antonio.macrì

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  • in risposta a: Licenza d’uso su elaborati universitari #64589
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    Saper comunicare è un’ottima fonte.

    Ho finalmente ritrovato un altro documento che mi era parso interessante, qualche tempo fa:
    http://hdl.handle.net/10760/4049
    (cliccare su “View/Open”, ci sono sia delle slide che un documento). Affronta diversi aspetti, in generale, e soprattutto tocca alcuni concetti fondamentali.

    Nel caso particolare, come puoi desumere anche da ciò che ha scritto Claudio, ti consiglierei di informarti su come funziona nella tua Università (potrebbero imporre dei vincoli).

    in risposta a: Cambiare colore numero capitoli classic thesis #69644
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    clidre” post=68791Ciao,
    guardando il risultato delle mie prime pagine della tesi, il colore grigio dei numeri dei capitoli non mi piace molto.. Vorrei cambiarlo. Ho copiato il file classicthesis.sty nel file myclassicthesis.sty e ho cambiato il colore dei capitoli. Ora carico myclassicthesis.
    Mi chiedevo se stia procedendo bene, oppure è necessario procedere diversamente, magari usando il classicthesis normale e aggiungendo qualche riga di codice.
    Grazie

    Puoi tranquillamente caricare classicthesis: basta poi inserire nel tuo preambolo la ridefinizione:
    `\titleformat{\chapter}{…}…`

    Ciao,
    Antonio

    in risposta a: allineamento pagine nell’indice #69649
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    Ti hanno già dato la soluzione. Ti faccio solo notare due cose.

    1) Racchiudendo il codice tra tag [` [`, il tuo messaggio diventava perfettamente comprensibile, oltre che essere più leggibile: 😉


    cioè attualmente visualizzo così:

    `Indice

    Introduzione 3
    Capitolo_1 10
    Capitolo_2 24

    Bibliografia 56`

    Mentre vorrei visualizzarlo così:

    `Indice

    Introduzione 3
    Capitolo_1 10
    Capitolo_2 24

    Bibliografia 56`

    Grazie vi metto anche il preambolo che uso

    `\documentclass[a4paper,11pt,twoside,openright]{scrbook}
    \usepackage[T1]{fontenc} %codifica font
    \usepackage[applemac]{inputenc}

    \usepackage[italian]{babel} %per scrivere in italiano

    \usepackage{lettrine} %lettera grande ad inizio paragrafo
    \usepackage{indentfirst} %rientranza ad inizio capitolo
    \usepackage{classicthesis-ldpkg}

    \usepackage[eulerchapternumbers]{classicthesis} % lo stile ClassicThesis

    \usepackage{amsfonts,amsmath,textcomp,amssymb,graphicx,float,subfig,setspace}

    \usepackage{vmargin}

    \headsep 21.06749pt %spazio di separazione intestazione e linea superiore testo
    \footskip 38.29494pt %spazio separazione riga inferiore testo e note

    \linespread{1.5} %interlinea tra {} valore interlinea
    \usepackage{graphicx, float} %tabelle e figure
    \usepackage{sidecap} %didascalie a foto laterale

    \usepackage{url} %per scrivere gli indirizzi internet
    \usepackage{amsmath,amssymb,amsthm} %indispensabile per la matematica..

    \usepackage{float} %per la stampa
    \usepackage{placeins} %per la stampa

    \theoremstyle{definition} %per le definizioni
    \newtheorem{definizione}{Definizione}

    \theoremstyle{plain} %per i teoremi
    \newtheorem{teorema}{Teorema}

    \usepackage{caption}
    \captionsetup{margin=10pt, font=footnotesize, labelfont=it, format=hang, indention=-2cm}

    \usepackage{longtable}
    \usepackage{marvosym}

    \usepackage{makeidx}

    \usepackage[cdot,thinqspace,squaren,italian,binary]{SIunits} `

    Grazie per l’aiuto

    2) Attento al tuo preambolo: carichi più volte alcuni pacchetti (float, amssymb, amsmath). Già Lorenzo ti ha fatto notare alcune cose su classicthesis. Ne aggiungo un’altra: a meno che tu non abbia un’installazione particolarmente vecchia, aggiungi l’opzione pdfspacing (conviene farlo quasi sempre). Sul sito di Lorenzo c’è un ottimo articolo su ClassicThesis, ti conviene darci un’occhiata (lo trovi anche con Google).
    Inoltre, impostare a mano \headsep e \footskip non è una buona pratica. Anche usare il pacchetto vmargin: leggi l’Elenco dei peccati, sfornato proprio recentemente. 😉 Peraltro carichi setspace ma non sembra che lo usi.

    Ciao,
    Antonio

    in risposta a: Una classe con un corpo enorme #69634
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    L’opzione 17pt dovrebbe funzionare anche con le classi ext*:

    The sizes available are 8pt, 9pt, 10pt, 11pt, 12pt, 14pt, 17pt, and 20pt.

    Se vuoi più flessibilità, cioè poter usare anche valori intermedi (15, 16, 18, 19), allora vai con le classi KoMa (oppure con il pacchetto scrextend abbinato a una classe standard). Anche memoir è una soluzione validissima, ma pone ugualmente il vincolo sui valori. Come vedi ci sono diverse possibilità.

    Ciao,
    Antonio

    in risposta a: overloading #69595
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    robitex” post=68714Uhm, continuo ancora ad essere dubbioso sulla possibilità di gestire un numero di argomenti variabili con TeX, per il semplice motivo che la ricerca dei token argomento compiuta da un comando è “fissa” (attendiamo pareri TeXnici).

    Scusa, ti do perfettamente ragione, non si ha certo “overloading dei nomi dei comandi”. Concordo con te (per quanto ne so) sul fatto che in TeX non esiste una cosa simile, per il semplice motivo che a identificare un comando è il solo nome. Tutti i linguaggi che supportano overloading introducono il concetto di firma di una funzione, che considera anche gli argomenti. In TeX, quello che si può fare è emularlo, come nel mio precedente esempio.

    Ciao,
    Antonio

    in risposta a: overloading #69594
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    robitex” post=68714Uhm, continuo ancora ad essere dubbioso sulla possibilità di gestire un numero di argomenti variabili con TeX, per il semplice motivo che la ricerca dei token argomento compiuta da un comando è “fissa” (attendiamo pareri TeXnici).

    È per questo che dico che si può fare pur usando parentesi tonde o quadre anziché graffe. Le parentesi graffe vengono sempre “consumate” da TeX, mentre quelle tonde o quadre possiamo gestircele come meglio crediamo:

    `\documentclass[a4paper]{article}

    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage[utf8]{inputenc}
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage{xspace}

    \makeatletter
    \def\insulto(#1)(#2){%
    \@ifnextchar({#1\insulto@@(#2)}{\insulto@{#1}{#2}}}
    \def\insulto@#1#2{%
    #1 è #2\xspace}
    \def\insulto@@(#1)(#2){%
    \@ifnextchar({, #1\insulto@@(#2)}{ e #1 sono #2\xspace}}
    \makeatother

    \begin{document}
    \begin{itemize}
    \item \insulto(luca)(scemo);
    \item \insulto(marco)(francesco)(cretini);
    \item \insulto(marco)(francesco)(giuseppe)(stupidi).
    \item \insulto(marco)(francesco)(giuseppe)(giovanni)(idioti).
    \end{itemize}
    \end{document}`

    Serve xspace perché \@ifnextchar si mangia gli spazi, quindi in alcuni casi bisogna rimetterceli (ci pensa \xspace).

    A meno che nel codice del comando a due argomenti non si inserisca un \@gobble o qualcosa del genere.
    Tipo:
    `
    \makeatletter
    % cmd con due arg
    \def\insulti@ii#1#2{#1 è #2}
    % cmd con tre arg
    \def\insulti@iii#1#2#3{#1 e #2 sono #3}

    % comando delimitato
    \def\ins@ulti#1#2#3{
    \def\tmp@{#3}
    \ifx\tmp@\@nil
    \insulti@ii#1#2
    \else
    \insulti@iii#1#2#3
    \fi
    }

    % cmd utente
    \def\insulti#1{
    \ins@ulti#1\@nil}

    \makeatother
    `

    Non capisco come dovrei usare il tuo codice.
    `\insulti{luca}{scemo} e \insulti{marco}{francesco}{cretini}`
    non mi funziona.

    Per l’overloading, ho in mente il funzionamento di Java mentre per il numero variabile di argomenti penso all’ellipsis …
    Un saluto.
    R.

    Esatto! Più o meno è lo stesso in C++. La firma del metodo cambia anche in dipendenza del numero di argomenti.

    Ciao,
    Antonio

    in risposta a: overloading #69592
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    albertobosia” post=68707è possibile gestire l’overloading degli operatori in LaTeX?
    l’ideale sarebbe poter fare qualcosa di questo tipo
    `\newcommand{\insulto}[2]{#1 è #2}
    \newcommand{\insulto}[3]{#1 e #2 sono #3}
    \insulto{luca}{scemo} e \insulto{marco}{francesco}{cretini}`
    ho provato a giocare sui newcommand ma non riesco a concludere molto…

    È possibile a costo di sostituire le parentesi graffe con parentesi quadre o tonde, ma non lo puoi fare con \newcommand: devi “sporcarti” le mani con le definizioni TeX (il comando \def). Leggiti gli Appunti.

    In questo caso si parlerebbe più di overloading di “funzioni” cioè “comandi”, trattandosi di TeX.


    @robitex
    : l’overloading delle funzioni consente anche di avere il (solo) numero di argomenti diverso. Ma per avere più argomenti dello stesso tipo, non serve scomodare l’overloading (si può fare anche in C).

    Ciao,
    Antonio

    in risposta a: anthosthesis.cls #66628
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    Ciao Tommaso.

    Che errore ti dà? A me compila senza errori, mi dà solo alcuni avvisi (che dovrò rivedere).

    L’intera sequenza di compilazione (poi la metto anche in un readme):
    `pdflatex anthosthesis.dtx
    bibtex anthosthesis
    makeindex -s gglo.ist -o anthosthesis.gls anthosthesis.glo % per la cronologia dei cambiamenti
    makeindex -s gind.ist -o anthosthesis.ind anthosthesis.idx % per l'indice dei comandi
    pdflatex anthosthesis.dtx
    pdflatex anthosthesis.dtx`

    Mi viene il dubbio che tu possa avere qualche problema con i fine riga (anche considerando l’altra discussione)…

    in risposta a: anthosthesis.cls #66626
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    In questi giorni ho fatto qualche modifica ad anthosthesis. Le più importanti sono:

    1. rimossa l’opzione subfig;
    2. corretti alcuni problemi con (il maiuscoletto spaziato nel)le testatine;
    3. compatibilità con XeLaTeX e in parte LuaLaTeX.

    L’opzione subfig era piuttosto inutile, perché le sottofigure/sottotabelle non vengono mai aggiunte al relativo indice. Peraltro, anche facendolo forzosamente, bisognerebbe impostarne a mano la formattazione affinché sia in linea con il resto: e questo, secondo me, ne rovinerebbe la semplicità e linearità.

    Quanto alle testatine, ho semplificato parecchio il codice: ora vengono sempre rese in maiuscoletto spaziato, senza bisogno di usare manualmente i comandi di marcatura (\markright, \markboth, \@mkboth). Verificate per: indice generale, indici degli oggetti mobili, sezioni di vario livello numerate e non numerate, bibliografia, indice analitico. Classicthesis ha invece seri problemi a riguardo.

    La classe è ora compilabile con tutti e tre i principali motori di composizione, pdftex, xetex e luatex (ovviamente nel formato LaTeX). Ho aggiunto anche un file di prova (nel quale però mi sono accorto di aver lasciato un “\setmonofont{Consolas}” di una prova fatta con MikTeX). Con XeLaTeX sembra funzionare tutto liscio, ma ancora ci rimetterò mano, sicuramente.

    Il mio cruccio maggiore è che non è pienamente compatibile con LuaTeX, per il semplice motivo che (LuaTeX) è ancora una beta. In particolare non è possibile spaziare il maiuscoletto (allo stato attuale). Comunque, anche usando luatex il documento viene compilato. Questo è quello che mi interessa: più che la possibilità di usare i font di sistema, sono interessato a Lua; più che XeTeX, mi interessa LuaTeX. Speriamo che quest’anno rilascino la 1.0, come da roadmap… 🙂

    https://bitbucket.org/antoniomacri/anthosthesis.cls

    Alla prossima (e ultima) tranche di interventi!
    Sempre pronto a suggerimenti (o critiche)… 🙂
    Antonio

    in risposta a: Una versione di ClassicThesis leggermente modificata #69504
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    lorenzo.pantieri” post=68601Ciao a tutti. Trovo che il numero con cui vengono contrassegnati i capitoli in ClassicThesis abbia dimensioni esagerate. Nel mio ultimo libro ho usato CT riducendone il corpo e allineandolo col titolo. Ho modificato il .sty sostituendo alle righe originali le seguenti:
    `\ifthenelse{\boolean{@eulerchapternumbers}}% font for the chapter numbers
    {\newfont{\chapterNumber}{eurb10 scaled 5000}}%
    {\newfont{\chapterNumber}{pplr9d scaled 5000}}

    \titleformat{\chapter}[display]%
    {\relax}{\mbox{}\oldmarginpar{\vspace*{-1.9\baselineskip}\color{halfgray}\chapterNumber\thechapter}}{0pt}%
    {\raggedright\spacedallcaps}[\normalsize\vspace*{.8\baselineskip}\titlerule]
    }
    `
    Il risultato mi soddisfa.

    Solo, vorrei poter ottenere questo effetto senza modificare il .sty originale (per i noti motivi), ma aggiungendo una patch di codice dopo aver caricato il pacchetto. Mi aiutate?

    Grazie anticipate!
    L.

    Ti suggerirei di usare comandi di più alto livello anziché \newfont (oltre che abbandonare la sintassi di ifthen ;)):
    `\if@eulerchapternumbers
    \renewcommand\chapterNumber{\usefont{U}{zeur}{b}{n}\fontsize{50}{0}\selectfont}
    \else
    \renewcommand\chapterNumber{\fontfamily{pplj}\fontsize{50}{0}\selectfont}
    \fi`(eventualmente da racchiudere dentro \makeatletter/\makeatother, se non sta dentro un file sty.)

    Da quello che ho capito, il 5000 esprime un fattore di scala in millesimi sul carattere selezionato, ovvero Euler Bold 10pt nel primo caso e Palatino OSF nel secondo, quindi 50 è la dimensione del carattere da fornire come primo argomento a \fontsize. Il secondo argomento di \fontsize è 0, per annullare la spaziatura verticale (\newfont infatti non ce la mette).

    Se invece vuoi continuare a usare \newfont, devi semplicemente precederlo con:
    `\let\chapterNumber\undefined`

    Sono più che graditi commenti dagli esperti. 🙂

    Ciao,
    Antonio

    in risposta a: Creare un file di formato personalizzato #69224
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    robitex” post=68466

    Riporto la procedura completa per generare un file di formato (quindi ripeterò alcune cose già scritte), con TeXlive su Ubuntu…

    Ciao a tutti,
    ho fatto 3 test con un documento LaTeX di 107 pagine contenente circa 140 oggetti flottanti tra figure e tabelle e che richiede il caricamento di tikz e dei pacchetti LaTeX3. Il sistema è basato su Windows XP con TeX Live 2011.

    I tempi di compilazione non sono un riferimento assoluto, ma è interessante confrontarli per le diverse situazione di compilazione:
    1 – da TeXworks -> 43 s
    2 – da console -> 40 s
    3 – da console con file di formato -> 39 s

    Come vedete sono tempi abbastanza simili. La compilazione con comando da console fa risparmiare molto più tempo (3 secondi circa) rispetto al caso di compilazione con file di formato precompilato (solo un ulteriore vantaggio di 1 secondo circa).
    Conclusione: in genere per un documento con molti oggetti flottanti, costruire un file di formato precompilato non porta a benefici pratici.

    NB. ho compilato il documento avendo cura di eseguire più volte il processo e di registrare i tempi solo per l’ultima compilazione, per effettuare il confronto con i file secondari dei sommari e dei riferimenti incrociati, già costruiti.

    NB. su sistemi Linux mi aspetto di rilevare differenze di tempo più ridotte tra il caso 1 ed il caso 2 essendo più efficenti in generale i processi di output nell’ambiente a riga di comando.

    Un saluto.

    Ciao Roberto, grazie del tuo intervento, che dà modo di precisare alcune cose, a scanso di equivoci.

    Un file di formato non è certo la soluzione definitiva alla lentezza di compilazione, altrimenti ognuno si genererebbe il suo sempre. L’uso di un file di formato può essere pressoché irrilevante quando il tempo per la compilazione del preambolo è trascurabile rispetto al tempo totale. Per di più, gli oggetti mobili sono notoriamente la cosa che LaTeX elabora più lentamente, quindi se nel documento ce ne sono diversi il vantaggio di un file di formato può non sentirsi affatto.

    Nel mio caso ho un testo di circa 180 pagine suddiviso in 12 capitoli, con un preambolo abbastanza lungo, sia perché carico molti pacchetti (e diverse librerie TikZ), sia per svariati comandi e ambienti che (ri)definisco. Lavorando su un singolo capitolo mediante \includeonly, il tempo di compilazione senza file di formato è circa metà per la compilazione del preambolo e metà per il capitolo (varia da capitolo a capitolo; in alcuni ho diversi oggetti mobili, in altri zero). Usando il file di formato, annullo il tempo per la compilazione del preambolo, e di conseguenza quasi dimezzo il tempo di compilazione complessivo. Compilando l’intero documento, i tempi si riducono di appena un decimo.

    Un file di formato può quindi essere utile in un caso come il mio: preambolo lungo e compilazione (in fase di stesura del documento) di un capitolo alla volta.

    Ciao,
    Antonio

    in risposta a: Ho un problema con suftesi e biblatex #69149
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    OldClaudio” post=68426Ci sono casi in cui hyperref debba essere caricato dalla classe, che con opportune opzioni lo può chiamare in un modo piuttsot che in un altro; la soluzione è quella di usare un caricamanto ritardato per esempio con \AtEndPreambele, oppure con \AtBeginDocument o forse persino \AfterEndPreamble (ammesso che \usepackage si possa usare anche after end preamble.

    Penso per esempio al caso del caricamento del pacchetto che serve per comporre i file secondo lo standard PDF/A e le correzioni che bisogna fare, solo in quel caso, nella classe per rendere i font matematici compatibili con quello standard. La cosa deve essere fatta nella classe sotto condizione dell’opzione che si vuole seguire quello standard, ma non si può lasciare l’utente nell’incertezza o nel dubbio o nella falsa sicurezza che avendo specificato l’opzione alla classe tutto sia già a posto.

    In ogni caso \hypersetup si può sare quando si vuole, sia dentro la classe sia dentro il documento, quindi le opzioni da passare ad hyperref non creano un problema.

    Anziché caricarlo in un \AtBeginDocument, che ne pensi se semplicemente si fa qualcosa come:
    `
    \AtBeginDocument{
    \@ifpackageloaded{hyperref}{
    \hypersetup{colorlinks, linkcolor=blue, …}
    }{}
    }`?

    Ho sempre pensato che caricare hyperref in un \AtBeginDocument sia una cosa poco ortodossa, da evitare fermamente…

    in risposta a: Ho un problema con suftesi e biblatex #69147
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    ivan” post=68409

    Colgo l’occasione per richiederti di implementare la classe aggiungendo hyperref. Al momento io l’ho aggiunto mettendo le istruzioni presenti in arsclassica, tuttavia credo che quando si usi suftesi, le scelte, anche cromatiche, dovrebbero essere fatte dall’autore della classe. Mi rendo conto che forse la tua classe è maggiormente pensata per la stampa, ma forse potresti mettere un’opzione per cui i link colorati vengono attivati solo se tale opzione viene scelta esplicitamente.

    In una delle prime versioni caricavo hyperref, poi l’ho tolto (mi pare 🙂 ). Vista la questione delle \phantomsection ho deciso così.
    Non sono convintissimo. Se qualcuno mi convince che ci sono ottime ragioni per caricarlo, lo faccio di sicuro.

    Ciao
    Ivan

    La questione interessa anche me.

    Per una volta, credo che il codice di classicthesis possa esser preso a esempio: definisce i colori (webgreen e webbrown) ma non fa alcun \hypersetup. Non è solo questione che l’utente potrebbe volerlo o no: la regola sarebbe di caricare hyperref per ultimo, quindi caricarlo in una classe mi sembra un po’ troppo presto.

    In attesa di pareri esperti.

    Ciao,
    Antonio

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    Ho trovato una soluzione più che comoda! 🙂

    Modifico il mio messaggio precedente.

    in risposta a: Il tormentone della lunghezza di riga #69271
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    Pongo una domanda, visti quei dati sul numero effettivo di caratteri: esiste una regola di Bringhurst “modificata” che fa la media delle larghezze di ciascuna lettera pesate con la frequenza della lettera stessa (in un testo generico). Capisco che magari ci sarebbe differenza tra l’italiano, l’inglese o il finlandese, ma credo che si avrebbe comunque una migliore approssimazione (per esempio le vocali sono in genere più frequenti delle consonanti). La formula che suggerisce (mi è parso di capire) lo stesso Bringhurst (cioè lunghezza_alfabeto/26*66) eccede sempre il valore ottimo dei 66 caratteri. È una cosa che si sa e la si accetta così com’è?

    Grazie ancora

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