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  • in risposta a: Nome dei referee nella tesi di PhD (classe Sapthesis) #108458
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    Se non hai correlatori da indicare, potresti “sequestrare” il comando [tt]\coadvisor[/tt] per indicare i controrelatori (referees), aggiungendo poi, subito sotto [tt]\begin{document}[/tt] (non nel preambolo)
    `
    \makeatletter
    \renewcommand{\SAP@ThesisCoAdvisorLabel}{Referee}
    \renewcommand{\SAP@ThesisCoAdvisorsLabel}{Referees}
    \makeatother
    `
    o qualcosa di simile se stai scrivendo in italiano.

    Attento però a non commettere una gaffe irreparabile: quando feci il dottorato io, il nome del o dei controrelatori doveva, in teoria, restare segreto (anche se poi, di fatto, non lo era… 😉 ).

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Sistemi di equazioni in serie sulla stessa riga #108371
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    La tua soluzione va già bene; avrei solo qualche riserva “semantica” sull’utilizzo dell’ambiente [tt]cases[/tt], che in realtà è stato pensato per una situazione in cui il significato inteso è diverso. Io non disdegnerei, per rispettare il principio del markup logico, di definire un ambiente espressamente dedicato; anche, metteri un po’ più di spazio fra le componenti del vettore e propenderei per [tt]\left( … \right)[/tt]. Insomma, una cosa del genere:
    `
    % My standard header for TeX.SX answers:
    \documentclass[a4paper]{article} % To avoid confusion, let us explicitly
    % declare the paper format.

    \usepackage[T1]{fontenc} % Not always necessary, but recommended.
    % End of standard header. What follows pertains to the problem at hand.

    \usepackage{lmodern} % facoltativo (font migliori dei Computer Modern)
    \usepackage[italian]{babel} % solo perche' scriviamo in italiano
    \usepackage{amsmath}

    \newenvironment{sistemino}
    {\left\{\begin{matrix}}
    {\end{matrix}\right.}
    \newcommand*{\sistUnoDueEcc}[1]{%
    \begin{sistemino}1\\2\\\vdots\\#1\end{sistemino}%
    }
    \newcommand*{\sistUnoM}{\sistUnoDueEcc{m}}

    \begin{document}

    Consideriamo il vettore di sistemi~\eqref{eq:sist}:
    \begin{equation}
    X = (
    X_{t_{0}} = \sistUnoM,\quad
    X_{t_{1}} = \sistUnoM,\quad
    \dots,\quad
    X_{t_{n}} = \sistUnoM,\quad
    \dots
    )
    \label{eq:sist}
    \end{equation}
    Bla bla. Ma non \`{e} meglio scritto nella forma~\eqref{eq:sist2}?
    \begin{equation}
    X = \left(
    X_{t_{0}} = \sistUnoM,\quad
    X_{t_{1}} = \sistUnoM,\quad
    \dots,\quad
    X_{t_{n}} = \sistUnoM,\quad
    \dots
    \right)
    \label{eq:sist2}
    \end{equation}

    \end{document}
    `

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Comando \resizebox #108300
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    Innanzitutto, benvenuta nel forum anche da parte mia! 🙂

    A quanto vedo, sei una studentessa di scuola superiore, e mi fa sempre piacere quando vedo persone che si accostano a (La)TeX prima dell’università; però, come ribadiamo in continuazione, LaTeX è un sistema complesso, per certi versi simile a un linguaggio di programmazione, e richiede almeno qualche giorno di studio preliminare delle guide di base per essere utilizzato. I tuoi problemi nascono dal fatto che hai cercato di saltare questa fase preliminare; ma, come forse stai cominciando a capire, credendo di risparmiare tempo, in effetti ne hai perso, perché, se anche ti risolvessimo noi questo particolare problema della tabella, al massimo mezza pagina più in giù ti bloccheresti di nuovo per un altro, e via così. Alla fine ti ritroveresti ad averci messo almeno una settimana per ottenere un documento magari pure di qualità mediocre, senza aver veramente imparato alcunché, mentre, se avessi dedicato quattro/cinque giorni a studiare le guide, nello stesso tempo avresti ottenuto un documento migliore, imparando come si fa e diventando così capace di sbrigare i documenti successivi in poche ore al massimo.

    La guida L’arte di scrivere con LaTeX, che puoi scaricare gratuitamente da questo sito, parla in modo abbastanza ampio, al capitolo 6, della composizione di tabelle, trattando anche il caso di tabelle che contengono dati sperimentali, cioè di come si compongono, con l’aiuto del pacchetto siuntix, tabelle in cui compaiono numeri che esprimono grandezze fisiche, e come vadano indicate le unità di misura (è giusto scriverle in cima alle colonne, ma poi non vanno replicate accanto a ogni singolo dato!). Ti rimando dunque a quel testo per i numerosi errori che commetti nel comporre la tabella. Alla fine del capitolo 6 troverai anche una serie di consigli su cosa fare quando una tabella risulta troppo grande; a questi consigli aggiungo qui anche uno “sporco trucco”, con la raccomandazione di usarlo solo come estrema soluzione:
    `
    \begin{center}
    \makebox[0pt]{\begin{tabular}{…} % sostituire ai punti gli specificatori tipo “lr…”
    % contenuto della tabella
    \end{tabular}}
    \end{center}
    `
    Questo allinea incondizionatamente l’asse verticale della tabella con l’asse verticale della gabbia del testo; se la tabella è troppo grande, deborderà dalla gabbia del testo in modo simmetrico dai due lati.

    Questo per quanto riguarda la tabella. Adesso passiamo in rassegna una serie di altri strafalcioni che commetti… 😉 😛 😀 🙄

    1. Non esiste alcuna opzione [tt]pt12[/tt]; l’opzione per impostare il corpo del carattere principale si chiama [tt]12pt[/tt].
    2. Come ti ha già detto @OldClaudio, subito dopo la linea [tt]\documentclass…[/tt] dovresti caricare i seguenti pacchetti
      `
      \usepackage[T1]{fontenc}
      \usepackage[utf8]{inputenc}
      \usepackage{lmodern}
      \usepackage[italian]{babel}
      `
      Il pacchetto lmodern non è altrettanto importante quanto gli altri, ma lo raccomanderei ugualmente.
    3. Carichi (in parte, pure dopo aver impartito le dichiarazioni [tt]\title[/tt] e [tt]\author[/tt], il che è un ulteriore errore) i seguenti pacchetti
      `
      \usepackage{tabularx}
      \usepackage{geometry}
      \usepackage{amssymb}
      % …
      \usepackage{color}
      \usepackage{afterpage}
      `
      che però apparentemente non utilizzi: sai, di ciascuno di essi, cosa esso faccia e il motivo per cui lo carichi? A me sembrano particolarmente strani afterpage e amssymb; geometry è molto probabilmente sensato, però tu non mostri come lo utilizzi.
    4. Il pacchetto graphicx è caricato due volte; se lo caricavi al solo scopo di usare [tt]\resizebox[/tt], lascia perdere: piuttosto, è molto meglio comporre la tabella con caratteri di dimensione più piccola, per esempio [tt]\small[/tt] o [tt]\footnotesize[/tt]. Se hai delle figure esterne da caricare, naturalmente, è un altro discorso.
    5. Per quanto riguarda l’uso di [tt]tabular[/tt] dentro l’argomento della dichiarazione [tt]\author[/tt]: sì, si può fare, anche se non è molto elegante. Vorrei però anche farti presente la costruzione`\author{Pippo\and Pluto\and Paperino}`(la quale, in effetti, verrà alla fine implementata dalla classe di documento per mezzo di un ambiente [tt]tabular[/tt]; ma lo fa la classe di documento!); se non ti serve mettere la data, puoi anche ricorrere a un altro “sporco trucco”: scrivere la classe al posto della data
      `
      \author{Pippo \and Pluto \and Paperino}
      \date{Classe 5C}
      `

    Per adesso, può bastare così… 🙂

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Numerare addendi equazione #108274
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    Il mio contributo consiste nel ricordare che, tra le tante alternative praticabili, ci sono anche i buoni vecchi metodi di una volta. 🙂

    (Chiedo scusa per la precedente versione del codice, mi sto un po’ rimbambendo…)

    `
    \documentclass[a4paper]{article}
    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage{lmodern}
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage{amsmath}

    \begin{document}

    Testo che precede l'equazione~\eqref{eq:slip3}.
    \begin{equation}
    \left\{\begin{aligned}
    \lambda_{f} &= \lambda_{r}\biggl(1+\frac{A}{100}\biggr)-\frac{A}{100}
    \\[3\jot]
    \lambda_{r} &=
    \begin{aligned}[t]
    &{-}\frac{MA_{x}}
    {F_{z_{r}}\mu_{1_{r}} +
    F_{z_{f}}\mu_{1_{f}}\bigl(1+\frac{A}{100}\bigr)}
    && \text{(termine accelerazione)} \\
    &\quad -\frac{F_{\mathrm{res}}}
    {F_{z_{r}}\mu_{1_{r}} +
    F_{z_{f}}\mu_{1_{f}}\bigl(1+\frac{A}{100}\bigr)}
    && \text{(termine forze resistive)} \\
    &\quad +\frac{F_{z_{f}}\mu_{1_{f}}\frac{A}{100}}
    {F_{z_{r}}\mu_{1_{r}} +
    F_{z_{f}}\mu_{1_{f}}\bigl(1+\frac{A}{100}\bigr)}
    && \text{(termine anticipo)}
    \end{aligned}
    \end{aligned}\right.
    \label{eq:slip3}
    \end{equation}
    Testo che segue l'equazione~\eqref{eq:slip3}.

    \end{document}
    `

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Numeri di pagina e classe book #108267
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    alessandropagin” post=108388[…] la prima pagina di ogni capitolo è numerata in basso al centro.

    Innanzitutto volevo sapere se è normale che sia così.

    Assolutamente sì.

    alessandropagin” post=108388Inoltre, se volessi che anche la prima pagina di ogni capitolo venisse numerata come le altre, cosa dovrei fare?

    Be’, dovrebbe bastare scrivere`\thispagestyle{headings}`subito dopo aver dato il comando [tt]\chapter[/tt]; ma è una pessima idea: il numero nella prima pagina di un capitolo viene messo in basso, da solo, perché la testatina normale è visualmente incompatibile, senza possibilità d’appello, con la presenza del titolo del capitolo.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Copertina in Latex #108258
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    Contribuisco con alcuni riferimenti tratti da TeX.SX; vi si possono trovare buoni consigli e begli esempi, spesso completi del codice per generarli:

    Ho voluto includere l’ultimo perché mette in risalto il fatto che la copertina di un libro preparato con LaTeX non deve necessariamente essere anch’essa preparata con LaTeX…

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Difficoltá con indice usando LaTeX #108227
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    illinguista1972″ post=108359[…]

    Inoltre, credo che il pacchetti microtype non c’entri molto con le lettere accentate.

    […]

    Certo che no: il pacchetto che consente di scrivere nel sorgente direttamente [tt]è[/tt] invece che [tt]\`e[/tt] è inputenc (naturalmente, Tommaso sta solo facendo finta di esserne incerto 😉 ). A questo proposito, è forse meglio precisare — anche se dovrebbe essere ovvio — che, se si cambia l’indicazione della codifica passata come opzione a inputenc, bisogna poi anche salvare effettivamente il file con quella codifica!

    Il codice affisso da @Paolomat è un formidabile concentrato di quelli che spesso vengono (semi-)scherzosamente chiamati «orrori», che vanno da comandi di formattazione visuale dispensati a piene mani e completamente a sproposito al famigerato uso di [tt]$$…$$[/tt] per le equazioni fuori testo (passando per molte altre cose): per prendere due esempi a caso fra i cento, si va da [tt]\title{{\Huge{\bfseries{Algebra lineare}}}}[/tt] a [tt]$S\subset~A\times~A$[/tt]. È assai probabile che abbia ragione Tommaso e che si tratti di codice generato automaticamente da un programma guidato tramite un’interfaccia visuale, ed eventualmente poi ”aggiustato” da un umano in qualche punto.

    Ebbene, non è questo il modo di usare LaTeX.

    LaTeX è un sistema potente e complesso, simile per certi aspetti a un potente e complesso linguaggio di programmazione; è possibile utilizzarlo anche senza esserne esperti, ma, per imparare a controllarlo, è comunque richiesto un impegno minimo che si può quantificare in alcune ore di studio intenso, o qualche giorno di studio rilassato. Bisogna leggere le guide di base dall’inizio alla fine. Se non si è disposti a fare ciò, o non se ne ha il tempo, è meglio lasciar perdere e usare un comune programma di elaborazione di testi visuale.

    Non si può nemmeno pensare di supplire cercando informazioni su forum come questo; ma, se comunque lo si vuol fare, che almeno ci si sforzi di formulare una domanda chiara, precisa e circostanziata. È davvero il colmo che non si voglia perdere tempo neppure per questo, che si butti là un generico «ho un programma, ho caricato ‘sti pacchetti, ma “non mi viene fuori niente”», e poi ci si adombri pure se si ottiene come risposta un sacrosanto «ma l’hai letto, il manuale?».

    Un’ultima osservazione: il termine largamente accettato per indicare, in italiano, un group homomorphism (ovvero, un «morfismo», nel senso della teoria delle categorie, di gruppi) è «omomorfismo (di gruppi)»; con «omeomorfismo» si è soliti indicare un’applicazione biettiva tra spazi topologici che sia continua assieme alla sua inversa, cioè un isomorfismo (sempre nel senso della teoria delle categorie) di spazi topologici; del resto, anche in inglese si usa la parola homeomorphism per questo secondo significato.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: `\spacefactor’ #108241
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    Per qualche motivo, hai tentato di usare un comando “interno”, cioè un comando che contiene il carattere [tt]@[/tt] nel suo nome. Questo non si può fare in un file [tt].tex[/tt] “normale”, e l’errore che ottieni è proprio quello tipico che si ottiene in questi casi.

    Poteva andar peggio: potevi tentare di usare un comando “interno” in modo orizzontale… 🙂

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: testatine lunghe coprono il numero di pagina #108110
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    palleschi” post=108279Grazie per la risposta.
    Con il comando:
    \textwidth=\dimexpr\textwidth + 20mm\relax
    \oddsidemargin=\dimexpr\oddsidemargin – 10mm\relax
    \evensidemargin=\dimexpr\evensidemargin – 10mm\relax
    non ho ottenuto il risultato che ci aspettavamo, il testo è rimasto di 10 cm ma delle righe che si trovano ad inizio di ogni capitolo, si sono allungate.

    Questo tipo di modifiche va fatto prima di [tt]\begin{document}[/tt], non dopo. Si può anche scrivere
    `
    \advance \textwidth by 2cm
    \advance \oddsidemargin by -1cm
    \advance \evensidemargin by -1 cm
    \relax
    `
    È più efficiente e funziona anche senza le estensioni e-TeX. Ma la soluzione che usa [tt]\geometry[/tt] è senz’altro preferibile.

    palleschi” post=108279Comunque ho provato anche un’altra soluzione :
    \usepackage{geometry}
    \geometry{textwidth=12cm}
    e così il testo, le righe si allungano. Ma non le testatine. la testatina con il numero di pagina resta lunga 10 cm e non segue la larghezza del testo sottostante.

    A me non succede: a me la testatina si adegua automaticamente alla nuova larghezza del testo. Ripeto che non conosco i dettagli di funzionamento di suftesi, quindi mi limito a una constatazione di fatto. Si noti anche che, con la classe suftesi,`\usepackage{geometry}`è superfluo e, di fatto, viene ignorato.

    Ora dovremo affrontare le ire di Ivan Valbusa per aver dato consigli su come modificare il layout della sua classe…

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: Ambiente proof modificato #108150
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    L’ambiente [tt]proof[/tt] definito dal pacchetto amsthm prevede un argomento opzionale nel quale specificare la scritta da usare come titoletto; si può dunque scrivere direttamente
    `
    \begin{proof}[Titoletto alternativo]
    Contenuto della dimostrazione.
    \end{proof}
    `
    Il valore di default di questo argomento opzionale è [tt]\proofname[/tt], default che può essere modificato «globalmente», cioè per l’intero documento, usando la riposta di @OldClaudio.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: testatine lunghe coprono il numero di pagina #108100
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    palleschi” post=108226[…]

    alcuni titoli sono lunghi, (tre righe), a me sta bene così, ma le testatine ricoprono il numero della pagina. Ho provato a risolvere il problema usando l’opzione
    \chapter[short title for headers]{complete title for titlepage}
    e così ottengo testatine corte ma anche nell’indice ottengo dei titoli corti diversi dai veri titoli. Come posso ottenere delle testatine che non vanno sul numero della pagina?

    Poiché nessuno risponde, provo a rispondere io; però devo mettere in chiaro che non ho mai usato la classe suftesi prima d’ora in vita mia, e solo, credo, un paio di volte ho dato un’occhiata al suo manuale.

    Tuttavia, per ottenere una cosa del genere esiste una tecnica abbastanza standard, che sembra funzionare anche con suftesi e che, quindi, mi provo a suggerire: usare un comando [tt]\chaptermark[/tt] esplicito subito dopo il comando [tt]\chapter[/tt]. Il seguente esempio compilabile illustra questa tecnica:
    `
    \documentclass
    [11pt,oneside,pagelayout=standard]
    {suftesi}
    % \usepackage[T1]{fontenc} % ridondante con suftesi
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage{lipsum}

    \title{Lunghissimi titoli di capitolo}
    \author{P.~R.~Olisso}

    \newcommand*{\ShowLists}{%
    \begingroup
    \showboxbreadth = 1000
    \showboxdepth = 10
    % \tracingonline = 1
    \showlists
    \endgroup
    }

    \begin{document}

    \maketitle

    \tableofcontents

    \chapter{Il primo capitolo, che, prendendo la faccenda \emph{mooolto}
    alla lontana, delinea gli antefatti che risalgono a prima della nascita
    del nostro protagonista}
    \chaptermark{Gli antefatti}

    Prima riga di testo, giusto per farla seguire da uno \verb|\ShowLists| di
    controllo.

    % \ShowLists

    \lipsum[1-16]

    \chapter{Il secondo capitolo, nel quale prende lentamente piede
    la dettagliata narrazione delle mirabolanti vicende del nostro
    protagonista, descrivendo con dovizia di particolari i nove mesi
    che egli trascorse nel ventre di sua madre}
    \chaptermark{La gestazione}

    Prima riga di testo, giusto per farla seguire da un altro \verb|\ShowLists|.

    % \ShowLists

    \lipsum[17-32]

    \chapter{Ed eccoci gi\`{a} catapultati nel terzo capitolo, dove,
    senza nulla trascurare, si d\`{a} il resoconto veridico e completo
    della giornata in cui il nostro eroe venne al mondo, fu lavato,
    fasciato, pesato e deposto nella culla, ove poi fece un ruttino}
    \chaptermark{La nascita}

    \lipsum[33-64]

    \end{document}
    `
    Decommentando i comandi diagnostici [tt]\ShowLists[/tt] ed esaminando il tracciato della lista verticale principale, si può verificare che non viene introdotta alcuna possibile cesura di pagina fra il titolo dei capitoli, il [tt]\mark[/tt] e la prima riga del testo seguente (poi, ovviamente, governerà il valore di [tt]\clubpenalty[/tt]).

    palleschi” post=108226[…] mi hanno suggerito di allungare un po’ la lunghezza della riga in modo che sia più lunga verso il margine destro. Ma questo penso che sia in conflitto con le regole della classe suftesi. […]

    Eh, ho paura di sì… 🙁

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: problema con multline #108076
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    Aggiungo, sempre di corsa, che non mi sembra abbia molto senso fare tutte le parentesi con la stessa dimensione, quindi, semmai, si farà qualcosa del tipo [tt]\Biggl[ … \biggl( … \biggr) … \Biggr][/tt].

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: problema con multline #108073
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    Scusate, sono molto di fretta e quindi sono costretto a essere molto succinto.

    Marluxia” post=108211Ciao dearick,

    credo che il problema sia che tra i tanti \right \left ce ne sia uno sballato.
    Io ho risolto sostituendo tutti i \right \left con \bigg:
    […]

    No! Semmai, al posto di [tt]\left[/tt] metterai [tt]\biggl[/tt] e al posto di [tt]\right[/tt] metterai [tt]\biggr[/tt].

    Comunque, il problema nasceva dal fatto che nemmeno in un ambiente [tt]multline[/tt] si può aprire una costruzione [tt]\left[ … \right][/tt] in una riga e chiuderla in un’altra.

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: virgolette #108040
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    ::

    OldClaudio” post=108169[…]
    Ve ne aggiungo un’altra; per scrivere “virgolette” si può scrivere (con qualunque tastiera [tt]\lq\lq virgolette\rq\rq[/tt] — funziona con qualunque codifica, anche se oggi la codifica utf8 dovrebbe essere l’unica ad essere usata. […]

    Be’, a questo punto, mi sembra il caso di aggiungere anche [tt]\textquotedblleft[/tt] e [tt]\textquotedblright[/tt], che sono i nomi «LICR» (LaTeX Internal Character Representation) delle virgolette che qui sopra abbiamo deciso di chiamare «inglesi». Lo faccio perché l’input [tt]\lq\lq[/tt] e [tt]\rq\rq[/tt] è a tutti gli effetti identico a [tt]“[/tt] e [tt]”[/tt], rispettivamente ([tt]\lq[/tt] è una macro che si espande in [tt]`[/tt], e similmente [tt]\rq[/tt]), e quindi funziona grazie a una legatura, purché

    1. la legatura sia prevista nel font in uso, e
    2. le virgolette facciano parte di testo che viene tipocomposto.

    Un esempio lampante in cui non è vera la condizione 2 è nel testo dei segnalibro generati dal pacchetto hyperref (vi sono anche altri casi, naturalmente). Ecco perché è sempre meglio usare il pacchetto inputenc, persino quando si scrive in inglese.

    Ecco un esempio compilabile che illustra, credo, bene la questione:
    `
    \documentclass{article}
    \usepackage[T1]{fontenc}
    \usepackage[utf8]{inputenc}
    \usepackage[italian]{babel}
    \usepackage{hyperref}

    \newcounter{auto-ref}
    \newcommand*{\ProvaVir}[1]{%
    \par
    \stepcounter{auto-ref}%
    \pdfbookmark{\arabic{auto-ref}: #1}{BOOK\arabic{auto-ref}}%
    \noindent \arabic{auto-ref}: #1\par
    }

    \begin{document}

    \ProvaVir{“virgolette”}

    \ProvaVir{“virgolette''}

    \ProvaVir{‘‘virgolette’’}

    \ProvaVir{\lq\lq virgolette\rq\rq}

    \ProvaVir{\textquotedblleft virgolette\textquotedblright}

    Tra parentesi, un discorso analogo vale per i «caporali»:

    \ProvaVir{«caporali»}

    \ProvaVir{<>}

    \ProvaVir{\guillemotleft caporali\guillemotright}

    \pdfbookmark{Conclusione:}{Conc}
    In conclusione:

    \section{Potreste avere una “sorpresa''\dots}
    \ldots se usate gli apici (o anche \verb|\lq\lq|\,\dots\verb|\rq\rq|).

    \section{Nessuna “sorpresa”, invece…}
    …usando il pacchetto \textsf{inputenc} e le virgolette “native” nel testo
    sorgente stesso (o anche \verb|\textquotedblleft|\,…\verb|\textquotedblright|).

    \end{document}
    `

    Un’ultima cosa: chi mi conosce sa che io tendo a evitare l’uso di inputenc, specie nei messaggi che affiggo nei forum di Internet. Il motivo per cui lo faccio è che ho sempre paura (una paura abbastanza irrazionale, lo ammetto) di quel che potrebbe succedere quando un frequentatore del forum volesse copiare il codice e incollarlo in un suo documento; ragion per cui faccio anche i salti mortali per non uscire dalla codifica ASCII a 7 bit, eventualmente ricorrendo alla LICR ove necessario per evitare “sorprese” come quelle illustrate sopra. Tenete comunque presente che:

    1. predico bene (come in questo messaggio), ma razzolo male;
    2. entro certi limiti, non ben precisati, so quel che faccio — o m’illudo di saperlo… 😉

    Ciao.


    Gustavo

    in risposta a: virgolette #108038
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    illinguista1972″ post=108166[…]
    Che cosa non va nel codice qui sotto?
    […]

    Be’, che dovrebbe essere
    `
    \documentclass{article}
    \usepackage[T1]{fontenc} % <<< linea aggiunta \usepackage[utf8]{inputenc} \begin{document} “virgolette” ``virgolette'' ‘‘virgolette’’ \end{document} ` :smile: Per fortuna, le virgolette inglesi si trovano anche nella codifca OT1, e quindi, a stretto rigore, @illinguista1972 ha ragione; ma credo sia meglio abituare gli utenti, soprattutto se principianti, a usare il codice qui sopra.

    Ciao.


    Gustavo

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