OldClaudio

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  • in risposta a: beamer, perchè non mi funziona \pause ? #34864
    OldClaudio
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      ciao, è la prima volta che uso beamer. volevo fare delle slide dove far vedere una riga per volta. ho trovato degli esempi in rete dove vedo che usano \pause allora ho copiato e incollato nel mio editor, ho creato il pdf e mi aspetterei che scorrendo si vedesse una riga alla volta invece no. si vede per tre volte la stessa diapo tutta scritta per intero, dov’è l’errore? è sbagliato il codice qui sotto?

      `\documentclass{beamer}
      \usepackage{beamerthemesplit}

      \begin{document}
      \title{prova}
      \author{sa}
      \date{\today}
      \frame{\titlepage}
      \section[]{}
      \frame{\tableofcontents}
      \frame{
      \begin{itemize}
      \item primo \pause
      \item secondo \pause
      \item terzo \pause
      \end{itemize}}
      \end{document}`

      Secondo me beamer contiene molto più del comando \pause per mostrare le righe in modo incrementale; quell’esempio io lo scriverei nel modo seguente
      `
      \begin{document}
      \title{prova}
      \author{sa}
      \date{\today}
      \frame{\titlepage}
      \frame{\tableofcontents}
      \begin{frame}{Esposizione incrementale del contenuto}
      \begin{itemize}
      \item<1-> primo
      \item<2-> secondo
      \item<3-> terzo
      \end{itemize}
      \end{frame}
      \end{document}
      `

      Il trucco consiste nell’argomento facoltativo di \item scritto fra “parentesi acute”; indica un range di diapositive entro il quale mostrare l’elemento della lista; come l’ho esemplificato io, replica quello che si potrebbe ottenere anche con \pause, ma il gioco dell’intervallo permette di mostrare gli elementi della lista in un ordine qualsiasi e anche di “accenderli” o di “spegnerli” ripetutamente.

      La documentazione di beamer mostra diversi esempi e spiega con più dettaglio anche altri comandi alternativi (come per esempio \onlyslide) che permettono di fare cose bellissime; volendo si possono anche fare delle animazioni stabilendo che il programma lasci vedere una certa slide per un tempo piuttosto breve per poi passare alla successiva immediatamente dopo; ripetendo questa operazione su una sequenza di diverse slide, si può avere per esempio, una freccia che si sposta sullo schermo.

      Tuttavia, come Till Tantau raccomanda sempre, le presentazioni non devono contenere effetti “pirotecnici” che distraggono l’attenzione dell’uditore, distogliendolo dal messaggio che l’oratore vorrebbe trasmettergli.[/code]

      in risposta a: Indice analitico: perfezionare classic.ist #33810
      OldClaudio
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        Ho usato a lungo lo stile per l’indice analitico di ClassicThesis, classic.ist, che avevo proposto qualche tempo fa. Ho notato alcune imprecisioni e ho modificato il codice nel modo seguente:
        `
        headings_flag 1
        heading_prefix “\\par\\penalty-50\\textsc{\\MakeLowercase{”
        heading_suffix “}}\\\\\*\~\\\\\*”
        symhead_positive “Simboli”
        symhead_negative “simboli”
        numhead_positive “Numeri”
        numhead_negative “numeri”
        delim_0 “, \\nolinebreak ”
        `
        In sostanza ho aggiunto un asterisco dopo il primo `\\*` che compare nella variabile `headings_suffix` e ho aggiunto l’ultima riga. Peccato che dovendo raddoppiare i backslash il codice sia difficilmente leggibile…

        L’asterisco aggiunto elimina la possibilità di avere un titolino alla fine della colonna e il testo con la riga bianca nella colonna successiva.

        Molto più tricky è l’ultima riga; a me succedeva, che con lemmi molto lunghi ripiegati nella seconda riga, il numero della pagina finisse in una riga ancora successiva, anche se c’era abbondante spazio non per uno ma per diversi numeri di pagina.

        Per quanto una soluzione sia pensata, finché non la si prova sistematicamente, non si trovano tutti i possibili inghippi che potrebbero succedere.

        in risposta a: Colonne interrotte #34843
        OldClaudio
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          Puoi provare a vedere che cosa fa la classe revtex4; nella documentazione (…/doc/latex/revtex/} c’è il file apsamp.tex, che non ho compilato, ma che contiene una equazione a pieno testo, entro un testo composto su due colonne. si tratta di un file strano, perché usa il pacchetto amsmath, ma suggerisce di usare per i sistemi di equazioni l’ambiente eqnequation[*], che invece amsmath palesemente sconsiglia. Tuttavia nel mostrare le facilities del pacchetto illustra come inserire qualcosa a pieno testo a metà delle due colonne. In passato mi pare di avere visto una eleaborazione fatta con una versione precedente di revtex che mostrava le interruzioni di colonna proprio con quelle linee spezzate che appaiono nel tuo esempio. Forse il tuo esempio è stato fatto proprio con revtex4.

          Sono d’accordo con Lorenzo che facendo in questo modo bisogna prendere una notevole dimestichezza con la lettura spezzata in quel modo. Tuttavia sono molte le riviste scientifiche che usano la composizione a due colonne (si riduce lo spazio “sprecato”) e spesso anche contributi scritti in LaTeX vengono ricomposti con altri impaginatori in modo interattivo visuale, per cui l’inserto a due colonne a metà pagina viene eseguito bene, ma non con LaTeX. La soluzione che mi pare di avere capito leggendo il codice di revtex4 è che si alterna la composizione a due colonne ottenuta con multicol con la composizione a una colonna a pieno testo; È relativamante facile accorgersene, perché la parte sopra l’equazione scorre dalla prima alla seconda colonna, e il testo riprende dopo la grande equazione dalla prima colonna e prosegue sempre sotto l’equazione nella seconda colonna. Con gli impaginatori visuali, di solito vengono messe dei filetti orizzontali per indicare quale delle due colonne complessive è interrota; per esempio il testo comincia sulla prima colonna, poi arriva la grande equazione a pieno testo, e poi il testo prosegue nella prima colonna, alla fine della quale il testo riprende dalla seconda colonna, che viene interrotta per non sovrascirvere la grande equazione (magari con un filetto) e dopo l’interruzione il testo riprende (magari dopo una altro filetto) sempre sulla seconda colonna fino a fine pagina.
          Che io sappia questa seconda soluzione non è fattibile con la routine di uscita di LaTeX.

          in risposta a: Problema con \section e \table #33896
          OldClaudio
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            Ciao,

            in una Appendice ho 7 section; in ogni section, oltre a del testo ci sono delle table;
            il pdf finale mette le 7 section al posto giusto, ma le 7 table vengono posizionate tutte alla fine, in poche parole dopo il titolo della section 7.

            Perchè?

            Probabilmente affinché sono troppo grandi perché LaTeX riesca a posizionarle al posto giusto; a parte riformularle, prova a mettere \clearpage prima di ogni \section dopo la prima; le grandi tabelle risulteranno forse alla fine di ogni sezione, ma non alla fine del documento. Guarda che non è una gran soluzione, ma è meglio che non avere le tabelle tutte alla fine del documento.

            Prova anche a usare più opzioni di collocamento, per esempio

            `
            \begin{table}[!htp]
            `

            anche senza punto esclamativo; se le tabelle sono davvero grosse, usa solo il posizionatore [p] e aspettati l’eventuale testo che prosegue due pagine dopo.

            Puoi anche tentare con il pacchetto afterpage e poi usare dopo ogni tabella il comando
            `
            \afterpage{\clearpage}
            `
            Ma con le grandi tabelle non ti aspettare un collocamento ottimale e un testo ben diviso fra le pagine.

            in risposta a: immagine con descrizione a fianco #33863
            OldClaudio
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              ciao!!!
              il mio problema è molto semplice: vorrei creare un comando che mi permetta di mettere una immagine centralmente con affianco del testo (non caption)
              ho provato a farlo con le minipage ma non ci sono riuscito, consigli?!?!

              Premetto che non mi piacciono personalmente le immagini con testo accanto; non parlo di una didascalia accanto, parlo di informazioni che probabilmente rapresentano una legenda (con una g sola); quelle cose che dicono che la riga blu rappresnta questo e la riga rossa quest’altro; oppure che la riga marcata con i quadratini rappresenta questo e quella con i triangolini quest’altro.

              Talvolta è necessario, me ne rendo conto; se uno ha prodotto la figura con l’apparato grafico associato a noti fogli di calcolo, la figura è unica e il grafico insieme alla legenda risulta non centrato; certo si può secegliere di mettere la legenda centrata sotto al grafico. In ogni caso si tratta di cose che di solito tipograficamente sono poco belle.

              Nel caso esemplificato sopra io farei cosi: creato il grafico con la legenda a destra lo salverei in uno dei formati graditi a pdflatex, per esempio nel formato pdf. Poi aprirei questo file con gv o gview o gimp o simili, non per modificarlo ma per cercare di leggere le coordinate dei vertici del rettangolo circoscritto a graqfico, scale incluse, ma senza legenda. Avute le coordinate in punti postscript (gv o gview le danno in punti postscript) del vertice inferirore sinistro (llx e lly) e di quello superiore destro (urx e ury), userei la chiave viewport di \includegraphics senza specificare la chiave clip:
              `
              \begin{figure}\centering
              \includegrphics[viewport= llx lly urx ury,width=…]{pippo}
              \caption{…}\label{…}
              \end{figure}
              `
              In questo modo pdflatex pensa cche la figura sia costituita solo dal diagramma contento fra le coordinate specificate e lo centra esattamente, ma \includegraphics non cancella la legenda che appare correttamente alla destra del grafico centrato.

              Per figure prive di legenda per le queli se ne vuole scrivere una non incorporata nell’immagine, la cosa è più difficile, ma non impossibile; si può anche creare una macro apposita, ma si rischia di non poter usare le altre opzioni di \includegraphics e di ottenere risultati peggiori di quelli già brutti che si ottengono con le figure prodotte con i noti software di calcolo.

              Io in questi casi preferirei scrivere queste informazioni nella didascalia:
              `
              \caption[didascalia breve]{didascalia con informazioni aggiuntive}
              `
              La didascalia breve va nell’eventuale elenco delle figure, mentre quella con le indicazioni aggiuntive va sotto alla figra.

              in risposta a: Sondaggio: qual è la tua professione? #13326
              OldClaudio
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                Ho imparato ad usare latex per scrivere la tesi ormai 5 anni fa e lo uso tutt’ora per redarre documentazione tecnica, scrivere lettere (e anche il CV).

                Se usi LaTeX dovresti evitare di scrivere “redarre”; l’hai cercato sul dizionario?

                in risposta a: Indice analitico: perfezionare classic.ist #33807
                OldClaudio
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                  La soluzione di Enrico è ottima; tuttavia il titolino inserito in maiuscoletto, molto elegante di per sé, non emerge abbastanza fra le voci dell’indice, specialmente se queste sono piuttosto scure; anche \goodbreak è un ordine di saltare colonna piuttosto energico conn una penalità di -500; \filbreak introduce una penalità solo di -200, ma il suo giochetto di allungamenti positivi e negativi fa sì che le colonne venganno spezzate quasi ad ogni titolino. Volendo evitare di mettere in neretto i titolini, mantenere minimo il numero di salti a colonna non giustificata, mantenere l’allineamento delle righe delle due colonne dell’indice e staccare il titolino dal contenuto della sua colonna, io ho pensato ad una modifica del genere:
                  `
                  headings_flag 1
                  heading_prefix “\\par\\penalty-50\\textsc{\\MakeLowercase{”
                  heading_suffix “}}\\\\\~\\\\\*”
                  symhead_positive “Simboli”
                  symhead_negative “simboli”
                  numhead_positive “Numeri”
                  numhead_negative “numeri”
                  `
                  Uso una piccola penalità negativa prima del titolino, mantengo il codice di composizione di Enrico, vado a capo con una riga che contiene solo uno spazio non cancellabile (la tilde) e poi vado ancora a capo con il comando asteriscato che impedisce un salto colonna.
                  Il risultato può piacere o non piacere, ma il titolono rimane bene in vista e non staccato da quanto segue se non da una riga bianca; l’inconveniente, presente anche con la soluzione di Enrico, è che talvolta si ha un salto pagina alla penultima riga di una colonna, che riimane quindi monca. Però, come nella soluzione di Enrico, le righe delle due colonne si mantengono allineate, anche in corrispondenza dei titolini.

                  Temo che non funzioni proprio; direi che
                  `heading_suffix “}}\\par\\nobreak\\vskip\\medskipamount\\nobreak”`
                  sia quello che ci vuole.

                  Enrico, il mio codice funziona perché l’ho usato e ottengo quello che volevo, in particolare una riga bianca dopo il titolino esattamente giusta per non disallineare le righe delle colonne adiacenti. Mi pare che nella mia soluzione, benché funzionante, ci sia un errore logico, e cioè manchi un \* prima di \~. Non ho provato a togliere gli escape davanti ai caratteri * e ~ che forse sono superflui, ma meglio troppo che troppo poco. La tua soluzione era quella che io stesso avevo provato prima di inviare la soluzione con la tilde; \medskiamount vale normalmente mezza riga e \bigskipamount vale circa un \baslineskip intero; il primo è troppo poco per mantenere allineate le righe, il secondo è troppo grande. Ovviamente il codice della tua soluzione si legge molto meglio, ma non conserva, almeno secondo le mie prove, l’allineamento delle righe.

                  Lorenzo dice: che ne facciamo di tutte queste proposte? Io non saprei dire; so dire che cosa fa l’una e che cosa fa l’altra o la terza, o…; ma il gusto estetico è diverso da persona a persona. Probabilmente per essere usato in classicthesis meriterebbe lasciare i titolini in maiuscoletto chiaro con l’iniziale maiuscola, anche se restano maiuscoli quasi tutti i titolini tranne “Simboli”; con altre clasi potrebbe essere preferibile il tondo nero, magari senza grazie se anche gli altri titoli sono senza grazie. In ogni caso userei lo stesso font usato per gli altri titolini. Quindi ognuno che volesse avere un indice analitico con i titolini dovrebbe personalizzarselo cambiando \textsc in quel che occorre per la sua classe.

                  in risposta a: Incolonnare immagini e testo #33672
                  OldClaudio
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                    Ciao a tutti,
                    sto utilizzando LaTeX per impaginare la mia tesi, e ho avuto qualche difficoltà per incolonnare testo e immagini nel formato:

                    TESTO TESTO —– IMMAGINE
                    TESTO TESTO —– IMMAGINE
                    TESTO TESTO —– IMMAGINE

                    In realtà non capisco il problema; \includegraphics può venire usato anche fuori dell’ambiente figure; l’unico problema è che il suo punto di riferimento è sulla linea di base della figura; per allineare sulla base dell’asse di simmetria, o meglio, dell’asse matematico, basta inserire \includegraphics con i suoi argomenti e in particolare con l’opzione di scala dentro una \parbox o, ancora meglio, in modo matematico dentro una scatola \vcenter, per esempio:
                    `
                    TESTOTESTO — $\vcenter{\includegrpahics[…]{IMMAGINE}}$
                    TESTOTESTO — $\vcenter{\includegrpahics[…]{IMMAGINE}}$
                    TESTOTESTO — $\vcenter{\includegrpahics[…]{IMMAGINE}}$
                    `
                    Le altre soluzioni suggerite da Lorenzo sono molto più eleganti e probabilmente danno di più di quanto tu richieda.

                    in risposta a: comandi variazione lingua in \section #33689
                    OldClaudio
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                      Prova questo piccolo file
                      `
                      \documentclass{article}
                      \usepackage[greek,italian]{babel}
                      \DeclareRobustCommand\greco[1]{\foreignlanguage{greek}{#1}}
                      \begin{document}
                      \tableofcontents
                      \section{Blaterare}
                      Bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla,
                      bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla.

                      \section{\greco{Alfa Beta Gamma}}
                      Bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla,
                      bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla, bla.

                      \end{document}
                      `

                      A me funziona benissimo.

                      in risposta a: Passaggio dal LaTeX 2.09 al Latex 2e #33639
                      OldClaudio
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                        Questo è il codice del main (quello originale senza aver apportato alcuna modifica)

                        `

                        \newtheorem{teorema}{Teorema}
                        \newtheorem{Lemma}{Lemma}

                        \newtheorem{Korollario}{Corollario}

                        \documentstyle{book}

                        \begin{document} \parindent 20pt \count 82=0

                        \def\cz{\count78=0\count 79=0\count 80=0} \def\sp{\vskip 10pt}
                        \def\data{ { \sp \hfill {\bf VERSIONE PROVVISORIA Gennaio 09} } }

                        \def\PROP#1{\vskip 8pt
                        \advance\count78 by 1{\bf\the\count83.\the\count78 \hskip 5pt
                        #1}\quad}
                        \def\sigla#1{}
                        \def\sigla{\footnote}
                        \def\ed{\end{document}} \def\lacu{{\bf LACUNA}}
                        \def\tito#1{{\bf{#1}}.}

                        \def\commento#1{}
                        \def\commento{\footnote}

                        \def\bt{\begin{teorema}} \def\et{\end{teorema}}

                        %%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%% INIZIO %%%%%%%%%%%%%%%%
                        \input fadu\input fadd
                        \tableofcontents\cz

                        \chapter{I Numeri Complessi}\cz\label{nuco}\label{spme}
                        \input fa1
                        \input fa3
                        \chapter{Compattezza e Connessione}\cz\label{comcon}
                        \input fa31
                        \input fa32
                        \input fa34
                        \chapter{Funzioni Olomorfe}\label{funzan}\sigla{funzan fa102 }\cz\label{fuol}
                        \input fa102
                        \chapter{Funzioni Analitiche}\cz\label{fuan}
                        \input fa8
                        \input fa7
                        \chapter{La Funzione Esponenziale}\label{serexp}\cz
                        \input fa9
                        \chapter{Funzioni Inverse}\label{funzinv}\cz
                        \input fa92
                        \chapter{Funzioni Inverse II. Esempi} \label{fuind}\cz
                        \input fa922
                        \chapter{L'Integrale Curvilineo}\label{inter}\cz
                        \input fa2
                        \chapter{La Teoria di Cauchy}\label{trcau}\label{fanal}\cz
                        \input fa201
                        \chapter{Zeri e Singolarit\'a Isolate di Funzioni Olomorfe}\cz
                        \input fa202
                        \chapter{Il Teorema di Cauchy Globale}\label{caugl}\cz
                        \input fa11
                        \chapter{Il Il Teorema dei Residui}\label{teres}\cz
                        \input fa500
                        \input fa43
                        \input fa22 \chapter{Il Teorema di Convergenza di Weierstrass} \cz
                        \input fa4
                        \input fa49
                        \input fa47
                        \chapter{Funzioni Olomorfe definite da Integrali}\label{fuint}\cz
                        \input fa45
                        \input fa42
                        \input fa502
                        \ed
                        \chapter{fa501 Calcolo di Integrali}\label{calint} \cz \sigla{calint fa501}
                        \input fa501
                        \section{fa503 fa502 Trasformate di Fourier}\label{intfour}
                        \input fa503

                        \ed

                        `

                        Non so se lo stile dell’autore sia pessimo, ma nell’eventualità che questo codice sia scritto davvero male, sii indulgente perché il mio relatore è una gran brava persona…
                        🙂

                        Certo Enrico nel suo messaggio personale ti dirà come modificare almeno questa parte di codice, perché effettivamente raramente ho visto una scrittura e una programmazione latex così “disordinata” e “improvvisiata”.
                        Ho cominciato ad usare LaTeX nel 1986 quando esisteva solo LaTeX209; forse non aveva nemmeno raggiunto il numero di versione 2.09; di errori e di pasticci ne ho combinati a sufficienza per cui non ho il diritto di crticare quello che fanno gli altri; ma ho cercato di imparare e di aggiornarmi. Quello che mi stupisce di più nel codice riportato è “l’affermazione” che si tratta di una VERSIONE PROVVISORIA [datata] Gennaio 2009, quindi recentissima. Questo simpatico e gentile docente, il tuo relatore, evidentemente, non ha avuto la pazienza di aggiornarsi, visto che LaTeX209 è morto nel 1994, 15 anni fa. Meno male che LaTeX2e prevede di poter funzionare ancora in modo di compatibilità con la versione 2.09, sebbene i pacchetti di estensione esistenti siano per lo più aggiornati a LaTeX2e e molti di essi non sono neanche più compatibili con la versione 2.09.

                        Tutto questo per dire a te, e a chiunque legga questo thread, che sarebbe ora che tutti abbiano aggiornato le loro conoscenze a LaTeX2e ricordando che il lavoro necessario per aggionrare oggi i file vecchi di almeno 15 anni è un lavoro improbo, specialmente se quei file tex sono stati scritti come esemplificato nel tuo messaggio.

                        Preparati a lavorare sodo per aggiornare quelle vecchie dispense, provvisorie al gennaio 2009 😥

                        Ciao

                        in risposta a: Centrare immagini #33731
                        OldClaudio
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                          Di solito è una pessima idea quella di inserire una immagine qualsiasi specificando sia width sia height come nel tuo codice
                          `
                          \begin{figure}
                          \centering
                          \includegraphics[width=16cm, height=10cm]{fig.pdf}
                          \caption{Blablabla…}
                          \end{figure}
                          `
                          Almeno mettitici anche
                          `
                          \begin{figure}
                          \centering
                          \includegraphics[width=16cm, height=10cm,keepaspectratio]{fig.pdf}
                          \caption{Blablabla…}
                          \end{figure}
                          `
                          così almeno le proporzioni larghezza/altezza vengono mantenute. Inoltre non specificare mai l’estensione; (pdf) latex sa trovare da solo, se esiste, il file con l’estensione giusta.

                          Inoltre prima di immettere qualunque figura bisogna sempre essere sicuri che sia scontornata; con l’opzione trim che ti ha suggerito Enrico puoi fare delle prove finché trovi i numeri giusti.
                          Io però mi sono trovato bene sul Mac con Preview (anteprima in italiano) perché mi permette di scontornare con una comoda interfaccia grafica e salvare il file scontornato. Su Windows disponevo di Adobe Acrobat e quel programma aveva una delle sue funzioni chiamata crop che metteva a disposizione un’altra comoda interfaccia grafica. Ma su tutti i PC con qualunque sistema operativo, dovrebbe essere a disposizione l’eseguibile pdfcrop da usare da linea di comando così
                          `
                          $ > pdfcrop fig
                          `
                          per scontornare la figura contenuta nel file fig.pdf.

                          La cosa funziona bene se fig.pdf contiene una sola pagina e se in quella pagina la figura da scontornare è contornata solo da spazio bianco.

                          Alternativamante si può usare gview o gv:
                          `
                          $ > gv fig.pdf
                          `
                          Aperto il file fig.pdf si cercano con il cursore i vertici inferiore sinistro e superiore destro del rettangolo circoscritto alla vera figura che si vorrà poi includere e usare quelle quattro coordinate senza unità di misura, ma tali e quali come si leggono nell’apposito spazio di gv, nel comando
                          `
                          \includegraphcis*[viewport= llx lly urx ury]{fig}
                          `
                          (ll sta per lower left e ur per upper right; sono questi i nomi che trovi nella documentazione grfguide.pdf) oppure
                          `
                          \includegraphics*[bb= llx lly urx ury]{fig}
                          `
                          L’asterisco nei due esempi è importante perché ordina di usare quelle coordinate e di cancellare tutto quello che sta all’esterno del rettangolo definito dalle coordinate di quei due vertici.

                          in risposta a: comandi variazione lingua in \section #33688
                          OldClaudio
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                            Prova con:
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                            \DeclareRobustCommand\greco[1]{\foreignlanguage{greek}{#1}}

                            \section{\greco{G}}
                            `
                            Non l’ho provato ma credo che funzioni

                            in risposta a: Indice analitico: perfezionare classic.ist #33804
                            OldClaudio
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                              La soluzione di Enrico è ottima; tuttavia il titolino inserito in maiuscoletto, molto elegante di per sé, non emerge abbastanza fra le voci dell’indice, specialmente se queste sono piuttosto scure; anche \goodbreak è un ordine di saltare colonna piuttosto energico conn una penalità di -500; \filbreak introduce una penalità solo di -200, ma il suo giochetto di allungamenti positivi e negativi fa sì che le colonne venganno spezzate quasi ad ogni titolino. Volendo evitare di mettere in neretto i titolini, mantenere minimo il numero di salti a colonna non giustificata, mantenere l’allineamento delle righe delle due colonne dell’indice e staccare il titolino dal contenuto della sua colonna, io ho pensato ad una modifica del genere:
                              `
                              headings_flag 1
                              heading_prefix “\\par\\penalty-50\\textsc{\\MakeLowercase{”
                              heading_suffix “}}\\\\\~\\\\\*”
                              symhead_positive “Simboli”
                              symhead_negative “simboli”
                              numhead_positive “Numeri”
                              numhead_negative “numeri”
                              `
                              Uso una piccola penalità negativa prima del titolino, mantengo il codice di composizione di Enrico, vado a capo con una riga che contiene solo uno spazio non cancellabile (la tilde) e poi vado ancora a capo con il comando asteriscato che impedisce un salto colonna.
                              Il risultato può piacere o non piacere, ma il titolono rimane bene in vista e non staccato da quanto segue se non da una riga bianca; l’inconveniente, presente anche con la soluzione di Enrico, è che talvolta si ha un salto pagina alla penultima riga di una colonna, che riimane quindi monca. Però, come nella soluzione di Enrico, le righe delle due colonne si mantengono allineate, anche in corrispondenza dei titolini.

                              in risposta a: l’uso di \mathstrut #14237
                              OldClaudio
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                                Be’, il belo delle esperienze altri è che non si finisce mai di imparare qualche cosa.

                                Grazie mille

                                in risposta a: Impossibilità di fare un simbolo #14056
                                OldClaudio
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                                  La macro di egreg è bellissima; se vuoi te ne suggerisco un’altra, più semplice
                                  `
                                  \newcommand*\machsum{\mathbin{\fboxsep1pt\fbox{$\circ$}}}
                                  `

                                  Puoi aumentare o ridurre la spaziatura indicata da `\fboxsep` secondo il tuo senso estetico.

                                  Spiegazione: l’asterisco dopo `\newcommand` non è strettamente necessario, ma convine metterlo sempre, specialmente se la macro ha argomenti che non devono superalre la fine del capoverso.
                                  `\mathbin` serve per definre il nuovo simbolo un operatore binaro, così che TeX ci mette gli spazi giusti attorno; lha gia spiegato egreg.
                                  `\fbox` è l’equivalente di `\mbox` per le scatole con la cornice; `\fboxsep` è la distanza fra la cornice e il suo contenuto.
                                  I comandi sono tutti comandi LaTeX, senza bisogno di scendere ai comandi di plain TeX.
                                  Si potrebbe migliorare il codice se si volesse usare questo simbolo anche negli indici di primo e di secondo livello

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