samiel

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  • in risposta a: Ancora sulle tabelle… #49401
    samiel
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      Per far acquisire alla tabella la giustezza del testo,
      dopo qualche prova “a occhio”, il codice è questo:
      `\begin{center}
      \begin{sffamily}
      \noindent
      \resizebox{\textwidth}{!}{%
      \parbox{\textheight}{%
      \begin{tabular}{*3{p{.31\hsize}}}
      \toprule
      \multicolumn3c{SCHEMI DI CONNESSIONE}\\
      \midrule
      \multicolumn1{m{.31\hsize}}{Argomenti quasi logici}
      & \multicolumn1{m{.31\hsize}}{\centering Argomenti basati sulla struttura del
      reale}
      & \multicolumn1{m{.31\hsize}}{\centering Argomenti miranti a fondare la
      struttura del reale}\cr
      \midrule`
      Mi resta una cosa da capire: \resizebox{\textwidth}{!}
      non dovrebbe far stare comunque la tabella nella giustezza
      anche riducendo i caratteri?

      M.

      in risposta a: Ancora sulle tabelle… #49399
      samiel
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        Ho provato a modificare ancora una volta la tabella
        per vedere di farla stare nella pagnia. Questo il codice:
        `\begin{center}
        \begin{sffamily}
        \noindent
        \resizebox{\textwidth}{!}{%
        \parbox{.8\textheight}{%
        \begin{tabular}{*3{p{.33\hsize}}}
        \toprule
        \multicolumn3c{SCHEMI DI CONNESSIONE}\\
        \midrule
        \multicolumn1{m{.33\hsize}}{Argomenti quasi logici}
        & \multicolumn1{m{.33\hsize}}{\centering Argomenti basati sulla struttura del
        reale}
        & \multicolumn1{m{.33\hsize}}{\centering Argomenti miranti a fondare la
        struttura del reale}\cr
        \midrule
        {\centering Ricorrono a relazioni di:}
        & {\centering Dipendono da legami di:}
        & {\centering Sono basati su:}\cr
        \midrule
        \begin{enumerate}
        \item contraddizione
        \item identità
        \item transitività
        \item parte\,/\,tutto
        \item uguaglianza e differenza
        \item frequenza
        \end{enumerate}
        & \begin{enumerate}
        \item successione
        \begin{itemize}
        \item arg. pragmatico
        \item arg. dello spreco
        \item arg. di direzione
        \item arg. di superamento
        \end{itemize}
        \item coesistenza
        \begin{itemize}
        \item persona
        \item autorità
        \item doppia gerarchia
        \end{itemize}
        \end{enumerate}
        & \begin{enumerate}
        \item caso
        \begin{itemize}
        \item esempio
        \item illustrazione
        \item modello
        \end{itemize}
        \item analogia
        \begin{itemize}
        \item analogia
        \item metafora
        \end{itemize}
        \end{enumerate}\\
        \bottomrule
        \end{tabular}}}
        \end{sffamily}
        \end{center}`
        Per ridurre lo spazio degli elenchi ho masso anche:
        `\usepackage{enumitem}
        \setitemize{itemsep=.01em,leftmargin=*}`
        Però continuano a sfuggirmi un paio di cose.
        Se allargo la giustezza, e (apparentemente) nonostante il
        \resizebox{\textwidth}{!}, la tabella sporge sempre e comunque
        un po’ a destra. In secondo luogo la terza riga
        (“ricorrono a relazioni di:” ecc) ha una collocazione tutta sua,
        scentrata rispetto al testo sovrastante (quello della seconda riga).
        C’è qualche altro accomodamento possibile?

        Grazie
        M,

        in risposta a: Problemi di compilazione #50575
        samiel
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          `Il primo in ordine di tempo riguardava la compilazione delle lettere accentate, `
          Forse era un modo per dirti che stò e stà non vanno con l’accento 🙂

          M.

          PS
          Che tempismo sugli accenti eheheh…

          in risposta a: Stupido problemino di sillabazione #50561
          samiel
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            Però cambiando tutti i font “Schopenhauer”
            (pace all’anima sua) non cade più a metà riga…
            Cmq trattandosi di una sola occorrenza
            va benissimo anche impostare in quel caso
            la sillabazione manuale. Attendendo che Texlive
            aggiorni con la o.63…

            Grazie
            M.

            in risposta a: Stupido problemino di sillabazione #50559
            samiel
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              Posto che LuaTeX ho provato a usarlo da qualche giorno
              e XeTeX no l’ho mai usato, dovrei cambiare di nuovo
              i caratteri ecc… Perché naturalmente TeX Gyre Termes ecc
              non c’entrano nulla. Giusto?
              Cmq ho risolto contingentemente, visto che a impaginazione
              terminata c’era solo quel problema, mettendo Schopen\-hauer
              all’interno del testo. E questo almeno funziona.

              M.

              in risposta a: Stupido problemino di sillabazione #50557
              samiel
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                È tutto italiano:
                `\documentclass[a4paper]{article}
                \usepackage[T1]{fontenc}
                \usepackage{textcomp}
                \usepackage[italian]{babel}
                \usepackage{fontspec}
                \setmainfont[Ligatures=TeX,Numbers=OldStyle]{TeX Gyre Termes}
                \setsansfont[Scale=0.9,Ligatures=TeX]{TeX Gyre Adventor}
                \usepackage{microtype}
                \usepackage[right,modulo]{lineno}
                \usepackage[margin=10pt,skipabove=10pt,skipbelow=10pt]{mdframed}
                \usepackage{multicol}
                \newenvironment{dblcolquote}
                {\begin{multicols}{2}\sffamily\small\parskip=0pt}
                {\end{multicols}}
                \hyphenation{Scho-pen-hau-er}`
                Per qualche cognome straniero devo caricare comunque
                li pacchetto per la sillabazione tedesca? Pensavo si potesse
                lasciare appunto tutto in italiano ed eventualmente
                impostare \hyphenation{…}

                M.

                in risposta a: Colonne disuguali con multicol #50465
                samiel
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                  Il codice del pacchetto è
                  `\setlength{\parskip}{0pt plus 1pt}
                  e nessun minus
                  `
                  Solo che continuo a non capire perché,
                  date due colonne di ugual numero di righe,
                  venivano inserite in ciscuna due righe bianche
                  e simili… Ovvero non tanto cosa dice il codice,
                  ma perché in quei casi veniva applicato
                  in quel modo producendo inestetiche asimmetrie
                  quando poteva benissimo far finire appaiate
                  le due colonne lasciando perdere il plus 1pt…
                  DIci che ci sono altre soluzioni oltre a imporre
                  di annullare il parskip ?

                  M.

                  in risposta a: Alcuni problemi con lualatex: codifica, font #50472
                  samiel
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                    Temevo peggio, la soluzione era nella prima quindicina di pagine.
                    `\setsansfont[Scale=0.9,Ligatures=TeX]{TeX Gyre Adventor}`

                    M.

                    in risposta a: Colonne disuguali con multicol #50462
                    samiel
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                      Geniale!!!! RIsolto tutto.
                      Però non capisco perché prima
                      aggiungeve quegli spazi così anomali…
                      E tali da produrre un risultato così brutto…

                      Grazie mille
                      M.

                      in risposta a: Colonne disuguali con multicol #50460
                      samiel
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                        Prova a postare un pezzo del codice,
                        scusandomi per launghezza
                        `\documentclass[a4paper]{article}
                        \usepackage[T1]{fontenc}
                        \usepackage{textcomp}
                        \usepackage{ucs}
                        \usepackage[utf8x]{inputenc}
                        \usepackage[italian]{babel}
                        %\usepackage{cfr-lm}
                        %\usepackage{fontspec}
                        %\setmainfont[Ligatures=TeX,Numbers=OldStyle]{TeX Gyre Termes}
                        %\setsansfont[Scale=MatchLowercase]{Latin Modern Sans}
                        \usepackage{microtype}
                        \usepackage[right,modulo]{lineno}
                        \usepackage[margin=10pt,skipabove=10pt,skipbelow=10pt]{mdframed}
                        \usepackage{multicol}
                        \newenvironment{dblcolquote}
                        {\begin{multicols}{2}\sffamily\small}
                        {\end{multicols}}

                        \begin{document}
                        \title{La «Critica del Giudizio»}
                        \author{}
                        \date{}
                        \maketitle

                        \section{Il problema dell'opera}
                        \subsection{Il dualismo fra mondo della necessità \\ e mondo della finalità}

                        \textit{Sia questo passo sia il successivo sono tratti
                        dall'\emph{Introduzione} all'opera, quella che Kant redasse per seconda: la
                        prima stesura, un più ampio ma anche più contorto rendiconto dei contenuti
                        dell'intera terza \emph{Critica} venne infatti sostituita con questa, che
                        presenta un inquadramento della facoltà del Giudizio di fondamentale
                        importanza.}

                        \textit{Tutti i passi della sono dati secondo la seguente edizione: I. Kant,
                        \emph{Critica del Giudizio}, a cura di A. Bosi, UTET, Torino 1993.}
                        \bigskip

                        \begin{linenumbers}
                        I concetti della natura, che comprendono il fondamento di ogni conoscenza
                        teoretica a priori, si basavano sulla legislazione dell'intelletto. — Il
                        concetto di libertà, che comprendeva il fondamento di tutte le prescrizioni
                        pratiche a priori indipendenti dalla sensibilità, si basava sulla legislazione
                        della ragione. Entrambe le facoltà pertanto, a parte l'applicazione, secondo
                        la forma logica, a princìpi (quale che ne sia l'origine), hanno ancora
                        ciascuna una propria legislazione secondo il contenuto, al di sopra della
                        quale non ne esiste alcun'altra (a priori), e che perciò giustificava la
                        divisione della filosofia in teoretica e pratica. Tuttavia, nella famiglia
                        delle facoltà conoscitive superiori esiste ancora un termine medio tra
                        l'intelletto e la ragione. Si tratta del Giudizio, del quale si ha ragione di
                        presumere, per analogia, che possa anch'esso contenere, se non una sua propria
                        legislazione, almeno un suo proprio principio a priori (comunque puramente
                        soggettivo) di ricerca secondo leggi; un principio che, se anche non gli
                        spetterà alcun campo di oggetti come dominio, potrà tuttavia avere un suo
                        territorio, nel quali si trovi una qualche caratteristica per la quale valga
                        proprio solo questo principio.
                        \end{linenumbers}

                        {\raggedleft(\small pp. 154–155)\par}

                        \begin{dblcolquote}
                        \textbf{1–8.} Com'è noto, Kant non aveva in mente la terza \textit{Critica}
                        allorché stese le prime due perché non aveva ancora individuato la nuova
                        facoltà qui eretta a protagonista. Nella \textit{Critica della ragion pura} si
                        ammetteva il solo intelletto, il gusto era ritenuto arbitrario, individuale e
                        nessuna autonomia era attribuita al sentimento (fin da allora tuttavia la
                        sensibilità era riconosciuta in possesso di valenze non solo conoscitive, in
                        quanto accoglieva le intuizioni, ma anche emotive, in quanto faceva sì che il
                        soggetto ricevesse dalle impressioni sensibili piacere o dispiacere). Nella
                        \textit{Critica della ragion pratica}, al contrario, il sentimento era
                        ammesso, ma solo nella sua specie morale, poiché gli uomini erano in grado di
                        percepire a priori l'accordo del loro comportamento con le norme. Non è dunque
                        inspiegabile se nella terza \textit{Critica} Kant, dietro la sollecitazione e
                        l'influenza considerevole delle dottrine estetiche settecentesche, ammette uno
                        spazio autonomo per il sentimento e cerca di individuarne il principio a
                        priori.

                        Il secondo motivo che condusse Kant alla \textit{Critica del Giudizio} è
                        interno al sistema: si tratta del bisogno di mediare, individuando un momento
                        di accordo, il determinismo naturale controllato dall'intelletto e la libertà
                        pratica governata dalla ragione. Si noti tuttavia, ed è cosa essenziale, che
                        Kant non si riferisce che alle facoltà teoretica e pratica, ricercandone una
                        terza: non si tratta cioè di collegare il mondo teoretico e quello pratico,
                        quasi fosse possibile trovarne un terzo che li sintetizzi. Questa soluzione
                        era stata scartata già nella \textit{Critica della ragion pura} (e
                        precisamente nella \textit{Dialettica trascendentale}), dove le antinomie
                        dinamiche (intorno alla libertà e a Dio) avevano chiarito che i due regni
                        erano compatibili solo in quanto separati.

                        \textbf{9–15.} La mediazione consiste perciò nell'individuare non un terzo
                        mondo, una terza dimensione oltre a quelle teoretica e pratica, bensì una
                        terza facoltà oltre all'intelletto e alla ragione. La mediazione possibile non
                        è oggettiva, ma soggettiva: il punto d'incontro risiede infatti all'interno
                        del soggetto; i mondi continuano a essere due, ma le facoltà soggettive che li
                        pensano sono tre. Il filosofo giunse così alla conclusione che accanto
                        all'intelletto e alla ragione esisteva un altro strumento a priori dell'animo
                        umano, dotato di leggi sue proprie, ovvero in possesso di una perfetta
                        autonomia: il sentimento. Lo strumento per operare in questo ambito è il
                        Giudizio.

                        La terza \textit{Critica} non è stata redatta solo e tanto per far posto a
                        interessi nuovi di Kant, quasi che egli si fosse accorto solo tardivamente
                        della dimensione del gusto: perché allora non considerare altri ambiti ancora,
                        come la logica del sapere storico? Non è sufficiente richiamarsi al tessuto
                        culturale in cui Kant venne a operare. La risposta è invece che la
                        \textit{Critica del Giudizio} non complementa le altre due \textit{Critiche},
                        bensì ne prosegue la fondamentale linea problematica: com'è possibile,
                        muovendo dai generali presupposti aprioristici, pervenire alle leggi
                        particolari di natura, anzi, meglio, alla loro applicazione all'eterogenea
                        molteplicità dei casi singoli? Il tema, già discusso in una poco studiata
                        opera, i \textit{Primi princìpi metafisici della scienza della natura} (1786),
                        ritorna qui protagonisticamente ed è il problema stesso del Giudizio. Non si
                        tratta di una semplice integrazione alla \textit{Critica della ragion pura},
                        poiché obiettivo della scienza non è la formulazione di generalissimi quanto
                        astratti princìpi, ma la funzionalità nel caso particolare: si tratta dunque
                        proprio di rendere operanti le categorie secondo una modalità analoga a, ma
                        più felice di, quella espressa nella dottrina della schematismo. \par
                        \end{dblcolquote}

                        \subsection{Giudizi determinanti e giudizi riflettenti}

                        \textit{Da questo brano, come dal precedente, si chiarisce che i problemi
                        estetico e teleologico sono strumenti (fondamentale il primo, più marginale il
                        secondo) per la soluzione di una questione schiettamente epistemologica.}
                        \bigskip

                        \begin{linenumbers}
                        \resetlinenumber
                        Il Giudizio in generale è la facoltà di pensare il particolare in quanto
                        contenuto nell'universale. Se l'universale (la regola, il principio, la legge)
                        è dato, il Giudizio che sussume sotto questo il particolare (anche se, come il
                        Giudizio trascendentale, indica a priori le condizioni indispensabili per la
                        sussunzione a quell'universale), è determinante. Se invece è dato soltanto il
                        particolare, ed il Giudizio deve trovargli l'universale, allora esso è
                        meramente riflettente.

                        \dots le forme nella natura sono tanto varie, e per così dire tanto numerose
                        le modificazioni dei concetti trascendentali universali della natura,
                        lasciate indeterminate da quelle leggi che l'intelletto puro fornisce a priori
                        queste ultime infatti non riguardano che la possibilità di una natura come
                        oggetto dei sensi in generale), — da richiedere perciò leggi che, in quanto
                        empiriche, possono essere contingenti dal punto di vista del nostro
                        intelletto, ma che, per ricevere il nome di leggi (come è richiesto anche dal
                        concetto di una natura), debbono venir considerate come necessarie a partire
                        da un concetto (per quanto a noi sconosciuto) dell'unità del molteplice. —
                        Il Giudizio riflettente, cui tocca risalire dal particolare della natura
                        all'universale, ha dunque bisogno d'un principio che non può ricavare
                        dall'esperienza, perché deve appunto fondare l'unità di tutti i princìpi
                        empirici sotto princìpi anch'essi empirici, ma più elevati, e quindi la
                        possibilità di una sistematica subordinazione di tali princìpi gli uni agli
                        altri. Un tale principio trascendentale, il Giudizio riflettente può dunque
                        darselo soltanto esso stesso come legge, senza prenderlo dall'esterno (perché
                        allora si trasformerebbe in Giudizio determinante), né può prescriverlo alla
                        natura, poiché la riflessione sulle leggi della natura si adegua alla natura,
                        mentre quest'ultima non si adegua alle condizioni secondo le quali noi
                        aspiriamo a formarci di essa un concetto che, rispetto a tali condizioni, è
                        del tutto contingente.

                        Ora questo principio non può essere che il seguente: poiché le leggi
                        universali della natura hanno il loro fondamento nel nostro intelletto, che
                        le prescrive alla natura (benché solo secondo il concetto universale della
                        natura in quanto tale), le leggi empiriche particolari, relativamente a ciò
                        che rimane in esse non determinato dalle prime, devono venire considerate
                        secondo un'unità quale un intelletto (sebbene non il nostro) avrebbe potuto
                        stabilire a vantaggio della nostra facoltà conoscitiva, per rendere possibile
                        un sistema dell'esperienza secondo leggi particolari della natura. Questo non
                        nel senso di dover ammettere la reale esistenza d'un tale intelletto (perché
                        questa idea funge da principio solo per il Giudizio riflettente, per
                        riflettere, non per determinare); in questo modo essa dà una legge solo a se
                        stessa, e non alla natura.

                        Ora, poiché il concetto di un oggetto, nella misura in cui contiene anche il
                        principio della realtà di questo oggetto, si dice scopo, mentre si dice
                        finalità della forma d'una cosa l'accordo di questa con quella costituzione
                        delle cose che è possibile solo mediante fini, il principio del Giudizio,
                        rispetto alla forma delle cose naturali sottoposte a leggi empiriche in
                        generale, è la finalità della natura nella varietà delle sue forme. In altri
                        termini, la natura viene rappresentata, mediante questo concetto, come se un
                        intelletto contenesse il fondamento unitario della molteplicità delle sue
                        leggi empiriche.

                        La finalità della natura è dunque un particolare concetto a priori, la cui
                        origine va cercata nel solo Giudizio riflettente.
                        \end{linenumbers}

                        {\raggedleft(\small pp. 157–159)\par}

                        \begin{dblcolquote}
                        \textbf{1–6.} Per Kant, conoscere è giudicare, ma nella \textit{Critica della
                        ragion pura} il giudizio sintetico a priori svolge una funzione ancor più
                        originaria: esso infatti pone l'oggetto stesso, lo costituisce o, per seguire
                        la terminologia della terza \textit{Critica}, lo determina. A tal fine il
                        particolare (il materiale fornito dall'intuizione sensibile) viene sussunto
                        sotto l'universale costituito dalle strutture dell'intelletto (le categorie).

                        \textbf{7–25.} Nella \textit{Critica del Giudizio} invece non si tratta di
                        porre un oggetto per poterlo quindi conoscere, bensì di soffermarsi su di
                        esso, ovvero di riflettere per valutare se, in quanto già dato oggetto
                        dell'intelletto, si accorda coi princìpi posti dalla ragione. Tale giudizio
                        non riguarda l'oggetto in quanto tale, ma la sua relazione con la ragione, col
                        soggetto giudicante piuttosto che col principio del giudizio (determinante).
                        In questo capoverso il principio del Giudizio è visto nella necessità
                        dell'applicazione: il giudizio determinante è infatti espressione di una legge
                        universale che riguarda una enorme molteplicità di accadimenti e/o individui;
                        ma è poi necessario applicare questa legge agli accadimenti stessi, che non
                        sono mai uguali e che si presentano secondo modalità sempre differenti.
                        L'applicazione non può essere affidata al caso o alla scelta individuale e
                        deve pertanto risiedere in un principio a priori. Noi infatti dobbiamo
                        collegare, come dice il testo, le «molteplici forme della natura» alle
                        «modificazioni dei concetti trascendentali universali della natura» scegliendo
                        di volta in volta quella versione o «modificazione» del concetto universale
                        che meglio si applica alla forma che ci sta davanti.

                        Il problema non è nuovo: l'\textit{Analitica dei concetti} era stato il primo
                        tentativo di risolverlo, ma Kant era rimasto insoddisfatto dagli schemi; essi,
                        in quanto forme a priori, non sembravano essere sempre una mediazione
                        conveniente e facevano sorgere la difficoltà del terzo uomo. Il giudizio
                        riflettente è la nuova soluzione: esso riafferma l'esigenza che le leggi a
                        priori tengano conto, in forma aprioristica, degli oggetti o contenuti
                        dell'esperienza. Mentre nella prima \textit{Critica} le leggi erano poste
                        dall'intelletto in piena autonomia e in un secondo tempo si ricercava la
                        modalità della loro applicazione, ora quest'ultima è detta poggiare fin da
                        principio su di un principio a priori che la \textit{Critica del Giudizio} si
                        propone di identificare. Come scrive Kant, «gli oggetti della conoscenza
                        empirica sono ancora determinati, o, per quanto se ne può giudicare a priori,
                        determinabili in diversi modi; sicché nature specificamente diverse, a
                        prescindere da ciò che hanno in comune in quanto appartenenti alla natura in
                        generale, possono ancora essere cause in una infinità di modi diversi; ed
                        ognuna di queste maniere (secondo il concetto di causa in generale) deve avere
                        la sua regola, che è una legge, e quindi comporta necessità, sebbene noi, per
                        la natura ed i limiti delle nostre facoltà conoscitive, non scorgiamo affatto
                        tale necessità» (p. 161). Le leggi applicative non sono alternative o
                        «concorrenziali» rispetto a quelle dell'intelletto, sono un elemento
                        ulteriore; non provenendo dall'intelletto, esse non sono necessarie nel senso
                        delle leggi naturali e in quanto non esistono ex parte objecti, ma solo
                        \textit{ex parte subjecti}, alla conoscenza potrebbero apparire contingenti.
                        Questo significa che il giudizio riflettente non è uno strumento o un
                        parametro nuovo aggiunto al giudizio determinante, ma l'integrazione
                        necessaria al giudizio determinante perché le forme a priori possano essere
                        applicate convenientemente ai casi singolari che l'esperienza ci presenta. In
                        altre parole, la \textit{Critica del Giudizio} affronta il medesimo problema
                        della \textit{Critica della ragion pura}, ma da un punto di vista
                        epistemologico piuttosto che metafisico, come invece l'altra. Più tardi,
                        insoddisfatto anche di questa soluzione, Kant tentò un'altra volta di
                        risolvere il caso nell'ardua trattazione dell'\textit{Opus postumum}, redatto
                        a partire dagli ultimi anni del secolo e lasciato quindi incompiuto.

                        \textbf{26–36.} L'elemento aggiuntivo non può essere rinvenuto
                        nell'esperienza, poiché è all'origine del suo sorgere; né può essere una legge
                        universale, poiché allora sarebbe una forma del giudizio determinante e si
                        ritornerebbe al problema di partenza. Esso è un principio a priori che
                        tuttavia il Giudizio non impone alla natura che il soggetto conosce, ma al
                        soggetto che conosce la natura. Tale principio prende spunto dal funzionamento
                        dell'intelletto ed è in certo modo una riproposta dell'idea di mondo come
                        sistema organico della totalità delle realtà empiriche: noi dobbiamo procedere
                        nella conoscenza come se (la regola del «come se», che emerge alla r. 43, è
                        qui il fondamentale principio regolatore) esistesse una globale unità della
                        conoscenza tale da non riguardare soltanto le leggi generali, ma anche quelle
                        particolari. Quanto al contenuto, questo principio, evidentemente un'idea
                        regolativa, è l'idea di scopo: a noi conviene pensare che i corpi (i quali,
                        dal punto di vista dell'intelletto, non seguono che le leggi naturali e si
                        inquadrano nel più rigoroso determinismo) sottostiano a un comportamento
                        uniforme e armonico, obbediente a chiari fini, perché la ricerca delle leggi
                        da parte dell'intelletto risulta più facile se condotta in base al principio
                        (regolativo) di un'intrinseca razionalità delle cose.

                        \textbf{37–46.} Questa finalità non è né pratica né tecnica: la prima non ha
                        a che fare con oggetti naturali, ma solo con azioni; la seconda riguarda
                        oggetti sensibili, ma obbedisce alle sole leggi dell'intelletto. Qui invece
                        cerchiamo un altro tipo di finalità, che esiste perché già testimoniata nella
                        nostra esperienza: si dà infatti il caso che, nel conoscere, noi incontriamo
                        degli oggetti la cui struttura o il cui comportamento sembrano spontaneamente
                        in linea con le nostre facoltà conoscitive e col nostro bisogno di ordine e
                        organicità, come formati da un intelletto del tutto analogo al nostro. Questa
                        non può essere realmente la costituzione della natura, che si comporta in base
                        a un cieco determinismo ed è affatto indifferente ai nostri bisogni come alle
                        nostre caratteristiche: tale atteggiamento teleologico le è attribuito dal
                        soggetto (che formula perciò giudizi riflettenti). Ciò è sostenuto dallo
                        stesso Kant: «Questo concetto trascendentale di una finalità della natura, non
                        è né un concetto della natura né un concetto della libertà, perché non
                        attribuisce assolutamente nulla all'oggetto (della natura), ma non fa che
                        rappresentare l'unico modo che noi dobbiamo seguire nella riflessione sugli
                        oggetti della natura, affinché l'esperienza si presenti come una totalità
                        interconnessa» (p. 162). Vi sono casi in cui tale finalità appare chiara,
                        altri in cui sembra assai difficilmente proponibile: è, come ha scritto Kant,
                        solo contingente. Ma il fatto che interessi l'applicazione delle leggi
                        universali dell'intelletto ci mostra invece che dev'essere universale e
                        aprioristica, sia pure secondo una modalità del tutto diversa rispetto a
                        quella in cui diciamo universali e aprioristiche le leggi conoscitive
                        dell'intelletto e pratiche quelle della ragione: una finalità pura. \par
                        \end{dblcolquote}
                        \end{document}`

                        Alcune colonne continuano a risultare asimmetriche.
                        In un caso quella sinistra sporge sotto l’altra,
                        ma fra due capoversi ha uno spazio extra.
                        In un altro caso finiscono insieme,
                        ma tute e due hanno una riga bianca a un certo punto…
                        Non so raccapezzarmi…
                        Non è che la gestione delle orfane e vedove
                        e il tentativo di far finire parallelamente le colonne
                        determina questo comportamento?
                        Ma se le righe sono dispari, basterebbe
                        che la colonna di desta finisse con una riga iin meno…

                        M.

                        M.

                        in risposta a: Colonne disuguali con multicol #50458
                        samiel
                        Partecipante
                          Up
                          0
                          Down
                          ::


                          Sì ormai st facendo le cose per fare,
                          troppe ore coi bambini…. Melgio andare a letto
                          E pensare che Kate me lo metteva pure in rosso…
                          Cmq il preambolo è
                          `\documentclass[a4paper]{article}
                          \usepackage[T1]{fontenc}
                          \usepackage{textcomp}
                          %\usepackage{ucs}
                          %\usepackage[utf8x]{inputenc}
                          \usepackage[italian]{babel}
                          %\usepackage{cfr-lm}
                          \usepackage{fontspec}
                          \setmainfont[Ligatures=TeX,Numbers=OldStyle]{TeX Gyre Termes}
                          \setsansfont[Scale=MatchLowercase]{Latin Modern Sans}
                          \usepackage{microtype}
                          \usepackage[right,modulo]{lineno}
                          \usepackage[margin=10pt,skipabove=10pt,skipbelow=10pt]{mdframed}
                          \usepackage{multicol}`

                          M.

                          in risposta a: Alcuni problemi con lualatex: codifica, font #50471
                          samiel
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                            Dammi un attimo… 🙂
                            sono 111 pagine !!

                            M.

                            in risposta a: Colonne disuguali con multicol #50456
                            samiel
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                              A me questo non compila… 🙁
                              `\documentclass[a4paper]{article}
                              \usepackage[T1]{fontenc}
                              \usepackage{textcomp}
                              \usepackage{ucs}
                              \usepackage[utf8x]{inputenc}
                              \usepackage[italian]{babel}
                              \usepackage{multicol}
                              \newenvironment{dblcolquote}
                              {\begin{multicols{2}\sffamily\small}
                              {\end{multicols}}

                              \begin{document}
                              \begin{dblcolquote}
                              Lorem ipsum dolor sit amet, consectetuer adipiscing elit. Aliquam lectus.
                              Donec id dolor. Pellentesque semper feugiat lacus. Maecenas hendrerit, purus
                              non suscipit faucibus, lectus ipsum faucibus risus, a venenatis eros neque id
                              dolor. Morbi mollis congue lectus. Class aptent taciti sociosqu ad litora
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                              lectus sapien vitae ipsum. Vivamus auctor enim a dui. Etiam at sapien. Quisque
                              nisl. In urna leo, pretium laoreet, sodales id, pulvinar a, felis. Nulla
                              condimentum, nunc a dapibus placerat, odio ipsum consequat leo, at gravida
                              dolor nunc id risus. Donec pellentesque euismod quam. Integer pharetra elit a
                              dui. Vestibulum ullamcorper faucibus nibh. Donec elementum risus non dui.
                              Aenean a pede ut mi dapibus blandit. Praesent porta ligula consectetuer quam.
                              \end{dblcolquote}
                              \end{document}`

                              M.

                              in risposta a: Colonne disuguali con multicol #50454
                              samiel
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                                Nel codice del newenvironment ci dev’essere
                                qualcosa che non va:
                                `Runaway argument?
                                {\begin {multicols{2}}\sffamily \small {\end {multicols}} \par \par \par \ETC.
                                ! File ended while scanning use of \@newenv.

                                \par
                                <*> prova.tex`

                                M.
                                [/code]

                                in risposta a: Divisione e distribuzione dei paragrafi #50146
                                samiel
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                                  @ ivan

                                  (E se provi la classe suftesi mi fai un grande piacere

                                  Appena scaricato il manuale
                                  Nei prossimi giorni sperimento!

                                  M.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 1,741 al 1,755 (di 1,864 totali)

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