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Grazie Luigi per la cortese risposta.
Probabilmente sono OT su questo tread e mi scuso. Senza alcun tono di polemica, ma anzi per un mio arricchimento, mi sembra che LaTeX sia nato (se non mi sbaglio) per esigenze matematiche e grafiche dove altri WP non potevano.
Le mie esigenze non sono né matematiche né grafiche poiché scrivo articoli, saggi e libri senza formule o grafici.
A questo punto tra le motivazioni per il LaTeX mi resta solo la passione, credo 😉 piuttosto che una vera e propria utilità rispetto ad altri software, considerato lo sforzo di imparare un linguaggio di formattazione (o impaginazione o di output) ed il tempo che si riduce con altri WP.
Mi sbaglio ?Ah, sfondi una porta aperta.
I fatti sono questi: TeX è nato per le esigenze
di una sola persona, D. Knuth, esigenze molto precise: scrivere
articoli matematici “belli” e “bene”.
Però Knuth non è un “x” qualsiasi, ed il linguaggio che ha ideato e realizzato cattura l’essenza del problema dello scrivere ed impaginare e lo rende trattabile dal computer (beh, questa nella sua forma finale). Nel suo libro “The TeXBook” ha cercato di spiegare in diversi modi questo problema, sia spiegando il linguaggio
direttamente (il contenuto del libro) sia indirettamente con manmac.tex
che è l’insieme di macro che da lui usato per il suo libro,
il “formato” del suo bookIl passo successivo l’ha fatto Lamport,ma nella stessa direzione:
ha fornito piu “formati” (book, article, report) ed ha creato uno stile per
programmare in TeX. Questo è il LaTeX originale: da qui si sono aggiunti
diversi altri packages, ma senza un approccio unitario, una direzione centralizzata. Ma grazie alla presenza di uno stile di programmazione (ed al fatto che programmare in TeX è difficile) l’inevitabile confusione
derivante da una crescita non centralizzata è minore di quanto ci si possa aspettare. Il problema rimane la configurazione del singolo package,
che tende ad essere usato così com’è, ed il fatto che comunque
l’impronta tecnico-matematica è predominante.Una scelta duale l’ha fatta context
(cfr. wiki.contexgarden,net).
Anche context ha un suo formato, ma punta a fornire tutto (pochi packages ) con moltissime opzione (alta configurabilità) e lo sviluppo è centralizzato.
Il vantaggio è che ConTeXt risulta più portato per scrivere “in generale”
(e quindi “meno” in matematica rispetto a latex)
ma è un po’ più lento di latex e soprattutto ha così tante opzioni
che l’utente alle prime armi rischia di perdersi (ma in media l’utente
TeX non è un “x” qualsiasi neppure lui, quindi neanche questo è un grosso problema).
Diciamo che un utente ConTeXt è più partecipe del suo lavoro proprio perchè ha costruito una suo stile per il suo documento — ma ovviamente
questo comporta più tempo speso a capire .
Da quello che mi dici forse ConTeXt fa il caso tuo.
Per quanto mi riguarda, ConTeXt è il “whatever-to-pdf”: cerco di fare qualsiasi cosa in ConTeXt.
Se infine consideriamo ConTeXt mkiv, con luatex,
beh credo sia il sistema di composizione tipografica più avanzato del mondo.
::Ciao, magari ti può servire:
io ho copiato layaureo.sty in utente\libreria\Texmf\tex\latex
Se texmf non esiste, creala.Francesco
Grazie. In effetti funziona.
Un’informazione: utilizzando una stampante laser noto una piccola differenza rispetto alle stampe normali (intendo quelle di docs creati con Word o Openoffice) nel senso che sembrano meno marcate.
LaTeX influisce sui caratteri e quindi sulle stampe ?Si, potrebbe essere.
Voglio dire che usando lo stesso font TrueType / Type1
con gli stessi punti (occhio: il punto di TeX è 1pt = 1/72.27 in, il punto di openOffice è 1bp = 1/72 in quindi bisogna essere sicuri di usare effettivamente la stessa dimensione)
è possibile che in certi punti il testo del pdf fatto da pdflatex presenti dei caratteri leggermenti distorti in larghezza (ridotti o aumentati) per favorire
una uniformità di riempimento riga.
Questo è la cosidetta “micro-typographic extension” al TeX originale descritta da H. The Thanh nella sua tesi
http://www.pragma-ade.com/pdftex/thesis.pdf
ma non è il comportamento di default, bisogna attivarlo.Inoltre pdftex ha delle macro per trasformare (ruotare, ingrandire etc)
un qualsiasi oggetto e quindi in teoria è possibile scrivere delle macro che modifichino i singoli caratteri all’interno di un testo
oppure scalino una scatola intera di testo — in un certo senso intervenendo ancora sul carattere a tua insaputa.
Ma in generale anche cose sono documentate nel packages
delle macro (o dovrebbero) e non è il comportamento di default,Inoltre si tratta sempre e solo di trasformazioni geometriche descritte nelle specifiche del pdf:
pdftex non è in grado di modificare alcun parametro dei fonts.
Ovviamente è sempre possible in scrivere in tex
un fonteditor per fonts truetype — ma non è precisamente semplice.
Quindi è probabile che i tuoi test usino proprio il font
senza alcuna modifica di cui sopra (il font “originale”).
Ora, quando si specifica un font di una certa dimensione,
dentro il pdf alla fine verrà scritto un certo numero
che dipende da come pdftex esegue i suoi calcoli ovvero dalla
precisione della sua aritmetica e da come sceglie di scrivere il risultato
e su questo si hanno pochi controlli, perché avviene ad un “livello basso”
non controllabile dall’utente.
Siccome alla fine è questo il numero visto dal driver di stampa,
è possibile che vi siano differenze tra due pdf fatti da pdflatex ed OpenOffice pur avendo specificato “ad alto livello” lo stesso font e punto;
per esperienza però queste differenze sono trascurabili.A questo punto noi non possiamo essere sicuri che altri programmi
(tipo Write di OpenOffice ad esempio, ma anche Indesign) non usino,
in modo consapevole o meno,
le stesse
tecniche di cui sopra per comporre il testo: per questo il confronto diventa problematico, e se ne esce solo analizzando i pdf dal di dentro
(ovvero, nella forma più cruda, aprendo con un editor la versione non compressa dei documento e confrontandoli).Per inciso, questa è una consequenza dei fonts vettoriali (ed in generale di tutti i formati vettoriali): con i fonts bitmap non hai questo problema, perchè la rasterizzazione è già incorporata nel pdf.
Si nota molto nei dispositivi a bassa risoluzione ad esempio
negli schermi lcd dei netbook ed è per questo motivo
che è meglio progettare un font per lo schermo, come verdana
http://it.wikipedia.org/wiki/Verdana
Purtroppo non mi pare che i cmr e la loro versione opentype
siano così brillanti in questi schermi lcd — c’e da sperare che la risoluzione aumenti ed anche il programma di antialiasing,
ma sono cose che consumano energia e quindi,,,,
::Ok. Allora:
– mac OSX Snow Leopard 10.6.4
– pacchetto MaxTex scaricato da http://www. tug.org/mactex/2009/downloading.html
– Texmaker (Texmaker max OSX 64)Se sono necessarie altre info, dimmi pure. Intanto grazie.
Purtroppo non uso questa distro — ma altri in questo forum si.
Cmq. riesci a postare un esempio minimo di codice latex che ti funziona con un editor e con l’laltro no ?
Magari provo con la texlive 2010.
::hm non ho capito:
con TexShop riesci a fare un documento corretto e con Texmaker no ?
Che TexLive usi ?Come ho detto sto facendo delle prove per le quali sto utilizzando dei modelli come Tesi moderna e lettera, entrambi di Lorenzo Pantieri.
Se provo a fare un documento – senza toccare alcuna delle impostazioni del modello – con TexShop va ok. Se invece utilizzo Texmaker ottengo l’errore di prima.
Pensavo che lavorando sullo stesso motore non avrebbero dovuto esserci incongruenze tra i due. Tutto qua.Ed hai ragione: non ci sono, e non solo tra editor diversi, ma anche tra
Mac & Windows & Linux — a patto però di usare la stessa distribuzione TeX.
Per questo non mi trovo in quello che dici.
Una cosa del genere può capitare se uso due TeX distro differenti nello stesso PC.
Dovresti postare un esempio, e dirci cosa usi.
::Hai fatto il refresh del database ?
E’ qualcosa tipo
$>mktexlsr
Dal sito CTAN vedo che è un package del 2004 — piuttosto vecchiotto
ma non vuol dire.Ok. Allora ho fatto fare l’update a Tex Live Utility, cambiando l’URL del server come consigliatomi tempo fa. Se apro il pacchetto con TexShop va tutto ok, se provo con Texmaker ottengo questo errore:
! Package keyval Error: binding undefined.
See the keyval package documentation for explanation.Mi domando: perché ?
hm non ho capito:
con TexShop riesci a fare un documento corretto e con Texmaker no ?
Che TexLive usi ?
::Ho trovato il pacchetto sul sito di Fabiano Busdraghi e il file layaureo.sty si ottiene compilando il layaureo.ins
Adesso è Ok, ma ottengo altri errori per i quali non ritengo opportuno tediarvi oltre.
Saluti,Nicola
Hai fatto il refresh del database ?
E’ qualcosa tipo
$>mktexlsr
Dal sito CTAN vedo che è un package del 2004 — piuttosto vecchiotto
ma non vuol dire.
::No. Uso mac. Ho fatto una ricerca con spootlite e non trovo il file specifico, ma non saprei neppure dove trovarlo.
ok, prova a cercare su http://www.ctan.org
ed eventualmente con google.
Sei sicuro che il nome sia corretto ?
::è quello che pensavo
le solite inutili prepotenze che vorrebbero privare l’utilizzatore-acquirente di poter disporre pienamente di ciò che ha acquistato
hai due vie per eliminare questi fastidi
Questa è la seconda volta che vedo un palese invito ad infrangere la legge
(la prima era qualcosa tipo “scaricalo da emule”).
Per carità, chi è senza peccato scagli la prima pietra,
ma un forum aperto al pubblico non può tollerare queste cose
::L’accoppiata TeXmakerX + Sumatra è attualmente la miglior soluzione, secondo me, per l’utente Windows, in attesa che TeXworks arrivi almeno al livello di TeXShop.
muPDF è ancora in sviluppo, quindi non è un reader completo: ad esempio non supporta
oggetti 3d (che in latex si possono produrre con asymptote) ne file swf (animazioni flash, cfr. flashmovie su ctan).
Il miglior reader (nel senso completo e gratuito) è ancora AdobeReader sotto windows (seven) .
Per un lavoro professionale bisogna spendere circa 1000euro per avere AdobeAcrobat9:
in questo modo l’autore può avere la certezza che il suo pdf è corretto (“se Acrobat dice che è corretto allora è corretto” quindi il problema è di chi stampa). Addirittura alcuni stampano solo file provenienti da Adobe .
Un autore può raggiungere un certo grado di confidenza sulla bontà del pdf anche usando gsview che in qualche modo dà l’idea sul “carico” della macchina da stampa a (ad esempio di solito le sfumature sono visualizzate velocemente e stampate lentamente: con AdobeReader non lo si nota, con gsview si).
Ovviamente synctex è sconosciuto.
Quindi sotto windows come ha detto ivan l’editor e sumara sono ok
ma è obbligatorio controllare con il pdf con AdobeReader
e se si hanno “oggetti” inusuali (3d , flash, sfumature , grafici complessi , inclusione di altri pdf, font particolarmente cattivi)
anche con gsview.
::Me lo fai capire anche a me il perché? 😉
Ciao
TommasoAzzardo i seguenti perché
1) libero
2) leggero & veloce
3) autorefresh del pdf
4) supporta synctex
http://en.wikipedia.org/wiki/Sumatra_PDF
::ovviamente un modo \`e definire un contatore,e un nuovo simbolo, tipo
`\definenumber[quest]
\definesymbol[1][{\inframed[width=0.5cm]{\incrementnumber[quest]\getnumber[quest]}}]
\startitemize[1]
\item primo
\item secondo
\stopitemize
`ma mi chiedevo se c’è qualcosa più facile.
`
\starttext
\setupitemize\startitemize[n]
\item primo
\item secondo
\stopitemize
\stoptext
`
A parte il fatto che la tua soluzione mi piace di più,
in ogni caso dovresti fissare in anticipo le dimensioni del box, altrimenti hai dei riquadri
un poco diversi per ogni numero.
Dovresti considerare altresì cosa può succedere con liste con item con più cifre.
::
Se intendi dire che la parola
TESTO
appare visualizzata diversamente nei due casi,
puoi provare a
1) stampare il pdf
2) usare lo zoom di AdobeReader fino al 6000%: in questo modo le differenze si vedono
sicuramente
3) leggere il pdf con reader diversi: sotto windows ci sono Sumatra, PS_View & GSView,
sotto linux xpdf, mupdf, okular
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