Risposte nei forum create
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AutoreRisposte
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Per ridurre la grandezza del font nelle testatine puoi usare ad es
`\small`
Se vuoi un controllo maggiore
`\fancyhead[L]{\fontsize{8}{10} \selectfont TESTO TESTATINA}`
ecc (poi metti tu i pt che vuoi)
Per contare i caratteri, da terminale (io sono un linuxiano)
`pdftotext-enc UTF-8 – | wc -m`
mPS
perché nel preambolo richiami 2 volte geometry ?
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Se non hai richieste particolari dalla facoltà, gioca sui margini riducendoli con geometry,
anche se si potrebbe eccepire sull’ortodossia tipografica.
Le testatine di 2 righe soon un obbrobio,
e poi è inutile metterci dentro un romanzo:
come dicevo, titolo del capitolo pagine pari, titolo della sezione pagine dispari.
Puoi anche ridurre il corpo da 11 a 10 pt.
Ma ti conviene approntare il testo e poi lo riorganizzi,
non pensare alla tipografia prima…m
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questo accade ovviamente a cause della loro lunghezza,
e forse ridurre un po il corpo non è sufficiente.
ma è buona norma tipografica inserire nelle pagine pari il titolo del capitolo
e nelle pagine dispari il titolo della sezione,
per fare la qual cosa però devi eliminare le opzioni oneside e openany.
Prova con un codice del genere (ovviamente da riadattare
se vuoi la riga sotto la testatina, se vuoi la testatina in maiuscoletto o meno ecc.)`\usepackage{emptypage}
\usepackage{fancyhdr}
\pagestyle{fancy}
\fancyhf{}
\setlength{\headheight}{14.49998pt}
\renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{#1}{#1}}
\renewcommand{\sectionmark}[1]{\markright{#1}}
\renewcommand{\headrulewidth}{0pt}
\fancyhead[LO]{\scshape\MakeLowercase{\rightmark}}
\fancyhead[RE]{\scshape\MakeLowercase{\leftmark}}
\fancyhead[LE,RO]{\thepage}`m
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Debian e le derivate hanno una loro gestione delle dipendenze.
Chi volesse o dovesse mantenere più versioni di Texlive può farlo benissimo,
come già scrivevo, installandone molteplici, ma sempre “vanilla”,
cioè non debianizzate. Gli eseguibili, in realtà, vanno comunque
in directory diverse anche installando una vanilla e una debianizzata,
ma a volte in quest’ultimo caso il sistema può “confondersi”
ad esempio a proposito della versione dei font.
@minphasar ha potuto fruire fra l’altro dell’installazione
senza “smanettamenti” degli editor proprio perché ha anche
la versione debianizzata. Altrimenti o si installano le dipendenze (sprecando spazio)
(inutile) o si usa equivs per creare un pacchetto “fake” con le dipendenze.
Per cui IMHO più configurazioni sono sempre possibili,
ma l’opzione di @minphasar è (leggermente, nessun si spaventi) pericolosa
4 Giugno 2019 alle 12:30 in risposta a: Domanda su \textsuperscript e \textsubscript e dintorni #11585029 Maggio 2019 alle 18:18 in risposta a: Domanda su \textsuperscript e \textsubscript e dintorni #11584829 Maggio 2019 alle 11:54 in risposta a: Domanda su \textsuperscript e \textsubscript e dintorni #115846::
in effetti la cosa non appare lineare
e temo richieda capacità che non ho per mettere le mani sul codice.
Ma, in pratica, per ridurre gli apici, indicativamente,
per capire se cimentarmi o rinunciare,
serve un codice luuungo e complesso,
o magari le 2 righe 2 giuste bastano?
il fatto di usare lualatex è del tutto inifluente?
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Il maiuscoletto non è il maiuscolo più piccolo, è una serie di glifi opportunamente disegnati.
Ci sono varie soluzioni per emularlo a partire dal maiuscolo, basta che cerchi in rete.
Certo, il risultato non è in genere adeguato, se non altro perché se prodotto
da una semplice scalatura delle dimensioni, risulta fatalmente anche più sottile
(a parte appunto certe varianti nel disegno del maiuscoletto autentico).
Si può produrre in modo automatico con Fontlab o con Fotforge, il che
consente di avere un miglior controllo sui parametri. In pratica, questi programmi
ti consentono di definire non solo una scalatura delle dimensioni, ma anche
il rapporto fra aste grosse e sottili, la gestione degli “oblique stems” ecc.
Ciò non toglie che anche in quest’ultimo caso, se si vuole arrivare a un buon risultato,
è necessario apportare numerose correzioni a mano. Insomma un’impresa non da pocom
28 Maggio 2019 alle 10:17 in risposta a: Domanda su \textsuperscript e \textsubscript e dintorni #115844::
Il codice che trovo è il seguente (analogo per subscript)
`\def\@makefnmark{\hbox{\@textsuperscript{\normalfont\@thefnmark}}}
\DeclareRobustCommand*\textsuperscript[1]{%
\@textsuperscript{\selectfont#1}}
\def\@textsuperscript#1{%
{\m@th\ensuremath{^{\mbox{\fontsize\sf@size\z@#1}}}}}
\DeclareRobustCommand*\textsubscript[1]{%
\@textsubscript{\selectfont#1}}%
\def\@textsubscript#1{%
{\m@th\ensuremath{_{\mbox{\fontsize\sf@size\z@#1}}}}}
\newdimen\footnotesep`
Ora, io riesco a capire (se non faccio errori) che:
– si va cmq in modalità matematica anche se si opera nel testo
– che le lettere sono inserite in scatole
– che il font è già scelto da \selectfont
– che la dimensione è determinata da \sf@size
Quello che non capisco, e che più mi servirebbe sul piano pratico, è:
– come in effetti viene calcolata la dimensione?
Voglio dire: se io volessi apici più piccoli?
– come si calcola l’offset, ossia l’altezza dell’apice?
Voglio dire: se io volessi apici più alti o bassi?
::Il forumista Samiel dice che c’è una semplice procedura che va bene per tutte le distribuzioni di Linux meno Debian. Questo, però, sembra contraddire quanto riportato negl articoli di Enrico e si Heinrich, che spiegano come installare LaTeX solo su distribuzioni molto particolari: se c’è un’unica procedura che va bene per tutto, perché non dirla?
Forse non mi sono spiegato bene. La procedura da me usata, che fa risparmiare tutti i link simbolici previsti
in quella suggerita da @egreg, funziona anche per Debian. Io intendevo dire che, se non si vuole installare
su Debian e su tutte le distro derivanti da Debian (insomma quelle che usano pacchetti .deb, da Ubuntu a LinuxMint)
la versione debianizzata, bensì Texlive vanilla, basta fare i passaggi da me enumerati.
Si possono conservare le versioni più vecchie, e sarè operativa solo quella il cui PATH è inserito nei due file da me menzionati
La guida di @egreg funziona, ma non capisco perché fare tutti i passaggi suggeriti al § 7
per farla andare in /opt, quando essa senza toccare nulla si installa automaticamente in /usr/local/texlive/…
dove … è la data, ovvero /usr/local/texlive/2019 ecc. Voglio dire che l’installazione di ogni versione
sta tutta e solo in una sua directory e non tocca minimamente la altre. A condizione di non aver installato
la versione debianizzata. Editor avanzati, da Kile a Texstudio, trovano automaticamente i PATH giusti
e si autoconfigurano di conseguenza. L’unica complicazione è che, se sono richiesti pacchetti debianizzati
non installati come dipendenza, bisogna fare ricorso a un file dummy creato con equivs.
Personalmente, ho effettuato questa procedura su Debian, Ubuntu, LinuxMint e Slackware,
e quest’ultima notoriamente con Debian non c’entra nulla (peraltro la prossima versione di Slackware
vedi il log della current, ha finalmente abbandonato l’ormai vecchissima Tetex e includerà Texlive appositamente pacchettizzata).
Ma il vantaggio della versione vanilla è che, come ho scritto sopra, non serve in fondo nemmeno pacchettizzarla
perché va in una directory tutta sua e non intacca nessun’altra directory di sistema.
Ergo. l’installer di Texlive funziona, con qualche accorgimento, per tutte le distro Linuxm
::3. Installare su Linux. Mai fatto. E in più c’è il problema che ci sono più distribuzioni di Linux, e per quel poco che ne so non esiste una procedura unica che vada bene per tutte.
Certo che c’è! Lasciando stare i pacchetti debianizzati (che cmq da un paio di anni non sono più in cosmico ritardo),
1. si scarica la .iso
2a. la si masterizza
2b. non la si masterizza, ma semplicemente la si monta
3. si va nella directory del CD o della .iso
4. si lancia il comando perl install-tl
5. si sceglie di installare tutto
6. si aspetta qualche minuto
7. si mettono o aggiornano i PATH in /etc/profile e in ~/.bashcr
`PATH=/usr/local/texlive/2019/bin/x86_64-linux:$PATH; export PATH
MANPATH=/usr/local/texlive/2019/texmf-dist/doc/man:$MANPATH; export MANPATH
INFOPATH=/usr/local/texlive/2019/texmf-dist/doc/info:$INFOPATH; export INFOPATH`
8. o si riavvia oppure, visto che Linux non è Windows, si fanno leggere i due suddetti file col comando source
9. si usa la nuova Texlivem
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