samiel

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  • in risposta a: Colonne disuguali con multicol #50456
    samiel
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      A me questo non compila… 🙁
      `\documentclass[a4paper]{article}
      \usepackage[T1]{fontenc}
      \usepackage{textcomp}
      \usepackage{ucs}
      \usepackage[utf8x]{inputenc}
      \usepackage[italian]{babel}
      \usepackage{multicol}
      \newenvironment{dblcolquote}
      {\begin{multicols{2}\sffamily\small}
      {\end{multicols}}

      \begin{document}
      \begin{dblcolquote}
      Lorem ipsum dolor sit amet, consectetuer adipiscing elit. Aliquam lectus.
      Donec id dolor. Pellentesque semper feugiat lacus. Maecenas hendrerit, purus
      non suscipit faucibus, lectus ipsum faucibus risus, a venenatis eros neque id
      dolor. Morbi mollis congue lectus. Class aptent taciti sociosqu ad litora
      torquent per conubia nostra, per inceptos hymenaeos. Morbi quam. Vivamus
      vehicula, magna eu sagittis sagittis, metus sapien eleifend pede, eu congue
      lectus sapien vitae ipsum. Vivamus auctor enim a dui. Etiam at sapien. Quisque
      nisl. In urna leo, pretium laoreet, sodales id, pulvinar a, felis. Nulla
      condimentum, nunc a dapibus placerat, odio ipsum consequat leo, at gravida
      dolor nunc id risus. Donec pellentesque euismod quam. Integer pharetra elit a
      dui. Vestibulum ullamcorper faucibus nibh. Donec elementum risus non dui.
      Aenean a pede ut mi dapibus blandit. Praesent porta ligula consectetuer quam.
      \end{dblcolquote}
      \end{document}`

      M.

      in risposta a: Colonne disuguali con multicol #50454
      samiel
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        Nel codice del newenvironment ci dev’essere
        qualcosa che non va:
        `Runaway argument?
        {\begin {multicols{2}}\sffamily \small {\end {multicols}} \par \par \par \ETC.
        ! File ended while scanning use of \@newenv.

        \par
        <*> prova.tex`

        M.
        [/code]

        in risposta a: Divisione e distribuzione dei paragrafi #50146
        samiel
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          @ ivan

          (E se provi la classe suftesi mi fai un grande piacere

          Appena scaricato il manuale
          Nei prossimi giorni sperimento!

          M.

          in risposta a: Alcuni problemi con lualatex: codifica, font #50469
          samiel
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            Sì, ho inserito nel preambolo \usepackage{fontspec}
            Ma non c’è modo di scegliere ad es un altro sans serif?

            M.

            in risposta a: Colonne disuguali con multicol #50451
            samiel
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              No, nessun underfull vbox

              Provo con un altro caso analogo. Questo il codice
              `proprio solo questo principio.
              \end{linenumbers}

              {\raggedleft(\small pp. 154–155)\par}

              \begin{multicols}{2}
              \sffamily{\small
              \textbf{1–8.} Com'è noto, Kant non aveva in mente la terza \textit{Critica}
              allorché stese le prime due perché non aveva ancora individuato la nuova
              facoltà qui eretta a protagonista. Nella \textit{Critica della ragion pura} si
              ammetteva il solo intelletto, il gusto era ritenuto arbitrario, individuale e
              nessuna autonomia era attribuita al sentimento (fin da allora tuttavia la
              sensibilità era riconosciuta in possesso di valenze non solo conoscitive, in
              quanto accoglieva le intuizioni, ma anche emotive, in quanto faceva sì che il
              soggetto ricevesse dalle impressioni sensibili piacere o dispiacere). Nella
              \textit{Critica della ragion pratica}, al contrario, il sentimento era
              ammesso, ma solo nella sua specie morale, poiché gli uomini erano in grado di
              percepire a priori l'accordo del loro comportamento con le norme. Non è dunque
              inspiegabile se nella terza \textit{Critica} Kant, dietro la sollecitazione e
              l'influenza considerevole delle dottrine estetiche settecentesche, ammette uno
              spazio autonomo per il sentimento e cerca di individuarne il principio a
              priori.

              Il secondo motivo che condusse Kant alla \textit{Critica del Giudizio} è
              interno al sistema: si tratta del bisogno di mediare, individuando un momento
              di accordo, il determinismo naturale controllato dall'intelletto e la libertà
              pratica governata dalla ragione. Si noti tuttavia, ed è cosa essenziale, che
              Kant non si riferisce che alle facoltà teoretica e pratica, ricercandone una
              terza: non si tratta cioè di collegare il mondo teoretico e quello pratico,
              quasi fosse possibile trovarne un terzo che li sintetizzi. Questa soluzione
              era stata scartata già nella \textit{Critica della ragion pura} (e
              precisamente nella \textit{Dialettica trascendentale}), dove le antinomie
              dinamiche (intorno alla libertà e a Dio) avevano chiarito che i due regni
              erano compatibili solo in quanto separati.

              \textbf{9–15.} La mediazione consiste perciò nell'individuare non un terzo
              mondo, una terza dimensione oltre a quelle teoretica e pratica, bensì una
              terza facoltà oltre all'intelletto e alla ragione. La mediazione possibile non
              è oggettiva, ma soggettiva: il punto d'incontro risiede infatti all'interno
              del soggetto; i mondi continuano a essere due, ma le facoltà soggettive che li
              pensano sono tre. Il filosofo giunse così alla conclusione che accanto
              all'intelletto e alla ragione esisteva un altro strumento a priori dell'animo
              umano, dotato di leggi sue proprie, ovvero in possesso di una perfetta
              autonomia: il sentimento. Lo strumento per operare in questo ambito è il
              Giudizio.

              La terza \textit{Critica} non è stata redatta solo e tanto per far posto a
              interessi nuovi di Kant, quasi che egli si fosse accorto solo tardivamente
              della dimensione del gusto: perché allora non considerare altri ambiti ancora,
              come la logica del sapere storico? Non è sufficiente richiamarsi al tessuto
              culturale in cui Kant venne a operare. La risposta è invece che la
              \textit{Critica del Giudizio} non complementa le altre due \textit{Critiche},
              bensì ne prosegue la fondamentale linea problematica: com'è possibile,
              muovendo dai generali presupposti aprioristici, pervenire alle leggi
              particolari di natura, anzi, meglio, alla loro applicazione all'eterogenea
              molteplicità dei casi singoli? Il tema, già discusso in una poco studiata
              opera, i \textit{Primi princìpi metafisici della scienza della natura} (1786),
              ritorna qui protagonisticamente ed è il problema stesso del Giudizio. Non si
              tratta di una semplice integrazione alla \textit{Critica della ragion pura},
              poiché obiettivo della scienza non è la formulazione di generalissimi quanto
              astratti princìpi, ma la funzionalità nel caso particolare: si tratta dunque
              proprio di rendere operanti le categorie secondo una modalità analoga a, ma
              più felice di, quella espressa nella dottrina della schematismo.}
              \end{multicols}

              \subsection{Giudizi determinanti e giudizi riflettenti}

              \textit{Da questo brano, come dal precedente, si chiarisce che i problemi
              estetico e teleologico sono strumenti (fondamentale il primo, più marginale il
              secondo) per la soluzione di una questione schiettamente epistemologica.}`

              Allego anche l’immagine. È evidente che la resa tipografica
              così com’è è davvero scadente,,,

              M.

              in risposta a: Numeri di riga e noline #50507
              samiel
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                Perfetto, era quello che cercavo!
                Adesso ho visto con calma il manuale:
                però mi pare no si possa dare come opzione
                nel preambolo, e di conseguenza si è obbligati
                a inserire quella stringa in ogni sezione da numerare…

                Grazie
                M.

                in risposta a: document class thesis #50494
                samiel
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                  In un testo, fatti salvi i migliori consigli che avrai dagli esperti
                  del forum, ho usato un codice del genere:
                  `\begin{document}
                  \frontmatter
                  \begin{titlepage}
                  \pdfbookmark{Frontespizio}{Frontespizio}
                  \vspace*{\stretch{1}}
                  \begin{center}
                  \titolo{\spacedallcaps{Slackware for dummies}}

                  \vspace{4cm}

                  \autore{\spacedlowsmallcaps{Mauro Sacchetto}}

                  \vspace*{\stretch{2}}
                  \end{center}
                  \end{titlepage}`
                  Per modificare i margini puoi impostare il parametro DIV
                  (vedi il capitolo 2 pag. 25 del manuale inglese di KOMA-Script,
                  dove sono riportati tutti i margini che risultano
                  dai diversi valori che puoi attribuire a DIV)
                  se intendi cmq mantenere i rapporti “aurei” intesi dall’autore
                  del pacchetto, per cui darai ad esempio
                  `\usepackage

                  {typearea}`
                  Se invece vuoi modificare i margini a piacere,
                  ricorri ad areset:
                  `\areaset{312pt}{699pt}`
                  che sono i valori di default, aumentando l’area stessa.
                  Incidentalmente, aggiungo che classicthesis,
                  essendo appunto basato su KOMA-Script e non sui formati classici,
                  è incompatibile con il pacchetto geometry
                  che si usa nella classi book, article ecc.

                  M.

                  in risposta a: Tabella o non tabella? #50423
                  samiel
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                    In effetti la soluzione prospettata d Claudio
                    occupa molto spazio. Nella mia versione originale
                    avevo usato/abusato degli a capo per ridurre
                    lo spazio e far stare la tabella nel senso verticale.
                    Adesso valuto la soluzione di fondo: infatti
                    questa tabella deriva da una tabella di un libro,
                    anche se indubbiamente non c’è corrispondenza
                    orizzontale fra le tre colonne. Però non facendo
                    una tabella ma sistemando tutto in tre elenchi
                    temo che si occupi uno spazio molto lungo
                    e molto stretto nella pagina… Che ne dite?

                    Grazie
                    M.

                    in risposta a: Divisione e distribuzione dei paragrafi #50144
                    samiel
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                      Con quella gabbia escluderei la seconda soluzione. Eventualmente aumenterei i margini. Che classe usi e che impostazioni hai dato?

                      Ho questa impostazione molto generica:
                      `\documentclass[a4paper,12pt]{article}`
                      e per le note
                      `\newcommand{\mymp}[1]{\marginpar{\footnotesize\raggedright\hspace{0pt}#1}}`
                      Dando
                      `\setlength{\marginparwidth}{1.5cm}`
                      in effetti il testo delle note a margine si avvicina troppo al bordo del foglio.
                      Potrei restringere con geometry la giustezza del testo,
                      se non ci sono alternative più appropriate

                      Per quanto attiene agli Warning nella compilazione della bibliografia:

                      Credo che sia dovuto al fatto che usi la stessa etichetta per tutte le voci. Ovvero l’etichetta è vuota per tutte le voci.

                      Trattandosi non di testi citati, ma solo di un elenco,
                      non so se questo codice sia appropriato o se ce ne sia uno migliore:
                      `\begin{thebibliography}{99}
                      \addcontentsline{toc}{section}{Riferimenti bibliografici}
                      \setcounter{subsection}{0}
                      \renewcommand{\subsubsection}{\alph{section})}
                      \subsection*{Letteratura primaria}
                      \bibitem{} A\textsc{ristotele}, \textit{Retorica}, trad. it. di A. Plebe, in
                      Aristotele, \textit{Opere}, vol. 10, Laterza, Roma-Bari 1973.
                      \bibitem{} C. P\textsc{erelman} – L. O\textsc{lbrechts}-T\textsc{yteca},
                      \textit{Trattato dell'argomentazione}, Einaudi, Torino 1981.
                      \bibitem{} C. P\textsc{erelman}, \textit{Il dominio retorico}, Einaudi, Torino
                      1981.
                      \bibitem{} C. P\textsc{erelman}, \textit{Il campo dell'argomentazione},
                      Pratiche, Parma 1979.
                      \bibitem{} C. P\textsc{erelman}, \textit{Retorica e filosofia}, De Donato,
                      Bari 1979.
                      \subsection*{Opere su Aristotele}
                      \bibitem{} A. M. B\textsc{attegazzore}, a cura di, \textit{Dimostrazione,
                      argomentazione dialettica e argomentazione retorica nel pensiero antico},
                      SAGEP, Genova 1993.`

                      Per gli stili bibliografici philosophy, appunto cerco di vedere quanto prima.
                      Idem per la classe suftesi

                      M.

                      in risposta a: Divisione e distribuzione dei paragrafi #50142
                      samiel
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                        metterei la nota dopo l’eventuale segno di punteggiatura. Questo perché il numero di nota messo prima crea un vuoto fastidioso, soprattutto con indici di nota di due o tre cifre (che non sono rari per gli umanisti), mentre messo dopo si integra bene con lo spazio che segue sempre il segno di punteggiatura. Inoltre l’indice di nota messo dopo il segno di punteggiatura evita fraintendimenti nel caso l’ultimo segno sia un numero o una formula (potrebbe essere preso per esponente, anche se le circostanze sono più uniche che rare)- metterei la nota dopo l’eventuale segno di punteggiatura. Questo perché il numero di nota messo prima crea un vuoto fastidioso, soprattutto con indici di nota di due o tre cifre (che non sono rari per gli umanisti), mentre messo dopo si integra bene con lo spazio che segue sempre il segno di punteggiatura. Inoltre l’indice di nota messo dopo il segno di punteggiatura evita fraintendimenti nel caso l’ultimo segno sia un numero o una formula (potrebbe essere preso per esponente, anche se le circostanze sono più uniche che rare)

                        Qui impazza il dibattito, nel senso che la maggior parte degli editori
                        colloca sempre la nota prima del punto fermo e, in più in generale,
                        dei segni di punteggiatura. La logica è ovviamente che, se il punto
                        segna la cesura che conclude un periodo, la nota fa ancora e comunque
                        parte di quello stesso periodo. Altri editori, però in numero minore,
                        collocano invece effettivamente i numero della nota dopo i segni di punteggiatura.

                        ho trovato alcuni “così” (p. 21) e un “più” con l’accento acuto

                        Corretti! Chissà come sono riuscito a mettere l’accento grave sulla “u”…
                        Fra l’altro alcuni editori (Einaudi, per fare un esempio), quando non vi siano
                        ambiguità usano sempre l’accento acuto. In questo forum ci fu
                        una discussione a riguardo che lessi tempo fa.

                        le note a margine troppo sacrificate. Con una gabbia del testo simile non le userei proprio

                        Vero, sono troppo strette. E qui in fondo poco utili.
                        Però , per tornare a questioni più direttamente TeXniche, la via più opportuna
                        per migliorare la cosa quale sarebbe? Ridurre ulteriormente i margini
                        del testo? Allargare la colonna per le note a margine?

                        La tabella a p. 7 è da rifare secondo criteri tipografici più canonici. In particolare vanno eliminati tutti i filetti verticali.

                        Giustissimo. Appena trovo i tempo provvedo.

                        visto che si tratta di un testo filosofico protresti usare lo stile philosophy-verbose per la bibliografia. (E se provi la classe suftesi mi fai un grande piacere)

                        Ci lavoro. Un’altra domanda TeXnica: la mia bibliografia è semplicemente
                        un elenco di testi, priva di riferimenti interni. Olte tutto sono quasi tutti testi
                        che non vengon citati. All’atto della compilazione ricevo una sfilza di
                        `[7]) (./bibliografia.tex [8] [9pdfTeX warning (ext4): destination with the same
                        identifier (name{cite.}) has been already used, duplicate ignored

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                        \fi \fi
                        l.31 \bibitem{}
                        C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                        l.31 \bibitem{}
                        C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                        \fi \fi
                        l.31 \bibitem{}
                        C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                        \fi \fi
                        l.31 \bibitem{}
                        C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                        \fi \fi
                        l.31 \bibitem{}
                        C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                        \fi \fi
                        l.31 \bibitem{}
                        C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                        \fi \fi
                        l.31 \bibitem{}
                        C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione della]
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                        l.31 \bibitem{}
                        C. A. V\textsc{iano}, \textit{Aristotele e la redenzione dellap
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                        l.35 \bibitem{}
                        G. F\textsc{urnari} L\textsc{uvarà}, \textit{La logica delpdfT
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                        l.37 \bibitem{}
                        G. M\textsc{artano} – G. C\textsc{otroneo}, \textit{Retorica ep
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                        \relax`
                        Come mi devo regolare?

                        Sono contrario all’uso di “Id.” e “op. cit.” soprattutto se si usano stili di riferimento bibliografico “prolissi”. L’”op. cit.” obbliga spesso il lettore ad andare a ricercare la fatidica “unica opera” di quell’autore, che inevitabilmente è stata citata in mezzo a una pagina di note; e magari il testo non ha nemmeno una bibliografia finale. E poi, se uno stile è prolisso perché andare a risparmiare proprio lì? Le uniche latinitates consigliabili sono ivi, ibidem e cit. Meglio ancora uno stile di citazione autore-anno. Gli stili philosophy permettono di comporre una bibliografia negli stili maggiormente diffusi in campo filosofico e umanistico in genere.

                        Concordo, nel senso che son sempre stato un sostenutore delle bibliografie
                        !all’americana” fin dai tempi della tesi, che composi così contro le indicazioni
                        della facoltà. Per gli stili philosophy – ehm – devo vedere di che si tratta
                        perché finora non lo mai utilizzati.

                        Sei sicuro delle iniziali dei nomi in minuscolo?

                        No, infatti nella prima parte sono in maiuscolo. Corretti.

                        M.

                        in risposta a: Divisione e distribuzione dei paragrafi #50141
                        samiel
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                          Grazie delle osservazioni.
                          Per un paio di giorni sono occupato con un altro lavoro,
                          poi riconsidero il tutto…
                          Anche sottolineando come, per quanto attiene ai contneuti,
                          si tratti di una sorta di schema di lavoro rivolto agli studenti e niente di più…
                          M.

                          in risposta a: Ancora sulle tabelle… #49397
                          samiel
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                            La versione trasposta non è male.
                            Più “compatta”, cosicché forse si legge anche meglio.
                            Ci penso un attimo…
                            Certo che l’argomento delle tabelle meriterebbe
                            una guida a sé, approfondita e dettagliata!

                            Grazie
                            M.

                            in risposta a: Ancora sulle tabelle… #49388
                            samiel
                            Partecipante
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                              Sono incerto se mantenere le etichette,
                              così posso inserire un riferimento nel testo.
                              C’è però qualche difficoltà:
                              1.
                              se elimino \caption, le due tabelle tendono
                              a collassare. Insomma non c’è alcuno spazio
                              fra la bottomrule della tabella che sta sopra
                              e la toprule di quella che sta sotto.
                              E il \bigskip centrale mi pare che non svolga
                              alcun ruolo. E nemmeno \vspace o \qquad producono
                              alcun effetto. A questo punto, come introdurre
                              uno spazio per distanziare le due tabelle?
                              2.
                              Infine: compilando ricevo il messaggio
                              `LaTeX Warning: Float too large for page by 12.0pt on input line 280.`
                              e la riga 280 è l’ultima della tabella. Come devo regolarmi?

                              Grazie ancora
                              M.

                              in risposta a: Divisione e distribuzione dei paragrafi #50139
                              samiel
                              Partecipante
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                                La situazione non è delle migliori.
                                Abbiamo forti resistenza anche per installare OpenOffice
                                ed è a mio avviso scandaloso che nella pubblica amministrazione
                                si continuino ad adottare programmi chiusi quanto al codice
                                e a pagamento. Inoltre molti di noi hanno seri problemi
                                anche semplicemente a fare un grassetto con Word…
                                Per il resto sarebbe bello organizzare qualcosa,
                                ma francamente non saprei cosa: un seminario / corso
                                di aggiornamento dedicato specificamente a LaTeX?

                                M.

                                in risposta a: Ancora sulle tabelle… #49387
                                samiel
                                Partecipante
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                                  Perfetta!
                                  Le etichette forse non servono, dal momento
                                  che non fanno che ripetere la riga dell’intestazione.
                                  E forse modifico il carattere in un sans-serif.
                                  Ma per il resto direi che è l’ideale.

                                  Grazie mille — facciamo anche duemila 🙂
                                  M.

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