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Liverpool” post=730881) Perché l’articolo non si apre a pag. 1?
`\hypersetup{pdfstartpage=1}`
alla fine del preambolo.3) E’ riduttivo dire che serve per disegnare “grafici di funzioni”.
Perché? Mi pare che quello sia proprio il compito del pacchetto. Certo i diagrammi a barre non sono funzioni, ma ci vanno vicino. Ma, insomma, dire che pgfplots fa grafici di funzione mi sembra centri l’obiettivo.
Liverpool” post=730884) @Elrond ha detto poco fa nell’altro filone che GNUPLOT può usare il font del documento (io non lo conosco), quindi il punto 1 dell’introduzione andrebbe a cadere.
Mah, non so. Di sicuro, non tutti i programmi possono usare i font del documento. Vedi Mathematica. Quindi quel punto una sua validità ce l’ha. Si può dire che “in generale, un disegno importato non ha i font del documento”, ecco.
8 ) A pag.6, nella spiegazione dei valori bottom, top, ecc… avete semplificato il comportamento di axis middle, rispetto a quanto avevamo detto nell’altro filone.
Sì, è vero, abbiamo semplificato, ma mi pare giusto così, in un articolo introduttivo come il nostro. Certo, se si riuscisse a essere più precisi spendendo solo qualche parola in più sarebbe meglio… Puoi aiutarci?
10) A pag. 6 tra le supeistruzioni non citate table, che secondo me è fondamentale (vedi file con più di due colonne di dati).
Ti va di spiegarcelo?
18) L’esempio dell’imputo a pag. 14 è pericoloso. Non funziona bene perché nell’origine dovrebbe andare a -infinito a punta. Perché non funziona bene? Perché il numero di campioni è pari e il range è simmetrico, allora l’origine non appartiene al dominio; però se la si aggiunge si ha un errore di overflow.
Vero, forse è meglio cambiarlo, magari con
`{(x^2+y^2)/(x^2+y^2+1)};`
o con qualcosa d’altro. Che dici?19) A pag. 15 non ho mai sentito parlare di assegnare una variabile ad un dominio.
Sì, megli essere rigorosi e parlare di dominio della funzione, che in un caso è uguale ad $A\times A$ e nell’altro uguale a $A\times B$. Mi pare di averlo già fato osservare in uno dei punti
20) A pag. 16 alla fine del par. 2.3 che significa “vista dall’asse y>0”? Con view={0}{0} il punto di vista è (0,-infinito,0).
Come cambieresti il titolo?
21) A pag. 16 “variable y imposta il parametro delle ordinate”. Non mi è chiaro il concetto di “parametro delle ordinate” (cioè mi è chiaro ma mi fa storcere un po’ il naso).
Vero. Vedi punto precedente.
Inoltre z buffer pertiene alla proiezione dei punti, non al campionamento.
Ci aiuti a trovare una frase che semplifichi al massimo che fa “z buffer”?
22) tutti quegli esempi di superfici parametriche mi sembrano tanti.
Vero, è per dare un’idea delle potenzialità del pacchetto facendo vedere come rende superfici “famose”. Tommaso deciderà se lasciarli o sfrondare.
24) il grafico della Gamma andrebbe realizzato con più punti, perché in alcuni tratti verticali si interrompe prima di uscire dalla tela. Direi che unbounded coords gestisce il collegamento dei punti all’infinito, non di discontinuità.
Giusto, provvedo subito a mandare a Tommaso il file col campionamento più fine.
26) Concordo che l’esempio sulla carta di Smith così com’è non significa niente. Possiamo pensare ad un altro esempio, ma sinceramente lo trovo un argomento troppo specialistico per l’articolo.
Per me quell’esempio va abbastanza bene, nel senso che chiarisce come funzione. Che sia poco sensato non lo trovo un difetto enorme.
Sugli altri punti concordo con te!
Grazie,
L.
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Innazitutto grazie a tutti quelli che sono intervenuti, le vostre osservazioni sono preziosissime! Vi daremo risposta punto per punto. Ci sono anche altre cose.1.
Chiedo a Tommaso di modificare l’esempio della figura di Lissajous ponendo “samples=200”.
`\begin{tikzpicture}
\begin{axis}
\addplot [
domain=0:360,
variable=\t,
samples=200,
smooth,
thick,
color=blue
]
({sin(7*t)}, {sin(2*t)});
\end{axis}
\end{tikzpicture}`2.
Visto che i titoli dei grafici sono brevissimi, quasi quasi sono per eliminare ovunque il punto finale.3.
“enlarge x limits e enlarge y limits” opppure “enlarge x limits ed enlarge y limits”?
19 Maggio 2012 alle 3:20 in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72800::OldClaudio” post=73099Capisco che se con lualatex si può fare di meglio, non sarebbe argomento da tutorial come l’Arte, o Grafici.pdf; ma varrebbe la pena, specialmente in Grafici.pdf mostrare i confronti. So che Lorenzo e Tommaso incorporeranno con qualche modifica il contenuto di Grafici in una prossima versione dell’Arte; bene fra le modifiche da fare ci sarà anche l’eliminazione del paragrafo che fa in confronti della stessa figura con pgfplots, gnuplot e lualatex 😉
Grafici.pdf potrebbe diventare, invece, una guida tematica con il titolo Introduzione ai grafici bi- e tridimensionali con pgfplots.
Non so se un confronto di quel tipo sia davvero utile al nostro lettore, le differenze sono piccolissime. Però un cenno alla questione lo possiamo fare senz’altro: “se serve la massima precisione, si usa un programma speciliazzato per fare i calcoli e si danno in pasto i dati a pgfplots”.
OldClaudio” post=73099Tommaso; inserisci ogni grafico che non sia accanto al suo codice in un ambiente figure con tanto di didascalia e lascialo flottare; vediamo anche se così continua ad essere necessaria tanta memoria, quanta ne è necessaria quando ogni grafico è un oggetto di testo.
È un esperimento fattibile, ma la versione finale dell’articolo è meglio che abbia sorgente ed esempi fianco a fianco: in generale, trovo che sia la soluzione più comprensibile per il lettore.
OldClaudio” post=73099Titoli delle figure: vanno tutti senza punto finale. Didascalie: vanno con il punto finale solo se contengono più periodi. Almeno, questo è il mio suggerimento; la ratio è che se la didascalia è formata da una sola proposizione, eventualmente anche senza verbo, questa proposizione rappresenta solo un titolo, non una descrizione minuziosa e dettagliata della figura, ma è certamente una didascalia se contiene (in automatico) anche la locuzione Figura 3.17, come quando si usa \caption.
Non sono prorpio d’accordo. In una didascalia del tipo (invento)
Questa figura mostra il grafico della Gamma di Eulero e della Zeta di Riemann nel piano cartesiano ortogonale, per $x$ compreso tra $-5$ e $5$
pur costituita da un solo periodo, sentirei la mancanza del punto finale. Il punto finale, per me, si può omettere se la dida è brevissima
Gamma di Eulero Zeta di Riemann
va benissimo. Poi però c’è la questione dell’omogeneità: meglio che le dida siano o tutte con punto finale o tutte senza punto finale.
Visto che i titoli dei grafici concorrono con le didascalie, forse il punto si dovrebbe mettere; visto che i titoli dei grafici sono tutti cortissimi, forse si potrebbe non mettere. Deciderà Tommaso!
Ciao,
L.
19 Maggio 2012 alle 3:13 in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72799::Elrond” post=73083La mappa dell’India credo sia fuori dalla portata di qualsiasi essere umano, è stata generata automaticamente a partire da un’altra figura. Dubito che qualsiasi persona sana di mente (o perlomeno non con mesi interi di tempo da dedicare a questo lavoro) si metterebbe a calcolarsi punto per punto i confini di ogni Stato. Ti do ragione sul fatto che è improponibile utilizzare TikZ indiscriminatamente per fare un qualsiasi disegno, i disegni per cui è utilissimo sono quelli in cui lavorare con le coordinate sia un vantaggio (vedi articolo di cfiandra), non un impaccio (come mi sembra succeda nel caso dei maialini). È divertente vedere che si possano disegnare maialini con TikZ, ma personalmente non ci proverei neanche a riprodurre quel disegno.
D’accordissimo su questo!
18 Maggio 2012 alle 14:24 in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72789::ansys” post=73068
Il problema si pone perché un laureando potrebbe aver bisogno di disegni di quel tipo. In quel caso, non esiterei a consigliargli un software esterno: il codice TiKZ è troppo complicato.
Attenzione: se il laureando, o chiunque esso sia, è un neofita, allora ti do ragione. Se il laureando è già esperto, il problema non dovrebbe porsi. L’esperto, come ha accettato di buon grado il concetto di WYSIWYM (ma sopratutto lo ha assimilato) non dovrebbe avere difficoltà ad estenderlo al disegno, anzi, può solo trarne giovamento (il mio personale problema è il tempo).
Poi, che si usi l’approccio WYSIWYM oppure WYSIWYG, in questi anni sto imparando che prima di mettermi davanti al PC a disegnare, programmare, scrivere o altro, qualche “conticino a mano” va sempre fatto, e credo che questo valga anche per il disegno, “marcato” o meno.
Il lettore ideale dell’Arte è un utente alle prime armi con LaTeX. Codice come quello dell’India o dei maialini è del tutto fuori dalla sua portata, dunque, ma anche (io credo) fuori dalla portata di molti esperti. Più importante, se devo fare un disegno come quello dei maialini non vedo grandi vantaggi nell’approccio WYSIWYM, anzi: direi che LaTeX è più un impiccio che un vantaggio. Certo, c’è il vantaggio della massima coerenza tipografica col documento. Ma non credo, francamente, che il gioco valga la candela.
Nella prosssima edizione dell’Arte parleremo di pgfplots, ma solo di sfuggita di TikZ. Diremo che è uno strumento potentissimo, ma riservato a utenti “pro”.
Ciao,
L.
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Ancora un paio di cose.1.
Propongo di cambiare l’ultimo esempio di pagina 10 con il seguente
`\begin{tikzpicture}
\begin{axis}
\addplot [samples=200,smooth,thick,blue] {sin(deg(x^2))};
\addplot [dotted] {1};
\addplot [dotted] {-1};
\end{axis}
\end{tikzpicture}
`
così non si nota più il problema con i massimi e i minimi evidenziato da Claudio.2.
Nella figura 1, propongo di eliminare la parola “cartesiano” dalla didascalie a, b e c.
::cfiandra” post=73059Mi è venuta in mente un’altra cosa. Cercando \addplot+, non ho trovato nessuna spiegazione; secondo me una riga per rimandare al manuale (pg 24) o direttamente di spiegazione ci dovrebbe essere perché è abbastanza comodo.
LA spiegazione di \addplot+, pur brevissima, c’è. Pagina 8.
18 Maggio 2012 alle 12:00 in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72787::ansys” post=73052pgfplots lo adoro. Semplice, elegante, pratico; del resto nasce da TikZ. Il fatto di fare i calcoli da un altro programma per me non è un ostacolo. Anzi: è quasi d’obbligo, perlomeno nell’ingegneria dove si usano diversi programmi (commerciali e non) di calcolo numerico, analisi strutturale ed altri ancora, tutti per fare proprio queste cose, cioè i calcoli. Quindi, come sopra, preferisco apprendere questi strumenti per poi esportare i risultati in file esterni (in genere .dat) da dare “in pasto” a pgfplots.
Perfetto.
ansys” post=73052Per quanto riguarda i problemi di memoria, francamente, non ne ho mai avuti 😀 .
Sei stato fortunato. 😉
ansys” post=73052I maialini e mappe di quel tipo, come Elrond giustamente sottolinea, non sono disegni tecnici, quindi il problema non si pone proprio! 🙂
Il problema si pone perché un laureando potrebbe aver bisogno di disegni di quel tipo. In quel caso, non esiterei a consigliargli un software esterno: il codice TiKZ è troppo complicato.
L.
::OldClaudio” post=73053La posizione dei label con axis andrebbe spiegata meglio; perché con axis lines=midle le etichette vadano “dentro” il quadrante disegnato molto vicino alle punte delle frecce, e non esternamente , è fatto notare, ma non è spiegato “subito” come regolarne la distanza; nella stessa maniera se le etichetta vanno esternamente perché l’etichetta dell’asse y risulta più lontana dai ticklabel di quanto non succeda con la distanza dell’etichetta dell’asse delle ascisse, e nperché non è fatto notare e perché non è detto “subito” come regolare questa distanza.
Vero, la posizione delle etichette è un po’ particolare, ma non impazzirei per spiegare ogni dettaglio, e neppure come fare per regolare finemente l’etichetta come la si vuole. Il nostro è un articolo introduttivo, il nostro utente ideale non ha enormi esigenze di personalizzazione.
OldClaudio” post=73053 Come fa pgfplots a sapere che deve tracciare la curva della figura alla fine della pagina 9 fra -5 e +5? ci sono dei default? questo andrebbe spiegato meglio;
Se non si specifica il “domain”, pgfplots assume che il dominio sia $[-5,5]$. Sì, va spiegato meglio.
OldClaudio” post=73053 la stessa figura insegna anche che con la scala scelta è molto pericoloso mettere le linee tratteggiate per mostrare che massimi e minimi sono tutti rispettivamente pari a +1 e a -1; molto pricolos, perché grazie alla scala inappropriata per il tipo di funzione tracciata, i massimi e i minimi non appaiono uguali.
Non capisco.
OldClaudio” post=73053La tabella 5 con i vari tipi di tratti non è venuta corretta, credo, perché anche ingrandendo il disegno moltissimo le linee appaiono tutte continue (visualizzatore Preview/Anteprima versione 5.5.2).
Giusto.
OldClaudio” post=73053L’elica cilindrica è sinistrosa; con le equazioni parametriche date non dovrebbe essere destrosa? che cosa mi sfugge o che cosa non è spiegato? se il domain è 0:5.5*pi, perché bisogna specificare samples y=0 per far cominciare il disegno dal punto x=1, y=0, z=0?
Hai ragione, meglio cambiare esempio con uno più classico.
`
\begin{tikzpicture}
\begin{axis}[
view={30}{20},
xlabel=$x$,
ylabel=$y$,
zlabel=$z$
]
\addplot3 [
domain=0:5.5*pi,
variable=\t,
samples=40,
samples y=0,
smooth,
thick,
color=blue
]
({cos(deg(t))}, {sin(deg(t))},
{2*t/(5*pi)});
\end{axis}
\end{tikzpicture}
`
A Tommaso il compito di regolare “view” per il meglio.OldClaudio” post=73053Perché la chiave scatter, molto utile, immagino, per i diagrammi di dispersione, viene usate per una superficie tridimensionale? Che cosa sono secondo voi i grafici “a dispersione” (locuzione che incontro per la prima volta in più di 50 anni)?
È un esempio preso dalla doc. Neppure io ho mai visto diagrammi di quel tipo. Non avevo mai visto neanche grafici a rete, se è per quello!
OldClaudio” post=73053Pagina 14: esempii 😉
Via subito!
OldClaudio” post=73053§4 perché nel testo c’è Zeta di Riemann e nel title $\zeta$ di Riemann?
Ho visto usate entrambe le notazioni. Ma forse è sempre meglio “Zeta”. E “Gamma”.
Ciao,
L.
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Qualche osservazione. Sono minuzie.1.
A pag. 1, preferisco “elenchi” a “liste”.2.
A pag. 1 c’è un’orfana, ma hai detto giustamente di lasciare i \pagebreak alla fine.3.
Nella tabella 1. scriviamo “smitchart”. Non è “smithchart”?4.
Sempre nella tabella 1 parliamo delle librerie, ma non diciamo ma come fare per caricarle. Da qualche parte va detto, sicuramente.5.
I titoli dei grafici. Decidere se metterli con punto finale oppure no. Non è detto che ci vada per forza: un titolo è di regola brevissimo, una didascalia no. dobbiamo essere omogenei. Adesso il punto finale c’è solo nel nastro di Moebius: o sempre o mai.6.
La dida della figura 1 è sbagliata: manca un “tranne” o qualcosa del genere.7.
A pag. 7 sostituisci “quadrante” con “riferimento”.8.
“Le istruzioni date a \addplot” o “le istruzioni date ad \addplot”? Controllare in tutto il documento.9.
A pag. 6 in fondo c’è uno spazio di troppo prima di $y_n$.10.
“per levare i marcatori”; meglio “per eliminare i marcatori”. Forse andrebbe detto che la chiave “no marks” va data solo se si usa \addplot+; ora non mi pare chiarissimo.11.
A pag. 9, davvero la doc. di pgfplots spiega come risolvere i problemi di sforamento della memoria? C’è da sperare di sì, ma…12.
A pag. 10 c’è uno spazio di troppo prima di “thick”.13.
Nell’ultimo grafico di pag. 10 aggiungerei “smooth”.14.
“variable imposta il parametro che nella definizione dell’opzione…”. Non è un’opzione. Io direi: “variable imposta il parametro che nella sua definizione…”.15.
“Esempii” -> “Esempi”. Controllare in tutto il documento.16.
A pag. 15 si parla del “dominio dei due assi” che non è impeccabile, matematicamente parlando. A rigore, dovremmo dire che nel primo caso il *dominio della funzione* è $[-2\pi,2\pi]\times[-2\pi,2\pi]$, nel secondo è $[-2\pi,2\pi]\times[0,2\pi]$. Ma forse è chiaro anche così.17.
Preferirei che “Riemann” non fosse spezzato.18.
A pag. 20 in alto mancano due graffe in \begin{tikzpicture}.19.
Il grafico in ascissa semilogaritmica da dove l’hai preso? Dalla doc.? Non mi pare molto sensato.20.
L’esempio in coordinate polari a pag. 20. Forse metterei uno spazio tra la virgola e la seconda coordinata: “(0,1)” -> “(0, 1)”.21.
L’esempio della mappa di Smith. Metterei “(0.2, 0.5)” al posto di “(0.5, 0.2)”, così evitiamo di sovrapporre il marcatore con “0,5”. Di certo, metterei uno spazio dopo la virgola, “(1,0.7)” è illeggibile, metti “(1, 0.7)”. Sicuro che sia “smitchart” e non “smithchart”?22.
A pag. 21 in fondo eviterei del tutto la locuzione “superistruzione”: direi semplicemente “coordinates”.23.
Metterei i diagrammi a barre in due subfig, e i sorgenti in display. Così il codice dovrebbe venire più leggibile e si evitano problemi di impaginazione.24.
Aggiungi “\GuIT” e “\textdegree” alle keywords di listings.Ciao,
L.
17 Maggio 2012 alle 17:37 in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72783::Elrond” post=73020Piccola riflessione personale. Adoro TikZ e lo consiglio a molta gente, ho fatto diversi disegni usando questo pacchetto e sono soddisfatto dei risultati, ma pgfplots mi piace molto poco.
Per me vale l’opposto. Adoro pgfplots, trovo la sua sintassi chiara e intuitiva, e la comodità di fare grafici direttamente on LaTeX è semplicemente impareggiabile. Per disegnare una spirale archimedea si usa il codice
`\begin{tikzpicture}
\begin{axis}[title={Spirale archimedea}]
\addplot [
domain=0:6*pi,
variable=\t,
samples=50,
smooth,
thick,
blue
]
({t*cos(deg(t))}, {t*sin(deg(t))});
\end{axis}
\end{tikzpicture} `
che trovo assolutamente intuitivo: “title” imposta il titolo, “domain” il dominio, “variable” il parametro, “thick” lo spessore, “blue” il colore, eccetera. Chiarissimo. Serve disegnare grafici esotici (tipo la Gamma o la Zeta)? Si usa Mathematica per fare i conti e si fa fare il disegno al pacchetto: meno comodo, certo, ma così si ha a disposizione il meglio dei due mondi, se serve.Difetti? Gli unici che mi sento di segnalare sono quello dello sforamento della memoria e della lentezza; sono difetti risolvibili (abbastanza) facilmente, peraltro.
TikZ? No, qui non vi seguo! I risultati che si possono ottenere sono eccellenti, certo, ma il codice è troppo difficile per me e per il principiante che è il lettore ideale dell’Arte.
http://www.texample.net/tikz/examples/parameterised-pig/
Guardo il risultato e mi piace. Guardo il codice e mi metto le mani nei capelli. Troppo, troppo, troppo difficile. Certo, l’Arte la cambieremo: diremo che per disegnare l’utente può rivolgersi a programmi WYSIWYG o al disegno programmato; ma diremo che il disegno programmato (accanto ai vantaggi in termini di qualità) ha una curva di apprendimento enormemente più ripida. In definitiva, si tratta di uno strumento molto potente (un esperto può fare quello che vuole, gli esempi lo provano ampiamente), ma non alla portata di tutti: ci vogliono tempo, esperienza, pazienza e “sbuzzo” per padroneggiarlo. Se invece i disegni da fare sono grafici di funzione, è un altro paio di maniche: pgfplots sì che è alla portata di tutti.
Diciamo che TikZ va bene (per me, per il mio principiante) se i disegni da fare sono molto, molto semplici.
Dall’inizio della discussione ho cambiato idea sul disegno programmato, pgfplots mi è piaciuto subito, ma TikZ è troppo complicato, se si tratta di disegni “articolati”. Magari cambierò idea ancora, ma non credo. Dubito che verrà un giorno in cui troverò “facile” il codice dei maialini! 😉 Ma vediamo che ne pensa Tommaso.
Ciao,
L.P.S. L’articolo è in dirittura di arrivo…
17 Maggio 2012 alle 15:02 in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72781::
Quando è cominciato questo topic non sapevo praticamente nulla di disegno programmato. Ora pgfplots lo conosco abbastanza bene, anche se non benissimo. Mi sento di dire che il difetto principale del pacchetto sta nei problemi di sforamento della memoria che possono presentarsi scrivendo un lavoro di dimensioni anche modeste.Claudio dice che bisognerebbe cercare di evitare di modificare manualmente il file di configurazione, ma, ripeto, non è sempre possibile “economizzare”, soprattutto se si vuole un risultato di alta qualità. Il raggiungimento della più alta qualità tipografica è proprio la ragione principale che giustifica il ricorso al disegno programmato, sbaglio? Se si ricorre al disegno programmato e si fanno grafici scalettati “perché altrimenti LaTeX spalla”, tanto valeva ricorrere a un programma esterno, fare i grafici con la più alta risoluzione disponibile, esportarli in PDF e includerli tutti nel documento finito.
La soluzione al problema c’è: si tratta “solo” di modificare un file di configurazione. In un mondo ideale, ritengo che non dovrebbe accadere: dovrebbe essere il programma a farlo per noi, soprattutto oggi, 2012, in cui un giga di RAM costa poco più di un bicchier d’acqua minerale…
Ciao,
L.
17 Maggio 2012 alle 10:21 in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72777::
1.
`main_memory = 3000000 % words of inimemory available; also applies to inimf&mp
extra_mem_top = 0 % extra high memory for chars, tokens, etc.
extra_mem_bot = 0 % extra low memory for boxes, glue, breakpoints, etc.
`
Non capisco bene che cosa siano quella “high memory” e “low memory”, se i due valori siano indipendenti, di quanto sia possibile/consigliabile aumentarle. Due valori possibili sono 2 milioni e 4 milioni; ma andrebbe bene metterle entrambe (poniamo) uguali a 10 milioni? A 100 milioni? La prima a zero e la seconda a 100 milioni? La prima a 100 milioni e la seconda a zero? Insomma, avrei bisogno di informazioni così. E se volessi modificare anche la “main_memory”? Potrebbe essere necessario? Ovviamente, tutto questo è terrificante, mi ricorda gli albori dell’informatica, quando si doveva specificare a mano l’occupazione della memoria per ogni applicazione; oggi queste cose le fa automaticamente l’OS; analogamente, dovrebbe pensarci LaTeX, a prendere la memoria che gli serve! Mi hanno detto che Lua lo fa, ma LaTeX no. 🙁2.
Evitare in ogni modo di aumentare la memoria. Più facile a dirsi che a farsi. Il nostro articolino è di 20 pagine, con qualche decina di grafici ad alta risoluzione. Non abbiamo esagerato: le curve hanno al massimo “samples=100” (in un caso limite abbiamo un “samples=200”), le superfici sono fatte con “samples=30”. Ripeto, non abbiamo esagerato. Eppure, ci siamo ben presto imbattuti in problemi di sforamento della memoria che hanno richiesto la modifica del file di configurazione. In caso contrario, avremmo dovuto rinunciare a qualche figura. E noi possiamo farlo, visto che gli esempi li scegliamo noi! Un laureando che facesse la tesi sulle quadriche non potrebbe certo farlo!3.
Far fare i conti a software esterni e usare pgfplots solo per fare i grafici. Questo è un punto su cui dobbiamo essere chiari, Tommaso. Far fare i grafici direttamente a LaTeX è comodissimo, ma va detto che appoggiarsi a software esterni come Mathematica può essere necessario. Nell’articolo abbiamo fatto l’esempio della Gamma di Eulero e della Zeta di Riemann, ma forse potremmo dire che se le figure sono molte conviene usare un software esterno, produrre un file testuale per ogni grafico e dare il tutto in pasto a pgfplots, sgravando il pacchetto dal compito di fare calcoli. Insomma, la tecnica può essere utile non solo se le funzioni sono “esotiche”.4.
Supponiamo che voglia fare il disegno di una funzione di due variabili, diciamo un paraboloide a sella, facendo fare i conti a Mathematica e il disegno a pgfplots? La procedura è analoga a quella per le curve nel piano?Grazie,
L
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