OldClaudio

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  • in risposta a: Errore \Gin@iii – Non riesco a inserire le figure #41342
    OldClaudio
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      Sono sorpreso che venga ancora dato agli autori un file di classe vecchio di 12 anni:

      `
      \ProvidesClass{singlecol}
      [1998/05/05 v1.3y
      Standard LaTeX document class]
      `

      Per giunta spacciato epr un file singlecol-new.cls, vale a dire che se c’è il new doveva esistere anche un old.

      Capisco la filosofia del “se funziona, non cambiare”, ma nel software bisogna aggiornare con parti più aggiornate, verosimilmente funzionanti meglio e più robuste.

      Io ho una idiosincrasia all’uso del vecchio pacchetto eps; allora, nel 1998, era forse l’opzione migliore a disposizione, ma oggi c’è graphicx.
      graphics credo che fosse usato solo a quei tempi, poi è stato creato graphicx
      leqno.sty è un residuo del vecchio LaTeX209, defunto (o ibernato) nel 1994.
      Potrei continuare, ma questo non risolve i problemi.

      Quando vedo queste cose, mi viene una gran tristezza nel constatare come certe riviste fanno “finta” di ricevere articoli in LaTeX, ma sono le prime a non aggiornarsi e a non dare adeguate informazioni agli autori.

      in risposta a: problemi nel compilare file in seguito a nuova installazione #41365
      OldClaudio
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        Non so quali file tu stessi compilando, ma ti posso dire che se babel si lamenta per la mancanza dell’italiano è perché MiKTeX in prma installazione non ha l’italiano fra le lingue di cui conosce la sillabazione.
        Clicca Avvio|Programmi|MiKTeX| MiKTeX settings

        Scegli Languages; marca italian

        Ritorna a General; clicca (cito a memoria, perché non uso windows quasi mai, e non sul PC che sto usando) Recreate formats

        quando tutto sarà finito, l’errore di babele che non dice che non conosce la lingua italian non ci sarà più.

        in risposta a: Gestire il carattere nell’ambiente displaymath #41387
        OldClaudio
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          Formula difficile (eufemismo per dire che non ho la puù vaga idea di che cosa significhi; non so nemmeno leggerla; ma questo dipende dalla mia ignoranza).

          Tuttavia se usi il pacchetto amsmath, e se hai letto la sua documentazione, non dovrebbe esserti sfuggito che puoi usare per tutte le frazioni il comando \dfrac{…}{…} invece di \frac{…}{…}; il “d” iniziale sta a dire che usa lo stile diplaystyle anche quando LaTeX vorrebbe usare (e usa) lo scriptstyle o lo scrciptscriptstyle.

          in risposta a: Dimensione pagine #40568
          OldClaudio
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            Per intendersi, quello che vorrei ottenere è una cosa simile a quando si mette
            \pdfpageheight 140mm e \pdfpagewidth 93.5mm. Ma per fare sì che questi comandi siano attuati occorre compilare subito pdflatex il che non è buono.

            Per me non è buono passare per PS, ma ovviamente ognuno la può pensare come vuole.

            Il passaggio miofile.tex latex dvips — miofile.ps ps2pdf miofile.pdf mi pare tortuoso, anche perché nel 99% dei casi non occorrono le specificità del formato PS da distillare in formato PDF. Oggi, con una versione moderna della distribuzione del sistema TeX, gli inconvenienti che il compilatore aveva quando c’era da gestire figure in formato eps o parti scritte conPSTricks, sono scomparse, come è scompara l’assenza quasi totale di shell editor capaci di passare con un click dalla finestra del sorgente .tex alla finestra del compilato .pdf e viceversa.

            Happy pdfLaTeXing 😀

            in risposta a: “L’arte di scrivere con LaTeX” #23286
            OldClaudio
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              Carissimi,
              Lorenzo dice una cosa importantissima: una cosa è facile o difficile per una data persona, non è facile o difficile per tutti.
              Lucio sta cercando di imparare LaTeX leggendo tutto quello che può leggere; se vuole leggere cose più difficili dell’arte di Lorenzo può consultare L’introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX (vedi sito GuIT).
              Sono due approcci diversi, forse complementari, una persona può trovarsi meglio con uno dei due testi, un’altra con l’altro testo.

              Il fatto è, a mio parere, che LaTeX non è né facile né difficile: è complesso. Lo è perché richiede innanzi tutto un approccio diverso al modo di scrivere: pesare al contenuto, senza pensare alla forma, come invece si fa quando si usa Word o OpenOffice.Questi ti permettono di scrivere subito una lettera commerciale senza sapere nulal di composizione; si usano anche come semplici macchine da scrivere; quando vuoi fare qualcosina di meglio, bisogna che ti metti a leggere la documentazione, che più sovente di quanto si immagini è incomprensibile, e lo è maggiormente in italiano, al punto che io preferisco leggerla in inglese…

              Lucio, invece, cerca alle sue prime armi di occuparsi della forma; Il suo problema del crop impostato sulla mailing list e sul forum (sezione TeX e LaTeX) è un problema difficile, ma lui si è scontrato subito con un problema difficile, perché si occupa anche di stampare professionalmente creando le imposizioni sui fogli che formeranno le segnature.

              L’altro problema che ha proposto alla mailing list è un problema di disegno grafico della pagina. Altro problema difficile, che non tutti i LaTeXiani anche esperti hanno difficoltà a risolvere; non esistono soluzioni precostituite in pacchetti già pronti. Ma anche il disegno grafico è una cosa difficile, e quindi è difficile trovare delle soluzioni facili a problemi difficili.

              Lucio espone la sua idea di comandi incoerenti in LaTeX; Ha ragione: l’asterisco appeso a molti comandi ne cambia il significato in modo incoerente, vale a dire che non produce lo stesso effetto qualunque sia il comando a cui viene appeso. Ha ragione, non ci avevo mai pensato. Ma ho sempre trovato importante leggere la documentazione di ciascun pacchetto e quindi so che \polygon e \polygon* del pacchetto pict2e si comportano come \circle e \circle* (quindi sono coerenti nell’uso dell’asterisco), ma quando scrivo \chapter e \chapter* ho un comportamanto dell’asterisco diverso, per altro spiegato benissimo nel manuale di Lamport, e in tutte le guide dalla ShortGuide a LaTeX per l’impaziente, eccetera. e per gli ambienti? table e table* sono due cose diverse che richiedono anche due sintassi diverse. L’incoerenza cresce ancora, ma è tutto spiegato nelle guide. D’altra parte è logico che funzionando come interruttore logico (asterisco presente, asterisco assente) l’asterisco cambi una sola proprietà del comando: se ci riferiamo ad un comando di disegno, l’asterisco cambia una proprietà grafica; se ci riferiamo ad un ambiente di sezionamento, l’asterisco inverte una proprietà di numerazione ed indicizzazione; se ci riferiamo ad un ambiente per comporre oggetti flottanti, l’asterisco cambia la propietà relativa a quale giustezza fa riferimento quando si compone a due colonne(una colonna o testo completo?) Se uno entra nella logica giusta, l’asterisco non è più incoerente e la memoria non è più un fattore determinante.

              Ma la complessità di LaTeX è dovuta anche al fatto che le sue componenti, migliaia di contributi di autori con background di programmazione da elevato a nullo, sono tutte open source; l’incoerenza è quindi in un certo senso naturale, e sarebbe troppo difficile avere un coordinatore a livello mondiale che si occupi di rendere coerenti tutti i pacchetti. Io stesso ho molto peccato in questo senso, sia per la presunzione di caricare su CTAN miei pacchetti che ritengo utili, ma di cui non ho controllato il corretto funzionamento insieme a tutti gli altri pacchetti esistenti, sia per la mia povertà di arte programmatoria.

              Un aspetto che io non ho rispettato è stato quello di usare un “name space” particolare; risultato: alcuni miei comandi sono in conflitto non solo con comandi di altri pacchetti, ma anche con alcuni comandi base del linguaggio TeX.

              Come fa allora un principiante a imparare LaTeX? deve andare per gradi e non affrontare problemi difficili prima di aver imparato a risolvere problemi facili. Non serve a leggere un manuale, anche solo di una cinquantina di pagine, e poi pensare di conoscere tutta la complessità di LaTeX. Anche in un simile manuale si affrontano prima i problemi della composizione del testo, poi quelli della matematica , poi quelli della creazione di nuove macro, poi il disegno grafico, Quest’ultimo, per altro è raramente trattato, perché richiede una professionalità molto elevata, per non fare le porcherie che si possono fare tanto facilmente con i word processor. Ma si possono leggere le documentazioni di quei pacchetti che consentono di alterare il disegno della pagina o di creare disegni particolari (vedi per esempio il pacchetto geometry, o le classi memoir e quelle della collezione komaSCR). Non consentiranno di fare tutto, ma consentono di fare molto, e, grazie ai loro vincoli, consentono di non fare cose troppo brutte.
              Per chi mi legge: uso LaTeX dal 1986; il mio primo uso, prima ancora di scrivere un qualunque documento, è stato quello di modificare le testatine della classe book. In retrospettiva ritengo di avere fatto un grosso errore ad affrontare un problema così difficile, prima di avere composto alcuni documenti degni di questo nome.

              in risposta a: footline e immagine che esce #39661
              OldClaudio
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                Non so come si faccia, ad aumentare la footline, probabilmente definendo un’altra beamercolorbox che contenga le tre già definite.

                Ma il punto non è questo. Il punto è che bisogna inserire in ogni diapositiva quanto ci sta, non troppo, senza ridurre il font che di default è già piccolo, anche se l’immagine viene ingrandita molto quando la si proietta; inoltre con questo stile o con qualunque altro stile, se ci si mette troppo roba, questa scompare sutto la footline con o senza fotografia o logo.

                È sbagliato usare un allargamento di riga, specialmente se si usano slide così fitte; ma è sbagliato in generale; se si vuole si potrebbe usare un size di default uno o due punti in più, migliorando la leggibilità, ma non allontanando le righe.

                Poi per una singola diapositiva che abbia una sola riga che sfora si può rimediare con una dichiarazione \small all’inizio di quel frame. Non scendere sotto a \small.

                Poi quando la slide è troppo piena la si divide in due slide; l’effetto comunicativo cambia? sì, certo, ma è meglio leggere due diapositive scritte come si deve o una sola diapositiva di cui o non si legge una parte o è scritta troppo in piccolo per poterla legere agevolmente dal fondo della sala?

                Beamer non spezza il testo dei suoi frame, come fanno altri programmi analoghi. Sta al compositore andare a capo, su un frame nuovo inserendo i debiti comandi \end{frame{\begin{frame} quando il contenuto dell’unico frame scompare sotto alla footline.

                Capisco che devi usare quel theme; ma la head line sottile e la foot line ancora più sottile sono fatti per altri scopi, non certo per inserire un logo “quadrato”, casomai un semplice logo lineare: per esempio scrivendo FIAT invece di usare il tondo rosso con cornice argento e lettering metallizzato che usa la ditta torinese in ogni occasione. Capisco che non lo puoi fare… e il capo ti ha detto che devi fare in un certo modo, ma puoi anche far vedere al capo quanto sia brutto il logo troppo alto..

                Scusami, non sono stato di nessun aiuto

                in risposta a: Quale documentclass? + Crop in texlive 2008 [RISOLTO] #38548
                OldClaudio
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                  Lucrus aveva due problemi; mettere d’accordo quello che otteneva con ubuntu/TeXlive2007 con quello che otteneva con TeXlive2008, e come ottenenre il numero del capito scritto in bianco sipra un trinagolo nero sull spigolo in basso a destra a filo dei crocini.

                  Io ho provato con TeXlive2009, eseguendo sempre pdflatex, quindi senza problmeni con il suo primo file, ma vi ho aggiunto anche il triangolo nero col numero del capitolo. la soluzione, un po’ scorciata è la seguente
                  `
                  \documentclass[10pt]{book}
                  \usepackage[T1]{fontenc}
                  \usepackage[dvips=false,pdftex=false,vtex=false]{geometry}
                  \geometry{
                  paperwidth=150mm,
                  paperheight=210mm,
                  margin=9mm,
                  bottom=11mm,
                  nohead
                  }
                  \usepackage[cam,width=210mm,height=297mm,center,dvips]{crop}
                  \usepackage{graphicx}
                  \usepackage{pict2e}[2009/06/01]
                  \usepackage{color}

                  \makeatletter
                  \renewcommand*\ps@plain{\let\@mkboth\@gobbletwo
                  \let\@oddhead\@empty
                  \def\@oddfoot{\reset@font\hfil\thepage\hfil\TriangleChapter}
                  \let\@evenhead\@empty
                  \def\@evenfoot{\reset@font\hfil\thepage\hfil}}

                  \renewcommand*\ps@headings{%
                  \def\@oddfoot{\null\hfill\TriangleChapter}%
                  \let\@evenfoot\@empty
                  \def\@evenhead{\thepage\hfil\slshape\leftmark}%
                  \def\@oddhead{{\slshape\rightmark}\hfil\thepage}%
                  \let\@mkboth\markboth
                  \def\chaptermark##1{%
                  \markboth {\MakeUppercase{%
                  \ifnum \c@secnumdepth >\m@ne
                  \if@mainmatter
                  \@chapapp\ \thechapter. \ %
                  \fi
                  \fi
                  ##1}}{}}%
                  \def\sectionmark##1{%
                  \markright {\MakeUppercase{%
                  \ifnum \c@secnumdepth >\z@
                  \thesection. \ %
                  \fi
                  ##1}}}}

                  \providecommand*\TriangleChapter{}
                  \makeatletter
                  \renewcommand*\TriangleChapter{\begin{picture}(0,0)
                  \put(26,-09){\polygon*(0,0)(0,84)(-84,0)}
                  \put(-06,19){\rotatebox[origin=c]{45}{\makebox(0,0){\textcolor{white}{\huge\bfseries\Roman{chapter}}}}}
                  \end{picture}}

                  \pagestyle{headings}
                  \begin{document}\errorcontextlines=9

                  \pagestyle{headings}

                  \setcounter{chapter}{7}
                  \chapter{Capitolo di prova}
                  \newpage
                  bla bla

                  \newpage

                  Blo blo

                  \end{document}
                  `

                  Si tratta di ridefinre la macro che serve per comporre il piedino delle pagine dispari sia nello stile plain (prima pagina dei cpaitoli) sia nello stile headings (pagine successive}. Basta copiare le definizioni originali da latex.ltx e da book.cls, e modificarle un pochino per inserire una “picture” di dimensioni nulle e poi usare il semplice anbiente picture arricchito dai comandi promessi da Lamport nella sua guida del 94 e finalmente disponibili con l’estensione pict2e.sty. Come si vede è poi tutto contenuto nella macro \TriangleChapter, che si riduce a quattro righe.

                  Chiunque può fare andare questo codice con pdflatex e vedere che cosa succede. 8)

                  in risposta a: pdf/A ?? #39580
                  OldClaudio
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                    Ho scritto su ArsTeXnica un articolo sull’argometo; purtroppo il numero 7 della rivista non è ancora scaricabile nella sua interezza, e contiene solo gli abstracts. I soci del Guit, ricevono la rivista in abbonamento.

                    Per farla breve è estremamente difficile che un file passi le verifiche di conformità dello standard archiviabile pdf/a anche nella forma meno stringente chiamanta pdf/a-1b.

                    Innanzi tutto bisogna usare con pdflatex il pacchetto pdfx con l’opzione pdfa (leggere la documentazione); bisogna avere predisposto un file speciale con i metadata necessari alla conformaità rispettando accuratamente la sintassi di quei metadata (leggere la documentazione). Bisogna speficicare un profilo di colore effettivo e valido; bisogna usare font che siano costruiti correttamente; fra questi non compaiono nemmeno i font matematici standard del sistema TeX; nel mio articolo ho indicato come correggere gli errori generati dai font che contengono segni con larghezza nulla (per esempio il segno prodotto con il comando \not per negare un operatore di relazione). Per la conformità con lo standard psd/a-1b non è necessario che i font siano completamente inclusi, ma siano inclusi tutti i segni di ogni font che vengono usati nel documento; i font bitmapped sono vietati.

                    Detto questo, io sono riuscito a creare alcuni documenti pdt conformi, ma ci ho sudato le proverbiali sette camicie; mi pare strano che Karlsruhe TH, che conosco bene, richieda un formato così specifico, senza mettere a disposizione un servizio di consulenza e dei sistemi infomatici hardware e software per superare le infinite difficoltà che bisogna affrontare per produrre file conformi alla specifica ISO 19005-1 (deta volgarmente pdf/a).

                    in risposta a: problema xtab #35553
                    OldClaudio
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                      Sì, ho provato e la presente versione di longtable funziona meglio di supertabular; davvero rende le colonne della stessa larghezza, cosa che supertabulr fa solo se tutte le colonne sono descritte con i descrittori p{…} standard, oppure m{…} e b{…} del pacchetto array. in compenso, a pari altre condizioni (larghezze fisse, tabcolsep, eccetera) mi pare che longtable prenda più spazio in orizzontale; poco poco, ma circa 1em in più su una tabella a tre clonne (vedi tabella B8 dell’appendice di Introduzione all’arte…). Probabilmente con supertabular avevo ridotto \tabcolsep e non ho fatto attenzione a questo dettaglio.

                      Concordo con Enrico che le tabelle su più pagine dovrebbero essere evitate; anche le tabelle routate di 90gradi; tuttavia capitano lunghi elenchi di cose che vanno comunque incolonnati e io trovo che sia sempre meno peggio usare una tabella su più pagine che un ambiente tabbing.

                      in risposta a: problema xtab #35550
                      OldClaudio
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                        Io è un po’ di tempo che non uso più longtable; probabilmente faccio male, perché gli aggiornamenti vengono fatti appunto per eliminare gli inconvenienti che si presentano; se riprovassi a ricomporre con longtable le lunghe tabelle che mi avevano fatto preferire supertabular, forse oggi non incontrerei gli stessi inconvenienti che avevo incontrato allora. Questa premessa serve per fare la tara a ciò che sto per dire.

                        1) Specificare tutte le colonne di supertabular con il descrittore p{…} è metodologicamente scorretto, come ha fatto notare Enrico; tuttavia bisogna sempre apportare delle correzioni que a là, quindi non mi scandalizzo se così facendo e constatando il risultato, aggiusto le larghezze di ogni colonna per ottimizzare il tutto.
                        2)… Già, ma è proprio quello che fa longtable, solo che lo fa in modo automatico; gli occorrono due o tre compilazioni, ma alla fine ce la fa; poi bisogna ancora aggiustare qualche inturruzione di pagina non ottimale, ma insomma il più è fatto. Ci riproverò.
                        3) Lorenzo: \multicolumn{2}{r}{piede lunghissimo} non va bene, perché il piede lunghissimo viene comunque copmposto su una sola riga, la cui lunghezza, se maggiore della larghezza delle due colonne “normali”, stabilisce la larghezza dell’intera tabella, che può di nuovo uscire dai margini; se il titolo/piede/intestazione è davvero lunghissimo, allora diventa necessario comporlo su più righe e diventa quindi obbligatorio usare il descrittore p{…}; siamo di nuovo daccapo con la ricerca ottimale della larghezza da specificare procedendo a mano.

                        Conclusione: certamente riproverò ad usare longtable e vedrò se con le mie tabelle problematiche longtable va meglio di supertabular. In ogni caso va tenuto sempre presente che anche se alcune macro automatizzano qualche cosa, l’intervento manuale in molti casi con le tabelle molto lunghe continua ad essere necessario.

                        in risposta a: tabella ed immagine affiancata #35571
                        OldClaudio
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                          Io vedo due soluzioni:
                          1) leggi l’apposito topic nell’Introduzione all’arte… il cui link è qui sopra;
                          2) inserisci un fattore di scala di circa 0.57 (circa 4/7) nel comando \includegraphics, poi, a seconda dei risultati aggiusta il valore con maggiore finezza.

                          Una soluzione non esclude l’altra.

                          in risposta a: Problemi grafici in \LaTeX #35384
                          OldClaudio
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                            I suggerimenti che ti sono stati dati vanno benissimo; capisco che tu sia un neofita, ma mi pare strano che tu confonda l’editor TeXmaker (o qualunque altro editor) con il programma di composizione latex oppure pdflatex. TeXmaker non c’entra niente; qualunque altro editor ti produrrebbe gli stessi effetti.

                            Su ogni guida c’è scritto:

                            Latex importa solo i formati grafici eps, (ps) e metapost (con qualunque estensione)
                            pdflatex importa solo i formati grafici pdf, jpg, png e metapost (con l’estensione mps}

                            Tu produci i tuoi grafici con gnuplot; bene, allora perché non

                            1) esporti i tuoi grafici da gnuplot in formato metapost,
                            2) cambi l’estensione da, per esempio, grafico.5 in grafico-5.mps
                            3) importi il grafico, così prodotto e con l’estensione aggiustata, indifferentemente con latex o pdflatex?

                            Bene inteso in ogni caso non specificare mai l’estensione nell’argomento di \includegraphics: scrivi semplicemente:
                            `
                            \includegraphics[opzioni]{grafico-5}
                            `

                            Incidentalmente questa potrebbe essere la causa per la quale, nonostante i cambiamenti di formato eseguiti con ps2pdf o simili, non ti cambi niente nella produzione del file finale con pdflatex; se gli dici di importare grafico.eps, anche se esiste nella cartella il corrispondente grafico.pdf, pdflatex non lo cerca perché hai specificato quella estensione “illegale”. Se togli l’estensione, probabilmente i tuoi problemi svaniscono.

                            Ricordati anche che esiste un pacchetto epstopdf.sty che converte al volo le figure eps in figure pdf se nella tua distribuzione del sistema TeX è abilitato il comando \write18; leggi la documentazione di epstopdf.sty che, se il pacchetto è installato, è già nella cartella …/doc/epstopdf/ del tuo Liinux.

                            Buon lavoro!

                            in risposta a: Unità di misura in equazioni numerate #35240
                            OldClaudio
                            Partecipante
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                              Se la mia sfera di cristallo vede bene, tu vorresti indicare le unità di misura di fianco a una o più equazioni, numerate o non numerate, forse per specificare in che unità di misura è espresso il risultato.

                              A me pare completamente errata la sola idea di specificare le unità di misura se le equazioni riguardano grandezze fisiche e dove, quindi, le variabili rappresentano appunto delle grandezze fisiche. Queste non hanno bisogno di unità di misura, a meno che tu non stia scrivendo delle equazioni empiriche, cosa che ti sconsiglio vivamente, a meno che nella scienza di cui ti occupi vengano ignorate tutte le raccomandazioni, norme e quant’altro che riguardano la scrittura di equazioni coerenti fra grandezze fisiche.

                              L’unico caso in cui potrei vedere espresse delle unità di misura, sarebbe quando usi una costante fisica espressa numericamente; in questo caso la parte numerica della costante, la sua misura, va immediatamente seguita dall’unità di misura separata da uno spazio fine.

                              Se la mia sfera di cristallo è opaca, scusami e ignora questo messaggio.

                              in risposta a: tabella troppo grande per la pagina #34940
                              OldClaudio
                              Partecipante
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                                Hai provato a usare i pacchetti array e tabularx? Il primo è necessario al secondo, e il secondo ha un descrittore di colonna X che comporta l’allargabilità della colonna stessa fino a far si che l’intera tabella abbia la dimensione orizzontale uguale a quella specificata, Più colonne possono avere il descrittore X; sono tutte colonne in effetti di tipo p{…} di cui la larghezza viene calcolata dall’interprete che per questo motivo rallenta un poco; tuttavia la cosa è abbastanza rapida per cui non c’è da preoccuparsi più di tanto.

                                Poi si può riprogettare la tabella organizzandola in un altro modo.
                                Poi si può racchiudere la tabella nell’argomentio di resizebox, specificando la larghezza giusta (forse il contenuto diventa troppo piccolo da leggere?)

                                Comunque l’Arte e l’Introduzione danno molti suggerimenti per maneggiare le tabelle come si deve.

                                in risposta a: [RISOLTO] “Spegnere” la sillabazione #34818
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Non ho Vista, quindi non sono in grado di dire che cosa bisogna fare per inserire correttamente la silabzione italiana nella propria distribuzione del sistema TeX.
                                  Alcuni mesi fa ho installato MiKTeX sul PC di un amico che aveva Vista, ed ho tribilato anch’io, che con i file di sillabazione ho una certa dimestichezza.

                                  Il problema è recente; nasce dal fatto che per compatibilità co XeTeX e con la codifica UNICODE, è stato modificato il meccanismo di lettura dei file di sillabazione; ora i file sono due, uno che contiene le definizioni specifiche per la sillabazione di una data lingua e l’altro è il file che contiene le regole (i pattern) che a loro volta sono scritti facendo uso di quelle definizioni.

                                  Ancora non mi è chiaro esattamente come devono venire modificati tutti i file e in quali cartelle dovrebbero stare, tuttavia ricordo che con il mio amico ero riuscito a scaricare dalla rete il file ithyph.tex, che non viene più distribuito di default, come una volta, e a trovare il luogo giusto in Vista dove si trova il file dove quella sillabazione e quella lingua devono venire inseriti.

                                  In realtà il problema non si pone altro che con MiKTeX; non ho capito perché Christian Schenk continui a distribuire il suo bellissimo MiKTeX con tutte le lingue da configurare, tranne l’inglese, che deve essere la prima, il francese, e le due versioni del tedesco (spelling moderno e spelling tradizionale); capisco che, essendo lui tedesco, abbia il massimo interesse per le due ortografie, ma gli altri sistemi, da TeXlive a MacTeX vengono distribuiti già attivati per tutte le lingue che l’interprete pdfetex è capace di maneggiare e sillabare.

                                  Vedrò, appena potrò mettere le mani su un PC Vista, se riuscirò a trovare le indicazioni giuste e la sequenza giusta delle operazioni da fornirel ai lettori di questo forum. Tutto sommato ho un interesse personale a far si che la silabazione italiana funzioni correttamente almeno sui PC degli italiani 😛

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