Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
16 Gennaio 2012 alle 10:43 in risposta a: Bibliografia, edizioni originali, stile philosophy-modern #68673::
@Lorenzo: lo sai che sono pignolo 😉 Sei sicuro che non sia 1669 e non 1699?
Sul sito della biblioteca di Francia si trova la versione originale, perciò potresti citare quella e tradurre da te.Ciao
::illinguista1972″ post=67773Si possono tirare le somme, a questo punto, anche per aiutare Mauro?
Non sono un esperto perciò non me la sento di sbilanciarmi, tuttavia, siccome Mauro sta facendo una traduzione e ciò che è scritto forse un po’ perentoriamente è in parte vero e del resto subcaption sembra avere tutte le carte in regola per sostituire subfig ed è più aggiornato, io seguirei il testo originale senza pensarci troppo.
::OldClaudio” post=67776Questo è quanto sono riuscito a raccogliere fra i miei libri. Io finora mi sono sempre comportato in modo opposto.
Resto del parere che per la matematica in display non ci siano informazioni sufficienti; per analogia con le citazioni fuori testo date dal CMS, ritengo quindi che le note alle formule (se non possono essere evitate) debbano essere messe alla fine del testo introduttivo che precede l’espressione matematica, la quale non deve mai introdurre/cominciare un capoverso, quindi deve sempre esserci un testo che la precede.
Che bella biblioteca hai! Come ho già detto, a volte le note a formule in display le inserisco nella frase che segue. Questo accade quando quest’ultima appartiene allo stesso periodo della precedente e serve a spiegare la formula con espressioni del tipo “dove il simpolo ecc…” In questo modo sono sicuro che il lettore leggerà prima la formula e le spiegazioni e poi la nota, se è quello che desidero. Se invece la formula conclude il periodo, c’è poco da fare: la nota va al termine della frase che la precede.
::
Scusate se mi inserisco nel discorso subfig vs. subcaption. Vorrei segnalare che di recente ho avuto problemi ad integrare subfig e caption, su documenti che in passato si compilavano regolarmente (ne parlo in questa discussione). Il punto è che forse, mentre lo sviluppo di caption sta andando avanti, quello di subfig si è arrestato e possono effettivamente nascere dei problemi che suggeriscono di passare a subcaption.
::illinguista1972″ post=67715Concludo che è una questione di gusto. Voi che dite?
Secondo Umberto Eco, nel libro sulle tesi di laurea che voi stessi citate nell’Arte, i segni delle note vanno dopo la punteggiatura. Mi sembra una scelta logica. Peccato che mi sia accorto di aver fatto sempre il contrario… Quando – raramente – mi capita di dover inserire delle note relative a contenuto di matematica, collego il segno alla frase che precede o che segue, nel punto più pertinente, ma mai alle formule. Purtroppo mi è capitato di leggere delle formule con note e di interpretare il segno come un esponente, perciò la trovo una pratica dannosa.
::
Il fatto è che voi giustamente volete degli esempi ottenuti effettivamente con la sintassi riportata di fianco, ma se ci rinunciaste e componeste manualmente gli esempi, non ci sarebbero problemi. Almeno per quelli del paragrafo 7.2.4 la questione dovrebbe essere semplicissima. So che non vi ho proposto la soluzione che cercate, ma io probabilmente farei così. Al massimo penserei a costruirmi un comando tipo \nome che mi stampi “Eco”, in modo tale che cambiare gli esempi diventi più facile. Se proprio volessi di più, mi ci vorrebbe un comando che estragga i singoli campi dai record del database. Uno strumento tipo il pacchetto datatool o databib (che conosco male), forse potrebbe essere la soluzione, ma per due soli riferimenti bibliografici, ne vale veramente la pena?Ciao
::lorenzo.pantieri” post=66836
Allora, alcuni esempi dell”Arte sono ottenuti compilando un codice a parte, ritagliando il PDF e includendo l’esempio come immagine (un bieco trucco, va da sé, ma in certo casi non ho potuto/saputo fare di meglio). Gli esempi della bibliografia sono ottenuti proprio così.Allora, giacché siamo in vena di confessioni, ora che me l’hai spiegato segnalo che su Adobe Acrobat si vede ad occhio che in quelle parti c’è qualcosa di strano nel testo che sembra sgranato, come un’immagine a bassa risoluzione. Quello che non capisco è come avete fatto, visto che il “testo” è comunque selezionabile lettera per lettera.
Non l’avevo fatto notare a suo tempo, perché pensavo ci fosse sotto qualcosa di più complesso.Ora che avete i compiti per le vacanze, buon lavoro 😛
Luigi
::agodemar” post=66661Per quanto riguarda i link alle guide — tanto nella sezione “Documentazione” di questo sito quanto alla voce “Guide” del forum –, quasi tutti puntano direttamente alla fonte. Quindi si è certi che la versione di ciascun documento sarà quella più recente (secondo le decisioni dell’autore).
Sono d’accordo con Doc. Non l’ho suggerito io perché pensavo, per quanto banale, che evidentemente non fosse semplice da realizzare.
Non si tratta di sapere qual è l’ultima versione disponibile, ma se la versione in nostro possesso (precedentemente scaricata) coincide con quella, senza necessariamente doverla aprire.Ciao
::claudio” post=66478per riferirmi a ciascuna immagine dovrei inserire ciascuna immagine in un subfig o c’è un altro modo?
Saluti claudioSe vuoi le didascalie separate devi usare subfig. Se non vuoi le didascalie potresti farne a meno, ma a questo punto non avrebbe senso riferirti ad una delle due figure, perché avrebbero lo stesso numero di pagina.
Perché nel comando arc hai espresso il raggio in centimetri e non in unità di misura del sistema di riferimento? In questo modo, nonostante i tuoi tentativi, avrai notato che gli estremi degli archi non coincidono. Potresti provare una soluzione del genere:
`\draw [<->] (-1,0) arc(180:45:1);
\draw [<->, dashed] (-1,0) arc(-180:45:1);
%[omissis]
\draw [<-] (-1,0) arc(180:45:1); \draw [->, dashed,] (-1,0) arc(-180:45:1);
`dove %[omissis] sostituisce il codice che ho lasciato inalterato. A parte la lunghezza del raggio che ho ridotto (basta sostituire ogni “1” con un valore a tuo piacere), avrai notato che sono partito sempre dal punto (-1,0) e che ho cambiato il verso di percorrenza degli archi a tratto continuo. La motivazione è la semplice comodità di non dover calcolare la lunghezza del raggio (cosa che invece avrei dovuto fare se fossi partito dalla bisettrice del primo quadrante come hai fatto tu).Se potessi usare i colori, invece degli archi preferirei un riempimento graduale con colori differenti.
Ciao
::
Mi sembra di capire che il problema del “metodo grafico” sia lo spazio bianco che rimane intorno alle note in maniera differente. Se tu alleghi il pdf con le figure realizzate da Lilypond, posso provare a scontornartele io. Non ti garantisco che lo farò entro oggi (e non posso essere sicuro del risultato anche se credo che andranno bene), per questo ti esorto a proseguire nella strada che hai intrapreso; ma magari riusciamo a trovare un’alternativa che ti soddisfa pienamente e bastano cinque minuti a rimpiazzarla.Ciao
-
AutoreRisposte