Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
::
OldClaudio” post=116172Lorenzo, sono bene al corrente circa la tua ritrosia […] nel gestire cose che non fanno parte della tua esperienza diretta.
Mi sembra il minimo! Quasi tutto quello che c’è sull’Arte l’ho provato e riprovato di persona, ma c’è qualche eccezione: per esempio, per completezza spiego come si installa LaTeX su Linux, pur non avendolo mai fatto. Qui devo fidarmi in tutto e per tutto di quello che mi dicono i forumisti.
OldClaudio” post=116172Ne L’Arte basta fare riferimento al documento di Enrico e poi ogni “pinguino” si regola come meglio crede. Gli utenti Linux, detti Pinguini, visto che il simbolo di tutti i Linux è il pinguino, in genere sono molto scafati e hanno bisogno di pochissime dritte per seguire le istruzioni di Enrico.
Molto bene, la penso anch’io così. Ho riformulato leggermente il passo dell’Arte (e di LaTeXpedia): ho ritenuto oportuno precisare che anche se la versione menzionata nell’articolo di Enrico è datata, le indicazioni sono valide lo stesso.
A causa di alcuni limiti imposti dagli sviluppatori, non si può installare e aggiornare TeX Live sulle distribuzioni Linux con la semplicità degli altri sistemi operativi. Le istruzioni descritte nella guida di [Gregorio, 2013] però, permettono di farlo con molta tranquillità. La procedura lì descritta, cui si rimanda, si riferisce a una versione di TeX Live datata, ma è ancora valida: funziona su una distribuzione di Ubuntu correttamente installata e, con qualche modifica, anche su Fedora (e simili) e OpenSuSe (e simili).
Ringrazio te, Heinrich, Ivan e Jpass.
Ci sentiamo, al più tardi, quando aggiornerò il mio iMac: se l’Arte e LaTeXpedia si compileranno, il resto sarà una passeggiata… 😉
::samiel” post=116151
3. Installare su Linux. Mai fatto. E in più c’è il problema che ci sono più distribuzioni di Linux, e per quel poco che ne so non esiste una procedura unica che vada bene per tutte.
Certo che c’è! Lasciando stare i pacchetti debianizzati (che cmq da un paio di anni non sono più in cosmico ritardo),
1. si scarica la .iso
2a. la si masterizza
2b. non la si masterizza, ma semplicemente la si monta
3. si va nella directory del CD o della .iso
4. si lancia il comando perl install-tl
5. si sceglie di installare tutto
6. si aspetta qualche minuto
7. si mettono o aggiornano i PATH in /etc/profile e in ~/.bashcr
`PATH=/usr/local/texlive/2019/bin/x86_64-linux:$PATH; export PATH
MANPATH=/usr/local/texlive/2019/texmf-dist/doc/man:$MANPATH; export MANPATH
INFOPATH=/usr/local/texlive/2019/texmf-dist/doc/info:$INFOPATH; export INFOPATH`
8. o si riavvia oppure, visto che Linux non è Windows, si fanno leggere i due suddetti file col comando source
9. si usa la nuova TexliveConosco Linux solo di fama, quindi devo fidarmi di quello che mi dite voi forumisti. Heinrick Fleck propone di integrare il passo dell’Arte così:
A causa di alcuni limiti imposti dagli sviluppatori, non si può installare e aggiornare TeX Live sulle distribuzioni Linux con la semplicità degli altri sistemi operativi. Le istruzioni descritte nella guida di [Gregorio, 2013] però, permettono di farlo con molta tranquillità. La procedura lì descritta, cui si rimanda, funziona su una distribuzione di Ubuntu correttamente installata e, con qualche modifica, anche su Fedora (e simili) e OpenSuSe (e simili). Se invece si usa una distribuzione Slackware si consiglia di seguire le istruzioni riportate nella guida (Fleck, 2017).
Una cosa non mi va molto a genio.: così le distribuzioni menzionate dall’Arte sarebbero Ubuntu e Slackware, ma le distribuzioni di Linux sono moltissime.
https://www.internetgs.it/migliori-distribuzioni-linux
Questo link ne elenca 15, ma le distribuzioni di Linux sono di più. Inoltre, da quanto capisco ciascuna distribuzine di Linux ha delle varianti: non metto la mano sul fuoco che quello che si dice per una distribuzione valga per tutte le sue varianti. Un delirio (per me), ma evidentemente gli utenti di Linux sono contenti così…
Sta di fatto che se l’Arte spiega come installare TeX Live su Ubuntu e Slackware, la domande sorge spontanea: e perché non Linux Mint? E Debian? Fedora? E le altre? Non se ne esce.
Il forumista Samiel dice che c’è una semplice procedura che va bene per tutte le distribuzioni di Linux meno Debian. Questo, però, sembra contraddire quanto riportato negl articoli di Enrico e si Heinrich, che spiegano come installare LaTeX solo su distribuzioni molto particolari: se c’è un’unica procedura che va bene per tutto, perché non dirla?
Mah.
Ripeto: posso parlare di LaTeX e di come installarlo su Mac: sugli altri sistemi operativi posso solo fare “il traduttor dei traduttor d’Omero”. In altre parole, quei paragrafi dovete propormeli voi: io posso solo vagliarli e copiarli sull’Arte… 😉
::
Risolto il mistero!OldClaudioIl campo date è specifico di biblatex e non è mai esitito nei file bib da gestire con bibtex; il campo date di biblatex serve per scrivere una
data, non solo l’anno, con il formato ISO: YYYY-MM-DD; consente anche delle date incomplete ed equivale al descrittore year solo se non si specificano le altre parti della data.Probabilmente chi si è rivolto al forum non considerava che nelle tue guide dici che dai per scontato che si usi biblatex con il motore di
estrazione biber. Siccome bibtex si può usare anche con biblatex specificando la risorsa che si usa per estrarre le informazioni dal database, ogni volta che si parla di campi gestibili solo da biber, bisognerebbe specificarlo, altrimenti la guida diventa ambigua.Chiarissimo. In effetti nell’Arte c’è scritto:
Da qualche anno il nuovo motore bibliografico predefinito da biblatex è Biber. BibTeX è ancora utilizzabile, ma il fatto che lavori con una versione obsoleta di biblatex suggerisce di preferire senz’altro il primo, il cui sviluppo procede parallelamente a quello del pacchetto presentato in questo capitolo. Ed è questa la scelta qui raccomandata.
Forse bisogna essere più perentori. Anziché scrivere “raccomandata” (una raccomandazione si può seguire o no) scriviamo “fatta”. Il concetto è: “Da qui fino alla fine del capitolo assumiamo che si carichi il pacchetto biblatex e che si compili con Biber”. Ho scritto “adottata” al posto di “raccomandata” e rimesso “date” al suo posto.
OldClaudioMacTeX non è difficile da installare; condivide con le altre installazioni basate su TeX Live la difficoltà di aggiornamento
“frequente” (il lo eseguo ogni 7-10 giorni); ma, impostata correttamente l’applicazione TeX Live Utility.app (cioè scegliendo un mirror
affidabile da cui scaricare gli aggiornamenti dei soli pacchetti aggiornati nell’ultimo lasso di tempo) Il tutto si riduce a un click sul nome di una applicazione. L’ultima volta che ho installato MacTeX (un paio di settimane fa; da allora ho aggiornato un paio di volte) ci ho messo circa mezz’ora per scaricare il file di installazione, e due minuti e mezzo per installare; due click in tutto; questo secondo te è difficile?MiKTeX, se vuoi è ora disponibile anche per Mac; anche MiKTeX richiede di aggiornare; questo è un effetto secondario del software aperto: ci sono migliaia di persone che contribuiscono software al sistema TeX e lo fanno da volontari, nel tempo di cui dispongono e quando possono, ma soprattutto quando hanno qualcosa da condividere con gli altri; tu stesso ai contribuito ArsClassica, quindi sai che cosa intendo.
Vero, MacTeX non è difficile né da installare né da aggiornare. Ma secondo i miei (severi) criteri, un software è facile da installare e aggiornare se si installa con due clic e si aggiorna da solo. Molti software Mac, anche complessi e costosi, sono fatti così. LaTeX no, perché bisogna aggiornarlo manualmente (addirittura impostando un mirror, concetto che l’utente normale dovrebbe essere libero di ignorare serenamente). Questa, per me, è una pecca.
OldClaudioPer il tuo nuovo iMac, ricordati che ha un processore a 64 bit e che alcuni software a 32 bit che girano sugli iMac di qualche anno fa, non girano più su quelli nuovi.
Purtroppo. Per esempio, ho una vecchia versione di Matehmatica che ho pagato soldi sonanti, perfetta per me. Aggiornando, quel software non girerà più e dovrò comprare la versione nuova, che ha funzioni che non mi interessano. Ricordo al riguardo una gag di Crozza nei panni di Tim Cook… 😉
Indrjo Dedej” post=116148
TeXworks per sempre! Perché ce l’avete con TeXworks?Non ce l’ho con TeXworks: non l’ho mai usato. L’ho aperto una volta e l’ho trovato brutto e confuso. Oddio, non che TeXstudio mi sia piaciuto molto di più. Consigliandolo, mi sono fidato dei consigli di chi ne sa più di me (Claudio e Tommaso, in primis). Personalmente, abbandonerei TeXShop solo se trovassi un editor più semplice e ancora più minimale. Peccato (per gli utenti delle altre piattaforme) che sia solo per Mac. 😉
Indrjo Dedej” post=116148
Io ritengo – e saranno pure gusti personali – che meriti una menzione.No. Una guida deve prendere posizione. L’utente, soprattutto se principiante, ha diritto di essere guidato: una guida serve a quello, no? 😉
Quanto a Linux, non lo conosco: cedo volentieri la palla a chi ne sa. Enrico, però, è un’autorità.
Grazie a tutti.
::
A proposto dell’installazione e aggiornamento di LaTeX, Heirich Fleck (che ringrazio) mi segnala che quelle parti andrebbero dell’Arte cambiate. Mi segnala anche problemi nell’aggiornamento di TeX Live su Windows.Riporto quello che ho scritto ad Heinrich.
Il capitolo dell’Arte sull’installazione e l’aggiornamento di LaTeX è quello che invecchia più in fretta. Ho sempre pensato che meno diciamo, meglio è. Dubito che domattina i comandi \chapter o \footnote vengano sostituiti da qualcos’altro. Invece è possibile che domattina la procedura di installazione di LaTeX cambi. Correrci dietro non ha molto senso, per me.
Sono un matematico, non un informatico: di LaTeX amo quello che non cambia (\chapter, \footnote, \begin{equation}, …). La procedura di installazione e aggiornamento mi lascia freddo. Il mio software ideale si installa con un doppio clic e si aggiorna da solo. Il di più viene dal maligno. 😉
1. Installare LaTeX su Mac. Non lo faccio da anni, ma presto (entro l’estate, diciamo) dovrò farlo: sono in procinto di comprare un nuovo iMac. Installare e aggiornare LaTeX su Mac era abbastanza facile, ma non facile quanto vorrei. Vedrò se le cose sono cambiate.
2. Installare LaTeX su Windows. L’ultima volta che ci ho provato non ci sono riuscito. Non scherzo. Speravo che le cose migliorassero con il tempo, ma da quello che scrivi sembra di no. Mah.
3. Installare su Linux. Mai fatto. E in più c’è il problema che ci sono più distribuzioni di Linux, e per quel poco che ne so non esiste una procedura unica che vada bene per tutte.
In definitiva, come proponi di modificare le pag. 13-14? Te la senti di mandarmi una bozza? Le istruzioni non devono essere dettagliate, devono essere le più semplici possibili. Circa Linux, va bene (continuare a) rinviare il lettore a un documento esterno. Io ovviamente potrò scrivere e controllare la parte che riguarda MacTeX (sempre che si chiami ancora così: anche il sistema operativo del Mac ha cambiato nome).
P.S. Domande.
1. La distrbuazione di riferimento è sempre TeX Live?
2. Gli editor di riferimento sono ancora TeXstudio e TeXShop? O nel frattempo è uscito qualcosa di meglio?
3. Il documento di Enrico sull’installazione con Linux è ancora valido?Ringrazio fin d’ora chiunque vorrà contribuire.
::Giuseppe_90″ post=116132date e year sono intercambiali?
Grazie per la segnalazione, innanzitutto.
Ho appena controllato: la prima versione dell’Arte (2008) menzionava il campo “year” e non “date”. Il campo “date” (al posto di “year”) compare per la prima volta nella versione del 2010 dell’Arte, quando suggeriamo di caricare biblatex (le prime versioni dell’Arte non lo facevano).
Nelle mie bibliografie ho record che usano indifferentemente i campi “date” e “year”. Compilando (con biblatex, che carico sempre) li produco tutti senza problemi, quindi significa che il campo “date” esisteva eccome. Ovviamente, le cose possono essere cambiate (la versione di LaTeX che uso è datata).
Ho sempre pensato (vado a memoria) che “date” fosse un campo introdotto da biblatex, che è molto preciso: se voglio indicare che un articolo è stato scritto il 16 maggio del 2019 il nome più giusto del campo è “date”, non “year”.
Ah, negli stili philosophy di Ivan Valbusa (che uso) c’è il campo “origdate”: difficile pensare che non faccia (facesse) riferimento al campo “date”.
Ciò detto, se mi dite che il campo “date” non va bene, aggiorno le guide. Ma sarebbe interessante capire che è successo: se biblatex avesse eliminato “date”, rendendo scorrette tutte le bibliografie che lo usano, sarebbe spiacevole, anche se metterci una pezza è facile.
26 Ottobre 2017 alle 7:16 in risposta a: Problemi con ArsClassica e la nuova versione di ClassicThesis #111759::illinguista1972″ post=112059Qui c’è un utente che usava ArsClassica senza problemi, e che dopo l’aggiornamento di ClassicThesis da parte di Miede non riesce più a usarlo nei propri documenti, che sono più d’uno. Questo è il punto, e questo va risolto alla svelta. Siccome ArsClassica vive su ClassicThesis, allora i due stili debbono andare a braccetto e funzionare sempre.
In un mondo ideale, sono cose che non dovrebbero succedere. Non dirmi però che è la prima volta che l’aggiornamento di un pacchetto causa un problema di compatibilità all’indietro! Usiamo LaTaX da anni, sappiamo bene che queste cose (ahinoi) capitano spesso e volentieri.
OldClaudio” post=112061Lorenzo, se prima di offenderti leggessi quanto ho scritto, non scriveresti quello che hai scritto tu. Ripeto: Se ClassicTehesis funzionasse, sarebbe una manna, perché pochi pacchetti producono un layout di paigna così gradevole.
Non mi sono offeso (perché dovrei?). Ripeto: ClassicThesis funziona eccome. Una volta l’autore del pacchetto mi ha detto che il suo utente ideale è un tesista che usa ClassicThesis una sola volta nella vita, per scrivere la tesi (appunto): quindi non si fa grossi problemi di retrocompatibilità. Insomma, “una botta e via”. La morale è: chi usa ClassicThesis sa che deve spendere un po’ più tempo del normale per mettere a punto il proprio codice. Il gioco vale la candela? Dipende: per alcuni (quorum ego) sì, per altri no. Del resto, qualcuno di voi è mai stato obbligato a usare ClassicThesis con una pistola puntata alla tempia?
robitex” post=112064Ti allego il file arsclassica.sty che contiene la nuova sintassi kvoptions per quelle opzioni modificate, ne ho contate tre.
Spero che tu controllerai il risultato e farai l’upload su Ctan.Ma certo, grazie 1000! (dove il punto esclamativo sta per fattoriale).
robitex” post=112064Volevo dirti che trovo diciamo fuori luogo il modo con cui ti rivolgi agli altri partecipanti a questo filone.
Ho riletto il mio intervento e non lo trovo offensivo verso alcun partecipante di questo filone. Ho paragonato ClassicThesis a una splendida architettura (anche se un po’ delicata), e lo confermo. Dicendo che al suo confronto molti stili disponibili in Rete sembrano case popolari non mi riferivo ad alcuno stile scritto dai presenti.
Di sicuro, invece, non apprezzo il tono con cui alcuni dei partecipanti a questo filone si sono rivolti a me. A questo punto, visto che il disagio è reciproco, ritengo opportuno prenderci (leggi: prendermi) una pausa di riflessione. Intanto, buon LaTeX a tutti!
24 Ottobre 2017 alle 14:19 in risposta a: Problemi con ArsClassica e la nuova versione di ClassicThesis #111751::OldClaudio” post=112052Se [ClassicThesis] funzionasse, sarebbe una vera manna, perché pochi pacchetti producono un layout di pagina così gradevole.
A parte il fatto che ClassicThesis funziona eccome e che potrei correggere il bug in un amen (se ne avessi voglia e tempo), continua a sfuggirti il punto fondamentale: i documenti prodotti con ClassicThesis stanno a a quelli prodotti con altre classi come il Taj Mahal sta a una casa popolare. O come una Lamborghini Aventador sta a una Fiat Duna. ClassicThesis è bellezza pura. Il resto sono solo dettagli TeXnici.
24 Ottobre 2017 alle 6:35 in risposta a: Problemi con ArsClassica e la nuova versione di ClassicThesis #111749::illinguista1972″ post=112039Oggi mi è stato segnalato privatamente un problema con ClassicThesis, che, ironia della sorte, proprio oggi figurava tra i pacchetti aggiornabili.
Anch’io ho avuto la segnalazione. Cose come questa non dovrebbero succedere. Ora faccio fatica a metterci le mani: in questi giorni ho l’acqua alla gola da superlavoro. In più, ho una MacTeX 2013, che abbandonerò solo quando sarò costretto a farlo.
::letteracdp” post=112022Va bene, adesso non mettiamoci a litigare […]
Non mi pare che stiamo litigando, anzi! 😉
letteracdp” post=112022
Ho studiato analisi con un professore considerato fra i massimi analisti viventi […]
Interessante! Chi era? Magari è lo stesso con il quale ho studiato io…
::letteracdp” post=112018Difenderei, invece, l’uso dei quantificatori, che Lorenzo sembra deprecare in quanto «stenografia».
Non depreco i simboli logici. Dico solo che a volte non aggiungono molto al discorso. Se dico che “dati due numeri razionali distinti, c’è sempre un numero razionale fra essi comrpeso” il tutto è chiarissimo. E scriverlo con i simboli logici non aggiunge chiarezza, anzi.
Ho studiato analisi con un professore considerato fra i massimi analisti viventi: era rigorosissimo, eppure i simboli logici li usava con parsimonia…
Insomma, a volte i simboli logici vengono usati per dare una falsa patina di rigore a un discorso: è quello l’uso che depreco.
::
Qui trovi la risposta all’arcano:http://ctan.mirror.garr.it/mirrors/CTAN/macros/latex/contrib/preprint/fullpage.pdf
Personalmente, lascerei stare fancyhdr. Le testatine fanno parte del design della pagina: meglio lasciar fare a classi o pacchetti che definiscono il design nel suo complesso.
::
Claudio ti consiglia di guardare la documentazione “ufficiale”: è la via più sicura, ma a volte manca il tempo. Ho scritto le mie guide proprio per evitare che l’utente debba misurarsi con le (decine di) migliaia di pagine di documentazione su LaTeX. Nell’Arte, ma anche nell’Impaziente, c’è la soluzione del tuo problerma.La variante asterisco \newtheorem* produce enunciati non numerati.
letteracdp” post=112013
Ritengo che, sebbene con ragazzi di quest’età, oltretutto spesso svogliati, si possa (e si debba!) acconsentire all’uso di un linguaggio colloquiale per introdurre un concetto, in matematica non si possa comunque prescindere dall’insegnare, senza cedimenti o compromessi, anche il linguaggio tecnico proprio della disciplina. Pertanto, si includano pure commenti e spiegazioni preliminari in stile discorsivo e informale, ma quando si giunge alla formulazione — per così dire — “incorniciata” di un teorema o di un assioma, si usi il linguaggio appropriato:`\forall a\in\mathbb{R}, \forall b\in\mathbb{R} \quad \exists c\in\mathbb{R} \text{ tale che } aConiugare rigore e facilità è una sfida interessante. Sul punto, non è necessario usare i simboli stenografici. Una scrittura come
Dati due numeri reali distinti a e b c’è sempre un numero reale compreso fra a e b.
va benissimo!
::Nat” post=111931Carissimi ho risolto!
Praticamente, stampando una pagina di L’arte di Scrivere con Latex mi dava lo stesso problema, allora era evidente chi si trattava di un problema della stampante o del visualizzatore PDF. Pensavo fosse un mio problema di impostazione.
Installando un altro visualizzatore(utilizzo Ubuntu) risulta tutto apposto!Grazie!
C’è chi è allergico ai latticini. Chi alla frutta secca. Io alle critiche. Interventi come questo mi fanno venir voglia di togliere ArsClassica dalla circolazione. E anche l’Arte & co.
::Nat” post=111924Salve a tutti sto utilizzando arsclassica per la tesi. Però, stampando alcune pagine alla mia stampante ho notato che non ci sono le testatine?
Cosa sbaglio? Posto il preambolo:
`\documentclass[11pt,a4paper,twoside,openright,titlepage,%
headinclude,footinclude,BCOR5mm,%
numbers=noenddot,cleardoublepage=empty,%
tablecaptionabove,abstracton]{scrbook}`Quello che hai inviato non è il preambolo.
-
AutoreRisposte