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Ciao, volevo sapere se esiste un ambiente che permette di ignorare tutto il codice racchiuso dentro lo stesso come se fosse commentato con % (non mi riferisco a verbatim sia chiaro). L’utilità starebbe nel fatto che spesso scrivo delle cose, che poi accantono, ma mi servono successivamente, e quando sono molte righe, diventa lungo commentarle con % una alla volta!
Pacchetto comment (http://www.ctan.org/tex-archive/macros/latex/contrib/comment/)
Ciao
Enrico
::Ciao a tutti, ho un paragrafo strutturato così:
`\section{Cucina}
\label{sec:cucina}
…
\subsection{Pizza}
…
\subsection{Birra}
\label{subsec:birra}`
Nel proseguimento, supponiamo che mi interessi citare il sotto-paragrafo in cui si parla della birra. Che cosa faccio?
`Circa la birra, vedi il sotto-paragrafo~\vref{subsec:birra}`
non è che magari è troppo lungo e pignolo?
`Circa la birra, vedi il paragrafo~\vref{sec:cucina}`
non è che magari è troppo generico?E se dovessi citare un sotto-sotto-paragrafo?
`\subsection{Birra}
\label{subsec:birra}
..
\subsubsection{Heineken}
\label{subsubsec:heineken}
`
`Circa l'Heineken, vedi il sotto-sotto-paragafo~\vref{subsubsec:heineken}`
?Un’altra domanda, strettamente connessa con la precedente. Il simbolo di
`\S`
indica solo un paragrafo (e non un sotto-paragrafo), vero? Per indicare un sotto-paragrafo che si si fa: si usa \S\S?Qui, più che di tipografia, si sta parlando di stile di scrittura. Mi sembra evidente che la parola (?) “sottoparagrafo” non ha diritto di cittadinanza in qualsiasi scritto che intenda essere piacevole. Se proprio vuoi essere così dettagliato nei riferimenti, basta il numero.
Il simbolo § non lo userei in un mio scritto nemmeno sotto tortura (al massimo per fare esempi, come qui :)). Escludo che il raddoppiamento possa significare una suddivisione più fine.
Ciao
Enrico
::Oggi è proprio una giornata no, da tutti i punti di vista. Pensate che non riesco a neanche a trovare il modo per inserire un accento grave:
`L’accento fonico assume due forme diverse, chiamate rispettivamente accento grave (da sinistra in alto a destra in basso: `), che segnala un suono aperto della vocale, e accento acuto (da sinistra in basso a destra in alto: ´), che segnala un suono chiuso.
`
Nessun problema per l’accento acuto (su Mac: Opzione+8), ma l’accento grave (Opzione+9) non viene. (Ah, inputenc e fontenc ci sono.)Uffa. 😥
E perché devi inserirlo come carattere a 8 bit? Un semplice \`{} non va?
Ciao
Enrico
::Ciao a tutti!
Volevo segnalare che l’attuale versione di LaTeXit non funziona con Leopard. L’autore del software è al corrente del problema e promette,nel suo sito, che appena avrà a disposizione Leopard cercherà di risolvere il problema.
Una soluzione temporanea ma rapida e efficiente è usare la versione di LaTeXit precedente 1.14.3 che funziona perfettamente.Il programma e maggiori informazioni sono disponibili all’indirizzo:
http://ktd.club.fr/programmation/latexit_en.phpLo stesso problema soffre TeXniscope, che invece non è più sviluppato 😥 (era un visualizzatore PDF comodo e veloce). Entrambi i programmi, a quanto pare, corrompono la cache dei font.
Ciao
Enrico
::salve,
grazie per la risposta.
in merito alla frase “Non sono sicuro di capire ciò di cui stai parlando: non vedo alcuna differenza fra la didascalia nella prima pagina e nelle successive. ” probabilmente mi sono espressa male.Nella mia tesi avevo sempre fatto tabelle con l’ambiente table, poi, per un problema con una tabella ho dovuto usare l’ambiente longtable.
Il problema è che se faccio due tabelle identiche, una nell’ambiente table e una nell’ambiente longtable, i margini delle due caption sono molto diversi!
In particolare, i margini della caption nell’ambiente table sono allineati con il testo e questo rende la tabella molto più carina.
Come posso fare a cambiare i margini della tabella fatta con longtable?Carica il pacchetto caption. Non occorre fare altro.
Ciao
Enrico
22 Gennaio 2008 alle 15:07 in risposta a: Dei font, delle dimensioni caratteri, degli stili dei titoli #20966::Grazie, cavolo sei forte. Sai tutto e sei più veloce di speedy gonzalez.
La guida sui font da te indicata l’ho trovata su internet (CTAN). Credo sia quella a cui ti riferisci.
P.s.: l’URL che ho indicato sopra mi sembra valido come guida per i font. Lo conosci/conoscete?
Non si arriva a quasi 2500 messaggi senza essere veloci. 😀
Quella guida è validissima.
Ciao
Enrico
22 Gennaio 2008 alle 14:50 in risposta a: Dei font, delle dimensioni caratteri, degli stili dei titoli #20964::Che risposta tempestiva. Grazie.
Mi segno il pacchetto titlesec.
Detto questo però devo specificare il perché delle mie domande 1. e 2.
1. Antiqua l’ho sparato a caso, perché era il primo che mi capitava. Il senso di usare più caratteri è proprio per modificare il font usato per i titoli. Non certo per il testo in sé.
Però avere font diversi tra titoli e testo mi sembra accettabile. Comunque io ho provato in varie tesi, a me piace (ripeto solo per differenziare testo e titoli).Puoi decidere di usare un tipo senza grazie per i titoli; lo fanno in molti; \sffamily è ciò che serve. Usare due font diversi con grazie è un orrore™, in generale. Prova a guardare un po’ di libri di qualità.
2. Capisco il perché delle dimensioni small, Huge etc. che sono le migliori possibili. Ma esiste comunque il modo per definire le grandezze in punti localmente (anche questo solo per titoli, titoli di capitoli, frontespizi etc.)
Naturalmente si può. Su fntguide.pdf c’è tutto.
Ciao
Enrico
22 Gennaio 2008 alle 14:23 in risposta a: Dei font, delle dimensioni caratteri, degli stili dei titoli #20961::Salve a tutti. Vorrei innanzitutto ringraziare questo forum perché è stato fondamentale per me nell’ apprendere l’ uso di LateX fino al livello a cui sono ora, cioè un livello tale da permettermi di scrivere (proprio pochi giorni fa) una relazione universitaria di 50 pag, con immagini, formule, tabelle, impaginazione personalizzata (fancyhdr, tocloft, hyperref, bibtex, etc.). Quindi dallo 0 a cui ero sono migliorato!
Detto questo (era doveroso), ci sono tre cose che davvero non capisco minimamente; ho cercato qualunque guida in merito (le più famose le ho già lette) ma non ho trovato nulla.
Premetto che uso MikTeX sotto Windows e TeXnicCenter.- 1. qual è il procedimento logico e pratico che mi porta a poter usare vari font all’ interno di un solo file tex. Es. con
`\usepackage[T1]{fontenc} %questi sono i nuovi caratteri standard LateX
\usepackage{mathptmx}`
imposto come standard il Times.
Come posso usare anche un altro carattere (non come default, ma in certo punto del testo a mia scelta). Quali sono i comandi per dire “adesso usiamo l’Antiqua” (ad es. ho seguito le indicazioni del sito sotto scritto dove dice di dover usare
`\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{antiqua}`
ma dice che il pacchetto non esiste (ed io ho proprio installato manualmente il pacchetto antiqua in MikTeX
Come riferimento dei font uso:
http://www.tug.dk/FontCatalogue/
Ha senso questo sito?2. I comandi
`\small
\Huge
etc..`
non mi soddisfano per nulla.
Come si fa a definire localmente del testo in punti, non la grandezza di default che si mette in `\documentclass[12pt,a4paper,oneside]{book}`?3. Vorrei personalizzare i font, le dimensioni, le posizioni (rientri ad es.) dei titoli delle varie section, sub section, etc. e vorrei impostare come meglio credo la posizione del titolo di un chapter con font e grandezza font che io definisco, in una posizione di pagina a mia scelta. Ad es. non mi piace che \chapter di sua inziativa scriva “Capitolo 1”, magari a me piacerebbe anche solo “1”. Tutto ciò come default per un certo documento. Come si fa?
Ringrazio tutti voi e so benissimo che molti di voi diranno: “cercati una guida che c’è tutto online”. La mia risposta è che non voglio assolutamente eccedere nello zelo con le mie domande, ma scrivo qui proprio perché queste tre questioni non sono riuscito a risolverle da solo. Ed ormai sono mesi che lavoro su LateX, non 5 giorni, tanto per capirsi. Ovviamente se ci sono guide che conoscete che risolvono uno o più di queste tematiche sono ben accette. Credo comunque che non siano cose così complesse o avanzate.
Non ti dirò “cercati una guida”. TI dico invece che ciò che cerchi di fare è concettualmente sbagliato. Prima di cominciare a modificare grandezze e accostamenti di caratteri, è necessario leggersi importanti studi di tipografia (almeno il libro di Bringhurst e i saggi di Tschichold, ma ce ne sono altri).
Mischiare caratteri può essere letale per la qualità tipografica; la tua idea di mischiare Times con Antiqua è abominevole, infatti. 🙂
Le grandezze relative, con nomi simbolici come \small, \large e così via sono studiate per dare i migliori risultati. Certo, non per tutti i tipi di carattere; se si va fuori da quelli più diffusi occorre conoscere in dettaglio il meccanismo: non c’è solo la grandezza, ma va impostata anche la spaziatura fra le righe, che è un aspetto che ha sottigliezze da non trascurare.
Per modificare le intestazioni di capitoli, sezioni e così via c’è il pacchetto titlesec.
Se vuoi imparare qualcosa sulla selezione dei font, cerca fntguide.pdf sul tuo sistema.
Ciao
Enrico
::Riassumendo, per solo fronte, vorrei mettere nella testatina numero e nome della sezione in grassetto sottolineati da una riga e in basso (al centro va bene?) il numero di pagina.
Perchè il seguente codice mette allinea la testatina a destra e non usa il neretto ❓ ❗
`\pagestyle{fancy}\addtolength{\headwidth}{20pt}
\renewcommand{\sectionmark}[1]{\markboth{\thesection.\ #1}{}}
\lhead{\fancyplain{}{\bfseries\sectionmark}}
\cfoot{\thepage}
\setlength{\headheight}{15pt}`Insisti a usare i comandi obsoleti di fancyhdr. Il codice che ti serve è
`\fancyhf{}
\fancyhead[L]{\bfseries\nouppercase\rightmark}
\fancyfoot[C]{\thepage}
\setlength{\headheight}{15pt}
\pagestyle{fancy}`
Molto più semplice e intuitivo. Meglio non mettere i titoli in tutto maiuscolo.Ciao
Enrico
22 Gennaio 2008 alle 12:13 in risposta a: Bibliografia nell’indice e \cleardoublepage: sempre? #20958::http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?t=3843
Ciao a tutti.
Nel topic che ho segnalato emerge un problema: se si desidera inserire una voce relativa alla bibliografia nell’indice, è opportuno dare il comando
`\cleardoublepage`
prima di
`\addcontentsline`
altrimenti la pagina dell’indice non è quella giusta.Vorrei capire il caso generale. Cioè, quell’indicazione vale sia nel caso si usi thebibliography sia se si usa BibTeX?
E poi: bisogna fare così per ogni classe (book, report e article) e per ogni opzione (oneside, twoside)?In effetti se si mette \cleardoublepage nella classe article, si inizia una pagina nuova (cosa che non è detto sia desiderabile). Se però non lo si mette e il richiamo nell’indice è errato, non va bene un’altra volta.
Sbaglio?
Occorre farlo, naturalmente, solo se si vuole che la bibliografia vada a una nuova pagina destra. Purtroppo le classi standard non prevedono la bibliografia nell’indice in modo automatico, a differenza di quelle dell’AMS.
La risposta quindi è articolata:
(1) se si usa article, non ci va \cleardoublepage, ma occorre vedere il risultato finale (potrebbe capitare che l’inizio della bibliografia forzi una nuova pagina e, in tal caso, occorre dare \clearpage prima di \addcontentsline);
(2) se si usa report o book, va dato \cleardoublepage prima di \addcontentsline;
(3) se si usa una delle classi AMS, non c’è bisogno di fare nulla: la bibliografia va nell’indice senza bisogno di aggiungere comandi particolari.
(4) se si usa memoir, vale lo stesso del punto (3) (credo, ma controlla).
Che poi si usi BibTeX o si scriva direttamente l’ambiente thebibliography è ovviamente irrilevante: basta leggere un .bbl per accorgersi che comincia con \begin{thebibliography}.
Ciao
Enrico
::Ciao,
presa dal contenuto della tesi e non soddisfatta dalle testatine (Enrico aveva ragione: il numero in alto a destra è un po’ brutto…), avevo per il momento lasciato questo topic da parte…
Poi ho visto un layout per oneside che mi è piaciuto e vorrei riprodurlo:
-testatina: a sx numero e nome della sezione in grassetto e una sottile riga orizzontale sotto (come facevo prima per le pagine destre)
-piè di pagina: al centro nome del capitolo (magari in stampatello) e a sinistra numero di pagina.
Ho provato con:
`\pagestyle{fancy}\addtolength{\headwidth}{20pt}
\renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{\thechapter.\ #1}{}}
\renewcommand{\sectionmark}[1]{\markright{\thesection \ #1}{}}
\fancyhf{} % cancella tutti i campi
\fancyhead[LE,LO]{\bfseries\footnotesize\nouppercase{\leftmark}}
\fancyfoot[CE,CO]{\footnotesize{\rightmark}}
\fancyfoot[RE,RO]{\thepage}
\renewcommand{\headrulewidth}{0.4pt}
\renewcommand{\footrulewidth}{0pt}`
ma ottengo solo un sacco di errori… 😳
Riconosco di aver letto frettolosamente la documentazione, ma potreste darmi una mano, visto che i tempi di consegna stringono?
Se quello che chiedo è brutto o troppo complicato, potete suggerirmi semplicemente come spostare in basso il numero di pagina nella definizione delle testatine che ho proposto all’inizio di questo topic? Infatti anche questo:
`\pagestyle{fancy}\addtolength{\headwidth}{20pt}
\renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{\thechapter.\ #1}{}}
\renewcommand{\sectionmark}[1]{\markright{\thesection \ #1}{}}
\cfoot{\thepage}
\rhead[\fancyplain{}{\bfseries\leftmark}]{\fancyplain{}{}}
\lhead[\fancyplain{}{\bfseries\thepage}]{\fancyplain{}{\bfseries\rightmark}}
\setlength{\headheight}{15pt}`
non funziona… 🙁Il titolo del capitolo nel piè di pagina? Fra gli orrori questo mi mancava. 🙂
Se vuoi (o sei costretta) a usare “solo fronte”, ci puoi fare poco: il titolo del capitolo non ci sta. Metterlo al piede sarebbe veramente disdicevole, te l’assicuro. Aggiungerlo alla testatina, magari in due righe, sarebbe anche peggio.
Ciao
Enrico
::salve,
innanzitutto complimenti per questo forum, è splendido!
ho però bisogno di una mano…sto usando il pacchetto longtable, e credo di aver seguito le istruzioni trovate sul forum e sulla guida “Breve guida ai pacchetti di uso più comune” da voi suggerita.
Ho però ancora un problema.
La mia tabella è del tipo:
`\begin{longtable}{lrrr}
\caption{caption molto lunga, su più righe. caption molto lunga, su più righe. caption molto lunga, su più righe. caption molto lunga, su più righe.}\\
\hline
\multicolumn{1}{l}{\multirow{2}{*}{Int}} & \multicolumn{1}{c}{\multirow{2}{*}{N}} & \multicolumn{1}{c}{\% } & \multicolumn{1}{c}{\% } \\
& & \multicolumn{1}{c}{on Total} & \multicolumn{1}{c}{on Total} \\
\hline
\endhead
\hline
\endfoot
Uno & 1 & 2 & 3 \\
Due & 1 & 2 & 3 \\
Tre & & & \\
…\\
Uno & 1 & 2 & 3 \\
Due & 1 & 2 & 3 \\
Tre & & & \\
\hline
{TOTAL } & 100 &100 & 100
\label{Tab:label}
\end{longtable}`
in questo modo la caption si ripete (giustamente) all’inizio della nuova pagina, ma ha un margine inferiore rispetto alla tabella (e quindi a tutte le altre tabelle fatte con l’ambiente table!).
come mai?
e soprattutto, come posso risolvere questo problema?
Inoltre, è possibile far comparire una volta sola il nome della tabella nella “\listoftables”?
Così è un po’ pesante…Non sono sicuro di capire ciò di cui stai parlando: non vedo alcuna differenza fra la didascalia nella prima pagina e nelle successive.
Dovresti dare un’occhiata al pacchetto booktabs, per migliorare l’aspetto della tabella; i \multirow sono, secondo me, superflui: allinea tutte le intestazioni al margine superiore.
Quanto alla ripetizione della didascalia: probabilmente è meglio se nelle pagine successive usi una didascalia abbreviata. Il trucco perché non venga mille volte nell’elenco delle tabelle è di usare due intestazioni diverse (ma che hanno lo stesso effetto);
`\begin{longtable}{lrrr}
\caption{caption molto lunga, su più righe. caption molto lunga, su più righe.
caption molto lunga, su più righe. caption molto lunga, su più righe.}\\
\toprule
\multicolumn{1}{l}{Int} &
\multicolumn{1}{c}{N} &
\multicolumn{1}{c}{\%} &
\multicolumn{1}{c}{\%} \\
& & \multicolumn{1}{c}{on Total} & \multicolumn{1}{c}{on Total} \\
\midrule
\endfirsthead
\caption[]{caption molto lunga, su più righe. caption molto lunga, su più righe.
caption molto lunga, su più righe. caption molto lunga, su più righe.}\\
\toprule
\multicolumn{1}{l}{Int} &
\multicolumn{1}{c}{N} &
\multicolumn{1}{c}{\%} &
\multicolumn{1}{c}{\%} \\
& & \multicolumn{1}{c}{on Total} & \multicolumn{1}{c}{on Total} \\
\midrule
\endhead
\bottomrule
\endfoot
Uno & 1 & 2 & 3 \\
…
\end{longtable}`
L’unica differenza, ma che fa tutto, è l’argomento opzionale vuoto a \caption nell’intestazione dopo la prima. I comandi \toprule, midrule e \bottomrule sono quelli di booktabs.Ciao
Enrico
::ciao a tutti,
mi servirebbe una cornice tipo \underline e \rfloor che quindi mi sottolinei quanto scrivo e ci metta una barretta verticale in fondo in una specie di semi-boxed, mi sono cimentato in un comando latex, ma ovviamente ho fallito, ecco il codice con cui ho tentato:
`\newcommand{\example}[1]{$\underline{#1}\rfloor$}`
Sono certo che a parte la schifezza grafica finale ci sia un sistema migliore per farlo, ho
già cercato sul forum ma molti thread riguardanti “box” suggeriscono l’utilizzo di un apposito pacchetto: empheq.
Ora mi chiedo se è veramente necessario anche nel mio caso? Lo chiedo perchè mi sembra fin troppo per quello che devo fare io(e tra l’altro non ho trovato modo di incorniciare solo due lati).Altra domanda con emphed si può inserire box colorati per sottolineare i teoremi, quello consigliato nel manuale(e che ho anche visto postato in qualche thread) è:
`\definecolor{myblue}{rgb}{.8, .8, 1}
\newcommand*\mybluebox[1]{%
\colorbox{myblue}{\hspace{1em}#1\hspace{1em}}}
We know the drill by now.
\begin{empheq}[box=\mybluebox]{align}
a&=b\\
E&=mc^2 + \int_a^a x\, dx
\end{empheq}
`mi pare che in effetti una cosa del genere renda più facile la lettura a video di un testo mettendone in risalto i teoremi, ma mi chiedo se stampando un documento del genere ci si capisca qualcosa. Stampato da una comune stampante in bianco e nero, il blu verrebbe reso un pallido grigino che confonde di più le idee di un classico nero su bianco. Immagino che l’unica soluzione sia fare due documenti uno per la visione a video e l’altro per la stampa…il che è abbastanza assurdo.
Immagino che normalmente non usiate ambienti colorati, mi sbaglio?Le due versioni si otterrebbero semplicemente cambiando la definizione del colore; invece di chiamarlo myblue chiamalo sfondo (non è importante, ma così ti ricordi che fa); poi basta cambiare quello e sei a posto.
Quanto all’altra faccenda, che mi interessa di più (gli sfondi colorati sono belli sui libri per bambini e nelle presentazioni), che cosa ti serve di preciso? Non è molto chiaro il motivo per cui vuoi quella roba.
Ciao
Enrico
::ottima soluzione, ma mi chiedevo se fosse anche possibile permettere agli indirizzi lunghi di andare a capo con una divisione in sillabe.
uso kile e mi trovo benissimo, solo che quando ho un indirizzo troppo lungo, nel file pdf risultante dalla compilazione l’indirizzo “sfora” il margine destro della pagina e non va accapo. 😯
c’è soluzione? grazie.Kile non c’entra. Se usi quel comando, vuol dire che carichi il pacchetto hyperref, che carica automaticamente il pacchetto url, che permette di spezzare gli indirizzi Web (di solito dopo un punto a una barra). Quindi, l’indirizzo dovrebbe spezzarsi da solo, nei punti opportuni.
Da quello che so, gli URL si spezzano solo se si usa pdflatex, non con latex.
Ciao
Enrico
21 Gennaio 2008 alle 10:35 in risposta a: Acronym: inserire qualche riga di commento per ogni acronimo #20919::Acronym usa una lista per creare i vari elementi. Se non ricordo male mi sa che usa description.
Io se fossi in te userei questo:
`
\acro{ams}[\AmS]{American Mathematical Society: Fondata nel 1888, l'Associazione dei Matematici Statunitensi è da tempo la più influente tra le associazioni dei matematici. Conta varie decine di migliaia di soci, molti dei quali non statunitensi e di madre lingua diversa dall'inglese. La \AmS{} ha sostenuto attivamente lo sviluppo di \LaTeX{} ed è stata tra i primi organismi a sollecitare gli autori di lavori scientifici a scrivere servendosi di questo programma.} `Oppure, ancora meglio, con il punto al posto dei due punti.
Se per caso tu volessi mandare a capo la spiegazione puoi inserire \newline dopo : (o .),
anche se non mi sembra molto bello.Tradurre “American mathematical society” in “Associazione dei matematici statunitensi” è arbitrario. L’unica traduzione accettabile è “Società (o associazione) matematica americana”. Che poi abbia la sua origine negli USA è un’altra faccenda.
Ciao
Enrico
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