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  • in risposta a: ma latex è pazzo?!?!?!?!? (problema immagini…!) #97587
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    Continuo, ogni tanto, a curiosare tra i vecchi messaggi e a trovare talvolta qualcosa che attira la mia attenzione, inducendomi a riaprire una discussione morta e sepolta. Come in questo caso:

    OldClaudio” post=96981[Lo specificatore] H [del pacchetto float]non lo si deve usare MAI. […] H, usato da solo, senza alternative è in grado di bloccare le code […].

    Io non ci credevo; Enrico continuava ripeterlo, ma non l’ho interiorizzato fino a quando non mi sono messo a studiare approfonditamente il processo di collocamento degli oggetti mobili. […]

    Tutti sappiamo che Enrico (se è l’Enrico che penso io 🙂 ) non parla a vanvera; ho però provato a leggere la documentazione di float, e non mi ci ritrovo. Intanto, H non può essere usato in altro modo che da solo e, in secondo luogo, quando è usato da solo, non impegna affatto le code del LaTeX.

    È assai probabile che io stia sbagliando qualcosa, ma non riesco né a capire che cosa, né a mettere a tacere il rovello: ecco perché ho deciso di inviare questo messaggio.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Modificare dimensione carattere localmente #101230
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    Rieccomi qua! 🙂 Ho fatto un po’ di prove, ed effettivamente la soluzione non è proprio così semplice come caricare `bk10.clo’ dentro a un gruppo (lo è quasi, però… 😉 ).

    Osserviamo innanzitutto che nell’esempio proposto non ci sono comandi che usino, neppure indirettamente, parametri come “\bigskipamount” o “\topsep”; quindi, non era tanto quello il problema, quanto l’impostazione dei parametri di disegno della pagina, principalmente “\textwidth” e “\textheight”, ma anche, per esempio, “\headsep” e “\topskip” (anche se, nel nostro caso, quest’ultimo non entrava in gioco a causa dell’altezza della prima riga della pagina). Però, da “\textwidth” discendono “\columnwidth”, “\linewidth” e “\hsize” (se non ho dimenticato niente), mentre `bk10.clo’ imposta solo “\textwidth”; analogamente, da “\textheight” discendono “\@colht”, “\@colroom” (ininfluente, nel nostro caso) e “\vsize”, mentre `bk10.clo’ imposta solo “\textheight”. Bisogna quindi fare qualche altro aggiustamento. Io ho provato con due esempi semplificati, per renderli compilabili con pdfTeX anziché con XeTeX, che sono i seguenti:

    • Esempio con 10pt:
      `
      \documentclass[10pt,a4paper]{book}
      \usepackage[T1]{fontenc}
      \usepackage{times}
      \usepackage[italian]{babel}
      \usepackage{color} % xcolor not actually needed
      \usepackage{lipsum}

      \title{The Title}
      \author{Mario Rossi}

      \begin{document}

      \begingroup

      \showboxbreadth = 10000 % melius abundare
      \showboxdepth = 30 % ut supra
      \tracingoutput = 1

      \thispagestyle{empty}

      {\fontsize{20}{22}\selectfont

      \scshape\MakeLowercase{Mario Rossi}

      }

      \vspace{3mm}

      {\color{red}\fontsize{28}{30}\selectfont
      Il Titolo

      }%

      \fontsize{10}{12}\selectfont

      \vfill

      \fbox{La Casa Editrice}

      \noindent \( \verb|\columnwidth|=\mbox{\the\columnwidth} \)

      \clearpage

      \endgroup

      \chapter{Lorem ipsum}

      Qui dovrebbero essere ripristinati i normali valori, e quindi si dovrebbe
      vedere la differenza tra i due documenti: diversa \verb|\textwidth| (a
      proposito,\[\verb|\textwidth|=\mbox{\the\textwidth}\]in questo momento),
      diverse impostazioni per \verb|\normalsize|, \verb|\small|, ecc.

      \lipsum[1-2]

      \begin{quotation}
      \small
      \lipsum[3-4]
      \end{quotation}

      \lipsum[5-8]

      Dovrebbe essere sufficiente\ldots

      \end{document}
      `

    • Esempio con 12pt:
      (Modificato perché mi sono accorto di un piccolo errore.) (Modificato di nuovo per correggere la correzione, che conteneva a sua volta un errore… 🙁 )
      `
      \documentclass[12pt,a4paper]{book}
      \usepackage[T1]{fontenc}
      \usepackage{times}
      \usepackage[italian]{babel}
      \usepackage{color} % xcolor not actually needed
      \usepackage{lipsum}

      \title{The Title}
      \author{Mario Rossi}

      \begin{document}

      \begingroup

      \showboxbreadth = 10000 % melius abundare
      \showboxdepth = 30 % ut supra
      \tracingoutput = 1

      \makeatletter
      \@ifdefinable\savednewcommand{
      \let\savednewcommand\newcommand
      \let\newcommand\renewcommand
      \input{bk10.clo}
      \let\newcommand\savednewcommand
      \onecolumn % sets \columnwidth, \hsize, …
      % … but these must be set by hand:
      \@colht\textheight
      \@colroom\textheight \vsize\textheight
      }
      \makeatother

      \thispagestyle{empty}

      {\fontsize{20}{22}\selectfont

      \scshape\MakeLowercase{Mario Rossi}

      }

      \vspace{3mm}

      {\color{red}\fontsize{28}{30}\selectfont
      Il Titolo

      }%

      \fontsize{10}{12}\selectfont

      \vfill

      \fbox{La Casa Editrice}

      \noindent \( \verb|\columnwidth|=\mbox{\the\columnwidth} \)

      \clearpage

      \endgroup

      \onecolumn % *** MANCAVA QUESTO! ***
      % … e non, ovviamente, “\oneside”, che non esiste!

      \chapter{Lorem ipsum}

      Qui dovrebbero essere ripristinati i normali valori, e quindi si dovrebbe
      vedere la differenza tra i due documenti: diversa \verb|\textwidth| (a
      proposito,\[\verb|\textwidth|=\mbox{\the\textwidth}\]in questo momento),
      diverse impostazioni per \verb|\normalsize|, \verb|\small|, ecc.

      \lipsum[1-2]

      \begin{quotation}
      \small
      \lipsum[3-4]
      \end{quotation}

      \lipsum[5-8]

      Dovrebbe essere sufficiente\ldots

      \end{document}
      `

    Un diff applicato alle parti rilevanti dei log conferma che le due completed box[es] being shipped out come pagina 1 sono perfettamente identiche, con l’unica eccezione di un “\write-1”, del tutto ininfluente, dovuto all’aver richiamato, nel file da 12pt, una volta di più il comando “\clearpage” (dentro “\onecolumn”).

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Modificare dimensione carattere localmente #101227
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    Usi la classe book, quindi non devi dire`\input{size10.clo}`bensì`\input{bk10.clo}`Questo dovrebbe funzionare: per esserne certo, scrivi nel preambolo`\showboxbreadth = 10000 % melius abundare
    \showboxdepth = 30 % ut supra
    \tracingoutput = 1`Poi estrai dai due logfile la descrizione del risultato dello “\shipout” di pagina 1 e fai un diff: le scatole dovrebbero risultare identiche.

    Ora magari provo anch’io, appena ho finito quel che devo fare. 🙂


    @OldClaudio
    : è giustissimo quel che dici, ma, appunto, caricare dentro a un gruppo (cosa che si può fare) l’appropriato file .clo dovrebbe impostare localmente tutti i parametri dipendenti dall’opzione di dimensione.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Formattazione note a piè di pagina #99886
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    Eccomi qua di nuovo. 🙂 Una volta accettata l’ipotesi che si vogliano usare note in stile «para» (ma è l’ipotesi giusta?), possiamo tornare al punto di partenza di una questione che, in effetti, era già precisamente statuita fin dal messaggio di apertura della discussione:

    Lorloz” post=99537Buongiorno a tutti,

    ho bisogno di formattare le note a piè di pagina come segue:

    a) nel corpo del testo il numero della nota in apice
    b) nel piè di pagina il numero di riferimento della nota deve essere della stessa dimensione del carattere della nota, seguito da un punto e da uno spazio.

    […]

    Del pari enunciati con chiarezza erano il tentativo di soluzione e il problema che rimaneva da risolvere:

    Lorloz” post=99537Ho tentato una soluzione molto rozza dando il comando:

    \makeatletter
    \def\@makefnmark{{{\normalfont\@thefnmark}.\ }}
    \makeatother

    Ma il risultato non è quello sperato, perché in questo modo ridefinisco anche il numero di nota nel corpo del testo.
    […]

    Con il codice seguente dovremmo finalmente esserci:
    `
    \documentclass[a5paper]{book}
    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage[para,perpage]{manyfoot}

    \DeclareNewFootnote[para]{A}

    \makeatletter

    \newcommand*{\myfn}[1]{%
    \footnotemarkA
    \begingroup
    \def\@makefnmark{\@thefnmark.\hskip.5em}%
    %
    % Oppure:
    % \def\@makefnmark{\@thefnmark.\kern.5em}%
    %
    % Oppure:
    % \def\@makefnmark{\@thefnmark.\ }%
    %
    \footnotetextA{#1}%
    \endgroup
    }

    \makeatother

    \begin{document}

    La lettera, stando alle informazioni in possesso del prefetto, non pu\`{o} che
    trovarsi nella dimora di chi l'ha rubata: dimora che, nottetempo, e complici le
    frequentissime assenze del proprietario, viene setacciata a pi\'{u} riprese, ma
    senza risultati, dagli investigatori. Questi procedono a perquisizioni
    minuziosissime nelle stanze dell'intero palazzo, cercando \textit{dappertutto}
    con strumenti tanto sofisticati che non pu\`{o} sfuggire loro <> della superficie di cui bisogna rendere
    conto. Eppure la lettera non si trova.\myfn{La lettera, stando alle
    informazioni in possesso del prefetto, non pu\`{o} che trovarsi nella dimora di
    chi l'ha rubata: dimora che, nottetempo, e complici le frequentissime assenze
    del proprietario, viene setacciata a pi\'{u} riprese, ma senza risultati, dagli
    investigatori. Questi procedono a perquisizioni minuziosissime nelle stanze
    dell'intero palazzo, cercando \textit{dappertutto} con strumenti tanto
    sofisticati che non pu\`{o} sfuggire loro <
    > della superficie di cui bisogna rendere conto. Eppure la
    lettera non si trova. Al termine dell'incontro, dopo averlo attentamente
    ascoltato, Auguste Dupin non fa altro che consigliare al suo demoralizzato
    interlocutore di proseguire con lo scandaglio della casa del ministro. Passato
    qualche tempo senza alcun progresso nell'indagine, il prefetto torna a far
    visita al \textit{detective} per chiedere nuovamente il suo aiuto, questa volta
    proponendogli una ricompensa di cinquantamila franchi per la sua collaborazione.
    Ottenuto finalmente quel che voleva, Dupin fa firmare al prefetto un assegno per
    la somma pattuita e gli consegna la lettera, estraendola da un
    \textit{secr\'{e}taire} del suo studiostrumenti tanto sofisticati che non
    pu\`{o} sfuggire loro <
    >
    della superficie di cui bisogna rendere conto. Eppure la lettera non si trova.
    Al termine dell'incontro, dopo averlo attentamente ascoltato, Auguste Dupin non
    fa altro che consigliare al suo demoralizzato interlocutore di proseguire con lo
    scandaglio della casa del ministro. Passato qual-\linebreak\SplitNote}
    %% Decommenta le seguenti 5 linee che cominciano con un solo carattere “%” se
    %% vuoi verificare la natura dell'inserto (“\insert”) che hai appena aggiunto
    %% alla lista corrente (e se sai leggere il transcript risultante,
    %% naturalmente! 😉
    % \begingroup
    % \showboxbreadth = 1000
    % \showboxdepth = 3
    % \showlists
    % \endgroup
    La lettera, stando alle informazioni in possesso del prefetto, non pu\`{o} che
    trovarsi nella dimora di chi l'ha rubata: dimora che, nottetempo, e complici le
    frequentissime assenze del proprietario, viene setacciata a pi\'{u} riprese, ma
    senza risultati, dagli investigatori. Questi procedono a perquisizioni
    minuziosissime nelle stanze dell'intero palazzo, cercando \textit{dappertutto}
    con strumenti tanto sofisticati che non pu\`{o} sfuggire loro <
    > della superficie di cui bisogna rendere
    conto. Eppure la lettera non si trova.

    Al termine dell'incontro, dopo averlo attentamente ascoltato, Auguste Dupin non
    fa altro che consigliare al suo demoralizzato interlocutore di proseguire con lo
    scandaglio della casa del ministro. Passato qualche tempo senza alcun progresso
    nell'indagine, il prefetto torna a far visita al \textit{detective} per chiedere
    nuovamente il suo aiuto, questa volta proponendogli una ricompensa di
    cinquantamila franchi per la sua collaborazione. Ottenuto finalmente quel che
    voleva, Dupin fa firmare al prefetto un assegno per la somma pattuita e gli
    consegna la lettera, estraendola da un \textit{secr\'{e}taire} del suo studio.
    \FootnotetextA % <=== N.B. la "A"! {}{che tempo senza alcun progresso nell'indagine, il prefetto torna a far visita al \textit{detective} per chiedere nuovamente il suo aiuto, questa volta proponendogli una ricompensa di cinquantamila franchi per la sua collaborazione. Ottenuto finalmente quel che voleva, Dupin fa firmare al prefetto un assegno per la somma pattuita e gli consegna la lettera, estraendola da un \textit{secr\'{e}taire} del suo studio.} Poi qui ci va un'altra nota.\myfn{La lettera, stando alle informazioni in possesso del prefetto, non pu\`{o} che trovarsi nella dimora di chi l'ha rubata: dimora che, nottetempo, e complici le frequentissime assenze del proprietario, viene setacciata a pi\'{u} riprese, ma senza risultati, dagli investigatori. Questi procedono a perquisizioni minuziosissime nelle stanze dell'intero palazzo, cercando \textit{dappertutto} con strumenti tanto sofisticati che non pu\`{o} sfuggire loro <> della superficie di cui bisogna rendere
    conto. Eppure la lettera non si trova.}

    \end{document}
    `

    Ora, però, come ho già detto in altri casi, io ti ho prodotto la stampa che chiedevi, ma sia chiaro che non accetto di essere incolpato per la qualità tipografica del risultato! 😛 A me sembra infatti che usare per il riferimento alla nota simboli composti in modo diverso a seconda che esso si trovi nel testo o nella nota sia una pessima idea; è ben per questo che siamo costretti a una (piccola) acrobazia per riuscire a farlo. Chi scrive macro cerca, al contrario, di assicurare che il codice che stampa il riferimento sia racchiuso in una subroutine comune proprio per evitare il rischio di avere riferimenti stampati in modo difforme.

    Nota che il pacchetto manyfoot non usa il comando “\@makefntext” nella sua macro “\MFL@fnotepara”, che è quella che inserisce una nota in stile «para»: ecco perché ridefinire “\@makefntext”, purtroppo, non serve. 🙁

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Formattazione note a piè di pagina #99885
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    Lorloz” post=100986Caro Gustavo,
    grazie dell’attenzione: un esempio minimo del mio problema, a dire il vero, lo avevo dato proprio all’inizio di questo topic, nel terzo post… : )

    Ah, certo, quello di Dupin. Scusami, l’avevo anche letto, ma credevo d’aver capito che eravate già andati oltre.

    Ma se tu mi riporti a quell’esempio, temo che we have come full circle in the conversation: quelle che tu usi lì non sono le note in stile «para», ma le normali note del LaTeX, che vengono normalmente spezzate fra le pagine in modo automatico, quindi (a) non si capisce perché le vuoi spezzare manualmente e (b) se davvero lo vuoi fare, per esse il trucco di inserire`\vadjust{\vskip\maxdimen}`nel punto dove vuoi che si spezzino funziona.

    Ho paura, quindi, di non avere ancora capito. 🙁 Provo a indovinare: è questo quel che vuoi? (Ho semplificato l’esempio per renderlo compilabile con pdfTeX.)
    `
    \documentclass[a5paper]{book}
    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage[para,perpage]{manyfoot}

    \DeclareNewFootnote[para]{A}

    \makeatletter
    \renewcommand\@makefnmark{\@thefnmark.\hskip.5em}
    \makeatother

    \begin{document}

    La lettera, stando alle informazioni in possesso del prefetto, non pu\`{o} che
    trovarsi nella dimora di chi l'ha rubata: dimora che, nottetempo, e complici le
    frequentissime assenze del proprietario, viene setacciata a pi\'{u} riprese, ma
    senza risultati, dagli investigatori. Questi procedono a perquisizioni
    minuziosissime nelle stanze dell'intero palazzo, cercando \textit{dappertutto}
    con strumenti tanto sofisticati che non pu\`{o} sfuggire loro <> della superficie di cui bisogna rendere
    conto. Eppure la lettera non si trova.\footnoteA % <=== N.B. la "A"! {La lettera, stando alle informazioni in possesso del prefetto, non pu\`{o} che trovarsi nella dimora di chi l'ha rubata: dimora che, nottetempo, e complici le frequentissime assenze del proprietario, viene setacciata a pi\'{u} riprese, ma senza risultati, dagli investigatori. Questi procedono a perquisizioni minuziosissime nelle stanze dell'intero palazzo, cercando \textit{dappertutto} con strumenti tanto sofisticati che non pu\`{o} sfuggire loro <
    > della superficie di cui bisogna rendere
    conto. Eppure la lettera non si trova. Al termine dell'incontro, dopo averlo
    attentamente ascoltato, Auguste Dupin non fa altro che consigliare al suo
    demoralizzato interlocutore di proseguire con lo scandaglio della casa del
    ministro. Passato qualche tempo senza alcun progresso nell'indagine, il
    prefetto torna a far visita al \textit{detective} per chiedere nuovamente il suo
    aiuto, questa volta proponendogli una ricompensa di cinquantamila franchi per la
    sua collaborazione. Ottenuto finalmente quel che voleva, Dupin fa firmare al
    prefetto un assegno per la somma pattuita e gli consegna la lettera, estraendola
    da un \textit{secr\'{e}taire} del suo studiostrumenti tanto sofisticati che non
    pu\`{o} sfuggire loro <
    >
    della superficie di cui bisogna rendere conto. Eppure la lettera non si trova.
    Al termine dell'incontro, dopo averlo attentamente ascoltato, Auguste Dupin non
    fa altro che consigliare al suo demoralizzato interlocutore di proseguire con lo
    scandaglio della casa del ministro. Passato qual-\linebreak\SplitNote}
    %% Decommenta le seguenti 5 linee che cominciano con un solo carattere “%” se
    %% vuoi verificare la natura dell'inserto (“\insert”) che hai appena aggiunto
    %% alla lista corrente (e se sai leggere il transcript risultante,
    %% naturalmente! 😉
    % \begingroup
    % \showboxbreadth = 1000
    % \showboxdepth = 3
    % \showlists
    % \endgroup
    La lettera, stando alle informazioni in possesso del prefetto, non pu\`{o} che
    trovarsi nella dimora di chi l'ha rubata: dimora che, nottetempo, e complici le
    frequentissime assenze del proprietario, viene setacciata a pi\'{u} riprese, ma
    senza risultati, dagli investigatori. Questi procedono a perquisizioni
    minuziosissime nelle stanze dell'intero palazzo, cercando \textit{dappertutto}
    con strumenti tanto sofisticati che non pu\`{o} sfuggire loro <
    > della superficie di cui bisogna rendere
    conto. Eppure la lettera non si trova.

    Al termine dell'incontro, dopo averlo attentamente ascoltato, Auguste Dupin non
    fa altro che consigliare al suo demoralizzato interlocutore di proseguire con lo
    scandaglio della casa del ministro. Passato qualche tempo senza alcun progresso
    nell'indagine, il prefetto torna a far visita al \textit{detective} per chiedere
    nuovamente il suo aiuto, questa volta proponendogli una ricompensa di
    cinquantamila franchi per la sua collaborazione. Ottenuto finalmente quel che
    voleva, Dupin fa firmare al prefetto un assegno per la somma pattuita e gli
    consegna la lettera, estraendola da un \textit{secr\'{e}taire} del suo studio.
    \FootnotetextA % <=== N.B. la "A"! {}{che tempo senza alcun progresso nell'indagine, il prefetto torna a far visita al \textit{detective} per chiedere nuovamente il suo aiuto, questa volta proponendogli una ricompensa di cinquantamila franchi per la sua collaborazione. Ottenuto finalmente quel che voleva, Dupin fa firmare al prefetto un assegno per la somma pattuita e gli consegna la lettera, estraendola da un \textit{secr\'{e}taire} del suo studio.} Poi qui ci va un'altra nota\footnoteA % <=== N.B. la "A"! {La lettera, stando alle informazioni in possesso del prefetto, non pu\`{o} che trovarsi nella dimora di chi l'ha rubata: dimora che, nottetempo, e complici le frequentissime assenze del proprietario, viene setacciata a pi\'{u} riprese, ma senza risultati, dagli investigatori. Questi procedono a perquisizioni minuziosissime nelle stanze dell'intero palazzo, cercando \textit{dappertutto} con strumenti tanto sofisticati che non pu\`{o} sfuggire loro <> della superficie di cui bisogna rendere
    conto. Eppure la lettera non si trova.}

    \end{document}
    `

    Dimmi intanto se siamo sulla strada giusta: se sì, poi sistemiamo il problema del riferimento alla nota nel testo, che immagino vorrai in apice… 🙂 Adesso, però, è ora di andare a dormire!

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Formattazione note a piè di pagina #99883
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    Lorloz” post=100981Caro Gustavo,
    ho letto i tuoi post e li ho trovati, per quello che ho potuto capirne, molto interessanti.

    Grazie, sei molto gentile a dirlo! 😀

    Lorloz” post=100981[…]
    Mi pare di aver capito, correggimi se sbaglio, che spezzare una nota “para” automaticamente sia un’operazione pressoché impossibile.

    Impossibile è una parola grossa: dammi tempo fino alla fine delle prossime vacanze estive per pensarci… 😉

    Lorloz” post=100981Il comando \splitnote […]

    Attento: “\SplitNote”, non “\splitnote”.

    Lorloz” post=100981Sorgono però problemi di natura diversa.
    1) Il secondo troncone della nota “spezzata” in due è anticipato dal “marker” con il numero di riferimento della nota (non so come sopprimerlo, l’opzione para* non risolve il problema e, pur leggendo il manuale del pacchetto, non ho trovato il sistema per eliminare quel numerino)
    2) La nota successiva a quella “spezzata” non si dispone (come dovrebbe, vista la natura dell’opzione “para”) sulla stessa riga in cui finisce la precedente, ma comincia dopo un “a capo”.
    […]
    Hai qualche consiglio da darmi, o puoi rinviarmi a qualche pagina del manuale che mi è sfuggita? […]

    A me, il codice seguente non dà alcuno dei due problemi che menzioni:
    `
    \documentclass[a4paper]{article}
    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage{lipsum}
    \usepackage[para]{manyfoot}

    \title{Note spezzate\\(poema sinfonico)}
    \author{A.~R.~Tista\thanks{Conservatorio <> di Paperopoli.}}

    \DeclareNewFootnote[para]{A}[alph] % Numero le note in stile “para” con
    % lettere, così sono immediatamente
    % distinguibili da quelle “normali”;
    % lo faccio anche per evidenziare un
    % minuscolo bug del pacchetto manyfoot.

    % \showboxbreadth = 10000
    % \showboxdepth = 1
    %
    % \tracingpages = 1

    \begin{document}

    \maketitle

    \lipsum[1-2]

    Questo <>\footnoteA{Se cos\`{\i} si pu\`{o} chiamare.} ha come
    caratteristica paratematica\footnoteA{Cio\`{e}, come tema a livello
    paralinguistico.} dominante lo spezzamento\footnoteA{Dei valori di durata?
    Ritmico?} non solo delle note, ma anche\footnoteA{Si pu\`{o} anche dire
    <>.} degli intervalli\footnoteA{E degli accordi.} tra\footnoteA{Si pu\`{o}
    anche dire <>.} le stesse.\footnoteA{Ovviamente, non dovete badare al senso
    di ci\`{o} che viene detto, n\'{e} nel testo principale, n\'{e} nelle note: sto
    solo cercando di riempire queste ultime di un numero sufficiente di parole.
    \lipsum[3-4]\SplitNote} % Ecco il comando chiave!
    % \showlists
    \lipsum[6]

    Altro testo con nota fittizia,\FootnotetextA{}{\lipsum[5]} che continua la nota
    precedente.\footnoteA{Con un'altra nota che risulta anch'essa in stile
    \texttt{para} e integrata nello stesso capoverso nel quale continua quella
    spezzata.}
    \lipsum[17]

    Si noti il minuscolo \emph{bug} del pacchetto \textsf{manyfoot} che,
    casualmente, ci siamo trovati a evidenziare: la spaziatura non uniforme fra le
    linee delle note, dovuta probabilmente alla collisione tra gli apici
    inusualmente alti e i puntelli che esso inserisce nelle note stesse.

    \end{document}
    `
    Non so cosa succeda a te, perché tu, il tuo codice, non lo mostri… 🙁

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: ambiente alignat #101217
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    ::


    Per intanto, una cosa che non va è la riga vuota dentro l’ambiente “alignat”. Anche, l’ultimo “\\” è di troppo. Prova con`\begin{alignat}{2}
    & \forall (p \boxright A) \rightarrow (\neg A \boxright A) \quad && \text{UINS} \\
    & (\neg A \boxright A) \rightarrow (p \boxright A) \quad && \text{VAC}
    \end{alignat}`e poi eventualmente ne riparliamo, magari spiegando cosa esattamente non va (dire genericamente «non compila» non aiuta a capire il problema…).

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Formattazione note a piè di pagina #99880
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    Mi sono accorto che, nel corso della “dotta disquisizione” condotta nel mio precedente messaggio, ho commesso un errore 😳 (e facevo pure il saputello! 🙁 ): non è infatti corretto dire che con il codice`\setbox0=\hbox{Abc\vadjust{\vskip\baselineskip}xyz}
    \box0`lo spazio verticale venga «cestinato»; piuttosto, il nodo “\vadjust” resta “dormiente”, appunto come tale, nella scatola orizzontale aggiunta alla lista verticale corrente. Quindi, se da un lato resta vero che il trucco di`\vadjust{\vskip\maxdimen}`non funziona per le note in stile «para», dall’altro il motivo per cui esso non funziona è diverso, e più profondo.

    Ora, però, mi fermo qui: ho scritto questo messaggio perché gli errori vanno corretti, ma probabilmente (e giustamente! 🙂 ) di tutta questa faccenda non importa un fico secco a nessuno, e io sto parlando da solo. Se, al contrario, qualcuno fosse interessato a ulteriori chiarimenti, lo chieda espressamente.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Problema con riferimenti alle immagini #101112
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    OldClaudio” post=100880[…]
    Non vuol dire che LaTeX sia infallibile, ma solitamente fa un ottimo lavoro.[…]

    Però, però, bisogna anche essere equanimi e ammettere che l’algoritmo del LaTeX per il piazzamento degli oggetti mobili risente di compromessi, fatti in sede progettuale, che ne limitano la qualità in favore della rapidità di esecuzione. L’algoritmo non tenta nemmeno di trovare la miglior soluzione possibile, ma privilegia sopra ogni altra cosa l’esigenza di esaurire l’elenco degli oggetti in attesa di collocamento il più in fretta possibile. Lo spiega bene lo stesso Frank Mittelbach in questo noto articolo, che lo stesso OldClaudio mi ha segnalato.

    Giusto per equanimità, ripeto. 🙂

    Ciao.


    Gustavo

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    ivan” post=100950[…]
    Il modulo french.lbx impost i nomi in maiuscoletto, il che lascia pensare che sia una regola del francese.
    Quindi il fatto è che se una voce è composta in tutto e per tutto con le regole del francese,
    allora deve avere i nomi in maiuscoletto.
    […]

    Ma sì, è una regola del francese: a me risulta che sia così.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Riferimento pagine pdf viewer #101194
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    Che babbeo che sono! Ho provato, e funziona anche a me: lo fa per impostazione predefinita! 😆

    Grazie ancora e ciao.


    Gustavo

    in risposta a: figure su due colonne #47073
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    Ripensandoci, questo messaggio contiene informazioni errate e fuorvianti. Pertanto, a breve lo rimuoverò.


    Confesso di non essermi mai appassionato alla composizione a due colonne del LaTeX, che ha alcune “stranezze”, una delle quali è la seguente:
    `
    \documentclass[a4paper,twocolumn]{article}
    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage{lipsum}

    \title{Questo \`{e} il titolo}
    \author{Ed Ecco l'Autore}

    \begin{document}

    \twocolumn[\leavevmode\maketitle]

    \suppressfloats[t]

    Innanzitutto, una breve introduzione.
    \lipsum[1]

    \section{Primo Paragrafo}
    \lipsum[2]
    \begin{figure}[tbp]
    \centering
    \begin{minipage}{.9\columnwidth}
    \centering
    Questa \`{e} una figura che va in una colonna.
    \end{minipage}
    \caption{Figura di gnu}
    \label{fig:gnu}
    \end{figure}
    \lipsum[3-4]

    \section{Secondo paragrafo}
    \lipsum[5]
    \begin{figure}[tbp]
    \centering
    \begin{minipage}{.9\columnwidth}
    \centering
    Altra figura che va in una colonna.
    \end{minipage}
    \caption{Figura di armadillo}
    \label{fig:arma}
    \end{figure}
    \lipsum[6]
    \begin{figure*}[tbp]
    \centering
    Figura che va a finire a tutta pagina.
    \caption{Figura a tutta pagina}
    \label{fig:pagina}
    \end{figure*}
    Nelle figure \ref{fig:gnu} e~\ref{fig:arma} ho utilizzato l'ambiente
    \texttt{minipage} perch\'{e} non ero sicuro \emph{a priori} che il testo
    contenutovi potesse trovar posto in una sola riga; per la~\ref{fig:pagina},
    invece, ero pi\`{u} sicuro e quindi non l'ho usato.

    \lipsum[7-16]

    \end{document}
    `
    La stranezza è che inserire “\leavevmode” (o “\indent”, che ha un nome meno descrittivo in questo caso) prima di “\maketitle” sembra essere indispensabile affinché il costrutto funzioni, e non ho mai indagato perché: semplicemente, una volta mi capitò di scoprire questo trucco andando per tentativi. Te lo riporto «così com’è» (as is), se ti pare che ti possa essere utile. 🙂

    (N.B.: Per motivi altrettanto da indagare, sostituire “\leavevmode” con “\noindent” non funziona. 😕 )

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Riferimento pagine pdf viewer #101192
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    OldClaudio” post=100939[…]
    Sul Mac anche Skim è in grado di mostrare sia il numero logico sia il numero fisico.
    […]

    Davvero? Non lo sapevo! Come si fa? Ho provato a guardare nelle preferenze e a cercare fra gli attrezzi che possono essere inseriti nella toolbar, ma non ho trovato niente. Dove devo guardare?

    Grazie anticipate e ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Formattazione note a piè di pagina #99879
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    Lorloz” post=100937Caro Gustavo, ho letto oggi i tuoi interventi e ti rispondo al volo: il problema che intendevo risolvere è esclusivamente relativo alle note in stile “para”, come mi sembra tu abbia giustamente notato. La soluzione che proponi non mi pare efficace in questo caso…purtroppo!

    No, per le note in stile «para» non può funzionare, perché, per questo tipo di note, il comando “\vadjust” viene praticamente ignorato.

    Colgo l’occasione per “salire in cattedra” (vi prego, non me ne vogliate! 🙂 ) e dare un chiarimento TeXnico a proposito. Il pacchetto manyfoot usa, per le note in stile «para», una versione modificata dell’algoritmo che Knuth presenta nell’appendice D del TeXbook (pag. 398-400); in questo algoritmo, le note vengono salvate ciascuna in una scatola orizzontale, nel caso specifico “\@tempboxa”, che diventa poi l’unico elemento della lista verticale che forma il contenuto del comando “\insert”. Questo significa che anche il nodo derivante da “\vadjust” viene salvato innanzitutto in “\@tempboxa”; si potrebbe pensare, allora, che quando la scatola viene aggiunta alla lista verticale che forma il contenuto di “\insert”, il contenuto del nodo “\vadjust” debba migrare in tale lista verticale (subito sotto la scatola appena aggiunta); tuttavia questo non succede, e il contenuto del nodo “\vadjust” viene perso: perché questo?

    Perché, ovviamente, la scatola collegata al nome “\@tempboxa” viene aggiunta alla lista verticale di “\insert” dicendo `\setbox\@tempboxa=\hbox{…}
    \box\@tempboxa`Si veda ora pagina 282, verso l’inizio, dove viene specificato il trattamento che riceve un comando : viene precisato che, terminata la costruzione della scatola, essa viene accodata alla lista verticale corrente, seguita dal materiale che migra fuori dalla scatola, ma solo se il comando è una “\hbox”. Questo significa che`\hbox{Abc\vadjust{\vskip\baselineskip}xyz}`accoda alla lista verticale una scatola seguita da uno spazio verticale pari a “\baselineskip”, mentre`\setbox0=\hbox{Abc\vadjust{\vskip\baselineskip}xyz}
    \box0`accoda solo la scatola, ma non lo spazio verticale, che viene cestinato: provare (con “\showlists”) per credere. Quest’ultima eventualità è proprio quella che si verifica con le note in stile «para».

    D’altra parte, sarebbe peggio se il contenuto di “\vadjust” sapravvivesse, perché manderebbe a pallino l’algoritmo che, successivamente, cioè durante l’output routine (!), deve comporre le note in un unico capoverso.

    Lorloz” post=100937Grazie comunque di aver risposto al mio quesito che, allo stato attuale, rimane ancora aperto!
    ciao
    Lorenzo

    In realtà, temo di non aver capito esattamente quale sia il problema e che risultato tu voglia ottenere. Forse, se provi a rispiegarmelo, riesco a darti qualche consiglio (ripeto: forse).

    Ciao.


    Gustavo

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    Riprendo in mano il discorso a un mese di distanza perché mi sono accorto che la stessa identica questione era già stata trattata qui sette anni fa; ma il workaround descritto non funziona (ed è giusto che non funzioni, perché i caratteri coinvolti sono di classe «other» e dunque è prevedibile che non possano far parte delle sequenze riconosciute come parole chiave).

    Il comportamento che ho descritto non è documentato, quindi non può essere considerato una feature! 😛 A me sembra impossibile non giudicarlo un bug, a quanto pare noto da tempo e quindi, presumibilmente, di non facile soluzione. Chiedo di nuovo se, invece, sono io che sto sbagliando qualcosa.

    Ciao.


    Gustavo

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