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purtroppo, ogni volta che aggiorni la guida me la scarico e la sovrascrivo sul file precedente, così ora non ho il paragrafo originale per fare un confronto, ma sono abbastanza convinto che il miglioramento sia indiscutibile!
Vecchia versione:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX2009-03-01.pdfNuova versione:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdfL’importrante, però, è che la nuova spiegazione sia chiara.
Ciao,
L.!Ciao.
certamente, l’importante è che si capisca ora…
volevo confrontare le due edizioni per capire se ne è valsa la pena: direi di sì!grazie per la disponibilità che dimostri nel saper ascoltare i tuoi lettori.
a presto
GG
::Fammi sapere che cosa ne pensi.
Grazie mille,
L.ciao
direi che hai dato sostanza alla faccenda, senza sacrificare la sinteticità della trattazione (la mia proposta, forse, era fin troppo prolissa).purtroppo, ogni volta che aggiorni la guida me la scarico e la sovrascrivo sul file precedente, così ora non ho il paragrafo originale per fare un confronto, ma sono abbastanza convinto che il miglioramento sia indiscutibile!
grazie per la prontezza, a nome mio e di tutti gli altri utilizzatori dell’Arte.
a presto
GG
::mi permetto di dare anche io un piccolo suggerimento.
Chi è abituato a utilizzare Oo Writer o MS Word inserisce le virgolette e gli apici con ” e ‘ ed il software provvede a trasformarle in virgolette aperte o chiuse.
Con LaTeX ci si comporta in maniera un po’ diversa (più complicata?) e tu, nell’Arte (pag. 50) descrivi per filo e per segno il procedimento.
Come emergeva da questa discussione sul forum, però, soprattutto nella versione stampata è difficile riconoscere quali simboli utilizzi per ` piuttosto che per ‘ o ancora per “ ”.
Allora, visto che il tuo lavoro è in costante aggiornamento, ti consiglio di rendere il più chiaro possibile il paragrafo.
Ciao a tutti.
Come avevo ammesso subito “a caldo”, l’obiezione sollevata dal nostro amico -che ringrazio di cuore- coglie(va) nel segno. Il fatto è che i Bera Mono -ma anche i Palatino- hanno caratteri molto simili per rappresentare le virgoletta aperta e chiusa. Questo di regola non costituisce un problema, ma in una guida che spiega come inserire le virgolette lo è, senza dubbio.
Mi sono venute in mente diverse soluzioni, tutte con pro e contro.
[ul]
[li]Lasciare le cose così come stavano, magari aggiungendo una nota per mettere in guardia il lettore: in questo caso l’estetica di ClassicThesis è invariata, ma il passo non sarebbe risultato chiaro.
[li]All’estremo opposto, rinunciare ai Palatino e ai Bera Mono in favore dei Computer Modern, che hanno caratteri per le virgolette aperta e chiusa molto diversi, che si distinguono bene: in questo caso non ci sarebbe stato più alcun problema con le virgolette, ma l’estetica di ClassicThesis sarebbe andata a farsi friggere.
[/ul]
In mezzo a queste soluzioni manichee, ce ne sono altre.
[ul]
[li]Creare una famiglia di font virtuali formati dai Bera Mono (e dai Palatino), ma con le virgolette dei CM. Un chimerismo che però mi lascia davvero perplesso.
[li]Solo nei passi che spiegano l’uso delle virgolette, usare le virgolette dei CM, lasciando invariato il resto.
[/ul]Alla fine, ho optato per quest’ultima possibilità perché mi sembra di gran lunga la migliore (un pessimista direbbe: è il male minore). Un purista potrebbe storcere il naso: di regola mescolare i font non si dovrebbe mai fare. Tuttavia la tipografia è più un’arte che una scienza: in una guida a LaTeX, la chiarezza ha la precedenza.
Visto che c’ero, ho anche riformulato i due paragrafi problematici. Potete giudicare il risultato nella nuova versione dell’Arte (pag. 19 e 49-50), che ho appena messo in linea.
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
Che ne pensate?
A presto,
L.Ciao
Indubbiamente, con le nuove modifiche che hai apportato la spiegazione è molto più chiara.
Se mi è permesso, ti riporto quello che avrei fatto io (ovviamente, il codice che ti cito andrebbe rimaneggiato per utilizzarela famiglia di font Computer Modern e non con i Palatino e i Bera Mono, usati nel resto del tuo documento):`\documentclass{article}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage[latin1]{inputenc}
\begin{document}
[\ldots\negthinspace] In \LaTeX, tutti e tre i tipi di virgolette possono essere inseriti direttamente nel sorgente, purché si carichi il pacchetto \texttt{inputenc} (con la codifica appropriata).Si nota esplicitamente che, indipendentemente dalla lingua specificata dall'opzione passata al pacchetto \texttt{babel}, il tasto \textsc{Maiusc + 2} nella tastiera italiana \emph{non} funge da \emph{fac totum} per inserire le virgolette alte, aperte o chiuse — come, invece, accaderebbe su una macchina per scrivere —, ma si devono usare gli appositi simboli \texttt{“ ''}: il primo si ottiene scrivendo due \texttt{`} (il paragrafo 4.1.2 a pagina 18 spiega come inserirli con la tastiera italiana), il secondo scrivendo due \texttt{'} (il normale apostrofo nella nostra tastiera). Questo stesso discorso vale qualora si volessero inserire gli apici, ovviamente inserendo solo una volta il simbolo per l'apertura, una per la chiusura.
Passiamo ora l'opzione \texttt{italian} al pacchetto \texttt{babel}:
\begin{itemize}
\item le virgolette alte \emph{aperte} possono anche essere inserite con \verb!””!
(ovvero, 2 volte le normali virgolette nella tastiera italiana, \textsc{Maiusc + 2}),
mentre per quelle chiuse continua a valere la regola descritta poc'anzi;
\item per ottenere i caporali aperti e chiusi si può scrivere \verb!”<! e \verb!">!, rispettivamente.
\end{itemize}\end{document}`
A questo, si potrebbe eventualmente aggiungere il comportamento di TeXnicCenter, che premendo Maiusc + 2 inserisce la prima volta “`, la seconda “‘, assecondando quello che l’utente word/writer è abituato a fare, ma questo è un altro discorso che farebbe la faccenda più grande di quello che è.
Spero di non averti infastidito con la mia rielaborazione del tuo paragrafo, è solo che nel mio post originale ti suggerivo solo di rendere più chiaro il paragrafo, ora che tu hai preso le tue decisioni (in fondo, è tua la guida!) mi permetto di sottoporti la mia idea! Fammi sapere che ne pensi…
Complimenti ancora per il tuo ottimo lavoro,
a presto
GG
::(In generale, trovo che i font usati da ArsClassica siano belli, ma di certo qualche difettuccio ce l’hanno. Forse i CM sono meno eleganti, ma un pochino più “solidi”.)
Capisco che a volte sia necessario accettare qualche compromesso; d’altra parte, una sezione in una guida che spiega l’uso delle virgolette dovrebbe, a mio parere, mettere al primo posto la chiarezza della spiegazione.
Allora, se fossi io l’autore, accetterei, ad esempio, di riportare un breve esempio di uso delle virgolette in uno “stralcio di pagina” (come quello riportato a pagina 10 di questo documento, per intenderci) in cui usare un font diverso (ad esempio computer modern che permette di vedere bene la differenza tra virgolette o apici aperti e chiusi) e riporterei in maniera molto sintetica come ottenere un risultato piuttosto che un altro
(ad esempio, in una tabella:
‘ = apice chiuso – sotto il ? nella tastiera italiana
` = apice aperto – AltGr + ‘ nella tastiera italiana (Linux) o Mappa caratteri seleziona Accento grave (U+0060) (Windows)
” = virgolette chiuse – sopra il 2 nella tastiera italiana
etc.)Sperando di essere stato in qualche modo utile, colgo l’occasione per farti, anche io, sinceri complimenti, ché ogni volta che apro la tua guida scopro qualcosa di nuovo e ne resto piacevolmente colpito.
A presto
GG
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ciaomi permetto di dare anche io un piccolo suggerimento.
Chi è abituato a utilizzare Oo Writer o MS Word inserisce le virgolette e gli apici con ” e ‘ ed il software provvede a trasformarle in virgolette aperte o chiuse.
Con LaTeX ci si comporta in maniera un po’ diversa (più complicata?) e tu, nell’Arte (pag. 50) descrivi per filo e per segno il procedimento.
Come emergeva da questa discussione sul forum, però, soprattutto nella versione stampata è difficile riconoscere quali simboli utilizzi per ` piuttosto che per ‘ o ancora per “ ”.
Allora, visto che il tuo lavoro è in costante aggiornamento, ti consiglio di rendere il più chiaro possibile il paragrafo.
A presto
GG
13 Febbraio 2009 alle 20:30 in risposta a: “L’arte di creare bibliografie multiple con LaTeX” #30929::
Ciao.Lorenzo
E’ possibile che dalla pagina del tuo sito
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX.html
non ci sia un collegamento diretto a questa nuova guida?
O sono io che non la vedo?
Sai, non vorrei perdermi nulla di ciò che proponi…
::L’utente era minnolina che l’aveva installato su un eeepc, stai tranquillo con quelle risorse di sistema sicuramente riesci a scaricarti sia il compilatore che l’editor (l’ultimo eeepc che ho avuto sotto mano aveva 8GB di disco 1GB di ram) e ad avere una compilazione molto molto buona.
La compilazione sicuramente non ha in qualsiasi caso tempi biblici penso si parli di pochi secondi di differenza rispetto ad un notebook/PCdestop con caratteristiche normali se non di meno.
Ciao Alberto
Perfetto, è proprio quello che volevo sentirmi dire…
::Io uso spesso una sezione di livello successivo a quella in uso per fare degli “incisi” nel discorso. Al termine di questa sezione, però, il discorso ritorna “in linea” con il precedente. Quindi, per indicare la “fine” della sottosezione (sicuramente sbagliando) sono solito lasciare proprio un \medskip… Secondo me, è un po’ come mettere in un riquadro la sottosezione, senza però interrompere o appesantire il testo.
E’ così grave?
Alternative?Grazie
GGSono sincero, non riesco a capire. Usi una subsection all’interno di una section e poi metti uno spazio e continui con la section interrotta? Cosi?
`\section{}
testo testo
… … … …
\subsection{}
testo testo
… … … …\medskip
testo testo
… … … …
`In queto caso non credo sia corretto perché il testo che segue il comando \medskip, nella struttura del documento, appartiene alla subsection e non alla section.
Potresti invece crearti un ambiente da usare per questo tipo di inserzioni. Puoi dare un’occhiata alla guida di Lorenzo Pantieri per creare nuovi ambienti utilizzando l’ambiente ‘list’.
Naturalmente se ho capito il problema…In caso contrario potresti mandare un piccolissimo esempio. Sono curioso.Ciao
Ivaneffettivamente, faccio così.
Forse può sembrare insolito, ma…
Siccome mandare un esempio è complicato (ci vorrebbe molto testo): vi suggerisco allora un’analogia con gli elenchi puntati.
`1. testo testo testo.
testo testo.
testo testo testo testo.
Visto che:
– testo testo testo
– testo testo
– testo testo testo.
Detto ciò, testo testo testo.
testo testo testo.2. testo testo testo.
testo testo.eccetera
`L’analogo, in modo meno schematico, lo farei usando sezioni (l’elenco numerato nell’esempio) e sottosezioni (elenco puntato).
Solo che lavorando con gli elenchi, il ritorno al livello superiore è evidente (cambia anche il rientro…), mentre, lavorando con le sezioni, per distinguere la fine della sottosezione e il ritorno alla sezione “madre”, senza iniziarne una nuova, lo indico con un piccolo spazio bianco.
::
Scusate se mi intrometto.Se ne senti davvero la necessità, cambia sezione; non necessariamente di primo livello, le sezioni di secondo livello servono proprio a questo.
Io uso spesso una sezione di livello successivo a quella in uso per fare degli “incisi” nel discorso. Al termine di questa sezione, però, il discorso ritorna “in linea” con il precedente. Quindi, per indicare la “fine” della sottosezione (sicuramente sbagliando) sono solito lasciare proprio un \medskip… Secondo me, è un po’ come mettere in un riquadro la sottosezione, senza però interrompere o appesantire il testo.
E’ così grave?
Alternative?Grazie
GG
::
ciao
vedi pagina 49-50 di L’arte di scrivere con LaTeXin sintesi: “citazione” ti darà il risultato cercato
Per digitare la virgoletta aperta `
– sotto linux AltGr+’
– sotto windows, da Mappa caratteri seleziona Accento grave (U+0060)GG
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