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andreajunkie” post=100903Tutti TRANNE l’ultima riga sono allineati alla virgola…è strana la costruzione di questa tabella
Anche i titoli delle colonne hanno un allineamento diverso dal resto della colonna: come hai fatto a fare quelli? 😉
Non dimenticarti che ti hanno chiesto i numeri minuscoli (old-style numerals)… A occhio e croce, il carattere mi sembra Palatino: che pacchetto hai caricato? Il pacchetto mathpazo? In tal caso, specifica l’opzione “osf” (old-style figures).
Modifica: no, guardando meglio non mi pare Palatino… Ti hanno detto che carattere deve essere?
Ciao.
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Gustavo
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Benvenuto! 🙂Ti consiglio la lettura dell’«Arte di scrivere con LaTeX» di Pantieri e Gordini, paragrafo 6.3.4 (si legge in mezz’ora). L’«Arte» è scaricabile da questo sito, nella sezione «Documentazione».
Attento, però: se scrivi «un pò» invece di «un po’», temo che non passerai il test… 😉
Ciao.
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Gustavo
9 Aprile 2015 alle 22:24 in risposta a: motivo in alto a destra della pagina di ogni capitolo #101134::golden_boy” post=100877Cerco di rispondere a tutti, uno per volta:
– @ letteracdp: vorrei evitare, se possibile, di definire stili di pagina. Uso semplici capitoli e sezioni… intendevi questo? O intendevi di definire uno stile all’interno del quale, si possano inserire oggetti nella pagina?Praticamente, OldClaudio ed io ti stiamo suggerendo la stessa soluzione, solo che io sono stato più ellittico. 🙂 Puo definire un nuovo stile di pagina (o ridefinirne uno esistente, se preferisci) proprio usando il pacchetto fancyhdr, e più precisamente il comando “\fancypagestyle”, che esso fornisce; per i dettagli, vedi la documentazione, al paragrafo 7. Se poi ti senti un «macho TeX programmer», puoi (ri)definire direttamente il comando interno “\ps@…”: per esempio, per definire un nuovo stile chiamato “goldenboy”, definisci il comando “\ps@goldenboy”:`\newcommand*\ps@goldenboy{…}`Naturalmente, però, devi sapere cosa mettere al posto dei puntini, e questo è più lungo da spiegare. 🙂 Se quel che ti sto dicendo non ti suona già familiare, il consiglio è di usare fancyhdr.
golden_boy” post=100877– @ robitex: per fortuna TiKz non lo userò. Sono immagini stilizzati, o simboli bianco e neri che farò a mano, quindi l’immagine già c’è, non si deve costruire nulla 🙂
Credo che robitex ti suggerisse di usare TikZ per posizionare l’immagine, non necessariamente per disegnarla: mi sembra infatti che parlasse di includerla come nodo TikZ; quale sia il contenuto del nodo, e come esso venga realizzato, è un altro discorso. Il contenuto potrebbe anche essere un’immagine esterna caricata con “\includegraphics”. Su questo, però, è meglio che parlino gli esperti, e non io, che di TikZ sono solo un principiante: io farei`node[
]{\includegraphics{nome-del-file}}`ma forse verrò ripreso da chi se ne intende, che magari dirà che c’è un modo ancora più diretto. 😆 Non vorrei sembrare noioso se aggiungo un commento che ho già fatto altrove, e cioè che in situazioni in cui la grafica è semplice (niente curve definite da equazioni matematiche, nessun bisogno di usare posizionamenti relativi) a me sembra che usare TikZ sia anche esagerato, e che il buon vecchio ambiente picture, con il buon vecchio pacchetto pict2e, siano tutt’ora una valida alternativa; ma capisco anche che, al giorno d’oggi, con la potenza che hanno gli elaboratori, chiedere ancora all’utente finale di preoccuparsi delle dimensioni delle librerie che carica non ha senso. Del resto, la sintasi di TikZ è comodissima anche solo per piazzare un oggetto «a metà strada tra qui e lì», cosa che forse già nel tuo caso si ha bisogno di fare.
Ciao.
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Gustavo
7 Aprile 2015 alle 10:19 in risposta a: motivo in alto a destra della pagina di ogni capitolo #101129::
Non vedo particolari difficoltà (forse ho capito male?): definisci uno stile di pagina che includa l’immagine al posto giusto, facendola debordare dalla testatina, e poi richiamalo con “\thispagestyle”. Specifica il nome del file in una macro, così puoi cambiarlo da un capitolo all’altro.Direi di salvare l’immagine con la sfumatura già incorporata… 🙂
Ciao.
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Gustavo
::OldClaudio” post=100854[…] nell testo TeX for the Impatient che è stato inviato a tutti i soci come vantaggio per l’iscrizione o il rinnovo dell’iscrizione al GuIT, c’è un bella spiegazione di come centrare l’ultima riga di un capoverso senza ricorrere ad acrobazie con le scatole ma usando della gomma nullo con un allungamento negativo (nota: allungamento negativo, non accorciamento positivo)
…che sono due cose completamente diverse, come ben si sa! 🙂
OldClaudio” post=100854… perché così gli allungamanti dei \parfillskip e di questa gomma aggimutivo si compensano –l’ho spiegato male, ma il concetto è quello; il testo TeX for the impatient lo spiega molto meglio. (il testo si trova anche da qualche parte come file sorgente.
Se si chiude il capoverso scrivendo`…\hfilneg\ \par`(e non soltanto`\hfilneg\par`come faceva Ben Lee User, cfr. esercizio 14.13 del TeXbook), il capoverso si chiude a filo con il margine destro, come se “\parfillskip” fosse stato impostato a zero. Al momento, non mi viene in mente alcun trucco semplice per centrare l’ultima riga di un capoverso e solo quella: “\leftskip” e “\rightskip” vengono usati per tutte le righe del capoverso.
Nel frattempo ho trovato alcuni bug nel codice di chiusaastendardo inviato ieri (uno è la data! :wink:). Ho già in mente come correggerli, ma oggi è bel tempo e voglio andare a fare due passi. Invio il nuovo codice appena ho il tempo di riscriverlo… e quando saprò come correggere il bug principale, cioè il nome «chiusaastendardo». Meglio «colophon»? È che il nome «colophon» ingenera confusione con il retrofrontespizio: magari «ancientcolophon», o «classiccolophon»?
Ciao.
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Gustavo
::OldClaudio” post=100852Gustavo, personalmente farei due piccole modifiche.
La prima dovrebbe togliere il parfillskip dall’ultima riga
Ci ho pensato, ma è una decisione da ponderare bene, perché aggiunge restrizioni a un compito di suddivisione in righe già arduo. L’ultima riga dello “stendardo” è larga solo 33pt, ma a quanto pare la presenza della parfillskip glue si nota ugualmente. 🙁 Magari si può mettere qualcosa come`\parfillskip = 0pt plus 2pt`giusto per lasciare al costruttore di
paginacapoversi la possibilità di giostrarsi un po’ le ultime righe. Con una “\tolerance” di 800 i due punti sono autorizzati a diventare ben quattro! (Glue set ratio = 2 dà badness = 800.) Bisognerebbe fare un po’ di prove.OldClaudio” post=100852La seconda sarebbe quella di comporre un colophon vero e proprio; \colophon{testo del colophon) su pagina nuova, magari pari, non dispari; giustezza pari a un terzo della gabbia normale; il tutto centrato sia verticalmente sia orizzontalmente, come si faceva anticamente. Quando torno a casa magari cerco su un libro d’epoca un colophon così fatto, lo scandisco, e lo invio qui sul forum per te e per chiunque voglia vedere un vero colophon.
Grazie del regalino di Pasqua:smile:
ClaudioDovresti insegnarmi bene come dovrebbe essere fatto. 🙂 Naturalmente, questo ipotetico comando “\colophon” (o meglio un ambiente?) dovrebbe essere in grado di estrarre automaticamente dal testo indicato una porzione opportunamente dosata e comporre quella porzione a colophon, rimandando il resto alla pagina precedente… Interessante, bisogna pensarci un po’ su!
Qualche idea per le decorazioni? Magari, se ci mettiamo in due, viene fuori una cosa carina; e se composta coi caratteri giusti…
E strano, però, che un pacchetto del genere non esista già.
Ciao.
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Gustavo
::letteracdp” post=100813Sicuramente il LaTeX ha un pacchetto che fa anche questo in modo automatico, […] sicuramente qualcuno l’ha già fatto.
Poiché nessuno rispondeva riguardo all’esistenza di pacchetti per fare la “chiusa a stendardo” di cui si parla sopra, ho provato a fare una rapida ricerca sul CTAN e, sorprendentemente, non ho trovato nulla. Così, ho pensato di provare a scriverlo io, un pacchettino del genere. 🙂 A ben vedere, è un compito semplice, e in realtà si molta meno fatica a implementare direttamente in “TeX macchina” il comportamento desiderato che a cercare di spiegarlo al pacchetto shapepar.
Per il momento, ho dato al pacchetto il nome di chiusaastendardo, ma vi chiedo accoratamente di suggerirmi il nome adatto in inglese, se lo sapete. Per allegarlo a questo messaggio, però, devo cambiarne l’estensione in «.tex», altrimenti non viene accettato: ricordatevi di ripristinare l’estensione «.sty» dopo averlo scaricato.
Ecco qui il file: [attachment=1300]chiusaastendardo.tex[/attachment]
Il pacchetto definisce l’ambiente chiusaastendardo, nel quale si racchiude il testo che si vuole comporre “a stendardo”.
Il codice che ho scritto è ancora rudimentale, ma se pensate che ne valga la pena, si possono aggiungere altre funzioni, che una versione realmente utilizzabile dovrebbe necessariamente possedere per essere tale. Per esempio, dovrebbe essere possibile terminare lo “stendardo” con una decorazione, predefinita o personalizzabile, modificare la pendenza dei lati inclinati, e così via.
Il pacchetto dovrebbe essere utilizzato esclusivamente sotto e-TeX: infatti, impedire che un’interruzione di pagina “tagli la coda allo stendardo” è una tipica applicazione per “\widowpenalties”; per i soliti motivi religiosi, però, 🙂 il pacchetto è in grado di “riparare graziosamente” anche se eseguito con le estensioni e-TeX disabilitate.
Ecco un esempio compilabile di utilizzo di chiusaastendardo:
`
\documentclass[a4paper]{article}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{lipsum}
\usepackage[trace]{chiusaastendardo}\title{Chiusa “a stendardo''}
\author{G.~Mezzetti}\hfuzz = 0pt
\vfuzz = 0pt\begin{document}
\maketitle
\lipsum[1-4]
\begin{chiusaastendardo}
Un po' di testo, contenente anche comandi \verb|\verb|, seguiti da un
<>. Notare che \verb|\par| viene ignorato. \lipsum[1]
\end{chiusaastendardo}\end{document}
`
L’opzione trace, per ora, si limita a scrivere qualche sparuto messaggio informativo nel log.Ciao.
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Gustavo
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You must be logged in to view attached files.::OldClaudio” post=100844[…]
Secondo me l’asterismo serve in modo meno formale a chiudere un paragrafo, non un capoverso, tanto quanto il rientro della prima riga di un capoverso serve per capire che un nuovo capoverso sta cominciando […]. Ci si può domandare se sia meglio un cambio di pagina prima o dopo del cambio di pagina, ma quando la decorazione serve per lo scopo descritto a me pare più valido tipograficamente che il salto pagina se deve esserci sia dopo la decorazione.
[…]Non ho armi per entrare in quest’arringo. 🙂 Ma credo, alla fine, di avere capito anch’io il tuo punto di vista, e di condividerlo a mia volta.
Aveva cominciato @ernded chiedendo: vorrei far sparire gli asterischi se capitano in corrispondenza di una cesura di pagina, e io glieli ho fatti sparire, né più né meno di come lui aveva chiesto. Ma il tuo approccio guarda oltre, e giustamente: giochetti di prestigio con le scatole del TeX se ne possono fare quanti si vuole, ma il punto vero è sapere se quel che si sta facendo ha senso dal punto di vista tipografico; anche perché, se ci vuole un giochetto di prestigio per farlo, magari quel che si sta cercando di fare è una bestialità.
Forse è questo il caso :smile:/:sad:: se faccio sparire l’asterismo al salto di pagina, come faccio a sapere che c’era un marcatore di cesura logica? Potrebbe darsi che non ci fosse niente, e che la pagina sia finita lì per caso; perfettamente calzante è il paragone con il rientro a inizio capoverso. Quindi, forse la risposta giusta da dare a @ernded e di non fare quel che vorrebbe (voleva) fare.
Siccome però ormai la questione mi ha intrigato, chiederei a Claudio, quando ne avrà modo, magari consultando i suoi testi di riferimento, di sciogliere la questione che io non ho armi per affrontare: cesura di pagina prima o dopo l’asterismo?
Ciao.
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Gustavo
::OldClaudio” post=100842No, io intendevo proprio evitare il fine pagina prima degli asterischi, perché rimandarli all’inizio della pagina dopo credo che sia tipograficamente sbagliato […]
Ahimè, non riesco a spiegarmi… 🙂 Non li rimando alla pagina dopo. Nel punto dove si dà il comando “\threeastbreak” possono succedere due cose:
- Il TeX, nonostante l’incoraggiamento rappresentato dalle duecento unità negative di penalità, non interrompe la pagina, perché il “\pagegoal” è ancora troppo lontano e la colla disponibile non può allungarsi a sufficienza. In questo caso, viene lasciato uno spazio verticale pari a “\bigskipamount”, seguito dai tre asterischi, seguito da uno spazio uguale.
- Il TeX, in base al suo solito algoritmo, decide di interrompere la pagina. In questo caso, non compaiono né spazi verticali né asterischi, e questo né in fondo alla pagina appena concluso, né in cima a quella appena cominciata.
Questo succede perché, con “\cleaders”, la scatola che contiene i tre asterischi è “annegata” in una “goccia” di colla, come un insetto nell’ambra, e quindi, facendo parte della colla, viene anch’essa scaricata al confine di pagina, come sempre accade col TeX.
OldClaudio” post=100842ovviamente posso sbagliarmi, ma i tre asterischi segnano la fine di una paragrafo per poi cominciarne un altro senza titolo, me metti la fine di qualcosa nella pagina dopo, perde di significato.
Certo, come dicevo nel post col quale ho riaperto la discussione, il comando “\threeastbreak” dovrebbe essere usato proprio per questo: chiudere un segmento logico del discorso e aprirne un altro. I due segmenti logici saranno separati o dagli asterischi o da un’interruzione di pagina, ma mai da entrambi.
OldClaudio” post=100842[Gli] asterischi […] spesso sono collocati a triangolo.
Si può fare anche questo… 🙂 Se la cosa interessa, si può anche scrivere un pacchettino fatto per bene, magari uno che si adatta dinamicamente a tutte le componenti, incluse allungabilità e accorciabilità, dei parametri di stile “\bigskipamount” e “\medskipamount” (“\smallskipamount” lo lascerei stare) se il “motore” di composizione è e-(pdf)TeX, e solo alla loro lunghezza naturale in caso contrario. Credo di averlo già detto, non ditemi che il TeX “ortodosso” (di Knuth) non lo usa più nessuno, perché mi toccate su una questione di religione… 😉
Buona Pasqua anche a te, e a tutti i frequentatori del forum. 🙂
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Gustavo
::OldClaudio” post=100840Un modo semplice per mettere i tre asterischi è quello di metterli in modo matematico in display:`\[\star\ \star\ \star\] `
Questa è sempre la stessa idea: impedire, o scoraggiare, un’interruzione di pagina prima degli asterischi. Io invece voglio incoraggiarla, e scaricare i tre asterischi se l’interruzione si verifica. È profondamente diverso.
OldClaudio” post=100840Non c’è nessuna garanzia che non possa avvenire un salto apgina subito prima dei tre asterischi, ma c’è una penalità per interreompera la pgina prima della matematica, quindi la probabilità che TeX vada alla nuova pagina è bassa. […]
Per la verità, il plain TeX imposta “\predisplaypenalty” a 10000 e, a quel che so, quasi tutti gli vanno dietro; ma, ripeto, il problema non è vietare l’interruzione di pagina prima, ma sopprimere gli asterischi in caso di interruzione.
P.S.: Si vede non solo che è Pasqua, ma anche che è brutto tempo: è tutto il pomeriggio che sto in casa… 🙂
Ciao.
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Gustavo
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A me sembra che, nell’esempio che hai mandato, tutto funzioni come deve:- Il riferimento è “cliccabile”, e facendo clic su di esso si viene correttamente portati alla prima riga della didascalia; certo, non in cima alla figura, ma questo è normale.
- Il riferimento appare in rosso e non in blu perché tu hai richiesto che solo certi tipi di collegamento siano in blu: specificamente, dici
`\hypersetup{urlcolor=blue,colorlinks=true,citecolor=blue}`
sicché chiedi di colorare in blu solo url e citazioni bibliografiche. Per i collegamenti generici, devi usare “linkcolor”. Prova così
`\hypersetup{linkcolor=green,urlcolor=blue,colorlinks=blue,citecolor=blue}`
Naturalmente, al posto del verde metti quello che vuoi; se vuoi il blu per tutto, puoi anche indicare solo “linkcolor” e omettere gli altri due.
Suggerimento: la didascalia della figura è molto lunga e potrebbe dare problemi se a un certo punto decidessi di fare un elenco delle figure; ti consiglio di indicare fin da ora (anche se per il momento non usi l’elenco delle figure) una didascalia abbreviata usando l’argomento opzionale del comando “\caption”.
Ciao.
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Gustavo
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Si vede che sono cominciate le vacanze di Pasqua, eh? 🙂 Continuando a scartabellare, ne ho trovata un’altra che mi è parsa irresistibilmente accattivante.ernded” post=98601È banale scrivere una macro che stampa tre asterischi centrati lasciando un ` \bigskip ` prima e dopo la riga stessa ma come si può fare in modo che gli asterischi non compaiano se la riga che li contiene è la prima o l’ultima di una pagina?
Ciao
Grazie
ErnestoMi sembra che la risposta data qui
ivan” post=98610[…]
Forse con
`\newcommand{\asterischi}{\par\nobreak\bigskip *** \bigskip}`
?Ciao
Ivannon faccia quel che @ernded chiede, che, per come capisco io, non è tanto impedire il taglio della pagina in corrispondenza dei tre asterischi, quanto piuttosto evitare che questi vengano stampati se il taglio della pagina finisce col cadere giusto lì. Anzi, magari @ernded intende usare i tre asterischi proprio per segnalare una cesura nella struttura logica del discorso, e quindi desidererebbe semmai incoraggiare l’inizio di una nuova pagina in corrispondenza di essi, imitando quel che fa “\bigbreak”.
In effetti, questo si può fare senza troppa difficoltà. Strano che non sia stato @egreg9, che, vedo, è già intervenuto in questa discussione, a suggerire questo trucchetto, ma si vede che non aveva tempo, o voglia. 🙂 (È ovvio che lo conosce benissimo.) Nel codice che segue, il necessario “incantesimo” è tutto contenuto nel comando “\threeastbreak”:
`
\documentclass[a4paper]{article}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{lipsum}\title{Astri e asterischi}
\author{Z.~I.~Chicchi\thanks{%
Istituto \emph{Galalao Gali\ldots\ Galelai Gala\ldots\ Legalao Gale\ldots}
\space Istituto \emph{Newton} di Padova!%
}}\makeatletter
\newcommand*\threeastbreak{\par
% Emulate LaTeX's \bigbreak (more or less):
\ifdim\lastskip<\bigskipamount \removelastskip \fi \penalty -200 % Do not depend on e-TeX's \glueexpr: \skip@ \medskipamount \multiply \skip@ \tw@ \advance \skip@ \baselineskip \dimen@ \skip@ \advance \dimen@ -8\p@ \cleaders \vbox to \dimen@ {% \vss \centerline{% \vrule \@height 10\p@ \@depth\tw@\p@ \@width \z@ $*\quad*\quad*$% }% \vss }\vskip \skip@ } \makeatother \hfuzz = 0pt \vfuzz = 0pt \begin{document} \maketitle \lipsum[1-2] \threeastbreak \lipsum[3] \threeastbreak Ora aggiungiamo lentamente del testo capoverso per capoverso, fino a raggiungere quasi la fine della pagina. % Questa \`{e} la riga che fa ``scattare'' il salto di pagina. Decommentatela. \threeastbreak Un nuovo capoverso. Come si vede, quando questo capoverso ``salta'' a inizio pagina, non \`{e} preceduto dai tre asterischi. \threeastbreak Viceversa, questo capoverso, trovandosi per il momento a inizio pagina, non \`{e} preceduto dagli asterischi, ma li acquista quando il capoverso precedente ``salta'' al suo posto. \lipsum[4] \threeastbreak \lipsum[5] \newpage Per raffronto. \lipsum[6] \end{document} ` Questo rozzo abbozzo può essere migliorato in vari aspetti: [ol] [li]Si può rendere variabile (specificato in un argomento) il testo da stampare al posto dei tre asterischi.[/li] [li]Si possono offrire versioni del comando che lasciano più o meno spazio, e incoraggiano di più o di meno l’interruzione di pagina: come qui ho imitato "\bigbreak", si possono imitare anche "\medbreak" e "\smallbreak".[/li] [li]Si possono usare le estensioni di e-TeX per (rendere più leggibili i calcoli e) ricavare dinamicamente, con "\glueshrink", l’accorciabilità di "\bigskipamount", e anche tenere conto, con "\gluestretch", della sua allungabilità. In effetti, la soluzione mostrata qui tira un po’ a indovinare, e sebbene funzioni con i valori tipici, non è impossibile che, con valori abnormi di "\bigskipamount", finiscano con uscir fuori due (o, teoricamente, anche più di due) file di asterischi, o magari nessuna.[/li] [/ol] Magari ci torniamo sopra se la cosa dovesse ancora interessare a qualcuno… Ciao. -- Gustavo::arkantos” post=100831questo è il titolo
L’applicazione canonica per superfici di tipo generaleCredevo fosse «Equivalenze di Morita generalizzate tra anelli di matrici infinite indotte da idempotenti densi nella topologia finita»! Comunque, si può accorciare in «L’applicazione canonica»; se ci sono altre sezioni su altre applicazioni canoniche per altri tipi di superficie, si può mettere «L’applicazione canonica (generale)».
Piuttosto, stai attento che se scrivi`\chapter[Titolo corto]{Titolo un pochino più lungo}`troverai il «Titolo corto» anche nell’indice. Una soluzione è scrivere invece
`
\chapter{Titolo un pochino più lungo}
\markboth{\chaptername~\thechapter. Titolo corto}{}
`
che manda il «Titolo un pochio più lungo» nell’indice, ma sovrascrive il contenuto della testatina di sinistra con il «Titolo corto».Ciao.
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Gustavo
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Altro vecchio filone riesumato (però, ne discutevate di cose carine, qui! :smile:). Come si può dire a TeX di mollare tutto, buttare a mare tutte le liste su cui sta lavorando e terminare adesso? Ho provato a cercare un po’ sul CTAN, ma sembra che nessuno si sia mai interessato alla faccenda. Be’, ecco un pacchetto abort, scritto in mezz’ora, che si fa carico dell’ingrato compito (è chiaro che TeX ci resta male, poverino! :wink:).Il pacchetto offre l’opzione trace, il cui effetto è facile indovinare. Esso mette a disposizione il comando “\@abort” (non “\abort” per ovvie ragioni) che fa quel che il suo nome dice.
`
\NeedsTeXFormat{LaTeX2e}[1998/06/01] % LaTeX2e is required!
\ProvidesPackage{abort}
[2015/04/03 v0.01 (development)]
% This package defines the “\@abort” command, which tells TeX to throw away
% anything it is working on and to stop without doing anything else.
%
% For obvious reasons the command has been given a name containing an “@”.
\@ifdefinable\@abort@trace{\let\@abort@trace\@gobble}
\DeclareOption{trace}{%
\def\@abort@trace#1{\typeout{Exiting #1 mode.}}%
}
\DeclareOption{notrace}{\let\@abort@trace\@gobble}
\ExecuteOptions{notrace}
\ProcessOptions\relax
\newcommand*\@abort{%
\ifx\@abort@trace\@gobble
\nonstopmode
\fi
\ifmmode
\ifinner
\@abort@trace{(ordinary) math}
\let\@next $%
\else
\@abort@trace{display math}
\def\@next{$$}%
\fi
\else \ifhmode
\ifinner
\@abort@trace{restricted horizontal}
\let\@next\egroup
\else
\@abort@trace{(unrestricted) horizontal}
\let\@next\@@par
\fi
\else % vertical mode
\ifinner
\@abort@trace{inner vertical}
\let\@next\egroup
\else
% \@abort@trace{(outer) vertical}
\output{%
\setbox\z@ \box\@cclv
\deadcycles \z@
}%
\deadcycles \z@
\let\@next\@@end % after “\@@end”, “\@abort” will not be re-invoked
\fi
\fi \fi
\@next \@abort % exit current mode and retry
}
`
Pensate che possa servire a qualcosa?Ciao.
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Gustavo
::arkantos” post=100822Buongiorno a tutti.
Il mio problema è molto semplice:
[…]
Alla fine vorrei ottenere una formula non spezzata inserita comunque nel testo senza che essa esca dal margine del foglio. E’ possibile farlo?È possibile far stare un vassoio lungo settanta centimetri in un cassetto lungo sessanta? Chiaramente, hai solo tre possibilità:
- accettare che LaTeX ti spezzi la formula: lo fa nel modo migliore oggettivamente possibile nelle condizioni date, cioè in corrispondenza dell’uguale;
- usare una formula fuori testo;
- modificare il testo che accompagna le formule, togliendo, cambiando o aggiungendo qualche parola.
L’ultima soluzione è quella raccomandata: per esempio, a me basta scrivere «avendo posto» anziché «dove si è posto. Non ci sono magie TeXniche da applicare, in un caso come questo. 🙂
Ciao.
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Gustavo
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