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Il forumista Samiel dice che c’è una semplice procedura che va bene per tutte le distribuzioni di Linux meno Debian. Questo, però, sembra contraddire quanto riportato negl articoli di Enrico e si Heinrich, che spiegano come installare LaTeX solo su distribuzioni molto particolari: se c’è un’unica procedura che va bene per tutto, perché non dirla?
Forse non mi sono spiegato bene. La procedura da me usata, che fa risparmiare tutti i link simbolici previsti
in quella suggerita da @egreg, funziona anche per Debian. Io intendevo dire che, se non si vuole installare
su Debian e su tutte le distro derivanti da Debian (insomma quelle che usano pacchetti .deb, da Ubuntu a LinuxMint)
la versione debianizzata, bensì Texlive vanilla, basta fare i passaggi da me enumerati.
Si possono conservare le versioni più vecchie, e sarè operativa solo quella il cui PATH è inserito nei due file da me menzionati
La guida di @egreg funziona, ma non capisco perché fare tutti i passaggi suggeriti al § 7
per farla andare in /opt, quando essa senza toccare nulla si installa automaticamente in /usr/local/texlive/…
dove … è la data, ovvero /usr/local/texlive/2019 ecc. Voglio dire che l’installazione di ogni versione
sta tutta e solo in una sua directory e non tocca minimamente la altre. A condizione di non aver installato
la versione debianizzata. Editor avanzati, da Kile a Texstudio, trovano automaticamente i PATH giusti
e si autoconfigurano di conseguenza. L’unica complicazione è che, se sono richiesti pacchetti debianizzati
non installati come dipendenza, bisogna fare ricorso a un file dummy creato con equivs.
Personalmente, ho effettuato questa procedura su Debian, Ubuntu, LinuxMint e Slackware,
e quest’ultima notoriamente con Debian non c’entra nulla (peraltro la prossima versione di Slackware
vedi il log della current, ha finalmente abbandonato l’ormai vecchissima Tetex e includerà Texlive appositamente pacchettizzata).
Ma il vantaggio della versione vanilla è che, come ho scritto sopra, non serve in fondo nemmeno pacchettizzarla
perché va in una directory tutta sua e non intacca nessun’altra directory di sistema.
Ergo. l’installer di Texlive funziona, con qualche accorgimento, per tutte le distro Linuxm
::3. Installare su Linux. Mai fatto. E in più c’è il problema che ci sono più distribuzioni di Linux, e per quel poco che ne so non esiste una procedura unica che vada bene per tutte.
Certo che c’è! Lasciando stare i pacchetti debianizzati (che cmq da un paio di anni non sono più in cosmico ritardo),
1. si scarica la .iso
2a. la si masterizza
2b. non la si masterizza, ma semplicemente la si monta
3. si va nella directory del CD o della .iso
4. si lancia il comando perl install-tl
5. si sceglie di installare tutto
6. si aspetta qualche minuto
7. si mettono o aggiornano i PATH in /etc/profile e in ~/.bashcr
`PATH=/usr/local/texlive/2019/bin/x86_64-linux:$PATH; export PATH
MANPATH=/usr/local/texlive/2019/texmf-dist/doc/man:$MANPATH; export MANPATH
INFOPATH=/usr/local/texlive/2019/texmf-dist/doc/info:$INFOPATH; export INFOPATH`
8. o si riavvia oppure, visto che Linux non è Windows, si fanno leggere i due suddetti file col comando source
9. si usa la nuova Texlivem
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Del Simoncini esiste la versione non commerciale di Einaudi.
Poi ci sono altri Garamond più simili al SImoncini del PremerePro di Adobe,
ad esempio lo Stempel e soprattutto l’ATF Garamond.
Esiste da ultima una versione della ScanGraohics,
ma molto limitata e nom priva di rilevanti difetti.
Se però hai il Garamod di Adobe (ma poi: il vecchio Adobe Garamond
o il più recente Adobe Garamond Premiere Pro?)
perché non usi direttamente di .otf con Xelatex o con Lualatex?m
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Il Simoncini commerciale, quello di LinoType, è privo
di maiuscoletto e numeri maiuscoletti. E qualche lettera
con háček ecc. È disponibile in 3 corpi:
Roman, Italic e Bold. Non c’è il Bold Italic.
Posto che storicamente e tipograficamente il Bold
non dovrebbe esistere nel Garamond, devi vedere tu
se sono cose che ti servono. Personalmente, trovo
molto bello anche se un po’ lezioso per qualche tratto
vagamente rinascimentale lo EBGaramond che trovi
già installato in TexLive. E lì trovi di tutto di più
sia come corpi sia come glifi (alfabeti latino, greco, cirillico,
supporto per lingue come il thailandese ecc).
Ma si tratta in questo ultimo caso di un altro Garamond,
non quello di Simoncini. Se hai tanti soldi da spendere
c’è anche il bellissimo Garamond di Slimbach,
il GaramondPremierPro. E alcuni altrim
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Perché passare dall’immagine al font?
Se sei in grado, potresti disegnare direttamente il glifo
con programmi come FontForge (Linux) o Fontlab (Wondows e Mac)
partendo dall’immagine. Se ti bastano vocali sormontate
dai simboli di lunga / breve o quello che siano,
puoi utilizzare i tre glifi (lettera + lunga + breve)
che in moltissimi font già esistono e poi li “monti”
insieme utilizzando le “anchor”m
14 Aprile 2019 alle 6:25 in risposta a: Biblatex philosophy-verbose maiuscoletto e apostrofo #115529::
Preciso una cosa: anche all’interno del testo (dunque indipendentemente da \scautors),
la soluzione D’O\textsc{nofrio} non è buona perché fa andare perduta la crenatura fra O e \textsc{n}Secondo me si potrebbe pensare a monte a una Contextual Alternato (calt)
da mettere nei lookup del fontm
20 Marzo 2019 alle 15:38 in risposta a: Modificare Sapthesis per regole editoriali folli imposte dal corso di Laurea #11540915 Marzo 2019 alle 11:53 in risposta a: Modificare Sapthesis per regole editoriali folli imposte dal corso di Laurea #115405::– Il carattere: Times New Roman (sic. e sigh!) Fatto compilando in Lualatex, senza troppi problemi, a parte varie questioni legate ai numeri maiuscoletti e legature per cui ho dovuto modificare a mano il font;
Le versioni più recenti anche del (noiosissimo) Times New Roman contengono numeri maiuscoletti e legature
che funzionano con Xe- o Lua- LaTeX senza interventi. Non so quali particolari esigenze hai…m
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Se guardi un libro ben composto (ho adesso davanti “A cavallo di un manico di scopa”
di Gombrich, pubblicato nei Saggi Einaudi) vedrai che si parla di tavole fuori testo,
che non interrompono la numerazione delle pagine, che non sono inserite nell’indice generale,
ma che sono numerate e che hanno un loro indice sotto il titolo di:
Indice delle illustrazionim
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