Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
::
Salve a tutti… 😀 Vorrei porre alla vostra attenzione una questione abbastanza fine a sè stessa e puramente di carattere estetico, più che altro per imparare qualche rudimento su come si ridefinisce un comando in LaTeX…Da qualche parte ho trovato una porzione di codice che ridefinisce il comando \sqrt in questo modo:
`% Nuova definizione della radice quadrata:
% assegna al vecchio comando \sqrt un nuovo nome
\let\radice\sqrt
% Ridefinisce il nuovo comando in base al precedente
\def\sqrt{\mathpalette\DHLhksqrt}
\def\DHLhksqrt#1#2{\setbox0=\hbox{$#1\radice{#2\,}$}\dimen0=\ht0
\advance\dimen0-0.2\ht0
\setbox2=\hbox{\vrule height\ht0 depth -\dimen0}%
{\box0\lower0.4pt\box2}}`
Il risultato è che il simbolo di radice quadrata è chiuso con un trattino verticale (abbastanza inutile lo sò…). Comunque il codice va bene solo per le radici quadrate, ma nn funziona con radici cubiche, quarte o di ordine superiore…Come posso modificarlo per renderlo parametrico e continuare ad usare il comando \sqrt con la sintassi classica?
Grazie del vostro tempo… 🙂
SalutiProverei con questo:`\renewcommand{\sqrt}[1][]{\def\IRAD{#1}\mathpalette\DHLhksqrt}
\def\DHLhksqrt#1#2{\setbox0=\hbox{$#1\radice[\IRAD]{#2\,}$}\dimen0=\ht0`
al posto delle due righe corrispondenti. Non provato.Ciao
Enrico
::potrebbe sembrare il solito post del niubbo che non si e` documentato a sufficienza, anzi potrebbe pure esserlo ma io ho il seguente problema al quale non sono riuscito a trovare risposta:
uso formule embedded nel mio testo, non ho mai avuto problemi di fine riga eccetto che in questo caso: l’equazione deborda per piu` di meta` dal margine, invece di andare a capo nella nuova linea. Non capisco quale sia il problema, ho provato a sostituire
`
\( )\
`
con
`
$ $
`
e anche ad abbandanore il ` \dfrac ` ma il risultato e` il medesimo sia con il ` \frac ` che con il semplice /In una formula come quella non c’è alcun punto valido di interruzione. Il mio consiglio è sempre lo stesso: è un problema da risolvere alla fine della stesura.
Nel caso specifico, una frazione con grande numeratore o denominatore va molto opportunamente sistemata al centro della riga con \[…\]. Usare \dfrac non aiuta per niente, anzi peggiora la leggibilità del testo.
Ciao
Enrico
::Introduzione e conclusione fanno parte di quelli che nell’articolo ho chiamato capitoli interni e vanno (a mio parere) trattati come tutti gli altri.
Quindi, se ben capisco, sei per una tesi e/o un libro che abbia un layout del tipo
Capitolo 1. Introduzione
Capitolo 2. Blah blah
Capitolo 3. Blah blah
Capitolo 4. Blah blah
Capitolo 5. ConclusioniNon so perché, ma non sono convinto.
Spero che qualcun altro spenda un paio di righe al riguardo perché su questi argomenti è sempre bene avere più pareri prima di decidere la strada da seguire.
Concordo… sono sicuro che nel forum c’è chi può pronunciare, sull’argomento, Parole Definitive… vero Enrico?
Parole definitive no. Consigli.
Numera.
Ciao
EnricoPS: modifico, perché per qualche strano motivo la risposta è arrivata prima del messaggio di Lorenzo.
::ho fatto una ricerca rapida sul forum ma non ho trovato nulla in merito. Le caption del package Listings iniziano con “Listings X.X”; io vorrei che venisse scritto “Listato X.X”. Pensavo che il modulo italiano provvedesse a cambiare i nomi delle componenti del documento come già fa per capitolo, figura ecc. Per Listings non è così…cosa mi consigliate di fare? Devo metter mano nel file .sty? Mi suggerite al volo come fare?
Prova con`\renewcommand{\lstlistingname}{Listato}`Non credo che ci sia veramente un supporto per lingue diverse dall’inglese. Non esiste una parola migliore di “listato”? Lo so che si usa, ma è orribile. 🙂
Ciao
Enrico
::sì,in effetti lì per lì mi son offesa per questo ho messo la frase infelice sui massimi sistemi.però quando ho chiesto come voi vivete i FORUM,non volevo essere offensiva,nè scortese.quello che volevo dire,e mi scuso se mi son espressa male,è che è simpatico/utile risolvere anche problemi ASSURDI.in un forum a mio giudizio ci dovrebbero essere anche soluzioni per cose STRANE perchè è bello sapere e scoprire nuove cose.di qui la domanda COME VIVETE IL FORUM,perchè mi son arrabbiata a sentirmi dire QUESTO PROBLEMA é SCIOCCO.o comunque l’ho vissuta così.sarà un problema sciocco,ma io ADESSO voglio trovare la soluzione (anche perchè come dici tu NESSUNO LO SA 🙂 ) e quando la trovo,ve la scrivo con SOMMA soddisfazione.non mi pare di essere stata scortese così tanto da eliminarmi.la netiquette l’ho letta!ma ora leggo la documentazione e se trovo la solution ragazzi VI STUPISCO!
Stile di BibTeX: unsrt. Scrivi come sempre, citando però solo il primo articolo di un gruppo; alla fine del documento, scrivi \nocite{*}. Nel file .bib ci saranno tutti gli articoli che vuoi. Quando fai andare BibTeX, avrai gli articoli in ordine di citazione e di seguito quelli non citati.
Lavori sul file .bbl e ne sposti il contenuto finale nell’articolo, al posto di \bibstyle{unsrt} e \bibliography{…}
Naturalmente questo a lavoro in stesura definitiva. Ricompili e sei a posto.
Soluzioni automatizzate non ne conosco.
Ciao
EnricoPS: ci sono troppe maiuscole nel tuo messaggio, non gridare.
::a parte che non saprei come farlo, ma secondo me è un controsenso. per definizione la bibliografia è la lista delle opere citate, mica la lista delle opere a gruppetti. in genere quindi si fa \citep{ref:a,ref:b} e latex te li cita entrambi. perché non ti va bene? perché voler raggruppare sotto la stessa label opere diverse?
Mi associo. Se un lettore si trova “bla bla, si veda Pippo (2003)” oppure “bla bla (vedi [1])” e poi al riferimento “Pippo (2003)” o “[1]” compaiono tre articoli, che cosa penserà? Su quale dei tre articoli compare la faccenda citata? Questo vale anche se gli articoli sono una serie.
I soli casi in cui vedo possibile mettere due oggetti nello stesso riferimento bibliografico sono quello della “correzioni e aggiunte”, che vanno nel campo “note”, e quello dei libri in più volumi (magari con date di pubblicazione diverse).
Ciao
EnricoPS: avevo scritto la risposta prima di vedere la replica di Babs. Non troppo gentile, a mio parere. Risposta: usa BibTeX al modo solito e poi modifica a mano il file .bbl, inserendolo direttamente nell’articolo. Ricompili, et voilà
::Quanto alla domanda iniziale: io preferisco spazi normali fra doppie iniziali. Altri consigliano spazi sottili (\,). Si faccia una scelta coerente, ma uno spazio ci va, non è una sigla.
Ho qualche dubbio al riguardo. La maggioranza degli stili .bst di BiBTeX scrivono le doppie iniziali senza spazio: ovvero nel file .bib si scrive `L. F. Mori` e nella compilazione si ottiene `L.F. Mori`
Non mi risulta. Sia amsplain.bst che plain.bst lasciano lo spazio normale fra doppie iniziali. Faccio un esempio:`@book{CbF2,
author = {Colby, R. R. and Fuller, K. R.},
title = {Equivalence and duality for module categories},
series = {Cambridge Tracts in Mathematics},
volume = 161,
note = {With tilting and cotilting for rings},
publisher = {Cambridge University Press},
address = {Cambridge},
year = 2004,
pages = {x+152},
isbn = {0-521-83821-5},
mrclass = {16-02 (16D90 16E30 18E15)},
mrnumber = {MR2048277 (2005d:16001)},
mrreviewer = {Jan Trlifaj},
}`e indico l’output con plain.bst e poi con amsplain.bst`\bibitem{CbF2}
R.~R. Colby and K.~R. Fuller.
\newblock {\em Equivalence and duality for module categories}, volume 161 of
{\em Cambridge Tracts in Mathematics}.
\newblock Cambridge University Press, Cambridge, 2004.
\newblock With tilting and cotilting for rings.\bibitem{CbF2}
R.~R. Colby and K.~R. Fuller, \emph{Equivalence and duality for module categories},
Cambridge Tracts in Mathematics, vol. 161, Cambridge University Press, Cambridge,
2004, With tilting and cotilting for rings. \MR{MR2048277 (2005d:16001)}`Se altri stili fanno diversamente, sbagliano. 😀 Quali sono?Ciao
Enrico
::restando in tema, ci vuole lo spazio insecabile fra le iniziali e il cognome?
ciao
fSì. Melius est abundare quam deficere: abbonda in “~”. Se poi ti trovi qualche paragrafo non ben composto, puoi risolvere il problema localmente.
Quanto alla domanda iniziale: io preferisco spazi normali fra doppie iniziali. Altri consigliano spazi sottili (\,). Si faccia una scelta coerente, ma uno spazio ci va, non è una sigla.
Ciao
Enrico
::Ho capito perfettamente il suo punto di vista, e la ringrazio dello spunto di riflessione datomi.
In realtà, forse perchè non abituata a scrivere molto, tenderei a comporre periodi abbastanza corti, per cui in una pagina avrei alla fine 5 o 6 indentazioni e la cosa mi risulta un po’ antiestetica anche se, senza dubbio, sarebbe corretta.
Inoltre nel mio codice, forse x qualche errore, se batto un doppio invio mi viene lasciata non solo l’indentazione, ma una completa riga vuota.
RossellaCito dal tuo messaggio originale`\parskip=0.2in`È questa riga la responsabile. Chi mai avrà deciso che due decimi di pollice (cioè mezzo centimetro circa) sia una lunghezza adatta? Bah 😀
Toglila e adattati a due cose: a scrivere periodi più lunghi e al rientro.
Ciao
Enrico
::Scusami se sono un po’ OT, ma nel tuo codice ci sono parecchie cose che non vanno…
ad esempio, anziché specificare che vuoi il font ‘pnc’, perché non caricare il pacchetto newcent? Perché usi \\ per interrompere il paragrafo, quando basterebbe un doppio invio? Perché resetti a 0 il parametro \parindent quando esiste il comando \noindent per ogni paragrafo nuovo oppure non carichi un pacchetto che fa esattamente quello (di cui però non ricordo il nome)?Tornando on topic, hai letto bene la documentazione di titlesec, che mi pare il pacchetto che stai usando per modificare le impostazioni dei titoli del capitolo?
Rincaro la dose 🙂
Mischiare NewCentury con Bookman è un peccato mortale; confessa che hai preso molta parte di quella roba da qualcuno, senza averci capito tanto.Altro indizio: carichi il pacchetto epsfig e anche graphicx; togli immediatamente epsfig, e non usare l’ambiente epsfig, altrimenti diventi cieco. 😀
Togliti dalla testa \setlength{\parindent}{0pt}: non si fa mai, altrimenti Bodoni e Manuzio si rivoltano nella tomba. È accettabile solo in pochi casi e comunque va accompagnato da un’opportuna scalatura del parametro \parskip.
Se vuoi un migliore controllo della composizione dei titoli dei capitoli, ti conviene passare alla classe memoir, ampiamente documentata. Per esempio, introduce il concetto di stile di capitolo, analogo a quello di pagina.
Ciao
Enrico
7 Novembre 2005 alle 11:23 in risposta a: \ref prima di aver definito la corrispondente \label #5110::Carissimi, ho notato che se mi riferisco ad un oggetto prima di averlo etichettato, LaTeX non restituisce la numerazione corretta.
Come farà mai LaTeX a sapere il numero prima di averlo generato?
Riprendo il 3D a distanza di tempo, ma c’è qualcosa che non mi convince. Non so più qual è il motivo per cui ottenevo quell’errore, ma ora tutto funziona a dovere.
In generale, penso che LaTeX permetta di riferirsi senza problemi ad un oggetto prima di aver definito la corrispondente label. Per esempio, nella stesura di un documento può capitare di dover dire “…di questo ci occuperemo nel capitolo~\ref{cap:xxx}”, dove il comando \label{cap:xxx} può essere pagine e pagine avanti.
A questo punto, però, non capisco l’obiezione di Enrico.
Quale obiezione?
Il sistema label-ref funziona così:
(1) all’inizio della compilazione, LaTeX legge il file .aux (se non c’è non importa)
e lo tiene in memoria, poi lo cancella;
(2) quando LaTeX incontra un comando \label scrive un’annotazione sul file .aux
(3) alla fine della compilazione paragona il nuovo file .aux con quello che ha in memoria, se i due differiscono emette il messaggio di invito alla ricompilazione; può anche avvisare di \ref a \label non definite o di \label duplicate;
(4) ogni riga del file .aux proveniente da un comando \label definisce un comando dal nome complicato che qui non importa; diciamo che \label{pippo} definisce il comando \ref@pippo che ha come espansione il valore di \thedove è l’ultimo numero generato (con un \refstepcounter) e il comando \pageref@pippo che ha come espansione il numero di pagina dove si trova il comando \label
(5) Il comando \ref{pippo} si espande come ?? se \ref@pippo non è definito, nel caso contrario come \ref@pippo; analogo per \pageref{pippo}.È più chiaro adesso? Se LaTeX incontra \ref{xx} dopo \label{xx} sa a che cosa si riferisce e lo usa. Altrimenti stampa ??. Ma può avere incontrato \label{xx} durante la prima lettura del file .aux (già come definizione di \ref@xx), e si comporterà di conseguenza, ma usando il valore ottenuto nella compilazione precedente.
Ciao
Enrico
::Leggevo in un post di un po’ di tempo fa che non esiste una altemativa a \clearpage che permettesse di stampare figure e tabelle per poi ricominciare a scrivere SENZA cambiare pagina…
Scusate l’ingenuità, ma mi chiedo? Sarebbe possibile fare una macro di questo tipo? Da dove dovrei cominciare? La macro o il comando “\clearpage ” in che linguaggio è scritto? in tex? il codice del comando è disponibile?La questione delle figure sta diventando un ritornello piuttosto noioso, se devo essere sincero. La gestione che ne fa LaTeX non è perfetta, si sa. Ma è quanto di meglio sia disponibile, credete. 😉 È il frutto di un compromesso fra ciò che si vorrebbe e ciò che si può fare; si può sempre migliorare, è vero; ma non è che ci abbia pensato gente da poco.
Una figura o una tabella fuori testo (cioè con la loro bella didascalia) per loro stessa natura devono poter “galleggiare”, cioè essere sistemate nel posto tipograficamente migliore. Non c’è niente da fare al riguardo; è una prassi tipografica seguita da parecchio tempo, con ottime ragioni.
L’alternativa? Modificare i parametri interni per permettere pagine orrende. Se per avere una figura nel posto “migliore” si vuole rinunciare all’uniformità grafica della pagina, tanto vale usare un programma di videoscrittura WYSIWYG, con tutti i difetti che il mondo conosce.
Se una figura non ci sta, che ci puoi fare? Ben poco. Ma un utente esperto sa come giocare con certi trucchetti (\enlargethispage, per esempio) in modo da ottenere che certe cose vadano al loro posto. A volte non ci si può fare niente, se non cercare di mettere la figura in una pagina affacciata al punto ideale, così da evitare di dover girare il foglio.
Ciao
Enrico
::dimmi se ho capito: il comando \pf che hai definito serve a dare alla riga in cui una parentesi viene aperta e a quella in cui viene chiusa la stessa altezza di modo da poter usare \left. e \right., giusto?
Esatto.
perché dici che uso \left e \right a sproposito? senza metterli devo usare \big, \Big, \bigg ecc per non avere parentesi troppo piccole
È da principianti pensare che occorra ingrandire le parentesi; nel tuo caso, dove ci sono quei \tilde{C} e io ho tolto i \left-\right, non è per nulla necessario ingrandire. Anzi. 😀
Una soluzione è certamente quella di Lapo, con pro e contro. Funziona purché non si debba andare oltre il \Bigg (che non si dovrebbe mai superare se non con matrici). Ho proposto questa con \left e \right per scopi didattici. Prova a vedere la differenza fra la scrittura con \left e \right o con il dimensionamento a mano delle parentesi.
Ciao
Enrico
::Purtroppo ho bisogno di parentesi di altezza diversa, anche perchè sono una dentro l’altra, e mettere un delimitatore vuoto non funziona.
Un po’ semplificata la mia formula è questa`\begin{equation}
\begin{split}
& \left[ -3 s Re \left( \tilde C_9 \tilde C_{10}^* \right)
\left( 1 + \frac{2 \alpha_s}{\pi} f_{910}(s) \right) \\
& -6 Re \left( \tilde C_7 \tilde C_{10}^* \right)
\left( 1 + \frac{2 \alpha_s}{\pi} f_{710}(s) \right)
+ \left( Re \left( \tilde C_8 \tilde C_{10}^* \right) \\
& + Re \left( \left( C_2^0
-\frac{1}{6} C_1^0 \right) \tilde C_{10}^* \right) t_{210} \right) \right]
\end{split}
\end{equation}`Usi parecchi \left e \right a sproposito.`\newcommand{\pf}{\vphantom{\frac{1}{2}}}
\DeclareMathOperator{\rp}{Re}
\newcommand{\tc}{\tilde{C}}
…
\begin{equation}
\begin{split}
&
\left[
-3 s\rp(\tc_9\tc_{10}^*)
\left(1+\frac{2\alpha_s}{\pi} f_{910}(s)\right)
\right. \\
&\quad-6\rp(\tc_7\tc_{10}^*)
\left(1+ \frac{2\alpha_s}{\pi}f_{710}(s) \right)+\left(
\pf %%%
\rp(\tc_8\tc_{10}^*)\right. \\
&\left.\left.
\quad+\rp
\left(\left(
C_2^0-\frac{1}{6}C_1^0
\right)
\tc_{10}^*
\right)t_{210}
\pf %%%
\right)\right]
\end{split}
\end{equation}
`L’idea è di scrivere un comando che aggiusti l’altezza nelle righe giuste e poi andare di \left. e \right. quando serve. Il comando \rp è necessario se vuoi che il gruppo “Re” si comporti bene; \tc è una comodità.Ovviamente la formula riportata non andrebbe spezzata così, ma penso che la tua sia molto più complicata.
Ciao
Enrico
::Ho una formula lunga e piena di parentesi, e uso \left e \right per avere le parentesi automaticamente della dimensione giusta. Ho problemi a spezzare la formula su più righe: utilizzando split se apro una parentesi su una riga e la chiudo su un’altra ho il messaggio di errore
` }
$\hfill \endtemplate `
Posso rimediare in qualche modo, o mi tocca impostare a mano le dimensioni delle parentesi?Dipende. La regola su \left e \right vuole che “stiano insieme”, quindi non possono essere su righe diverse di uno split. Se però le altezze delle formule sulle due righe sono uguali, puoi risolvere mettendo “\right.” alla fine della prima e “\left.” all’inizio della seconda (cioè seguiti da un punto, che sta per un delimitatore vuoto). Prova a mandare un esempio; penso che la soluzione possa essere istruttiva anche per altri.
Ciao
Enrico
-
AutoreRisposte