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Ronnie” post=109606Buon giorno,
mi scuso per l’ovvietá di alcune domande, non me ne vorranno i piu esperti.
Linux Mint 18, installazione di Texlive, che richiede il modulo perl-TK, che non si installa perché i permessi non sono quelli giusti, che non si possono modificare perché giá in uso, che non si puó, che non si puó, che non si trova…….
esiste un sistema praticabile per uscire da questo ginepraio?
Io non credo di aver ammazzato nessuno nella mia vita precedente, migliorarsi e sperimentare a questo prezzo non ha assolutamente senso. Un aiuto per piacere?grazie
OrazioCiao.
Se non erro Linux Mint è basata su Ubuntu, a sua volta basata su Debian, perciò non dovrebbero esserci problemi.
Quel che ti occorre è la guida di Enrico che ti ha linkato Ivan.
Aggiungo solo che esistono almeno due incarnazioni di TeX Live per le distribuzioni Linux:
1 – quella dei repository della distro pacchettizata e installabile con un semplice comando da terminale;
2 – quella dei server CTAN.Non devi fare altro che installare la 2 perché di solita la 1 non è aggiornata e perché potrebbero mancare alcune funzionalità (per esempio per Ubuntu/Debian e quindi forse anche per Mint, manca il gestore tlmgr per aggiornare i pacchetti online da CTAN (ovviamente)).
Esiste anche una procedura di configurazione diciamo più artigianale che misi a punto qualche anno fa e che uso tuttora in alternativa alla procedura di Enrico (vedi mio blog se t’interessa).Ogni anno esce, verso giugno, una TeX Live nuova, perciò di solito gli utenti passano alla nuova TeX Live ogni estate.
Installa la versione full e vivi felice! A meno che tu non sia più che esperto.
Con la full ci sono zero problemi che possono esserci quando manca un pacchetto. Di contro l’installazione è più lunga.A quanto pare distrowatch da la Mint in prima posizione.
Ottima distro allora.
R.
::robitex” post=109596
[quote=”lorenzo.pantieri” post=109583]P.S. Quanto a Linux, non lo uso, ma… trovo che il problema sia lo stesso dei “tanti motori di LaTeX”. Mi spiegate il senso logico e l’utilità di avere 600 distribuzioni, tutte diverse?
Metti insieme 600 persone: andranno tutte e 600 d’accordo su tutto? Avranno tutte e 600 le stesse identiche necessità in ogni più piccolo aspetto del sistema operativo?
Riguardo alla questione originale sollevata nel filone, si sta semplicemente contrapponendo due classiche forme di sviluppo del software, la cattedrale e il bazaar.
Conosco quel testo da molto. Non lo ricordavo più!
Penso però che si tratta di due estremi.
Anche L3 è sviluppato da un ristretto numero di persone, il LaTeX Team.
In altre parole, e forse è questo il succo, in un momento di grandi cambiamenti nel mondo TeX dovuti all’introduzione di LuaTeX, non sarebbe più produttivo per tutti fare il punto della situazione e cercare almeno di capire se esistono necessità di coordinamento?
R.[/quote]Per rispondere alla risposta che ho dato a Elrond, le paroline magiche di cui trattasi sono “community driven”.
R.
::Elrond” post=109595
P.S. Quanto a Linux, non lo uso, ma… trovo che il problema sia lo stesso dei “tanti motori di LaTeX”. Mi spiegate il senso logico e l’utilità di avere 600 distribuzioni, tutte diverse?
Metti insieme 600 persone: andranno tutte e 600 d’accordo su tutto? Avranno tutte e 600 le stesse identiche necessità in ogni più piccolo aspetto del sistema operativo?
Riguardo alla questione originale sollevata nel filone, si sta semplicemente contrapponendo due classiche forme di sviluppo del software, la cattedrale e il bazaar.
Conosco quel testo da molto. Non lo ricordavo più!
Penso però che si tratta di due estremi.
Anche L3 è sviluppato da un ristretto numero di persone, il LaTeX Team.
In altre parole, e forse è questo il succo, in un momento di grandi cambiamenti nel mondo TeX dovuti all’introduzione di LuaTeX, non sarebbe più produttivo per tutti fare il punto della situazione e cercare almeno di capire se esistono necessità di coordinamento?
R.
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Ciao a tutti.
Quello che volevo dire probabilmente anche in modo inopportuno, è che la comunità che sviluppa il sistema TeX potrebbe essere coordinata in modo diverso.Non è un problema lato utente, ma per i team e gli sviluppatori sparsi per il mondo.
Forse il problema non esiste o è malposto perché all’interno della comunità gli sviluppi riguardano aree molto diverse tra loro.
Perciò a una pluralità di intenti corrisponde una pluralità di gruppi di lavoro.Mentre invece, la community a cui mi riferivo, non solo nasce e cresce con alle spalle un’unica entità, ma ha anche un’unico intento.
Certo che funziona in modo totalmente diverso da quella TeX.R.
11 Febbraio 2017 alle 9:16 in risposta a: Problema con lettere accentate \usepackage[latin1]{inputenc} #109363::
Ciao.
La proliferazione dei nomi non è fine a se stessa ma è positiva, molto positiva. Nuovi programmi implementazione di nuove idee sono la linfa vitale del sistema TeX, ed è sempre stato così (ricordate il formato dvi e il programma latex?), non diversamente da altri contesti software. Se non ci si evolve si muore perché è legge di natura.Ribadisco oltre a quello che ha detto Claudio nel suo intervento che LuaTeX e LuajitTeX sono motori tipografici mentre i formati come LaTeX e ConTeXt sono delle collezioni di macro che introducono un linguaggio che l’utente può efficacemente usare per comporre i suoi documenti.
Un saluto.
R.
10 Febbraio 2017 alle 7:24 in risposta a: Problema con lettere accentate \usepackage[latin1]{inputenc} #109359::
Ciao,
confermo che gli editor più moderni usano la codifica utf8 di default.
Io uso due editor specializzati per TeX, TeX works e TeX Studio, e l’editor non specializzato Atom.Atom è lento ma ha funzioni da vendere e può essere adatto per lavorare su progetti di documento complessi, con molti file .tex;
Per i documenti complessi di solito uso Atom per editare e uno degli altri due editor TeX works o TeX Studio per la compilazione e la rifinitura della bozza.Recentemente, tutta la mia produzione di documenti è passata da pdflatex a lualatex. La nuova e potente generazione di motori di composizione, LuaTeX e LuajitTeX, prevedono che il sorgente debba essere codificato in utf8.
La codifica utf8 è una della famiglia Unicode. Ti permette di lavorare ovunque sui sorgenti.
Quindi ti consiglio di passare a utf8 + LuaLaTeX.Esistono modi automatici di convertire la codifica del file. Il più semplice è usare TeX Works.
Per la conversione a LuaLaTeX ti consiglio di leggere l’articolo di Claudio Beccari su PDF/A apparso su Ars 22. Contiene utili riferimenti per lavorare con i font OpenType.Oggi tutti dovrebbero, salvo casi di provata necessità, lavorare con utf8 + Lua(jit)TeX.
Un saluto.
R.
7 Febbraio 2017 alle 6:40 in risposta a: “Stampare” tabella in LuaTeX, errore “! Misplaced \noalign” #109308::
Ciao Claudio.
Esatto. L’errore è dovuto al fatto che la sequenza dei comandi non è corretta. E questo capita perché la “stampa” di token considera il carattere di ritorno a capo con un codice di categoria uguale a un qualsiasi carattere.
Così questo carattere s’intromette tra \begin{tabular}{c} e \toprule, generando l’errore.Un semplice rimedio è inserire il codice senza caratteri di ritorno a capo. Nella funzione table.concate(), il primo argomento è l’array da concatenerare in una stringa in modo efficiente, e il secondo argomento opzionale è il carattere da aggiungere tra gli elementi.
Così basta correggere: `return table.concat(t, “\n”)`
in `return table.concat(t)`
Occorre però fare attenzione che il carattere di ritorno a capo svolge nel codice funzione di separazione della control sequence, così è necessario inserire uno spazio bianco dopo le cs seguite da un testo, come in `t[#t+1] = [[\toprule]]`
Il codice seguente (migliorato) è quello corretto come si è detto, per il file mylib.lua:
`return {
tabular = function(row)
local t = {
[[\begin{tabular}{c}]],
[[\toprule ]], — <= spazio finale! [[Numero\\]], [[\midrule ]], -- <= spazio finale! } for r = 1, row do t[#t+1] = string.format([[%05d\\]], r) end t[#t+1] = [[\bottomrule]] t[#t+1] = [[\end{tabular}]] return table.concat(t) -- <= no carriage return end, }` Grazie. Un saluto. R.::Mariotti” post=109448Grazie a tutti per i consigli,
Credo di aver risolto tutto con \smallskip. @letterecdp, Purtroppo avevo letto un’altra discussione più vecchia su quel problema e non quella specifica; @OldClaudio, purtroppo la linea bianca e basta non mi permette di fare ciò che mi serve, anche se non è tipograficamente corretto, senò avrei evitato il disturbo a entrabi.
Grazie ancora da una piccola principiante.Ciao,
puoi per cortesia postare qui il codice che ti dà problemi?
Inseriscilo tra i tag ‘code’ (quando sei in modifica del post, cerca in alto il pulsante con la paginetta bianca e le <>, e segui l’esempio).
Dovresti postare solamente la porzione d’interesse così potremo capire meglio.
R.
::gamboz” post=109421e’ sufficiente che metti il tuo bib dove latex lo possa vedere
per esempio (potrebbero servire privilegi di admin):1. trovi dov’e’ l’albero locale del tex:
$ texconfig conf |grep LOCAL
TEXMFLOCAL=/usr/local/texlive/texmf-local2. metti il file nel ramo giusto (bibtex/bib)
$ mv db.bib /usr/local/texlive/texmf-local/bibtex/bib/3. rigeneri la cache dei file:
$ texhasha questo punto \bibliography{db} dovrebbe funzionare da qualsiasi dir di lavoro
[OT] ti segnalo https://www.zotero.org/
sostanzialmente e’ un plugin per il browser che legge i metadata di un documento su una pg. web e li importa in un db bibliograficoCiao.
Perché non usare l’albero personale?
Non serve rigenerare il database con texhash per modifiche all’albero personale 🙂R.
::Cedro” post=109418Salve! Ho appena iniziato a scrivere con LaTex usando TexLive e TexStudio come editore. Ho appena finito di scrivere il mio primo rapporto e mi chiedevo se ci sia la possibilità di creare un database bibliografico generale. Mi spiego meglio: studio ingegneria elettronica e devo consegnare molti rapporti settimanalmente, le fonti che uso per scriverli sono spesso le medesime per più documenti. È possibile creare un file .bib che racchiude tutte le fonti che utilizzo, per poi scegliere volta per volta quali devo far comparire nelle referenze? Per ora creo un file da lasciare nella cartella in cui compilo il documento; sarebbe comodo averne uno fisso da richiamare volta per volta…
P.s. Ho letto la parte delle bibliografie su L’Arte e a quanto ho capito è fattibile, ma non mi è molto chiaro come….Grazie mille e buona serata!
CedroCiao, benvenuto sul forum!
Quello che vorresti ottenere è il comportamento normale delle funzionalità bibliografiche.
Hai un file .bib con le definizioni, all’interno della directory principale del documento (singolo).
Citi all’interno del documento, un riferimento e solamente questo comparirà nella bibliografia.Il problema è tenere questo file salvato in un unica posizione esterna alla cartella di lavoro del documento.
Non so se si può fare o se conviene farlo.
Io terrei una copia del file principale aggiornata e poi la copierei in locale, in attesa di una soluzione migliore.
Non ci ho mai pensato perché, semplicemente, non è una necessità per me.
Magari gli esperti di bibliografie sapranno aiutarti.
R.
::Fidippide” post=109406Grazie robitex! Ma poi come fa livetex a riconoscere quei percorsi? Ho comunque trovato un altro modo per far funzionare il pacchetto: metto il file.sty nella stessa cartella del file .tex. Sembra funzionare.
Certo che funziona!
Ma l’albero locale è la scelta migliore perché altrimenti devi salvare i file .sty “fuori distribuzione” ogni volta nella cartella.
Soluzione non buona.Il come faccia TeX a trovare quei file è un dettaglio tecnico che non ti posso spiegare in due parole.
Leggi le guide! 🙂R.
::letteracdp” post=109405Se ricevi un messaggio d’errore che dice che l’opzione [tt]customletterhead[/tt] non è definita per il pacchetto [tt]cdpaddon[/tt], vuol dire che la versione del C.D.P. Bundle installata sul tuo sistema è obsoleta. La più recente versione pubblicata è la 0.36 (esitono versioni più avanzate, ma non ancora pubblicate), la quale, appunto, definisce l’opzione suddetta.
L’unica possibile soluzione al problema è procurarsi la versione aggiornata del Bundle. Un workaround sarebbe teoricamente possibile, ma in pratica è troppo complicato. Se cerchi su questo sito, vedrai che la distribuzione Debian è oggetto di ogni genere di deprecazioni, proprio perché sono ben noti i suoi tempi “eterni” per incorporare gli aggiornamenti. Il consiglio aureo è sempre lo stesso: passa a TeX Live!
Ciao.
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GustavoSe posso esplicitare le parole di letteracdp, aggiungo una precisazione: sotto Debian i pacchetti ufficiali della distro sono quelli per TeX Live.
Debian installa quindi TeX Live, ma con una versione modificata sulla base di regole di stabilità, che però comportano pacchetti non aggiornati e l’assenza dell’utility tlmgr per la gestione autonoma di TeX Live.Perciò dovresti disistallare la texlive Debian e installare quella “live” da CTAN, il network ufficiale e diretto del sistema TeX.
Esiste la guida di Enrico Gregorio per scegliere la modalità e per configurare al meglio i dettagli finali, necessari proprio perché si tratta di una installazione al di fuori del package manager di Debian.Una guida GuIT esaustiva all’installazione di TeX Live per Linux non esiste ancora, ma forse… 😉
R.
::Fidippide” post=109403Buongiorno OldClaudio, grazie per la risposta. Nel mio PC (Windows) non ho quel percorso da te scritto. Sapresti consigliarmi una guida per fare questa cosa? Ti ringrazio anche per il consiglio finale.
Ciao,
l’albero locale è opzionale quindi se non c’è crealo.
E crealo creando le directory:
`”C:\Users\\texmf\tex\latex”` Un saluto.
R.
::Aboeufs” post=109261Ciao a tutti.
È da anni ormai che, insieme con alcuni amici, ci divertiamo insieme con il fantacalcio. Non abbiamo mai stilato un regolamento, affidandoci sempre ad una regolarizzazione verbale del tutto. Purtroppo però, mentre le regole principali rimangono più o meno invariate, succede che, da stagione a stagione, varino alcuni dettagli e/o regole accessorie e, di conseguenza, è accaduto che alcuni membri del gruppo ricordassero in maniera fallace alcuni punti del regolamento verbale in questione.Ovviamente, tutto ciò ha creato dei problemi e, per questo, si è reso necessario, per la prossima stagione calcistica (che inizierà verso settembre, per chi non lo sapesse), stilare un regolamento preciso. Io mi sono offerto volontario per farlo, avendo buona memoria e ricordando con precisione tutte le regole (che comunque dovranno essere controllate e approvate dal resto del gruppo) ma ora mi trovo di fronte ad alcuni problemi:
1. È la prima volta che scrivo un documento del genere. Perché il risultato finale sia elegante, preciso, completo e di facile lettura come dovrei organizzare il tutto? Non ne ho idea.
2. Quale “stile” grafico dovrei adottare per il mio documento?
3. Come dovrei suddividere le varie sezioni? Quali sezioni dovrebbero esserci in un regolamento, generalmente parlando?
4. Problema di carattere più pratico: pur ricordando le regole quando si presenta la controversia, come faccio a richiamarle tutte alla mente mentre redigo il testo?Grazie in anticipo per le risposte e le delucidazioni
Ciao,
sarebbe interessante riformulare il comando \section perché titoli articoli e non vere e proprie sezioni.Un regolamento è essenzialmente un elenco di articoli. Non deve essere particolarmente elegante, deve invece essere facile da leggere.
Con il trucco di un comando \section ridefinito hai in automatico il sommario e pure i riferimenti incrociati.se digiti `\section{Scopo del gioco}
\label{scopodelgioco}` ottieni qualcosa tipo:
Articolo 1 — Scopo del giocoEventualmente, gli articoli/sezioni possono venir raggruppati in parti utilizzando il comando di sezionamento \chapter, anch’esso ridefinibile. Tipo:
`\chapter{Regole generali}`
La classe article non ha capitoli mentre invece la classe book li ha.Ricorda, i comandi di sezionamento come \section e \chapter non sono definiti da LaTeX, ma dalla classe di documento che usi.
Crea articoli uno dietro l’altro con una classe tipo “article” che è una classe base (compresa in LaTeX).
Crea articoli raggruppati con una classe tipo “book” anch’essa base.Altri, come accennava Lorenzo, hanno creato classi di documento diverse.
L’approccio non cambia.
1 ridefinizione di \section o anche di \chapter
2 doppia compilazioneCompila due volte perché LaTeX abbia il tempo di generare la prima volta i riferimenti in un file.
Si può fare con il pacchetto titlesec che però secondo me non è facile da usare perché la sintassi è un poco complessa.
Per leggere la documentazione del pacchetto digita, al solito, il comando:
`$ texdoc titlesec`
Bye
R.
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