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21 Gennaio 2012 alle 23:07 in risposta a: Libri tradotti: nell’originale ci vanno tutti i campi? #68809::
Mi permetto di controbattere, per quanto forse in ot, davvero non per amor di polemica ma per passione ed interesse!L’uso di cui parlo è abbastanza frequente ed attestato nella letteratura specialistica. Il primo esempio che ho sottomano è l’edizione del De partibus animalium curata da Andrea Carbone per la BUR nel 2002. Come dicevo, nella sezione della bibliografia “Edizioni traduzioni e commenti” non si trova il nome di Aristotele tra gli autori. Le voci bibliografiche hanno questa forma:
`Balme D.M.: Aristotle, De partibus animalium I, Oxford 1972.`I testi di Aristotele per come li leggiamo oggi sono il risultato di un lavoro di collazione filologica relativamente recente. Il nostro De anima per esempio risulta dall’incrocio di papiri e codici – questi ultimi privi di accenti e spiriti, quindi fortemente ambigui – in cui i casi di discordanza vengono decisi secondo una varietà di criteri. Niente di certo si sa sull’ordine dei capitoli, sul titolo dell’opera e sulla legittimità delle scelte filologiche. A tutto questo si aggiunge la particolare circostanza che i testi di Aristotele non sono stati concepiti per la pubblicazione, o comunque per la divulgazione pubblica cui erano invece destinati i dialoghi di Platone o le tragedie di Euripide.
In sintesi quindi, cosa ha scritto Aristotele? Le ultime due o tre righe del testo greco edito da Bekker, pur presenti nell’edizione di Movia in greco, ma da questi scrupolosamente non tradotte in italiano, sono di Aristotele?
Movia e Carbone di mestiere non fanno i traduttori, non nel senso in cui si traduce un libro di una lingua moderna curato e pubblicato dal suo autore. Si pensi in questo senso al fatto che uno o più traduttori possono rendere lo stesso testo a distanza di anni in modo profondamente diverso: il De anima curato da Movia non è quello curato da Bodéus, tanto più che quest’ultimo accoglie altre congetture filologiche. Ma anche la prima edizione di Movia differisce in diversi punti rispetto alla più recente. Sono tutti libri di Aristotele? In bibliografia li dovrei riferire tutti a lui?L’uso che propongo è forse troppo denso ed implicito, e probabilmente rischia di essere sviante rispetto a quanto riportato sulle copertine dei libri 😳 Credo però che un lavoro di carattere specialistico sulla filosofia di Aristotele non possa prescindere da un’approfondita riflessione sulla particolare natura della testualità aristotelica che riceviamo attraverso la tradizione. Nel mio caso l’esito di tale riflessione è accettare l’edizione Bekker come la più vicina approssimazione al testo aristotelico da noi al momento producibile, e sottolinerare la distanza che corre tra noi ed un ipotetico testo originale mediante un uso un pò straniante.
Saluti
Pietro
20 Gennaio 2012 alle 22:01 in risposta a: Libri tradotti: nell’originale ci vanno tutti i campi? #68806::
Io Aristotele preferisco citarlo così (è solo un’opinione!):`@Book{ MOVIA_B_DA,
title = {Aristotele, L'anima},
author = {G. Movia},
publisher = {Bompiani},
address = {Milano},
year = {2005},
series = {Introduzione, traduzione, note e apparati di G. Movia}}`In altri termini, il libro della Bompiani l’ha scritto Movia, l’unico De anima che per approssimazione si può dire di Aristotele è quello di Bekker, se si segue la sua edizione.
Nel corpo del testo quando cito il testo lo faccio quindi in modo doppio: con la notazione classica “De anima II 4, 414a15 ss.” e se serve con riferimento alla traduzione “trad. it. \cite[p.114]{MOVIA_B_DA}”
Ciò non solo per non avere orrori del tipo “Aristotele 2010, p. 200” ma anche per far nascere ad eventuali lettori non specialistici qualche sano dubbio sui problemi della testualità greca. Inoltre se non si usa la notazione classica – vale a dire quella di Bekker – chi legge il De anima in un’altra traduzione non può arrivare con il solo riferimento al numero di pagina di Movia a trovare il passo corrispondente.
In bibliografia si ha l’effetto un pò straniante di non avere testi di Aristotele, ma solo edizioni critiche e traduzioni dei vari signori. D’altra parte è la verità. Probabilmente il caso del recente Galileo è diverso, dato che il suo libro sì è stato pubblicato!Saluti
Pietro
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Scusate, preso dal panico sono stato affrettato.Per contare le parole esiste texcount (ma anche latexcount).
Nel mio caso devo contare le battute.Il comando (linux) wc -m conta proprio le battute, spazi bianchi compresi.
Poiché il mio documento è diviso su più file mediante tre \input nel main file, penso di potermi accontentare ed usare il suddetto comando su i vari file, e sommare i risultati.
Resterebbe il problema di escludere i comandi LaTeX, ma scrivo filosofia, mica matematica, e comandi ne uso pochi. Penso che accetterò il compromesso!
Potrei però esportare il pdf in testo semplice (esistono mille programmi che lo fanno) e lanciare wc. In questo caso restano in più solo i numeri di pagina e poche altre cose del genere.
Insomma le soluzioni ci sono…
Sapete qual è la differenza tra contare caratteri (wc -m) e contare byte (wc -c)?
Saluti
Pietro
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@egreg, grazie mille! da quel che vedo funziona perfettamente 🙂 Visto che faccio largo uso sia del greco che di biblatex, ho anche provato ad inserire i due file nell’albero locale, e funziona ugualmente. Ci sono controindicazioni catastrofiche?
@tommaso, ho inserito il pacchetto ucs nel preambolo per errore mentre scrivevo l’esempio, ispirato dal log di pdflatex che lamentava il conflitto tra ucs e biblatex. Per il resto non ti so rispondere. Immagino che ucs sia chiamato direttamente da utf8x visto che con utf8 biblatex non sembra confliggere con alcunché.Saluti
Pietro
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Vuoi solo ottenere un documento pdf da stampare e poi compilare a mano?
O pensi piuttosto di aggiornare il sorgente LaTeX ad ogni udienza o simile evento?
Nel primo caso, a mio avviso, con un qualunque foglio di calcolo in due minuti risolvi 🙄
Nel secondo caso, o metti mano al sorgente LaTeX per inserire i nuovi eventi giorno per giorno, o vai con datatool o simili pacchetti.
Ciao
Pietro
25 Marzo 2011 alle 19:32 in risposta a: Classe per scrivere leggi, statuti, regolamenti, ecc. #57613::
Credo che questa discussione possa esserti utile:
http://www.guit.sssup.it/phpBB2/viewtopic.php?t=5103
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La mia esperienza di reportistica con latex si basa sull’uso di python, connesso ad un db sqlite. Una cosa un pò in piccolo quindi. La struttura logica è questa:
1. un file report_main.tex da non modificare “mai”, che contiene la chiamata \inut{} ad un file secondario, modifcato dallo script
2. tale file secondario contiene delle parole chiave quali CLIENTE, PREZZO, DESCRIZIONE…
3. avviato lo script, viene chiesto a quale cliente si vuole scrivere,… quindi python si occupa di estrarre i dati necessari e di stotituire le parole chiave suddette con il testo contenuto nel db. Mera sostituzione di stringhe quindi!!
4. ovviamente alla fine python lancia la compilazione, con un minimo di gestione dell’exit status per valutare vari errori (esistono anche delle librerie che si occupano in modo efficiente di cose analoghe)Nella forma della sostituzione di stringhe il lavoro, per quanto maccheronico, non dovrebbe essere molto difficile.[/b]
Confermo quindi la versione “Latex come ultimo passaggio”, che non lancia altri programmi ma anzi viene lanciato alla fine dell’interazione con l’utente.
Una domanda banale: gli strumenti sono tanti e tali che non vale la pena preparare tutti i relativi pdf prima? Perchè compilare ogni volta che un utente clicca su uno strumento? Forse le informazioni ed il numero degli strumenti sono soggetti a variazioni e quindi saresti costretto a (ricordarti di) generare i pdf?
Saluti!
Pietro
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Non so se ho capito bene, si tratta di inserire all’interno di un sito web un link a partire dal quale php
1) estrae i dati dal db,
2) li usa per completare un codice tex per poi
3) lanciare la compilazione pdfltaex e
4) aprire il documento risultante…?Non mi sembra tremendamente complesso. Devi definire un buon file main.tex all’interno del quale definire tutte le parti statiche ed un \input{} ad un file (temporaneo) contenente le parti variabil,i fornite mediante i dati del db. La cosa un’attimo più rognosa potrebbe essere creare in maniera coerente il file da passare come input al main.tex.
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Non so interpretare l’errore, anche se immagino che la cosa possa essere dovuta a qualche pacchetto o font non installato. Hai installato tu stesso texlive? nella versione full?
Hai provato a compilare un documento minimale per capire se il problema è relativo ad un certo documento o a certi pacchetti?
25 Gennaio 2011 alle 16:26 in risposta a: numerazione pagina per capitoli ed identificazione capitolo #30611::
ciao,
non sono esattamente un esperto, ma mi sembra che nell’uso comune utilizzare un “Version Control System” quale git non sia esattamente paragonabile all’uso delle copie di backup più o meno articolate fornite da un editor (per quanto Emacs…). Git ti permette infatti di ricostruire tutte le modifiche apportate, più o meno ramificate, confrontando riga per riga le differenze, e garantendo ad ogni commit la piena ricostruibilità delle versioni precedenti.
Generalmente un editor tiene una copia di backup, o più copie ciclicamente sovrascritte (per esempio raggiunta la decima copia comincia a sovrascrivere la prima). In git funziona diversamente, proprio perché mantiene traccia di ogni versione, permettendo di ricostruire, differenza su differenza, ogni versione, potenzialmente infinite.
Se questo è il fronte del backup, un “Version Control System” non si ferma a questo, dato che vede integrati anche gli strumenti essenziali per la conservazione dello stesso backup. Sia che la conservazione abbia luogo su un server remoto che su una chiavetta usb, con git il punto non è più solo quello di salvare “l’ultima copia buona”, quanto piuttosto quello di portare tutto con sé.
Sul fronte infine del lavoro in gruppo, non ho una reale esperienza nell’uso di git, ma tieni conto che git nasce anche a questo scopo ed a ciò è predisposto.
Credo però, in qualità di utente LaTeX, che sia importante chiarire cosa ci si aspetta: una struttura verticale in cui ogni modifica viene sottoposta all’amministratore del progetto che ha l’onere di approvarle e di risolvere eventuali conflitti tra modifiche apportate sulle medesime righe di codice? O una struttura libera e distribuita in cui ciascuno ha il diritto di far ciò che vuole ma in cui ogno passaggio, ogno modifca deve essere tracciabile ricostruibile ed associabile ad un determinato utente? Credo che chiarito questo punto, e scelto se si va in direzione di un wiki collaborativo o di un libro in senso più tradizionale, anche la risposta potrebbe essere più semplice.
Saluti
PietroEdit:
alla voce “collaborative LaTeX” non sono pochi i riferimenti in rete. Per esempio:
http://en.wikibooks.org/wiki/LaTeX/Collaborative_Writing_of_LaTeX_Documents
Inoltre, in modo diverso, può essere utile anche trackchanges, documentato anche su questo forum:
http://trackchanges.sourceforge.net/index.html
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