illinguista1972

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  • in risposta a: BibTeX e bibliografia per capitolo #97860
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    Mollan” post=97359

    Non vedo nulla di strano. Texshop è impostato su bibtex di default e l’opzione backend è coretta. L’unica cosa che manca è la seconda compilazione con latex dopo aver eseguito bibtex. Ti consiglio di provare con un file elementare per testare il procedimento. In un secondo momento puoi passare alla bibliografia suddivisa per capitoli.
    Per tentare di risolvere il problema dovresti inoltre mostrare l’esito della compilazione con bibtex.

    Innanzitutto grazie per la risposta!

    Gli esiti sono tanti.

    Prima si rifiutava di scrivere i files e dava:
    `openout_any = p`

    Dopo aver modificato un file di config manualmente, cambiando i permessi in ” = r ” ora è in grado di compilarli. 🙄
    Sarebbe stato troppo semplice però, ovviamente sono anche pieni di errori.

    Io ho utilizzato il comando \cite{ } per le citazioni.
    I files .aux generati contengono \citation{ } e ovviamente non ne trova nel file. Sostituendo \cite{} con \citation{} accade la stessa cosa. “I didn’t find a database entry for “Nome:anno” ”

    Ora, senza fare polemica, ma gli strumenti che TeX fornisce per questo genere di situazioni sono veramente pessimi, poco user friendly e ancora meno supportati.
    Ci mettevo sicuramente meno a scrivere la tesi a mano, bibliografia compresa. 🙄

    Ti consiglio infine di usare il comando
    `
    \addbibresource{.bib}
    `
    al posto di \bibliography

    Fatto, ma non ho notato cambiamenti.

    Attenzione che il file .bib non viene generato da alcuna compilazione. È quello che contiene l’archivio bibliografico.

    Il file.bib principale io lo genero tramite un software che uso per tenere tutti gli articoli scientifici (Papers).

    Allora, facciamo così. Ci fai vedere un esempio minimo compilabile che riproduca il tuo problema?

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Stupire con effetti speciali e colori ultravivaci #97076
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    lorenzo.pantieri” post=97354Carissimi, in questi giorni ho lavorato intensamente alle dispense di quinta (così intensamente che non ho avuto un attimo per dare un’occhiata all’ultima indicazione di Liverpool, che ringrazio).

    Il lavoro è più difficile (e appassionante!) rispetto alle dispense delle altre classi su cui ho messo le mani.

    La mia idea è di spiegare l’analisi concentrandomi su un numero relativamente basso (diciamo sei) di funzioni semplici ma significative. Quando spiego il dominio lo illustro attraverso quelle sei funzioni. Quando spiego il segno lo esemplifico attraverso quelle stesse sei funzioni. Idem con i limiti. Con le derivate. Eccetera. Insomma, quelle sei funzioni, portate avanti in parallelo, “crescono” un po’ alla volta, via via che si va avanti col programma.

    Poi, in un capitolo finale, le riprendo tutte, una alla volta, e le (ri)studio una per una, in serie.

    Qui c’è la primissima bozza:

    http://www.lorenzopantieri.net/Matematica_files/Quinta.pdf

    Sono molto soddisfatto delle figure a pag. 36, 42, 48, 50, 52 e 54, in cui ogni funzione viene costruita “fotogramma per fotogramma”. Le trovo davvero chiare e comprensibili.

    Circa lo studio in parallelo, invece, sono un po’ meno soddisfatto: avere più funzioni sulla stessa pagina mi pare meno chiaro che avere più fotogrammi di una stessa funzione su una pagina. Diciamo che è il meglio che mi è venuto in mente. Guardate in particolare le pagine 15, 26 e 28. Le ultime due sono piuttosto dense, ma direi che sono leggibili. Che ne dite?

    Vengo alla questione tipografica. A un certo punto ho pensato che sarebbe stato didatticamente bello avere nove funzioni e non sei. E che sarebbe stato comodo averle tutte e nove su una stessa pagina.

    Qui c’è il risultato:

    http://www.lorenzopantieri.net/Matematica_files/QuintaXL.pdf

    Ho allargato a dismisura i margini (una soluzione che potrei adottare solo per le pagine con le nove immagini). Il risultato è di certo meno leggibile rispetto alle immagini con sei figure. Ma non so dire se è tipograficamente inaccettabile o se è solo bruttino.

    Insomma, ne vale la pena? Che fare?

    Le vostre idee sono più che ben accette.

    Grazie anticipate.

    Come sai, non sono un addetto ai lavori. Tuttavia, mi permetto di osservare che spessissimo il punto fermo dopo una formula stona. Mi riferisco alle didascalie costituite dalla sola formula, oppure alle scritture come quella a p. 8 dopo il primo pallino. A volte ancora non lo metti o non metti la virgola.

    Ma, ripeto, prendi il tutto con il beneficio del dubbio! 😉

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Incompatibilità subfig e parentesi quadre (!) #97855
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    lorenzo.pantieri” post=97350Ciao a tutti.

    Se scrivo
    `\subfloat[][$y=\sqrt{x^2+x}$}]`
    va tutto bene, ma provate a volere una radice cubica:
    `\subfloat[][$y=\sqrt[3]{x^2+x}$}]`
    Come rimediare?

    Grazie anticipate, e buona domenica! 😉

    Hai provato con un \protect da qualche parte? Ma non ne sono tanto sicuro…

    Forse il problema è dovuto alle due parentesi quadre aperte una dopo l’altra.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: ClassicThesis e caption #97829
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    NotteTempo” post=97328Salve

    Vi disturbo nuovamente, nella speranza che il post possa d’essere d’aiuto per altri.

    Sto usando lo stile classicthesis, a dire il vero, una sua variante, cleanthesis.

    L’effetto grafico è veramente affascinante, ho solo – almeno per ora – un problema legato alle caption delle figure e tabelle.

    Lo stile fa in modo che la didascalia, se supera la riga, venga indentata, in maniera tale che le nuove righe incominciano rientrate di una lunghezza pari alla parola “Figura xx:”.

    Avendo didascalie piuttosto corpose, e usando anche didascalie verticali (SCfigure), vorrei evitare tale scelta tipografica (ritornando alla <> impostazione della classe book).

    Ringraziandovi,

    NotteTempo

    Da quello che capisco dalla documentazione del pacchetto (del quale avresti dovuto indicare il link), dovrebbe bastare caricare il pacchetto così
    `\usepackage[hangfigurecaption=false]{cleanthesis}`
    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: lilypond #97783
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    2123″ post=97310Intanto grazie mille per l’aiuto.
    Ho fatto come mi hai detto (accedendo al prompt dei comandi come amministratore), ma il risultato è stato:

    “lilypond-book” non è riconosciuto come comando interno o esterno, un programma eseguibile o un file batch.

    Per me, vicolo cieco…

    2123″ post=97310Ho fatto come mi hai detto (accedendo al prompt dei comandi come amministratore), ma il risultato è stato:

    “lilypond-book” non è riconosciuto come comando interno o esterno, un programma eseguibile o un file batch.

    Per me, vicolo cieco…

    Prima di tutto, controlla di aver messo LilyPond nella posizione di default:
    `C:\Programmi\LilyPond\`

    A questo punto, il programma [tt]lilypond-book[/tt] può essere usato dalla riga di comando (l’unico modo che hai di usarlo, con Windows) in uno dei due modi seguenti.

    1.
    Richiamando i programmi con il loro percorso completo.

    Per esempio, se devi dare il comando
    `lilypond-book –opzione1 –opzione2 file.lytex`
    scriverai nel prompt dei comandi
    `C:\Programmi\LilyPond\usr\bin\lilypond-book –opzione1 –opzione2 file.lytex`

    2.
    Inserirendo la cartella in cui si trovano i programmi nella variabile d’ambiente PATH.
    (La variabile PATH è l’elenco delle cartelle in cui il terminale va a cercare i comandi che gli si danno.)

    Per farlo, segui le istruzioni contenute nella pagina seguente a destra, nel riquadro Esecuzione da linea di comando:
    http://lilypond.org/windows.it.html

    A questo punto, aprendo una nuova finestra del prompt potrai usare [tt]lilypond-book[/tt] semplicemente scrivendo il suo nome.
    Nel tuo caso, ti basterà scrivere
    `lilypond-book –output=out –pdf esempio.lytex`

    Questo dovrebbe funzionare. Gli utenti Mac possono fare tutto con TeXShop evitando il terminale, ma se proprio lo vogliono usare, che si facciano vivi qui sul forum 🙂 Avranno le istruzioni per loro.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: lilypond #97782
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    franen” post=97313Direi che il problema sta nell’installazione di lilypond. Sei certo di avere fatto tutto a dovere?
    Fran

    LilyPond non richiede una vera e propria installazione: basta scaricarlo, decomprimerlo e metterlo da qualche parte, anche nella cartella di lavoro.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: lilypond #97779
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    2123″ post=97302Scusate ma non è stato facile come pensavo. Tentando di inserire un rigo musicale in un documento, non riesco a capire, nemmeno dalla citata guida usage.pdf nella documentazione di lilypond, come si faccia a usare lilypond-book.
    Finora l’unica cosa che mi è chiara è che dal mio editor devo salvare il file con l’estensione .lytex, ma non riesco a capire cosa devo poi fare dal prompt dei comandi.
    Qualcuno mi può aiutare?

    Crea una cartella, apri un nuovo file con il tuo editor LaTeX e copiaci dentro questo:
    `\documentclass[a4paper]{article}

    \begin{document}

    Musica:
    \begin{lilypond}
    \relative {
    c’4
    }
    \end{lilypond}

    \end{document}`
    e registralo come [tt]esempio.lytex[/tt].

    Apri il prompt dei comandi, spostati nella cartella che hai appena creato, scrivi nel prompt questo:
    `lilypond-book –output=out –pdf esempio.lytex`
    e premi il tasto Invia.

    Alla fine della composizione del file, vedrai una cartella che prima non c’era, che si chiama [tt]out[/tt].

    Entraci e cerca il file [tt]esempio.tex[/tt]. Aprilo con l’editor e compilalo normalmente con LaTeX. A questo punto dovresti vedere il PDF composto con la musica al suo interno.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Acronym e le maiuscole #97753
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    Mollan” post=97259

    Gli acronimi sono appunto acronimi e non possono essere scritti cambiando le lettere che li compongono. Quindi il tuo problema è un falso problema, e ancora più falso è il rpoblema di convertirlia l plurale, sarebbe come cambiare l’acronimo; poi il plurale in quel lingua…:eek:

    Quello che dici è corretto (le mie sono per lo più abbreviazioni e non acronimi) ma per il mio scopo è necessario avere le maiuscole per la forma completa dell’acronimo.

    Se definisco ISO un farmaco chiamato isoprenalina, devo poter adattare la forma lunga dell’acronimo/abbreviazione alle richieste del testo, come far iniziare un capoverso con la maiuscola. Non penso esistano regole che impediscano l’uso di acronimi/abbreviazioni con lettere maiuscole; se devo iniziare una frase con la parola “laser”, DEVO metterla maiuscola…non ha senso forzare la minuscola perché è un acronimo.

    Per come la vedo io:

    1. Un acronimo va scritto sempre in tutte maiuscole senza punti in mezzo. Dunque, un acronimo che comincia una frase non dà problemi.

    2. La forma estesa dell’acronimo potrebbe dare il problema di cui parli.

    3. L’acronimo LASER, poi diventato laser perché si pronuncia come una parola, non rientra nei problemi di cui parli, appunto perché si è persa la consapevolezza che è un acronimo, un po’ come Fiat e Usa, che si possono scrivere come ho appena fatto.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: lilypond #97775
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    2123″ post=97261Ciao a tutti! Ho trovato parecchie discussioni a riguardo, ma non sono riuscito a risolvere il mio problema. Voglio imparare a scrivere spartiti musicali con LaTeX, usando però il mio solito editor (Texmaker) installato su Windows. Non se se sia utile aggiungere che uso MikTeK.

    Ottima idea. 🙂

    Quello che scrivi, però, è impreciso. Dal titolo del filone mi sembra di capire che tu voglia far comparire nel tuo documento LaTeX della musica composta da LilyPond.
    Questo si può fare: gli ingredienti sono LilyPond, lilypond-book, Frescobaldi, prompt dei comandi.

    Qui sopra scrivi che vuoi imparare a scrivere spartiti musicali. Ebbene: per questa seconda cosa ti consiglio di esercitarti scrivendo la musica in un editor come Frescobaldi e leggendo la documentazione di LilyPond. Sarebbe già una bella cosa.

    2123″ post=97261
    Seguendo le istruzioni trovate in internet, ho installato lilypond, e aperto il mio editor, dopo il “solito preambolo” (\documentclass….. \begin{document}…..) ho inserito

    \begin{lilypond}
    (corpo musicale)
    \end{lilypond}

    Il problema è che non compila, dicendomi “error enviroment lilypond”.
    Qulcuno mi può aiutare?

    Per forza ottieni quell’errore: tu stai lanciando sul documento [tt]pdflatex[/tt], il quale non conosce l’ambiente [tt]lilypond[/tt]. E tutto si blocca. Bisogna lanciare sul tuo sorgente il programma [tt]lilypond-book[/tt].

    2123″ post=97261Volevo inoltre chiedere se il problema di scrivere un intero spartito musicale o quello di inserire un rigo musicale in un documento di testo si affrontino allo stesso modo.

    No, si tratta di problemi diversi che richiedono soluzioni diverse. Provo a riassumertele. In tutti i casi che descrivo, chi compone la musica è sempre LilyPond, questo va ricordato.

    1.
    Per comporre uno spartito destinato a essere messo su un leggio e suonato, la cosa da fare è scriverlo con l’editor Frescobaldi, sia che lo spartito debba rimanere autonomo, sia che debba essere inserito in un documento LaTeX.
    In questo modo, si sfruttano appieno le caratteristiche che fanno dei prodotti di LilyPond degli ottimi prodotti.
    Nel primo caso, farai in modo che LilyPond produca da sé titolo, sottotitolo, nome del compositore, dello strumento, numeri di pagina, eccetera, eccetera, in modo da rendere lo spartito uno spartito veramente autonomo. Insomma: ti gestisci il tutto con Frescobaldi.
    Nel secondo caso, è meglio sottrarre a LilyPond la gestione di qualche elemento (come numeri di pagina ed eventuali titoli) per affidarla a LaTeX. Come? Con qualche comando del pacchetto pdfpages.

    2.
    Per comporre musica che non va suonata, come per esempio quella che serve solo da esempio in documenti che parlano di un compositore, o dispense di teoria musicale, o altri documenti in cui hai bisogno di inserire qualche misura di musica, hai due possibilità.

    La prima è di fare come ti ho spiegato nel punto 1. Quando hai preparato tutti i tuoi esempi, li ritagli e li inserisci nel documento LaTeX con un semplice comando [tt]\includegraphics[/tt]. Quando la musica è poca, questo metodo può andar bene.

    La seconda strada si imbocca di solito quando gli esempi sono davvero tanti e il metodo appena descritto non fa altro che farti perdere tempo: e prepara gli esempi a parte, e ritagliali, e regola a mano la posizione, e scalali, eccetera, eccetera… Capirai che potresti perderci le ore. Che fare, allora? Bisognerebbe poter scrivere solo il codice LilyPond e poter contare su qualcuno che compone gli esempi, li ritaglia e li inserisce al posto tuo nel sorgente LaTeX. Ebbene: questo factotum esiste ed è il programma [tt]lilypond-book[/tt], che fa parte del programma LilyPond e che dunque non devi scaricare e installare a parte.

    Questo programma ti permette di scrivere il codice LilyPond direttamente nel sorgente LaTeX, come hai fatto tu, e lui si occupa di tutto il resto. Certo, bisogna lanciare questo programma sul file e non LaTeX e basta: per questo motivo ricevevi l’errore.

    Come si fa a lanciare [tt]lilypond-book[/tt] sul file? Hai diversi modi.

    Il primo, quello più vantaggioso, è riservato agli utenti di Mac OS X, perciò non te ne parlo.

    Tu, come utente di Windows, hai due possibilità: la prima è lanciarlo dalla riga di comando, seguendo le istruzioni del file [tt]usage.pdf[/tt] che trovi nella sezione Documentazione sul sito di LilyPond.

    La seconda è quella di modificare il motore [tt]LilyPond.engine[/tt] (specifico per Mac) che puoi scaricare dal sito di Nicola Vitacolonna e adattarlo al tuo editor. Non so come si faccia, devo chiederlo a Davide, che ha collaborato con me all’articolo su cui abbiamo relazionato a Verona sabato scorso. Ma si può fare (lo dice anche Nicola come ultima cosa nella pagina da cui puoi scaricare il motore) e perciò anche con TeXmaker potresti non dover uscire dal sorgente LaTeX.

    Devi ricordarti, però, che [tt]lilypond-book[/tt] richiede di registrare il tuo file sorgente con l’estensione [tt].lytex[/tt].

    Esistono altri due strumenti che integrano LilyPond con LaTeX.

    A.
    Il pacchetto lilyglyphs, che ti permette di inserire nel testo cose come una nota, un diesis, un’indicazione di tempo con i font di LilyPond.

    B.
    Il pacchetto musicexamples (incompleto) che ti permette di gestire tutti gli esempi musicali del tuo documento come un’altra categoria di oggetti galleggianti: dunque puoi dargli un’etichetta e una didascalia, un numero progressivo, creare un’indice degli esempi musicali, ruotarli, avvolgerli con del testo, e molto altro ancora.

    Ho concluso 🙂

    Annuncio a tutti che sto scrivendo una guida tematica su queste cose, per riunire in un solo documento le varie documentazioni.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: lilypond #97774
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    franen” post=97262un dubbio che mi è rimasto dopo la presentazione di Tommaso al meeting, sabato scorso. Ha senso usare LaTeX per scrivere solo uno spartito? non è più comodo fare tutto solo con lilypond?

    io lo ho usato in passato solo per includere alcuni pezzi di righi in un testo…

    Purtroppo la nostra presentazione di sabato è rimasta mozza, per aver calcolato male i tempi. Tuttavia, quello che volevamo dire l’abbiamo detto. 🙂

    Certo che sì, almeno dal mio punto di vista. Fare tutto solo con lilypond, come scrivi, va bene quando hai un solo spartito, cioè un file di sola musica. LilyPond è perfettamente in grado di mettere titolo, numero di pagina, sottotitolo, autore, date di nascita e morte, eccetera, eccetera, secondo i propri parametri.

    Usare LaTeX per scrivere uno spartito è un’affermazione un po’ imprecisa, secondo me: in realtà chi lo scrive è sempre LilyPond (almeno se ci appoggiamo a lui per comporre la musica), ma si ha l’impressione che lo faccia LaTeX perché oggi è possibile rimanere nel sorgente LaTeX, lanciare LilyPond da lì e attendere il documento finito. Ma non è una tirata d’orecchi, questa.

    Secondo me si va anche a gusti. Io uso TeXShop. Quei tre motori di cui parliamo nell’articolo sono una bomba. Ti compaiono tra i motori disponibili. Basta lanciarli e TeXShop pensa anche a ri-comporre il sorgente per farti vedere il PDF (insomma, non devi più andare nella cartella [tt]out[/tt] e ricomporre il file). Una manna dal cielo, non ti accorgi di nulla. Se devo inserire una o due misure di musica in un documento, non mi costa nulla dargli l’estensione [tt].lytex[/tt] e lanciarci sopra [tt]lilypond-book[/tt].

    Comporrei un solo spartito con Frescobaldi, a ogni modo. Posso farlo anche con TeXShop. L’importante è ricordare che [tt]lilypond-book[/tt] sacrifica qualcuna delle caratteristiche che rendono gli output di LilyPond così belli.

    Purtroppo questo offre la ditta, e questo bisogna usare. 🙁

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Ancora un problema di posizionamento immagini #97763
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    Prova” post=97230sì, ci avevo pensato eccome!

    le due immagini tornano sulla stessa pagina, nonosante il newpage che c’è tra le due….!!!!!!!!!!!!!!!

    Non basta levare [tt]h[/tt]. L’indicatore [tt]p[/tt], infatti, dice a TeX di mettere quell’immagine in una pagina di sole immagini. È ovvio che se l’immagine è piccola in quella pagina ce ne possono stare anche altre.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Problema con la compilazione di un grafico #97494
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    Elrond” post=97221

    Se mi mandi un’email, ti invio la guida di Enrico Gregorio per installare la TeX Live su Linux.

    http://web.archive.org/web/20140909110039/http://profs.sci.univr.it/~gregorio/texlive-YEAR-ubuntu.pdf

    Grazie, caro 🙂

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Problema con la compilazione di un grafico #97492
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    Bonalumi” post=97215La risposta a pdflatex –version è la seguente:
    `Il programma “pdflatex” non è attualmente installato. E' possibile installarlo digitando: sudo apt-get install texlive-latex-base`

    Qualche idea? Mi conviene eseguire di nuovo l’installazione da capo?

    Se mi mandi un’email, ti invio la guida di Enrico Gregorio per installare la TeX Live su Linux. Credo che la cosa migliore sia installare tutto da capo, aggiornare. Poi le cose dovrebbero funzionarti.

    Se invece non è ancora questo il tuo problema, ignora questo messaggio 🙂

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Stupire con effetti speciali e colori ultravivaci #97071
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    lorenzo.pantieri” post=97214red piacciono molto anche a me.

    http://www.lorenzopantieri.net/Matematica_files/QuartaLiverpool2.pdf

    Qui ho messo le definizioni in Orange.

    Se per attirare gli studenti verso la matematica bisogna presentare il lavoro in un testo sagomato a cuore, credo che questi stessi studenti avranno serie difficoltà ad abbinare cinque colori a cinque tipi di enunciati. E poi c’è la sesta cosa: le risoluzioni degli esercizi.

    Non perché non sia un bel lavoro, diamine, ma semplicemente perché non ce la fanno, è troppo per loro. Mi permetto di dirlo perché nella scuola ci lavoro anch’io.

    Continuo a dire che i colori non aiutano: a schermo non si può studiare, è un fatto.
    Se poi questo file con colori pastello viene stampato, allora il risultato è un bianco uniforme, o riquadri pallinati che sembrano difetti più che cose volute.

    Per evidenziare enunciati diversi io seguirei i consigli di Claudio Fiandrino: riquadri non completi, righe verticali, eccetera.

    Separerei con spazi adeguati la fine della risoluzione e l’inizio dell’esercizio successivo. Userei in modo diverso gli spazi, piuttosto, come ho già detto. Di sicuro, non metterei il testo dell’esercizio dopo l’etichetta in nero. Si ricade nel problema che ho già segnalato e sul quale anche Liverpool si è trovato d’accordo.
    Si potrebbe scrivere Esercizio 1 e metterne il testo una riga sotto e centrato. Non so se sia corretto, ma certamente è più chiaro.

    Propongo di guardare qui: http://www.di.univr.it/documenti/OccorrenzaIns/matdid/matdid695948.pdf

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Acronym e le maiuscole #97749
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    Mollan” post=97211Ciao, sto scrivendo la mia tesi di dottorato ma purtroppo riscontro un problema col pacchetto acronym nella gestione delle maiuscole. Leggendo la guida del pacchetto non ho trovato nulla a riguardo, ma trovo impossibile che nessuno si sia trovato nella medesima situazione.
    Spiego brevemente il mio problema:

    Definisco un acronimo nell’apposita sezione con:

    \acro{CaM}[CaM]{calmodulin}

    La prima volta che l’acronimo viene inserito nel testo (\ac{CaM}), esso viene presentato nella forma lunga seguita dall’acronimo in parentesi: calmodulin (CaM), ma non c’è distinzione tra maiuscola e minuscola se l’acronimo è presente all’inizio della frase o meno. Mi trovo quindi ad avere lettere minuscole ad inizio frase o lettere maiuscole in mezzo alle frasi; entrambi i casi sono sbagliati, oltre ad essere anche brutti graficamente.

    Esiste un modo per presentare un acronimo con la prima lettera maiuscola?

    Mi verrebbe da dirti: evita di cominciare una frase con un acronimo. Forse è la soluzione migliore.

    O forse, potresti dare un’occhiata al pacchetto acro, che ti consiglio vivamente.

    Ciao
    Tommaso

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