samiel

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  • in risposta a: Colonne disuguali con multicol #50454
    samiel
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      Nel codice del newenvironment ci dev’essere
      qualcosa che non va:
      `Runaway argument?
      {\begin {multicols{2}}\sffamily \small {\end {multicols}} \par \par \par \ETC.
      ! File ended while scanning use of \@newenv.

      \par
      <*> prova.tex`

      M.
      [/code]

      in risposta a: Divisione e distribuzione dei paragrafi #50146
      samiel
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        @ ivan

        (E se provi la classe suftesi mi fai un grande piacere

        Appena scaricato il manuale
        Nei prossimi giorni sperimento!

        M.

        in risposta a: Alcuni problemi con lualatex: codifica, font #50469
        samiel
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          Sì, ho inserito nel preambolo \usepackage{fontspec}
          Ma non c’è modo di scegliere ad es un altro sans serif?

          M.

          in risposta a: Colonne disuguali con multicol #50451
          samiel
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            No, nessun underfull vbox

            Provo con un altro caso analogo. Questo il codice
            `proprio solo questo principio.
            \end{linenumbers}

            {\raggedleft(\small pp. 154–155)\par}

            \begin{multicols}{2}
            \sffamily{\small
            \textbf{1–8.} Com'è noto, Kant non aveva in mente la terza \textit{Critica}
            allorché stese le prime due perché non aveva ancora individuato la nuova
            facoltà qui eretta a protagonista. Nella \textit{Critica della ragion pura} si
            ammetteva il solo intelletto, il gusto era ritenuto arbitrario, individuale e
            nessuna autonomia era attribuita al sentimento (fin da allora tuttavia la
            sensibilità era riconosciuta in possesso di valenze non solo conoscitive, in
            quanto accoglieva le intuizioni, ma anche emotive, in quanto faceva sì che il
            soggetto ricevesse dalle impressioni sensibili piacere o dispiacere). Nella
            \textit{Critica della ragion pratica}, al contrario, il sentimento era
            ammesso, ma solo nella sua specie morale, poiché gli uomini erano in grado di
            percepire a priori l'accordo del loro comportamento con le norme. Non è dunque
            inspiegabile se nella terza \textit{Critica} Kant, dietro la sollecitazione e
            l'influenza considerevole delle dottrine estetiche settecentesche, ammette uno
            spazio autonomo per il sentimento e cerca di individuarne il principio a
            priori.

            Il secondo motivo che condusse Kant alla \textit{Critica del Giudizio} è
            interno al sistema: si tratta del bisogno di mediare, individuando un momento
            di accordo, il determinismo naturale controllato dall'intelletto e la libertà
            pratica governata dalla ragione. Si noti tuttavia, ed è cosa essenziale, che
            Kant non si riferisce che alle facoltà teoretica e pratica, ricercandone una
            terza: non si tratta cioè di collegare il mondo teoretico e quello pratico,
            quasi fosse possibile trovarne un terzo che li sintetizzi. Questa soluzione
            era stata scartata già nella \textit{Critica della ragion pura} (e
            precisamente nella \textit{Dialettica trascendentale}), dove le antinomie
            dinamiche (intorno alla libertà e a Dio) avevano chiarito che i due regni
            erano compatibili solo in quanto separati.

            \textbf{9–15.} La mediazione consiste perciò nell'individuare non un terzo
            mondo, una terza dimensione oltre a quelle teoretica e pratica, bensì una
            terza facoltà oltre all'intelletto e alla ragione. La mediazione possibile non
            è oggettiva, ma soggettiva: il punto d'incontro risiede infatti all'interno
            del soggetto; i mondi continuano a essere due, ma le facoltà soggettive che li
            pensano sono tre. Il filosofo giunse così alla conclusione che accanto
            all'intelletto e alla ragione esisteva un altro strumento a priori dell'animo
            umano, dotato di leggi sue proprie, ovvero in possesso di una perfetta
            autonomia: il sentimento. Lo strumento per operare in questo ambito è il
            Giudizio.

            La terza \textit{Critica} non è stata redatta solo e tanto per far posto a
            interessi nuovi di Kant, quasi che egli si fosse accorto solo tardivamente
            della dimensione del gusto: perché allora non considerare altri ambiti ancora,
            come la logica del sapere storico? Non è sufficiente richiamarsi al tessuto
            culturale in cui Kant venne a operare. La risposta è invece che la
            \textit{Critica del Giudizio} non complementa le altre due \textit{Critiche},
            bensì ne prosegue la fondamentale linea problematica: com'è possibile,
            muovendo dai generali presupposti aprioristici, pervenire alle leggi
            particolari di natura, anzi, meglio, alla loro applicazione all'eterogenea
            molteplicità dei casi singoli? Il tema, già discusso in una poco studiata
            opera, i \textit{Primi princìpi metafisici della scienza della natura} (1786),
            ritorna qui protagonisticamente ed è il problema stesso del Giudizio. Non si
            tratta di una semplice integrazione alla \textit{Critica della ragion pura},
            poiché obiettivo della scienza non è la formulazione di generalissimi quanto
            astratti princìpi, ma la funzionalità nel caso particolare: si tratta dunque
            proprio di rendere operanti le categorie secondo una modalità analoga a, ma
            più felice di, quella espressa nella dottrina della schematismo.}
            \end{multicols}

            \subsection{Giudizi determinanti e giudizi riflettenti}

            \textit{Da questo brano, come dal precedente, si chiarisce che i problemi
            estetico e teleologico sono strumenti (fondamentale il primo, più marginale il
            secondo) per la soluzione di una questione schiettamente epistemologica.}`

            Allego anche l’immagine. È evidente che la resa tipografica
            così com’è è davvero scadente,,,

            M.

            in risposta a: Numeri di riga e noline #50507
            samiel
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              Perfetto, era quello che cercavo!
              Adesso ho visto con calma il manuale:
              però mi pare no si possa dare come opzione
              nel preambolo, e di conseguenza si è obbligati
              a inserire quella stringa in ogni sezione da numerare…

              Grazie
              M.

              in risposta a: document class thesis #50494
              samiel
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                In un testo, fatti salvi i migliori consigli che avrai dagli esperti
                del forum, ho usato un codice del genere:
                `\begin{document}
                \frontmatter
                \begin{titlepage}
                \pdfbookmark{Frontespizio}{Frontespizio}
                \vspace*{\stretch{1}}
                \begin{center}
                \titolo{\spacedallcaps{Slackware for dummies}}

                \vspace{4cm}

                \autore{\spacedlowsmallcaps{Mauro Sacchetto}}

                \vspace*{\stretch{2}}
                \end{center}
                \end{titlepage}`
                Per modificare i margini puoi impostare il parametro DIV
                (vedi il capitolo 2 pag. 25 del manuale inglese di KOMA-Script,
                dove sono riportati tutti i margini che risultano
                dai diversi valori che puoi attribuire a DIV)
                se intendi cmq mantenere i rapporti “aurei” intesi dall’autore
                del pacchetto, per cui darai ad esempio
                `\usepackage

                {typearea}`
                Se invece vuoi modificare i margini a piacere,
                ricorri ad areset:
                `\areaset{312pt}{699pt}`
                che sono i valori di default, aumentando l’area stessa.
                Incidentalmente, aggiungo che classicthesis,
                essendo appunto basato su KOMA-Script e non sui formati classici,
                è incompatibile con il pacchetto geometry
                che si usa nella classi book, article ecc.

                M.

                in risposta a: Tabella o non tabella? #50423
                samiel
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                  In effetti la soluzione prospettata d Claudio
                  occupa molto spazio. Nella mia versione originale
                  avevo usato/abusato degli a capo per ridurre
                  lo spazio e far stare la tabella nel senso verticale.
                  Adesso valuto la soluzione di fondo: infatti
                  questa tabella deriva da una tabella di un libro,
                  anche se indubbiamente non c’è corrispondenza
                  orizzontale fra le tre colonne. Però non facendo
                  una tabella ma sistemando tutto in tre elenchi
                  temo che si occupi uno spazio molto lungo
                  e molto stretto nella pagina… Che ne dite?

                  Grazie
                  M.

                  in risposta a: Divisione e distribuzione dei paragrafi #50144
                  samiel
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                    Con quella gabbia escluderei la seconda soluzione. Eventualmente aumenterei i margini. Che classe usi e che impostazioni hai dato?

                    Ho questa impostazione molto generica:
                    `\documentclass[a4paper,12pt]{article}`
                    e per le note
                    `\newcommand{\mymp}[1]{\marginpar{\footnotesize\raggedright\hspace{0pt}#1}}`
                    Dando
                    `\setlength{\marginparwidth}{1.5cm}`
                    in effetti il testo delle note a margine si avvicina troppo al bordo del foglio.
                    Potrei restringere con geometry la giustezza del testo,
                    se non ci sono alternative più appropriate

                    Per quanto attiene agli Warning nella compilazione della bibliografia:

                    Credo che sia dovuto al fatto che usi la stessa etichetta per tutte le voci. Ovvero l’etichetta è vuota per tutte le voci.

                    Trattandosi non di testi citati, ma solo di un elenco,
                    non so se questo codice sia appropriato o se ce ne sia uno migliore:
                    `\begin{thebibliography}{99}
                    \addcontentsline{toc}{section}{Riferimenti bibliografici}
                    \setcounter{subsection}{0}
                    \renewcommand{\subsubsection}{\alph{section})}
                    \subsection*{Letteratura primaria}
                    \bibitem{} A\textsc{ristotele}, \textit{Retorica}, trad. it. di A. Plebe, in
                    Aristotele, \textit{Opere}, vol. 10, Laterza, Roma-Bari 1973.
                    \bibitem{} C. P\textsc{erelman} – L. O\textsc{lbrechts}-T\textsc{yteca},
                    \textit{Trattato dell'argomentazione}, Einaudi, Torino 1981.
                    \bibitem{} C. P\textsc{erelman}, \textit{Il dominio retorico}, Einaudi, Torino
                    1981.
                    \bibitem{} C. P\textsc{erelman}, \textit{Il campo dell'argomentazione},
                    Pratiche, Parma 1979.
                    \bibitem{} C. P\textsc{erelman}, \textit{Retorica e filosofia}, De Donato,
                    Bari 1979.
                    \subsection*{Opere su Aristotele}
                    \bibitem{} A. M. B\textsc{attegazzore}, a cura di, \textit{Dimostrazione,
                    argomentazione dialettica e argomentazione retorica nel pensiero antico},
                    SAGEP, Genova 1993.`

                    Per gli stili bibliografici philosophy, appunto cerco di vedere quanto prima.
                    Idem per la classe suftesi

                    M.

                    in risposta a: Divisione e distribuzione dei paragrafi #50142
                    samiel
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                      metterei la nota dopo l’eventuale segno di punteggiatura. Questo perché il numero di nota messo prima crea un vuoto fastidioso, soprattutto con indici di nota di due o tre cifre (che non sono rari per gli umanisti), mentre messo dopo si integra bene con lo spazio che segue sempre il segno di punteggiatura. Inoltre l’indice di nota messo dopo il segno di punteggiatura evita fraintendimenti nel caso l’ultimo segno sia un numero o una formula (potrebbe essere preso per esponente, anche se le circostanze sono più uniche che rare)- metterei la nota dopo l’eventuale segno di punteggiatura. Questo perché il numero di nota messo prima crea un vuoto fastidioso, soprattutto con indici di nota di due o tre cifre (che non sono rari per gli umanisti), mentre messo dopo si integra bene con lo spazio che segue sempre il segno di punteggiatura. Inoltre l’indice di nota messo dopo il segno di punteggiatura evita fraintendimenti nel caso l’ultimo segno sia un numero o una formula (potrebbe essere preso per esponente, anche se le circostanze sono più uniche che rare)

                      Qui impazza il dibattito, nel senso che la maggior parte degli editori
                      colloca sempre la nota prima del punto fermo e, in più in generale,
                      dei segni di punteggiatura. La logica è ovviamente che, se il punto
                      segna la cesura che conclude un periodo, la nota fa ancora e comunque
                      parte di quello stesso periodo. Altri editori, però in numero minore,
                      collocano invece effettivamente i numero della nota dopo i segni di punteggiatura.

                      ho trovato alcuni “così” (p. 21) e un “più” con l’accento acuto

                      Corretti! Chissà come sono riuscito a mettere l’accento grave sulla “u”…
                      Fra l’altro alcuni editori (Einaudi, per fare un esempio), quando non vi siano
                      ambiguità usano sempre l’accento acuto. In questo forum ci fu
                      una discussione a riguardo che lessi tempo fa.

                      le note a margine troppo sacrificate. Con una gabbia del testo simile non le userei proprio

                      Vero, sono troppo strette. E qui in fondo poco utili.
                      Però , per tornare a questioni più direttamente TeXniche, la via più opportuna
                      per migliorare la cosa quale sarebbe? Ridurre ulteriormente i margini
                      del testo? Allargare la colonna per le note a margine?

                      La tabella a p. 7 è da rifare secondo criteri tipografici più canonici. In particolare vanno eliminati tutti i filetti verticali.

                      Giustissimo. Appena trovo i tempo provvedo.

                      visto che si tratta di un testo filosofico protresti usare lo stile philosophy-verbose per la bibliografia. (E se provi la classe suftesi mi fai un grande piacere)

                      Ci lavoro. Un’altra domanda TeXnica: la mia bibliografia è semplicemente
                      un elenco di testi, priva di riferimenti interni. Olte tutto sono quasi tutti testi
                      che non vengon citati. All’atto della compilazione ricevo una sfilza di
                      `[7]) (./bibliografia.tex [8] [9pdfTeX warning (ext4): destination with the same
                      identifier (name{cite.}) has been already used, duplicate ignored

                      \AtBegShi@Output …ipout \box \AtBeginShipoutBox
                      \fi \fi
                      l.31 \bibitem{}
                      C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
                      dfTeX warning (ext4): destination with the same identifier (name{cite.}) has be
                      en already used, duplicate ignored

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                      l.31 \bibitem{}
                      C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                      \fi \fi
                      l.31 \bibitem{}
                      C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
                      dfTeX warning (ext4): destination with the same identifier (name{cite.}) has be
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                      \fi \fi
                      l.31 \bibitem{}
                      C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                      l.31 \bibitem{}
                      C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                      l.31 \bibitem{}
                      C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                      l.31 \bibitem{}
                      C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione della]
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                      l.31 \bibitem{}
                      C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                      l.35 \bibitem{}
                      G. F\textsc{urnari} L\textsc{uvarà}, \textit{La logica delpdfT
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                      l.37 \bibitem{}
                      G. M\textsc{artano} – G. C\textsc{otroneo}, \textit{Retorica ep
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                      Come mi devo regolare?

                      Sono contrario all’uso di “Id.” e “op. cit.” soprattutto se si usano stili di riferimento bibliografico “prolissi”. L’”op. cit.” obbliga spesso il lettore ad andare a ricercare la fatidica “unica opera” di quell’autore, che inevitabilmente è stata citata in mezzo a una pagina di note; e magari il testo non ha nemmeno una bibliografia finale. E poi, se uno stile è prolisso perché andare a risparmiare proprio lì? Le uniche latinitates consigliabili sono ivi, ibidem e cit. Meglio ancora uno stile di citazione autore-anno. Gli stili philosophy permettono di comporre una bibliografia negli stili maggiormente diffusi in campo filosofico e umanistico in genere.

                      Concordo, nel senso che son sempre stato un sostenutore delle bibliografie
                      !all’americana” fin dai tempi della tesi, che composi così contro le indicazioni
                      della facoltà. Per gli stili philosophy – ehm – devo vedere di che si tratta
                      perché finora non lo mai utilizzati.

                      Sei sicuro delle iniziali dei nomi in minuscolo?

                      No, infatti nella prima parte sono in maiuscolo. Corretti.

                      M.

                      in risposta a: Divisione e distribuzione dei paragrafi #50141
                      samiel
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                        Grazie delle osservazioni.
                        Per un paio di giorni sono occupato con un altro lavoro,
                        poi riconsidero il tutto…
                        Anche sottolineando come, per quanto attiene ai contneuti,
                        si tratti di una sorta di schema di lavoro rivolto agli studenti e niente di più…
                        M.

                        in risposta a: Ancora sulle tabelle… #49397
                        samiel
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                          La versione trasposta non è male.
                          Più “compatta”, cosicché forse si legge anche meglio.
                          Ci penso un attimo…
                          Certo che l’argomento delle tabelle meriterebbe
                          una guida a sé, approfondita e dettagliata!

                          Grazie
                          M.

                          in risposta a: Ancora sulle tabelle… #49388
                          samiel
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                            Sono incerto se mantenere le etichette,
                            così posso inserire un riferimento nel testo.
                            C’è però qualche difficoltà:
                            1.
                            se elimino \caption, le due tabelle tendono
                            a collassare. Insomma non c’è alcuno spazio
                            fra la bottomrule della tabella che sta sopra
                            e la toprule di quella che sta sotto.
                            E il \bigskip centrale mi pare che non svolga
                            alcun ruolo. E nemmeno \vspace o \qquad producono
                            alcun effetto. A questo punto, come introdurre
                            uno spazio per distanziare le due tabelle?
                            2.
                            Infine: compilando ricevo il messaggio
                            `LaTeX Warning: Float too large for page by 12.0pt on input line 280.`
                            e la riga 280 è l’ultima della tabella. Come devo regolarmi?

                            Grazie ancora
                            M.

                            in risposta a: Divisione e distribuzione dei paragrafi #50139
                            samiel
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                              La situazione non è delle migliori.
                              Abbiamo forti resistenza anche per installare OpenOffice
                              ed è a mio avviso scandaloso che nella pubblica amministrazione
                              si continuino ad adottare programmi chiusi quanto al codice
                              e a pagamento. Inoltre molti di noi hanno seri problemi
                              anche semplicemente a fare un grassetto con Word…
                              Per il resto sarebbe bello organizzare qualcosa,
                              ma francamente non saprei cosa: un seminario / corso
                              di aggiornamento dedicato specificamente a LaTeX?

                              M.

                              in risposta a: Ancora sulle tabelle… #49387
                              samiel
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                                Perfetta!
                                Le etichette forse non servono, dal momento
                                che non fanno che ripetere la riga dell’intestazione.
                                E forse modifico il carattere in un sans-serif.
                                Ma per il resto direi che è l’ideale.

                                Grazie mille — facciamo anche duemila 🙂
                                M.

                                in risposta a: Divisione e distribuzione dei paragrafi #50137
                                samiel
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                                  Eh già, con tanto di foto!
                                  Avrai però notato che ho scritto
                                  di essere un cultore del software libero,
                                  ma per decenza non ho menzionato LaTeX.
                                  Però nella scritto sulla composizione delle tesine
                                  scrivo di averlo usato, Peccato che
                                  i miei colleghi di matematica
                                  ne sappiano meno di me… 🙂 o forse meglio 🙁

                                  M.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 1,756 al 1,770 (di 1,866 totali)

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