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  • in risposta a: Minion e Myriad: avvertimenti e accostamenti #27333
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    `\let\@font at info\@gobble
    \let\@font at warning\@gobble`

    Dire che ho fatto una figuraccia orrenda è veramente riduttivo: Il codice giusto è quello che segue.

    `\documentclass{article}

    \makeatletter
    \let\@font@info\@gobble
    \let\@font@warning\@gobble
    \makeatother

    \usepackage{MinionPro}

    \begin{document}

    Prova di utilizzo dei font Minion Pro.

    \end{document}`
    Tutto sommato, preferisco non usare questo escamotage; non vorrei perdermi degli avvertimenti più importanti…

    `\renewcommand{\sfdefault}{Myriad-LF} `

    Anche questo è più grazioso con le text figure:

    `\renewcommand{\sfdefault}{Myriad-OsF} `

    […] il carattere a macchina da scrivere usato nel documento MinionPro Support for LaTeX (http://ftp.uniroma2.it/TeX/fonts/minionpro/MinionPro.pdf) […] è il Bistream Letter Gothic 12 Pitch […]

    Maggiori dettagli sulla sua installazione sono disponibili nel thread Acquisto font in formato LaTeX (http://www.guit.sssup.it/phpBB2/viewtopic.php?t=6985).

    in risposta a: Calcoli temporali (date, età, ecc.) #23791
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    Grazie per la risposta.

    Alla fine mi sono “arreso” e ho deciso di utilizzare R. Ai fini della risoluzione del mio problemino è come usare una bomba atomica per ammazzare una mosca, ma comunque…

    Probabilmente in futuro si potrà fare di meglio. Ad ogni modo, posto il codice che ho usato io. Il file prova.Rtex:

    `\documentclass{minimal}

    \begin{document}

    \begin{Scode}{echo=FALSE}
    calcola.tempo <- function(data) { spedizione <- as.Date(data) oggi <- Sys.Date() tempo <- as.integer(oggi - spedizione) return(tempo) } calcola.eta <- function(data) { nascita <- as.Date(data) giorni <- calcola.tempo(nascita) eta <- as.integer(giorni / 365) return(eta) } \end{Scode} Il pacchetto è stato spedito \Sexpr{calcola.tempo("2009-11-16")} giorni fa e non l'ho ancora ricevuto Io ho \Sexpr{calcola.eta("1981-08-10")} anni \end{document}` Da un terminale: `$ echo -e "Sweave(\"prova.Rtex\")" | R --slave[Invio] $ pdflatex prova.tex[Invio]` Grazie e alla prossima.

    in risposta a: Titlesec: formattazioni divere per starred e unstarred #40063
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    Grazie mille, la proverò appena possibile.

    A presto!

    in risposta a: Stili diversi contemporaneamente per la stessa bibliografia #39746
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    Ciao Lorenzo,
    intanto grazie per la risposta.

    La tipografia è un’arte/scienza con secoli di storia alle spalle, affidarsi alle tradizioni per affrontare/risolvere alcuni “classici” problemi tipografici […] è […] auspicabile.

    […] documenti con una sitografia se ne vedono, al massimo, da qualche decennio: qui auctoritas non ce ne sono.

    Certamente.

    Che fare? Evidentemente citare un sito come “[GuIT, 2009]” non ha molto senso, ma non sono molto convinto dell’opportunità di un documento che abbia due stili bibliografici contemporaneamente.

    Sono stato costretto ad usare lo stile natbib_ita per la bibliografia “classica” (e non posso certo lamentarmi, perché mi piace parecchio) e a formattare le citazioni in modo che risultino simili a [Rossi, 2009]; per il resto, ho dei siti web che posso inserire come voglio, ma come dici tu, [GuIT, 2009] non ha molto senso. Da qui il mio problema di adottare un secondo stile per la bibliografia secondaria.

    Fose […] in un documento con la sitografia sarebbe meglio usare uno stile numerico (o, al limite, alfabetico).

    Sono d’accordo con te. L’importante per me era non “perdere” natbib_ita dall’altra parte.

    Ho consultato la documentazione del pacchetto multibib presso l’indirizzo http://www.cam.ctan.org/tex-archive/macros/latex/contrib/multibib/multibib.pdf; nel momento in cui l’ho letta, si trattava della versione 1.4 del pacchetto, del 10/12/2008.

    Dalla lettura di questo documento, scopro che avere stili differenziati per diverse bibliografie nello stesso documento è effettivamente possibile. biblio.bib:
    `@book{bringhurst:elementi,
    author = {Bringhurst, Robert},
    title = {Gli Elementi dello Stile Tipografico},
    publisher = {Sylvestre Bonnard},
    year = {2001, ed.~or.~1992},
    address = {Milano}
    }

    @misc{guit,
    title = {Gruppo Utilizzatori di {\TeX} e {\LaTeX}},
    note = {\url{http://www.guit.sssup.it/}},
    key = {Gruppo Utilizzatori di TeX e LaTeX}
    }
    `
    tesi.tex:
    `\documentclass[…]{book}

    […]
    \usepackage{multibib}
    \usepackage[…]{hyperref}

    \newcommand{\webbibname}{Siti web consultati}
    \newcites{web}{\webbibname}

    \begin{document}

    […]

    Citiamo un libro \cite{bringhurst:elementi} ed un sito \citeweb{guit}.

    \cleardoublepage
    \phantomsection
    \addcontentsline{toc}{chapter}{\bibname}
    \bibliographystyle{alpha}
    \bibliography{biblio}

    \cleardoublepage
    \phantomsection
    \addcontentsline{toc}{chapter}{\webbibname}
    \bibliographystyleweb{plain}
    \bibliographyweb{biblio}

    \end{document}
    `
    la composizione:
    `pdflatex tesi.tex
    bibtex tesi
    bibtex web
    pdflatex tesi.tex
    pdflatex tesi.tex
    `
    Tutto fila liscio. Adesso le cattive notizie. Sempre dal già citato documento:

    Typographically, different bibliography styles are regarded as bad and therefore should be avoided in real documents.

    Pur consapevole di questo fatto, ho provato a comporre il documento usando natbib_ita per la bibliografia principale e plain per quella secondaria, senza ottenere i risultati sperati. Perché? Sempre dallo stesso documento:

    With natbib, you cannot use numerical and author-year reference schemes together. Typographically, this is regarded bad style anyway.

    Ed ecco la conclusione: è possibile (per quanto vivamente sconsigliato) usare due stili diversi per le bibliografie, ma… non con natbib e derivati (sigh!), ed ecco perché sopra ho proposto l’esempietto con alpha.

    Dal momento che la base di dati di tutte le bibliografie è archiviata nel medesimo file, è inoltre pericoloso usare comandi del tipo \nocite[*] nel momento in cui si genera la bibliografia, perché si corre il rischio di ottenere delle entrate duplicate (provare per credere!).

    Morale della favola? Che cosa farò alla fine? natbib_ita per la bibliografia classica, e (visto che non posso fare altro) nessun’altra bibliografia; gli indirizzi dei siti (sperando siano pochissimi) li inserirò direttamente nel testo.

    Grazie mille e a presto!

    in risposta a: [BibTeX] natbib_ita.bst con virgola #34143
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    Tutto a posto, grazie, la tua soluzione è perfetta!

    A presto!

    in risposta a: pdf/A ?? #39583
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    […] vi scrivo sebbene questo argomento sia un po’ OT perche` ho un problema (inaspettato) con la gestione della mia tesi.

    Scusami se intervengo io un po’ OT, ma ti consiglio di usare il pacchetto couriers in luogo di courier: questo perché tale pacchetto ti consente di scalare il font dattilografico in modo da poterlo adattare meglio al carattere principale, come hai già fatto con il pacchetto helvet.

    Ciao e a presto!

    in risposta a: Convenzioni tipografiche per resa acronimi #39313
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    […] abbreviazione […] prima va il nome per esteso e poi l’acronimo che si userà.

    […] viceversa […] in casi […] in cui l’acronimo è diventato una parola a sé stante.

    Ecco le regole «pratiche» che stavo cercando!

    Grazie mille e alla prossima.

    in risposta a: Convenzioni tipografiche per resa acronimi #39311
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    Ciao Lorenzo.

    […] se il modo predefinito di acronym per gestire gli acronimi non ti va […]

    Non è che non mi va, è che sarei curioso di sapere qual è il modo «giusto» di gestire la faccenda (come detto sopra, ammesso che esista). Ormai sono convinto del fatto che nel 99,9% dei casi LaTeX (e i suoi pacchetti) hanno «ragione», e quindi non vale neanche la pena di metterci le mani sopra. Mi ha colpito però il fatto che in un sacco di scritti di vario tipo (ripeto, non professionali) la gente mette prima la sigla e poi l’espansione tra parentesi. Mi chiedo se tutta questa gente dovrebbe cambiare di colpo il proprio modo di scrivere oppure se dovrebbe essere la tipografia «attuale» a tenere conto del modo di esprimersi «moderno», con le conseguenti modifiche.

    […] non è difficile piegarlo alle tue esigenze. Infatti
    `\acs{GUIT}`
    produce solo l’acronimo, mentre
    `\acl{GUIT}`
    produce solo la “spiegazione”, senza l’acronimo. Definire un nuovo comando basato su questi due che faccia al caso tuo non dovrebbe essere difficile.

    Non lo metto in dubbio. Quello che volevo dire è che se il modo «corretto» di scrivere gli acronimi fosse quello «popolare» (prima la sigla e poi la spiegazione tra parentesi), forse avrebbe senso semplicemente fare un \renewcommand su ac invertendo l’ordine dei due elementi da esso gestiti.

    http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Acronimi.pdf

    Ero già a conoscenza della tua guida (utilissima, come tutte le altre del resto); tra l’altro, ho proposto un suggerimento ad essa relativo proprio ieri (Acronimi senza elenco degli acronimi, http://www.guit.sssup.it/phpBB2/viewtopic.php?t=7031).

    Grazie mille e a presto.

    in risposta a: Comando condizionato dai parametri #39302
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    Enrico, non so che dire! Ti ringrazio di cuore per questo tuo intervento e per questa lezione TeXnica documentata veramente bene, oltre che per la soluzione del problema.

    Grazie ancora e a presto!

    in risposta a: Codifica termine straniero in documento italiano #39164
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    Se hai parecchi termini del genere, meglio la soluzione 2 […] Per esempio invece che la definizione più semplice, potresti farlo diventare […] che disabilita le cesure se chiamato come \straniero*{skyscraper}.

    […] Le variazioni sul tema sono infinite. […]

    Non lo metto in dubbio. comunque, mi piace molto l’idea del comando con e senza stella. Credo che adotterò questa soluzione.

    Molte grazie e a presto.

    in risposta a: Acquisto font in formato LaTeX #39014
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    Grazie a tutti per le vostre risposte. Molto probabilmente acquisterò la versione PostScript per Windows. Poi vi farò sapere l’esito.

    Grazie ancora e a presto.

    in risposta a: Acronimi a corpo minore: sì o no? #31704
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    Ciao mondopinguino, e grazie per la risposta.

    Secondo me, anche se di tipografia non ne so nulla e forse farei bene a stare zitto (ma tanto non rispondeva nessuno, quindi..)

    Prima di tutto, lasciami dire che per me il tuo aiuto è prezioso proprio come quello di tutti gli altri. Dopodiché, non è vero che se non ti intendi di tipografia faresti meglio a tacere, perché secondo me la scrittura, e più in generale la comunicazione, sono in funzione sia del tempo sia della società in cui viviamo, e non potrebbe essere diversamente, altrimenti non vi sarebbe evoluzione. Grandi cambiamenti possono spesso saltar fuori da piccole osservazioni, quindi dimmi pure quello che pensi.

    mi pare che gli acronimi leggermente più piccoli diano un minore impatto all’acronimo, che altrimenti risulterebbe sproporzionato.

    Capisco. Quindi sembra che la cosa migliore sia renderli a corpo minore, per una maggiore omogeneità con il resto del testo. Per adesso, la penso come te.

    Il vero problema, a mio avviso, è l’effetto che si viene a creare quando gli acronimi vengono accostati a lettere maiuscole.

    Io non lo vedo come un dramma, in alternativa in quei rari casi in cui si presentasse tale evenienza puoi provare a riformulare la frase, oppure se NON hai altri acronimi nello stesso paragrafo, puoi fare l’acronimo tutto maiuscolo! Attento che in questo modo secondo me è facile fare peggio! Piuttosto che mischiare gli acronimi tieni quelli piccoli che è meglio!

    Neanche a farlo apposta, mi è venuto ora in mente un esempio che peggiora ulteriormente la situazione iniziale:

    `\documentclass{article}

    \usepackage{relsize}

    \newcommand{\acro}{\textsmaller}

    \begin{document}

    Le architetture grafiche più recenti di Java sono le \acro{JFC}/Swing.

    \end{document}`
    In questo caso, maiuscoletto e maiuscolo sono proprio attaccati, e sinceramente la resa finale non mi convince. Piuttosto che optare per

    `Le architetture grafiche più recenti di Java sono le \acro{JFC/Swing}.`
    (soluzione più gradevole, ma non corretta, visto che Swing non è un acronimo), preferirei forse lasciare le cose al naturale.

    `Le architetture grafiche più recenti di Java sono le JFC/Swing.`
    È chiaro che, come dici tu, le notazioni non vanno mischiate: o tutti in grande, o tutti in piccolo.

    Che cosa ne pensi in ques’ultimo caso, un po’ più radicale? Quale soluzione sceglieresti?

    Grazie e a presto.

    in risposta a: Realizzazione classe con valore binario «da comando» #32804
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    Ciao robitex, e grazie per la risposta.

    A mio avviso il testo variabile “Laureanda” o “Laureando” è un campo, allo stesso modo del campo author.

    Quindi per me la via più semplice è definire un comando interno modificabile con un comando d’interfaccia.

    Concettualmente sono d’accordo con te, però vorrei evitare all’utente una scrittura del tipo
    `\setstudenttype{Laureanda}`
    Preferirei invece rimanere in una situazione tale che la cose cambino a seconda del comando utente proposto.

    In altri termini, preferirei vedere modifiche nella mia classe, qualora ce ne fosse bisogno, piuttosto che nel file principale.

    Come al solito, comunque, rifletto anche sul tuo consiglio, che può sempre servire.

    Grazie e a presto.

    in risposta a: Realizzazione classe con opzione «binaria» #32768
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    Un’ultima precisazione: il tuo ultimo intervento cita l’istruzione
    `\ExecuteOptions{nomeopzione}`
    della quale non ho mai approfondito la funzione. Il suo significato sembrerebbe essere: «anche se l’utente non specifica l’opzione “nomeopzione” in modo esplicito, esegui comunque il codice contenuto nella sua definizione». In pratica, immagino sia il modo di dichiarare una generica opzione nei termini di un’opzione «di default».

    La strategia da adottare dipende da quello che fa l’opzione. La lettura di clsguide.pdf (LaTeX2e for class and package writers) è molto indicata.

    Ben venga anche questo consiglio. Aspetto la metà del mese per montare e testare la stampante laser a colori. Sono già presenti nella mia coda di stampa ideale il quinto numero di ArsTeXnica, non appena diviene pubblico, la guida ufficiale di Beamer e quella di PGF. Diciotto fogli in più non saranno un problema. Senza contare che a fine mese bisognerà anche scaricare le nuove release delle verie versioni e varianti di Ubuntu per il parco macchine, configurare TeXLive, ecc., ecc.

    Altro che «aprile dolce dormire»… 😉

    in risposta a: Realizzazione classe con opzione «binaria» #32766
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    Non occorre alcun \if

    Molte grazie, ne prendo atto. Tengo comunque a mente anche la soluzione precedente, perché potrebbe sempre far comodo sapere gestire le condizioni.

    Le tue ipotesi […] sono più o meno corrette: ogni opzione alla classe che non sia stata dichiarata esplicitamente viene passata alla classe article. Prima o dopo \DeclareOption* è irrilevante, ma tradizionalmente questa istruzione si mette per ultima.

    Il problema che poni […] non esiste: l’opzione esercitazione non viene passata a article, perché è stata dichiarata nella classe.

    Molto bene. Terrò a mente anche questo.

    In realtà, questa discussione mi fa pensare anche ad un altro problema simile che mi aveva turbato qualche mese fa. Oggi però non ho più la forza di scrivere, se ce la faccio scrivo un messaggio domani…

    Grazie a tutti per la preziosa collaborazione e a presto!

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