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AutoreRisposte
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Quando si devono scrivere sistemi di equazioni si può procedere caricando il pacchetto amsmath e utilizzando l’ambiente aligned, come spiegato nella guida del pacchetto`\begin{equation*}
\left\{
\begin{aligned}
\frac{x+1}{x-2} &= 0 \\
\frac{x+5}{x-3} &= 0
\end{aligned}
\right.
\end{equation*}`Non so se questo risolve il problema della spaziatura delle frazioni. Ricordo di un post recente in cui si trattava proprio lo stesso argomento. Per esempio in questo topic
http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=1820&highlight=frac+sistem
troverai forse utile la soluzione suggerita da DMW. In quest’altro post, invece,
http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=1677&highlight=sistema
è proposta una soluzione alternativa all’uso dell’ambiente aligned.
Come puoi vedere dai link lì sopra, ho ottenuto queste informazioni utilizzando il motore di ricerca del forum, e cercando “frac sistema”. Utilizzare il motore di ricerca non è peccato.
::Per il caso in esame (ovvero con “0” ed “infinito”) posso anche essere d’accordo, ma se il limite fosse ad esempio per f che tende a 3 m? In questo caso non mettere l’unità di misura toglie un’informazione essenziale perché la stessa affermazione sarebbe falsa in caso di km, in, cm, ecc.
Come al solito, le convenzioni tipografiche non sono una scienza esatta, e non c’è sempre una soluzione unica ai problemi: la disputa sul simbolo di differenziale è giunta fino a noi, come vi sarete accorti dal forum…
Però mi chiedo se abbiate mai visto su un libro qualcosa tipo
`\[
\lim_{x \to 3 \second} s(t) = 5 \meter
\]`A me non è mai capitato, né sui libri di Fisica, né su quelli di Ingengeria. Ripeto che la questione non è per me di vitale importanza, però gli autori mi sembrano evitare uniformemente questo problema: quando si riferiscono a funzioni “continue” allora indicano direttamente il valore numerico con la rispettiva unità di misura, come indicato da Beccari. Quando devono riferirsi a dei passaggi al limiti (in corrispondenza a punti in cui le funzioni sono discontinue oppure quando hanno un andamento asintotico), non usano comunque la notazione con la freccia, ma si esprimono a parole. Secondo me c’è una leggera imprecisione in questo modo di fare, del tutto veniale ed inessenziale, lo ripeto ancora una volta.
Nell’esempio di Lapo, il problema nasce proprio dal fatto che, la stessa traiettoria, il cui codominio sia mappato in metri o in centimetri, dà di fatto luogo a due funzioni diverse, che ovviamente hanno limiti diversi. Prendendo invece il punto di vista della funzione s(t) in senso matematico, si ha un limite univoco.
Io eviterei proprio di usare la notazione con la freccia qualora mi trovassi in un contesto in cui le unità di misura fossero fondamentali.
Ciao
Daniele
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Premetto che non sono un esperto, che non ho pensato molto alla risposta, e che non fornisco un punto di vista obiettivo (per via del mio lavoro…) però non mi sembra proprio che l’unità di misura, in questo caso, sia utile concettualmente.Supponi che tu stia descrivendo la traiettoria di un oggetto: il passaggio concettuale che si sottindende secondo me è il seguente: la funzione s(t) è un oggetto matematico, che mappa un sottoinsieme dei reali (D) in un altro sottoinsieme dei reali (R).
A partire da questo concetto, il dominio D e il codominio R della funzione, vengono mappati a loro volta verso altri insiemi che ne rappresentano la grandezza fisica: D verso un insieme di numeri che rappresenta una grandezza temporale, R verso uno che rappresenta una grandezza spaziale.
Il passaggio al limiti è definito per la funzione, e la dicitura “s tende a 3 quando t tende a 5” è perfettamente rigorosa, perché riflette il comportamento della funzione s(t), non delle unità di misura che le si affibbiano. Ecco infatti perché quel “limite per t che tende all’infinito” ha senso, al contrario di “infiniti secondi”: Il limite si sottindende di successioni in D ed in R.
Spero di essermi spiegato e aspetto risposte e commenti.
Ciao
Daniele
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Non so se sotto Power Point si possano importare immagini in formato svg. Sotto Linux è possibile installare Inkscape con il plugin “textext” che può essere scaricato quihttp://wiki.inkscape.org/wiki/index.php/ExtensionsRepository
Il pacchetto funziona quasi come LaTeXit per Mac: si digita la formula, l’immagine svg corrispondente viene prodotta.
Sotto Mac, ad un costo relativamente contenuto, si può ottenere il fantastico “intaglio”. Non sono utente Mac, ma mi è capitato di poter usare questo software recentemente: lo trovo insuperabile, specialmente insieme a LaTeXit. Se fosse GNU e multipiattaforma, sarebbe lo strumento definitivo per disegnare, almeno per quello che mi riguarda.
Ciao
Daniele
22 Marzo 2007 alle 15:40 in risposta a: revisioni latex senza conoscerlo, free sw per correzioni pdf #7012::
Grazie Emiliano!Vedendo questa pagina
http://pdfedit.petricek.net/wiki/PDFeditScreenshots
sembra che il programma faccia proprio al caso nostro. Lo proverò appena possibile e ti farò sapere.
Ciao
Daniele
8 Marzo 2007 alle 15:54 in risposta a: [risolt]epstopdf in Makefile lanciato se le fig non cambiano #13484::
e.vavassori mi ha bruciato sul tempo 😳Il mio makefile risultava essere
`EPS_FILES = file_1.eps \
file_2.epsPDF_FILES = ${EPS_FILES:.eps=.pdf}
all: ${PDF_FILES}
%.pdf: %.eps
epstopdf $< clean: rm ${PDF_FILES} ` che è sostanzialmente la seconda parte del suo makefile. Stavo appunto cercando di trovare un modo per sosituire la lista EPS_FILES con qualcosa tipo "ls *.eps". Ciao Daniele8 Marzo 2007 alle 15:15 in risposta a: [risolt]epstopdf in Makefile lanciato se le fig non cambiano #134828 Marzo 2007 alle 14:20 in risposta a: [risolt]epstopdf in Makefile lanciato se le fig non cambiano #13479::
Non ho avuto tempo di provare il tuo Makefile, però credo che la tua domanda sia più del genere “come fare un Makefile”. Dovrebbe essere possibile configurare i target dei makefile in modo tale che epstopdf venga chiamato solo se un generico “file.eps” risulta più giovane del corrispondente “file.pdf”. Forse è il tuo makefile che va rivisto.O mi sbaglio?
Ciao e scusa per non averti dato una risposta definitiva
Daniele
6 Marzo 2007 alle 17:12 in risposta a: revisioni latex senza conoscerlo, free sw per correzioni pdf #7008::
Infrangere un agreement non è corretto, a prescindere dagli scopi, commerciali o meno che siano. L’autore del programma non è stato abbastanza chiaro nell’esprimere questo concetto. Questa applicazione non sarà pertanto mai inclusa in una distribuzione Linux, né in nessun’altro sistema operativo.Ciao
Daniele
6 Marzo 2007 alle 16:42 in risposta a: revisioni latex senza conoscerlo, free sw per correzioni pdf #7006::
Si può anche provare ad installare l’ultima versione di Mono (che è un’applicazione che sta suscitando molto interesse nella comunità Open Source) su Ubuntu 6.10 e a fare qualche prova. Mi preme però sottolineare una cosa: insospettito dalle funzionalità del programa AREnable, mi sono letto il “readme.txt” file, e ne riporto un frammento:I wouldn’t recommend using AREnable for commercial purposes as loading and editing PDF documents processed with AREnable violates the EULA of the Adobe/Acrobat Reader.
EULA sta per End-User License Agreement. Pertanto non lo consiglierei. Il problema sta a monte, in Adobe Reader.
Ciao
Daniele
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Pur concordando appieno sull’uso parsimonioso delle note a piè pagina, mi viene da pensare che il nostro giudizio sia pesantuccio nei confronti degli umanisti. Seondo me infatti sono le loro esigenze ad essere diverse. A parte i casi in cui le note a piè pagina sono il solo contributo dell’autore (come ad esempio i testi scolastici sulla Divina Commedia… ), ce ne sono altri in cui frequenti citazioni di uno o più testi forzano l’autore a piazzare una nota, per non spezzare il flusso del discorso.Quando sono in fase di scrittura (su carta), io scrivo le note a piè pagina, attribuendo loro il significato di commento accessorio; quando poi scrivo il documento vero e proprio, cerco di integrare la nota nel testo, se posso, e ne faccio a meno. Però io scrivo documenti di carattere scientifico, e credo che per quelli umanistici questo giochetto possa essere molto difficile da applicare.
Il commento di Lorenzo su Odifreddi mi ha fatto tornare in mente un altro libro di divulgazione, “Chaos” di John Gleick. Le note alla fine del testo sono in realtà una bibliografia commentata (sono anche il motivo del successo del libro tra gli specialisti del settore), e spesso l’autore impiega una nota solo per il nome dello scienziato che ha detto una frase o fatto un commento nel testo principale.
Ma conosco esempi più estremi: nel caso del romanzo “Perceber” di Colombati, le note alla fine del libro mi costringevano ad usare due segnalibri 😀
Ciao
Daniele
::Cercavo un editor:
– semplice ma personalizzabile,
– che mi permettesse di compilare con scorciatoia di tastiera
– che fosse utilizzabile con facilità con più linguaggi di programmazione
– che non fosse zeppo di icone che vogliono dirmi come si scrive \begin{document}Secondo me, inconsapevolmente, nel tuo subconscio, stavi cercando Vim con LaTeXSuite. 😀
Sono sicuro che i blasonati Emacs e Vi sono in grado di soddisfare qualsiasi esigenza, ma non trovo concepibile usare un programma con una sintassi propria
In che senso?
Tale programma, pur non essendo il massimo dal punto di vista grafico, riconosce la sintassi di molti linguaggi e per ognuno permette di crearsi delle macro personalizzate (che sono visualizzate alternativamente a seconda del file aperto)…
E allora lo vedi che vuoi Vim? Crearsi quelle “macro personalizzabili” è uno dei punti di forza di Vim stesso.
Mi stupisco che non sia molto diffuso.
Io, basandomi su quello che dici, non mi stupisco…
Ora, a parte gli scherzi ed il tono volutamente adulatorio del mio messaggio, ti inviterei a riconsiderare Vim. Se proprio non sopporti digitare “i” per inserire testo ed “Esc” per uscire dalla modalità testuale, o “:wq” per salvare ed uscire, considera l’alternativa GVim che ha un’interfaccia grafica. GVim è Vim con qualche bottone (per salvare, aprire un file, etc…). Ti consentirà di imparare velocemente quella che tu chiami “sintassi” del Vim.
Se cerchi scorciatoie (personalizzabili, tra l’altro) pensa la soddisfazione di compilare in LaTeX con “\ll” e visualizzare con “\lv”.
Il gioco vale decisamente la candela. E dimenticarsi del mouse è questione di un mesetto.
Un saluto
Daniele
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