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Ecco un esempio completo e compilabile da studiarsi «per casa»: di ciascun pacchetto caricato si dia almeno un’occhata alla documentazione, per avere un’idea di quello a cui serve. Non aggiungo ulteriori spiegazioni, giacché, mentre lo preparavo, ne ha già date alcune @OldClaudio.`
\documentclass[a4paper]{book} % “a4paper” e non “A4”;
% “twoside” e` di default con la classe “book”;
% “11pt” andava bene, ma in questo esempio l'ho
% tolto.
\usepackage[utf8]{inputenc} % serve per poter immettere ogni tipo di carattere accentato (solo per compilare con pdfLaTeX)
\usepackage[T1]{fontenc} % serve per poter stampare con caratteri già accentati (solo per compilare con pdfLaTeX)
\usepackage{lmodern} % contiene i caratteri vettoriali; già accentati; font ottici scalabili con continuità
\usepackage[italian]{babel} % il documento e` in italiano, no?
\usepackage{booktabs} % serve per comporre tabelle professionali
\usepackage{caption} % utile per configurare l'aspetto delle didascalie, in particolare per sistemare quelle delle tabelle sopra le tabelle e non sotto
\usepackage{hyperref} % per i collegamenti ipertestuali\begin{document}
\tableofcontents
\listoftables\chapter{Alcuni dati}
Questo capitolo si compone di due paragrafi: nel paragrafo~\ref{S:Dati} vengono
presentati alcuni dati (si veda la tabella~\ref{tab:Dati}); nel
paragrafo~\ref{S:Istr} vengono svolte alcune considerazioni sul nostro sistema
dell'istruzione.\section{Alcuni dati}
\label{S:Dati}La tabella~\ref{tab:Dati} mostra i dati in questione.
\begin{table}[tp]
\centering
\caption
[Istruzione] % Variante del titletto che compare nell'elenco delle
% tabelle: *non* contiene collegamenti ipertestuali.
%
{\hyperref[S:Istr]{Istruzione}} % Variante del titoletto che compare
% sopra la tabella, e contiene il
% collegamento ipertestuale richiesto.
\label{tab:Dati}
\setlength{\tabcolsep}{.4em} % spazio fra le colonne di ciascuna coppia
\begin{tabular}{*{2}{ll@{\qquad}}ll}
\toprule
\multicolumn{2}{c}{1} & \multicolumn{2}{c}{2} & \multicolumn{2}{c}{3} \\
\multicolumn{1}{c}{a} & \multicolumn{1}{c}{b} & \multicolumn{1}{c}{a} & \multicolumn{1}{c}{b} & \multicolumn{1}{c}{a} & \multicolumn{1}{c}{b} \\
\midrule
Debbo & la & scoperta & di & Uqbar & alla \\
congiunzione & di & uno & specchio & e & di \\
un'enciclopedia. & Lo & specchio & inquietava & il & fondo \\
d'un & corridoio & in & una & villa & di \\
via & Gaona, & a & Ramos & Mejia; & \ldots \\
\bottomrule
\end{tabular}
\end{table}\section{Il nostro sistema di istruzione}
\label{S:Istr}Amare considerazioni seguono.
\end{document}
`Ciao.
—
Gustavo
::egreg9″ post=108140[…]
Consiglio ulteriore #1: usando \left e \right per le parentesi, la grandezza viene calibrata automaticamente, e non devi usare i vari \bigl, \biggl, eccetera.
Sbagliato. In questo caso la grandezza esplicita è quello che ci vuole, anche se personalmente preferirei [tt]\bigl[/tt] e [tt]\bigr[/tt].
Già: mi sono lasciato così distrarre dalla questione «atomo Inner versus atomo Ord» che alla fine mi sono dimenticato di aggiungere questa osservazione, che pure avevo inizialmente intenzione di fare.
Riassumendo, la costruzione [tt]\bigl\{…\bigr\}_{…}[/tt] presenta, rispetto a [tt]\left\{…\right\}_{…}[/tt], le seguenti caratteristiche, in genere (ma vedi sotto) considerate vantaggiose:
- parentesi un po’ più grandi (in questo caso specifico) di quelle che TeX metterebbe automaticamente;
- apici/pedici ancorati alle parentesi di chiusura, il che è utile se le dimensioni verticali del contenuto eccedono quelle delle parentesi stesse, come a volte è tipograficamente consigliabile fare (es.: simbolo di sommatoria con «limiti»);
- sequenza degli atomi corrispondente alla semantica reale: Open, … , Close (con pedice).
L’ultima caratteristica è quella che qualcuno potrebbe giudicare svantaggiosa: dopo aver visto, infatti, la stampa prodotta da
`
\max\bigl\{B_{a,d}\bigr\}_{\begin{subarray}{l}
a\in\F\\
d\in\R^{+}
\end{subarray}}
`
uno potrebbe anche decidere che la sequenza Op, Inner è preferibile alla sequenza Op, Open, … , Close perché lascia uno spazietto dopo l’operatore «max» (tranne che negli indici, ma lasciamo stare). Secondo me, tuttavia, se davvero si desidera lo spazietto, è meglio lasciare che la sequenza degli atomi rifletta la semantica e che il sorgente denunci chiaramente, e non in modo offuscato, che è stata inserita una correzione visuale:
`
\max\,\bigl\{B_{a,d}\bigr\}_{\begin{subarray}{l}
a\in\F\\
d\in\R^{+}
\end{subarray}}
`Altre possibili sequenze di atomi sono illustrate nell’esempio compilabile che segue:
`
\documentclass[12pt,a4paper]{article}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{amsmath,amssymb}\newcommand*{\numberset}[1]{\mathbb{#1}}
\newcommand*{\F}{\numberset{F}}
\newcommand*{\R}{\numberset{R}}\begin{document}
Le equazioni~\eqref{eq:ver1} mostrano la prima versione, quella che usa
\verb|\substack|:
%
\begin{subequations}
\label{eq:ver1}
\begin{align}
&\max{\bigl\{B_{a,d}\bigr\}}_{\substack{
a\in\F\\
d\in\R^{+}
}}
\label{eq:ver1Ord<} \\ &\max\bigl\{B_{a,d}\bigr\}_{\substack{ a\in\F\\ d\in\R^{+} }} \label{eq:ver1Open} \\ &\max{ \bigl\{B_{a,d}\bigr\}_{\substack{ a\in\F\\ d\in\R^{+} }} } \label{eq:ver1Ord>} \\
&\max{}\bigl\{B_{a,d}\bigr\}_{\substack{
a\in\F\\
d\in\R^{+}
}}
\label{eq:ver1Ord*}
\end{align}
\end{subequations}
%
\begin{itemize}
\item
La~\eqref{eq:ver1Ord<} mostra il risultato con\\ \verb|\max{\bigl\{|\,\ldots\verb|\bigr\}}_{|\ldots\!\verb|}|; \item la~\eqref{eq:ver1Open} mostra il risultato con\\ \verb|\max\bigl\{|\,\ldots\verb|\bigr\}_{|\ldots\!\verb|}|; \item la~\eqref{eq:ver1Ord>} mostra il risultato con\\
\verb|\max{\bigl\{|\,\ldots\verb|\bigr\}_{|\ldots\!\verb|}}|;
\item
la~\eqref{eq:ver1Ord*} mostra il risultato con\\
\verb|\max{}\bigl\{|\,\ldots\verb|\bigr\}_{|\ldots\!\verb|}|.
\end{itemize}Le equazioni~\eqref{eq:ver2} mostrano la seconda versione, che usa, invece,
l'ambiente \texttt{subarray} con argomento~\texttt{l}:
%
\begin{subequations}
\label{eq:ver2}
\begin{align}
&\max{\bigl\{B_{a,d}\bigr\}}_{\begin{subarray}{l}
a\in\F\\
d\in\R^{+}
\end{subarray}}
\label{eq:ver2Ord<} \\ &\max\bigl\{B_{a,d}\bigr\}_{\begin{subarray}{l} a\in\F\\ d\in\R^{+} \end{subarray}} \label{eq:ver2Open} \\ &\max{ \bigl\{B_{a,d}\bigr\}_{\begin{subarray}{l} a\in\F\\ d\in\R^{+} \end{subarray}} } \label{eq:ver2Ord>} \\
&\max{}\bigl\{B_{a,d}\bigr\}_{\begin{subarray}{l}
a\in\F\\
d\in\R^{+}
\end{subarray}}
\label{eq:ver2Ord*}
\end{align}
\end{subequations}
%
\begin{itemize}
\item
La~\eqref{eq:ver2Ord<} mostra il risultato con\\ \verb|\max{\bigl\{|\,\ldots\verb|\bigr\}}_{|\ldots\!\verb|}|; \item la~\eqref{eq:ver2Open} mostra il risultato con\\ \verb|\max\bigl\{|\,\ldots\verb|\bigr\}_{|\ldots\!\verb|}|; \item la~\eqref{eq:ver2Ord>} mostra il risultato con\\
\verb|\max{\bigl\{|\,\ldots\verb|\bigr\}_{|\ldots\!\verb|}}|;
\item
la~\eqref{eq:ver2Ord*} mostra il risultato con\\
\verb|\max{}\bigl\{|\,\ldots\verb|\bigr\}_{|\ldots\!\verb|}|.
\end{itemize}\end{document}
`
Si veda anche, a questo proposito, il pacchetto mleftright.egreg9″ post=108140[…]
Consiglio ulteriore #3: definisciti dei comandi per i simboli più utilizzati, ad esempio \DeclareMathOperator{\R}{\mathbb R}, magari racchiudendoli in un pacchetto, aumenterai la leggibilità del documento.
Sbagliato. Scrivi cento volte: “il simbolo dei numeri reali non è un operatore”. 👿 E correggi tutti i tuoi documenti ASAP. 🙂
[…]
Anche questa reprimenda rientrava nelle mie intenzioni iniziali, ma poi l’ho convertita in un semplice commento sottotono… 😉
Ciao.
—
Gustavo
::
Il suggerimento di @dariuz_borghigiano di usare [tt]\substack[/tt] è molto buono, tuttavia può essere migliorato; inoltre, il suo messaggio non è esatto per quanto riguarda il comportamento dei pedici con le parentesi. Andiamo con ordine.Nel caso che si sta esaminando, l’uso di [tt]\substack[/tt] produce una stampa poco convincente; questo perché tale comando (che, ricordo, è definito dal pacchetto amsmath) allinea verticalmente i centri delle varie linee che compongono il pedice “stratificato”. È però possibile usare, in alternativa, l’ambiente [tt]subarray[/tt], il quale prevede un argomento nel quale può essere specificato l’allineamento desiderato, nel solito modo: [tt]l[/tt] = sinistra, [tt]c[/tt] = centro, [tt]r[/tt] = destra. A me sembra che in questo caso sia preferibile l’allieamento a sinistra, che si ottiene così:
`
\left\{B_{a,d}\right\}_{\begin{subarray}{l}
a\in\F\\
d\in\R^{+}
\end{subarray}}
`
(per [tt]\F[/tt] e [tt]\R[/tt], vedi oltre).Venendo al comportamento di apici e pedici con le parentesi, o meglio, con i delimitatori, nella maggior parte dei casi è vero quel che scrive @dariuz_borghigiano, cioè che un apice/pedice che segue immediatamente un delimitatore è considerato come un apice/pedice apposto al delimitatore stesso e non all’intera sottoespressione che esso delimita. Per esempio, se scrivo`
\biggl\{a\cdot\bigl[b\cdot(c+d)_{1}\bigr]_{2}\biggr\}_{3}`i tre pedici sono “attaccati” alle rispettive parentesi e non alle sottoespressioni che esse chiudono. Nel caso di [tt]\right[/tt]<delimitatore>, però, questo non è vero (The TeXbook, pag. 150, quarto capoverso), e l’apice/pedice viene considerato apposto all’intera sottoespressione delimitata da [tt]\left\{…\right\}[/tt]. Il fatto di racchiudere tale sottoespressione dentro un’ulteriore coppia di parentesi graffe non ha alcun effetto sul posizionamento degli apici o dei pedici, ma solo, e solo in certi casi, sulla spaziatura che precede e segue la sottoespressione stessa: infatti [tt]\left\{…\right\}[/tt] inserisce la sottoespressione nel nucleo di un atomo di tipo Inner, mentre [tt]{ \left\{…\right\} }[/tt] inviluppa il tutto in un atomo di tipo Ord. Si veda la tabella a pag. 170 per le differenze che ciò comporta riguardo alla spaziatura; per il fatto che il tipo di atomo non influenza la posizione degli indici, si veda invece l’appendice G.Ecco un esempio compilabile che illustra quanto appena detto; si noti la definizione dei comandi [tt]\F[/tt] e [tt]\R[/tt]:
`
% My standard header for TeX.SX answers:
\documentclass[12pt,a4paper]{article} % To avoid confusion, let us explicitly
% declare the paper format.\usepackage[T1]{fontenc} % Not always necessary, but recommended.
% End of standard header. What follows pertains to the problem at hand.\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{amsmath,amssymb}\newcommand*{\numberset}[1]{\mathbb{#1}}
\newcommand*{\F}{\numberset{F}}
\newcommand*{\R}{\numberset{R}}\begin{document}
Le equazioni~\eqref{eq:ver1} mostrano la prima versione, quella che usa
\verb|\substack|:
%
\begin{subequations}
\label{eq:ver1}
\begin{align}
x
&{\left\{B_{a,d}\right\}}_{\substack{
a\in\F\\
d\in\R^{+}
}}
y
\label{eq:ver1Ord} \\
x
&\left\{B_{a,d}\right\}_{\substack{
a\in\F\\
d\in\R^{+}
}}
y
\label{eq:ver1Inner}
\end{align}
\end{subequations}
%
La~\eqref{eq:ver1Ord} mostra il risultato con
\verb|{\left\{|\ldots\verb|\right\}}|, la~\eqref{eq:ver1Inner} usa invece
soltanto \verb|\left\{|\ldots\verb|\right\}|.Le equazioni~\eqref{eq:ver2} mostrano la seconda versione, che usa, invece,
l'ambiente \texttt{subarray} con argomento~\texttt{l}:
%
\begin{subequations}
\label{eq:ver2}
\begin{align}
x
&{\left\{B_{a,d}\right\}}_{\begin{subarray}{l}
a\in\F\\
d\in\R^{+}
\end{subarray}}
y
\label{eq:ver2Ord} \\
x
&\left\{B_{a,d}\right\}_{\begin{subarray}{l}
a\in\F\\
d\in\R^{+}
\end{subarray}}
y
\label{eq:ver2Inner}
\end{align}
\end{subequations}
%
La~\eqref{eq:ver2Ord} mostra il risultato con
\verb|{\left\{|\ldots\verb|\right\}}|, la~\eqref{eq:ver2Inner} usa invece
soltanto \verb|\left\{|\ldots\verb|\right\}|.\end{document}
`Ciao.
—
Gustavo
::OldClaudio” post=108102In effetti il file di descrizione dei font (Computer modern Bright forse?) cmbr.fd non esiste in una installazione completa del sistema TeX.
[…]Io veramente lo trovo: digitando`kpsewhich t1cmbr.fd`ottengo in risposta`/usr/local/texlive/2016/texmf-dist/tex/latex/cmbright/t1cmbr.fd`
Apro il file in questione, che risulta essere
`
%%
%% This is file `t1cmbr.fd',
%% generated with the docstrip utility.
%%
%% The original source files were:
%%
%% cmbright.dtx (with options: `ec')
%%
%% IMPORTANT NOTICE:
%%
%% For the copyright see the source file.
%%
%% Any modified versions of this file must be renamed
%% with new filenames distinct from t1cmbr.fd.
%%
%% For distribution of the original source see the terms
%% for copying and modification in the file cmbright.dtx.
%%
%% This generated file may be distributed as long as the
%% original source files, as listed above, are part of the
%% same distribution. (The sources need not necessarily be
%% in the same archive or directory.)
\ProvidesFile{t1cmbr.fd}
[2005/04/13 v8.1 (WaS)]
\DeclareFontFamily{T1}{cmbr}{}
\DeclareFontShape{T1}{cmbr}{m}{n}{%
<-9>ebmr8%
<9-10>ebmr9%
<10-17>ebmr10%
<17->ebmr17%
}{}
\DeclareFontShape{T1}{cmbr}{m}{sl}{%
<-9>ebmo8%
<9-10>ebmo9%
<10-17>ebmo10%
<17->ebmo17%
}{}
\DeclareFontShape{T1}{cmbr}{m}{it}{%
<->ssub*cmbr/m/sl%
}{}
\DeclareFontShape{T1}{cmbr}{sb}{n}{%
<-9>ebsr8%
<9-10>ebsr9%
<10-17>ebsr10%
<17->ebsr17%
}{}
\DeclareFontShape{T1}{cmbr}{sb}{sl}{%
<-9>ebso8%
<9-10>ebso9%
<10-17>ebso10%
<17->ebso17%
}{}
\DeclareFontShape{T1}{cmbr}{sb}{it}{%
<->ssub*cmbr/sb/sl%
}{}
\DeclareFontShape{T1}{cmbr}{b}{n}{%
<->ssub*cmbr/bx/n%
}{}
\DeclareFontShape{T1}{cmbr}{bx}{n}{%
<-9>sub*cmbr/sb/n%
<9->ebbx10%
}{}
\endinput
%%
%% End of file `t1cmbr.fd'.
`
Prendiamo, per esempio, la combinazione [tt]T1/cmr/m/n[/tt] incriminata, che punta, assumendo un corpo “normale”, a [tt]ebmr10[/tt] (a proposito, vedo che l’autore del file abbonda con i [tt]%[/tt] inutili! 😎 ); ebbene, provo a chiedere`kpsewhich ebmr10.tfm`e il mio sistema (MacTeX / TeX Live 2016) risponde`/usr/local/texlive/2016/texmf-dist/fonts/tfm/public/cmbright/ebmr10.tfm`Ultimo controllo: chiedo`grep ebmr10 `kpsewhich pdftex.map“e anche il map file risulta essere a conoscenza del font, perché la risposta è`ebmr10 SFBMR10 ” T1Encoding ReEncodeFont ”Aggiunta: Dimenticavo l’ultimissima verifica:`kpsewhich sfbmr10.pfb`mi produce`/usr/local/texlive/2016/texmf-dist/fonts/type1/public/cm-super/sfbmr10.pfb` Ciao.
—
Gustavo
21 Settembre 2016 alle 17:51 in risposta a: Richiesta per chi se ne intende bene di formule matematiche #107987::
Non capisco bene perché insisti nel voler dare un numero di equazione a ciscuno dei due casi della definizione. In definitiva, tu vorresti una disposzione finale degli elementi del tipo seguente?
`
/ xi (1)
|
|xi| = < per i = 1,...,n | \ -xi (2) ` A me sembra che una tale disposizione, oltre a essere diffcile da ottenere, non aiuti affatto il lettore a capire: io metterei un unico numero di equazione, o almeno sposterei la parte [tt]per 1 = 1,...,n[/tt] all’inizio, prima di [tt]|xi|[/tt]. Ciao. -- Gustavo::Tesificatore” post=108079[…]
usr/ .. /babel.sty:332:Package babel Error you haven’t specified a language option… ecc ecc
[…]Un momento: ma sei proprio sicuro di ottenere questo errore? Non è che questo è un errore che ti era venuto fuori mentre compilavi un “primo tentativo” nel quale avevi erroneamente scritto`\usepackage{babel}`anziché`\usepackage[italian]{babel}`che è, ovviamente, la cosa che va scritta invece?
(Linea 332 di [tt]babel.sty[/tt]? Nel mio file, aggiornato da poco, è la linea 343…).
Ciao.
—
Gustavo
::
Chiedo scusa se comincio con quella che potrebbe sembrarti una critica, ma il codice che hai affisso è chiaramente derivato da un «template»: posso chiederti chi ti ha fornito questo template, invero pasticciatissimo? Ci sono pacchetti caricati due volte e/o nell’ordine sbagliato, mentre non vedo la chiamata`\usepackage[T1]{fontenc}`praticamente indispensabile per sillabare correttamente l’italiano, né la chiamata`\usepackage[utf8]{inputenc}`pure estremamente utile per scrivere nel sorgente, in modo naturale, le lettere accentate e altri simboli tipici dell’italiano come i «caporali» (il tipo di virgolette che ho appena usato); e non mancano, poi, brutture clamorose come [tt]\include[/tt] usato nel preambolo per caricare un file di definizioni! 🙄Aggiungo: sei proprio sicuro di avere bisogno di ciascuno dei pacchetti che usi? Per esempio, xspace, per cosa lo usi? E soul? Non dovresti mai caricare senza motivo pacchetti di cui non conosci almeno superficialmente le funzioni, perché moltiplichi le possibilità di caricare pacchetti incompatibili; e d’altra parte, se non sai come si usa perché non ne hai mai letto la documentazione, è poco probabile che caricare un dato pacchetto possa influire in qualche modo sulla stampa prodotta, anche se è vero che alcuni pacchetti entrano in funzione da sé, producendo risultati visibili, semplicemente caricandoli.
Tutto ciò premesso, veniamo a quello che chiedi. La prima cosa che dovresti fare è cancellare, come ti ha già suggerito @illinguista1972, tutti i file ausiliari, cioè quelli prodotti da TeX o da BibTeX stessi durante le precedenti compilazioni (con estensioni come [tt].aux[/tt], [tt].toc[/tt], [tt].lot[/tt], [tt].lof[/tt], [tt].bbl[/tt] eccetera), in contrapposizione a quelli che hai scritto tu stesso e che ovviamente devi stare ben attento, invece, a non cancellare (che hanno estensioni come [tt].tex[/tt] e [tt].bib[/tt], ma anche altre). Fatto questo, ricompila un paio di volte con (pdf)LaTeX, una volta con BibTeX, poi di nuovo con (pdf)LaTeX: se dopo aver fatto questo hai ancora problemi, ne riparliamo. 🙂
Volevo ancora aggiungere che, se da un lato è vero (o meglio: non è falso…) che il puro e semplice obiettivo di cambiare, per esempio, la scritta «Contents» in «Indice», o la scritta «List of figures» in «Elenco delle figure» potrebbe essere ottenuto anche per mezzo di opportune dichiarazioni [tt]\renewcommand[/tt], senza caricare babel, dall’altro qualsiasi scritto che non sia in inglese richiede questo pacchetto (o pacchetto equipollente) per essere composto in modo tipograficamente serio.
Ciao.
—
Gustavo
19 Settembre 2016 alle 13:48 in risposta a: Installazione pacchetto Fontin curriculum Plasmati #10793419 Settembre 2016 alle 9:37 in risposta a: Installazione pacchetto Fontin curriculum Plasmati #107931::Albert_91″ post=108031[…] Ti ringrazio per il suggerimento nell’”aggiunta” finale. Ma come potrei risolvere il problema se non con il “tacón” del pacchetto babel?
[…]
Be’, i casi sono due:
- o stai usando babel perché usi lingue diverse dall’inglese, e in questo caso puoi tranquillamente lasciare le cose come stanno, ché va benissimo così;
- oppure non stai usando babel perché il tuo documento è tutto in inglese, e in tal caso puoi tranquillamente scrivere la parola «Abstract» come literal string.
OldClaudio” post=108029[…] se hai TeXLive/Debian di base o MiKTeX basic è possibile che i font di default codificati T1 siano solo gli European Modern bitmapped […]
No, non ci credo! Davvero? A quel che ricordo, nemmeno OzTeX versione 5 era così antiquato! 😆
Ciao.
—
Gustavo
::
Stavo preparandoti un esempio compilabile quando ho visto l’ottima risposta di @OldClaudio, il quale, parlando di abstract più lungo di una pagina, mi ha fatto venire in mente una cosa (anzi, due 😉 ):`
\documentclass[a4paper]{book}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[english]{babel} % si` da poter usare “\abstractname”
\usepackage{fancyhdr}
% \usepackage{emptypage} % tu non l'hai messo, ma lo raccomando
\usepackage{blindtext}
\usepackage{hyperref}
\usepackage{bookmark}\fancyhf{} % meglio precisare!
% Troppa roba!
% \fancyhead[LE,RO]{\slshape \rightmark}
% \fancyhead[LO,RE]{\slshape \leftmark}
%
% Meglio cosi`, direi:
\fancyhead[LE]{\slshape \leftmark}
\fancyhead[RO]{\slshape \rightmark}
\fancyfoot[C]{\thepage}
\renewcommand{\headrulewidth}{0.4pt}
\renewcommand{\footrulewidth}{0pt}\newenvironment*{abstract}{%
\cleardoublepage
\pagestyle{plain}%
\thispagestyle{empty}%
\vspace*{\fill}%
\begingroup
\centering\bfseries
\abstractname
\par\nobreak\vspace{\topsep}%
\endgroup
}{%
\vfill
\cleardoublepage % discutibile: usare invece “\newpage”?
}\title{Gnus of the World}
\author{A.~U.~Thor}\begin{document}
\maketitle
\begin{abstract}
In this book we speak of big animals that live in Africa.
\blindtext% Decommentando la riga seguente l'abstract viene di due pagine:
% \Blindtext
\end{abstract}\pagestyle{fancy}
\tableofcontents
\Blinddocument
\end{document}
`Perché non si può usare l’ambiente [tt]center[/tt], almeno così com’è? Be’, prova a rimetterlo e capirai… 😉
Aggiunta: Ricorda, però, che la classe book non definisce [tt]\abstractname[/tt] (proprio perché non definisce nemmeno l’ambiente [tt]abstract[/tt]): a te funziona solo perché hai caricato babel, e io ho lasciato questo tacón (parola gergale avallata da una Grande Autorità 🙂 ), visto che, in fondo, mi sembra passabile…
Ciao.
—
Gustavo
::
Ma scusa, non ti sei accorto che hai definito l’ambiente [tt]abstract[/tt] in modo tale da “svuotare” le testatine? Infatti dici:
`
\newcommand{\fncyblank}{\fancyhf{}}
\newenvironment{abstract}{\cleardoublepage\fncyblank\null\vfill\begin{center}\bfseries\abstractname\end{center}}{\vfill\null}
`
Facendo così, le testatine rimangono vuote (perché esegui [tt]\fancyhf{}[/tt]) dal momento in cui usi l’ambiente [tt]abstract[/tt] in poi. Quel che hai veramente intenzione di dire tu non è [tt]\fancyblank[/tt], bensì [tt]\thispagestyle{empty}[/tt].Ciao.
—
Gustavo
::
Benché il comando [tt]\textsl[/tt] sia definito come [tt]\long[/tt] (be’, in realtà la sua versione “da robustificare” [tt]\textsl[/tt]), esso usa internamente [tt]\text@command[/tt], che è definito come non-[tt]\long[/tt]; una piccola incoerenza del nucleo del LaTeX il cui effetto netto è: Non si possono inserire linee vuote, cioè confini di capoverso, nell’argomento di alcun comando [tt]\text…[/tt].
Infatti questi comandi sono pensati per inserire brevi brani di testo composti con un carattere diverso.
Ciao.
—
Gustavo
::PG_Roma” post=107984[…]
Quanto al comando che mi consigli di eseguire: operando su Windows non so se da terminale la sintassi sia la stessa, a cosa serve?Ricordo che il comando in questione è`kpsewhich -all pdftex.map`Be’ serve a elncare tutti i file [tt]pdftex.map[/tt] presenti nel tuo sistema. Per esempio, se lo eseguo sul mio ottengo in risposta
`
/usr/local/texlive/2016/texmf-var/fonts/map/pdftex/updmap/pdftex.map
/usr/local/texlive/2016/texmf-dist/fonts/map/pdftex/updmap/pdftex.map
`
Il primo elencato è quello “che conta”, cioè quello che pdfTeX effettivamente usa per trovare i font da includere nel file PDF generato: in questo caso, si vede che viene usato quello contenuto in [tt]$TEXMFSYSVAR[/tt], cioè quello che viene rigenerato in caso di aggiornamento del sistema (la seconda riga si riferisce a un file statico che serve solo come “estrema risorsa” e, in pratica, non viene usato mai).Se però do lo stesso comando dopo aver usato almeno una volta [tt]updmap[/tt], ottengo una risposta diversa:
`
/Users/gustavo/Library/texlive/2016/texmf-var/fonts/map/pdftex/updmap/pdftex.map
/usr/local/texlive/2016/texmf-var/fonts/map/pdftex/updmap/pdftex.map
/usr/local/texlive/2016/texmf-dist/fonts/map/pdftex/updmap/pdftex.map
`
Stavolta la prima riga, cioè quella che mostra il file effettivamente usato, punta al file [tt]pdftex.map[/tt] contenuto in [tt]$TEXMFVAR[/tt], cioè quello che non viene rigenerato automaticamente in caso di aggiornamento del sistema.La mia idea era di verificare lo stato di cose sul tuo sistema, e soprattutto di controllare poi (con [tt]grep[/tt]) se il file [tt]pdftex.map[/tt] di [tt]$TEXMFSYSVAR[/tt], che avendo tu usato [tt]updmap[/tt] è per te la “seconda scelta”, contiene oppure no la linea per [tt]mathkerncmssi10[/tt]: se la contiene, vuol dire che il tuo sistema era stato configurato correttamente, e che quindi l’errore da te lamentato è stato causato da qualcosa che è avvenuto dopo.
Non so se mi sono spiegato… 🙂
Ciao.
—
Gustavo
-
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