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ilFuria.AWT” post=65660
[TexShop]
Perché di difficile uso?Ciao
TommasoMaledetta sessione scaduta 🙁
La difficoltà di utilizzo, o forse “scomodità” è, per esempio, nell’autocompletamento. Lo trovo un po’ controintuitivo e, soprattutto, non prende i comandi personali.
Magari non mi sono documentato a sufficienza, ma la personalizzazione di TexShop è sempre rimasta un mistero per me.
Con texstudio, invece, i comandi custom vengono automaticamente inclusi nell’autocomplete e, ad esempio, ho personalizzato il comando della quick build (forse sarebbe meglio dire la “shortcut”) perché compili un certo numero di volte, con una passata anche per creare l’indice analitico: magari può essere fragile un comando così definito (il numero di passate e i vari biblatex e eseguibili esterni a “pdfLaTeX” non possono essere determinati a priori), però mi è di estrema comodità.Ora, nonostante gli infiniti orpelli inutili TeXstudio è veramente molto semplice da configurare, l’autocompletamento include sempre i comandi definiti dall’utente (basta che siano in uno dei file del progetto, non necessariamente in quello attuale, così come le etichette). La gestione dei progetti multifile è eccellente a mio avviso. Il menu a tendina dell’autocompletamento talvolta è invadente, ma non mi disturba quasi mai in realtà.
Logicamente non dico che sia il miglior editor, perché, ad esempio, non c’è (o non trovo) il benedetto comando “Trash Aux Files” di TexShop che tanto mi ha aiutato in passato, però al momento ritengo che sia nettamente superiore a texshop.
Spero che ciò sia dovuto ad una mia mancanza di pratica e di conoscenze relative a quest’ultimo (vi invito a sommergermi di file di documentazione).
Grazie, spero di aver risposto (in caso negativo mi scuso, ma era scaduta la sessione e ho perso la “risposta veloce” che avevo con cura preparato e ora sono di fretta).
SalutiLa versione dell’11 novembre 2011 ha addirittura un pulsante in bella mostra per eliminare i file ausiliari… 🙂 Installa quella.
Poi, volevo ricordare che a suo tempo segnalai Latexian, un editor nativo di Mac OS X, ma nessuno rispose nemmeno per dire che l’aveva provato 😛
Nessun problema, ovviamente, ma vorrei dire che Latexian e TeXnicle si somigliano per certi versi, e sono molto più reattivi di un TeXstudio, i cui tempi di lancio mi irritano. Essendoci anche Scribo, nativo di Mac, sarebbe interessante stabilire un percorso di prova con alcuni paletti e farne una recensione in questo filone.
Ciao
Tommaso
::logos” post=65694Salve!
Anche se non si tratta di LaTeX, molti di voi sono esperti anche di Lilypond, e dunque provo a scrivere qui il mio problema. Non riesco a togliere dalla pagina scritta con Lilypond la scritta finale:
Music engraving by LilyPond 2.15.16—www.lilypond.org
Qualcuno di voi sa come posso fare per toglierla?
E per modificare un pochino la geometria della pagina? Ha margini giganteschi 🙁 🙁 🙁
Grazie,
Andrea
Prova con questo codice dopo \header. Puoi giocare un poco con i margini. Dovrebbe funzionare anche per levare la scritta fastidiosa.
`\paper {
top-margin = 25
left-margin = 20
right-margin = 20
bottom-margin = 20
first-page-number = 37
print-page-number = ##t
print-first-page-number = ##t
oddHeaderMarkup = \markup \fill-line { ” ” }
evenHeaderMarkup = \markup \fill-line { ” ” }
oddFooterMarkup = \markup {
\fill-line {
\fontsize #1
\on-the-fly #print-page-number-check-first
\fromproperty #'page:page-number-string
}
}
evenFooterMarkup = \markup {
\fill-line { \fontsize #1
\on-the-fly #print-page-number-check-first
\fromproperty #'page:page-number-string
}
}}
`Ciao
Tommaso
::antonio.macrì” post=65680
Caricare arsclassica o classicthesis per cambiarne i margini come prima modifica, non mi sembra un’ottima cosa. No?
Chiedo scusa per il terribile off-topic, ma vedo un Linguista che mette la virgola tra soggetto e predicato. La ammetti se il soggetto è una proposizione, perché il tutto è un sintagma “più debole”, facilitando la lettura? Chiudo subito l’off-topic e di nuovo scusa.
Ho sbagliato, chiedo perdono. Ma la mia virgola capricciosa non leva sostanza alla discussione. E meno male! 😉
Ciao
Tommaso
::antonio.macrì” post=65669
Lorenzo sa bene come la pensiamo, qui sul forum. In ambito scientifico tali margini e tale font non sono certo idonei, ma nulla vieta nel far prevalere il gusto alle norme (talvolta difficili da digerire).
In tutto questo sento di dover ringraziare il Professor Beccari (qui OldClaudio) per le belle ed esaurienti spiegazioni in merito alle norme e convenzioni tipografiche per documenti scientifici che di volta in volta ricorda e spiega nei vari topic di questo forum.
Ciao
OrlandoCiao, Orlando. Potresti trovarmi qualche discussione dove si parla dell’inadeguatezza di ClassicThesis (o simili) per lavori scientifici? Non saprei che stringhe specificare nella ricerca.
Grazie
Premesso che questo mio intervento non darà nessun contributo utile alla discussione, mi sembra di capire che ciò di cui si sente veramente la mancanza (parlo per me, naturalmente) sia uno stile autenticamente nostrano per le pubblicazioni. Un manuale di stile, per capirci, che dica la propria per guidare gli utenti a pubblicare in italiano. Personalmente, trovo che le classi standard di LaTeX siano molto inadeguate per noi europei.
Che poi funzionino più o meno bene, è un altro paio di maniche. 🙂
Ciao
TommasoModifica: e personalmente parlando, anche il formto A4 mi ha stancato assai. CI vorrebbero stampanti e carta di formati più libreschi, per noi che amiamo le buone tradizioni tipografiche. Caricare arsclassica o classicthesis per cambiarne i margini come prima modifica, non mi sembra un’ottima cosa. No?
::ilFuria.AWT” post=65648Ho dato solo un’occhiata alla homepage e mi sembra discreto, almeno merita un tentativo (che farò in serata).
La ricerca diretta/inversa per me non è mai stato un problema, e da tempo sto cercando di sostituire il mio TeXMakerX con qualcos’altro (TeXShop nonostante abbia molte funzionalità ottime mi è di difficile uso)
Grazie per la segnalazione 😉Perché di difficile uso?
Ciao
Tommaso
::antonio.macrì” post=65652 Ma il layout di Bringhurst, esattamente di Bringhurst, non è già offerto da suftesi?
Non esattamente, mi sembra. In particolare i titoli di capitolo non vengono ancora spaziati esattamente come gli Elementi, almeno mi par di ricordare. Ma Ivan ne sa di più.
Ciao
Tommaso
::
La mia domanda sulla legittimità della cosa era dettata dalla mia ignoranza: sono lieto che si possa fare senza intoppi. 🙂 E dunque, rinnovo il mio buon lavoro ad Antonio.Per quanto riguarda ArsClassica come classe, mi sento autorizzato a chiamarmi dentro, anche se lo stile è di Lorenzo. Ne abbiamo parlato insieme, e la cosa, se si farà, sarà fatta quando avremo del tempo da dedicare serenamente alla cosa, per realizzare un buon prodotto con alcune funzionalità in più rispetto a quello che c’è ora. Il tutto nel solco di una certa idea di uso di LaTeX, che per noi (specie se rivolto al principiante) dovrebbe essere quanto più possibile per classi e non per pacchetti. Ma ne abbiamo già parlato. 🙂
Siate fiduciosi! Intanto Antonio potrebbe scegliere un gruppo di utenti per testare la classe anthosthesis.cls via via che prende forma, no? 😉
Ciao
Tommaso
::lorenzo.pantieri” post=65557
Chiaramente per la buona riuscita dell’idea nel suo complesso sarebbe bello poter disporre anche di arsclassica come classe. Lorenzo, sotto che condizioni può essere modificata? Tu te la sentiresti?
Ciao Antonio, l’idea di trasformare ArsClassica in classe ce l’ho da un po’. Quello che mi manca, ora (e per un paio di mesi almeno), è il tempo di mettermi al lavoro. Anche se lo avessi, non so se sarei in grado di produrre qualcosa di buono… 😉
Già 🙂
Piuttosto, mi chiedo se l’idea di Antonio, che apprezzo, sia possibile dal punto di vista dell’onestà intellettuale. Cioè: trasformare un pacchetto che si comporta come una classe (classcthesis.sty) nella corrispondente classe (classicthesis.cls) non equivale a un plagio? Parlo naturalmente con il massimo rispetto per tutti: magari è una questione di licenze che ancora non conosco. Per fare una cosa del genere occorre il permesso dell’autore del pacchetto da cui si parte?
Ciao
Tommaso
::enrico55″ post=65512Buongiorno,
è la prima volta in assoluto che uso un formu per cui chiedo scusa se inavvertitamento non rispetto le regole di base (che ho comunque letto).
Nella rivista ArsTextnica del 9/10/2010 c’è un articolo di Tommaso Gordini molto interessante su come utilizzare latex nella comilazione degli indirizzi postali.
Ho riportato il codice sorgente presente nell’articolo, ma, naturalmente, ricevo l’errore che la classe mail-it non esiste.
Pertanto chiedo aiuto perché vorrei automatizzare all’interno del mio ufficio la compilazione degli indirizzi (e della corrispondenza in generale) con l’utilizzo di latex. e Java.
Se la mia domanda è banale, vi prego comunque di darmi indicazioni ove reperire ulteriori informazioni
Latex di norma lo utilizzo con w7 o wxp e winEdit versione 6; la mia preparazione in latex e java è a livello amatoriale.Grazie anticipatamente, Enrico
Ciao, grazie per gli apprezzamenti, sono i primi. Ma mi rendo conto che l’argomento può essere di poco o nullo interesse 🙂 \
Ad ogni modo, fa’ come ti ha detto Spike e vivi sereno. Ti consiglio anche di abbandonare al più presto WinEdt e di usare editor migliori: TeXworks, Texmaker o TeXStudio.
Nota che quella classe è nata per caso tra un boccale di birra e l’altro, e non ha grosse pretese.
Ciao
Tommaso
::r.falcone” post=65473
Potresti fare un esempio di quello che tenti di scrivere? Ricorda che con utf8 non puoi usare i caratteri greci direttamente, ma solo la traslitterazione.
Ciao Enrico, probabilmente allora l’errore è dovuto al fatto che inserisco caratteri greci in maniera diretta.
Questi sono alcuni termini che dovrei inserire: “κοιμητήριον” e “ΚΑΤΑ ΤΟΝ ΔΑΙΜΟΝΑ ΕΑΥΤΟΥ”.
Indipendentemente da quello che devi scrivere, credo di poter dire con sufficiente margine di certezza che l’articolo di Lorenzo che hai consultato sia obsoleto 😉
Guarda, invece, l’appendice sulle lingue antiche dell’edizione dell’Arte di novembre, che puoi scaricare da qui sopra. Ci sono tutte le istruzioni per scrivere in greco con LaTeX, XeLaTeX, e traslitterando o meno i caratteri.
Sappici dire.
Ciao
Tommaso
::antonio.macrì” post=65429
devo fare delle citazioni
nell’arte ho trovato
`
\usepackage{quotating}
\quotingsetup{font=small}
Il pacchetto definisce l’omonimo ambiente quoting da usare come segue:`ma non trovo traccia del pacchetto neanche su ctan
errore di battitura?
saluti
ClaudioÈ un errore di battitura lì nel pezzo di codice: l’ambiente si chiama quoting, come scritto correttamente qualche riga prima e qualche riga dopo.
Autori, correggete! 🙂
Ciao,
AntonioBravissimi! Avete trovato il refuso messo volontariamente 🙂
Appena possiamo, correggeremo, grazie! Continuate a mandarci le vostre segnalazioni, unitamente a laute donazioni in valuta pregiata:-PCiao
Tommaso
::r.falcone” post=65458Buongiorno a tutti.
Come da oggetto, ho provato ad inserire una citazione in greco antico all’interno di una pagina ma ho ottenuto l’errore:Package inputenc Error: Unicode char \u8:Κ not set up for use with LaTeX.
pur avendo il documento impostato in utf-8 ed avendo specificato nel preambolo:
\usepackage[utf8]{inputenc}
Allora ho provato ad adottare la soluzione suggerita da Pantieri ne L’arte:
`\usepackage[polutonikogreek, italian]{babel}
\newcommand{\greco}[1]{%
\begin{otherlanguage*}{greek}#1\end{otherlanguage*}}
`ma quando inserisco la citazione all’interno di “\greco{}” ottengo il medesimo errore.
Sapete per caso aiutarmi in questo senso?
Grazie anticipatamente a tutti.
Il codice che riporti non c’è nell’Arte. C’è questo:
`\newcommand{\greco}{\foreignlanguage{greek}}`
per scrivere qualche parola in greco, oppure
`\begin{otherlanguage*}{greek}
…
\end{otherlanguage*}`
Guarda bene gli esempi.
Ciao
Tommaso
::ivan” post=65311
Mi permetto un suggerimento ai nostri autori di guide. Farei una sezione ben evidente che contenga tutte e sole quelle informazioni di base che servono per “cominciare bene”. Per esempio:
Se è la prima volta che si usa LaTeX, prima di iniziare assicurarsi di:
1. non usare mai TeXnicCenter ma preferire TeXstudio, TeXworks e Texmaker (installandoli anche tutti, perché no?)
2. impostare subito la codifica degli editor a utf8 (dando magari qualche informazione su come farlo con i diversi editor)
3. caricare sempre i pacchetti fontenc, inputenc e babel nell’ordine giusto e con le opzioni giuste… (tenendo conto che se uno scrive in cirillico…)
4. controllare la codifica in cui sono stati scritti i file di terze parti (riga di inputenc). Se è utf8 procedere senza indugi; se è diversa cambiare momentaneamente la codifica dell’editor.
5. Se si intende lavorare su un file di terze parti scritto in codifica diversa, si può valutare l’opportunità di convertirlo oppure, usando TeXShop o TeXworks, inserendo le famose “righe magiche”Ivan
Ora tocca a me tirarti le orecchie 🙂
Queste cose nell’Arte ci sono già, e scritte anche a chiare lettere. Il problema rimane e rimarrà finché si potrà scegliere e soprattutto finché le persone non avranno l’umiltà di leggere le pagine di chi scrive per loro impiegando molto, anzi troppo, a questo punto, del loro tempo.
Io non ho mai avuto, dico mai, MAI, problemi di codifiche. Ho rotto l’anima a Enrico, è vero, e anche privatamente, per avere spiegazioni, per capire e per essere chiaro (e chiari, e Lorenzo può testimoniarlo) a me stesso e ai lettori. In origine le pagine dell’Arte sulle codifiche dovevano essere più specifiche, ma poi ci siamo detti: ha senso dire “come funziona”, quando quello che serve è “come fare per non ottenere casini e vivere felici con LaTeX”? Ovviamente, la risposta è stata alla seconda domanda.
Se le persone mollano con TeX, se continuano a esserci problemi con le codifiche è ancora una volta perché non si legge nulla prima di mettersi all’opera. Ma avete letto le pagine dell’Arte, scusate? Fanno così schifo? Ci sono cose che abbiamo omesso e che DOBBIAMO mettere? Non basta dire di caricare i pacchetti così:
`\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[<...>,italian]{babel}`dopo aver regolato la codifica del proprio editor su UTF-8 e di controllare assolutamente l’opzione di inputenc quando si aprono file sconosciuti? Che ci vuole ancora? La decifrazione della lineare A? 😀
Perdonatemi, ma già in passato io e Lorenzo abbiamo chiesto cosa non va nel capitolo 2. Ma nessuno, a parte Francesco, ha risposto. E a lui ho risposto. Forse le cose sono più chiare in altre guide.
Ciao
Tommaso
::francesco.biccari” post=65060
Ciao Tommaso.Premettiamo innanzitutto che comunque voi scriviate l’Arte arriveranno ugualmente richieste di
aiuto per le codifiche perché è un argomento tipicamente da addetto ai lavori e perché non
tutti hanno voglia e pazienza, purtroppo, di documentarsi prima (anche perché basterebbe prendere
Wikipedia o qualche altro milione di siti che le spiega).Io direi che vale la seconda. 🙂 Quelli che si documentano preventivamente sono ancora solo una parte degli utenti di LaTeX, che spesso si avvicinano al programma solo per imposizione dei propri relatori.
francesco.biccari” post=65060
Detto questo ritengo che un argomento come la codifica di input sia una cosa che o va spiegata
come si deve oppure non va spiegata per niente. Idem per quella di output, un concetto ancora
più complicato.A me non sembrano concetti così complicati. Lo diventano se non si legge qualcosa prima, o se quel qualcosa scritto prima non è scritto in modo adeguato. Chi apre Writer di OpenOffice.org e si mette a scrivere un documento non si cura minimamente della codifica con cui verrà scritto. Chi scrive un documento con LaTeX, invece, deve curarsene. E se ne può curare caricando due pacchetti e impostando opportunamente l’editor. Non mi pare che ci vogliano studi approfonditi per impararlo 😉
francesco.biccari” post=65060
A tal proposito, a me non piace né l’Arte né la Guida GuIT (né altre guide lette finora).
La prima perché semplifica troppo, per la serie “Make everything as simple as possible, but not simpler”.
Semplifica a tal punto che tanto valeva dire “fate così e basta”, rimandando poi a un’appendice
per le spiegazioni e per i suggerimenti per le conversioni.
La Guida di Claudio invece non è chiaramente adatta a un principiante perché troppo approfondita
e, se posso permettermi la critica, non chiarissima. Personalmente quando cerco di spiegare cos’è una codifica di
input seguo più o meno questo approccio:1. TeX così come ogni altro linguaggio di programmazione “lavora” con file di testo
2. Cos’è un file di testo: un file di testo è un file contenente una sequenza di bit che, interpretata
secondo una certa “tabella di conversione”, corrisponde solamente a una sequenza di caratteri.
3. Queste “tabelle di conversione” da sequenze di bit a caratteri vengono chiamate “codifiche”.
Se per esempio in un file di testo la sequenza di bit è 01100011011010010110000101101111
questo equivale, secondo la codifica ASCII e UTF-8, alla parola “ciao”. Provare per credere.
Pertanto quando scriviamo o leggiamo un file di testo, dobbiamo impostare l’editor con la
codifica voluta o necessaria
4. TeX è in grado di compilare solamente sorgenti scritti in codifica ASCII, che per l’utente
equivale a dire file di testo che contengono i 128 caratteri dell’ASCII (no lettere accentate, ecc…)
5. Si pone allora la domanda di come possa scrivere per esempio la lettera “é” (lettera che esiste
nella codifica UTF-8 ma non nell’ASCII).
6. Per farlo si scrivono sequenze apposite \’e che LaTeX poi trasforma nell’opportuno carattere.
7. C’è un modo per scrivere con codifiche che comprendono più caratteri senza dover digitare
quelle sequenze complicate? La risposta è sì e lo si fa grazie al pacchetto inputenc.
8. Ecc… ecc…Qui posso essere d’accordo con te. Forse noi semplifichiamo troppo (ma ricordiamo che i lettori cui l’Arte si rivolge sono lettori tendenzialmente inesperti) e Claudio invece va più nel dettaglio, com’è giusto che sia nella sua guida, rivolta a lettori diversi dai nostri. Io credo che una spiegazione come la tua stia bene nella guida GuIT, magari modificata, ma non certo nell’Arte, dove assumiamo che i fiile sorgenti vengano scritti da chi poi li userà. Anche se questo non dovesse essere, ripeto che per me non ci vuole molto a sistemare le cose:
1.
LaTeX è un programma un po’ diverso dagli altri anche perché richiede esplicitamente l’indicazione sia della codifica con cui verrà scritto il testo sorgente, sia di quella con cui verrà composto il documento mostrato nell’anteprima.2.
La prima si indica come opzione al pacchetto inputenc.3.
La seconda si indica come opzione al pacchetto fontenc.4.
È obbligatorio che la codifica con cui è impostato l’editor che si usa (recuperabile nelle preferenze) coincida con quella assegnata a inputenc, altrimenti molti caratteri appariranno strani. Provare per credere.Stop. Fine. Basta. Questa è la linea dell’Arte, in cui si dice “come fare per” e non “come funziona questo e quell’altro”. Che difficoltà pongono le cose che ho appena scritto? Nessuna, converrai. Bastano a chi deve scrivere tesi e contemporaneamente imparare il programma? Direi di sì 🙂
francesco.biccari” post=65060
E analogamente per la codifica di output. Ma forse questo modo è troppo complicato per una guida
di base. Non so.Credo di sì.
francesco.biccari” post=65060
Per concludere credo che il problema non si risolverà mai finché l’utente avrà possibilità di scelta.
Infatti a LaTeX si avvicinano anche persone a digiuno di informatica che ignorano completamente
il concetto di codifica per un file di testo. L’unica salvezza è che in futuro si passi a obbligatoriamente
a utf8 ed eventualmente che gli editor vengano equipaggiati con un opportuno strumento di
riconoscimento di codifica e conversione verso utf8.Questa è la vera sfiga. Se TUTTI gli utenti installassero una distribuzione completa e usassero editor Unicode-compatibili e si abituassero a scrivere
`\usepackage[utf8]{inputenc}`
sono convinto che almeno una parte di messaggi su questo forum non avrebbe ragione di esistere. Ma purtroppo c’è scelta, e non tutti gli editor supportano Unicode. Però alcuni lo fanno: perché continuare a usarne altri?
Se poi ci si trova a dover lavorare su file provenienti da terzi, allora l’Arte spiega anche come fare per.
1.
Apri il file e guarda l’opzione a inputenc.2.
Chiudi SENZA SALVARE.3.
Reimposta la codifica del tuo editor, oppure apri il file con una codifica scelta “al volo” (TeXShop permette di farlo).4.
Lavora serenamente sul file, componilo e salvalo.5.
Impara una volta per tutte a usare i commenti speciali e usa editor capaci di interpretarli (TeXworks, TeXShop e Aquamacs Emacs): salvano la vita a te e a quelli cui dai i tuoi sorgenti. Nell’Arte ci sono soltanto i commenti per definire un documento master, e non quelli per le codifiche. Lorenzo non li ha voluti 🙂 Io li uso sempre: hanno la precedenza su tutto.Ciao
Tommaso
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