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22 Gennaio 2026 alle 22:01 in risposta a: giustificazione verticale in epoca anteriore al computer #122576::
Onestamente non mi sembra difficile replicare lo schema di quella foto, anche se occorrono molte scatole e molti \nobreak, né più ne meno come i comandi di sezionamento, tipo \section*, che non numerano la sezione, ma non staccano il titolo dalla prima riga di quanto segue; naturalmente ci vogliono comandi particolari per comporre il titolo delle \section* sia per mettere in maiuscoletto il nome dell’attore, sie per descrivere le azioni che dovrebbe fare nel pronunciare la sua battuta: battuta in carattere normale e azioni in \footnotesize, o in carattere ancora più piccolo; il tutto che comincia con un grande rientro, nella foto di circa 0.5\teztwidth. Ci vogliono anche enormi penalità per evirare righe orfane; ci vuole un bel \raggedbottom e un valore molto piccolo del margine inferiore, almeno per replicare il testo della foto.
Ma senza provare a farlo direttamente, quanto ho scritto sopra sono solo idee con cui sperimentare.
18 Gennaio 2026 alle 15:13 in risposta a: Problema con un grafico Ps-Tricks ed il pacchetto underscore #122566::
Visto che prima eseguivi da terminale la sequenza dvi->ps->pdf sai dare comandi dal terminale (o come si chiama col tuo sistema operativo). Allora abilitare lo shell escape vuol dire quanto segue. Se il tuo file sorgente si chiama miofile.tex si da da terminale il comando seguente`pdflatex -shell-escape -file-line-error -synctex=1 miofile.tex`
dove le cose precedute dalla lineetta sono alcune delle opzioni disponibili quando si usa pdflatex.
Questa serie di opzioni vuol dire:
-shell-escape abilita lo shell escape
-file-line-error fermati ad ogni errore e indicane il numero di riga
dove è avvenuto
-synctex=1 sincronizza quanto c’è nel pannello del il file sorgente
con quello che appare nel panello del file compostoCome ti ho detto con TeXShop questi comandi per il terminale scritti in modo leggermente diverso si chiamano Engines, e questi sono accessibili direttamente nel menù a discesa di TeXShop con il quale si possono impostare anche alcune delle righe magiche disponibili (codifica del sorgente, motore di composizione, file principale (utilissimo per poter compilare anche quando il pannello del sorgente è aperto sul nome di un file secondario) lingua del correttore ortografico, motore di gestione dei database bibliografici, eccetera).
Con Texstudio si possono fare più o meno le stesse cose non solo per le righe magiche, ma anche per i motori di composizione; siccome non uso più Texstudiio da molti anni, non ricordo come si fa a definire nuove operazioni o a configurare operazioni già presenti ma con opzioni diverse.In ogni caso l’opzione shell-escape è prudente usarla solo quando è veramente necessario e quando è sicuro; serve per dire al programma di scrittura del file sorgente (il famoso LaTeX friendly editor, come sono quasi tutti gli odierni editor per LaTeX) di fermarsi, poi di lanciare un programma esterno, e poi, quando questo ha finito, di riprendere il controllo. La prudenza serve per evitare di lanciare inavvertitamente del malware che potrebbe produrre seri danni non solo al sistema TeX ma all’intero elaboratore. Esiste una breve lista di programmi sicuri che non hanno bisogno che venga abilitato lo shell-escape; fra questi c’è il programma makeindex, che viene usato dietro le quinte dal pacchetto imakeidx, per cui fare indici analitici oggi, e da tre o quattro lustri, facilita enormemente la creazione di indici analitici, di nomenclature, di glossari, e simili. Con TeXShop si possono ripetere quante compilazioni sono necessarie per costruire le bibliografie, sia usando bibtex sia biber: tremendamente utile; bibtex e biber sono altri due programmi esterni sicuri. L’elenco dei programmi sicuri credo che permetta di usare dei programmi della collezione PSTricks, ma anche qui, visto che non uso mai pacchetti di questa collezione, non saprei dirti di più.
Come vedi il sistema TeX non è limitato a pdflatex, lualatex e simili.
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Sì, è vero, ma l’estensione di babel-italian ammona a 4 o 5 righe di codice, mentre Nicola Talbot ama fare le cose comolicate in tutti i linguaggi del mondo le cui estensioni sono mantenute da altri; quindi un caos tremendo. Le consuetudini locali è meglio che siano gestite direttamente dai manutentori dei singoli file destinato a ciascuna lingua.Ma hai fatto benissimo a segnalarlo.
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Temo che solo TeXShop abbia nellla riga suoeriore l’indicazione Macros, cliccando la quale scende un menù a tendina dove ci sono le informazioni per inserire tutte le righe magiche disponibili; in effetti ciascuna lancia un “engine” (cioè un script in non so quale scripting language) che lancia il rpogramma di compilazione co le opzioni preimpostate come opzioni dei comandi che potresti dare direttamente se lanciassi il programma dala riga di comando.
Ricordo che molti anni fa, diciamo 7 anni fa, ero riuscito a fare la stessa cosa con TeXstudio, sebbene la cosa fosse leggermente più complessa.
D’altra parte sia TeXShop sia TeXstudio hanno un Help nel quale sono descritte queste cose.
Mi spiace di non essere capace di dirti qualcosa di più utile; d’altra parte le mie vecchie reminiscenze di circa 20 anni fa, quando avevo una piattaforma Windows nella quale avevo diviso il disco fisso in due parti e in una avevo installato Ubuntu. Però 20 anni fa le righe magiche non esistevano.
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Sì, LuaLaTeX non è ancora arrivato alla versione 2.0 di PDF, ma arriva solo alla versione 1.7. Devi specificare questa cosa fra i metadati, come c’è scritto nella guida tematica.
Dalla lettura di un articolo di Hans Hagen sull’ultimo TUGboat, sembrerebbe che l’obbiettivo 2.0 sia vicino; forse sarà a posto con la nuova distribuzione di TeXLive 2026 il prossimo marzo. Debian arriva qualche mese dopo.
Tuttavia con la versione 1.7 l’archiviabilità non è certa ma con un’altissima probabilità di successo.
20 Dicembre 2025 alle 8:12 in risposta a: Problema con un grafico Ps-Tricks ed il pacchetto underscore #122563::
Mentre cercavo di rispondere a MisterX76 e a leggere le risposte di MatteoF, accidentalmente ho (ri)scoperto una funzionalità che non ricordavo di avere con il software che uso.Con il Mac quando si installa la versione di TeXLive adatta al Mac, viene installato anche l’ottimo LaTeX friendly TeXShop, che è accompangato da una serie di manuali d’uso che da utente poliennale non leggo più da un pezzo. Ma nel documento Manual.pdf (accessibile dal suo menù a tendina Help) si parla anche di che cosa fa TeXshop con file che non riguardano direttamente il sistema TeX, come i formati di file diversi da quelli del sistema TeX, per esempio i file delle fotografia e simili.
Nella pagina 173 di questo manuale c’è scritto:
Files with extensions .jpg, .tif, .eps, or .pdf are opened as graphic files.
TeXShop can also open .dvi and .ps files. In these cases, it converts the file to pdf and displays this pdf file.
Queste informazioni valgono dal 2023.
Non c’è scritto che il file convertito viene salvato nella stessa cartella dove c’è il file da convertire e avevo immaginato che questa operazione di conversione fosse eseguita solo in funzione della visualizzazione.
Invece, proprio lavorando sul codice di MisterX76 e su un paio di altre immagini in formato .ps, ho constatato che il file convertito vine anche salvato.Dunque, chiunque si trovasse nella situazione descritta da MisterX76 e disponesse di un Mac, non avrebbe nessun problema a convertire un file .ps in un file .pdf e a importarlo nel suo documento.
Chi non disponesse di un Mac dovrebbe usare i procedimenti che ho indicato nel mio precedente messaggio, oppure quanto descritto da MatteoF, cioè di compilare il suo documento con LuaLaTeX.Con questo non voglio dire che uno dovrebbe procurarsi un Mac e gettare via il suo PC; ci mancherebbe altro. Vuol solo ricordare ai possessori di Mac che TeXShop fa cose che spesso non sono conosciute nemmeno da chi, come me, usa questo strumento da molti anni. Consiglio di aprire Help e di esaminare le numerose funzionalità di questo strumento preziosissimo.
17 Dicembre 2025 alle 22:29 in risposta a: Problema con un grafico Ps-Tricks ed il pacchetto underscore #122561::
Direi che ti basta avere un convertitore da ps a eps, perché pdfLaTeX può importare figure in formato encapsulated postscrit, da cui l’estensione .eps.Forse potresti servirti del pacchetto pdftricks; leggine la documentazione dando da terminale/finestra comandi il comando texdoc pdftriks perché il motore pdflatex deve poter automaticamente accedere a comandi del sistema operativo per lanciare dietro le quinte il convertitore affinché possa importare l’immagine nel formato giusto.
A parte il problema PS –> EPS, ti segnalo che con una installazione moderna non bisogna mai caricare i due pacchetti amssymb e latexsym; i glifi del secondo sono accessibili direttamente dal primo; non solo ma il secondo spreca un gruppo di font matematici e può produrre interferenze col primo. L’installazione di latexsym.sty serve per comporre vecchissimi documenti creati prima che l’America Mathematical Society distribuisse i pacchetti i cui nomi cominciano com ams.
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Battista, ho fatto cilecca. Sì il sito del NIST offre diversi manuali più o meno normativi, ma l’uunica cosa che ho trovato è “NIST Technical Note 1297” dal titolo “Guidelines for Evaluating and Expressing the Uncertainty of NIST Measurement Results”.
Qui la variabile casuale “incertezza” (in inglese Uncertainty) viene indicata col simbolo ‘U’, iniziale della parola inglese. Per altro il simbolo U, secondo le norme ISO è uno dei simboli prescritto per la matrice identità; gli altri sono I e 1.Anche se è vero che l’incertezza delle misure è casuale e spesso viene assunta o ipotizzata con una distribuzione gaussiana, a me parrebbe un insieme di ipotesi restrittive, troppo restrittive, specialmente se le vuoi usare per gestire nuovamente il problema di interpolazione ottimale di un insieme di dati sperimentali. Per la verità è ragionevole assumere che gli errori di misura abbiano una distribuzione gaussiana, se non altro perché è difficile determinare tale incertezza. Però…
Forse sarebbe meglio chiedere a qualche scienziato dell’Istituto Italiano di Metrologia, perché, anche con Heisenberg (*), questo istituto è talmente avanzato con la misura del tempo che riesce ad elaborare tali misure con una incertezza che riguarda la quindicesima cifra della misura. Ovviamente lavora con orologi atomici che hanno una incertezza sulla tredicesima cifra, ma evidentemente con elaborazioni che tengono conto di tante misure e adeguate ipotesi, riescono ad andare oltre. E infatti quell’istituto è uno dei cinque nel mondo che formano il gruppo che stabilisce il tempo valido per tutta la Terra (NIST, Londra, Parigi, Ginevra, Torino).(*) L’incertezza di Heisenberg è molto più piccola dell’incertezza delle misure dell’IIM e degli altri 4 laboratori, ma l’ho citato perché tutto è incerto, anche per la fisica.
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Battista, ho consultato il manuale NIST811 che non riporta solo le norme per usare le unità di misura ma indica anche come scrivere la matematica, almeno per coloro che lavorano presso il NIST.Non ho trovato niente, ma ho anche un altro manuale relativo all’incertezza delle misure; infatti le quantità di cui si occupano le scienze sperimentali (inclusa la statistica che è affine alla teoria delle probabilità, ma la statistica è sperimentale e la teoria delle probabilità è, appunto, teorica); le misure sono sempre soggette a certe dosi di incertezza; sono entità fuzzy, come si dice in inglese. quindi 100 misure dalla stessa lunghezza reale danno di solito indicazioni casuali attorno a un presunto valor medio statisticamente definibile.
È quindi possibile che le indicazioni NIST sull’incertezza delle misure parlino anche della scrittura di queste variazioni casuali.
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Matteo il tuo messaggio è prezioso. Quanto dici che senza un MWE non riesci a vedere, è in realtà contenuto in quanto tu descrivi successivamente quando dici che le cose sono diverse se si legge una documentazione non ancora ufficiale.Quello che è certo è che io ho provato a configurare solo con pdfmanagement prima di \documentclass, il mio file FileArchiviabili.pdf, specificando sempre la versione 1.7 per tutte le prove, e che le versioni senza tagging compilate con gli standard PDF/A 1b, 2b, 3b sono conformi alle norme ISO. Non ho provato 4b, e nemmeno gli UA, nel senso che forse sono compilabili, ma non credo che gli UA siano conformi perché gli UA richiedono il tagging completo, che ancora il Team (essenzialmente Ulrike Fischer) non hanno completato; aggiungo: il Team si occupa e si occuperà solo dei formati, delle classi e dei pacchetti che si trovano nelle cartelle /base e /tools, non degli altri pacchetti che sono di competenza dei vari volontari che contribuiscono all’arricchimento delle funzionalità del sistema TeX.
Io sarei uno che contribuisce, ma non capisco niente di tagging, quindi per quel che mi riguarda i miei pacchetti non passeranno mai nei i livelli 1a, 2a, 3a, meno che mai 4a e UA.
Ancora grazie mille per il tuo messaggio molto chiaro e utilissimo.
Claudio
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Sono riuscito a fare diversi esperimenti dopo avere letto con attenzione sia la newsletter che hai segnalato sia la documentazione di pdfmanagement.Ho constatato quanto segue:
1) il tuo preambolo funziona perfettamente sia con il livello 3b sia con il livello 2b (non ho controllato il livello 1b che in effetti sarebbe sempre meglio evitare a causa delle sue limitazioni); c’è un “però” che descrivo dopo.
2) La soluzione del tuo preambolo va benissimo, ma stranamente confligge con quanto c’è scritto nella documentazione del pacchetto pdfmanagement. In questa documentazione c’è scritto che \DocumentMetadata (caricato prima di \documentclass) carica a sua volta pdfmanagement, e se questo viene caricato dall’utente dopo \DocumentMetadata, ma prima oppure dopo \documentclass, viene tranquillamente ignorato perché è già stato caricato da \DocumentMetadata. Ma, se invece di caricare pdfmanagement come nel tuo esempio, si usa il comando \DocumentMetadata, come indicato nella documentazione, si incontrano irregolarità di ogni genere e il procedimento produce un file pdf pieno di errori visibili ad occhio nudo, e comunque non conforme alle norme. Almeno così è successo a me.
Ciò detto, ho constatato che, con la mia installazione aggiornata a un paio di giorni fa, compilo con LuaLaTeX è necessario specificare la versione del codice PDF a 1.7 e non a 2.0, perché LuaLaTeX arriva solo alla versione 1.7; non credo che sia un grosso problema e il LuaTeX Team sta lavorando alacremente aggiornando LuaLaTeX con modifiche quasi giornaliere.
Non so se puoi verificare quanto ho scritto sopra o se sono io che faccio qualche errore di cui non mi accorgo.
Ti sono molto grato per avermi svegliato dal mio assopimento convalescenziale.
Claudio
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Grazie Matteo,
Sono aggiornato ma mi è sfuggita la presenza di questo nuovo pacchetto che sostituisce DocumentMetadata.
Cerco di intervenire al più presto sulla guida tematica.Mi stupisco dal tuo esempio che funzioni con la versione 1.7 di PDF. Io non ci guardo tutti i momenti, ma mi pare che per ora il sistema TeX, anche lavorando con LuaLaTeX produca un PDF di livello 1.5. Forse non guardo nei posti giusti.
Inoltre sono ancora convalescente di una operazione di cataratta ad un occhio e non ho ancora gli occhiali aggiornati. Ci metterò almeno una settimana prima di poter fare esperimenti.
Intanto grazie mille
Claudio (old)
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O io sono troppo arrugginito o non sei stato sufficientemente chiaro per i miei vecchi neuroni; ed è comprensibile dopo tre anni che non usi LaTeX/ probabilmente non disponi nemmeno di una versione aggiornata al 2025. Non specifichi se usi TeX Live o MiKTeX, perché bene o male sono leggermente diversi. Ti ricordo che TeXLive viene rinnovato ogni anno in primavera, di solito a marzo; MiKTeX è sempre leggermente in ritardo. Inotre TeX Live consente di aggiornare i singoli pacchetti e di aggiungerne di nuovo quasi ogni giorno; io aggiorno ogni 7 o 10 giorni e ogni volta vedo un elenco di alcune decine di pacchetti aggiornati e una mezza dozzina di pacchetti nuovi.Tirando un po’ a indovinare direi che i primo messaggio d’errore era causato da fatto che non avevi eseguito la sequenza che poi hai eseguito con TeXstudio.
Invece natbib è un pacchetto da usare con il vecchio bibtex, mentre per biblatex è un’opzione; che biblatex sostituisce tutti i pacchetti precedenti (compreso natbib) e sceglie gli stili mediante opzioni, per poi lanciare il programma esterno biber che a sua volta riceve da biblatex e legge dal file .aux legge i riferimenti delle voci da estrarre dal database bibliografico.Scusami forse ho scritto delle banalità, ma forse ti ho spiegato perché la seconda volta il tutto ha funzionato come si deve. Forse invece non ti ho spiegato niente, perché non avevo capito quello che avevi scritto; perdonami.
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