Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
::
Per tutti coloro che non sono utenti Mac segnalo questo linkhttp://www.tat.physik.uni-tuebingen.de/~vogel/fragmaster/main.html
Oltre a fragmaster (uno script perl che più o meno esegue quanto detto più sopra nel topic) nella sezione links in fondo alla pagina trovate elencate altre soluzioni equivalenti.
Ciao
Daniele
::
A quale giornale o conferenza devi sottomettere la pubblicazione? Alla paginahttp://www.tandf.co.uk/journals/ifa.asp
sono listate tutte le riviste e tutte le convenzioni per gli autori che intendono pubblicare per la Taylor & Francis. Dando un’occhiata ad alcune di queste pagine, sembra che alcuni giornali preferiscano direttamente il formato word, altri il .pdf Sono loro a snobbare LaTeX, forse.
::
Ogni rivista che si rispetti non specifica “la bibliografia la voglio così, le tabelle le voglio così, i titoli li voglio così” ma ti fornisce la sua classe apposita, in modo tale che l’aspetto grafico sia ancora una volta (in piena filosofia LaTeX) un problema dei tipografi o chi per loro, non degli autori. E questo, come si è detto anche in altre sedi, è un punto di forza, non di debolezza. Pensa a quello che succederebbe se ogni autore di una pubblicazione fosse costretto ad imitare uno stile predefinito, invece che disinteressarsene e lasciare fare a LaTeX. Sarebbe uno spreco di tempo per gli autori, che si arrovellerebbero per cercare di prodrure il documento, sia per i tipografi, che si troverebbero a correggere o limare tutte le imperfezioni.
::
e.vavassori ha scritto:Tuttavia, vedo che il problema principale della coppia permane, cioè la compilazione con latex + dvips + ps2pdf, il che porta fondamentalmente 2 problemi:
* Tutte le immagini devono essere .eps
* E’ necessario avere spazio sull’HD anche per la versione .ps delle slidesD’altro canto, il fatto di passare attraverso il .ps permette di sfruttare il meraviglioso bundle pstricks.
Sono d’accordo con te. Infatti uno dei motivi secondari per cui non uso beamer è che, oltre che pstricks, non posso usare nemmeno psfrag. Quindi per me la compilazione tramite latex+dvi+ps+pdf rappresenta piuttosto un vantaggio, o meglio la mia configurazione ideale.
::
Oltre a seguire i consigli di Gus, controlla anche la prima linea del tuo codice. Un effetto simile al tuo si può ottenere, volutamente, includendo l’opzione draft in apertura di documento. Per esempio`\documentclass[draft]{article}`
Ma la mia è più una informazione che una soluzione al tuo problema che, probabilmente, sarà un altro… Io uso l’opzione draft per velocizzare la compilazione quando ho molte figure “pesanti” da caricare.
::
L’esempio suggerito da qweeit forse ti può aiutare. Se apri il file prtdyn.tex dell’archivio, puoi vedere che1) il file usa la classe revtex che è accettata anche dalla tua rivista, se non sbaglio.
`\documentstyle[overcite,preprint,aps]{revtex}`
Se cerchi con google revtex puoi avere ulteriori informazioni sulle opzioni, credo.
2) l’effetto per la bibliografia è ottenuto usando l’ambiente \thebibliography invece che compilando con BibTeX, e quindi funziona indipendentemente dallo stile della rivista.
In particolare ti riporto un estratto della prima “citazione compressa” che appare nel documento.`\begin{thebibliography}{99}
\bibitem{kaukonen91}See, for example, A.W. Castleman, Jr. and R.G. Keesee,
Science {\bf 241},
36 (1988); R.G. Keesee and A.W. Castleman, Jr., J. Phys. Chem. Ref. Data,
{\bf 15}, 1011 (1986);
R. Naamen, Adv. Chem. Phys. {\bf 70}, 181 (1988);
H.-P. Kaukonen, U. Landman and C.L.
Cleveland, J. Chem. Phys. {\bf 97}, 4997 (1991) and references therein;
D. Laria and R. Fern\'{a}ndez-Prini, Chem. Phys. Lett.
{\bf 205}, 260 (1993); D. Laria and R. Fern\'{a}ndez-Prini, J. Chem. Phys.
(1995), to be published;
{\em Reaction Dynamics in Clusters and Condensed Phases}, eds. J. Jortner,
et al. (Kluwer Academic Publishers, Dordrecht, 1994).`Si tratta di fatto di scrivere a mano, uno dopo l’altro, gli articoli che vuoi includere sotto lo stesso riferimento, curando anche lo stile della bibliografia. Quindi, se proprio non puoi farne a meno, scaricati un articolo di questo giornale e cerca di riprodurne fedelmente lo stile della bibliografia con l’uso di \bf e simili.
Personalmente, avevo dato per scontato che la bibliografia dovesse essere fatta con BibTeX, e quindi non vedevo alcuna soluzione plausibile.
Il risultato della compilazione lo puoi vedere seguendo il link di qweeeit e scaricandoti il pdf.
::
Cara Babs,come ti ho già scritto in Congettura 1 (che poi tanto congettura non era), non possiamo essere responsabili di tradurre qualsiasi cosa Word faccia (specie se questa è fuor di logica). Io non conosco alcun modo di produrre questo effetto con LaTeX, né ho in mente come farlo, visto che per definizione, BibTeX mette in corrispondenza uno a uno le flags che usi nel file .bib con quelle che usi nel sorgente .tex (e questo è un problema pratico, non di stile).
Il fatto che tu non abbia trovato questo esempio neanche nel file guida del giornale mi convince sempre di più che l’effetto che il tuo professore ha ottenuto è non solo deprecabile, ma anche molto difficile da ottenere (se non impossiblie) con LaTeX.
L’unica cosa che mi sento di consigliarti è di far capire al tuo professore che quello che vuole non si può ottenere, e che non è colpa tua se i riferimenti non verranno così. Anzi, fallo con la stessa energia che hai usato in questo forum. Non potrà dirti di no.
Saluti
Daniele
::
Caro Babs,
cerchiamo di ragionare.Premesse: non sono un esperto in Chimica, e quindi non conosco questo giornale; (importante): non voglio esprimere nessun giudizio sulla qualità scientifica delle sue pubblicazioni.
Fatto: sono andato sul sito del giornale, nel settore riservato agli autori e leggo (http://www.aip.org/pubservs/compuscript.html):
“How to Prepare Your Electronic Text Files for Use in Production
1. Which text formats does AIP accept?
AIP accepts author-prepared text files in the following formats: REVTeX/LaTeX and Microsoft Word.”Congettura: questo giornale accetta file .doc, e non siamo responsabili di quello che alcuni autori possono scrivere in un documento Word
Congettura 2 (importante): quando si pubblica su una rivista scientifica, non importa quale né di quale fama goda, nello spazio riservato agli autori è sempre presente un file .tex ed il risultato della sua compilazione in .pdf che costituisce sia un esempio di come fare articoli su quel giornale, sia detta le specifiche che quel giornale adotta (tipo fare la bibliografia così piuttosto che cosà). Seguendo il link che ti ho riportato, appunto, potrai scaricare questo file e, probabilmente, se il riferimento bibliografico bizzarro che cerchi si può fare con LaTeX, lì lo troverai come esempio. Io non ho tempo di leggermelo tutto.
Domanda: ma se a te è data la piena facoltà di scegliere che tipo di riferimento usare, perché non scegli per il formato [1,2-5] che, vorrai ammettere, è molto logico?
Domanda 2: ti piace come vivo il forum?
::
Intervengo solo in merito dell’ “accapo”. La tua tendenza non è infrequente, talvolta anche in ambito accademico, ma personalmente non credo sia giustificata. La divisione della sezione in periodi della sezione (o sottosezione) in cui si scrive contribuisce innanzitutto a migliorare la leggibilità del documento, soprattutto se di carattere scientifico, ed in secondo luogo dovrebbe riflettere l’impostazione logica che l’autore vuole dare al documento. In effetti, se ci pensi bene, quand’è che metti un punto alla fine della frase? E quand’è che invece decidi per il punto e accapo? Se ho concluso una frase, ma la mia prossima frase sarà collegata alla precedente nello stesso periodo, metto solo un punto (e proseguo senza andare accapo). Diversamente, quando la frase conclude anche il periodo, metto un punto e vado accapo. In questo caso lascio una linea vuota nel sorgente LaTeX ed ottengo l’indentazione per il nuovo periodo.Ciao
Daniele
::
Non ho per ora la risposta definitiva alla tua domanda però prendi in considerazione che1) Se carichi il pacchetto amsmath, puoi parzialmente gestire la grandezza dei delimitatori. Oltre al solito \left( e \right) puoi usare, in ordine crescente di grandezza
\bigl( e \bigr),
\Bigl( e \Bigr),
\biggl( e \biggr),
\Biggl e \Biggr)e ovviamente analoghi per altri delimitatori. In particolare ti consiglio di consultare la guida all’uso di amsmath
http://www.tug.org/tex-archive/info/italian/amsldoc/amsldoc.pdf
a pagina 14 (ma leggerselo tutto non è faticoso ed è molto utile)
2) Questi delimitatori non risolvono il problema in sé, (otterrai sempre l’errore), e a mio avviso questo non è un difetto: una formula per cui una parentesi quadra si apre sulla prima riga e si chiude sulla terza può essere bruttina da vedere. Quando ho formule lunghe tipo le tue, io normalmente cerco innanzitutto di vedere se semplici modifiche di carattere algebrico possono evitarmi di usare i delimitatori. Se questo è proprio impossibile, cerco di di definire l’equazione “a blocchi”. Nel senso che scriverei la formula tipo
A = B_1 + B_2
e riporterei subito dopo
A = …
B_1= …
B_2= …Ovviamente questa è solo la mia opinione in merito.
3) Se quel “Re” che compare nella tua formula è un numero di Reynolds, o un’altro parametro fissato, potresti considerare di trasformarlo in \text{Re}. Se è la parte reale di un numero complesso potresti dichiarare un operatore matematico adatto, come suggerito da egreg9 (vedi sempre la guida che ti ho indicato sopra). Normalmente solo le variabili in senso proprio andrebbero riportate in modalità matematica.
Ciao
-
AutoreRisposte