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prova a mandare un messaggio alla lista di XeTeX, qui: http://www.tug.org/mailman/listinfo/xetex
::Allora, no. Intanto sto usando questo codice qua:
\setsansfont[Scale=MatchLowercase, Mapping=tex-text, BoldItalicFont={HelveticaNeue-HeavyItalic}, BoldFont={HelveticaNeue-Heavy}, ItalicFont={HelveticaNeue-Italic}]{Helvetica Neue}
che “funziona”, nel senso che carica correttamente Helvetica Neue Heavy (ma non altrettanto Heavy Italic, per dire) però come Upright mi carica ancora Helvetica Neue Italic e non Helvetica Neue… ora, ok che lo devo usare solo nei titoli e quindi userò sempre la variante bold/heavy, però è fastidioso ugualmente…che sia qui il problema? Credo tu debba usare HelveticaNeue
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Su che sistema operativo sei? Perché per richiamare un font con XeTeX devi usare il suo nome postscript. Su Mac OS X, apri Font Book, seleziona il font e fai mela i. Da li leggi il nome postscript. Prova con questo codice:`
\setsansfont[Mapping=tex-text,
BoldItalicFont={HelveticaNeue-BoldItalic},
BoldFont={HelveticaNeue-Bold},
ItalicFont={HelveticaNeue-Italic}]
{HelveticaNeue}
`
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Il simoncini garamond è un font commerciale, lo puoi comperare qui:http://www.linotype.com/1476/simoncinigaramond-family.html
Immagino tu già sappia che è il font che l’Einaudi utilizza da sempre. Per usarlo potresti considerare l’ipotesi di utilizzare XeTeX, già inclusa nella TeXLive 07, che ti permette di accedere a tutti i font installati in Font Book, senza installazioni ulteriori. Ipotizzando di avere il Simoncini Garamond installato nel Font Book, apri TeXShop, imposta un template per XeLaTeX e dove c’è la dichiarazione dei font metti:
\setromanfont{SimonciniGaramondStd}
ciao
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Io uso TextMate su Mac OS X che ha due comodità che possono risolvere questo tipo di problemi.1. Supporta il folding text, ovvero il ripiegare dei blocchi di testo per poterli nascondere. Il LaTeX bundle di TextMate inoltre mi da in automatico questa possibilità, ogni volta che vado a creare una sezione, un paragrafo o un sottoparagrafo del mio testo. Allego un’immagine che credo sia la cosa più chiara in assoluto.
http://img354.imageshack.us/my.php?image=picture2cd6.png
2. Le funzioni LaTeX di TextMate riconoscono in automatico la strutturazione interna di un documento e mi propongono un menù per poter visualizzare e raggiungere rapidamente una parte del mio testo. Ecco l’immagine relativa, è lo stesso testo dell’immagine precedente ed è ancora una bozza.
http://img229c.imageshack.us/img229/9545/functionpopupmu8.png
Non so che sistema operativo usi, ma secondo me tutto sta nel cercare un editor con qualche funzione avanzata.
Ciao
p.s. se ti interessa sapere qualcos’altro su TextMate, ho buttato giù qualche appunto.
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Al momento non ho nemmeno io le idee ben chiare. Inserire le fonti archivistiche nel file .bib potrebbe avere vantaggi e svantaggi. Tra gli svantaggi:– una difficile collocazione delle fonti nei tipi di record di BibTeX. l’unico che vedo possibile sarebbe il record misc, ma sinceramente non saprei come uscirne.
– una difficile gestione delle fonti. in pratica ogni singolo documento citato avrebbe un suo record. nella mia tesi ho circa 10.000 singoli documenti, sarebbe molto scomodo andare a recuperare la chiave di citazione di ogni documento.
Tra i vantaggi invece ci sarebbe la gestione di biblatex, che renderebbe automatica scrittura dei vari ivi, ibidem, etc.
Ho provato a fare qualche ricerca in giro ma non ho trovato gran che. Vediamo se qualcuno ha qualche buon consiglio.
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Non sono in grado di risponderti ma ti scrivo perché sto affrontando pure io lo stesso problema. Tesi di laurea in storia, archivio di Stato di Treviso. Ti faccio una domanda: ha senso inserire nel file .bib le fonti archivistiche? La citazione puntuale delle fonti, nel mio caso, avverrà solamente in nota mentre alla fine andrò a citare in termini generali i fondi consultati.Quale sarebbe l’utilità? Io per il momento ho un file .bib solo con la letteratura secondaria. Ma mi interessa capire come lavori tu, grazie.
::Per Warsaw: definire nuovi comandi può essere utile o dannoso, a seconda dei casi.
Per esempio (classico), se devi scrivere un libro di botanica e vuoi che tutti i nomi latini delle piante appaiano in corsivo, è utile definire un nuovo comando che stampa il suo argomento in corsivo: in questo modo, se l’editore dovesse successivamente chiederti di comporre i nomi latini in neretto e non in corsivo, basterebbe una sola modifica al documento.
Ci sono casi, invece, in cui definire nuovi comandi non solo è inutile, ma può finire con l’intorbidare le acque. Un comando come
`\newcommand{\a}{\alpha}
`
permette di risparmiare qualche carattere, ma rischia di rendere il sorgente poco leggibile (soprattutto se ci sono molti comandi di quel tipo), e anche poco portabile. Mi è capitato di dover raccogliere in un unico documento lavori scritti da autori diversi; se un autore definisce
`\newcommand{\a}{\mathcal{A}}`
ed un altro dà di \a la definizione precedente, i due preamboli sono incompatibili e bisogna metterci mano.tutto chiaro, grazie mille.
::Per Warsaw: per convincerti che \dots e \ldots non sono la stessa cosa, basta che compili questo esempio:
`\documentclass{minimal}
\usepackage{amsmath}
\begin{document}
$a+\dots+b$
$a+\ldots+b$
\end{document}
`
Quanto all’idea di ridefinire \dots come \dots\unkern, non funziona: lo spazietto che segue i punti ellittici a volte ci va, a volte no. Per esempio:
`Che ne pensi di Tizio, Caio, \dots? % Qui lo spazietto ci va
Parlammo (di Tizio, Caio, \dots). % Qui lo spazietto non ci va
`
Come scritto nella documentazione di ellipsis, il (piccolissimo!) bug di LaTeX sta nel mettere *sempre* quello spazietto, anziché limitarsi ad aggiungerlo solo nelle occasioni in cui è necessario.Naturalmente, concordo con Enrico sull’utilità di definire un apposito comando
`\newcommand{\omissis}{[\dots\negthinspace]}
`Tuttavia ciò non risolve tutti i problemi relativi alla spaziatura dei punti ellittici. Per esempio, se non si usa il pacchetto ellipsis bisognerebbe scrivere
`Parlammo (di Tizio, Caio, \dots\unkern).
`che è un po’ scomodo (soprattutto perché nel documento è facile che qualche \unkern scappi, producendo risultati difformi).Grazie, ora è abbastanza chiaro. Non uso LaTeX in modo matematico, non mi ero mai imbattuto nel comando \dots, ho sempre usato \ldots e mai a fine frase, ma solo tra parentesi quadre, per indicare un omissis.
Comunque non proponevo di ridefinire \dots ma di creare un nuovo comando\Dots
`\newcommand{\Dots}{\dots\unkern{ }}`
da utilizzare quando serve. Più che altro mi interessava capire se il mio suggerimento è una strada percorribile o meno, o meglio, se la creazione di nuovi comandi in generale sia una pratica da seguire o da non utilizzare eccessivamente.
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