egreg9

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    Ciao a tutti.
    Nell’Appendice ho la necessità di inserire una successione di file di codice sorgente.
    Per ogni file creo una sezione nuova che ha come titolo il nome del file.
    Come posso fare ad eliminare gli identificativi di ogni sezione (A1, A2, ecc) e lasciando solo i titoli delle sezioni (nomi dei file)?
    Ovviamente questo comportamento lo vorrei solo nell’appendice…

    `\appendix
    \chapter{Codice dei programmi}
    \setcounter{secnumdepth}{0}
    \section{myprog-a.c}
    \verbatiminput{myprog-a.c}

    \section{myprog-b.c}
    \verbatiminput{myprog-b.c}`
    Oppure usando \section*, ma con \addcontentsline e \markright dopo il comando se vuoi che l’indice e le testatine siano corretti.

    Il comando \verbatiminput è del pacchetto verbatim.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Cosa si può ricreare questo formato in bibliografia? #13585
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    Che fatica, ma la maggior parte del lavoro è fatta 😀
    L’unico problema rimasto è:

    – Invece di mettere in nomi degli autori in small capitals li lascia con cognome e nome puntato 😕 ad esempio G.M.C. invece di Gatti M.C. 🙄

    Sono stra-sicuro (l’ho fatto pure due volte) di aver risposto alle domande dicendo di mettere gli autori in small capitals, con cognome completo e solo l’iniziale del nome… dove sbaglio? 🙄

    Probabilmente scrivi
    `author = {Gatti M.C.}`
    invece del corretto
    `{author = {Gatti, M. C.}`
    Nota la virgola che separa cognome dal nome. Altrimenti, per BibTeX, Gatti è il nome, M.C. il cognome.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Font per apici e pedici #13052
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    Carissimi, sono io il responsabile di affermazioni che fanno scoppiare dal ridere alcuni di coloro che hanno partecipato alla discussione di questo thread.

    Io sono il responsabile delle risate (risatine, per la verità). Sinceramente la giustificazione che viene data per scrivere le costanti “matematiche” in tondo e quelle “fisiche” in corsivo mi lascia alquanto perplesso: o una cosa è costante oppure non lo è. Se della velocità della luce si possono dare valori con migliore approssimazione, una volta che migliorano gli strumenti, e per questo il simbolo va in corsivo, lo stesso si può dire del numero di Napier-Euler: noi ne conosciamo una definizione precisa (come della velocità della luce nel vuoto), ma non possiamo dire di conoscerne il valore numerico con precisione. Sarà per la mia forma mentis di matematico, immagino, ma non capisco.

    Tuttavia tornando al tema di questo thread, l’opzione italian di babel attiva anche i comandi \ap e \ped per inserire rispettivamente un apice o un pedice sia in modo testo sia in modo matematico.

    In modo matematico vengono rispettate le norme compositive per apici e pedici, scegliendo dietro le quinte il comando \mathrm che rispetta le dimensioni di questi indici, anche di secondo livello. Non è quindi particolarmente complicato scrivere

    `\(V\ped{eff}\)`

    per avere il pedice in tondo e senza bisogno di ricordare il segno di underscore per marcare il pedice.

    Hai perfettamente ragione, ma purtroppo la memoria è liimitata e si esercita solo con l’uso: non ho mai avuto occasione di usare quei comandi (i miei pedici e apici non numerici o simbolici sono sempre e solo in corsivo, per necessità professionali).

    Come hai perfettamente ragione sulle unità di misura. E non è una faccenda da poco: ieri al telegiornale delle 20 la quota alla quale si è aperta la nuova bocca sulla Sciara del Fuoco dello Stromboli era indicata con “500 mt.”! Se questi sono gli esempi, che vuoi che ci facciamo? Certo, chi scrive un articolo o un libro di carattere tecnico sulle unità di misura dovrebbe essere rigoroso. Ma mi accorgo che stimati colleghi non badano a ciò che gli studenti scrivono sulle loro tesi.

    Riassumo le norme che io seguo per comporre la matematica: numeri sempre in tondo; costanti matematiche sempre in tondo; costanti fisiche sempre in corsivo; variabili sempre in corsivo e sempre formate da una sola lettera ma distinte con quanti pedici siano necessari (ma con parsimonia); pedici in corsivo se rappresentano quantità suscettibili di variazione (indici di enumerazioni, grandezze fisiche, ecc.) in tondo quando rappresentano delle apposizioni qualiticative (o contestualizzanti, come ha detto qualcuno di voi) sia che siano indicate da più lettere, sia anche da una sola letera — vorrei disitngure l’i-esima tensione \(V_i\), dalla tensione di ingresso \(V\ped{i}\).

    Non mi sembrano norme tanto complicate da seguire, ma, pur consigliando di fare altrettanto, non mi permetterei di dare dell’analfabeta fisico-matematico a chi non le seguisse. In ogni caso non mi rivolgo ai matematici che scrivono tutto in corsivo e non si pongono problemi perché nella loro scienza non ci sono le ambiguità della terminologia e simbologia della fisica-matematica-ingegneria-chimica-biologia-eccetera.

    Proprio per questo ti invito ad aggiungere al prezioso lavoro uscito in questi giorni l’osservazione che quelle norme in certi ambiti scientifici non si usano.

    Approfitto per ripetere anche qui una questione TeXnica che coinvolge l’unità immaginaria: se vuoi scriverla come operatore matematico (cosa che io non farei mai, ma capisco che per voi sia così), basta
    `\DeclareMathOperator{\uimm}{i}`
    Il \mathstrut che metti è, in effetti, non solo ridondante, ma “sbagliato”, perché aumenta l’altezza del simbolo: confronta
    `\[\lim_{p\to\operatorname{i}\omega}f(p)\]
    \[\lim_{p\to\operatorname{i\mathstrut}\omega}f(p)\]`
    e vedrai che nel secondo il gruppo sotto “lim” è leggermente più in basso. Come sai \operatorname{x} è equivalente a ciò che si ottiene scrivendo \DeclareMathOperator{\xxx}{x} e usando \xxx.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Ci va la punteggiatura in ambiente displaymath? #9837
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    Carissimi,
    a quanto pare ho disgustato un mucchio di persone. Ora oltre alle costanti matematiche in tondo mi ritrovo ad avere insultato tutti nel dire che nella tradizione tipografica italiana la punteggiatura nelle fomrule in display non ci va.

    Sulle costanti matematiche in tondo siamo in grave disaccordo, è vero. Sulla punteggiatura nelle formule fuori corpo anche, a quanto pare. Ma, con un po’ di pazienza e di comprensione reciproca, ci si intende.

    Purtroppo non ho sotto mano il tuo libro edito da Hoepli, quindi non posso giudicare su come avevi impostato la questione della punteggiatura. Mi ha un po’ urtato un’affermazione apodittica fatta qui: “in italiano no, mai e per nessun motivo”. Per questo ho consultato una ventina di volumi di matematica stampati in Italia fra il 1887 (di Peano che sulla questione della simbologia era piuttosto attento) e il 1916: in tutti la punteggiatura è usata. Ho dato un’occhiata a vari volumi più recenti, composti a piombo o con metodi più moderni, e riviste. Non ho mai trovato traccia di punteggiatura mancante. È vero, non ho fatto ricerche accuratissime, purtroppo non ho mai avuto il tempo di andare alla biblioteca di Padova dove avrei potuto trovare molti più esempi, forse anche contrari alla mia tesi, non so. Sai indicarne?

    Ci può essere qualche pericolo di confusione usando la punteggiatura? Raramente, secondo me. Qualche volta mi è capitato di modificare un periodo per evitare qualche virgola che sarebbe cascata in posti non adatti. Non c’è sistema tipografico (manuale o elettronico) che possa sostituire il senso critico dell’autore e del revisore. Se la virgola “casca male”, di solito significa che la frase può essere migliorata.

    Noi abbiamo il problema delle formule, altri quello delle virgole in serie: ci sono certi testi di (scadente) saggistica dove trovi più virgole che parole. Purtroppo spesso gli autori non si rileggono.

    Su una cosa mi pare che siamo d’accordo: lo spazio prima del segno di punteggiatura è da evitare come la peste. Meglio niente segnetto, se proprio non c’è modo di risolvere un problema.

    Ma nel modo più assoluto non prescrivo nulla a nessuno; se i consigli vengono presi per prescrizioni, allora vuol dire che non sono capace di esprimermi.

    Il senso critico dovrebbe essere anche nel lettore. A volte manca e a volte si va in cerca della “norma” per tacitare pareri discordanti. L’ipse dixit ha già fatto troppi danni, non trovi? Non mi riferisco a te, naturalmente: non è Aristotele il colpevole di tanti misfatti, ma i suoi seguaci.

    Interdum etiam bonus dormitat Homerus. 😀

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: fancyhdr e prima pagina #13543
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    A mio modestissimo parere, nel caso tu stia utilizzando la classe “book” (che decuco tu stia utilizzando richiamando in testatina il titolo del capitolo), nella prima pagina di ogni capitolo è meglio non mettere il numero di pagina. In questo caso utilizza:
    `\thispagestyle{empty}`

    La soluzione con \fancypagestyle{plain}{…} è più efficiente perché permette di ridefinire come si preferisce lo stile di pagina plain. Il comando \chapter emette un \thispagestyle{plain} ed è un noto problema (non usando fancyhdr) quello di modificare lo stile della pagina dell’indice.

    Supponiamo infatti di volere che la prima pagina di un capitolo non abbia numero di pagina (è una scelta ammissibile, dal punto di vista tipografico). Si può certamente scrivere
    `\chapter{titolo}
    \thispagestyle{empty}`
    a ogni inizio di capitolo. Ma
    `\tableofcontents\thispagestyle{empty}`
    non funziona se l’indice ha più di una pagina (provare per credere).

    Soluzione possibile:
    `\begingroup
    \makeatletter\let\ps@plain=\ps@empty
    \tableofcontents
    \endgroup`
    che non è proprio bellissima, ammetterai. 🙂

    Con fancyhdr eviti sia questo problema che quello di dare indicazioni esplicite a ogni inizio di capitolo (che sono possibilmente da evitare).

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: fancyhdr e prima pagina #13541
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    ho inserito nel mio preambolo il seguente codice:
    `\usepackage{fancyhdr}
    \pagestyle{fancy}
    \fancyfoot{}
    \renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{\chaptername\ \thechapter.\ #1}{}}
    \fancyhead[LO]{}
    \fancyhead[RO]{\textsl{\leftmark}}
    \fancyfoot[RO]{\thepage}`
    Vorrei che il numero di pagina comparisse in basso a destra, ed è così sempre tranne che sulle prime pagine di ogni capitolo. Come posso correggere tale comportamento?

    Leggendo il manuale di fancyhdr (che su CTAN è disponibile anche in italiano). Pagina 8.
    `\fancypagestyle{plain}{%
    \fancyhf{} % cancella tutti i campi di testatina e piede
    \fancyfoot[R]{\thepage}
    \renewcommand{\headrulewidth}{0pt}
    \renewcommand{\footrulewidth}{0pt}}`
    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Coordinate di un elemento in una pagina #13532
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    Esiste o si può definire un comando che prende come argomento una parola del testo, per esempio, e restituisce le coordinate in cui si trova dopo che TeX ha finito di formattare la pagina?

    Cosa ne voglio fare?
    Sto cercando di creare una classe che imiti il mio modo di prendere appunti, in modo da ovviare al problema più grosso, la grafia… 😀

    Sono abituato a fare grande uso di frecce in modo da rendere più intuitivo il contenuto logico della pagina… avendo a disposizione un comando del genere potrei lasciare stabilire ad una macro di volta in volta la posizione dei due estremi… 😉

    Il problema successivo sarà quello di trovare un modo per impedire alle freccie di passare sopra al testo ma, visti gli ampi margini che ho a disposizione, non credo che sarà un grosso impiccio…

    Cose del genere si possono fare con pstricks. Guarda il manuale.

    Io userei frecce invece di freccie 😀

    Ciao
    Enrico

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    Salve a tutti,

    desideravo informarvi che nella sezione download del sito di GuIT è possibile scaricare la nuovissima guida ‘Introduzione all’arte della composizione tipografica’ realizzata da C. Beccari.

    http://www.guit.sssup.it/download/#guit

    Come sempre un grazie di cuore a C. Beccari per lo stupendo lavoro.

    Il ringraziamento è anche da parte mia. Ma vorrei segnalare una piccola imprecisione.

    A pagina 102, esercizio 10.1: eliminando \mathstrut dalla definizione di \uimm non succede proprio niente di diverso. Il problema nascerebbe se, invece di \DeclareMathOperator, si usasse la definizione
    `\newcommand*{\uimm}{\mathop{\mathrm{i}\nolimits}`
    In effetti,
    `\DeclareMathOperator{\uimm}{i}`
    è sufficiente, perché equivale essenzialmente a
    `\newcommand*{\uimm}{\mathop{\kern0pt\mathrm{i}}}`
    La definizione più semplice è di fatto più efficiente di quella proposta nel manuale (la primitiva \kern viene eseguita in qualche milionesimo di secondo meno che la macro \mathstrut 🙂 ). A dire il vero una microscopica differenza c’è, sfido i lettori a vederla. 😀

    Già che ci sono, osservo che non in tutti i contesti l’unità immaginaria è da considerare un operatore; lo è solo in alcuni, per lo più in ambito tecnico. In matematica pura l’unità immaginaria è un numero come tutti gli altri e si scrive comunemente in corsivo, così come il numero di Napier-Euler “e”. Probabilmente andrebbe osservato nel manuale; non è per polemica, ma solo per indicare che la “semantica” è importante.

    Salumieri e idraulici usano la pinza. Nessuno richiede che questi oggetti, che pure hanno lo stesso nome, siano fatti allo stesso modo. La “i” dritta dell’ingegnere elettrotecnico vuole sottolineare un significato fisico che il matematico, scrivendola corsiva, non considera primario, volendo invece sottolineare che si tratta di un “numero come gli altri”.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Lettere greche minuscole in grassetto #13516
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    Salve a tutti!

    Non riesco a produrre formule con lettere greche minuscole in grassetto. \mathbf funziona per lettere greche maiuscole (ad esempio \Lambda) ma non per lettere greche minuscole (ad esempio \lambda).

    Pacchetto “bm”
    `\usepackage{bm}
    …
    $\bm{\alpha}$`
    Ciao
    Enrico

    in risposta a: cambiare pagina nell’indice #13498
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    Salve a tutti,

    vorrei sapere se è possibile forzare LaTeX a cambiare pagina a un certo punto dell’indice. Il mio problema è che, per come è strutturato il documento, la prima pagina dell’indice riporta come ultima voce il titolo di un capitolo, per poi andare nella pagina seguente a illustrare le sezioni, sottosezioni, ecc. del capitolo stesso. Ciò mi sembra decisamente bruttino da vedere, oltre che scomodo per il lettore; voi che ne dite? Qualcuno può illuminarmi a riguardo?

    Solo a lavoro del tutto terminato, metti prima del capitolo incriminato
    `\addtocontents{toc}{\protect\pagebreak}`
    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Allargare i margini delle pagine delle figure #13493
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    Sorge un nuovo problema, però: \centerline permette sì di avere una figura che ‘sbordi’ e sia centrata, ma la centratura viene eseguita sulla gabbia del testo, che viene costruita sottraendo alla dimensione della pagina, fra le altre cose, anche la dimensione per le note a margine (\marginparwidth, se non erro; ovviamente, la classe è book). Se fosse possibile, vorrei annullare le differenze fra i margini laterali, di modo che la figura risulti effettivamente centrata. Un`\setlength{\textwidth}{\textwidth+\marginparwidth+\marginparsep}` o qualcosa di simile settato localmente funzionerebbe?

    Non capisco il problema: le testatine e la didascalia aiuterebbero a “vedere la figura al posto giusto”. Se invece annulli le testatine vuol dire che stai agendo “a mano” sulla pagina dove sta la figura, che quindi non è più “galleggiante”. In tal caso, ti consiglio il pacchetto chngpage e il pacchetto caption per \captionof.

    Non lascerei “sbordare” la figura più di tanto, in ogni caso.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Allargare i margini delle pagine delle figure #13491
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    Non credo sia una questione di margini. Tutto ciò che devi fare è piazzare l’oggetto grafico dentro \centerline.

    Se non erro è un comando di plain TeX, quindi ovviamente non è documentato 🙂 Interessante sarebbe capire perché non dà degli overfull… Sfoglierò il TeXbook per vedere se riesco a comprendere l’arcano 🙂

    `\def\centerline#1{\hbox to \hsize{\hss#1\hss}}`
    La primitiva \hss è equivalente alla seguente specificazione di glue:
    `\hskip 0pt plus 1fil minus 1fil`
    Quindi ogni hbox con \hss da una delle due parti non sarà mai “overfull”, nemmeno se la lunghezza naturale del suo contenuto è maggiore della dimensione specificata (con \hbox to). Per esempio, la macro \rlap è definita così:
    `\def\rlap#1{\hbox to 0pt{#1\hss}}`
    Non occupa alcuno spazio, e il suo contenuto “sporge sulla destra. Nel caso di \centerline il contenuto sporge, se necessario, della stessa dimensione a destra e a sinistra.

    Esercizio: trovare le vere definizioni di \centerline e di \rlap

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Allargare i margini delle pagine delle figure #13489
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    Ciao a tutti,

    avrei la necessità di modificare i margini delle pagine in cui LaTeX posiziona le figure singole. Mi spiego meglio.`\begin{figure}[p]
    …
    \end{figure}`Posiziona un’immagine in una pagina senza testo. Ora, io vorrei che i margini di quella pagina si allargassero (sul come farlo, probabilmente dovrò usare geometry, ma aspetto indicazioni diverse e/o dettagliate), di modo da poter rendere la figura più grande.

    Credo che sia una cosa semplice da fare, ma mi sapete dare qualche indicazione? Grazie e ciao.

    Non credo sia una questione di margini. Tutto ciò che devi fare è piazzare l’oggetto grafico dentro \centerline.
    `\begin{figure}[p]
    \centerline{\includegraphics[…]{…}}
    \caption{…}\label{…}
    \end{figure}`
    È vero, \centerline non è documentato in LaTeX, ma funziona lo stesso. 😀

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Appendice #12835
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    Non riesco a capire perche’ questa soluzione a me con pdflatex mi da sempre layout vuoto senza generare altri errori. Il problema sembra stare nella riga
    `\addcontentsline{toc}{\protect\addappendixname} `
    visto che se la tolgo almeno il pdf in output ce l’ho ma ottengo nell’indice una riga con “A “nome” ” e sotto “Appendice A “nome””

    Ti riporto uno schema di documento che funziona perfettamente; in effetti c’è un errore nel comando da scrivere: è \addtocontents, non \addcontentsline 🙁 Li confondo sempre.
    `\documentclass[a4paper]{report}
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage{tocloft}

    \newcommand{\addappendixname}{%
    \renewcommand{\cftchappresnum}{\appendixname\space}%
    \settowidth{\cftchapnumwidth}{\bfseries \appendixname\space A\hspace{1em}}}

    \begin{document}

    \tableofcontents

    \chapter{AAA}

    testo

    \appendix
    \addtocontents{toc}{\protect\addappendixname}

    \chapter{BBB}

    testo

    \chapter{CCC}

    testo

    \end{document}`
    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Numerazione capitoli #13461
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    Enrico grazie di cuore 😀 !

    Ho modificato leggermente il primo codice che mi hai suggerito e funziona che è una meraviglia:

    \chapter*{Titolo del capitolo di Levi}
    \markboth{Titolo del capitolo di Levi}{Titolo dell’opera di Levi}
    \addcontentsline{toc}{chapter}{Titolo del capitolo di Levi}

    Così appare sulle pagine pari il titolo del capitolo, sulle dispari quello dell’opera.

    `\newcommand{\levititle}{Titolo dell'opera}
    \newcommand{\levichapter}[1]{
    \chapter*{#1}
    \markboth{#1}{\levititle}
    \addcontentsline{toc}{chapter}{#1}}`
    Non sottovalutare l’utilità di definirti un comando personale. Certo, se i capitoli sono due, c’è poco da controllare. Se fossero più di due, devi essere sempre sicuro di aver usato la stessa sintassi: con il comando personale sei sicuro a priori.

    Ciao
    Enrico

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