egreg9

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  • in risposta a: spazio nel testo con float #16457
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    Cari Guru,
    a volte mi capita di inserire il riferimento ad una figura nel bel mezzo del testo. Ad esempio
    `
    …come capita in Figura \ref{fig:figura1}.
    %
    \begin{figure}
    \centering
    \includegraphics[width=0.95\columnwidth]{images/figura1}
    \caption{Caption figura1.}
    \label{fig:figura1}
    \end{figure}
    %
    Come si può notare…
    `
    Vorrei lasciare a LaTex la possibilità di mettere la figura dove ritiene opportuno ma vorrei anche che il testo fosse consecutivo, cioè

    …come capita in Figura \ref{fig:figura1}. Come si può notare…

    Purtroppo così facendo nel documento finale c’è un lungo spazio tra le due frasi separate dalla figura.
    Ora le domande:
    1) sono riuscito a spiegare il problema? 😯
    2) è possibile ovviare al problema *senza* spostare il luogo in cui è inserita la figura?
    grazie in anticipo per l’aiuto
    fabio

    Non mi risulta. Lo spazio è esattamente identico a quello che ci sarebbe senza la figura. Almeno con la classe article.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Spezzare una formula: split dentro gather #16401
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    Per esempio, la frase:
    `Consideriamo funzioni come $\sin\frac{1}{x}, e^{1/x}, \frac{1}{1+e^{1/x}}$… Gli insiemi $\mathbf{N}, \mathbf{Z}, \mathbf{Q}$ si estendono…
    `
    è sbagliata, vero? Al suo posto:
    `Consideriamo funzioni come $\sin\frac{1}{x}$, $e^{1/x}$, $\frac{1}{1+e^{1/x}}$. Gli insiemi $\mathbf{N}$, $\mathbf{Z}$, $\mathbf{Q}$ si estendono…
    `
    Questo perché ho più formule e non una sola.

    Ho capito bene adesso?

    😀

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Spezzare una formula: split dentro gather #16399
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    Ciao a tutti. Ho un problema con una formula:
    `\documentclass[10pt,a4paper,fleqn]{scrartcl}
    \usepackage{amsmath,amsfonts}
    \areaset[5mm]{312pt}{699pt}

    \newcommand{\near}{\approx}
    \newcommand{\R}{\mathbb{R}}

    \begin{document}

    \begin{gather}
    \text{se $\epsilon\near 0, \eta\near 0, x\in\R$, allora $\epsilon+\eta\near 0, \epsilon\cdot\eta\near 0, \epsilon\cdot x\near 0$;} \\
    \text{se $\epsilon\near 0,\epsilon\ne 0$, allora $\frac{1}{\epsilon}$ è infinito;} \\
    \text{se $\omega,\nu$ sono infiniti positivi, $x\in\R,x\ne 0$, allora $\omega+\nu,\omega\cdot x$ sono infiniti;} \\
    \text{se $\omega$ \`e infinito, allora $\frac{1}{\omega} \near 0$.}
    \end{gather}

    \end{document}`
    La terza formula sborda. Ho provato a spezzarla con split:
    `\begin{gather}
    \text{se $\epsilon\near 0, \eta\near 0, x\in\R$, allora $\epsilon+\eta\near 0, \epsilon\cdot\eta\near 0, \epsilon\cdot x\near 0$;} \\
    \text{se $\epsilon\near 0,\epsilon\ne 0$, allora $\frac{1}{\epsilon}$ è infinito;} \\
    \begin{split}
    &\text{se $\omega,\nu$ sono infiniti positivi, $x\in\R,x\ne 0$,} \\
    &\text{allora $\omega+\nu,\omega\cdot x$ sono infiniti;}
    \end{split} \\
    \text{se $\omega$ \`e infinito, allora $\frac{1}{\omega} \near 0$.}
    \end{gather}
    `
    Il risultato migliora, ma ancora non mi convince. Forse sarebbe meglio che la seconda riga dell’equazione spezzata con split fosse allineata a destra (come succede con multline, per intenderci), ma non so né come farlo né -soprattutto- se è il caso di farlo.

    `\usepackage[tbtags]{amsmath}
    \begin{gather}
    \text{se $\epsilon\near 0$, $\eta\near 0$, $x\in\R$, allora $\epsilon+\eta\near 0$, $\epsilon\cdot\eta\near 0$, $\epsilon\cdot x\near 0$;} \\
    \text{se $\epsilon\near 0$, $\epsilon\ne 0$, allora $\frac{1}{\epsilon}$ è infinito;} \\
    \begin{split}
    &\text{se $\omega$ e $\nu$ sono infiniti positivi, $x\in\R$, $x\ne 0$,} \\
    &\qquad\text{allora $\omega+\nu$ e $\omega\cdot x$ sono infiniti;}
    \end{split} \\
    \text{se $\omega$ \`e infinito, allora $\frac{1}{\omega} \near 0$.}
    \end{gather}`
    A parte che non sono vere formule e, sinceramente, non le vedrei scritte così ma in un enumerate. Userei l’opzione tbtags a amsmath per allineare il numero con la riga inferiore, spostando a destra la seconda riga. Il rientro e la distanza del numero dal precedente dovrebbero rendere chiaro che si deve continuare a leggere sulla seconda riga.

    Attento, commetti uno dei più noti orrori! 🙂

    Formule distinte vanno separate; se una virgola segue una formula e non fa parte di essa, deve essere preceduta dal $ di chiusura. Sempre! E usa le congiunzioni se puoi.

    in risposta a: bibtex + index #16393
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    ciao

    ho creato un mio indice con bibtex che viene regolarmente aggiunto alla fine del mio documento

    come faccio ad aggiungere all’indice la bibliografia?

    Per saperlo occorre sapere di più sulla classe usata. Se è book oppure report, occorre aggiungere \clearpage prima di dare \addcontentsline come suggerito da Brunix:
    `\clearpage
    \addcontentsline{toc}{chapter}{\numberline{}\bibname}
    \bibliography{…}`
    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Un problema con \overset #16386
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    Caro Enrico, ho provato a confrontare le due versioni:
    `\documentclass{article}
    \usepackage{amsmath,amsfonts}
    \newcommand{\simstar}{\mathrel{\overset{*}{\smash[t]{\sim}\rule{0pt}{.5ex}}}}
    \begin{document}
    $\mathbb{R}^\mathbb{N}/\simstar$

    $\{r_n\} \simstar \{s_n\}$
    \end{document}`
    e
    `\documentclass{article}
    \usepackage{amsmath,amsfonts}
    \makeatletter
    \def\@verrel#1#2{\vbox{\lineskiplimit\maxdimen\lineskip.22ex
    \ialign{$\m@th#1\hfil##\hfil$\crcr#2\crcr}}}
    \def\@nderrel#1#2{\vtop{\lineskiplimit\maxdimen\lineskip\z@
    \ialign{$\m@th#1\hfil##\hfil$\crcr#2\crcr}}}
    \def\simstar{\mathrel{\mathpalette\@verrel{\scriptstyle*\cr\sim}}}
    \makeatother
    \begin{document}
    $\mathbb{R}^\mathbb{N}/\simstar$

    $\{r_n\} \simstar \{s_n\}$
    \end{document}`
    La differenza è davvero impercettibile. Mi pare che nella “nuova” versione (quella che dici di aver preso a prestito dal Grand Wizard), l’asteriso sia leggerissimamente più in alto. Ma è una differenza che, anche ad ingrandimenti fortissimi, appena si nota.

    Mi sbaglio?

    Se è così e non sbaglio, penso che si possano usare liberamente tutte e due: sono pressoché uguali.

    Funzionano in modo analogo; la seconda esegue un allineamento, che in LaTeX sarebbe circa
    `\begin{array}{@{}c@{}}\scriptstyle*\\\sim\end{array}`
    ma con spaziatura fra le righe ridotta. La prima esegue un allineamento analogo, ma le due righe sono effettivamente sovrapposte e puoi controllare meglio l’altezza del simbolo che va sopra, con \raise\hbox{…}

    Ovvio che ci sia qualche minima differenza; con qualche conticino si potrebbero rendere identici, ma non ne vale la pena. Il vantaggio della prima è che puoi facilmente mettere il simbolo anche sotto, all’altezza preferita. Con il secondo devi usare la macro \@nderrel con \vtop invece che \vbox e scambiando l’ordine dei simboli.

    Usa quella che ti pare; oppure rimani con \overset.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Un problema con \overset #16384
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    Professore! Grazie mille, perfetto come sempre! 😀

    Eh, no. Anch’io ho commesso un errore (citazione da Carosello, lo diceva l’ispettore Rock togliendosi il cappello e mostrando la pelata).

    L’altezza di \sim non è quella del +; quanto è? Risposta: quella che appare, né più né meno.

    E perché allora \overset{*}{\sim} mette così in alto l’asterisco? Risposta: la distanza è la stessa che TeX metterebbe fra l’asterisco e \sum in $\sum\limits^*$

    Nel caso di \overset sembra un po’ eccessiva, effettivamente. Ma quei simboli compositi non sono proprio bellissimi in ogni caso.

    Una soluzione presa in prestito dal Grand Wizard:
    `\def\@verrel#1#2{\vbox{\lineskiplimit\maxdimen\lineskip.22ex
    \ialign{$\m@th#1\hfil##\hfil$\crcr#2\crcr}}}
    \def\@nderrel#1#2{\vtop{\lineskiplimit\maxdimen\lineskip\z@
    \ialign{$\m@th#1\hfil##\hfil$\crcr#2\crcr}}}

    \def\simstar{\mathrel{\mathpalette\@verrel{\scriptstyle*\cr\sim}}}
    \def\eqdefbelow{\mathrel{\mathpalette\@nderrel{=\cr\scriptscriptstyle\mathrm{def}}}}`
    Prova $a\simstar b$ oppure $c\eqdefbelow d$.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Un problema con \overset #16382
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    Ciao a tutti. Ho una relazione così definita:
    `\overset{*}{\sim}`
    Il problema è che l’asterisco è troppo alto rispetto al simbolo \sim. Per esempio le scritture:
    `\{r_n\} \overset{*}{\sim} \{s_n\}`
    `\mathbb{R}^\mathbb{N}/\overset{*}{\sim}$`
    non mi sembrano ben composte: l’asterico è troppo in alto.

    Come è possibile risolvere questo problema?

    \overset fa del suo meglio, ma per precisa scelta di Knuth, i simboli di relazione come =, \sim e così via, hanno tutti la stessa altezza di +, così come il “meno”.

    Soluzione? Se vuoi usare \overset, devi togliere l’altezza di troppo e regolarla “a mano”:
    `\mathrel{\overset{*}{\smash[t]{\sim}\rule{0pt}{.5ex}}}`
    Il mathrel attorno serve perché altrimenti LaTeX non riconoscerebbe il simbolo come una relazione, come avviene invece con \overset{*}{\sim}.

    Altrimenti
    `\makeatletter
    \newcommand{\charfusion}[3][\mathord]{%
    #1{%
    \ifx#1\mathop\vphantom{#2}\fi%
    \mathpalette\mov@rlay{#2\cr#3}}\ifx#1\mathop\displaylimits\fi}
    %%% Le seguenti macro sono di David Kastrup
    \def\moverlay{\mathpalette\mov@rlay}
    \def\mov@rlay#1#2{\leavevmode\vtop{%
    \baselineskip\z@skip \lineskiplimit-\maxdimen
    \ialign{\hfil$\m@th#1##$\hfil\cr#2\crcr}}}
    \makeatother
    \newcommand{\simstar}{%
    \charfusion[\mathrel]{\sim}{\raise1ex\hbox{$\scriptstyle*$}}}`
    È un pezzo di codice che avevo studiato per altre cose, ma che funziona anche qui.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Riprodurre la veste tipografica di ClassicThesis #16337
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    La griglia di ClassicThesis, ad esempio, non sarebbe riproducibile con geometry? Bisogna per forza passare per i koma-script?

    Mi ricordo che Enrico in persona ha detto che la griglia delle classi KOMA è definita dal pacchetto typearea o dal comando \areaset, e che cercare vie alternative è arduo.

    Con geometry si potrebbe senza dubbio. Non lo si può usare con koma-script, su cui è basato il resto del pacchetto.

    Un progetto del genere proposto sarebbe molti simile a quello di memoir: Peter Wilson ha riscritto all’interno della classe moltissime cose già presenti in altri pacchetti, proprio per limitare le incompatibilità. Ha la sua versione di tocloft, di titlesec, di setspace, di enumitem eccetera. Tuttavia memoir si propone di essere una classe “universale”, mentre le ambizioni di ClassicThesis sono più limitate. Per questo ritengo sbagliato inserire obbligatoriamente decine di pacchetti di cui magari l’utente non ha affatto bisogno.

    Proprio oggi in una risposta ho fatto notare che il pacchetto guit richiama automaticamente hyperref. Penso che scriverò a Emanuele proponendogli di evitarlo e definire un’opzione per caricarlo: un utente che carichi prima guit e poi hyperref con le sue opzioni si troverebbe a malpartito. È vero che c’è l’avvertimento nella documentazione, ma a qualcuno potrebbe seccare di dover usare per forza hyperref anche se non gli serve (a me, per esempio :D).

    Questo tipo di incompatibilità, innocuo nel caso di guit, capita molto spesso con ClassicThesis, come si è visto nei numerosi messaggi sull’argomento.

    Conclusione? Rifare la classe (come classe vera) sembra proprio un lavoraccio.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Dvi e Pdf differenti #16374
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    salve da qualche giorno sto utilizzando texniccenter istallato dal dvd texcollection 2007 acquistato da voi..
    all’inizio un bel po’ di difficoltà visto che prima utilizavo pctex ver 5…..
    ma ora va tutto bene…

    solo che ho un piccolo problema…quando creo il file dvi mi dice che ci sono 0 errori…
    quando invece faccio il file pdf mi dice 78 errori….i grafici fatti con pspicture non me li visualizza…..

    Non puoi usare pstricks con pdflatex. Puoi però passare attraverso dvips oppure usare pdftricks (lo scarno manuale è in texlive/2007/texmf-dist/doc/latex/pdftricks/manual.pdf)

    vi scrivo il sorgente:
    `\documentclass[10pt,a4paper,italian]{book}
    %PACCHETTI
    \usepackage[latin1]{inputenc}
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage{lettrine}
    \usepackage{latexsym}
    \usepackage{amsmath,amssymb,amsfonts}
    \usepackage{booktabs, rotating, guit}
    …
    \end{document}`da notare che per l’ambiente picture ho moltiplicato per 10 le misure per colpa del pacchetto xymtex(grazie Enrico Gregorio)

    ok?grazie mille

    ho un altra cosa da chiedervi..ho visto che nel file pdf l’indice che generava aveva ogni capitolo e sezione con dei box rossi….come potrei eliminarli???anche i footnote ce li hanno…..mi sono meravigliato perche con pctex queste cose non c’erano……

    Il pacchetto guit carica hyperref; per evitare la colorazione rossa basta dire
    `\hypersetup{colorlinks=false}`
    Ricorda però di caricare guit (e quindi hyperref) per ultimo. Il comando scritto va dato subito dopo.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Abbassare di un livello le sezioni #16367
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    `\renewcommand{\part}{\chapter}
    \renewcommand{\chapter}{\section}
    \renewcommand{\section}{\subsection}
    \renewcommand{\subsection}{\subsubsection}`
    Avevo pensato a questo, ma non funziona. Pensavo che LaTeX interpretasse i comandi riga per riga: con la prima ridefinisco \part come \chapter (senza toccare \chapter), con la
    seconda ridefinisco \chapter come \section (senza toccare \section), … ma evidentemente sbaglio. 😳

    L’idea era a rovescio: far diventare \part i \chapter. Ma questo modo non può funzionare comunque: appena TeX incontra \part, esegue questa sequenza di espansioni:
    `\part -> \chapter -> \section -> \subsection -> \subsubsection -> …`
    dove i puntini stanno per l’espansione di \subsubsection come definita dalla classe. Lo stesso accade con \chapter eccetera. L’unico effetto che ottieni è di rendere tutti i comandi di sezione uguali a \subsubsection!

    Ciò che desideri si ottiene con \let. Come vedi dall’altro mio messaggio, per abbassare il livello (da \subsubsection a \subsection e così via) devi partire dal più alto verso il più basso. Per alzare il livello (da \part a \chapter e così via) devi andare a rovescio:
    `\let\part\chapter
    \let\chapter\section
    …`
    C’è una grande differenza fra \let e \def (che è il comando primitivo usato da \renewcommand):
    `\def\zzz{Lorenzo}
    \let\xxx\zzz
    \def\yyy{\zzz}`
    potrebbero sembrare equivalenti. Ma non lo sono: se infatti diamo in seguito
    `\def\zzz{Ciao}`
    la sequenza di comandi
    `\yyy\ \xxx`
    viene espansa in “Ciao Lorenzo”. La ridefinizione di \zzz influisce sull’espansione di \yyy; non su quella di \xxx, il cui significato è congelato su quello di \zzz al momento dell’assegnazione \let.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Abbassare di un livello le sezioni #16365
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    Salve a tutti,
    mi chiedevo se esiste il modo di abbassare di un livello le sezioni di un documento. Ovvero portare i chapter a part, section a chapter, subsection a section ecc… semplicemente scrivendo qualcosa nel preambolo, sfruttando qualche cosa a me oscuro (il massimo che riesco a fare di “simile” è abbassare il livello di indicizzazione). Mi potrebbe servire per vedere velocemente quali dei due documenti è migliore, se quello senza parti o con parti.

    Ovviamente se è una cosa complessa oppure ritenuta brutta, ritiro la domanda. 😉

    `\let\subsubsection\subsection
    \let\subsection\section
    \let\section\chapter
    \let\chapter\part`
    Ha l’effetto di trasformare in \part anche il capitolo dell’indice, ma per un esperimento può andare. Tieni però conto che più di tre parti, a mio parere, sono da evitare.

    Perché funziona? Perché \let\xxx\yyy rende \xxx equivalente al significato attuale di \yyy e \xxx non viene modificato da eventuali ridefinizioni di \yyy.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: parallel e le note #16322
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    Ciao a tutti..

    Sto utilizzando il pacchetto parallel per scrivere del testo su due colonne…. Funziona tutto, tranne che il pacchetto mi stampa le note in fondo alle colonne e non a piè pagina, come vorrei che fosse…..

    Cosa posso fare? Inserire la nota fuori dall’ambiente parallel non funziona….

    E poi una domanda banale: visdto che devo impostare io la larghezza del testo, qualcuno mi sa dire a quanto corrisponde una linea di 66 battute?

    Un argomento per topic, e nel forum giusto, per favore.

    Per la questione di parallel, occorrerebbe avere un esempio di ciò che vorresti. A corpo 10 una riga di 66 battute è circa 312 pt, cioè 26 pc. A corpo 12 sono circa 366 pt.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Versi Latini e traduzione a fianco #16359
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    Ciao, premetto che non sarà forse la soluzione migliore ma a me funziona, potresti scrivere:
    `
    \begin{minipage}{larghezza della parte di colonna per il latino}
    \begin{verse}
    primo verso \\
    secondo verso \\
    …
    ultimo verso
    \end{verse}
    \end{minipage}
    \hspace{distanza tra le colonne}
    \begin{minipage}{larghezza della parte di piano per l'italiano}
    \begin{verse}
    primo verso \\
    secondo verso \\
    …
    ultimo verso
    \end{verse}
    \end{minipage}
    `

    In questo modo per quanto ne so dovresti creare una specie di doppia pagina nella pagina e poi hai una certa libertà nella larghezza delle due colonne create.

    Se ho detto qualche imprecisione o peggio… scusate.

    Dimentichi il \noindent davanti alla prima minipage. L’ambiente minipage è considerato quasi come una grande “lettera”. C’è un altro aspetto da notare: se le due parti hanno numero di righe diverso, le due minipage verrebbero centrate verticalmente l’una rispetto all’altra.

    Questo si risolve con \begin{minipage}[t] che produce un allineamento rispetto alle prime righe di testo delle due minipage. Ma allora tanto vale usare un tabular.
    `\newenvironment{doubleverse}[3][2\tabcolsep]
    {\begin{center}\begin{tabular}{p{#2}@{\hspace{#1}}p{#3}}}
    {\end{tabular}\end{center}}`
    Naturalmente il limite sta nella lunghezza dei versi che non può essere eccessiva. Esempio d’uso:
    `\begin{doubleverse}[1em]{.45\textwidth}{.45\textwidth}
    \begin{verse}
    Gaudeamus igitur\\
    iuvenes dum sumus
    \end{verse}
    &
    \begin{verse}
    Godiamo allora\\
    mentre siamo giovani
    \end{verse}
    \end{doubleverse}`
    Si può dare ad argomento opzionale la distanza fra le colonne; i due argomenti obbligatori sono le larghezze delle due colonne. Niente automatismi, sfortunatamente. Per quello occorrerebbe qualcosa di molto più complesso. In questo modo si possono anche allineare le varie strofe. Nel caso di poesie molto lunghe, si può modificare il tabular in longtable, dopo aver caricato l’omonimo pacchetto. In tal caso occorre separare le varie strofe, in modo che longtable trovi punti dove cambiare pagina.

    Il pacchetto parallel potrebbe essere un’altra soluzione.

    Ciao
    Enrico

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    a proposito dell’errore che ho segnalato qui ho risolto tutto eliminando il pacchetto pxfonts.
    ad ora, non ricordo il motivo per cui lo usavo, ma temo che prima o poi dovrò rimetterlo. come posso continuare ad usare sia pxfonts che amsthm?

    altra domanda, molto più triviale.
    \endproof stampa un quadrato vuoto. c’è un modo per stamparlo pieno?

    Non puoi usare amssymb insieme a pxfonts. Se c’è qualcos’altro, produci un esempio minimo, non è che possiamo sapere che cosa hai scritto nei tuoi documenti; con il caldo la sfera di cristallo si annebbia.

    Per quanto riguarda l’altro problema, puoi anche stampare fiorellini, simboli delle carte da gioco, enormi e fastidiosi blocchi neri. Fa’ tu. Un quadratino vuoto è visibile e non pesante. Anche se il primo a impiegare questo artificio, cioè P. Halmos, usava un rettangolino nero.

    Ciao
    Enrico

    in risposta a: Bordi delle tabelle #16305
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    Perfetto, ora funziona alla grande (anche se cambierò il nome con wonderfultabular!) 😉

    Immaginavo di non poter aprire e chiudere le parentesi graffe come facevo io, ma ignoravo l’esistenza dei comandi che mi hai suggerito.

    Tuttavia, continuo a non capire l’ostilità verso nel righe verticali, e non mi sembra una soluzione dire: accontentati di quello che fa booktab!

    Prima di tutto, mi piace l’idea di una cornice che chiude la tabella; inoltre, spesso le righe verticali mettono ordine. Ovvio, dipende da quando è ‘fitta’ la tabella, ma cmq la mia domanda era riferita alla cornice esterna.

    Inoltre, è un fatto di principio! L’uomo deve vincere sulla macchina!! 😆

    Le tabelle riquadrate sono quanto di più brutto si possa immaginare in ambito tipografico. Le righe più spesse attorno sono un espediente che peggiora la faccenda.

    Non è questione di “accontentarsi” dello schema consigliato da booktabs; ci sono dietro studi di leggibilità. Ma fa’ pure come ti pare, sei padronissimo di rendere il tuo documento una schifezza tipografica. Ricordati di non mettermi nei ringraziamenti, se usi quegli orrori. 🙂

    Ciao
    Enrico

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