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AutoreRisposte
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arkantos” post=100825il fatto è che essendo una tesi di matematica è molto difficile abbreviare il titolo.
Sciocchezze 🙂 : tutto si può abbreviare. In casi disperati, si può troncare e aggiungere puntini di sospensione alla fine.
Se proprio non ti rassegni, il paragrafo 11 del manuale del pacchetto fancyhdr spiega come fare: basta usare un normale “\\” per andare a capo nella testatina, ma in tal caso dovresti anche modificare il disegno della pagina per aumentare l’altezza delle testatine (e diminuire qualcos’altro che sceglierai tu). Per quest’ultima operazione, pacchetto geometry.
Ciao.
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Gustavo
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Ho letto meglio le varie risposte e controrisposte (avrei dovuto farlo prima, scusate), e mi è venuto il dubbio che il problema non sia tanto spezzare una nota in un punto prefissato, cosa che infatti non si capisce bene che motivazione abbia, quanto piuttosto rispettare delle prescrizioni, per esempio, sulla massima porzione di testo dedicata alle note.Lorloz” post=99563[…] Alcune volte però, pur mettendo in pratica tutti i dovuti accorgimenti, anche una nota non particolarmente lunga può determinare il problema per il quale ho chiesto aiuto, e se si devono rispettare delle norme di impaginazione prefissate ci si trova nei guai… : )
[…]Se il problema è questo, esso è già preso in considerazione, e risolto, dal TeX “di livello macchina”. La lunghezza (rigida) di basso livello nominabile come “\dimen\footins” contiene l’altezza massima che le note a piè di pagina possono occupare; quindi, se, per esempio, si deve rispettare una prescrizione che obblighi a non avere più di metà pagina occupata dalle note, basta dire`\setlength{\dimen\footins}{.5\textheight}`nel preambolo.
In realtà, questa dichiarazione si può dare anche a documento iniziato, come faccio nel seguente esempio compilabile per illustrare la differenza tra l’impostazione predefinita e quella personalizzata.
`
\documentclass[a4paper]{article}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage[pass]{geometry} % imposta \pdfpagewidth and \pdfpageheight
\usepackage{lipsum}\title{Note spezzate\\(poema sinfonico)}
\author{A.~R.~Tista\thanks{Conservatorio di Paperopoli.}}\hfuzz = 0pt
\vfuzz = 0pt\begin{document}
\maketitle
Mettiamo subito una nota a pi\`{e} di pagina.\footnote{\lipsum[1-4]} La nota
appena inserita dovrebbe trovar posto per intero in questa stessa pagina.
Aggiungiamo un po' di <> per riempire almeno un paio di pagine, al
termine del quale daremo un \verb|\clearpage|.\lipsum[1-8]
\clearpage
Ora impostiamo il valore di \verb|\dimen\footins| impartendo la dichiarazione
\begin{verbatim}
\setlength{\dimen\footins}{.25\textheight}
\end{verbatim}
in modo da limitare lo spazio disponibile per le note a pi\`{e} di pagina a un
quarto (diciamo) dell'altezza del testo, e ripetiamo il tutto.\setlength{\dimen\footins}{.25\textheight}
Metto qui la stessa nota di prima.\footnote{\lipsum[1-4]} Stavolta essa viene
automaticamente spezzata per rispettare la nuova impostazione di
\verb|\dimen\footins|. Anche qui, aggiungiamo <> quanto basta. \lipsum[1-8]
\end{document}
`
Semplice, no? 🙂Ciao.
—
Gustavo
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Sto continuando a curiosare fra i vecchi articoli del forum, e ogni tanto trovo qualcosa che attira la mia attenzione. Spero che nessuno se l’abbia a male se riesumo argomenti di discussione vecchi di alcuni mesi. 🙂Lorloz” post=99551[…] sto cercando di spezzare una nota a cavallo di due pagine con il comando \Splitnote seguendo le istruzioni che si trovano qui: http://ctan.mirror.garr.it/mirrors/CTAN/macros/latex/contrib/ncctools/doc/manyfoot.pdf – paragrafo 6.
Applicando immediatamente il comando \splitnote la nota si distribuisce correttamente sulle due pagine, ma si crea un altro problema: la seconda parte della nota è preceduta a sua volta dal numero, cosa che non dovrebbe accadere, poiché non si tratta di una nota autonoma, ma della continuazione di una nota già numerata alla pagina precedente.
Così non può andare… […]A parte il fatto che leggendo attentamente la documentazione si capisce come eliminare il numero spurio, mi sembra ci sia un equivoco: “\SplitNote” serve per spezzare una nota in stile paragraph, cioè quella classe di note che il pacchetto manyfoot mette a disposizione e che vengono impaginate raggruppandole in un unico blocco, composto come un capoverso (paragraph, appunto) e collocato in fondo alla pagina. Si tratta di un problema preso in considerazione nell’appendice D del TeXbook. Per questa classe di note, spezzarne una fra due pagine è un problema che TeX non riesce a risolvere automaticamente, e proprio per questo A. I. Rozhenko, l’autore del pacchetto, ha pensato di fornire il comando “\SplitNote”.
Ma se si tratta di spezzare automaticamente, ma in un punto prefissato, una nota a piè di pagina “ordinaria”, la soluzione è banale: basta scrivere`\vadjust{\vskip\maxdimen}`in un punto qualsiasi della nota, ed essa verrà spezzata subito dopo la riga in cui va a cadere quel punto dopo che è avvenuta la suddivisione in righe della nota stessa. Il motivo per cui questo funziona è evidente a chiunque conosca l’algoritmo con cui il TeX “di livello macchina” gestisce gli inserti, algoritmo che è spiegato in dettaglio nel capitolo 15 (del TeXbook, naturalmente! :smile:).
Esempio compilabile:
`
\documentclass[a4paper]{article}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage[pass]{geometry} % imposta \pdfpagewidth and \pdfpageheight
\usepackage{lipsum}\title{Note spezzate\\(poema sinfonico)}
\author{A.~R.~Tista\thanks{Conservatorio di Paperopoli.}}\hfuzz = 0pt
\vfuzz = 0pt\begin{document}
\maketitle
Mettiamo subito una nota a pi\`{e} di pagina.\footnote{La
nota\vadjust{\vskip\maxdimen} dovr\`{a} essere abbastanza lunga, se deve essere
spezzata fra due pagine: bisogner\`{a} che, come minimo, sia lunga due righe!}
\lipsum[1-16]\end{document}
`
(Ricordate: includere sempre un esempio minimo compilabile… :smile:)Ciao.
—
Gustavo
::OldClaudio” post=100809Queste cose non sono adatte a comporre quei dicumenti per i queli il sistema TeX è stato concepito.
Mi hai definitivamente convinto: sono virtuosismi fini a sé stessi, e se è vero, com’è vero, che scopo dell’arte tipografica è, fra gli altri, quello di organizzare la pagina in modo da trasmettere il contenuto del testo in modo quanto più chiaro, fluente ed efficace possibile, un buco in mezzo al testo (!) semplicemente non ha senso tipografico.
Abbandono dunque ogni riserva e mi associo a OldClaudio nel raccomandare ad ambrosiana911 di desistere dal suo “insano” proposito. 🙂
Non privo di senso, invece, e, anzi, sostenuto da precedenti non mancanti di un certo blasone mi sembra quel che fa il pacchetto (non standard, mi sembra di aver capito) pullquote, cioè inserire, in una pagina composta a due colonne, un inserto fra le colonne stesse. Non ho ancora avuto modo di studiarlo per capirne il principio di funzionamento.
OldClaudio” post=100809Con un’unica eccezione consacrata da almeno 5 secoli, quasi 6 secoli: il colophon […]. Altrettanto spesso il colophon veniva stampato con metà delle righe a pacchetto e le restanti righe con giustezza decrescente formando così una sagoma a stendardo. […]
Sicuramente il LaTeX ha un pacchetto che fa anche questo in modo automatico, ci scommetto! 🙂 La primitiva TeX “\parshape” non consente direttamente di fare ciò, perché, purtroppo, non ha un comportamento del tipo di quello di “\hangafter”: cioè, non accetta, come invece servirebbe in questo caso, un numero negativo come specifica del numero di righe a cui dev’essere applicata, col significato di cominciare a contare le righe dal fondo del capoverso; al contrario, il vettore di coppie indentazione/lunghezza conta sempre le righe a partire dalla prima. Questo comportamento non cambia nemmeno in e-TeX. Quindi, se si vuole automatizzare il procedimento bisogna rassegnarsi a contare il numero di righe nel capoverso e a ricomporlo più volte, finché non si ottiene il risultato voluto. Ma, ripeto, sicuramente qualcuno l’ha già fatto.
Ciao.
—
Gustavo
::ambrosiana911″ post=100803Credo che allora proverò a vedere se riesco a risolvere qualcosa con il pacchetto shapepar. […]
Be’, calma: ho menzionato il pacchetto shapepar solo per correggere la mia precedente, frettolosa e vistosamente errata affermazione che non esistessero pacchetti in grado di comporre capoversi con buchi. Come dice @OldClaudio, esso non è lo strumento più adatto a risolvere il tuo problema, perché è stato pensato per altri scopi. Tuttavia, non sarei categorico come lui nel negarne l’applicabilità al caso di specie: certo, l’uso di shapepar in questa circostanza risulta molto scomodo e obbliga a ricorrere pesantemente al visual formatting, però non comporta nemmeno acrobazie irragionevoli (anche se quest’affermazione dipende da dove ciascuno di noi colloca la soglia del «ragionevole»… :wink:). Ecco una sorta di proof of concept:
`
\documentclass[a4paper]{article}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage[pass]{geometry} % imposta \pdfpagewidth and \pdfpageheight
\usepackage{shapepar}
\usepackage{lipsum}\title{Gli Gnu nel mondo}
\author{A.~U.~Tore}\hfuzz = 0pt
\vfuzz = 0pt
\lastlinefit = 750\begin{document}
\maketitle
Questo \`{e} il capoverso che precede il punto in cui voglio inserire la figura.
\`{E} opportuno che il bordo superiore del buco dove collocarla coincida con
l'inizio di un capoverso per avere un punto di riferimento certo al quale
ancorare il comando \verb|\marginpar| che ne compie l'effettivo inserimento.%
\marginpar{%
\hspace{-\marginparsep}%
\hspace{-.575\textwidth}%
\begin{minipage}[t][0pt][t]{.15\textwidth}
\noindent\null\\[2\baselineskip]
\itshape
Qui ci va la foto di uno gnu.
\end{minipage}%
}\par\shapepar[\textwidth]{ {.5}
{0} b{0} b{.6} \\
{0} t{0}{.4} t{.6}{.4} \\
{.2} t{0}{.4} t{.6}{.4} \\
{.2} t{0}{.6} j t{.6}{.4} \\
{.35} t{0}{1} \\
{.35} e{1}
}
Questo capoverso \`{e} sagomato a~<>, o se preferite a ferro di cavallo
rovesciato, cosicch\'{e}, collocato sotto il capoverso precedente, forma un buco
quadrato al centro della pagina, nel quale pu\`{o} essere collocata una figura.
A me sembra che il risultato sia molto scadente, perch\'{e} obbliga il lettore a
saltare con gli occhi da una parte all'altra del buco per poter leggere il
testo. Comunque, si noter\`{a} l'uso dell'argomento opzionale del comando
\verb|\shapepar|, per inibire il dimensionamento automatico del capoverso;
questo ci obbliga a fare un po' di tentativi per trovare e specificare noi
stessi, nell'argomento obbligatorio di \verb|\shapepar|, la giusta altezza del
capoverso stesso.\parQuesto \`{e} il capoverso successivo.
\lipsum[1]\end{document}
`
Per funzionare, funziona! 🙂 Certo che ora che ho imparato che esiste il pacchetto pullquote… Però sul CTAN non riesco a trovarlo. 🙁Ciao.
—
Gustavo
::
Devo immediatamente rimangiarmi quel che ho detto (così imparo a scrivere prima di aver letto la documentazione… :oops:). Il pacchetto shapepar, quello stesso che consente di costruire capoversi a forma, per esempio, di cuore, è capace di produrre anche capoversi “bucati”. Lo fa da oltre vent’anni: ho controllato, e un esempio di capoverso a forma di dado esagonale con al centro il buco per la vite era mostrato già nella prima edizione del LaTeX Companion, quella del 1994. Il codice era
`\shapepar{\nutshape}Quel ramo del lago di Como…\par`
La documentazione di shapepar spiega come definire nuove forme di capoversi (c’è un esempio con un capoverso a forma di teschio, con buchi per occhi, naso e bocca), anche utilizzando programmi esterni che consentono di definire la forma tramite un’interfaccia grafica.Faccio le mie più profonde scuse a tutti per aver aumentato l’entropia di questo forum con il mio precedente e inopportuno messaggio.
Ciao.
—
Gustavo
::
`Se ho capito bene, si vorrebbe realizzare un capoverso con un ”buco”
al centro, come sto goffamente tentando di simulare “a mano”, con
dei ritorni a capo e degli spazi inseriti ad arte, nel testo di questo
stesso messaggio (e, franca- * mente, non so proprio se il
risultato finale avrà l’a- ****** spetto che io intendevo avesse).
Come si vede, il proble- ******** ma è parecchio complicato,
dato che puo coinvolgere *********** anche la suddivisione
delle parole in sillabe. ************ Sicuramente il costruttore
di capoversi del TeX ************ manca di questa capacità,
dato che il meccanismo di ********** “\parshape”, che è il più
generale fra quelli che es- ****** so possiede, non consente
di ottenere questo risultato; ** ma sto parlando delle capacità
del TeX “di livello macchina”: in linea di principio, non sarebbe
impossibile riposizionare a posteriori le scatole orizzontali prodotte dal
costruttore di capoversi, opportunamente impostato, per ottenere
l’effetto desiderato.`Io però non conosco nessun pacchetto esistente che lo faccia. Ma magari mi sbaglio…
Ciao.
—
Gustavo
::
Sto curiosando sul forum per vedere quali domande sono state poste negli ultimi anni sulla classe letteracdp, e mi sono imbattuto in questo vecchissimo post, che mi ha incuriosito:_djste_” post=67932Ciao a tutti.
Sono nuovo del forum e un novizio di LaTeX.Volevo scrvivere una lettera di presentazione per il mio curriculum usando la classe letteracdp ma non riesco a ottenere una cosa semplicissima: l’allineamento del destinatario a destra. Cioè vorrei che tutte le righe del destinatario fossero allineate a destra. Ho provato sia con l’ambiente flushleft sia con raggedleft senza ottenere risultati.
Grazie per l’aiuto
Mi ha incuriosito perché, al contrario, “\raggedleft” funziona allo scopo; solo, io gli premetterei un “\protect”, perché l’indirizzo del destinatario è un moving argument dell’ambiente (folded)letter(head). Con la versione 0.36 della classe, comunque, aggiungere “\protect” è importante solo se si stanno producendo le etichette degli indirizzi con “\makelabels”. Esempio compilabile:
`
\documentclass
[twoside,boldsubject,italicsignature,shortindent,signaturerule]
{letteracdp}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[italian]{cdpbabel}
\usepackage{lipsum}\address{
Silvestro \textsc{Gatto}\\
Dipartimento di Ornitologia\\
Prospettiva dei Cardellini, 28\\
PESCHIERA DEL GATTA
}
\signature{Silvestro Gatto}
\place{Peschiera del Gatta}
\date{1~aprile 2015}\begin{document}
\begin{foldedletter}[Tina Taria]{\protect\raggedleft
Pregiatissima\\
D.E.S. Tina \textsc{Taria}\\
Piazza della Posta, 1\\
35123\quad PADOVA\quad PD
}[
Destinatario allineato al margine destro.
]\opening{Carissima Tina,}
\lipsum[1-2]
\closing{Cordiali saluti.}
\end{foldedletter}
\end{document}
`
Ho pensato di riesumare questo filone di discussione, aggiungendo questa risposta, a beneficio di chi si dovesse porre di nuovo lo stesso problema.Ciao.
—
Gustavo
::Little” post=100756Prova qualcosa del genere
`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
% !TEX TS-program = pdflatex\documentclass[a4paper,fleqn]{book}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{amsmath}\begin{document}
\begin{subequations}
\begin{align*}
&x_{i1} + v_{1} t = x_{f1} = x_{f2} = x_{i2} + v_{2} t\\
&x_{i1} + v_{1} t = x_{i2} + v_{2} t\\
&x_{i1} + v t = x_{i2} + v t\\
&(v_{1}-v_{2})t=x_{2}-x_{1}\\
&t=\frac{x_{2}-x_{1}}{v_{1}-v_{2}}
\end{align*}
\end{subequations}
\end{document}`Perché usare l’ambiente subequations se poi non si numerano le formule? E anche usare align* al solo scopo di allineare le equazioni a sinistra è superfluo, se è stata data l’opzione fleqn. A me sembra che
`
% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
% !TEX TS-program = pdflatex\documentclass[a4paper,fleqn]{book}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{amsmath}\begin{document}
Ecco alcune equazioni:
\begin{gather*}
x_{i1} + v_{1} t = x_{f1} = x_{f2} = x_{i2} + v_{2} t\\
x_{i1} + v_{1} t = x_{i2} + v_{2} t\\
x_{i1} + v t = x_{i2} + v t\\
(v_{1}-v_{2})t=x_{2}-x_{1}\\
t=\frac{x_{2}-x_{1}}{v_{1}-v_{2}}
\end{gather*}
\end{document}
`
dovrebbe fornire esattamente lo stesso risultato.Però, non capisco la questione:`$x_f=\frac{x_2 v_1 – v_2 x_1}{v_1 – v_2}$`produce una formula in testo, mentre gather* (o align*) produce una formula fuori testo, cioè una cosa completamente diversa. Cos’è che si vuole realizzare? Una formula in testo può essere composta come se fosse fuori testo includendovi la dichiarazione “\displaystyle”; per esempio:
`
Una formula in testo con frazioni “grandi'': \( \displaystyle
a=\frac{a_{1}}{a_{2}} \). Notare per\`{o} che questo, ovviamente, allarga
l'interlinea: il modo raccomandato di scrivere un'equazione come la precedente
\`{e} \( a=a_{1}/a_{2} \).
`
Ciao.—
Gustavo
::
Leggo per caso, con notevole ritardo, questa domanda:renareto” post=100495Penultima cosa…e poi è finita anche questa 😉
ho completato anche la lettera (classe letteracdp, su carta intesta ottenuta con classe letteracdp)
mi manca una cosa…(forse due 🙄 )1 – posso inserire un immagine (la mia firma scansionata – immagine raster – ) nella linea sovrastante il mio nome? […]
La risposta è stata già data, in pratica, da @OldClaudio. Per i pigerrimi :wink:, ecco però un esempio compilabile:
`
\documentclass
[twoside,boldsubject,italicsignature,shortindent,signaturerule]
{letteracdp}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[italian]{cdpbabel}
\usepackage{graphics}
\usepackage{lipsum}\address{
Silvestro \textsc{Gatto}\\
Dipartimento di Ornitologia\\
Prospettiva dei Cardellini, 28\\
PESCHIERA DEL GATTA
}
\signature{Silvestro Gatto\hwsignatureabove[-1.75ex]{Firma}}
% Si suppone che `Firma.png' (o altri formati) sia il file che contiene
% l'immagine della firma.
\place{Peschiera del Gatta}
\date{1~aprile 2015}% Il primo argomento opzionale regola la posizione verticale dell'immagine che
% contiene la firma: bisogna andare un po' per tentativi.
\newcommand*\hwsignatureabove[2][0pt]{%
\unskip\\*[-\baselineskip]%
\raisebox{#1}[0pt][0pt]{\includegraphics{#2}}%
}% Non badate alle due linee seguenti: sono solo un mio sintomo nevrotico!
\hfuzz = 0pt
\vfuzz = 0pt
\lastlinefit = 750\begin{document}
\begin{foldedletter}[Tina Taria]{
Pregistissima\\
D.E.S. Tina \textsc{Taria}\\
Piazza della Posta, 1\\
35123\quad PADOVA\quad PD
}[
Firma a mano.
]\opening{Carissima Tina,}
\lipsum[1-2]
\closing{Cordiali saluti.}
\end{foldedletter}
\end{document}
`
Perché il risultato sia minimamente accettabile, è indispensabile che il file grafico che contiene la firma supporti quanto meno la trasparenza, per mezzo di un colore trasparente; un supporto completo del «canale alfa» è però altamente raccomandabile.Ciao.
—
Gustavo
::OldClaudio” post=100744[…] Gustavo, avevo letto che se le operazioni estese di eTeX sono abilitate (lo vedi dall’inizio del file .log) clac funziona da frontend rispetto alla sintassi di eTeX; ho però riguardato sia la documentazione di calc, sia il suo codice e constato che calc lavora nel solito modo […]
Allora siamo nella stessa situazione: anche a me pareva di aver sentito che calc sfruttasse le estensioni di e-TeX, se disponibili, ma dando un’occhiata all’implementazione si vede che non è così. Probabilmente, a più di uno sembra di aver sentito questa cosa perché sembrerebbe una cosa perfettamente logica da fare, ma evidentemente non è ancora stata fatta.
Siamo tutti d’accordo, ovviamente, che le estensioni e-TeX sono la scelta d’elezione; è solo per una questione di eleganza che uno si picca di restare fedele al TeX di Knuth. Anni fa, scherzando su questo forum con Enrico Gregorio, la paragonavo a una questione di religione: la disputa tra “ortodossi” ed “e-cattolici” (o meglio, “$\varepsilon$-cattolici”)! 🙂 Lo facevo per prendere in giro me stesso, vestendo, a quei tempi, i panni del “\TeX-ortodosso” (e anche oggi, sono un convertito che ha ancora retropensieri :wink:).
OldClaudio” post=100744Invece al questione relativa a \ifodd\value{page} è delicata; in realtà il codice degli oggetti flottanti viene usato solo nella routine di output quando la pagina dove il float viene inserito è nota.
Non mi è chiaro. La figura viene salvata in una scatola, ovviamente come lista verticale. Questa lista verticale contiene, fra le altre cose, la scatola prodotta da `\makebox[
][ ]{…}`che sarà una hbox della dimensione voluta con colla infinitamente allungabile e accorciabile (“\hss”) o all’estremo sinistro, o all’estremo destro, a seconda del valore che il contatore “page” ha al momento in cui “\makebox”, con quel che segue, viene digerito. La hbox, una volta costruita, non cambia più, quale che sia la pagina su cui va a finire. OldClaudio” post=100744[… La cosa] si risolve definendo un label e andando a vedere il giro dopo quale numero di pagina è associato all’etichetta di quel label. […]
Giusto: perché insistere a voler far tutto in un’unica compilazione? Il ricorso a un’etichetta permette di risolvere il problema con grande semplicità, anche se obbliga a ricompilare. Con la spaventosa velocità degli elaboratori di oggi, chi si preoccupa più di queste cose? 🙂
Ciao.
—
Gustavo
::TsuchigumoYokai” post=100740Perfetto. Non ho studiato tipografia. Ho provato ad usare il comando che mi hai suggerito. In effeti, “forse” sta peggio di prima.
Eh, mi sa di sì… 🙂
TsuchigumoYokai” post=100740Cosa mi suggeriresti di fare allora? Nel testo stesso faccio riferimento direttamente alla figura e le lascio flottare dove vogliono? Cioè, rimuovo l’attributo [H] e cito: “facendo riferimento alla figura 2.4 si può vedere che…” […]
Io stesso non saprei trovare parole migliori per dirlo. 🙂 Magari, metti come attributo di posizionamento “[htp]” (nota la «acca» minuscola), così il LaTeX, se può, rispetta il tuo desiderio di posizionare la figura in testo. Potrebbe essere particolarmente utile in questo caso usare, per i riferimenti, il pacchetto varioref.
Ciao.
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Gustavo
::
Scusate se mi intrometto, ma un tarlo mi rode a proposito del codice seguente.nerdhero” post=100722Grazie Claudio, ha funzionato! Ho corretto un paio di typo, riporto il codice per completezza.
`
\begin{figure}[t]
\edef\DS{\ifodd\value{page}l\else r\fi}
\makebox[\textwidth][\DS]{\includegraphics[width=\dimexpr\textwidth+\marginparsep+\marginparwidth\relax]{material_editor.png}}
\caption{Editor dei materiali di UE4.}\label{fig:material_editor}
\end{figure}
`
[…]Innanzitutto, è vero, come già ti ha detto OldClaudio, che “\relax” alla fine della specifica “\dimexpr” è superfluo: ci pensa già l’implementazione di “\makebox” a inserirlo. Dico questo per tranquillizzarti, perché anche a me “viene il nervoso” a pensare che una “\dimexpr” possa restare non chiusa da un “\relax” precauzionale. 🙂
Detto questo, avrei un paio di osservazioni da fare, per chiedervi di aiutarmi a recuperare il passo con quello che è successo nel mondo LaTeX negli ultimi anni.
In primo luogo, si può osservare che, anziché tramite l’uso diretto delle estensioni e-TeX, si può anche calcolare la dimensione della larghezza dell’immagine per mezzo del pacchetto calc. Domanda: a me risulta che calc tuttora non faccia uso della sintassi estesa di e-TeX quando questa è disponibile (diventando così un semplice front-end della stessa); è vero ciò?
In secondo luogo, temo che il trucco`\edef\DS{\ifodd\value{page}l\else r\fi}`con quel che segue non possa funzionare in generale, perché la scelta del posizionamento del contenuto di “\makebox” (debordare a sinistra oppure a destra) viene fatta in base al valore del numero di pagina corrente al momento in cui l’ambiente “figure” viene incontrato, che potrebbe non essere affatto la pagina su cui la figura finirà. In effetti, il problema mi sembra non essere suscettibile di soluzioni semplici, anzi, mi sembra impossibile trovare una soluzione che funzioni in piena generalità senza coinvolgere l’output routine. Mi sembra strano, però, che finora nessuno abbia scritto dei pacchetti per risolvere problemi di questo tipo: è assai probabile, invece, che sia io a non conoscerli. Qualcuno me li potrebbe suggerire?
Ciao.
—
Gustavo
::
Mi viene in mente solo adesso un’ovvietà: oltre a ridefinire “\chatermark”, bisogna anche disattivare “\sectionmark”! Scusa, stavolta ho fatto confusione io. 🙁 Allora:
`
\pagestyle{fancy}
\renewcommand*{\chaptermark}[1]{%
\markboth
{\chaptername\ \thechapter}% numero del capitolo in \leftmark
{#1}% titolo in \rightmark
}
\renewcommand*{\sectionmark}[1]{} % mancava questo!\fancyhf{}
\fancyhead[EL]{\bfseries \leftmark}
\fancyhead[OR]{\bfseries \rightmark}
\fancyfoot[EL,OR]{\thepage}
\renewcommand{\headrulewidth}{0.1pt}
`
Ora dovrebbe funzionare.Riguardo a emptypage, uso quello: non fa altro che ridefinire “\cleardoublepage” allo stesso modo del codice manuale che ho spedito.
Ciao.
—
Gustavo
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