egreg9

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  • in risposta a: Problema font in Postscript: tfm, pfb #20272
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    Innanzitutto buon anno anche a voi.

    Non so cosa voglia dire “tracciare i font”. Quello che ho fatto è:
    – prendere i file .mf dalla home dell’autore
    – in Linux trasformarli con il suo COMPILE, cioè in tfm poi in gf poi in pk
    – con mftrace sono riuscito a convertire (dopo molte peripezie!) i gf in pfb (usando potrace)

    So che c’è anche textrace (o qcosa di simile), ma non mi funziona bene. Tra l’altro ho un altro problema e cioè che i loro esempi funzionano (penso perché il font cmr sul quale operano linux ce l’abbia già) ma con qualsiasi altro font che non ho installato no, neanche se li metto dentro la cartella nella quale sto lavorando…

    Pensavo infatti che avessi usato questa via. Ho fatto un paio di prove proprio con mftrace (e potrace), ma senza grandi risultati.

    Quando hai prodotto i pfb devi crearti un “mapfile”, ne trovi parecchi esempi cercando i file con estensione .map; se usi pdflatex puoi anche aggiungerli al volo con comandi del tipo
    `\pdfmapline{+ptmri8r Times-Italic <8r.enc

    in risposta a: Problema font in Postscript: tfm, pfb #20270
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    Mi piacerebbe usare il package mbboard. Il problema è che l’autore ha messo solo i file metafont. Allora mi sono documentato e ho cercato di creare tutto il resto necessario per farli diventare di una qualità decente in ps o pdf. In vari giorni sono riuscito a creare i file tfm, pk, gf di tutti i file mf e alla fine anche pfb di quasi tutti.

    Il package mbboard esiste già, quindi alcune cartelle (io lavoro in MiKTeX) esistono già. Ma ora non so come e dove aggiungere i file che ho creato per farmi venire i font belli “smussati” (penso mi capiate). Siccome sto diventando matto e in giro non ho trovato abbastanza materiale ( ho trovato questo ma non mi è stato di molto aiuto… per mia incapacità eh!), mi affido a voi!!!

    Ciao e grazie

    P.S. Se conoscete anche un altro metodo per farmi “renderizzare” bene i file .mf ditelo!! E’ tutto ben accetto!!

    P.P.S. Mi ero allora posto un problema più semplice e cioè di farmi “renderizzare” (so che non è la giusta parola ma ci capiamo ;)) una glyph particolare (il lightbulb che si può trovare nel file Comprehensive LaTeX Symbol) perché nel pdf in cui c’è è fatto bene, quindi “si può fare” ma chissà come… cmq il mio prob è quello sopra, con mbboard. Byez

    I font sono orridi, se vuoi la mia opinione. Ma ognuno è libero di farsi del male come preferisce. 🙂

    Quale metodo hai usato per tracciare i font? Magari se ce lo dici possiamo suggerirtene un altro. 😉

    Ciao e buon anno
    Enrico

    in risposta a: Simbolo matematico “non esiste” #20257
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    Buongiorno a tutti!
    Mi trovo a dover usare, in ambiente matematico di LaTeX, il simbolo “non esiste” e… come dire… per quello che ho potuto vedere, non esiste nemmeno il simbolo “non esiste”! 😯
    Ho provato un `\not\exists` ma il risultato è abbastanza deludente (per il fatto che la barra diagonale non centra bene la E rovesciata).
    I pacchetti “matematici” che uso sono: amsmath, amstext, amsfonts, amsthm.

    Con il pacchetto amssymb puoi usare \nexists. Ma farai un buon servizio ai tuoi lettori se eviterai l’uso di simboli logici di quel tipo. Se non stai scrivendo formule logiche (e ne sono sicuro, in quel caso basterebbe il simbolo di negazione davanti al quantificatore), molto meglio scrivere “per ogni”, “esiste” oppure “non esiste” in parole.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Diminuire i margini dell’ambiente verse #20253
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    Io però non li trovo stretti né in article e né in scrart. Non ho provato con classicthesis.

    Grazie di cuore Andrea! Anch’io sono d’accordo con quest’ultima tua affermazione, ma usando i margini di ClassicThesis e l’ambiente sidebyside, lo spazio è davvero pochino. Però a questo punto è una sfida: i margini non li tocco neanche di un punto. 😈

    Ora ce l’ho fatta: la poesia c’è, e non c’è stato bisogno di metterne una di Ungaretti! :mrgreen:

    Non sarebbe stato meglio dire in quale contesto ti serviva la faccenda?

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Diminuire i margini dell’ambiente verse #20250
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    Ciao a tutti, lo so che con queste domande rischio di dare l’impressione del pazzo in pieno delirio, ma… 😉

    Per motivi che non vi sto a dire, i margini dell’ambiente verse sono esagerati, vorrei ridurli.

    Come si fa?

    Esagerati? In quale classe?

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: tabelle e testo #20234
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    ciao a tutti
    sto scrivendo un documento in cui, ad un certo punto, ho la necessità di scrivere una lista (itemize) a fianco di una tabella.
    In pratica ho pensato di usare il pacchetto parallel e poi mettere la tabella sulla colonna di sx e tutta la lista sull’altra colonna. Il fatto è che il pacchetto parallel funziona “male” con le tabelle, con minipage e altro (l’ho letto nella documentazione stessa del pacchetto!!) e in effetti non ottengo quello che voglio!

    C’è qualcuno che conosce un altro pacchetto che mi permette di scrivere autonomamente sulla colonna di fianco alla tabella??

    Non è molto chiaro il motivo che ti “obbliga” a questa scelta; per esempio, come fai a essere sicura che la tabella e la lista avranno altezze paragonabili? Se ce l’hanno, probabilmente il modo più semplice è di usare due minipage. Un problema potrebbe essere quello di determinare la larghezza della tabella, lo risolviamo usando un paio di trucchi. Si deve caricare il pacchetto calc e, nel preambolo, definire
    `\newsavebox{\mytabbox}
    \newlength{\mytablen}`
    Poi possiamo usare un ambiente center per annullare il rientro, ma siccome useremo l’intera riga non ci sono problemi:
    `\begin{center}
    \begin{lrbox}{\mytabbox}
    \begin{tabular}{…}
    …
    \end{tabular}
    \end{lrbox}%
    \setlength{\mytablen}{\wd\mytabbox}%
    \usebox{\mytabbox}%
    \hspace{2em}%
    \begin{minipage}{\columnwidth-\mytablen}
    \begin{itemize}
    \item …
    …
    \end{itemize}
    \end{minipage}
    \end{center}`
    Se vuoi che la tabella e la lista siano allineate rispetto alle loro prime righe, usa \begin{tabular}[t]{…} e \begin{minipage}[t]{…}.

    Spiegazione: inserisco la tabella in una “scatola”, di cui misuro la larghezza (\wd\mytabbox), lascio uno spazio di 2em e compongo una minipage della larghezza che avanza sulla riga.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: eps in pdf #20225
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    Per non stare a perderci più di una serata, temo di dovervi porre un quesito che per voi probabilmente sarà banale, ma che mi sta facendo scervellare…

    Dovrei inserire un grafico in formato eps in un documento latex che poi andrà a produrre un file in pdf. Il problema è che dopo compilazione, le volte che me lo compila, mi da al più solo uno spazio bianco al posto dell’immagine…
    Ho provato a cambiare driver a graphicx, a convertire il file in pdf e poi a importarlo, a metterlo senza estensione… dato che non riesco a trovare il modo, potreste dirmi di preciso come procedere?

    Ti dà uno spazio bianco o un riquadro con il nome del file eps? Se è così, prova a caricare graphicx con l’opzione final o a togliere l’opzione draft da \documentclass.

    Concordo con Lorenzo che, se non hai particolari esigenze che impongono l’uso di latex e vietano quello di pdflatex (per esempio certi costrutti con pstricks), è meglio convertire l’eps in pdf e usare pdflatex.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Il Palatino non ha le legature?! #20190
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    Le legature ci sono eccome. Solo che non sono come quelle dei Computer Modern o di Times, perché in Palatino la f non sporge di molto e quindi non va a toccare il puntino della i o l’asta della l, cosicché non c’è bisogno di dare una forma speciale; Zapf si è limitato a una crenatura.

    Enrico la tua onniscienza non cessa di stupirmi. Magari, per maggiore chiarezza, nell’esempio userò i font Computer Modern o Times.

    Si tratta di sapere perché sono nate le legature. Agli inizi della tipografia a caratteri mobili, molte lettere avevano varianti (principalmente per riempire meglio le righe e uniformare gli spazi fra le parole) e si usavano molte legature per quei gruppi di lettere che, vicine, avrebbero dato brutti risultati. Tipico esempio è la legatura “fi”, perché in molti tipi lo spazio che ci sarebbe stato affiancando la f e la i sarebbe stato troppo e, avvicinandole (scavando i caratteri) il puntino si sarebbe trovato in contrasto con il tratto finale della f.

    Ci sono vestigia di queste legature in tedesco (ß, che è semplicemente una doppia s, di cui la prima in forma lunga, quella che assomiglia a una f ma senza la sbarretta orizzontale) e in olandese (ÿ al posto di ij). La tipografia tradizionale usava spesso anche legature per “ct” e varie altre, dovresti trovare qualcosa sul Bringhurst, al proposito.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: problema con l’indice!! #20206
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    per chi interessa, ho risolto il problema in un’altro modo… nel preambolo ho richiamato il pacchetto tocloft :
    `\usepackage{tocloft}`
    e quindi ho al momento di inserire l’indice:
    `\tableofcontents
    \setlength{\cftbeforetoctitleskip}{4em}`
    non so’ perché, però all’inizio mi dava due errori (che però non comportavano nulla dal punto di vista della tesi compilata). Per eliminarli, ho aperto il pacchetto tocloft.sty ed ho eliminato due righe: la 608 e la 609.
    `\if@cftsubfigopt\else
    % \newcounter{lofdepth}\setcounter{lofdepth}{1}
    % \newcounter{lotdepth}\setcounter{lotdepth}{1}
    \fi`
    In realtà non so’ cosa comporta tutto ciò, però il risultato è quello che volevo io.
    Se sapete quello che ho fatto o quello che ho tolto… ditemelo!!

    Se non dici ciò che hai nel preambolo (usi subfigure, per caso?) e che messaggio di errore ottieni, poco possiamo fare.

    Ciò che posso dirti sono due cose: che “so”, terza persona singolare del presente del verbo sapere si scrive senza apostrofo e senza accento :); inoltre che è una pessima idea quella di modificare uno dei documenti della distribuzione TeX.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: comando per la classificazione matematica MSC #20215
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    Salve,

    esiste un comando per produrre come risulato finale

    2000 MSC (2000 Mathematical subject classification )

    in un file Latex?

    Ho provato con \MSC
    ma il risultato è

    1991 MSC

    C’è nelle classi della AMS (amsart, amsbook) e si chiama \subjclass.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Maghi di KOMA- ridurre lo spazio prima di “abstract&quo #20200
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    Ciao, vi chiedo un gioco di prestigio. Vorrei ridurre (per motivi che non vi sto a dire) lo spazio che nella classe scrrprt con opzione abstacton viene posto prima della parola “abstract” (o “sommario”).

    Qual è il parametro che regola questo spazio?

    L’ambiente abstract, se c’è l’opzione titlepage (è implicita nella dichiarazione della classe), è definito all’interno di un ambiente titlepage. Puoi modificare usando la definizione che viene usata con l’opzione notitlepage:
    `\makeatletter
    \renewenvironment{abstract}{%
    \if@twocolumn\if@abstrt
    \addsec*{\abstractname}
    \fi
    \else
    \if@abstrt
    \small
    \begin{center}
    {\normalfont\sectfont\nobreak\abstractname
    \vspace{-.5em}\vspace{\z@}}%
    \end{center}
    \fi
    \quotation
    \fi
    }{%
    \if@twocolumn\else\endquotation\fi
    }
    \makeatother`
    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Il Palatino non ha le legature?! #20188
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    Non può dipendere dal preambolo?

    `\documentclass{scrreprt}

    \usepackage[applemac]{inputenc}
    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage[final]{microtype}
    \usepackage{classicthesis-ldpkg}
    \usepackage[pdfspacing]{classicthesis}

    \begin{document}

    \begin{center}
    {\large ff fi fl ffi\dots}\quad
    invece di\quad {\large f{}f f{}i f{}l f{}f{}i \dots}
    \end{center}

    \end{document}`
    Più tranquillo e “tipograficamente corretto” di questo…

    Resto abbastanza scosso…

    Perché?
    `> 7.26pt.
    l.17 \setbox0=\hbox{\large fi}\showthe\wd0

    ?
    > 7.488pt.
    l.18 \setbox0=\hbox{\large f{}i}\showthe\wd0`
    Questo è quanto risponde LaTeX all’input che vedi dopo le risposte. È evidente che le legature ci sono eccome. Se compili (con tex o pdftex) il file testfont.tex e rispondi “pplr9d” alla prima richiesta e \table\bye, vedrai che le legature ci sono.

    Solo che non sono come quelle dei Computer Modern o di Times, perché in Palatino la f non sporge di molto e quindi non va a toccare il puntino della i o l’asta della l, cosicché non c’è bisogno di dare una forma speciale; Zapf si è limitato a una crenatura.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Gli “alberi” della distribuzione TeXlive #20122
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    Ciao, riprendo il topic perché mi è venuto un altro dubbio. Posizionando un file .sty nell’albero principale o locale non corro il rischio, aggiornando la distribuzione, di perdere il pacchetto, vero?

    Dove (non) dovrei mettere il .sty per (non) correre questo rischio?

    L’albero locale non dovrebbe essere toccato dagli aggiornamenti.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: [RISOLTO] definizione di \tableofcontents #20146
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    Sono sinceramente impressionato.

    Ti assicuro che non è poi così difficile 🙂

    Vediamo come funziona: \sectionwithref è una macro con un solo argomento, anche se poi l’uso è come se fosse con un argomento obbligatorio, uno opzionale e un altro obbligatorio.

    Il lavoro di \sectionwithref è di raccogliere il primo argomento e immagazzinarlo in una macro per l’uso successivo. Poi chiama \@dblarg{\@sectionwithref}, un trucco per fare in modo che se non c’è l’argomento opzionale, sia implicitamente uguale a quello obbligatorio.

    Adesso definiamo la macro più importante, \@sectionwithref’; l’argomento “opzionale” è #1, mentre quello “obbligatorio” è #2. La prima cosa che si fa è di cominciare una sezione e definire l’etichetta con
    `\section[#1]{#2}\label{pippo}`
    (qui assumo che l’etichetta sia “pippo”).

    Poi definisco il comando \titleref@pippo che si espande al titolo lungo (#2) e analogamente il comando \abbrtitleref@pippo.

    A questi comandi non ci si riferisce direttamente, ma vengono chiamati con \titleref{pippo} e \abbrtitleref{pippo}.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: [RISOLTO] definizione di \tableofcontents #20144
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    Ciao a tutti,
    dovrei creare molti riferimenti ai numeri di sezione e ai rispettivi titoli. Dato che queste informazioni vengono salvate nel file *.toc pensavo di riutilizzare parte del comando \tableofcontents e modificarlo.
    Per sapere se quello che ho in mente sia fattibile, mi piacerebbe dare un’occhiata alla definizione del comando \tableofcontents, ma non so dove trovarla.
    Sapreste darmi una indicazione?

    Il comando \tableofcontents, essenzialmente, equivale a \input{.toc}. Il lavoro lo fa il comando \contentsline, che a sua volta ne richiama altri.

    Puoi provare con questa magia:
    `\makeatletter
    \newcommand{\sectionwithref}[1]{\def\@thislabel{#1}\@dblarg{\@sectionwithref}}
    \def\@sectionwithref[#1]#2{%
    \section[#1]{#2}\expandafter\label\expandafter{\@thislabel}%
    \global\@namedef{titleref@\@thislabel}{#2}%
    \global\@namedef{abbrtitleref@\@thislabel}{#1}}
    \newcommand\titleref[1]{\@nameuse{titleref@#1}}
    \newcommand\abbrtitleref[1]{\@nameuse{abbrtitleref@#1}}
    \makeatother`
    L’uso è simile a quello di \section (ma non c’è la variante *); per introdurre una sezione scrivi cose del tipo
    `\sectionwithref{pippo}{Titolo della sezione}
    \sectionwithref{pluto}[Titolo breve]{Titolo lunghissimo di questa sezione}`
    dove il primo argomento è l’etichetta (corrisponde al solito \label). Se ti devi riferire al numero della sezione, usi semplicemente \ref{pippo}; se vuoi il titolo breve usi \abbrtitleref{pippo}, se vuoi il titolo lungo usi \titleref{pippo}.

    Nel caso della prima sezione, titolo lungo e breve coincidono; con \abbrtitleref{pluto}, invece, ottieni “Titolo breve” e con \titleref{pluto} ottieni il titolo lungo.

    Ciao
    Enrico

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