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AutoreRisposte
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Ti ringrazio delle spiegazioni, Enrico. Sono molto utili e credo che mi saranno anche molto utili. L’idea di utilizzare un comando personale che “descriva” l’oggetto in esame è molto utile. Mi è capitato moltissime volte di decidere di cambiare notazione a metà testo, e mi sono dovuto spaccare schiena ed occhi per sistemare tutto il testo già scritto. D’ora in avanti, cercherò sempre di usare dei comandi personali. Riguardo alla tabella, sono talmente ignorante in materia da non essere assolutamente in grado di farne di decenti. Potrei scimmiottare quelle delle dispense che mi hai mostrato, che, peraltro, mi sembrano estremamente interessanti.Ti ringrazio ancora nuovamente per i preziosi suggerimenti,
Andrea
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Wow, sia il codice che la tabella sono usciti fuori bellissimi!!!! Sei proprio bravissimissimo Enrico!!Solo che avevo capito che era meglio evitarli i comandi accorciati come \mc per \mathcal. Inoltre, non ho capito esattamente perché inserire tutte le volte il simbolo \eeq (cioè \equiv) e non fare come avevo scritto io di inserirlo in automatico. Il comando \newcolumntype sembra comodissimo: lo riutilizzerò moltissime volte!
Ciao,
Andrea
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Ecco la mia tabella:`
\begin{tabular}{l*{2}{>{$}r<{$}@{$\mathbin{}\equiv\mathbin{}$}>{$}l<{$}}} \toprule \textsl{nome} & \multicolumn{2}{c}{\slshape proprietà} & \multicolumn{2}{c}{\slshape proprietà duale} \\ \midrule associativa & (\mathcal{A}\land\mathcal{B})\land\mathcal{C} & \mathcal{A}\land(\mathcal{B}\land\mathcal{C}) & (\mathcal{A}\lor\mathcal{B})\lor\mathcal{C} & \mathcal{A}\lor(\mathcal{B}\lor\mathcal{C}) \\ commutativa & \mathcal{A}\land\mathcal{B} & \mathcal{B}\land\mathcal{A} & \mathcal{A}\lor\mathcal{B} & \mathcal{B}\lor\mathcal{A} \\ distributiva & \mathcal{A}\land(\mathcal{B}\lor\mathcal{C}) & (\mathcal{A}\land\mathcal{B})\lor(\mathcal{A}\land\mathcal{C}) & \mathcal{A}\lor(\mathcal{B}\land\mathcal{C}) & (\mathcal{A}\lor\mathcal{B})\land(\mathcal{A}\lor\mathcal{C}) \\ di assorbimento & \mathcal{A}\land(\mathcal{B}\lor\mathcal{A}) & \mathcal{A} & \mathcal{A}\lor(\mathcal{B}\land\mathcal{A}) & \mathcal{A} \\ elemento neutro & \mathcal{A}\land\top & \mathcal{A} & \mathcal{A}\lor\bot & \mathcal{A} \\ complementazione & \mathcal{A}\land\lnot\mathcal{A} & \bot & \mathcal{A} \lor \lnot\mathcal{A} & \top \\ leggi de De Morgan & \lnot(\mathcal{A}\land\mathcal{B}) & \lnot\mathcal{A}\lor\lnot\mathcal{B} & \lnot(\mathcal{A}\lor\mathcal{B}) & \lnot\mathcal{A}\land\lnot\mathcal{B} \\ idempotenza & \mathcal{A}\land\mathcal{A} & \mathcal{A} & \mathcal{A}\lor\mathcal{A} & \mathcal{A} \\ involuzione\footnotemark & \multicolumn{4}{c}{$\lnot\lnot\mathcal{A} \equiv\mathcal{A}$} \\ implicazione & \multicolumn{4}{c}{$\mathcal{A}\implies\mathcal{B} \equiv\lnot\mathcal{A}\lor\mathcal{B}$} \\ equivalenza & \multicolumn{4}{c}{$\mathcal{A}\iff\mathcal{B} \equiv (\mathcal{A}\implies\mathcal{B})\land(\mathcal{B}\implies\mathcal{A})$} \\ \bottomrule \end{tabular} ` Così com'è fa un po' schifo e non entra nella pagina, sicché l'ho messa dentro figure con il carattere \footnotesize.Ciao,
Andrea
::illinguista1972″ post=65052Mi sembra che ultimamente siano numerosi gli interventi sui problemi di codifica, ai quali si danno, in fondo, sempre le stesse soluzioni.
Siccome io e Lorenzo abbiamo impiegato molto del nostro tempo sul paragrafo che parla delle codifiche e dei loro possibili problemi, vorremmo sapere (non ho sentito Lorenzo, ma mi permetto di includerlo in questa richiesta) se quelle due paginette mancano di qualcosa.
Dovrebbero essere più specifiche? Dovrebbero riportare qualche caso particolare? Noi lì abbiamo assunto che chi lavora su un sorgente sia anche chi l’ha scritto, per cui non si pone il problema. Ma mi pare proprio che l’eventualità di aprire .tex presi qua e là non sia così peregrina.
Che ne pensate?
Ciao
TommasoIl mio punto di vista sull’argomento codifica è certamente viziato dal fatto che io sono completamente incompatibile con il linguaggio dell’informatica e non riesco mai a capirci un accidente! Da ragazzo, quando utilizzavo windows ho fatto delle litigate epocali con il concetto di driver che non sono mai riuscito a capire: per il mio modo molto elementare di vedere le cose, se infilo il cavo nel buco giusto, la stampante deve funzionare! Figuriamoci se pigio un tasto della tastiera! Dunque, per spiegare un concetto d’informatica come la codifica, secondo me, appaiono necessari esempi molto concreti per capire cosa si sta leggendo e cosa ci viene chiesto di fare. Certo, per spiegare alla perfezione la nozione astratta di codifica, si può leggere la bellissima Guida di Claudio Beccari, ma la mente “semplice” che, come me, pensa ad un calcolatore come ad una “elegante macchina da scrivere”, difficilmente capisce alla perfezione il discorso astratto e preferisce partire dal guardare due o tre esempi pratici sui quali basarsi per risolvere il problema. Insisto però che di incompetenti in informatica al mio livello ce ne sono davvero pochissimi oggigiorno!
Ciao,
Andrea
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Debbo ringraziare anche io Ivan. Mi sono scontrato tantissime volte pure io con il problema della codifica, e la mia tecnica rudimentale è stata per secoli quella di rileggere con certosina pazienza tutto il file e cambiare tutte le lettere accentate. Ora @OldClaudio mi vorrà di certo strangolare, visto che ha provato a spiegarmi la cosa un milione di volte, ma mi rendo conto che la mia ignoranza è tanta e tale che mi ci sono volute un milione più una volta per capire come funziona la cosa!Ciao,
Andrea
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Beh, certamente un pacchetto fatto come dici tu sarebbe davvero l’ideale. Magari anche con una serie di opzioni per stabilire se il pezzetto di musica si vuol centrato oppure a margine, magari con uno spazio fissato, proprio come avviene per le equazioni della matematica. Sarebbe poi molto bello poter mettere simboli musicali, con lo stesso carattere utilizzato da Lily, anche nel testo. Ad ogni modo, per il momento è anche troppo quello che ci permettono di fare LaTeX e Lily.Ti ringrazio nuovamente per tutto l’aiuto che mi hai dato, sei stato veramente molto prezioso. Grazie infinite,
Andrea
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Ti ringrazio moltissimo della spiegazione Tommaso. Io utilizzo soltanto TeXShop, che è l’unico programmino che conosco per MAC. Invece non sono in grado di usare né Linux né, tantomeno, Windows, sicché problemi per quanto riguarda la compatibilità per me non si pongono. Inoltre, avevo già configurato, come tu mi avevi suggerito fare, TeXShop per lavorare con LilyPond ed ho visto che tutto funziona a meraviglia.Ho anche fatto già la prova che mi hai suggerito, e funziona tutto alla perfezione. Peccato che mi ha impastato tutta la cartella di file che non conosco. Mi domando perché non mettere lilipond.sty e config.ly nella cartella locale di TeX.
Ciao e grazie mille,
Andrea
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Per Tommaso,Volevo farti ancora una domanda su LilyPond e LaTeX. Mi potresti dire come posso fare, finché non avremo a disposizione i famosi pacchetti che permettano l’inclusione in un file TeX ad inserire del testo nelle partiture? Non ho bisogno di scrivere moltissima musica, più che altro, invece, molto testo scritto e, forse, anche delle immagini con TiKZ. Però avrei bisogno di mettere un rigo di pentagramma e qualche nota.
Scusandomi per il disturbo, un caro saluto,
Andrea
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Grazie dei suggerimenti Enrico. Personalmente la penso proprio come te e, per quel che mi riguarda, cerco sempre e soltanto di usare il linguaggio naturale per scrivere la matematica dato che la matematica formalizzata è un macello anche per molti addetti ai lavori. Il problema sono quegli orrendi libri di testo che ci vengono propinati. Il mio non si limita neppure a scrivere \forall x, bensì, addirittura \forall x \in \mathbb{R}. Io faccio notare ai ragazzi che il libro utilizza il matematichese peggio di come loro scrivono in italiano, ma loro si fidano più del libro che di me 🙁Quando cerco di spiegare loro che \forall x \in \mathbb{R} è una subordinata senza la principale, loro mi guardano come fossi un alieno e così, negli anni, mi son convinto che la cosa migliore che posso fare è quella di far finta di accontentarli, scrivendo sempre anche in matematichese (corretto) per cercare di far vedere loro la differenza che c’è quando il matematichese lo parlo io e quando lo parla il libro. Può sembrare una gara persa in partenza, ma qualche volta ho avuto delle piacevoli sorprese.
Questo, più o meno, è il motivo per cui talvolta ricorro a scrivere frasi logiche un po’ complicate come quella di limite ed allora mi son domandato quale fosse il modo migliore di farlo. Tutto qua!!
Grazie mille,
Andrea
PS: Credevo che la mia biblioteca di logica in lingua italiana fosse sterminata, ma mi rendo conto che mi manca un pezzo… Non sapevo che ci fosse l’Hatcher tradotto!! Devo accaparrarmelo!
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Grazie del suggerimento Enrico. Conosco la simbologia che utilizza il tuo libro. Ed in effetti, a parte “per ogni”, “esiste” ed “implica” che sono descritti con una simbologia differente, la scrittura
`
(\forall x >0) P(x)
`
signifca
`
(\forall x) x>0 \implies P(x)
`
sempre e comunque. Si potrebbe dire che la prima è uno shortcut (mi pare si dica così in lingua anglosassone) della seconda. Ma quando si devono scrivere formule complicate, come quella di limite, si tende a scrivere una cosa come quella che ho scritto prima. Di solito la scrivo a parole, perché odio la simbologia troppo spinta, ma gli studenti la vedono spesso in matematichese e sicché mi tocca anche ad inserirla nelle mie note scritta in matematichese, altrimenti si solleva una sommossa popolare! Però mi piacerebbe che fosse una scrittura “bellina” e non orrenda come la si vede di solito.Poiché LaTeX di solito è perfetto nello scegliere le spaziature, mi domandavo se vi fosse un modo canonico di comportarsi, oppure se la simbologia logica è utilizzata un po’ più arbitrariamente.
Ciao,
Andrea
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Grazie delle spiegazioni e dell’aiuto Tommaso. Avevo scaricato anche il manuale notation.pdf ma non sono riuscito a trovare un esempio simile a quello che volevo: non essendo una cosa di primaria importanza, la rimanderò ad un prossimo futuro! Invece sono contento delle spiegazioni riguardo a Finale e LilyPond. Credo anche io che valga la pena imparare LilyPond invece di Finale e spero davvero che qualcuno riesca a costruire un pacchetto necessario per includere il sorgente LilyPond direttamente in un file LaTeX. Se non mi sbaglio, una cosa del genere già lo fanno i pacchetti TiKZ, che a volte utilizza anche gnuplot per creare i disegni. Speriamo che si riesca ad ottenere una cosa del genere anche per la musica.Grazie ancora,
Andrea
2 Novembre 2011 alle 11:26 in risposta a: Consigliare memoir ai principianti (lettori dell’Arte)? #65407::
Io credo che l’Arte sia un manuale utile proprio perché utilizza le classi standard che, come hai detto tu, sono rigide e molto stabili. La classe memoir, invece, è troppo libera per essere utile ad un principiante. Io, che sono un principiante, ma che adoro modificare a mio piacimento l’aspetto tipografico, cambio sempre con titlesec i miei documenti, ma questo lo faccio esclusivamente quando i miei documenti non debbono essere depositati alle stampe di una tipografia o di una casa editrice. Secondo me l’Arte dovrebbe continuare ad utilizzare le classi standard e fare qualche cenno ai pacchetti più importanti per la modifica tipografica, evidenziando bene che essi sono sconsigliabili quando si ha intenzioni “serie” per il documento in esame.Dal punto di vista puramente pedagogico, infatti, secondo me è sconsigliabile limitarsi alle limitazioni imposte dalle classi standard senza intervenire sulla tipografia. Negli anni mi sono accorto che le stesse dispense, somministrate con una veste tipografica (ed in bianco e nero), oppure con un altra e tanti colori hanno un impatto molto differente tra gli alunni.
Ciao,
Andrea
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Tommaso, visto che hai detto che conosci bene il programma LilyPond, volevo porti un’altra domanda. Ho visto che, più o meno, stampandomi un paio di manuali che ho trovato sul sito di LilyPond che mi ha segnalato Enrico, posso scrivere gli spartiti che ho raccattato dal mio vecchissimo archivio. C’è però una curiosità che vorrei capire: mi sembra impossibile, ma non sono riuscito a trovare, sui manuali, un modo per scrivere la “chiave di do” nel rigo tra due pentagrammi, come quella che si trova, ad esempio, nel classico testo di solfeggio del Pozzoli. Che si possano fare tantissime cose, ma non quella mi sembra così assurdo, che vorrei sapere da te se è vero che non si può fare, oppure se tu sai farla.Ciao e grazie,
Andrea
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