egreg9

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  • in risposta a: Problema con il nome dell’appendice (e fancyhdr) #3618
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    Il problema di cui parlo si è presentato nelle testatine. Mi sono definito uno stile per con il pacchetto fancyhdr`\usepackage{fancyhdr}
    \pagestyle{fancy}
    \fancyhf{}
    \renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{\chaptername \space \thechapter.\ \textit{#1}}{}}
    \fancyfoot[C]{\thepage}
    \fancyhead[LO,RE]{\footnotesize{\nouppercase{\leftmark}}}`Il semplice problema che ho è che i capitoli dell’appendice prendono, nella testatina, il \chaptername e dunque ottengo ad esempio

    Capitolo B

    anziché

    Appendice B

    .Qualcuno ha qualche suggerimento?

    Naturalmente. Devi usare il comando \@chapapp invece di \chaptername. Il comando \appendix nella classe book ridefinisce \@chapapp come \appendixname, mentre normalmente esso vale \chaptername.`\usepackage{fancyhdr}
    \pagestyle{fancy}
    \fancyhf{}
    \makeatletter
    \renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{\@chapapp \space \thechapter.\ \textit{#1}}{}}
    \makeatother
    \fancyfoot[C]{\thepage}
    \fancyhead[LO,RE]{\footnotesize{\nouppercase{\leftmark}}}`Ciao
    Enrico

    in risposta a: Dimensione variabile dell’integrale o chi per esso #1298
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    Se invece devi scrivere l’integrale di una matrice, meglio darle un nome, no? Esegui i calcoli prima di scrivere l’integrale e poi riassumi il tutto in una formula meno pesante.

    E’ ciò che ho sempre pensato e fatto. Tuttavia mi sono sempre interrogato su questa lacuna in quanto sistemi simil-TeX (vedi EXP), seppure molto meno potenti e decisamente datati, hanno gli integrali di dimensione variabile. Non permettere l’allungamento degli integrali è una scelta che può avere senso, tuttavia, in qualche caso, un integrale di dimensione maggiore può essere stilisticamente migliore.

    Posso essere d’accordo; per un’applicazione una tantum puoi usare una versione scalata a mano (\mbox{\Huge$\int$}) e sistemare i limiti con un po’ di pazienza.
    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Dimensione variabile dell’integrale o chi per esso #1296
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    secoli di sviluppo della notazione matematica sono stati spesi proprio per rendere più leggibili le formule.

    e dove sono descritti i risultati di secoli di esperienza? mi piacerebbe proprio aver un libro che li spieghi…
    ciao
    f

    Stanno nei libri di matematica, quelli stampati bene, e ce ne sono. Purtroppo non conosco affidabili manuali di composizione tipografica riguardo alla matematica (in italiano). Esiste un manuale di stile, edito da Zanichelli, del quale ho una pessima opinione.
    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Dimensione variabile dell’integrale o chi per esso #1294
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    senti, la soluzione tipografica esiste sempre:
    si prende il numeratore e lo si chiama aaa, il denominatore bbb e si scrive
    `\int \frac{aaa}{bbb} dx`
    ci ho pensato un po’, e se non fanno un integrale stretchabile forse c’è un motivo. magari dei grossi integrali sono brutti, o “meno parlanti”. forse la soluzione che ho suggerito è più parlante…
    non so, ma ormai ho preso l’abitudine di fare integrali al massimo di due righe e nella maggior parte dei casi il risultato è abbastanza buono.
    lo so che è una scappatoia ma: o così o pomì 😕
    ciao
    f

    Infatti, c’è un motivo per il quale gli integrali non si “allungano”. Formule a più di due “piani” non si dovrebbero usare; secoli di sviluppo della notazione matematica sono stati spesi proprio per rendere più leggibili le formule.
    Scrivere \int non aiuta certo il lettore a capire che cosa si sta facendo; nemmeno se il segno di integrale si allunga.
    Lasciamo le formule a otto piani agli esercizi delle medie, sperando che spariscano, prima o poi.
    Se invece devi scrivere l’integrale di una matrice, meglio darle un nome, no? Esegui i calcoli prima di scrivere l’integrale e poi riassumi il tutto in una formula meno pesante.
    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Elenco spezzato fra diversi capitoli #3578
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    Caro Enrico,
    scusa il ritardo della risposta. la soluzione è perfetta ed è esattamente quello che cercavo, grazie mille.
    Una domanda: dove imparare a usare i comandi tipo setcounter con variabili ecc.?

    Dai manuali! Dove altrimenti? 😀 Sul manuale ufficiale di Lamport c’è tutto. Sulle guide in rete un po’ meno, ma spulciando qua e là si dovrebbe trovare più o meno tutto.
    Già che ci sono, do qualche spiegazione.
    Puoi definirti un contatore personale con \newcounter{}; la sintassi \newcounter{}[] definisce un nuovo contatore che viene azzerato ogni volta che il specificato scatta. Per esempio:`\newcounter{pippo}[section]`definisce un contatore che ricomincia da capo a ogni sezione. Puoi riferirti al valore di un contatore in vari modi: se ti interessa il suo valore in quanto numero usi \value{}, come nell’esempio che ti ho fornito. Se ti interessa stampare il valore usi il comando \the (per esempio \thepippo), il quale ha come definizione standard \arabic{}. Come si capisce, \arabic dice di stampare la rappresentazione numerica; si può usare \roman, \Roman, \alph, \Alph e \fnsymbol, per numeri romani minuscoli o maiuscoli, lettere minuscole o maiuscole e simboli vari. Se, per esempio vuoi che venga stampato anche il numero della sezione, puoi scrivere \renewcommand{\thepippo}{\thesection.\arabic{pippo}}.
    Per le liste numerate ci sono a disposizione i contatori enumi, enumii, enumiii, eccetera. Questi partono da zero ogni volta e il comando \item li fa scattare di uno.
    Perché funziona l’esempio? Perché l’assegnazione di un nuovo valore a un contatore è sempre globale, quindi anche se data all’interno di un ambiente, viene mantenuta all’esterno.
    I comandi per assegnare un valore sono:`\setcounter{
    }{}
    \stepcounter{}
    \refstepcounter{
    }`
    Il primo assegna al contatore
    il valore (e ne hai visto un esempio); il secondo fa scattare di uno, il terzo fa lo stesso, ma genera anche i comandi necessari per i riferimenti incrociati: il successivo comando \label si riferirà infatti al nuovo valore del contatore .
    Ultima annotazione: i nomi dei contatori non hanno la sbarra rovescia.
    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Hyperlink tra due diversi file #3582
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    Probabilmente il problema è nella mia versione di xdvi, che è la xdvik 22.40.
    Ho scaricato la versione 22.78 da CTAN, più recente, ma la procedura di installazione descritta sul sito ufficiale di xdvik per me è troppo complicata, non ci capisco un’acca. 😯 Qualcuno può aiutarmi in tal senso?
    Rodolfo

    Complicata?`tar zxf xdvik-22.78.tar.gz
    cd xdvik
    ./configure
    make
    sudo make install`Dipende ovviamente dal tuo sistema operativo; se è GNU/Linux o un altro genere di *nix, al massimo devi scaricarti le librerie richieste.
    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Elenco spezzato fra diversi capitoli #3576
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    Ciao a tutti,
    mi sembra che l’argomento non sia stato già trattato.
    Vorrei creare un elenco (ambiente enumerate) interrotto però dall’intestazioni di capitoli o sezioni. In altre parole, i miei capitoli contengono solo elenchi numerati e io vorrei che a ogni nuovo capitolo la numerazione continuasse quella del precedente. Alla fine, risulterebbe quindi un unico elenco numerato interrotto dai titoli dei capitoli o delle sezioni.
    Ho scaricato il pacchetto paralist ma non sono sicuro che possa essermi utile. Se intanto qualcuno ha delle idee…
    Grazie,
    Gus

    Si tratta di riportare il numero a cui si è arrivati.
    `\newcounter{myenum}
    \newenvironment{uninterruptedenumerate} % puoi scegliere anche un nome più corto
    {\begin{enumerate}\setcounter{enumi}{\value{myenum}}}
    {\setcounter{myenum}{\value{enumi}}\end{enumerate}}`Poi usi questo nuovo ambiente (magari con un nome più corto). Naturalmente funziona solo con la lista al primo livello.
    Ciao
    Enrico

    in risposta a: nuovo paragrafo nuova pagina #3568
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    Temo che tu debba mettere`\newpage`ogni volta.

    Se questo non venisse smentito da qualcuno che il LaTeX sa usarlo veramente, potresti ridefinirti un environment così`\newenvironment{sezione}[1]{\newpage \section{#1}}`

    È bene notare che una sezione non è un ambiente.
    Il comando è \section. Definirsi un ambiente per una sezione mi sembrerebbe una forzatura inutile, per molti motivi.`\newcommand{\sezione}{\newpage\section}`Senza bisogno di leggere l’argomento.
    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Uno strano indent dell’ambiente tabular #3549
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    Se non lo metto anche tra le colonne, la tabella risulta più larga del testo (sporge sulla destra).
    I due casi sono ben evidenziati da questo esempio.`\documentclass{article}
    \newlength{\colonna}%
    \setlength{\colonna}{\textwidth}%
    \addtolength{\colonna}{-50pt}

    \begin{document}
    …`Grazie molte dell’aiuto. Dove avrei potuto scoprire da solo che tabular usa la variabile \tabcolsep?

    Dal manuale, dove c’è chiaramente scritto. Purtroppo non molti lo leggono. 🙁
    Nella seconda edizione del Companion compare alle pagine 243, 247, 248, 250, 280, 282. Purtroppo non compare nella “mica tanto breve”, anche se la faccenda di @{} c’è.
    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Uno strano indent dell’ambiente tabular #3545
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    Grazie mille.

    Serve un @{} anche tra le colonne.

    `\begin{tabular}{@{}p{50pt}@{}p{\colonna}@{}}`

    Non direi. Quello dipende da come vuoi la tua tabella. Così facendo annulli lo spazio fra le due colonne:non credo, in generale, che vada bene.
    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Uno strano indent dell’ambiente tabular #3543
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    Voglio costruire una tabella (tabular) che sia esattamente larga quanto il testo però, pur mettendo un \noindent prima della tabella, essa risulta non allineata con il resto del testo: la larghezza è giusta, ma tutto l’ambiente tabular risulta traslato verso destra di una certa quantità.
    Cosa devo fare per fare sì che testo e tabular abbiano gli stessi margini?
    Riporto di seguito un semplice esempio (le \hrule servono a rendere più evidente il fenomeno).
    `\noindent%
    \begin{tabular}{p{50pt}p{\colonna}}%
    prova & prova prova prova prova prova prova prova prova prova
    prova prova prova prova prova prova prova prova prova prova prova
    prova prova prova prova prova prova prova prova prova prova prova
    prova.
    \end{tabular}`

    Si tratta di un fenomeno noto e curabile. L’ambiente tabular inserisce prima e dopo ogni colonna una spaziatura, che è metà di \tabularcolsep. Rimedio:`
    \begin{tabular}{@{}p{50pt}p{\colonna}@{}}`Ciao
    Enrico

    in risposta a: elenchi con lettere #3528
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    Ripreso dal Kopka-Dali (RTFM):`\renewcommand{\labelenumi}{\alph{enumi})}
    \begin{enumerate}
    \item Uno;
    \item Due;

    \end{enumerate}`Cerca della documentazione perché è possibile configurare anche i sottolivelli, questo vale per un elenco ordinato senza sottoelenchi.

    Direi meglio`\begin{enumerate}
    \renewcommand{\labelenumi}{\alph{enumi})}
    \item Uno;
    \item Due;

    \end{enumerate}`In questo modo si evita di dover ridefinire il comando. Se sei a un livello diverso dal primo, la cosa può essere fatta automaticamente, ma con una certa fatica che non ho voglia di fare ora. 😉
    Ancora meglio è usare il pacchetto enumerate:`\usepackage{enumerate}

    \begin{enumerate}[(a)]
    \item …
    \end{enumerate}`
    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Scientific WorkPlace, Latex e nuovi comandi #3510
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    Ciao a tutti.
    Devo compilare un file .tex prodotto da SWP con Latex. Nel preambolo, tuttavia, SWP richiama un file tclatex.tex senza il quale non funziona. Trovato e fornito il file, la compilazione procede ma si blocca su vari comandi (come tfrac e dfrac) che nel file tclatex suddetto vengono a quanto pare ridefiniti.
    Ignorando tutti questi errori il risultato è buono e mi andrebbe bene lo stesso, anche perchè l’articolo va spedito in fretta alla rivista. Tuttavia preferirei che gli errori non ci fossero o almeno venissero ignorati.
    Nel file tclatex di SWP i comandi incriminati sono definiti con \def e sono troppi per cambiarli a mano (ad esempio con \renewcommand); intoltre non vorrei fare casini perchè non conosco SWP (che mi sembra un po’ una porcheria!).
    C’è un modo per dire a Latex di ignorare questo tipo di errori in compilazione?
    Grazie per l’aiuto,
    gus
    P.S.: se vi chiedete perchè voglia compilare un SWP con Latex è perchè devo usare la classe latex fornita dalla rivista, e non so se questo in SWP si possa fare nè ho molta voglia di impararlo.

    Nella mia esperienza, un file prodotto da SWP fa, in genere, schifo dal punto di vista LaTeX. Quando me ne arriva uno, lo rivedo da cima a fondo cambiando i comandi propri (tcilatex) in quelli standard o definiti da me. Guarda a pagina 9 di Orrori per un esempio.
    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Riscrivere la stessa equazione con lo stesso numero #3500
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    Per rinfrescare la memoria al lettore vorrei far riapparire una equazione (con numero) già citata normalmente pagine addietro….

    Pacchetto amsmath.`\begin{equation}

    \label{importante}
    \end{equation}

    \begin{equation}

    \tag{\ref{importante}}
    \end{equation}` Lo stesso trucco può servire per equazioni con numeri del tipo 2.1, 2.1′, 2.1”, eccetera. Basta scrivere \tag{\ref{…}$’$} e così via.
    Ciao
    Enrico

    in risposta a: interferenza fra i pacchetti color e fancyhdr #3496
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    si, pero’ hai una spiegazione razionale? da dove cavolo arriva lo spazio verticale? dici che puo’ interessare agli autori?
    intanto grazie mille per la soluzione
    ciao
    f

    Pagina 6 di “grfguide”, sezione 3.7. Traduco alla buona il quarto paragrafo:
    C’è un tipo diverso di problemi che può capitare con qualunque driver. Per via di certe difficoltà tecniche, è possibile che la spaziatura sia influenzata dai cambiamenti di colore. Per questo motivo l’opzione “monochrome” non disabilita completamente i comandi di colore ma li ridefinisce in modo da scrivere nel log file. Ciò produce lo stesso effetto sulla spaziatura, in modo che si possa produrre una bozza monocromatica del documento sapendo almeno che la spaziatura finale è rispettata.
    Ciao
    Enrico

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