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  • in risposta a: giustificazione verticale in epoca anteriore al computer #122579
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    altre soluzioni tipografiche più semplificate sarebbero queste (da una edizione delle tragedie di Alfieri, dei Fratelli Melita)

    dettaglio:

    Questo mi darebbe meno rogne. ad ogni modo, ho aperto la discussione anche per condividere l’ammirazione per l’artigianato tipografico di una volta.

    in risposta a: giustificazione verticale in epoca anteriore al computer #122577
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    OldClaudio” post=123169Onestamente non mi sembra difficile replicare lo schema di quella foto, anche se occorrono molte scatole e molti \nobreak, né più ne meno come i comandi di sezionamento, tipo \section*, che non numerano la sezione, ma non staccano il titolo dalla prima riga di quanto segue; naturalmente ci vogliono comandi particolari per comporre il titolo delle \section* sia per mettere in maiuscoletto il nome dell’attore, sie per descrivere le azioni che dovrebbe fare nel pronunciare la sua battuta: battuta in carattere normale e azioni in \footnotesize, o in carattere ancora più piccolo; il tutto che comincia con un grande rientro, nella foto di circa 0.5\teztwidth. Ci vogliono anche enormi penalità per evirare righe orfane; ci vuole un bel \raggedbottom e un valore molto piccolo del margine inferiore, almeno per replicare il testo della foto.
    Ma senza provare a farlo direttamente, quanto ho scritto sopra sono solo idee con cui sperimentare.

    infatti, perciò ho come la sensazione che fosse più “semplice” coi mezzi della tipografia meccanica (ci sono dei punti in cui si vede bene che lo scartamento è molto ridotto proprio per guadagnare abbastanza spazio verticale per far stare il nome del personaggio e la battuta su una medesima pagina). Guardandole in trasparenza, queste pagine, fra recto e verso, vedo anche che in fin dei conti le righe di testo (che ovviamente non possono essere perfettamente a registro) non sono poi sfalsate chissà quanto; e anche questo è un vanto del tipocompositore. Indesign, oltre alla giustificazione verticale automatica, che deve essere comunque ricontrollata manualmente, ha un plugin specifico che sottrae in automatico piccole porzioni di spazio verticale fra i paragrafi, in modo uniforme, ma io avendo abiurato windows, non posso valermene.

    Era anche un interesse storico il mio, nel vedere come gestivano certe cose prima dei programmi di dtp. Devo inventarmi anche qualcosa per numerare i versi, cosa non immediata dato che il doppi settenari frequentemente sono frazionati fra più personaggi, come

    `aranciata?
    Via!
    Latte!

    Che!
    Moscardello?
    Bene!`

    che vale per 1 martelliano:

    Aranciata? Via! Latte! — Che! Moscardello? Bene!

    e va contato solo quando si completa, ma anche questo mi spremerò le meningi per farlo e tornerò ad aggiornare la discussione una volta trovatone il modo. desso non l’ho sottomano, ma domani aggiornerò metendo una foto di un’edizione dell’Attilio Regolo del Metastasio dove il computo del numero dei versi (sono endecasillabi e settenari ma il principio del frazionamento del verso fra più personaggi è il medesimo), è fatto proprio come ho scritto sopra.

    in risposta a: versione otf o ttf del carattere Boisik? #121929
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    Sì, infatti è per questo che lo cercavo, perché assomiglia molto al baskerville. Nel frattempo ho visto che nel catalogo latex ci sono altre due font baskervilliani: il baskervald e il baskerville F. Il primo è un po’ troppo largo, ma il secondo potrebbe andare bene se non riesco in nessun modo a ottenere un font opentype o truetype dal boisik. Ho dovuto solo fare una leggera modifica al baskerville F, raddrizzando il 5, che,non so per quale ragione, aveva l’asse di simmetria inclinato e quindi nello stile tondo appariva come fosse leggermente corsivo, per renderlo uguale a un baskerville standard. Il font mi occorre per un lavoro per conto di un editore che mi ha chiarito stasera che nella collana non utilizza i numeri maiuscoletti (per cui un baskerville F andrebbe bene visto che ha solo i numeri non disassati).

    Questo editore non utilizza abitualmente le specialità opentype né graphite, lo sto “catechizzando”, il loro baskerville, un font truetype, non aveva nemmeno le legature standard. Avevo proposto il Linux Libertine G che ha opzioni graphite come l’italic correction e, anche senza utilizzare le legature, non produce inestetismi per il contatto tra il puntino sopra la i e la f nel digramma fi, ma volevano per forza un font baskervilliano. Volendo almeno avere le legature, ero andato alla ricerca di baskervilliani alternativi.

    Quindi potrei accontentarmi del baskerville F, ma poiché il boisik è più chiaro come font, farò comunque dei tentativi per cercare di ottenerne una versione otf, non si sa mai.

    in risposta a: versione otf o ttf del carattere Boisik? #121927
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    vado a vedere, grazie

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    può essere; tra l’altro le ristampe che si sono fatte di queste opere fino a qualche decennio fa erano null’altro che riprese anastatiche e quindi conservavano quell’accentazione per mera inerzia; dovendo ora accompagnarle con commento a piè di pagina, era l’occasione giusta per ammodernarla

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    OldClaudio” post=120643Nauralmente stai usando Xe o Lua latex io con questo EMC non incontro nessun problema`% !TEX TS-program = LuaLaTeX
    \documentclass{article}
    \usepackage{fontspec}
    \begin{document}
    \=æ
    \end{document}`
    Volendo potresti definirti una macro del tio \aelunga; usando le specifiche impostazioni di lua per convincere il programma di composizione ad usare i dicacritici autocomponibili e per far sé che nel computo dei caratteri æ seguito da una macron auto componibile, conti come un solo carattere, altrimeti perdi dei possibili punti di cesura. La cosa è descritta nel manuale di LuaTeX (texdoc luatex).

    Accidenti, non lo ricordavo. Grazie infinite. Per ora potrebbe non servirmi computarlo come un unico carattere, ma mi studio la sezione apposita del manuale casomai ne avessi bisogno. Il fatto di saltabeccare fra OpenOffice per certi lavori e latex per altri mi aveva confuso le idee

    in risposta a: Dizionario Zingarelli o Devoto-Oli #120122
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    Questa discussione è fuori tema, mi pare, in questa area, comunque, tendo a dare più credito al Devoto-Oli che non insegue la moda irrazionale d inserire termini stranieri come fa lo Zingarelki, solo per scopi di marketing pubblicitario. l’ultima volta che ho controllato, il Devoto-Oli, aveva alla voce “mulino” “macchina da frangere” e questo è indicativo del livello di coscienza linguistica del vocabolario.

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    Guarda che orrore che viene fuori utilizzando latex senza pensare ai suoi problemi di composizione a griglia (Salvatore Battaglia – dizionario della lingua italiana

    [attachment]C:\fakepath\Screenshot_2021-03-05-22-02-22.png[/attachment]

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    Io ho fatto una cosa del genere con openoffice, servendomi dei riquadri di testo collegati. Conformità di registro del testo tra fronte e retro ok, qualità microtipografica non a livello di quella ottenibile con microtype in latex. Per il tuo scopo, una pagina mastro creata in scribus fa proprio ciò che cerchi

    in risposta a: Spazio prima e dopo i titoli di sezione #119470
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    Lotto da tempo contro i problemi della composizione “a griglia” in latex

    https://www.guitex.org/home/it/forum/12-tipografia/118750-writer2latex-disallineamento-note-a-pie-di-pagina-e-altri-problemi

    Ora sto provando
    Sile
    https://sile-typesetter.org/what-is/

    Per capire se può davvero comporre a griglia come si deve

    For instance, one of the things that TeX can’t do particularly well is typesetting on a grid. This is something that people typesetting bibles really need to have. There are various hacks to try to make it happen, but they’re all horrible. In SILE, you can alter the behaviour of the typesetter and write a very short add-on package to enable grid typesetting.

    in risposta a: Installazione portabile di ConText #119414
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    luigi.scarso” post=119883Non ho mai installato tramite net installer, quindi non so dirti se lo schema di installazione prevede ConTeXt.
    Di sicuro la texlive ha ConTeXt completo, quindi installabile eventualmente con tlmgr.

    Quindi non è una versione “minimale”? (Magari avrò letto male o vecchie informazioni) con tutte le macro?

    Purtroppo non avendo mai installato (ho fatto male, lo so), TeXlive sono preda di dubbi assurdi

    L’ISO di texlive, se la scarico e la scompatto su un supporto USB rendendolo avviabile (sarebbe un’alternativa più rapida alla netinstall forse) con unetbootin o similari, percorsi degli eseguibili da sistemare a parte, potrebbe già funzionare così come è?

    Non appena mi arriva la penna USB faccio questo esperimento

    A parte questo, il supporto di ConText alla composizione a griglia è perfetto anche con le note a pie’ di Pagina? Faccio lo sforzo di impararne l’uso soprattutto per questo

    in risposta a: Interlinea, margini, etc. #118577
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    OldClaudio” post=119038

    Chiunque frequenti questo forum è interessato alla qualità tipografica; tu non lo sei? Pazienza. Ma proprio per questo qui è difficile che qualcuno ti suggerisca come imitare quel documento .docx.

    Io ho avuto problemi con un piccolo, semiinvisibile disallineamento di una nota a pie’ di pagina col margine di testo di quella adiacente, ma essendo interessato alla qualità tipografica, ho deciso di tenermelo in ragione proprio della qualità della microtipografia intesa come uniformità dei blocchi di testo e assenza dei “sentierini” assicurata da microtype che non potrei ottenere in nessun altro modo. Certamente inorridirei a vedere tanto spazio sprecato in scartamento (interlinea) che si traduce in sciupìo di carta, ma è anche vero che la tesi se la leggono lo studente e il relatore e, se viene pubblicata, si spera usino software professionale per impaginarla.

    in risposta a: Interlinea, margini, etc. #118576
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    In effetti a meno di non sfruttare le possibilità dei pacchetti di disegno per le strutture di molecole o composti chimici o matematica avanzata, o in campo filologico, la realizzazione di stemma codicum e molto altro ancora, openoffice, libreoffice, micro$oft “parola” bastano e avanzano e sono meglio indicati e consigliati per gli studenti che devono sottostare a imposizioni illogiche e senza alcun fondamento tipografico

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    Grazie innanzitutto per la pazienza, gli errori sono quasi tutti ascrivibili a writer2latex, ora la nota è perfettamente allineata: (ho fatto una prova applicando \item~ a due battute)
    `\hhline` non so da dove writer2latex l’abbia preso, non ho tabelle nel testo!


    Se non si trattasse delle battute dirette dei personaggi avrei risolto definitivamente ma ho comunque imparato moltissime cose
    Curiosamente il pdf risultante non risulta avere un indice! Ma magari ho fatto qualche sciocchezza io, devo controllare
    Domanda da principiante: e se riducessi l’interlinea (lo scartamento) solo nella nota di pag. 125?

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    Preambolo: che sto ancora ripulendo (fra l’altro nella versione definitiva userò utf-8 invece della codifica predefinita di writer2latex che per inesperienza avevo mancato di impostare) e con le tracce commentate dei miei vari esperimenti
    `% This file was converted to LaTeX by Writer2LaTeX ver. 1.2
    % see http://writer2latex.sourceforge.net for more info
    \documentclass[twoside,pdftex]{book}
    \usepackage[showframe]{geometry}
    \usepackage {lettrine}
    \usepackage[ascii]{inputenc}
    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage{amsmath}
    \usepackage[bottom]{footmisc}
    \usepackage[osf]{cochineal}
    \usepackage[protrusion=true,expansion=true, tracking=false,kerning=false]{microtype}

    %———————————-

    %——————

    %\pretolerance=10000
    %\tolerance=2000
    %\emergencystretch=10pt
    \lefthyphenmin4
    \righthyphenmin4

    %\clubpenalty150
    %\widowpenalty15

    %\usepackage[all]{nowidow}

    \setlength{\parskip}{0pt}

    \usepackage{amssymb,amsfonts,textcomp}
    \usepackage{color}
    \usepackage{array}
    \usepackage{hhline}
    \usepackage{hyperref}

    \usepackage{sectsty}

    \allsectionsfont{\centering}

    % Set to 0pt outside sections, to keep section heads
    % uniformly spaced. The value of parskip is set
    % to leading value _within_ sections.
    % 12 Jan

    \hypersetup{ colorlinks=false, linkcolor=black, citecolor=black, filecolor=black, urlcolor=black, pdftitle=, pdfauthor=, pdfsubject=, pdfkeywords=}
    \usepackage[]{graphicx}
    % footnotes configuration
    \makeatletter
    \renewcommand\thefootnote{\arabic{footnote}}
    \makeatother
    % Outline numbering
    \setcounter{secnumdepth}{0}
    % Page layout (geometry)
    \setlength\paperwidth{12.7cm}
    \setlength\paperheight{20.32cm}
    \setlength\voffset{-1in}
    \setlength\hoffset{-1in}
    \setlength\topmargin{1.301cm}
    \setlength\oddsidemargin{1.401cm}
    \setlength\evensidemargin{2.2cm}
    \setlength\textheight{16.817999cm}
    \setlength\textwidth{8.799cm}

    \setlength\footskip{1.2cm}
    \setlength\headheight{0cm}
    \setlength\headsep{0cm}
    % Footnote rule
    \setlength{\skip\footins}{0.119cm}
    \renewcommand\footnoterule{\vspace*{-0.018cm}\setlength\leftskip{0pt}\setlength\rightskip{0pt plus 1fil}\noindent\textcolor{black}{\rule{0.25\columnwidth}{0.018cm}}\vspace*{0.101cm}}
    % Pages styles
    \makeatletter
    \newcommand\ps@Standard{
    \renewcommand\@oddhead{}
    \renewcommand\@evenhead{}
    \renewcommand\@oddfoot{{}— \thepage{} —}
    \renewcommand\@evenfoot{\@oddfoot}
    \renewcommand\thepage{\arabic{page}}
    }
    \newcommand\ps@FirstPage{
    \renewcommand\@oddhead{}
    \renewcommand\@evenhead{}
    \renewcommand\@oddfoot{}
    \renewcommand\@evenfoot{}
    \renewcommand\thepage{\arabic{page}}
    }
    \newcommand\ps@parti{
    \renewcommand\@oddhead{}
    \renewcommand\@evenhead{}
    \renewcommand\@oddfoot{}
    \renewcommand\@evenfoot{}
    \renewcommand\thepage{\arabic{page}}
    }
    \newcommand\ps@secondapagina{
    \renewcommand\@oddhead{}
    \renewcommand\@evenhead{}
    \renewcommand\@oddfoot{}
    \renewcommand\@evenfoot{}
    \renewcommand\thepage{\arabic{page}}
    }
    \makeatother
    \pagestyle{Standard}
    \title{}
    \author{}
    \date{2017-01-15}
    `

    `
    \begin{document}
    \clearpage\subsection{CAPITOLO XX}
    \subsubsection{L'Isola Beechey}
    Il 25 giugno, l'\textit{Avanti} arrivava in vista del Capo Dundas, all'estremit\`a nord-ovest della Terra del Principe
    di Galles. L\`i, le difficolt\`a si accrebbero in mezzo a ghiacci pi\`u numerosi. Il mare si restringe in questo luogo,
    e la linea delle isole Crozier, Young, Day, Lowther, Garret, disposte come fortini davanti a una rada, obbligano gli
    iceberg ad accumularsi nello stretto. Quel che il brigantino, in un'altra circostanza, avrebbe fatto in una volta, lo
    impegn\`o dal 25 al 30 giugno. Esso si arrestava, tornava sui suoi passi, attendeva l'occasione propizia per non
    mancare l'Isola Beechey, dispensando pi\`u carbone, contentandosi di moderare i suoi fuochi durante le sue soste, ma
    senza mai spegnerli, allo scopo di rimanere in pressione a ogni ora del giorno e della notte.

    Hatteras conosceva tanto bene quanto Shandon lo stato delle sue scorte; ma, certo di trovare del combustibile all'Isola
    Beechey, egli non intendeva perdere un minuto per misura d'economia. Era assai in ritardo per via della sua deviazione
    a sud e, se aveva preso la precauzione di lasciare l'Inghilterra sin dal mese di aprile, non si trovava, ora, pi\`u
    innanzi delle spedizioni precedenti a una tale epoca. Il 30 si rilev\`o il Capo Walker, all'estremit\`a nord-est della
    Terra del Principe di Galles.

    \`E la punta estrema che Kennedy e Bellot videro il 3 maggio 1852, dopo un'escursione attraverso tutto il Nord-Sommerset. Gi\`a nel 1851, il capitano Ommaney, della spedizione Austin, aveva avuto di potervi rifornire il suo
    distaccamento. Quel capo, assai elevato, \`e notevole per il suo colore d'un rosso bruno. Da l\`a, quando \`e sereno,
    la vista pu\`o spaziare fino all'imbocco del Canale Wellington. Verso sera, si vide il Capo Bellot separato dal Capo
    Walker dalla Baia di MacLeon. Il Capo Bellot fu cos\`i chiamato al cospetto del giovane ufficiale francese che la
    spedizione inglese salut\`o con un triplice hurr\`a. In quel luogo, la costa \`e fatta di una pietra calcarea
    giallastra, d'apparenza assai rugosa. Essa \`e difesa da enormi ghiacci che i venti del nord vi accumulano nella
    maniera pi\`u imponente. Essa fu ben presto perduta di vista dall'\textit{Avanti}, che si apr\`i, attraverso ghiacci
    mal cementati, una strada verso l'Isola Beechey, attraversando lo Stretto di Barrow. Hatteras, risoluto a marciare in
    linea retta, per non essere trascinato al di l\`a dell'isola,
    %\vspace*{-1.4pt}
    non lasci\`o mai il suo posto durante i giorni seguenti;
    egli saliva frequentemente sulle crocette del parrocchetto per scegliere i passaggi vantaggiosi. Tutto ci\`o che
    possono fare l'abilit\`a, il sangue freddo, l'audacia, il genio anche di un marinaio, egli lo fece durante la
    traversata dello stretto. La sorte, \`e vero, non lo assecondava per nulla, poich\'e a quell'epoca egli avrebbe dovuto
    trovare il mare pressappoco sgombro. Ma, alla fine, non lesinando n\'e il suo vapore, n\'e il suo equipaggio, n\'e se
    stesso, raggiunse il suo scopo. Il 3 luglio, alle undici del mattino, il pilota artico segnal\`o una terra a nord.
    Fatta la sua osservazione, Hatteras riconobbe l'Isola Beechey, quel punto d'incontro comune di tutti i navigatori
    artici.

    L\`i approdarono quasi tutti i navigatori che si avventurarono in questi mari. L\`i Franklin affront\`o il suo primo
    svernamento prima di addentrarsi nello Stretto di Wellington. L\`i Creswell, il luogotenente di MacClure, dopo aver
    superato quattrocentosettanta miglia sui ghiacci, si riaggreg\`o alla \textit{Fenice} e ritorn\`o in Inghilterra.
    L'ultima nave che gett\`o l'ancora all'Isola Beechey prima dell'\textit{Avanti}, fu il \textit{Fox}; MacClintock vi si
    riforn\`i l'undici agosto 1855 (\footnote{\ \ Svista di Verne: siamo nel 1860, e il \textit{Fox} approd\`o a
    quest'isola nel 1858, non nel 1855: nel capitolo XIV aveva infatti scritto: — {\guillemotleft}…\textit{lady
    Franklin sperava ancora e, coi resti della sua fortuna, equipaggi\`o il Fox, comandato da MacClintock. Esso part\`i nel
    1857, svern\`o nei paraggi in cui voi ci siete apparso, capitano, pervenne all'Isola Beechey l'undici agosto 1858…
    }{\guillemotright} La vera data \`e infatti: 11 agosto 1858, correndo fra l'altro, nella finzione del romanzo, l'anno
    1860 all'arrivo dell'\textit{Avanti} a detta isola.}) e vi riatt\`o le abitazioni e i magazzini. Non erano passati che
    due anni da allora; Hatteras era al corrente di questi dettagli.

    Il cuore del nostromo batteva forte alla vista di quell'isola; quando la visit\`o, egli era allora quartiermastro a
    bordo della \textit{Fenice}; Hatteras lo interrog\`o sulla disposizione della costa, sulla facilit\`a dell'ancoraggio,
    sull'approdo possibile. Il tempo diveniva magnifico; la temperatura si manteneva a cinquantasette gradi
    (+14{\textdegree} centigradi).
    \end{document}
    `

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