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perchè Sumatra per quanto buono, non permette per esempio di evidenziare il testo e copiarlo
Ah, dimenticavo. SumatraPDF permette di copiare il testo senza alcun problema anche se
questa funzione non è molto avanzata.
Tieni premuto CTRL e con il tasto sinistro seleziona del testo.
Rilascia i tasti e il rettangolo rimarrà evidenziato.
Ora premi CTRL + C (il classico “copia”) e ora potrai incollare il testo selezionato dove vuoi.
Per far sparire il rettangolo di selezione basta cliccare in qualsiasi punto del pdf.WinEdt – ???
WinEdt – SumatraPDF
Ciao ciao.
Fra
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La questione è un po’ contorta e non ti so aiutare, almeno così su due piedi.
Quello che ti posso dire è che se usi TeXniccenter, un visualizzatore di pdf ideale
è SumatraPDF.TeXworks andrebbe bene se lo usi anche come editor e non solo come pdf viewer.
Acrobat invece è troppo pesante per lavorare con LaTeX. Io lo consiglierei solo per
stampare i pdf e leggerli, non per sviluppare con LaTeX.Ciao ciao.
Fra
::No, vim lo ho già imparato in ambito lavorativo (anche se ammetto di conoscere solo le basi). Quindi per comodità utilizzo quello senza stare ad impararmene un altro.
Ah ok. Anche se non è che ci sia poi tanto da imparare sugli altri editor, al contrario di Vim. 😉
So che ci sono tanti editor con tanti pulsanti utili per latex, ma sono diventato riluttante all’utilizzo di tali pulsanti preferendo la linea di comando.
I pulsanti ci sono perché questi editor sono fatti per adattarsi sia agli utenti più esperti che a
quelli meno esperti.
Non che io sia un grandissimo esperto, ma per esempio non uso mai i pulsanti del mio editor.
Questi editor sono fatti appositamente per LaTeX, è quindi a dir poco banale cambiare
il lettore di pdf da usare, associare un tasto alla sua apertura, cambiare la codifica,
avere il correttore ortografico, configurare la ricerca diretta
e inversa, evidenziare visivamente le righe del sorgente che hanno dato warning o errori, guardare solo i warning o gli errori del log avendo la possibilità di cliccare su uno
di essi ed essere rimandato direttamente alla riga del file a cui l’errore si riferisce, ecc. . . ecc. . .Ovviamente tutto questo si può fare anche con editor molto più ostici quali Emacs e Vim, ma spesso è più difficile. Tutto qua 🙂
Poi ovviamente di Kile non so nulla quindi quest’ultimo commento potrebbe benissimo non centrare (o c’entrare?? Mi avete messo una confusione in testa!!!! ) nulla.
“entrarci” o (anche se Enrico non è d’accordo) “c’entrare”. No di certo “centrare”.
Ciao ciao.
Fra
::P.s: come editor utilizzo vim!
L’ho usato anche io per tanti anni, che ricordi.
Una curiosità, ma lo usavi anche su Windows?
Se stai imparando vim solo per scrivere in LaTeX, ti consiglierei (non me ne vogliano gli
amanti di vim) di lasciar perdere e usare un editor come Kile o multipiattaforma
come TexMakerX.Ciao ciao.
Fra
::Un’altra cosa: tempo fa, mentre stavo provando a compilare un documento scritto in UTF-8, dopo aver richiamato inputenc con l’opzione «utf8» avevo ricevuto una segnalazione in cui si suggeriva di usare invece «utf8x». Da allora non ho mai approfondito il discorso, comunque uso sempre quest’ultima forma e non ho mai avuto problemi.
A presto.
Se non ricordo male l’utf8 in inputenc è trattato diversamente dalle altre codifiche.
Sicuramente è scritto nella documentazione, quello che ricordo è che se si
usano lingue non-europee allora conviene utf8x perché definisce molti simboli,
invece se si usano solo lingue europee dovrebbe bastare il normale utf8.Comunque io da un po’ di tempo uso il pacchetto inputenx con l’opzione utf8.
Non perché io sia veramente consapevole di quello che faccia inputenx, però non
ho mai più avuto “problemi” di scelta utf8/utf8x, e inoltre inputenx almeno usa i nomi ISO delle codifiche (es. iso-8859-1 al posto di latin1).Non è questione di “purtroppo”; una codifica vale l’altra, purché l’editor sia impostato per quella.
Certo Enrico, questo è ovvio. Spero però di non aver confuso il nostro amico con il mio
commento personale.
Il mio “purtroppo” si riferiva al fatto che l’adozione di una codifica unica, come per esempio unicode/utf8 è, secondo me, un grande vantaggio
(un po’ come se tutti parlassimo la stessa lingua, il mondo sarebbe meno vario ma di
sicuro ci sarebbero meno problemi di comunicazione).Notazione linguistica: “deve c’entrare”
Cavolo, ci sono cascato! 🙁 Però passami l’attenuante che oramai questo infinito è
piuttosto diffuso 😉[edit]
Ho trovato un avvocato difensore!
[/edit]Ciao ciao.
Fra
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Ah, ovviamente questa è l’impostazione di default.
Se vuoi modificare un documento precedentemente scritto
in Windows, cioè in latin1, oppure vuoi scrivere anche i tuoi nuovi documenti
in latin1, è sufficiente che tu cambi la codifica
del tuo editor (Kile?) da utf8 a latin1.Ciao ciao.
Fra
::
Allora deve c’entrare il fatto che sotto Windows (purtroppo secondo me) si
tende ancora a usare la codifica latin1, mentre sotto Linux utf8.Credo basti cambiare l’opzione di inputenc da latin1 a utf8.
Prova così:`\documentclass[a4paper]{article}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\begin{document}
à è é ì ò ù
\end{document}`Fammi sapere.
Ciao ciao.
Fra
::
Osserva cosa ti dice il log: “Missing $ inserted”.
Sembra che il problema sia qualche underscore
o qualche carattere speciale che hai messo fuori l’ambiente matematico.Non credo c’entri nulla la codifica dei caratteri del sorgente.
Un consiglio: quando hai un dubbio simile, cerca di riprodurre il problema
da solo. Per esempio, hai provato a fare un documento semplicissimo
dove scrivi solamente una lettera accentata e vedere se ti dà lo stesso
errore?Ciao ciao.
Fra
3 Febbraio 2010 alle 23:33 in risposta a: Record da usare per un capitolo del Landolt-Börnstein? #41603::
Grazie Ivan.Perché inbook e non incollection?
Capisco i problemi che poni. Ho provato a guardare un po’ di articoli e sostanzialmente
ricalcano, a parte la presenza del numero del volume, lo stile di citazione suggerito dalla Springer stessa, che viene mostrato in cima alla pagina del link del mio precedente messaggio.
Come vedi, in sostanza, la Springer vorrebbe che sparisse qualsiasi informazione
riguardante il volume ma io preferirei tenerla come infatti ho visto fare in molti articoli.Per gli stili di BibTeX standard ho trovato quindi un compromesso:
`@INCOLLECTION{Franke_2005,
author = {Franke, P. and Neusch\”utz, D.},
title = {{Cu–O}},
booktitle = {{L}andolt-{B}\”ornstein},
publisher = {Springer-Verlag},
year = {2005},
editor = {Franke, P. and Neusch\”utz, D.},
volume = {IV/19b3},
series = {SpringerMaterials – The Landolt-B\”ornstein Database},
doi = {10.1007/10757413_12}
}`che produce (alpha):
P. Franke and D. Neuschütz. Cu–O. In P. Franke and D. Neuschütz,
editors, Landolt-Börnstein, volume IV/19b3 of SpringerMaterials – The
Landolt-Börnstein Database. Springer-Verlag, 2005.Ciao ciao.
Fra
3 Febbraio 2010 alle 19:16 in risposta a: Record da usare per un capitolo del Landolt-Börnstein? #41601::Ciao Francesco,
ho dato un’occhiata ai link, ma non si capisce bene di cosa si tratti. Tu che lo conosci, potresti descrivere brevemente in cosa consiste quel database? Da una parte sembra una sorta di mega rivista on line; dall’altra, proprio vista la mole, sembra una mega @collection. Ma potrebbero essere considerati anche dei @book autonomi. Bella questione…Non mi era mai capitato qualcosa di simile.
Nel dubbio vai di @misc 😉Ciao
IvanCaro Ivan,
diciamo che la conosco per modo di dire. Per esempio non l’ho mai vista in formato
cartaceo. Eppure è molto famosa.
In sostanza si tratta di un database enorme di dati, raggruppati in schede, più che di articoli veri e propri.
È diviso per macro aree e ogni macro area è a sua volta suddisiva in altri argomenti
più specifici, ognuno con migliaia di schede, che loro chiamano, credo, capitoli.L’esempio mostrato si trova in “Chimica Fisica” / “Sistemi binari”,
all’interno del quale ci sono tutti i diagrammi di fase dei sistemi binari,
compreso quello dell’esempio, rame-ossigeno.
Le schede sono sempre di poche pagine e molto scarne.
Il diagramma di fase rame-ossigeno viene discusso in non più
di mezza pagina dando le reference più importanti e mostrato con tabelle e figure
nelle pagine successive.
La brevità e il costante aggiornamento di queste schede è la forza di questo database.Vorrei cercare di capire la maniera migliore di citarle, perché ho molte di queste
schede nella mia bibliografia e oltretutto il file .bib sarà distribuito in giro. 🙂Ciao ciao.
Fra
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Per tornare all’argomento del topic, vorrei puntualizzare una cosa.
Non se so sei necessario o meno, o utile o meno imporre qualcosa, ma se lo è, quello che un’università dovrebbe imporre non è il programma, ma il formato.E ragionevolmente un’università può imporre solo un formato standard ISO.
Scelto questo (pdf? odt? docx?) poi uno è libero di usare il programma
che vuole, purché sia capace di produrre
documenti in quel formato.Per il resto, credo che uno studente sia tenuto ad adattarsi agli strumenti usati in un certo
gruppo di lavoro, per ovvi motivi di ottimizzazione.
Purché ovviamente questo sia fatto
nel rispetto delle regole e la cosa non gravi economicamente sullo studente stesso.Poi se uno ha la passione per un programma in particolare che non gli è permesso
usare sul lavoro, l’unica possibilità è usarlo nel proprio tempo libero.Quando ho bisogno di setacciare informazioni da Internet, di solito i documenti scritti con Word sono meno validi di quelli LaTeX anche per quanto riguarda i contenuti, non solo per la forma.
Anch’io ho notato la stessa cosa, la spiegazione credo risiede nel fatto che Word lo
usano tutti mentre LaTeX sono quelli del mestiere.
Per intenderci, se trovi una dispensetta sulle equazioni differenziali in LaTeX (pdf fatto con LaTeX) nel 90% dei casi l’ha scritta un matematico o fisico. Se la trovi in Word la può aver scritta praticamente chiunque. 🙂Ciao ciao.
Fra
::Anche se i concetti fossero buoni ma la formattazione assurda, che sò, del tipo infantile che spesso si vede anche tra universitari (ovviamente che usano word dato che con latex è più dura scadere nel “disgustoso”), come si potrebbe apprezzare pienamente il testo. Secondo me, magari non consciamente, un docente è portato a leggere meno volentiri un testo mal impostato.
Forse ho dato per scontato troppe cose. Chiaramente se la questione è a questo livello,
avete ragione voi. Un minimo di decenza va rispettato. È come se dicessi che che il contenuto è più importante di come viene espresso e pertanto posso scrivere con infiniti
errori di ortografia oppure con periodi sconnessi senza che il lettore capisca alcunché.
Chiaramente non è così.Quello che volevo dire era semplicemente che, soddisfatti i minimi sindacali dell’estetica
della tesi, se poi l’interlinea è doppia, le legature non ci sono, i margini sono troppo stretti,
le immagini sono corrette ma un po’ sgranate o poco presentabili, be’. . . al massimo lo posso
far presente allo studente. Magari mi darà anche fastidio leggerla, perché particolarmente
brutta, ma io sono lì per capire se ho davanti un bravo fisico/matematico/ecc… non un bravo tipografo (a meno che la tesi non sia sull’arte tipografica :D).Ciao ciao.
Fra
::Beh innanzitutto in bocca al lupo allora.
Crepi il lupo!
Per il discorso abbozzato prima, non sono d’accordo. Il contenuto non è mai separato dalla forma.
Per non allargargi troppo rimaniamo nell’ambito tesi. 🙂
A mio modesto parere, una tesi va giudicata in ordine per:
1. il contenuto
2. il modo in cui è espresso il contenutoC’è poi il terzo punto, l’estetica della tesi, che, sebbene importante, io
non includerei mai in un giudizio ufficiale.
Al massimo se la tesi è particolarmente bella a vedersi,
potrei andare dallo studente e complimentarmi con lui
per il lavoro fatto. Ma niente di più.Che poi un libro o uno scritto in generale si avvicinino al rango di opera d’arte
quando questi tre elementi siano tutti ottimi e sapientemente usati, è fuor di
discussione.Ciao ciao.
Fra
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AutoreRisposte