenzo.
Io compilo perfettamente entrambi gli stili su un MAC con TeXLive 2007 e biblatex aggiornato all’ultima versione.
Farò degli esperimenti per vedere come si comporta con bibliografie lunghe.
Merita di essere messo a disposizione su CTAN.
pierfranco
::Non c’è bisogno di creare dei file .bbx e .cbx personalizzati se si devono fare poche modifiche.
Si può agire direttamente nel preambolo. Per risolvere i problemi sollevati da in questo topic, oltre al codice suggerito da Enrico, è sufficiente aggiungere nel preambolo:
IvanGrazie a Ivan delle precisazioni, sempre utili. Aggiungo solo qualche considerazione dal mio punto di vista, cioè che inserire i cambiamenti nel preamble non è poi così efficiente a mio parere perché:
1) bisogna comunque aprire i file .bbx per vedere quale blocco di righe/riga singola copiare nel preamble per poi cambiarla;
2) se si adotta questo procedimento alla lunga si rischia di avere un preamble sempre più complicato e si perde il punto di vista complessivo sul totale del file che vorremmo adattare alle nostre esigenze, cosa che spesso è un work in progress perché a seconda del tipo di records bibliografici ci possiamo accorgere che qualche impostazione non ci va bene e vogliamo cambiarla.Sulla questione:
Una correzione al codice suggerito da pierfranco.
scorrere più sotto e commentare le due righe che copio qui sotto:
`
[color=red]% \newunit\newblock% [/color]
% \usebibmacro{in:}%
`La prima riga non va commentata, altrimenti il campo “version” risulterà unito al titolo.
Ciao
IvanQuando ho fatto quella modifica sul mio file non avevo un campo version compilato per cui non mi sono posto il problema, né potevo verificare, se ci fosse un controeffetto. Mii sembra di ricordare (l’ho fatto un mese fa) che se non commentavo quella riga c’era qualcosa che non andava bene a livello di spazi/punteggiatura. Verificherò di nuovo.
Grazie
pierfranco
::Grazie per l’aiuto. Mi servirebbero altre due modifiche:
1) Levare “in:” per introdurre il nome delle rivista di un articolo
2) Mettere la virgola seguita da uno spazio anziché il punto tra il volume che contiene l’articolo ed il numero dell’articolo stesso.P.M.
Per la seconda modifica si agisce sempre sul file standard.bbx. Come spiegato sopra: bisognerebbe cerare nel proprio albero privato di LaTeX una cartella, chiamata per es. personale, che conterrà i nostri file modificati di biblatex. La cartella conterrà le sottocartelle:
bbx
cbx
lbx
In bbx copieremo dalla cartella originale di biblatex il file .bbx dello stile che ci interessa + il file standard.bbx. Rinomineremo entrambi: per es. authoryear.bbx diventerà personale-authoryear.bbx e standard.bbx diventerà standard-pers.bbx
e in cbx copieremo il file authoryear.cbx rinominandolo personale-authoryear.cbx
Attenzione: è fondamentale che il file .bbx e il file .cbx abbiano lo stesso nome, cambia solo l’estensione.
Nel preamble quindi scriveremo:
`
\usepackage[style=personale-authoryear]{biblatex}
`
Quindi nel nostro file standard-pers.bbx andremo a introdurre le modifiche.
Per fare in modo che tra il volume e il fascicolo ci siano non un punto, ma virgola spazio, si va alla sezione che inizia con:
`
\newbibmacro*{journal+issuetitle}{%
`
quindi faremo questa modifica:
`
%\setunit*{\adddot}% commentato per non avere il punto
\setunit{\addcomma\space}% introdotto nuova riga: invece del punto, virgola spazio
\printfield{number}%
ecc.
`
pierfranco[/code]
::La prima cosa è facile: si tratta di modificare il file che contiene le impostazioni generali: cioè il file standard.bbx
pierfrancoDimenticavo di aggiungere al mio post precedente che a meno che non si abbia molta fretta la procedura corretta per fare modifiche alle impostazioni di stile di biblatex e quindi al file standard.bbx presuppone che non si tocchino i file nella directory originale di biblatex ma si agisca come ho indicato nel mio post inviato: Dom Set 06, 2009 7:17 pm Oggetto: Re: “L’arte di gestire una bibliografia con biblatex&am: http://www.guit.sssup.it/phpBB2/viewtopic.php?t=6544&postdays=0&postorder=asc&start=15
Cioè: innanzitutto è necessario creare una nuova cartella (per es. nell’albero privato della propria installazione di LaTeX) che per es. potrà chiamarsi personale, e che a sua volta conterrà 3 cartelle. La nuova cartella cioè dovrà avere la stessa struttura della cartella biblatex originaria e contenere quindi le seguenti 3 cartelle chiamate rispettivamente:
bbx
cbx
lbx
La cartella bbx conterrà i file con le istruzioni di stile per compilare la bibliografia; la cartella cbx conterrà i file con le istruzioni di stile per compilare le citazioni nel testo; la cartella lbx conterrà i file per gestire le localizzazioni nelle varie lingue. A questo punto basta copiare in bbx, in cbx e in lbx i file che ci servono dalle cartelle originali della directory biblatex e modificare, in questo caso il file standard.bbx
pierfranco
::Grazie per l’aiuto. Mi servirebbero altre due modifiche:
1) Levare “in:” per introdurre il nome delle rivista di un articolo
2) Mettere la virgola seguita da uno spazio anziché il punto tra il volume che contiene l’articolo ed il numero dell’articolo stesso.P.M.
La prima cosa è facile: si tratta di modificare il file che contiene le impostazioni generali: cioè il file standard.bbx che sta in /Users/your_computer_name/Library/texmf/tex/latex/biblatex/bbx/standard.bbx
(questo è il percorso per chi usa un MAC con MAC OS X e ha instalalto biblatex nel proprio albero personale).
Nel file standard.bbx andare alla sezione che inizia con la riga:
`
\DeclareBibliographyDriver{article}{%
`scorrere più sotto e commentare le due righe che copio qui sotto:
`
% \newunit\newblock%
% \usebibmacro{in:}%
`Per la seconda modifica relativa alla punteggiatura tra il n° del volume e il n° della issue (fasciolo) invece al momento non saprei indicare nessuna soluzione.
pierfranco
pierfranco[/code]
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