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  • in risposta a: citazioni latine #101317
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    claudio” post=101081ho risolto così
    `
    \documentclass{article}
    \begin{filecontents*}{elenco4.csv}
    n;citazione
    1;A bene placito
    2;A capite ad calcem
    3;A cruce salus
    4;A Deucalione
    5;A fortiori ratione
    6;A latere
    7;A mari usque ad mare
    8;A mortuo tributum exigere
    9;A pedibus usque ad caput
    10;A posse ad esse non valet consequentia
    11;A quo
    12;Ab aestu et tempestate
    13;Ab aeterno
    14;Ab antiquo
    15;Ab assuetis non fit passio
    16;Ab epistulis
    17;Ab hoc et ab hac
    18;Ab illo tempore
    19;Ab imis
    20;Ab immemorabili
    \end{filecontents*}
    %\usepackage[first=1, last=20,counter=die]{lcg}
    \usepackage[utf8]{inputenc}
    \usepackage{datatool}
    \DTLsetseparator{;}
    \DTLloaddb{myDB}{elenco4.csv}
    \newcommand{\cesare}[1]{%
    \ifthenelse{#1<\DTLrowcount{myDB}}{% \DTLforeach {myDB} {\n=n,\citazione=citazione}{% \ifthenelse{\DTLiseq{\n}{#1}} {\citazione} {}% }% }{}}% % \newcommand{\oracolo}{ \cesare{\pdfuniformdeviate 20}} \begin{document} come disse \cesare{15} faremo \oracolo \end{document} ` il problema è la funzione per il random che è compilatore dipendente che usare in alternativa? ciao claudio

    Ottimo. Ma perché fare ogni volta un ciclo attraverso la base di dati? Usa [tt]\dtlgetrow[/tt]:
    `
    \documentclass{article}
    %\usepackage[first=1, last=20,counter=die]{lcg}
    \usepackage[utf8]{inputenc}
    \usepackage{datatool}
    \DTLsetseparator{;}
    \DTLloaddb{myDB}{elenco4.csv}
    \newcommand{\cesare}[1]{%
    \ifthenelse{#1<\DTLrowcount{myDB}}{% \dtlgetrow{myDB}{#1}% \dtlgetentryfromcurrentrow{\citazione}{2}% \citazione }{}% }% % \newcommand{\oracolo}{ \cesare{\pdfuniformdeviate 20}} \begin{document} come disse \cesare{14} faremo \oracolo \end{document} ` Appare verosimile (ma non lo so con certezza) che la primitiva [tt]\pdfuniformdeviate[/tt] restituisca numeri pseudo-casuali di qualità superiore al semplice generatore a congruenza lineare usato dal pacchetto lcg (che è poi esattamente lo stesso che si trova nel vecchio [tt]random.tex[/tt]); tuttavia, poiché la qualità del generatore non è un parametro critico per un’applicazione come questa 🙂 , penso che tu possa usare tranquillamente lcg, che impiega soltanto l’aritmetica intera presente su ogni compilatore TeX.

    Attento, però, che`\pdfuniformdeviate 20`ritorna un intero compreso fra 0 e 19, non fra 1 e 20.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: citazioni latine #101315
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    La sequenza di parole deve cambiare a ogni compilazione o restare sempre la stessa indipendentemente da quando il documento viene compilato?

    Una funzione che estrae una parola da un elenco potrebbe essere così concepita:
    `
    \newcommand*{\SostantivoNominativo}[1]{% #1 deve essere un numero!
    \ifcase #1\relax
    Lupus\or Leo \or Homo\or …%
    \else
    \typeout{Parametro fuori dai limiti!}%
    \fi
    }
    `
    Puoi definire una macro analoga chiamata [tt]\VerboIndicativoPresente[/tt] (amat/edit/…) e una chiamata [tt]\SostantivoAccusativo[/tt] (agnum/malum/…), e poi scrivere qualcosa come
    `
    \SostantivoNominativo{1} \VerboIndicativoPresente{2} \SostantivoAccusativo{1}.
    \SostantivoNominativo{3} \VerboIndicativoPresente{2} \SostantivoAccusativo{2}.
    `
    per ottenere «Lupus edit agnum. Homo edit malum.», e cose del genere. Per come scegliere numeri casuali, rispondi prima alla mia domanda iniziale.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Punti di spaziatura Indice #101273
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    Carissimi,

    svelato l’arcano! 🙂 Innanzitutto, ho trovato questo bug report che sembrava proprio fare centro; peccato, però, che l’errore fosse stato già risolto nella versione 1.40.11. Ho fatto un tentativo, aggiungendo una seconda riga fittizia al «preflight», riga che poi cestinavo (assieme a interline glue e widow penalty precedenti), e con questa correzione già l’“incantesimo”, finalmente, funzionava! 🙂 Ma poi mi si è accesa un’altra lampadina: non avevo azzerato [tt]\parfillskip[/tt]! Facendolo, l’aggiunta della riga in più diventava inutile. In definitiva, la “cura” che potrebbe (ma vedi sotto) essere proposta per eliminare il puntino spurio è la seguente:
    `
    \@ifdefinable\@DTLfix@saved@kern{}
    \def\@dottedtocline#1#2#3#4#5{%
    \ifnum #1>\c@tocdepth \else
    \vskip \z@ \@plus.2\p@
    % Preflight: typeset a fake toc entry in a temporary \vbox, which is just
    % an empty line with the line number at the far right.
    \setbox\z@ \vbox{%
    \parfillskip \z@skip
    \indent\nobreak\hfill
    {\normalfont \normalcolor #5}\par
    % Save \rightmarginkern of the last (and unique) \hbox.
    \setbox\z@ \lastbox
    % Diagnostics:
    % \showboxbreadth = 1000
    % \showboxdepth = 3
    % \showbox\z@
    % \typeout{\rightmarginkern\z@}%
    \xdef\@DTLfix@saved@kern{\rightmarginkern\z@}%
    }%
    % Now do the actual typesetting of the entry.
    {\leftskip #2\relax \rightskip \@tocrmarg \parfillskip -\rightskip
    \parindent #2\relax\@afterindenttrue
    \interlinepenalty\@M
    \leavevmode
    \@tempdima #3\relax
    \advance\leftskip \@tempdima \null\nobreak\hskip -\leftskip
    {#4}\nobreak
    \leaders\hbox{$\m@th
    \mkern \@dotsep mu\hbox{.}\mkern \@dotsep
    mu$}\hfill
    \nobreak
    \kern -\@DTLfix@saved@kern
    \hb@xt@\@pnumwidth{\hfil\normalfont \normalcolor #5}%
    \par}%
    \fi
    }
    `

    Rimangono però due questioni, anzi tre:

    1. La comparsa del puntino addizionale è un bug: su questo, personalmente, non ho dubbi. Se si decidesse di correggerlo nel modo sopra descritto, dove andrebbe incluso il codice per il “rattoppo” di [tt]\@dottedtocline[/tt]?
    2. Rimane, secondo me, un bug in pdfTeX: la presenza della [tt]\parfillskip[/tt] glue non nulla non inibisce la protrusione dell’ultima riga del capoverso (e invece, probabilmente, dovrebbe), ma ciò nonostante provoca l’azzeramento di [tt]\rightmarginkern[/tt].
    3. In ogni caso, io continuo a preferire la soluzione di @OldClaudio, cioè sopprimere la protrusione nell’indice. 😉

    Qualche suggerimento?

    (Ma sinceramente: interessa a qualcuno tutto ciò? O sto parlando da solo? 😀 )

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Punti di spaziatura Indice #101272
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    Mentre continuo a restare in attesa di un intervento chiarificatore (@egreg9? Dove sei sparito? 🙂 ), provo a riprendere la parola, più che altro per raccontare quel che sto imparando in queste stesse ore. Va però osservato che forse, a questo punto, la discussione andrebbe spostata nella sezione Tipografia.

    Nota: Ho preparato questo intervento off-line, senza leggere l’ultimo messaggio di @OldClaudio, che vedo solo ora. Vi prego di tenere presente questo fatto. 🙂

    A pagina 24 del manuale pdftex-I.pdf c’è scritto:

    If you want to protrude some item other than a character (e. g. a [tt]\hbox[/tt]), you can do so by padding the item with an invisible zero-width character, for which protrusion is activated.

    Questo mi aveva indotto a pensare (e concorderete con me che il testo citato induce proprio a ciò) che se una cesura di riga cade subito dopo una [tt]\hbox[/tt], non venga aggiunta alcuna protrusione, e che se, al contrario, si vuole che la scatola protruda nel margine dell’ammontare appropriato per l’ultimo carattere in essa contenuto, bisogna “sollevare” manualmente l’[tt]\rpcode[/tt] di tale carattere nella lista orizzontale esterna, per esempio tramite il trucchetto suggerito.

    Pensandoci meglio, però, la cosa appariva priva di senso. Innanzitutto, cosa sarebbe quest’idea di includere un carattere fittizio? Attribuendogli di volta in volta un [tt]\rpcode[/tt] desunto dal [tt]\rightmarginkern[/tt] della scatola interna? Che senso ha? Non sarebbe molto più semplice usare un [tt]\kern[/tt] esplicito? In secondo luogo, nel tracciato che avevo prodotto non c’era nessuna traccia di un tale «invisible zero-width character», e d’altro canto la crenatura responsabile della protrusione, e talvolta del puntino in più, era palesemente inserita “a livello macchina” (crenatura implicita, e — soprattutto! 🙂 — chiaramente etichettata come [tt](right margin)[/tt]).

    Poiché non capivo, ho provato a fare degli esperimenti. È risultato non solo che pdfTeX, al contrario di quel che il manuale mi aveva indotto a credere, applica la crenatura per la protrusione anche se in fin di riga c’è una [tt]\hbox[/tt], “sollevando” automaticamente (anzi, quasi automagicamente, visto quel che sto per dire) l’[tt]\rpcode[/tt] dell’ultimo carattere al suo interno, ma anche che lo fa con notevole pertinacia (e pervicacia). Esaminando le liste prodotte ho infatti constatato che la crenatura di protrusione di un carattere che nella stampa risultante venga effettivamente a trovarsi in fin di riga viene inserita indipendentemente da:

    1. la profondità alla quale tale carattere è annidato dentro [tt]\hbox[/tt], e.g.,`…resto della riga, ultima \hbox{\hbox{…\hbox{parola.}…}}`
    2. l’interposizione di scatole vuote, e.g.,`…resto della riga, ultima parola.\null`
    3. l’interposizione di crenature di larghezza nulla, e.g.,`…resto della riga, ultima parola.\kern\z@`
    4. l’interposizione di scatole contenenti crenature o colla di larghezza nulla, e.g.,`…resto della riga, ultima parola.\hbox{\hskip\z@skip}`
    5. combinazioni dei punti precedenti.

    Quindi, con quello che succede ad @Antilia il pacchetto microtype non c’entra per niente, o meglio, c’entra solo nella misura in cui attiva la protrusione: non interviene intenzionalmente per garantire che la protrusione si applichi anche ai numeri di pagina dell’indice, perché lo fa autonomamente pdfTeX.

    Una volta capito che microtype non ha “colpe”, si può cercare di implementare una soluzione del problema. Come ho detto nel mio messaggio precedente, la mia prima idea è stata quella di preservare la protrusione del numero di pagina, compensandola alla sinistra dello stesso. Ho provato con il programma seguente, da includere subito prima di [tt]\tableofcontents[/tt]:
    `
    \@ifdefinable\@DTLfix@saved@kern{}
    \def\@dottedtocline#1#2#3#4#5{%
    \ifnum #1>\c@tocdepth \else
    \vskip \z@ \@plus.2\p@
    % Preflight: typeset a fake toc entry in a temporary \vbox, which is just
    % an empty line with the line number at the far right.
    \setbox\z@ \vbox{%
    \indent\nobreak\hfill
    {\normalfont \normalcolor #5}\par
    % Save \rightmarginkern of the last (and unique) \hbox.
    \setbox\z@ \lastbox
    % Diagnostics:
    % \showboxbreadth = 1000
    % \showboxdepth = 3
    % \showbox\z@
    % \typeout{\rightmarginkern\z@}%
    \xdef\@DTLfix@saved@kern{\rightmarginkern\z@}%
    }%
    % Now do the actual typesetting of the entry.
    {\leftskip #2\relax \rightskip \@tocrmarg \parfillskip -\rightskip
    \parindent #2\relax\@afterindenttrue
    \interlinepenalty\@M
    \leavevmode
    \@tempdima #3\relax
    \advance\leftskip \@tempdima \null\nobreak\hskip -\leftskip
    {#4}\nobreak
    \leaders\hbox{$\m@th
    \mkern \@dotsep mu\hbox{.}\mkern \@dotsep
    mu$}\hfill
    \nobreak
    \kern -\@DTLfix@saved@kern
    \hb@xt@\@pnumwidth{\hfil\normalfont \normalcolor #5}%
    \par}%
    \fi
    }
    `
    Purtroppo, non funziona. 🙁 Non capisco perché, ma non c’è verso di prelevare, con [tt]\rightmarginkern[/tt], l’ammontare della protrusione. Sembra, semplicemente, che tale sequenza di controllo non funzioni come documentato (si espande sempre a [tt]0pt[/tt]). Sto sbagliando qualcosa, ma cosa? (@egreg9…?)

    Comunque, forse non è così grave: ripensandoci, visto che uno si dà pena di incolonnare i numeri di pagina, non ha molto senso, dopo, distruggere quest’incolonnamento applicando ai numeri stessi protrusioni che risultano diverse tra loro! Quindi, in conclusione, mi sto convertendo alla semplice soluzione di @OldClaudio (osservo che va sempre a finire così… 😉 ), cioè`\begingroup
    \microtypesetup{protrusion=false}
    \tableofcontents
    \endgroup`e buonanotte! 🙂

    Visto cosa può venir fuori da un semplice puntino in più? 😀

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: ambiente figure #101297
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    Scusa, avevo capito male: il [tt]\clearpage[/tt] serve, ovviamente, proprio a scaricare tutte le figure nel punto in cui lo dai.

    Per quel che vuoi fare tu, invece, la soluzione mi sembra ovvia: sposta il codice sorgente delle figure alla fine del capitolo… 🙂

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: ambiente figure #101295
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    Ho controllato e confermo: al massimo 18 oggetti mobili in coda. Tieni però presente che anche le note a margine usano la stessa coda, e che ciascuna nota a margine usa due posti in coda.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: ambiente figure #101294
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    ernded” post=101052Compilando un file che contiene 23 figure che, per vari motivi, vorrei mettere alla fine del capitolo con l’opzione [p] latex si ferma con l’errore `Too many unprocessed float.`
    Forzando la compilazione con l’opzione s genera un tot di pagine di figure ma non me le mette tutte.
    Quindi c’è un massimo di ambienti flottanti che gestisce
    Mi chiedo se è un problema di “numero” di figure (non più di tot – e allora qual’è questo tot?) o di “peso” delle stesse, cioè se riesco ad alleggerirne qualcuna poi me le accetta tutte?
    Oppure è una questione di RAM del mio Mac?
    Grazie
    ciao
    Ernesto

    No, il problebma è proprio nel numero delle figure: al momento sono costretto ad andare a memoria, ma mi pare che il massimo sia di 18 figure in coda. Metti`\clearpage`dopo la diciottesima figura o giù di lì.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Modificare dimensione carattere localmente #101234
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    ivan” post=101040[…]
    Succede qualcosa di strano solo se si carica geometry modificando alcuni parametri, come forse era prevedibile.

    Certo: come sappiamo, geometry ha i suoi algoritmi per “risolvere” i layout di pagina sotto- o sovra-determinati, quindi non c’è nulla di più facile che un’impostazione diversa di [tt]\textheight[/tt] comporti un’altrettanto diversa impostazione dei parametri relativi alle testatine, non presi in considerazione, e dunque non riaggiustati, da quello che tu chiami il mio «codice magico». 🙂 Ma basta lavorarci su un altro pochino, e anche questo problema si risolve. Chiedi a TeX di tracciarti il contenuto delle pagine being shipped out: esaminando il tracciato, vedi subito quali parametri restano da correggere.

    ivan” post=101040[…]
    Io non sono iscritto a TeX Stack Exchange ma sarebbe bello aggiungere questo codice al filone che tratta di questo rpoblemi generale.
    […]

    Il problema affrontato in quella discussione era relativo all’inclusione di documenti standalone e ha portato, se ho ben capito, a un miglioramento del pacchetto omonimo. Quello di cui stiamo discutendo qui non mi sembra propriamente pertinente. Comunque, grazie del suggerimento.

    ivan” post=101040P.s. Le informazioni sono lacunose perché io problema non è chiaro nemmeno a me 🙂

    Ah, ecco! 😀

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Margine destro non rispettato #101282
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    Vedere solo il preambolo in generale serve a poco, e in questo caso specifico, direi, a niente: dovresti mandare un Esempio Minimo Compilabile (EMC), cioè un Esempio che noi si possa compilare (Compilabile) per riprodurre il comportamento che lamenti, e che sia il più corto possibile (Minimo), per ovvie ragioni.

    In particolare, l’essere compilabile implica che il codice deve essere completo di tutto, da [tt]\documentclasss[/tt] a [tt]\end{document}[/tt].

    Comunque, tieni presente che LaTeX lascia protrudere una parola fuori dal margine di una singola riga (tipicamente) quando non riesce a dividere un capoverso in linee secondo i suoi rigidi criteri estetici. Ciò può capitare quando il capoverso contiene oggetti indecomponibili e troppo lunghi, come una lunga parola che non può essere sillabata (capita spesso se la parola è scritta con un carattere a spaziatura fissa per il quale la sillabazione è espressamente disabilitata) o una complessa formula matematica in testo. Probabilmente è questo quel che ti succede. I rimedi sono descritti in tutte le guide di base e, se ne hai il tempo, di consiglio di spendere un paio d’ore per leggere, per esempio, la classica guida di Pantieri e Gordini che trovi nella sezione Documentazione di questo sito.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Punti di spaziatura Indice #101269
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    OldClaudio” post=101039Se il problema è microtype, allora per l’indice se ne può eliminare l’intervento con una cosa del genere`\begingroup
    \microtypesetup{activate=false}
    \tableofcontents
    \endgroup`racchiudendo il tutto dentro un gruppo in modo che composto l’indice, microtype riprenda a funzionare con la protrusione e l’espansione dei font/caratteri.

    Ah, be’, certo, ma questa non è una soluzione: questo è nascondere il problema sotto il tappeto! 🙂 😉 (E in realtà, non è nemmeno necessario disattivare tutto il pacchetto, basta disattivare la protrusione dei caratteri.)

    Se c’è un bug in microtype, bisognerebbe correggerlo. Una soluzione sbrigativa potrebbe essere quella di disattivare, appunto, la protrusione dei caratteri negli indici; ma questo comporterebbe la rinuncia a un comportamento che, invece, probabilmente è voluto, proprio per migliorare l’allineamento dei numeri di pagina contro il margine destro. C’è un’alternativa migliore: rilevare, con [tt]\rightmarginkern[/tt], l’ammontare della protrusione e aggiungere, alla sinistra della scatolina che contiene il numero di pagina una crenatura (positiva) esattamente opposta. Le due crenature si compensano e la colla contenente i [tt]\leaders[/tt] “vede” esattamente lo stesso spazio vuoto da riempire, indipendentemente dall’ammontare della protrusione.

    Però, ripeto, su questo dovrebbe parlare qualcuno con competenze molto superiori alle mie… 🙂

    Tutto ciò si dice, naturalmente, lasciando indelibata la questione se sia giusto oppure no allineare, negli indici, i numeri di pagina al margine destro: se non erro, Bringhurst la considerava un’idiozia. 😀

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Punti di spaziatura Indice #101267
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    Carissimi,

    la questione si sta rivelando interessante. 🙂 Premetto che non sono un esperto di microtipografia e so molto poco delle primitive che pdfTeX mette a disposizione a questo riguardo e del modo in cui il pacchetto microtype le utilizza; quindi il contributo che posso dare è solo di fornire un indizio che, ritengo, mette sulla strada giusta, per poi cedere la parola a chi ne sa più di me.

    Analizzando con [tt]\showlists[/tt] le scatole prodotte dal file [tt].toc[/tt] fornito da Antilia (mille grazie per la collaborazione 🙂 ), si vede che le righe anomale contengono, in corrispondenza del margine destro, un implicit kern etichettato come [tt]right margin[/tt] (per esempio,`.\kern-0.9566 (right margin)`per la riga del paragrafo intitolato «bla bla»): si tratta del piccolo spazio negativo che pdfTeX introduce alla fine delle righe, in corrispondenza dei margini, quando è attivata la protrusione dei caratteri. Per il carattere «1» del font utilizzato, la protrusione ammessa è insolitamente alta (quasi 1pt), ed è significativamente maggiore di quella ammessa per le altre cifre: ciò fa sì che i numeri di pagina che terminano con «1» siano insolitamente spostati verso destra, appunto per farli sporgere dal margine, e questo causa la comparsa del puntino addizionale. Ciò è del tutto indipendente dalla lunghezza del titolo mostrato sulla riga, come invece avevo scioccamente congetturato in precedenza.

    A conferma di questa interpretazione, il difetto scompare se si imposta a zero l’[tt]\rpcode[/tt] di 1 nel font in questione; per esempio, sostituendo`\tableofcontents`con`\begingroup
    \rpcode\font`1=0
    \tableofcontents
    \endgroup`il difetto dovrebbe sparire.

    Ora, in realtà, le cose non possono essere così semplici, perché il numero di pagina è contenuto in una piccola [tt]\hbox[/tt], non direttamente nel capoverso che costituisce la voce dell’indice (sì, le voce dell’indice sono composte come capoversi, non come semplici [tt]\hbox[/tt]’es), quindi qui deve entrarci lo zampino di microtype a “sollevare” l’[tt]\rpcode[/tt] da dentro la scatolina del numero di pagina al capoverso che si sta componendo; ma su questo, appunto, cedo la parola a chi conosce i dettagli del funzionamento di microtype per un’analisi più approfondita. Il punto è che, dipendendo da microtype, il comportamento indesiderato dovrebbe poter essere corretto. Insomma, sto dicendo che Antilia ha forse scoperto un bug molto insidioso del pacchetto microtype.

    Un ultimo commento. Ovviamente, modificare [tt]\@dotsep[/tt] cambia lo spazio fra i puntini e quindi la piccola differenza di posizionamento del numero di pagina non fa più “scattare” un puntino addizionale: ciò infatti succede quando tale piccola differenza va a sommarsi a una “frazione di puntino” già prossima a uno (se così posso esprimermi). Questo rimedio, però, non impedisce che il problema possa ripresentarsi, per esempio, con una diversa larghezza della gabbia del testo.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Modificare dimensione carattere localmente #101232
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    ivan” post=101024[…]
    Finora l’unico metodo interno è di usare tikz, posizionando i vari elementi della copertina, testo incluso,
    con dei nodi che fanno riferimento ai nodi “current page”. La quarta di copertina, per esempio,
    disegnata in questo modo funziona.
    […]

    Infatti, mi chiedevo per l’appunto perché tu non facessi così. 🙂 Ma forse, tu vuoi continuare, almeno in parte, ad affidare a LaTeX il compito di comporre la copertina, e non vuoi comporla tu a mano con TikZ. Però, appunto, dovresti spiegare meglio cosa vuoi fare e come lo vuoi fare: ho paura che, con le informazioni che hai fornito finora, non si capiscano esattamente i termini del problema. 🙁

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Punti di spaziatura Indice #101265
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    franen” post=101019Da quel che vedo l’esempio non riproduce l’errore.
    Fran

    Confermo: neanch’io vedo l’errore con l’esempio inviato, nemmeno aggiungendo altri titoli di paragrafo ([tt]\section[/tt]; finché si mette un titolo solo per ogni gruppo, è più difficile fare raffronti… 🙂 )

    È assai probabile che il comportamento anomalo si produca solo quando i titoli contengono un determinato testo; a me, però, non si presenta nemmeno dando come titolo «Il caos organizzato nei prezzi di mercato» alla sezione 2.1.

    Un’altra cosa che potresti provare a fare è inviare il contenuto del file .toc, e magari anche del file .aux (quest’ultimo, però, rischia di essere voluminoso), prodotti da un “lancio” di LaTeX in cui si verifichi l’errore.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Punti di spaziatura Indice #101262
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    Puoi mandare un esempio minimo compilabile che riproduca l’errore? C’è infatti bisogno di vedere il codice sorgente.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: ma latex è pazzo?!?!?!?!? (problema immagini…!) #97589
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    Ringrazio OldClaudio per la spiegazione che giudico di chiarezza davvero esemplare; in particolare è perfettamente calzante l’osservazione seguente:

    OldClaudio” post=101011[…]
    Usare il pacchetto float e il codice H non è più economico che caricare il pacchetto caption e il suo comando \captionof; Il pacchetto float serve davvero se si vogliono definire altre tipologie di oggetti mobili, non per usare H.

    Si può forse solo osservare che l’opzione [tt]H[/tt] del pacchetto float ha il piccolo vantaggio di assicurare, in modo automatico, l’uniformità della spaziatura verticale dell’oggetto mobile/non più mobile inserito ([tt]\intextsep[/tt]).

    OldClaudio” post=101011[…]
    2) Il codice di posizione h non deve venire mai usato da solo, questo sì è vero e corretto; se lì dove lo si vorrebbe l’oggetto non ci sta, blocca le code degli oggetti flottanti omonimi.

    … perché l’oggetto che non ha trovato posto viene, ovviamente, inviato alle code. Perfetto, ora ho capito.

    Sono anch’io alla ricerca di capire come funziona l’output routine del LaTeX, da anni, e ogni tanto faccio un passetto avanti. Oggi, per esempio, grazie a OldCaudio ho imparato definitivamente come funziona [tt]H[/tt]: ero già abbastanza convinto che funzionasse così, ma ora lo so con certezza, che è un’altra cosa. Dunque, l’aver riaperto la discussione non è servito a nulla! 🙂

    È sempre utile discutere quando ci sono aspetti non completamente chiariti: penso che ora abbiamo un post (quello precedente di OldClaudio) che si possa additare agli utenti del forum come riferimento definitivo circa l’uso dello specificatore [tt]H[/tt].

    OldClaudio” post=101011[…]
    Gustavo, se trovi che quel che ho scritto sopra ammetta dei controesempi che ne dimostrino la falsità, sono ben contento di rivedere la mia comprensione del meccanismo e te ne ringrazierò moltissimo. […]

    Penso che quel che hai detto sia vero e non ammetta controesempi. 🙂 Naturalmente, potremmo sempre essere in errore entrambi… 😉

    Ciao.


    Gustavo

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