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AutoreRisposte
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Lorenzo, ti rispondo solo parzialamente, per mancanza di tempo. Come dice Lapo, molto dipende dal tipo di licenza con cui il software è rilasciato.Contattare l’autore (o gli autori; ed eventualmente, per la documentazione, i traduttori) e chiedere il permesso di aggiornare/ampliare? E se questo permesso non dovesse arrivare (magari solo perché gli autori sono irrintracciabili)?
Se il progetto è sotto licenza GNU, non è necessario alcun permesso. La licenza vincola comunque il progetto derivato ad essere a sua volta rilasciato sotto licenza GNU. Chiunque rilasci un codice sotto licenza GNU, lo sta condividendo con la comunità. L’unica cosa che gli interessa è che questa “condivisione” sopravviva in tutti i software derivati.
La nuova realizzazione come dovrebbe essere strutturata? Basterrebbe citare genericamente il precedente lavoro, o è necessario specificare esattamente dove finiscono i “vecchi” contributi e dove iniziano quelli “nuovi”?
Citare è un obbligo morale, a prescindere dal tipo di licenza. Nell’interesse della comunità, comunque, è bene dire quali sono le novità, le differenze, le sostituzioni apportate dal nuovo software, e soprattutto la compatibilità del nuovo progetto con il vecchio.
Sull’argomento ci sarebbe moltissimo da dire, e questo è solo un assaggio. L’unico messaggio che ti volevo trasmettere è che, se mettere al corrente gli sviluppatori del software precedente è sempre buona educazione, non ti devi sentire un approfittatore se modifichi a tuo piacimento software open source, perché quello è proprio lo spirito del progetto. A rigore, non ti dovresti sentire un approfittatore neppure se prendessi il codice scritto da altri e lo vendessi, purché rispettassi i termini della licenza GNU. Questo succede ogni mese in quei CD allegati a riviste che si occupano del mondo Open Source, senza che gli autori se ne rammarichino.
Come ho detto, comunque, molto dipende dalla licenza con cui il software è rilasciato.
Ciao
Daniele
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Pacchetto psfrag. Devi caricare
`\usepackage{psfrag}`
dopodiché, quando inserisci l’immagine
`\begin{figure}
\centering
\psfrag{formula1}{$x_1=A x_2+B u_3$}
\includegraphics[…]{…} %Completa questo comando come al solito
\end{figure}
`
Questo è uno dei motivi percui vale la pena, a volte, usare il formato .eps.Ciao
Daniele
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Incuriosito ancora una volta dalla mancanza di indizi, ma certissimo del fatto che si deve poter compilare in .pdf (che tra l’altro ti consiglio), sono andato da solo a vedere il link che ti ha passato Enrico.Ti confermo che per fare un poster non hai bisogno di passare per .dvi ed .eps. La classe a0poster non lo richiede. Il template che hai usato tu carica il pacchetto pstricks, che, presumo, serva per disegnare i riquadri viola del poster. Ebbene, è proprio pstricks che non ti consente di compilare in pdflatex. Ecco svelato il perché dei tuoi errori quando tenti di compilare in pdf direttamente.
Ciao
Daniele
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Ciao, non ho molto ben capito le tue necessità, però di una cosa sono certo: non imposterei mai le didascalie con larghezza pari a quella della figura. Questo equivarrebbe ad avere didascalie di lunghezza variabile nel testo…Hai provato ad usare i pacchetti del Prof. Enrico Gregorio? Quelli che ti ha indicato DMW? Potresti trovarli utilissimi, e ti risparmieresti molte complicazioni.
Ciao
Daniele
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Nella guida all’uso di amsthmhttp://www.math.ucsd.edu/~jeggers/latex/amsthdoc.pdf
nella sezione 4 a pagina 3, potrebbe essere scritto qualcosa che fa al caso tuo. A quello che ho capito, ogni comando \newtheorem si baserebbe sullo stile plain, che di default fornisce il corsivo a cui ti riferisci. Se, però, scrivi
`\theoremstyle{definition}
\newtheorem{oss}{Osservazione}[section]`
oppure
`\theoremstyle{remark}
\newtheorem{oss}{Osservazione}[section]`
dovresti vedere altri due possibili stili, con il contenuto della tua osservazione in roman. Se vuoi usare più di uno stile nel tuo documento, guardati l’esempio riportato nella guida.Ciao
Daniele
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Non so se ti possa aiutare, ma nella FAQ di JabRef ho letto questoJabRef & Linux
Q: Does JabRef run under free Java (Classpath, Kaffee, GCJ, etc.)?
A: Unfortunately one of our dependencies currently crashes when running with Java APIs other than Suns. At the time of writing this (2006-09-13), version 0.92 of Classpath was used. Please let us know if a newer version fails or works for you. If you have an idea/the expertise to make JabRef work under Classpath let us know.
Q: JabRef does not start under Linux! What can I do?
A: JabRef works fine under Linux if you use a Java Runtime Environment (JRE) from Sun version 1.4.2 and newer. If running JabRef fails to start nevertheless do the following for troubleshooting:
Run java –version from the command line. If this does not report to be a product from Sun Microsystems (for instance tells you that it is a GCJ VM) even if you have installed the Sun JVM then you need to change your setup. This is highly dependent on your distribution, so we cannot give exact advise for everybody.
Under Debian/Ubuntu it works like this (you need to have admin privileges):
sudo update-alternatives –config java
In the dialog that appears select the Sun JDK or JRE. Alternatively you can also search for the java executable and run that directly. In Ubuntu you can find Java at /usr/lib/jvm/java-1.5.0-sun/jre/bin/java.
If you do not have root-access on the machine you can install the Sun JRE in your home but need to make sure that you run the correct java executable. For instance if you installed the JRE into a folder called java in your home try ~/java/jre/bin/java -jar JabRef-2.1.jar.
Q: I am on Ubuntu and clicking on the JabRef icon works, but I cannot start JabRef from the command line. What is wrong?
A: You have several Java Virtual Machines installed and under the command line the wrong one is chosen. Have a look at the previous question that tells you how to change the virtual machine used.
Buona fortuna
Daniele
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Scusa, ti ho dato una risposta solo parziale. In effetti, nel mio caso, ho preso un esempio in cui il primo membro dell’equazione è piuttosto corto (x nel mio caso, non occupava la larghezza dell’intera pagina). Nel tuo caso spezzerei un po’ prima dell’ultimo addendo, e poi userei la convenzione che ti ho scritto prima. Per esempiobla + bla + bla + bla + bla
+ ciccio = ciccio + 5bla(con un’opportuno allineamento della seconda riga all’altezza del terzo o quarto “bla”).
Spero di essermi spiegato. Tieni presente che questa è solo la mia opinione personale. Userei uno degli ambienti split o multline che amsmath ti mette a disposizione. Quale dei due dipende dal contesto, come si evince dalla stessa guida.
Ciao
Daniele
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Ti do la mia opinione servendomi della guida in italiano di amsmathhttp://users.dimi.uniud.it/~gianluca.gorni/TeX/itTeXdoc/amsldoc.pdf
Nella formula (2) di pagina 4 puoi vedere che sia il simbolo “=” che “+” sono ripetuti solo ad inizio riga successiva. Io faccio sempre così non solo per evitare la ridondanza, ma anche per una questione estetica. Che succederebbe se ci fossero più di due righe? Dovrei allineare gli uguali? Per una cosa come
x = 5 + 4 + 1 =
= 9 + 1 =
= 10mi verrebbe la tentazione di allineare gli “=” a inizio e a fine riga, lasiando un grosso spazio nella seconda riga, dopo il numero 1. Questo non mi piace molto, e non è molto utile alla comprensione del testo. Meglio
x = 5 + 4 + 1
= 9 + 1
= 10(con i dovuti allineamenti, si intende).
Nella stessa formula, sulla guida amsmath, vedi che per “+” vale la stessa convenzione.
Ricordo però che il mio prof. delle medie si arrabbiava tremendamente quando non mettevo i simboli “=” ovunque :D.
Ciao
Daniele
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Grazie Enrico. A dirla tutta, stavo pensando proprio di contattare l’autore di ClassicThesis con una email di feedback. Avendo usato memoir per la mia tesi di laurea, e conservandone un bel ricordo, anche a me era venuto in mente di caricare memoir e riprodurre lo stile di classicthesis con memoir stesso.Vi faro’ sapere.
Daniele
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Lungi da me l’intenzione di attribuirmi alcun merito. Il mio sarebbe piuttosto un modo di contribuire al progetto in maniera positiva. A me sembra che André, come lui stesso dichiara, non abbia molto tempo per occuparsi del pacchetto. Potremmo contribuire noi, invece, alla release di ClassicThesis 3.0. La collaborazione e la riscrittura di codice funzionante ma migliorabile è un punto di forza dei progetti open source.Io non ho le capacità adeguate per farlo da solo. Ma mi intendo di codici abbastanza da rendermi conto che il pacchetto potrebbe essere migliorato.
La griglia di ClassicThesis, ad esempio, non sarebbe riproducibile con geometry? Bisogna per forza passare per i koma-script? Non ci sono pacchetti adeguati per personalizzare gli indici? Magari, con un po’ di sforzi, potremmo pure dotare il pacchetto di una documentazione nel senso proprio del termine.
Da ultimo, faccio notare che il modo migliore per usare ClassicThesis, è quello di studiarsi i sorgenti della documentazione, copiarli e incollarli nel proprio documento. Il che, sempre a mio parere, non è proprio facile.
Comunque la mia è solo un’idea. Capisco che non tutti siano d’accordo, né tantomeno invogliati a partecipare.
Ciao e grazie delle risposte.
Daniele
16 Luglio 2007 alle 13:15 in risposta a: Una curiosità sulla famiglia European Computer Modern #16138::
In questa pagina su metafonthttp://www.math.utah.edu/~beebe/fonts/metafont.html
ho letto
Jörg Knappen and Norbert Schwarz’ European Computer Modern family, which extend Computer Modern to include the many additional accented characters required by the Cork encoding;
Sembrerebbe che non sia stato Knuth ad aver disegnato l’European Computer Modern family.
Ciao
Daniele
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AutoreRisposte