luigi.scarso

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  • in risposta a: Ancora sulle tabelle… #49391
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    La modifica che potrebbe evitare tanti problemi è piuttosto sconcertante, forse: trasporre la tabella. Così la si leggerebbe senza problemi senza girare il foglio.

    Ciao
    Enrico

    Si, però devi “trasporre” anche il libro (od il collo) solo per leggere un paio di pagine — decisamente una pessima soluzione.

    “una tabella troppo lunga” => “una tabella fatta male” .

    in risposta a: Curiosità – Ringraziamenti tesi #50284
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    ok sono in parte d’accordo ed in parte no.
    – sono d’accordo che la tesi è L’esame, quindi è una cosa seria e tutto ok però si tatta di una pagina e mezza su 200/250 pagine di tesi (il ringraziamento va fatto in modo serioso intendo anche se ringrazio gli amici). Il ringraziamento è un pò un “tirare il fiato” di tutto il lavoro fatto.
    A tale proposito, penso che in molti esami sostenuti, ogni uno è stato super serio ma alla fine (non tutti) magari il prof ti stringe la mano, ti fa in bocca al lupo per gli esami futuri, magari ti chiede il prossimo esame (30 secondi in tutto ma lo vedo come un “ringraziamento”).

    – probabilmente è l’unica cosa che pubblicherò in vita mia, perchè non approfittarne?

    Grazie!

    Ripeto: non voglio fare il polemico, voglio solo imparare da chi credo ne sappia più di me ed abbia più esperienza, però facendo delle domande ed esprimendo i miei dubbi.

    Ciao!

    In generale non sono contrario,
    ma con alcuni limiti (parlo per le tesi di tipo scientifico)

    – Niente nomi propri se non nel caso di professori, ricercatori etc strettamente legati alla tua tesi; quindi niente mamma papà (o peggio madre padre) nonni zie sorelle etc, ma un sobrio genitori è sufficiente. Niente amici e fidanzate. Nomi di istituzione etc sono ammesse per lo stesso motivo di stretta attinenza; per il guit ad esempio la citazione la troverei appropriata se la tua tesi contenesse grafici inusuali, oppure alcune pagine con un layout originale, purchè il risultato sia buono dal punto di vista tipografico.

    – mezza pagina di un A4 (per riferimento, con 1cm di margine sui 4 lati) è troppa, due righe significano “dovevo ma non volevo farlo”; la misura ottimale è 1/4 di pagina. Il font ed il corpo è quello della tesi,ma forse l’interlinea no (ovvero normale). Niente bold, italic, sans se non prescritte
    dal testo (sigle etc);

    – Le cose sincere si percepiscono cosi come quelle false; non è il posto per le critiche, ne per il tuo diario personale o per la tua filosofia, ma solo quello per i ringraziamenti sinceri. Il tono deve essere sobrio perché il tuo è un documento ufficiale e potrebbe essere utilizzato da altre persone per motivi di ricerca oppure letto da altre persone per valutare il tuo profilo; un ringraziamento fatto male contribuisce negativamente alla valutazione tua e della tua tesi.

    in risposta a: Diversa posizione numerazione figure #50044
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    e mi permetto anche di dire che se esiste un forum, non serve a criticare o ridere, ma ad iautare.

    Vero.
    Probabilmente in questo caso usi (o sei costretto ad usare) LaTeX in un modo sbagliato,
    ma sbagliando si impara (o meglio: si impara sbagliando), ed anche questo è una forma di aiuto.
    Ad esempio, tu dovresti aver perlomeno imparato che è meglio “mascherare” le domande.
    Quanto alla tua richiesta “assurda”, a volte è l’assurdo è l’inizio della novità.
    Nel tuo caso, l’idea di usare formule come figure rimanda
    l’idea di usare figure come formule. Non è peregrina: in fondo chi vede il pdf mica vede il codice LaTeX, e manco gli interessa vederlo — è un problema dell’autore.
    La questione si fa interessante se consideriamo che la formula-figura viene da un testo
    “scannerizzato”, o più precisamente, se si ha una pagina in pdf e si vuole importare
    una regione rettangolare della stessa che contiene una serie di formule in modo da individuare ciascuna “formula” e trattarla come tale nel nostro documento ai fini della numerazione (ad altri fini apparirebbe come una scatola rettangolare, quindi è lecito attendersi qualche imperfezione)
    E’ una specia di OCR, ma non di caratteri. C’è una risposta di Claudio in merito
    che permette di inquadrare il problema: ad esempio l’adattamento della figura
    alla gabbia del documento è ammissibile o no?
    Come gestire al meglio la situazione assai probabile di fonts diversi ?
    Sono problemi di stile non indifferenti.

    Ma prima c’è il problema di come fare
    Avevo elaborato qualcosa del genere per l’eurotex meeting di quest’anno, ma è saltato.

    Ho presentato un articolo più organico al contextmeeting a brejlov, dove sono in questo momento: puoi vederlo presso
    http://meeting.contextgarden.net/2010/talks/2010-09-16-luigi-pdfvsplit/
    ma è ConTeXt mkiv, quindi non LaTeX, e non credo sia facile da capire.
    Comunque è sicuramente qualcosa di interessante.

    in risposta a: Hyphenation: com’è il supporto per l’italiano? #50061
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    Sfogliando velocemente mp-cb-en (il manuale introduttivo) mi è cascato l’occhio sul paragrafo relativo alla sillabazione. Si parla solo di \nl \en \de \fr e \sp. E l’italiano?

    Ciao!
    Carlo

    [Edit]
    Leggendo cont-enp (il manuale completo) sembra che ci sia.

    mp-cb-en.pdf è un po’ … trascurato
    Meglio cont-eni.pdf
    e metafun.pdf;
    esiste anche
    wiki.contextgarden.net
    anche se in qualche parte è un po’ confuso.
    Il supporto per la lingua italiana c’è, ma ti lascio il piacere della scoperta.

    in risposta a: Impaginazione di un notiziario #50058
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    Ottimo! Allora provo a buttarmi! (con calma, a tempo perso)

    Tra i due (LaTeX e ConTeXt) qual è il più adatto?

    Per quello che hai scritto anche nell’altra parte del forumx per te darei ConTeXt a 100 e Latex a 85/90 (0 niente 100 massimo) .

    in risposta a: Impaginazione di un notiziario #50012
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    [quote]
    Perché no?

    Perché ho un po’ di repulsione verso i programmi con interfaccia grafica 😀
    Comunque, se me lo consigliate, allora mi butto.

    Altrimenti, LaTeX o ConTeXt, richiederebbero un po’ di studio per la scrittura delle macro necessarie, ed in ultima analisi, della messa a punto di una classe apposita (impaginazione degli appuntamenti, cornici arrotondate, inclusione di immagini, titoli, ecc).
    Potrebbe essere un lavoro interessante, dipende da te.

    Sì, la realizzazione di una classe non mi spaventa: con l’aiuto di questo forum ne ho già scritta una che è in fase di messa a punto. Il fatto è che non credo che la cosa possa funzionare.

    Il mio dubbio è il seguente: se (mettiamo caso) devo cacciare un gruppo di notizie in 2 facciate, riempiendole entrambe al meglio, come faccio con LaTeX? (con ConTeXt non ho esperienza, magari è in grado). L’unica è giocare con margini / dimensione caratteri / interlinea, tutte cose che (credo) non si possono automatizzare. Ovvero: per quel che ne so sostanzialmente queste cose sono da impostare a priori, dopo di che i contenuti saranno impaginati sempre con questo stile. Invece a me servirebbe che fossero queste variabili ad adattarsi alla lunghezza dei contenuti.

    Ciao!

    Però ricorda che quasi tutte le lunghezze in LaTeX sono elastiche. Pertanto puoi sempre riempire una pagina, in un modo o nell’altro. Ovviamente bisogna stare attenti a non esagerare, se il testo è troppo o troppo poco non riuscirai mai ad ottenere un buon risultato, indipendentemente dallo strumento utilizzato.

    In quale range varia la quantità di materiale che devi pubblicare?
    Da una riga a 100 oppure da 20 a 25?

    Mi vengono in mente diversi approcci possibili. Il primo:
    crei un paragrafo della forma che ti interessa con il pacchetto “shapepar” e poi lo ridimensioni (trattandolo come un’immagine) imponendo che abbia la larghezza e l’altezza della tua gabbia di testo. È un suggerimento brutalmente artigianale ma immagino che potrebbe funzionare.

    😉
    LuCa[/quote]
    forse è meglio variare la dimensione del punto, ma non cambia molto: variare la dimensione del carattere del testo per adtattarlo allo spazio vale solo nell’ambito Microtypography,
    per il resto lo considero un reato punibile con la pena capitale
    (al solito, che è senza peccato scagli la prima pietra )

    in risposta a: Impaginazione di un notiziario #50056
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    Buongiorno.

    Ricollegandomi a questa discussione, prima di buttarmi nello studio di un nuovo linguaggio vorrei sapere dagli esperti di ConTeXt se ritengono che si tratti di uno strumento che mi possa tornare utile per affrontare il mio problema.

    Grazie!

    Carlo

    Ad una prima occhiata non vedo particolari problemi
    mi pare fattibile anche in LaTeX, quindi non riesco a capire bene le difficoltà
    che vedi.

    in risposta a: LaTeX e pdf protetti #49348
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    l’unica restrizione applicabile sui caratteri è quella che ne impedisce l’incorporazione nel pdf generato (con appositi segnalini nel font stesso, impostate dal creatore del font)

    ciò nelle versioni dimostrative o non complete o beta dei set di caratteri

    naturalmente, esistono molti programmi per creare e modificare font e dunque…

    nessun documento pdf è immodificabile, persino convertendo i font in tracciati, lo si può pur sempre editare (cancellandone o aggiungendo parti con lo stesso font, avendolo sul proprio sistema)

    queste cose possono sembrare oziose, ma fanno parte della libertà personale, poiché, nessuno altererebbe un documento senza una buona ragione, né, dovendolo fare, e potendo avere il sorgente, si metterebbe a modificarlo dalla sua versione pdf

    se nessuno credesse di poter bloccare un pdf, nessuno lo sproteggerebbe, ma sono pensieri troppo filosofici per la maggior parte dell’umanità

    La politica di gestione dei fonts opentype è descritta in
    http://www.adobe.com/devnet/acrobat/pdfs/FontPolicies.pdf
    e impedire l’incorporazione è una delle 4 possibilità.
    Il motivo per applicare le restrizioni è il più vario, certamente quello che hai scritto è un motivo ragionevole.
    Non esistono invece così tanti programmi fonteditor, almeno in paragone ad altri programmi/librerie analoghe per i pdf, e questo rafforza la confidenza che in media modificare le proprietà di un font sia più difficile.
    Gli scenari che io ho tratteggiato riguardano la prevenzione di errori accidentali e questo ha può aver senso in un ambiente di tipo produttivo dove si deve garantire la correttezza del dato tecnico stampato.

    in risposta a: LaTeX e pdf protetti #49346
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    questi problemi derivano dall’incorporazione dei caratteri come sottoinsieme (subset) e non hanno nulla a che vedere con restrizioni o protezioni (non si proteggono i font se non dall’incorporazione, ma anche in questo caso è possibile forzarne l’incorporazione, tutto si può fare sapendolo fare)

    Il pdf prevede 3 modi per utilizzare un font: il riferimento esterno,
    l’inclusione parziale (subsetting), l’inclusione totale; pdftex usa normalmente il subsetting per i fonts Type1 e per TrueType
    (similmente xetex che gestisce anche gli OpenType)

    Con il riferimento esterno il font non è incluso: dentro il pdf viene scritto un identificativo per permettere al viewer
    di ottenere il font dall’ambiente in cui è; il vantaggio è che il peso del pdf è, parità di altre condizioni, il più piccolo possibile, ed anche la generazione del pdf è la più veloce.
    Ovviamente se il sistema non ha il font, il viewer si deve arrangiare in qualche modo — magari non mostra niente, magari mostra un font sostitutivo. Quindi il riferimento esterno
    è indicato nella faso di produzione del documento
    ma oggi praticamente nessuna usa questo sistema perché alla fin fine il gioco non vale la candela.

    Con il subsetting dentro il pdf vengono inclusi solo i glifi usati dal documento: in questo modo, diritti vari a parte,
    il pdf si può vedere e stampare correttamente, e si può anche editare
    solo però nel sottoinsieme di caratteri inclusi: per editarlo completamente
    bisogna ovviamente avere il font installa a sistema. Questo non è una grossa limitazione visto che nella maggior parte dei casi il pdf è la forma finale (ovvero l’autore modifica un documento sorgente come nel latex, ad esempio) mentre la modifica del pdf vero e proprio è riservata a personale competente.Inoltre si sposa bene con il copyright del font

    Con l’inclusione totale tutto il font è dentro il pdf e per font grossi (come arial sans unicode) per i quali si usano pochi caratteri si ha un pdf grosso per niente; inoltre si sposa male con il copyright del font.

    In sostanza si preferisce il subsetting.

    Alcuni tipi di font possono poi specificare delle restrizioni sull’utilizzo del documento che contiene il font stesso. Il formato OpenType, ormai il tipo di font di riferimento, lo permette, e credo anche il Type1;
    non sono sicuro del Type3.

    Una di queste restrizione è che il documento
    che contiene il font si può stampare & vedere, ma non modificare nelle parti che contiene il font stesso; l’utente può comunque decidere la politica di inclusione (perlomeno l’utente pdftex avanzato è in grado di farlo)

    Oppure il font può impedire del tutto l’incorporazione: per il pdf questo significa usare necessariamente il riferimento esterno, mentre non è detto che altri formati di documento gestiscano questa proprietà del font
    (e per questo motivo questa proprietà è usata molto raramente).

    L’analogia a cui facevo riferimento è proteggere un pdf dalla modifica
    intervenendo non sui diritti del pdf ma su quelle del font, contando sul fatto che modificare le proprietà di un font opentype sia difficile ad un utente medio. Ancora, lo scenario è quello in cui vorrei avere un certa garanzia contro modifiche accidentali di parti sensibili, per cui andrebbe associato ad una password del documento;
    come nel caso precedente la cosa ha senso all’interno di una organizzazione , dove è possibile imporre un viewer unico che gestisca queste proprietà.

    Infine, dato che le specifiche del pdf ed opentype sono disponibili pubblicamente, è possibile costruire un programma che bypassi
    o modifichi tutti questi diritti.

    in risposta a: LaTeX e pdf protetti #49344
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    Bisogna sempre considerare il meccanismo delle restrizioni

    che sono speciali istruzioni le quali possono essere o no, ottemperate dai visualizzatori pdf

    non è un caso se epdfview, xpdf (modificabile per non ottemperarle) in ambiente Linux, hanno scelto di non onorare queste restrizioni (e dunque aprendolo semplicemente col primo visualizzatore – col secondo bisogna compilarne una versione modificata) e ristampandolo su driver postscript per riottenerne un pdf esente da estrizioni (altro che le schermate a video di chi non conosce il formato pdf)

    Forse non mi sono spiegato: se vedi a video puoi stampare in bassa qualità (ma se sei bravo anche di qualità accettabile).
    Questa è una regola generale: quindi se vuoi impedire la stampa di un documento visibile a video caschi male.

    Se dopo per il pdf esistono i vari xpdf poppler mupdf gs pdflib podofo gnupdf, etc etc più o meno completi questo è un’altro discorso — le specifiche del pdf
    sono pubbliche ed uno può eventualmente, costruirsi il suo reader —
    così come è un altro discorso l’uso di questi programmi.
    L’idea di impedire la stampa di un documento non è sbagliata di per se,
    come ho scritto sopra, ma non sempre è soddisfacente.
    Un problema analogo esiste per i fonts: mi capita spesso che fonts
    di bassa qualità siano completamente protetti, per cui il pdf relativo
    non è editabile in nessun modo. Per chi lavora in prestampa è un dramma.

    in risposta a: SWEAVE #49364
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    …sapessi 😆 invece di compilare Sweave e fare le cose nel giusto modo ho deciso di far passare a latex i grafici di R come figure da inserire…e per riportare il codice R ho usato verbatim….
    sono al primo utilizzo e non posso pretendere di capire tutto subito!! 🙂
    cmq il file log devo mettermi a cercarlo…tra qualche gg però perchè devo consegnare per domani il mio primo documento fatto con Latex!! 😉

    Tutto giusto, direi, quindi concentrati per finire il tuo documento.
    Il file log dovrebbe essere nella stessa directory in cui salvi il documento che stai editando.

    in risposta a: SWEAVE #49362
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    non riesco a capire in quale cartella di Miktex copiare il file Sweave.sty…ho visto che questa è la directory principale su cui punta tex….nei prox giorni riproverò perchè al momento ho trovato un’altra soluzione per ovviare al problema… anche se non è molto sensata… buona giornata, grazie!!!

    Guarda il file di log: dovrebbe riportare almeno qualche directory .
    Quale soluzione hai trovato ?

    in risposta a: SWEAVE #49359
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    Se sei su una macchina windos devi usare \ non / per separare le cartelle. Poi per il resto, se il percorso sia corretto o meno, devi vedere tu.

    Grazie Claudio….sotto Windows ho provato sia \ che / ma nessuna delle due funziona. Il percorso è corretto e latex come errore mi dice che non trova il file Sweave.sty, mentre invece è li presente!! Secondo me quegli spazi nel percorso sono il problema…non so se si possono codificare con latex in qualche modo! ho perso 2 gg su questa cosa e non ho risolto nulla…. 😥

    In ordine puoi provare
    1) “C:/Program Files(x86)/R/R-2.11.0/share/texmf/Sweave”
    2) C:/Program\ Files(x86)/R/R-2.11.0/share/texmf/Sweave
    Ma la mia preferita è :
    metti il file in una directory in cui il tex lo trova automaticamente
    in modo da scrivere solo
    \usepackage{Sweave}
    Il codice ne guadagna in portabilità.

    in risposta a: LaTeX e pdf protetti #49342
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    Grazie rodimus.
    Davvero utile il tuo contributo. Ribadisco le mie personali convinzioni sul fatto che nulla è sicuro e definitivo. Tuttavia, in alcune circostanze potrebbe essere utile utilizzare un deterrente per dissuadere quelli più “furbi” (?).

    Peraltro, ho scaricato pdftk per mac e da terminale va alla grande.
    Non è questa la sede per disquisire della questione dell’accessibilità della conoscenza a chiunque, anche se in linea di principio non sono del tutto contrario.
    Saluti,

    Dobbiamo sempre considerare che se riesco a vedere un pdf su video
    allora riesco ad avere una copia stampata di bassa qualità semplicemente
    partendo dagli screen shot di ciascuna pagina.
    Inoltre, con gli ebook e simili, avere un pdf su video è sempre più
    come averlo stampato

    Chi protegge il documento per evitare, mettiamo, la stampa rende manifesta
    una volontà, un desiderio, con la speranza che l’utente si adegui.
    Una passoword rinforza questa speranza (e più la passowrd è complicata meglio è)
    ed in ogni caso se un utente stampa il documento compie un atto contrario alla volontà di chi ha protetto il documento di cui non può non essere pienamente consapevole.

    Lavorando in una printing house, lo scenario più concreto è quello in cui ho un pdf “preview” o bozza
    che distribuisco a più revisori e di cui inibisco la stampa con password per essere relativamente certo che per errore non venga ordinato alla printing house.
    Purtroppo accade anche che il pdf “preview” vada bene così com’è,
    e passi alla printing house con la sua bella protezione ancora presente
    mentre quello che ha settato la password in quel momento è , chissa perché (Murphy ?), sempre in vacanza…

    in risposta a: lunghezza della testata #49222
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    Dopo gli incoraggiamenti ricevuti persisto sulla via del LaTex su mac OSX. Mi sembra, salvo smentita, che il pacchetto TeX per mac sia abbastanza completo incluso il ConTeXt. Dopo un pomeriggio di studio per esaminare quale editor potesse piacermi di più (e soprattutto essere più versatile) mi sono orientato su Texmaker + Skim. A dire il vero ho provato anche Aquamacs e Emacs. TexShop non è male. Accetto, comunque, eventuali consigli a riguardo.

    Emacs.
    Lo uso sotto linux da 20anni (sempre da neofita)
    e lo ritrovo identico sotto windows e scommetto lo stesso sotto mac.
    Non ho voglia di cambiare editor se cambio SO e latex e context sono essenzialmente scrivere codice, quindi il mouse è poco utile.
    Per dirla tutta, io uso solo texlive ed emacs — non ho più voglia di perdere tempo con i sistemi operativi le loro varie versioni e i loro pacchetti. TeXLive funziona, emacs funziona, e quindi mi concentro solo sul codice indipendentemente dalla macchina su cui sono e se sono a casa o a lavoro.
    Prima o poi salterò a texworks (“molto poi”, visto la velocità con cui cresce)

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