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lorenzo.pantieri” post=109125Il quadro, ora, mi sembra questo: ci sono (almeno) pdfFLaTeX (maturo e rodato), XeLaTeX (che eccelle nella gestione dei font e delle lingue), LuaLaTeX (che ha delle funzioni avanzate di scripting), LaTeX3 (in fase di sviluppo, che si propone di sostituire LaTeX fornendo funzioni avanzate “di serie”, senza dover caricare pacchetti ad hoc). I programmi sono tutti variamente incompatibili.
Se fai distinzione fra i programmi [tt]latex[/tt] e [tt]pdflatex[/tt] (che tra l’altro sono lo stesso identico programma eseguibile che però precarica due formati diversi), [tt]latex[/tt] è tutt’ora vivo e vegeto. Sempre parlando di riviste scientifiche, ne conosco più di qualcuna che richiede che i documenti sia compilabili con [tt]latex[/tt], non [tt]pdflatex[/tt].
::OldClaudio” post=1090912) non sempre fra le specifiche della invocazione di biblatex si specifica anche la back-end, quindi anche con auktex è necessario scrivere qualcosa, cioè specificare quell’opzione.
No: se il backend non è specificato si assume biber in maniera predefinita (cioè quello che fa biblatex). Ripeto, l’utente non deve fare niente di più rispetto a quello che farebbe normalmente.
::OldClaudio” post=109078AUKTeX distingue da solo il motore da usare? Ottimo.
Sì, semplicemente AUCTeX esegue il parsing della riga
`\usepackage[…]{biblatex}`
e in base alle opzioni che l’utente ha già passato a biblatex decide quale motore utilizzare.OldClaudio” post=109078Ma anche TeXShop e TeXworks lo fanno tramite le righe magiche.
Cioè l’utente deve scrivere una riga in più oltre a
`\usepackage[…]{biblatex}`
e se cambia il motore bibliografico deve cambiare di conseguenza la riga magica. Non mi sembra esattamente la stessa cosa 🙂 (Nota: non sto dicendo che questo modo di procedere sia terribilmente complicato, anzi, però se l’informazione sul motore bibliografico è già contenuta da qualche parte mi sembra inutile duplicarla.)
::lorenzo.pantieri” post=109076
Di quale ambito parli? Per quanto riguarda l’editoria scientifica biblatex non è neanche lontanamente contemplato […].
This is a shame. (cit.)
Sono d’accordo che sia un peccato che uno strumento così potente non sia utilizzato nelle riviste scientifiche, ma questa è un’indicazione del fatto che poi tanto standard di fatto non è 😉 A parte quelli interessati a utilizzare gli strumenti più completi e recenti, ho l’impressione che tantissimi utenti di LaTeX non abbiano mai sentito parlare di biblatex, e tanti sono anche quelli che pur conoscendolo non sanno/non vogliono/non possono usarlo.
::lorenzo.pantieri” post=109074
[quote=”lorenzo.pantieri” post=109070]è vero che TeXworks è TeXShop sono tuttora impostati per lavorare con BiBTeX, e che per impostare Biber come motore tipografico occorre procedere a mano?
Stando alle informazioni riportate qui, sì. Pare che AUCTeX sia l’unico in grado di determinare in automatico per ogni documento qual è il motore bibliografico da utilizzare. E poi dicono che è difficile da utilizzare 😀
Non è una bella cosa.[/quote]
Sarà che gli sviluppatori di AUCTeX sono più attenti alle innovazioni, o anche il fatto che l’attuale manutentore di Biber utilizza questo programma di editing (infatti lui ha contribuito il supporto iniziale a Biber)lorenzo.pantieri” post=109074Ormai biblatex è lo standard “di fatto”
Di quale ambito parli? Per quanto riguarda l’editoria scientifica biblatex non è neanche lontanamente contemplato e non credo che le cose cambieranno nel breve periodo (guarda per esempio http://tex.stackexchange.com/a/12179/31416)
::lorenzo.pantieri” post=109070è vero che TeXworks è TeXShop sono tuttora impostati per lavorare con BiBTeX, e che per impostare Biber come motore tipografico occorre procedere a mano?
Stando alle informazioni riportate qui, sì. Pare che AUCTeX sia l’unico in grado di determinare in automatico per ogni documento qual è il motore bibliografico da utilizzare. E poi dicono che è difficile da utilizzare 😀
::lorenzo.pantieri” post=109070In altre parole, è vero che TeXworks è TeXShop sono tuttora impostati per lavorare con BiBTeX, e che per impostare Biber come motore tipografico occorre procedere a mano?
Stando alle informazioni riportate qui/, sì. AUCTeX è l’unico editor che riconosce automaticamente per ogni documento qual è il motore bibliografico da utilizzare. E poi dicono che è difficile da usare 😀
::roberto.degiuli” post=109048Ho scelto di modificare /etc/sudoers proprio perché mi sembrava la cosa più corretta da fare; così facendo, si dice a GNU/Linux che il percorso in cui si trova tlmgr è sicuro per sudo.
Si possono eseguire i comandi con [tt]sudo[/tt] o specificandone il percorso (relativo o assoluto) oppure specificando solo il nome del programma per gli eseguibili che si trovano nelle directory elencate nel PATH. Il fatto che hai messo [tt]/opt/texbin[/tt] nel PATH di sudo non è che rende in qualche maniera la cartella più sicura, anzi, hai semplificato il modo di richiamare tutti gli eseguibili che si trovano in quella cartella, compresi molti che non dovrebbero essere praticamente mai eseguiti come root, per esempio tutti i programmi di compilazione: se esegui
`sudo pdflatex –shell-escape file-latex-malevolo.tex`
spalanchi una voragine di sicurezza enorme sul tuo sistema. Nel PATH di sudoers dovrebbero esserci solo cartelle che contengono esclusivamente programmi di sistema (PS: non è neanche completamente vero quello che ho scritto, ma volevo solo mostrare che aggiungere quel PATH al file sudoers non è necessariamente un bene).
::roberto.degiuli” post=109044Installando TeX Live 2016 su Ubuntu, ho avuto problemi con tlmgr, perché non sapevo che il percorso di tlmgr, essendo invocato da sudo, deve essere inserito nella variabile secure_path del file /etc/sudoers.
Per curiosità, non hai avuto lo stesso problema?Se segui la guida di Enrico, si suggerisce di creare la funzione [tt]sutlmgr[/tt] che invoca [tt]sudo /opt/texbin/tlmgr[/tt], che permette di evitare di giocare con il file [tt]/etc/sudoers[/tt]
::marco_stara” post=109031Se ricordo bene ho seguito delle precedenti istruzioni che prevedevano di aggiungere le tre righe:
export PATH=/usr/local/texlive/2016/bin/x86_64-linux:$PATH
export MANPATH=/usr/local/texlive/2016/texmf-dist/doc/man:$MANPATH
export INFOPATH=/usr/local/texlive/2016/texmf-dist/doc/info:$INFOPATHal file ~/.profile
Marco
E allora sostituisci la riga
`export PATH=/usr/local/texlive/2016/bin/x86_64-linux:$PATH`
con
`export PATH=/opt/texbin:$PATH`
e hai risolto.
::marco_stara” post=109026Per questo mi chiedo se il riferimento della cartella opt sia sia importante oppure no. Io non ne ho idea.
No, non è essenziale, è solo un trucco furbo suggerito per semplificare un pelino le prossime installazioni della distribuzione.
Tuttavia non mi è chiaro come mai [tt]/usr/local/texlive/2016/bin/x86_64-linux[/tt] è nel PATH. In che modo l’hai aggiunto?
::marco_stara” post=109020Solo una nota: non so se è importante, ma quando faccio la verifica tramite
$ which tex
non ottengo come risposta
/opt/texbin/tex
ma
/usr/local/texlive/2016/bin/x86_64-linux/tex
Spero non sia indice di qualcosa non andato a buon fine.
Hai creato il collegamento simbolico della cartella [tt]/usr/local/texlive/2016/bin/x86_64-linux[/tt] a [tt]/opt/texbin[/tt] come suggerito nella guida? Oppure, altra cosa che avresti potuto saltare è la creazione del file file [tt]/etc/profile.d/texlive.sh[/tt]. Se invece hai fatto correttamente tutti questi passaggi, la terza opzione è che Ubuntu non stia caricando quel file (nelle ultime versioni Ubuntu fa cose strane riguardo al caricamento dei file di inizializzazione).
PS: se stai guardando la guida relativa a TeX Live 2010, allora ti segnalo che c’è una versione più recente (ma non cambia molto nella procedura di installazione): http://profs.sci.univr.it/~gregorio/texlive-YEAR-ubuntu.pdf
::lorenzo.pantieri” post=108974
Premesso che non voglio convincere nessuno, ma solo esporre un’opinione (quindi non ho intenzione di continuare a lungo la discussione), una voce bibliografica può avere la stessa funzione di un concetto, se il lettore ben conosce il contenuto di quel testo. Mettere i back references non è un mero “andiamo a vedere per curiosità dove è stato citato questo testo”, ma (ri)trovare, scorrendo la bibliografia, dove un argomento è stato trattato.
Un testo non è “un argomento”.
Il fatto è che io sto pensando soprattutto a un testo scientifico in cui la bibliografia è composta principalmente da brevi articoli (deformazione professionale). La relazione articolo ⇔ argomento in questo caso è più stretta. Una tesi come quella di lucaiacolettig potrebbe essere un esempio simile.
lorenzo.pantieri” post=108974Testi come quelli di Lamport, Knuth o Fairbairns, per esempio, trattano gli argomenti più disparati, e vengono citati in lungo e in largo nell’Arte. Per me, le occasioni in cui un utente troverà a chiedersi “vediamo un po’ dove quest’opera è citata nell’Arte” sono molte di meno di quelle in cui si chiederà “vediamo dove questo comando (o pacchetto) viene spiegato nell’Arte”.
Su questo sono d’accordo, infatti non ho mai parlato in particolare de L’arte 😉
::lorenzo.pantieri” post=108970
A me sembra che i back references nella bibliografia abbiano la stessa utilità di un indice analitico
Non sono d’accordo.
Se dispongo di una versione cartacea dell’Arte e voglio vedere dov’è spiegato (poniamo) il comando \MakeUppercase, vado nell’indice analitico, vedo che \MakeUppercase è spiegato a pagina 32 e sono servito. Così per tutti i comandi, le classi e i pacchetti.
La domanda “in quali punti dell’Arte viene citato espressamente il libro di Umberto Eco su come si fa una tesi di laurea?” mi sembra invece molto più peregrina.
Premesso che non voglio convincere nessuno, ma solo esporre un’opinione (quindi non ho intenzione di continuare a lungo la discussione), una voce bibliografica può avere la stessa funzione di un concetto, se il lettore ben conosce il contenuto di quel testo. Mettere i back references non è un mero “andiamo a vedere per curiosità dove è stato citato questo testo”, ma (ri)trovare, scorrendo la bibliografia, dove un argomento è stato trattato.
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