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AutoreRisposte
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Prova così: usa la soluzione di Enrico (quella con fontspec e everymath) e aggiungi l’opzione no-math a fontspec. In altre parole, rimuovi \usepackage{everysel} e \EverySelectfont e sostituisci la riga di fontspec con`\usepackage[no-math]{fontspec}`A me sembra funzionare, a meno di qualche effetto collaterale che la mia scarsa conoscenza di XeLaTeX non può prevedere. Anche qui sarebbe utile il parere di qualche “guru”. Fammi sapere.Ciao
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Purtroppo per il momento non sono riuscito a risolvere il problema (che si presenta anche a me). Hai provato, invece della soluzione con everysel, ad usare la soluzione di Enrico con Unicode-math? Lo so che non ti piacciono i caratteri ma, solo per avere un’idea, quella dovrebbe funzionare.
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Lo so Claudio. Proprio perché un po’ penso di conoscerti, ti stavo prendendo in giro:
1) per come avevi scritto il differenziale
2) perché immaginavo che ti saresti morso le mani per aver dato a qualcun altro l’idea di fare ciò che tu non avresti mai fatto (non per non averci pensato tu per primo)…
Ora ritorno serio 🙁
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Io il bordo del blocco lo vedo violetto, perciò credo che il problema sia altrove. Caso mai vedo nero il testo nel blocco, ma penso che dipenda dal fatto che mi manca la definizione di colorteorema. Potresti riportare un esempio minimo che comprenda anche le immagini che ti danno problemi e il blocco mdframed (oltre all’essenziale del tuo preambolo)?Ciao
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XeLaTeX lo conosco poco e niente, perciò non sono sicuro che quello che ti dirò funzioni correttamente (o non produca danni collaterali che mi sfuggono). Per questo spero che qualche “guru” abbia la cortesia di verificarlo ed eventualmente sollevare osservazioni o obiezioni. Io l’ho provato e sembra funzionare, ma ho usato un solo font…1) aggiungi \usepackage{everysel} subito dopo fontspec
2) sostituisci la riga \defaultfontfeatures (se preferisci commentala, così puoi tornare rapidamente indietro) con \EverySelectfont{\color{Blue}}Fammi sapere se funziona.
Ciao
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Per Claudio: ottima soluzione! Per gusto personale ho aumentato la larghezza di 1.5 volte e quindi ho dovuto spostare l’estremo inferiore di -1.8ex (non so se i valori che hai messo li hai calcolati in qualche modo o sono il frutto di tentativi, come nel mio caso). Ho anche anticipato l’integrando di 8mu, per avvicinarlo al segno. Purtroppo temo che, essendo la definizione legata all’altezza dell’integrando, occorreranno valori differenti per integrandi differenti, oppure si può procedere come per le parentesi di amsmath, cioè creare un insieme di simboli di dimensioni predefinite, dal quale scegliere di volta in volta quello più opportuno. Mi spingo oltre: con le opportune modifiche e l’introduzione di un altro argomento per il segno, si potrebbe realizzare un operatore generico che vada bene anche per le sommatorie e produttorie… Lo so che ora ti starai mordendo le mani 😛 .
Un’ultima osservazione: quando ho visto come hai scritto l’operatore differenziale, prima ho strabuzzato gli occhi e poi mi è crollato il mondo addosso… 😆 (sto scherzando, ovviamente).Per Gerardo: visto che hai seccato Claudio, propongo di bandirti dal forum! 😛 Ciò che hai detto su Word lo penso anch’io e forse l’ho scritto qui tempo fa. Trattando molta matematica, il passaggio a LaTeX mi è sembrato opportuno, altrimenti probabilmente non l’avrei preso in considerazione. Ora Word non lo uso quasi più (l’ho usato la settimana scorsa per scrivere velocemente l’etichetta di una lettera) e sono fermo alla versione 2003. Quando ho visto come era diventata la versione 2007 con quei pulsanti al posto dei menù, non mi sono trovato bene e questo ha accelerato il processo di migrazione. Comunque ricordo che, quando si scriveva molta matematica, facilmente il programma si bloccava e bisognava salvare il lavoro in continuazione; e questo mi sembra di ricordare che era ancora più esasperato nella versione 2007. Per i numeri delle equazioni, nella versione 2003 io usavo MathType, un’estensione a pagamento che introduceva anche molti altri simboli. Dalla versione 2007 credo che le cose siano cambiate…
Per concludere, come dicevo anche ad Andrea, se ti trovi meglio con Word usa quello. L’importante è che sia soddisfatto del risultato.Ciao
::logos” post=68433non ci si può scontrare a muso duro con i libri di testo, pieni di colori, di schemi, di schifezze tipografiche, distribuendo ai ragazzi una bella dispensa in LaTeX in bianco e nero e pretendere che loro la preferiscano al libro di testo.
Anche con LaTeX si possono scrivere testi colorati, formule con riquadro e così via, ma se tu ti trovi meglio con Word…
Solo una curiosità: ma queste dispense le stamperai tu o le dovranno stampare i tuoi allievi? Perché nel secondo caso dubito che le stamperanno a colori e allora, non solo tutto il tuo lavoro extra sarà stato inutile, ma addirittura dannoso, perché alcune formule risulteranno chiare e quindi poco leggibili.
Una volta realizzai, per un esame dei miei studenti da lì a un giorno, un grafico con due curve di colore diverso, pensando di incrementare la leggibilità. Invece all’esame si presentarono quasi tutti con la stampa in bianco e nero e, ovviamente, non riuscivano a distinguere le due curve e si lamentarono con me (questo tra l’altro mostra che il grafico non l’avevano nemmeno guardato bene prima di stamparlo!).Ciao
::OldClaudio” post=68320alla chiusura dell’ambiente equation quella control sequence riprende il suo valore precedente; quindi il numero dell’equazione non è più accessibile;
Ti ringrazio per la spiegazione: sei stato veramente convincente. 😉 Ti confesso che non avevo nemmeno provato a mettere l’etichetta fuori dall’ambiente, ma oggi era la giornata dei dubbi…
Ciao,
Luigi
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Grazie a tutti per le risposte. Ogni tanto mi prendono dei dubbi ingiustificati, che però è meglio chiarire una volta per tutte 😉 . Ancora:1) Quando l’etichetta si riferisce ad un ambiente (ad esempio equation) ci sono differenze tra inserire l’etichetta dentro o fuori?
2) Ho visto che nell’Arte il \label è dato subito dopo il \begin{equation} mentre io di solito lo do alla fine. Cambia qualcosa?Grazie ancora,
LuigiP.S. controesempio: il comando \subcaptionbox del pacchetto subcaption richiede esplicitamente il \label al suo interno (vedi manuale, par. 6.4).
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Ti ringrazio per il lavoro svolto che mi sarà sicuramente utile.
Nel mio “piccolissimo”, ti segnalo ciò che ho notato io (solo piccoli refusi), sperando di fare cosa gradita.Nella nota 13 la congiunzione e è scritta con l’accento.
La didascalia della tabella 1 termina con il punto, a differenza di tutte le altre.
Nella nota 18 trovo inutile l’avverbio ancora, trattandosi di un CD. Inoltre non capisco perché euro è scritto con l’iniziale maiuscola.
La nota 25 termina senza punto.
Nella nota 26 secondo me risposta andrebbe scritto con l’iniziale minuscola.
All’inizio del paragrafo 3.5 leggo l’inusuale “a esempio”.Buon lavoro,
Luigi
::egreg9″ post=67989Lo useresti anche per un articolo?
Non credo che ci sia bisogno di indicare anche il numero di pagina in un articolo di poche pagine (diciamo fino a quattro fogli). L’articolo più lungo che io abbia letto se non sbaglio occupava 26 facciate. In quel caso sì: avrei usato anche il numero di pagina oppure, avendo opportunamente diviso il testo in paragrafi numerati, avrei adottato una numerazione collegata anche al riferimento di paragrafo: es. Teorema 2.1, Teorema 2.2, Teorema 3.1…
Ciao
::egreg9″ post=67957Teoremi, lemmi, definizioni e altri oggetti simili (non userei la stessa tua locuzione nemmeno se avessi il plotone di esecuzione davanti) vanno numerati tutti insieme.
Mi meraviglia molto questa tua posizione 😮 . Secondo me ogni oggetto deve avere una numerazione differente. Basta dire “il teorema 2 a pag. 21” per fare un po’ di chiarezza su quel libro che giustamente citavi. Il teorema 2 è il secondo teorema come il capitolo 4 è il quarto capitolo perché il numero è l’attributo e si riferisce a quel particolare sostantivo e non ad altri. Diverso sarebbe se scrivessi:
2. Teorema
3. CorollarioCiao
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