illinguista1972

Risposte nei forum create

Stai visualizzando 15 risposte – dal 1,516 al 1,530 (di 2,578 totali)
  • Autore
    Risposte
  • in risposta a: Ottenere “Parte prima” anziché “Parte I” #70996
    Up
    0
    Down
    ::


    Ora ci siamo, grazie!
    L’autore di suftesi è alle prese con gravi incombenze classiste 😉

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Ottenere “Parte prima” anziché “Parte I” #70994
    Up
    0
    Down
    ::

    egreg9″ post=70248

    Che velocità! 😉
    In entrambi, uso suftesi con le opzioni segnalate nell’altro filone che ho aperto poco fa.

    Non vedo opzioni. Modifica la tua risposta precedente con un esempio minimo, per favore.

    Ciao
    Enrico

    Pronti:

    `% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
    % !TEX TS-program = xelatex
    % !TEX root = comedia-suftesi.tex

    \documentclass[normalfont,nocrop,sctitles,centertitle,centerheadings,compact]{suftesi}
    \usepackage{fontspec}
    \setmainfont[Ligatures=TeX,Numbers=OldStyle]{Garamond Premier Pro}
    \usepackage{polyglossia}
    \setmainlanguage{italian}
    \PolyglossiaSetup{italian}{indentfirst=false}
    \setotherlanguage{latin}

    %— impostazioni bibliografia —%
    \usepackage{etoolbox}
    \usepackage[babel]{csquotes}
    \usepackage[style=philosophy-modern,backend=biber]{biblatex}
    \bibliography{bibdante}

    %\usepackage[full]{textcomp}
    \usepackage{itnumpar,microtype}

    \addto\captionsitalian{\renewcommand{\partname}{Cantica}}

    %— nuovi comandi —%
    \newcommand{\latino}[1]{\foreignlanguage{latin}{{\itshape #1}}}
    \renewcommand{\thefootnote}{*}
    \renewcommand{\footnoterule}{}
    \newcommand{\com}{{\em Commedia}}
    \newcommand{\omissis}{[\dots\unkern]}

    %— modifiche per i sezionamenti —%
    \newcounter{canto}[part]
    \makeatletter
    \newcommand{\cantica}[1]{%
    \part{#1}%
    \renewcommand{\leftmark}{\@leftmark{\scshape\lsstyle #1}\@empty\@empty}}
    \makeatother

    \usepackage{chngcntr}
    \counterwithin*{chapter}{part}
    \newcommand{\canto}[1]{%
    \chapter[Canto \ordinalem{chapter}]{#1}}

    %— inizio del documento —%
    \begin{document}

    %— materiale iniziale —%
    \frontmatter
    \tableofcontents

    %\input{introduzione}

    %— materiale principale —%
    \mainmatter

    %— INFERNO —%
    \cantica{Inferno}

    \canto{Mi trovavo nel Ghana orientale}

    Mi trovavo nel Ghana orientale, una matita\dots

    \backmatter

    %— bibliografia —%
    %\nocite{*}
    %\cleardoublepage
    %%\phantomsection
    %\addcontentsline{toc}{chapter}{\bibname}
    %\printbibliography

    %— fine del documento —%
    \end{document}`

    Mi sembrava proprio di aver detto le opzioni, nel filone su microtype e gli errori con xetex… 🙂 Forse non bastavano. Questo codice dovrebbe bastare anche per i problemi di microtype 2.5 beta.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Ottenere “Parte prima” anziché “Parte I” #70991
    Up
    0
    Down
    ::


    Che velocità! 😉
    In entrambi, uso suftesi con le opzioni segnalate nell’altro filone che ho aperto poco fa.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX — nuova edizione #47661
    Up
    0
    Down
    ::

    OldClaudio” post=70238Visto che sto scrivendo una specie di GuidaGuIT su XeLaTeX e, senza esserne diventato un mago, l’ho usato e lo uso abbastanza, posso assicurare che Arte fa un cenno più che sufficiente per l’uso con il greco. Sostanzialmente XeLaTeX presenta dei grossi vantaggi per la gestione e l’uso dei font rispetto a psdflatex, ma presenta anche degli svantaggi, non molti ma ne presenta. la gestione dei font sembra semplice, nel senso che non c’è bisogno di fare altro che usare quelli che sono già installati sulla propria macchina, senza bisogno di creare mappe e altre diavolerie di font virtuali e di cambiamento di formato (per esempio ttf -> pfb) se si vogliono usare font che non siano preinstallati con lo stesso sistema TeX. Ma poi le infinite variazioni del font opentype e le altre piccole o grandi acrobazie che ci si possono fare non sono per niente semplici e vanno usate da utenti esperti; soltanto per gestire quelle cose la guida di Enrico dice già molto, ma non abbastanza. XeLaTeX consente di usare microtype solo a livello di protrusione e la tabella predefinita delle “protrusibilità” non è ancora priva di errori; scriverla per ogni font opentype disponibile su ogni sistema operativo è virtualmente impossibile; se e quando il motore di composizione di XeLaTeX userà una variante di pdftex (per non uscire in una variante di dvi da trasformare in pdf con una variante di dvipdfmx), invece che una variante di tex, non sarà mai troppo tardi. In matematica apparentemente le cose sono più semplici, poi usandola si scopre che molti segni semplicissimi da ottenere con le macro di pdflatex, non sono ottenibili con XeLaTeX; oppure che le frecce sui vettori talvolta sono quelle piccole che si ottengono con \vec in pdflatex, mentre questo stesso comando, con xelatex, ora produce frecce piccole ora frecce grandi in modo non prevedibile. Ho già segnalato questi glitch a Will Robertson; probabilmente egli ha già incorporato alcune macro che gli ho scritto, per tappare delle falle di XeLaTeX 9così almeno mi ha riposto). però con la matematica ancora ci sono grossi passi da compiere.

    Allora se hai bisogno di comporre in greco politonico, quello che c’è scritto sull’Arte è sufficiente; se hai bisogno di comporre haiku scrivendo in verticale, ti serve xelatex, ma è difficile, molto difficile, sia per la scelta dei font, sia per accedere agli ideogrammi giusti, perché poi la composizione in verticale diventa la parte meno difficile.

    Sarà che prima di scrivere su XeLaTeX dovrei farmi le ossa in modo più approfondito, ma XeLaTeX non è assolutamente per principianti, essenzialmente tesisti, come dice spesso Lorenzo.

    Sono d’accordo. Il cenno che se ne fa nell’Arte va bene, orientato ai tesisti in greco classico. Ma direi di più: userei xetex solo se la tesi è in letteratura greca, perché lunghi tratti traslitterati potrebbero essere davvero troppo difficili anche da correggere. Per poche parole, va benissimo anche pdflatex.

    Forse basterebbe aggiungere nell’appendice greca che con XeLaTeX è facile usare tutti i font a disposizione nel proprio sistema operativo. Noi diciamo solo come cambiare font con pdflatex, non come installare nuovi font.

    Piuttosto, mi piacerebbe sapere se l’articolo sul greco dell’ultimo meeting e le diapo scaricabili dal questo sito sono valide o no. Ci darò un’occhiata, magari si può integrare o correggere qualcosa nell’Arte.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX — nuova edizione #47659
    Up
    0
    Down
    ::


    Ciao Liverpool,
    la tua osservazione su \label è giustissima ed è già stata messa da tempo in un file di appunti per il prossimo aggiornamento. Sicuramente è una cosa da precisare.

    Per quanto riguarda XeLaTeX, io la penso come te, ma credo che Lorenzo non sia del nostro stesso avviso 🙂 Risponderà lui in merito.
    Certo, si potrebbe parlare del motore xetex e mettere un preambolo per un documento minimale, che già c’è nell’appendice sul greco, per esempio. Enrico ha scritto una buona guida introduttiva, e si potrebbe prendere anche da lì, con il suo permesso.

    Rimango dell’idea che possa essere una buona cosa. Sicuramente non metterei nulla su Lua, perché troppo difficile.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Nuova versione di gnuplot #70970
    Up
    0
    Down
    ::

    Elrond” post=70228In questi giorni è stata rilasciata la versione 4.6.0 di gnuplot, programma per realizzare grafici matematici. Segnalo la novità perché è stato aggiunto il terminale [tt]context[/tt] che serve per realizzare figure da includere in documenti ConTeXt, penso possa interessare a qualcuno. Trovate le altre novità qui.

    Grazie!
    Ma si può usare anche con LaTeX?

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: TexMaker: installazione nuovi pacchetti #70742
    Up
    0
    Down
    ::


    Ciao, e benvenuto! 🙂

    La cosa migliore che tu possa fare è leggere il secondo capitolo dell’Arte di scrivere con LaTeX, che puoi scaricare dalla sezione Documentazione di questo forum. Lì troverai le informazioni necessarie per cominciare a lavorare con la distribuzione e l’editor.

    Per quanto riguarda i tuoi problemi:

    1.
    Ti consiglio di disinstallare MiKTeX e di mettere al suo posto TeX Live 2011, che è veramente completa e ha TUTTO quello che ti serve.

    2.
    Non ti deve interessare dove e come e quando vengono usati i pacchetti che carichi nel tuo preambolo: se la distribuzione è completa, LaTeX fa tutto da solo.

    3.
    L’editor ti serve solo per scrivere il tuo sorgente. Premi il pulsante di compilazione e ti appare automaticamente il PDF.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Misteri del pacchetto beramono #70691
    Up
    0
    Down
    ::


    Forse perché i Bera mono sono già a spaziatura fissa? Forse hai sbagliato il nome del pacchetto?

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: un altro editor real time per tikz alternativo a QTikz #70682
    Up
    0
    Down
    ::

    claudio” post=69931vorrei segnalare un altro editor real time
    per tikz
    alla prima impressione
    tikzedt

    mi sembra molto più evoluto
    ecco il link
    ciao
    claudio

    Grazie, ma sembra andare solo su Windows 🙁
    Attendiamo qualche prova.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Lettere accentate èéòàùì #70497
    Up
    0
    Down
    ::

    OldClaudio” post=69888Il caso 3 esiste, forse non per un laureando, ma per del lavoro cooperativo.

    Tu scrivi il main file e con \input o \include leggi e compili i file scritti da te stesso, tizio e Caio; vi siete messi d’accordo in anticpo di usare tutti e tre utf-8; poi Caio, trovanosi fuori sede e dovendo usare un altro PC dotato del sistema TeX, scrive un file con l’editor di quel PC e si scorda che deve essere impostato utf-8; comunque si impostato Caio scrive il suo file e te lo manda.

    Il file è LaTeX, ma non è il main file, nzi contiene solo le \section 2 e 3 che devono venire o copiate e incollate, o semplicemente richiamate con \input da un altro file, che a sua volta viene introdotto nel main file da altri comandi i \input o \include.

    Risultato quando lo apri non c’è il preambolo e non c’è scritto niente con le righe magiche; quindi il file è LaTeX ma non sai con quale codifica si stato scritto.

    Questa disavventura potrebbe capitare anche a un laureando che scriva i suoi capitoli o le sue sezioni su PC diversi e diversamente configurati, e si trasporta i lavori parziali con una chiavetta; d’accordo, dopo la prima disavventura, si ricorderà di impostare i vari editor nel modo giusto, ma se è alle prime armi potrebbe non capire che il fatto dipende da una sua personale dimenticanza.

    Tra l’altro sto scrivendo un libro in collaborazione con un amico; entrambi disponiamo di Mac; io uso sistematicamente TeXShop; lui usa TeXworks; le sue righe magiche non sono scritte con la sintassi di TeXShop, e il mio fa pasticci perché non le riconosce (invece TeXworks capisce le righe magiche di TeXShop).

    Devo dire che il metodo di conversione suggerito da Lorenzo, di eseguire dei search & replace su tutto il file dei caratteri strani da sostituire con i caratteri accentati italiani funziona benissimo nell’80% dei casi, ma è velocissimo; tutto sommato bisogna sostituire, se ci sono, i caratteri strani che appaiono al posto di È, à, è, é, ì, ò, ù (il search & replace va eseguito stando bene attenti che la casellina di ignorare la differenza fra maiuscole e minuscole NON sia spuntata).

    Ma se il file contiene altri caratteri diversi da quelli accentati, questa modalità manuale fallisce miseramente o comunque diventa troppo laboriosa.

    Non ho ben capito invece come lavori TeXworks. Sicuramente non permette di aprire al volo il file, ma se questo è in una codifica diversa da quella predefinita, ti mostra schifezze ma lo apre comunque. Vero è, come dice Antonio, che il pulsante in basso permette di cambiare codifica e una volta premuto e scelta la nuova e corretta codifica, o ti viene notificato che il documento contiene caratteri non visualizzabili con la codifica che hai scelto, o, quando lo chiudi, ti viene chiesto di salvarlo nuovamente, ma alla riapertura le schifezze rimangono.

    A me non succede; da me lavora correttamente coe descritto da Antonio. Il mio TeXworks è preimpostato per lavorare in utf8; apro un file che motra i rombi neri; cerco la codifica giusta con il procedimento descritto da Antonio; scopro che il file è stato scritto in latin1; cambio la codifica nella finestrella rimettendala a utf8 e salvo il file. Chiudo il file; lo riparo e la codifica di default coincide con la codifica del file: utf8.

    Approfitto per ringraziare Antonio, perché quella finestrella la vedo da quando uso TeXworks (preferibilmente uso TeXShop, ma saltuariamente uso TeXworks; TeXstudio l’ho montato, ma non lo uso praticamente mai) e non mi ero mai accorto di queste potenzialità; senza togliere nulla aglialtri editor, direi que questa possibilità è unica; forse una cosa simile ce l’ha anche TeXnicle, ma l’ho provato tempo fa e l’ho smontato immediatamente; non ricordo più perchè avevo avuto questa cattiva impressione, comunque lo riesaminerò.

    Allora, ho fatto delle prove e, rimanendo agli editor che si consigliano nell’Arte risulta quanto segue. Io ho installato: TeXShop, TeXworks, Aquamacs, TeXnicle, Texmaker, TeXstudio. Tutti impostati con UTF-8. Ho aperto con ciascuno lo stesso file salvato in latin1 e scritto quando usavo latin1 come codifica predefinita.

    1.
    TexShop apre qualunque file pur non conoscendone la codifica, e fa vedere schifezze se il file è salvato con un’altra codifica. Non rimane che chiudere il file senza salvare, andare nel menu Archivio -> apri e aprire il file con la codifica giusta (si guardi la riga di inputenc). A quel punto, lo si blinda con le righe magiche e i problemi spariscono.

    2.
    TeXworks apre qualunque file pur non conoscendone la codifica, e fa vedere schifezze come al punto 1. Qui non occorre chiudere il file, ma basta guardare la riga di inputenc e scegliere la codifica corrispondente nella lista che compare premendo il pulsante centrale in basso. Poi lo si ripreme e si clicca in alto la prima voce, “Ricarica usando l’encoding scelto” e si clicca OK nella finestra che compare subito dopo. A me è bastato farlo una volta, e tutto è andato a posto. Se si riapre lo stesso file, però, bisogna fare di nuovo la stessa manfrina. Per non farla, si mettono le righe magiche.

    3.
    TeXnicle o indovina la codifica e apre il file senza mostrare schifezze, oppure ti avvisa prima di aprirlo con una finestra in cui esprime, affranto, l’impossibilità di aprire il file, e ti chiede di scegliere la codifica da un menu a tendina. Pro: non ti apre il file. Contra: quale codifica scegli, se non puoi vedere la riga di inputenc?

    4.
    Stessa cosa di TeXnicle fa Texmaker.

    5.
    TeXstudio, invece, lo apre indovinando la codifica, ma solo perché è latin1. Andando subito dopo nelle preferenze, compare un pannello che permette molte opzioni.
    Dal manuale:

    TeXstudio can auto detect utf-8 and latin1 encoded files, but if you use a different encoding in your existing documents you have to specify it in the configuration dialog before opening them. (and then you also have to disable the auto detection)

    Mi sembra di aver detto tutto.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Lettere accentate èéòàùì #70494
    Up
    0
    Down
    ::

    lorenzo.pantieri” post=69884
    Escluderei l’idea di cambiare le preferenze dell’editor: il rischio è di dimenticarsi della modifica e di avere poi problemi sui propri file. Direi invece al lettore che esistono editor che permettono di aprire al volo un file in un’altra codifica. Nell’Arte consiglierei solo di usare solo questi editor.

    Copio e incollo dall’Arte:

    non si componga né si registri il file per nessun motivo, ma lo si chiuda, si reimposti correttamente l’editor e lo si riapra.

    😉

    Non facciamoci la guerra, ovviamente, e mettiamo la cosa in Paride tranquillamente per dopo l’estate.

    Gli editor che permettono di aprire al volo in modo che scompaiano le schifezze sono pochi: TeXShop.
    Emacs indovina abbastanza bene la codifica semplicemente aprendo il file.
    TeXnicle invece o indovina la codifica, o ti avvisa con un messaggio che ti chiede di cambiare la codifica del file tra quelle che ti propone con un menu a tendina. Il punto è che devi sapere quale scegliere, siamo sempre lì. Però, una volta aperto correttamente il file, lo riaprirà sempre senza problemi.
    Non ho ben capito invece come lavori TeXworks. Sicuramente non permette di aprire al volo il file, ma se questo è in una codifica diversa da quella predefinita, ti mostra schifezze ma lo apre comunque. Vero è, come dice Antonio, che il pulsante in basso permette di cambiare codifica e una volta premuto e scelta la nuova e corretta codifica, o ti viene notificato che il documento contiene caratteri non visualizzabili con la codifica che hai scelto, o, quando lo chiudi, ti viene chiesto di salvarlo nuovamente, ma alla riapertura le schifezze rimangono. 😛

    Che noia, eh? Ci pensiamo più avanti.

    Sembra che, nonostante apra il file in ogni caso, attualmente TeXshop sia la cosa migliore, ma richiede Mac. Emacs va bene, ma è complicato. TeXnicle sarà un editor molto buono, migliore di TeXShop, ma richiede Mac. Cerchiamo di capire come lavora TeXworks. Texmaker e TeXstudio funzionano come spiega Claudio nella ghida GuIT.

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Lettere accentate èéòàùì #70492
    Up
    0
    Down
    ::


    Esatto, si tratta proprio di fare questo. La casistica non è affatto vasta, anzi:

    1.
    Ho letto una guida e so come fare: imposto il mio editor con la codifica A, scrivo il mio sorgente con la stessa opzione A a inputenc, lo blindo con i commenti speciali e sono a posto, così anche quando riapro questo file e per caso ho dovuto modificare le impostazioni dell’editor per aprire un file codificato altrimenti, non faccio casini.

    2.
    Ho letto una guida e so come fare: il mio editor è impostato con A, e devo lavorare con un file di cui non so nulla. Lo apro e guardo l’opzione a inputenc; se è A, sono a posto, se è B (e allora dovrei vedere, con una rapida occhiata, anche cose strane), chiudo senza salvare, imposto l’editor a B, riapro il file, metto le righe magiche di B, chiudo, riporto l’editor ad A e riapro il file, che ora può essere compilato tranquillamente (tutto questo si può evitare se l’editor che uso permette di aprire al volo un file in un’altra codifica da quella con cui è impostato: TeXShop lo permette, e anche TeXworks, da quello che ha scritto Antonio prima. Dunque, in questo caso apro il file al volo con B e ci metto le righe magiche di B senza toccare le preferenze dell’editor).

    Mi sembra che questo sia tutto, no? Non si dà il caso che io apra un file e non veda caricato inputenc con la sua opzione, altrimenti come avrebbe fatto l’autore dei file a compilarlo?

    Esiste un caso 3? Esiste un caso in cui apro il file e non vedo nemmeno inputenc? Non lo so, non so se sarebbe un file di LaTeX. Con TeXShop, per esempio, posso aprire anche un semplice file di testo scritto, poniamo in latin1. Allora sì vedrei cose strane.

    Io direi che la faccenda dei caratteri bizzarri è un tantino pericolosa: se apro un file e vedo cose strane, naturalmente è stato scritto e salvato con una codifica diversa da quella con cui è impostato il mio editor, no? Ma, parlandone ieri in automobile con un noto autore 🙂 , non è affatto detto che compilandolo vedrò nel PDF le stesse cose strane. Potrebbe anche darsi il caso che tutto vada a buon fine. Ci possono essere due codifiche che differiscono per pochissimi numeri, e fortuna vuole che il file sconosciuto che apro non contenga quei numeri: vedrò cose strane per altri motivi. Cioè: una cosa strana che vedo nel mio editor potrebbe corrispondere per LaTeX al carattere accentato (per esempio) che deve essere prodotto nel documento finito proprio al posto di quella cosa strana.

    Io direi come ho scritto nel punto 2.: si guardi sempre inputenc, e se la codifica non corrisponde, ci si adegui.

    Naturalmente, esistono anche i programmi di conversione, se uno vuole convertire il file senza reimpostare l’editor. Ma si possono usare solo se si conosce la codifica di partenza. Altrimenti, si tira a caso. Ma ho appena scritto che un file LaTeX deve avere una codifica di partenza dichiarata, altrimenti non si compila. Non vi sembra un cane che si morde la coda? 🙂

    Una cosa va da sé, secondo me: il problema sorge quando chi deve scrivere la tesi (che nervi, sembra che TeX serva solo a questo) apre un sorgente preconfezionato consegnatogli chissà da chi, che nella più rosea delle ipotesi non sa nulla di LaTeX. È un caso non troppo raro, anche perché la raccomandazione: “guarda, è facile, devi solo scrivere e poi schiacchiare il pulsante” fa gola a molti. A tutti quelli che non intendono imparare un nuovo programma per una sola occasione. O sbaglio?

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Lettere accentate èéòàùì #70486
    Up
    0
    Down
    ::


    Mi sono espresso male, in effetti.
    Intendevo “copio il file in sé”. Ovvio che vedrò schifezze.

    In realtà, che io sappia, copiando nel modo che ho descritto, il materiale copiato viene convertito automaticamente nella codifica con cui è impostato l’editor di arrivo. Credo che si possa copiare tutto tranne la riga di inputenc, che andrà aggiunta a mano in accordo con le impostazioni del nuovo editor.

    Intanto consiglio la lettura della sezione sulle codifiche che Claudio ha scritto nella sua guidona GuIT.

    Ciao
    Tommaso

    PS: dici di non salvare e di riaprire il file con la codifica giusta, se vedi caratteri strani. Giusto, ma il punto è sempre quello: come diavolo faccio a sapere qual è la codifica giusta, se non so nulla del file che apro? 😉 L’editor TeXnicle, che poco vi interessa, indovina la codifica di un file e si adatta di conseguenza. Me l’ha scritto il suo autore in persona. Questa è una gran cosa.

    in risposta a: Lettere accentate èéòàùì #70484
    Up
    0
    Down
    ::

    lorenzo.pantieri” post=69772

    Il problema di dover gestire testo proveniente da fonti diverse è in fondo molto particolare, e non credo preoccupi più di tanto il nostro laureando, che si scrive da solo il suo .tex e non ha bisogno di mettere insieme .tex scritti da altri. In questo caso, consiglierei al nostro lettore di individuare la codifica del .tex che si sta copiando e di convertirlo in Unicode con Charco.

    Come sai, io credo il contrario 😉
    Altrimenti, come spieghiamo che questo filone ha raggiunto già le due pagine? 😛

    Sono ancora tante le persone a cui il relatore dà un template preso da chissà dove, e tante di più quelle che non hanno animo di mettersi a leggere una guida, presi con l’acqua alla gola. Questa è una realtà che non puoi negare. O vorresti farlo? 😉

    Certo, chi legge un manuale sa come fare, ma non spiegare come risolvere qualche problema equivale a discriminare chi li legge e chi no, i quali sarebbero perduti per sempre. Siccome è un argomento che riscuote sempre molto successo, non sarebbe male vedere se quello che diciamo va bene completamente. In particolare, la parte su come risolvere i problemi è nebulosa e non spiega come fare troppo bene. Rileggi 😉

    Ciao
    Tommaso

    in risposta a: Lettere accentate èéòàùì #70482
    Up
    0
    Down
    ::


    Non male questo Detenc, della stessa casa che produce Charco.

    Charco converte un file da una codifica a un’altra (gira su Win, Mac e Linux), mentre Detenc determina la codifica di un file del quale non si sa nulla. Non dico che siano gli strumenti migliori, ma forse li si potrebbe intanto consigliare. Che dici, Lorenzo?

    lorenzo.pantieri” post=69762

    All’inizio, il file può essere salvato in una codifica ancora diversa, se proviene da internet, da un altro computer, oppure semplicemente se è stato salvato con un altro editor. Può essere utile mettere in evidenza proprio quest’ultimo caso!

    Ecco, questa è una cosa che possiamo senz’altro dire: se si incolla nell’editor del testo preso da altrove, bisogna assicurarsi che i caratteri siano effettivamente codificati come impostato nell’editor.

    Ciao,
    L.

    Io direi meglio: se si intende lavorare su testo proveniente da chissà dove, prima bisogna determinarne la codifica, poi regolare l’editor di conseguenza. Mi pare meglio, altrimenti, se i caratteri del file non sono codificati secondo l’impostazione dell’editor che facciamo, buttiamo via il file? 😆

    Una domanda, poi stasera provo a sintetizzare e a riordinare l’argomento.

    Allora, io copio il contenuto di un file sorgente scritto in latin1 con l’editor impostato in ISO 8859-1 dal mio PC e lo incollo nel mio editor su Mac (TeXShop impostato con UTF-8, ma potrebbe essere un altro editor e un’altra codifica). Appena incollo il sorgente, preambolo compreso, ovviamente, mi compare la tendina che mi dice, chissà perché, che il file appena incollato è stato scritto in Mac Roman e che ci saranno problemi.

    Guardo il testo del file e vedo caratteri bizzarri. Ovvio, no? Salvo senza compilare, imposto TeXShop a IsoLatin e riapro. Continuo a vedere schifezze. Metto le righe magiche, compilo e vedo schifezze.

    Qualcuno può spiegare in modo chiaro, per piacere, come ci si comporta in questo caso, cioè quando si sanno la codifica assegnata a inputenc e l’impostazione dell’editor di partenza e non si vogliono bizzarrie quando si incolla il file in un editor d’arrivo? Perché le cose che ho fatto non funzionano?

    Ciao
    Tommaso

Stai visualizzando 15 risposte – dal 1,516 al 1,530 (di 2,578 totali)

Go to top